L’economia israeliana ha un’infrastruttura tecnologica di prim’ordine, un importante sostegno per il settore militare dal Congresso Usa, un sistema bancario robusto e la borsa di Tel Aviv in salute. Ma la realtà dei consumi, dei salari reali, del debito pubblico e della legittimità internazionale racconta di un’economia che ha smesso di crescere. In questo contesto chi partecipa alle campagne di boicottaggio dell’economia di guerra di Israele si sente rispondere che è inutile. Ma quella crescita che non c’è più dimostra altro. Non che il movimento BDS abbia già vinto, ma che l’economia israeliana è strutturalmente dipendente da condizioni esterne. Che non sono immutabili. La storia insegna che le economie di guerra non crollano per un singolo shock. “Il Sudafrica dell’apartheid era considerato, fino agli anni ’80, un’economia solida - scrive Riccardo Taddei - La campagna internazionale di sanzioni e boicottaggio fu a lungo derisa… Israele non è il Sudafrica ma il principio rimane: le lotte che sembrano impotenti di fronte alla forza accumulano nel tempo una pressione che i modelli econometrici non sanno misurare… Le lotte non creano il problema, lo rendono irreversibile…”
[Foto BDS Lanciano: Ortona (Chieti), 17 maggio: 18.457 nomi scritti su pezzi di stoffa bianchi, cuciti assieme a ricordare i sudari con cui i corpi assassinati sono stati avvolti. Sono i nomi delle bambine e dei bambini uccisi a Gaza dal 07/10/23 al 31/07/2025]

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