domenica 21 giugno 2026

... Memoria e Dignità ...

La dico diritta, perché resti agli atti. 

Quello che sta accadendo, con stracci che volano ovunque, sta diventando il più grosso regalo politico ed elettorale che potesse ricevere Giorgia Meloni. Talmente enorme da apparire persino sospetto, se di mezzo non ci fosse uno come Trump. Ricapitolando. Fino a 48 ore fa avevamo una Meloni in chiarissima difficoltà, con Vannacci che vola, il governo che perde colpi, i sondaggi che piangono, nessun risultato o misura degna di questo nome in quattro anni di esecutivo, e lei che letteralmente non tocca palla su tutti i fronti più caldi della politica internazionale. E all’improvviso si ritrova su un piatto d’argento l’occasione di presentarsi agli italiani come martire della patria e sventolare davanti ai suoi elettori la carta della leader che non si lascia irretire dal potente di turno, che “non implora” e non si piega. E pazienza se è la stessa che per quattro anni si è piegata eccome ai voleri del padrone americano, ha avallato ogni richiesta, giustificato ogni prepotenza, lo ha addirittura candidato al Nobel per la Pace, non ha speso una parola quando Pedro Sánchez osava tenere la schiena dritta - lui sì, per davvero - contro il bullismo dell’autoproclamato imperatore mondiale, anzi si è sempre e solo schierata dalla parte del più forte, perché era comodo e perché tanto non toccava a lei. Tutto questo, nella narrazione dei meloniani è magicamente sparito, dimenticato, evaporato in una nuvoletta di propaganda da due spicci e revanscismo di quart’ordine. Eh no, troppo comodo ora presentarsi come la campionessa della sovranità italica, dopo averla svenduta per anni per un piatto di lenticchie. Troppo facile smarcarsi ora che non sono rimaste neanche le lenticchie nel piatto, ma solo gli insulti tanto sguaiati e intollerabili quanto prevedibili, perché è sempre andata così con Trump, solo che non toccava a lei. Perciò no, mi spiace, non darò alcuna solidarietà a chi ci ha portato fino a questo punto, né mi lascerò incantare da una retorica di muscoli e slogan da parte di chi ha incarnato il concetto stesso di sudditanza. Potrà anche prendere in giro milioni di italioti e fratellini d’Italia, gli stessi che per anni ci hanno ripetuto la favola del Trump pacifista. Ma per fortuna siamo tanti, e anche molti di più, a non esserci dimenticati nulla di questi anni, ad aver segnato tutto, ogni dichiarazione, ogni cedimento di sovranità, ogni ridicolo salamelecco. E quel pezzo di Paese non è mai stato dalla parte di Trump e certamente non diventerà trumpiano oggi. 
Ma non starò e non staremo neanche dalla parte di chi lo ha prodotto e giustificato, in qualche modo creato. 

 Si chiama Memoria. Si chiama Dignità. E mai come oggi sono due facce della stessa medaglia. 

 Lorenzo Tosa.

... Giuseppe Conte ...

Potete anche controllare quasi tutte le tv e i giornali ma risparmiateci la favoletta del Governo Meloni che tutela l'Italia con la schiena dritta. La premier si guardi allo specchio. Ad aprile 2025 per far contento Trump è andata negli Stati Uniti a prendere impegni per acquisti di armi e gas americani, per non tassare i giganti del web statunitensi. Nell'estate 2025 è andata a firmare l'aumento esorbitante delle spese militari al 5% del Pil per far contento Trump e non si è schierata con i leader europei che hanno alzato la voce come Sanchez. Sui dazi imposti alle nostre imprese ha parlato di accordo "positivo" e "sostenibile" e ha fatto dire al suo vicepremier, sfidando il senso del ridicolo, che le misure contro le nostre aziende in fondo erano una "opportunità". Rispetto agli attacchi al Venezuela ha parlato di azione difensiva legittima mentre lo stesso Trump spiegava che la ragione era il petrolio. Di fronte alle violazioni del diritto internazionale di Netanyahu e Trump in Iran ha detto "non condivido né condanno" ma a pagare sono stati gli italiani con il boom di prezzi, energia e carburante. Di fronte a un genocidio con oltre 20mila bambini uccisi da Netanyahu ha mandato Tajani a "osservare" il Board of peace di Trump con il cappellino rosso Maga in mano mentre lo proponeva per il Nobel per la Pace. Potrei continuare. Le favole di un Governo che tutela l'interesse nazionale la possono raccontare i giornali del deputato di maggioranza Angelucci e tutto il sistema informativo che controllano da Palazzo Chigi. Lo stesso che ha buttato fango su di noi, che abbiamo portato 209 miliardi quando ci volevano imporre il Mes. Lo stesso che rideva per "Giuseppi" mentre scontentavamo Trump su spese militari e Via della Seta per tutelare i nostri interessi nazionali, pur senza mettere in discussione le nostre alleanze storiche. Lo scontro di oggi non è contro un leader che alza la testa, ma è un richiamo all'ordine verso chi ha sempre obbedito senza fiatare, assumendo impegni insostenibili per il popolo italiano. Chi ha ridotto l'Italia così non la rimetterà in piedi di certo. Tocca a noi.

... ESTATE ...

Roma, 20 giugno 2026 – 


Summer solstice: il solstizio d’estate 2026 cade domenica 21 giugno e segna l’inizio ufficiale dell’estate astronomica nell’emisfero boreale. In Italia il momento esatto sarà alle 10:24, corrispondenti alle 08:24 di TU, il sistema di riferimento orario internazionale usato in astronomia per indicare con precisione i fenomeni celesti. Il solstizio d’estate rappresenta l’istante in cui il Sole raggiunge la massima altezza apparente nel cielo dell’emisfero nord. Perciò, coincide con il giorno più lungo dell’anno e con la notte più breve. Che cos’è il solstizio d’estate Il solstizio d’estate è un fenomeno astronomico legato all’inclinazione dell’asse terrestre. La Terra, infatti, ruota intorno al Sole mantenendo il proprio asse inclinato di circa 23,5 gradi. Nel giorno del solstizio di giugno, il Polo Nord è orientato nella posizione di massima inclinazione verso il Sole: la condizione fa sì che l’emisfero boreale riceva il maggior numero di ore di luce dell’anno. Nello stesso momento, nell’emisfero australe accade il contrario: il 21 giugno segna l’inizio dell’inverno astronomico e il giorno più corto dell’anno. Per questo, in astronomia, si parla spesso anche di “solstizio di giugno”, una definizione più precisa rispetto a “solstizio d’estate”, perché evita confusioni tra i due emisferi. Perché si chiama solstizio La parola solstizio deriva dal latino solstitium, composto da sol, “Sole”, e da stare, “fermarsi”. Il significato letterale richiama l’idea del “Sole fermo”. Il nome nasce da un’osservazione antica. Nei giorni che precedono e seguono il solstizio, il punto in cui il Sole sorge e tramonta sembra cambiare pochissimo sull’orizzonte. Anche la sua altezza a mezzogiorno pare arrestarsi per un breve periodo, prima di invertire il cammino apparente. Da qui l’immagine del Sole che si ferma. Perché (o meglio, dove!) è il giorno più lungo dell’anno La durata effettiva della giornata varia in base alla latitudine: più ci si sposta verso nord, più il Sole resta a lungo sopra l’orizzonte. Il 21 giugno 2026 sarà il giorno con più ore di luce nell’emisfero nord. Nelle aree vicine al Circolo Polare Artico si verifica il fenomeno del Sole di mezzanotte, con giornate in cui il Sole non tramonta. In Italia la differenza si nota soprattutto nelle ore serali, con tramonti tardivi e una luce prolungata fino a sera. Il solstizio, però, non coincide con il giorno più caldo dell’anno. Le temperature più elevate arrivano di solito nelle settimane successive, tra luglio e agosto, perché terre e mari continuano ad accumulare calore anche dopo il massimo della luce. Per secoli è stato legato a riti del fuoco, raccolta delle erbe, celebrazioni agricole e feste popolari, il solstizio resta uno dei momenti più simbolici dell’anno. Al solstizio si sovrappongono le tradizioni del giorno di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, quando falò, acqua profumata e rugiada conservano il ricordo di antichi rituali legati alla luce e al passaggio dell’estate.

sabato 20 giugno 2026

... i dieci stadi ...

I DIECI STADI DEL GENOCIDIO DI STANTON 


di Lavinia Marchetti 

 L'articolo lo trovate qui: 

https://laviniamarchetti.substack.com/.../i-dieci-stadi... 

Credo sia importante, in epoca di negazionismo, tenere sempre presente questi stadi, lui li definisce un "termometro". Dobbiamo partire dal suo presupposto secondo cui Il genocidio non scoppia, ma si costruisce. Gradino dopo gradino, e Stanton, studiando i peggiori orrori genocidari del 900 quei gradini li ha individuati e contati. Nell' articolo seguo i dieci stadi del genocidio individuati da Gregory Stanton, che confronta l'Olocausto con i massacri di Ruanda e Cambogia, e cerco di compararli a Gaza (ed al Libano) oggi. Dalla prima divisione tra «noi e loro» fino alla negazione che ai morti toglie perfino la memoria. In mezzo sta la disumanizzazione, il gradino in cui un ministro chiama l'altro «animale umano» e la strage diventa "liberazione dal terrorismo" (bambini compresi). A mio avviso seguire gli stadi ci serve a riconoscere ciò che accade a Gaza e in Cisgiordania mentre accade, e ciò che comincia ad accadere anche in Libano. Chi conosce la scala non potrà più dire che non sapeva.

... Delirio-Trump!! ...

Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte e Giulio Cesare. Ma anche Hitler, Stalin e Mao, fino ad Attila e Gengis Khan. Donald Trump si lancia in un delirio di onnipotenza che attraversa la storia e arriva ai tempi dei grandi imperatori. “I miei poteri sono illimitati" ha dichiarato, "Sono la persona più temuta di sempre". In un’intervista ad Axios ha detto di aver scoperto, dall’inizio della guerra in Iran, di non avere “alcun limite” al proprio potere. Un concetto ben ribadito da un libro a breve disponibile nelle librerie americane: Regime Change. La firma sul volume è dei reporter del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan. Secondo il loro ritratto - e non è difficile immaginarlo - al presidente piace pensare di essere l’uomo più potente della storia, di avere più potere di Hitler, Stalin e Mao, ma anche di Attila e Gengis Khan. Secondo Axios, Trump si (auto)collocherebbe “nella linea di discendenza di conquistatori, dittatori e uomini forti che piegano le nazioni al proprio volere”

... Trump e Meloni ...

 Non ci vuole molto per capire cosa sta succedendo. Meloni, da quando è in carica, ha fatto una scelta di campo: servilismo spinto nei confronti degli USA per farsi spalleggiare, pesare di più rispetto a Germania e Francia e restare a galla. Funzionava (in apparenza) con Biden, che rispettava (più o meno) le forme del linguaggio diplomatico, mentre non funziona più con Trump, che vuole vassalli. 

E Meloni vassalla lo è! Il suo problema è il non poterlo essere fino in fondo, perché ci sono interessi economici che lo impediscono. 

 La realtà, che prende forma da decenni, è che Stati Uniti ed Europa sono concorrenti naturali: l'alleanza tra le due sponde dell'Atlantico non ha materialmente senso all'insegna della cosiddetta "civiltà occidentale" e dei suoi presunti "valori", ma ne ha ancora meno quando al governo ci sono destre cavernicole, razziste e autoritarie che basano il loro consenso su balle spaziali e violenza omicida contro migranti, marginali e oppositori (interni ed esterni). 

 In sintesi: L'ATLANTISMO È MORTO! 
È un relitto della guerra fredda che non ha nulla a che vedere col mondo contemporaneo. 
 Se ne facciano una ragione, a Libero: le menzogne dell'estrema destra mondiale stanno crollando, e loro non possono nascondersi dietro gli insulti al padrone. 

#usa #europeanunion #Trump #Meloni

venerdì 19 giugno 2026

... cara Gioggia ...

Cara Giorgia Meloni, 


se Donald Trump ti ha umiliata, ha umiliato te come capo del governo, non l'Italia. Perché c'è un errore che voi, Fratelli d'Italia e gran parte della maggioranza, continuate a commettere: pensare che l'intero Paese si identifichi con voi, che ogni cittadino si senta rappresentato dalle vostre scelte e dalla vostra visione del mondo. 

Non è così. 

Molti italiani non si riconoscono nell'idea di un Occidente chiuso, identitario, costruito attorno a slogan sulla superiorità culturale, religiosa o nazionale. Molti italiani credono ancora nella cooperazione internazionale, nella diplomazia, nella solidarietà tra i popoli e nel rispetto del diritto internazionale. Trump ha mentito? Ha detto la verità? Non possiamo saperlo con certezza. Ma una cosa è certa: la fiducia non si costruisce con video studiati per i social o con la comunicazione da influencer. Si costruisce con la credibilità politica. E oggi quella credibilità è messa in discussione da scelte e alleanze che molti cittadini non condividono. Continuiamo a sentire parlare di premi Nobel per la pace mentre si sostengono governi coinvolti in conflitti che causano migliaia di vittime civili. Continuiamo a sentire applausi per politiche economiche, come i dazi di Trump, che rischiano di colpire proprio quelle piccole e medie imprese italiane che vivono di esportazioni e che rappresentano il cuore produttivo del Paese. E mentre si annunciano grandi successi diplomatici, assistiamo a viaggi cancellati, relazioni internazionali indebolite e a un progressivo isolamento politico che viene raccontato come una vittoria. La verità è che non è Trump a umiliare l'Italia. L'Italia viene umiliata ogni giorno quando si sacrificano principi fondamentali per convenienza politica; quando si indebolisce il valore del diritto internazionale; quando si dimentica che la vita dei civili, dei bambini, delle donne e degli innocenti dovrebbe essere sempre al centro di ogni scelta politica, senza doppi standard e senza eccezioni. L'Italia merita di più. Merita una politica estera autorevole, indipendente e coerente. Merita una classe dirigente capace di rappresentare tutti gli italiani, non soltanto chi la vota. Essere patrioti dovrebbe significare difendere la dignità del Paese, non quella del proprio schieramento. 


Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

... una riflessione ...

Il dottor Frankenstein, nel romanzo di Mary Shelley, alla fine è divorato dalla propria creatura. La domanda aperta, per l’Europa, è se saremo capaci di riconoscere il mostro prima che bussi alla porta. 


 /La riflessione di Alberto Pagani/ 


C’è una scena ricorrente nei romanzi gotici dell’Ottocento: il dottore folle che di notte fruga nei cimiteri, strappa arti da cadaveri diversi e li cuce insieme sperando di ridar vita a qualcosa che non ha mai avuto una vita unitaria. È la metafora più precisa per descrivere l’architettura della guerra cognitiva russa nel conflitto ucraino: una narrativa “Frankenstein” che assembla frammenti di ideologie morte — anticapitalismo, antimperialismo, nostalgia sovietica, neopaganesimo slavo, suprematismo bianco, retorica pacifista — e li cuce in un mostro coerente solo nell’odio per l’Occidente liberaldemocratico. Il paradosso al cuore dell’operazione è tanto evidente quanto sistematicamente ignorato: la Russia di Putin giustifica la propria invasione dell’Ucraina come una “missione di denazificazione”, mentre le sue unità d’élite sul campo ostentano apertamente la simbologia del Terzo Reich. Il Gruppo Rusich, guidato da Alexei Milchakov, neonazista dichiarato, sfoggia rune Waffen-SS e il Kolovrat, variante slava della svastica. La brigata “Española” era identificata dal codice 88 — abbreviazione cifrata di “Heil Hitler” — operativa fino alla fine del 2025. Dmitry Utkin, fondatore operativo del Gruppo Wagner, portava tatuati sulle clavicole i simboli delle SS, e il nome stesso “Wagner” fu scelto come omaggio al compositore prediletto di Hitler. Denazificare l’Ucraina usando neonazisti: la contraddizione non è un errore logico, è un metodo. Quel metodo si chiama guerra cognitiva. Non è propaganda nel senso tradizionale del termine — la diffusione di un messaggio univoco verso un pubblico passivo. È qualcosa di più sofisticato e più destabilizzante: la produzione industriale di contraddizioni, l’inquinamento sistematico del campo semantico, la trasformazione del dubbio in arma. L’obiettivo non è convincere che la Russia ha ragione, ma convincere che non esiste una ragione verificabile, che tutto è relativo, che “anche dall’altra parte ci sono nazisti”, che la verità è irraggiungibile. In questo spazio di nebbia cognitiva il mostro di Frankenstein prospera, perché nessuno ha più gli strumenti per identificarne le suture. La specificità italiana di questa operazione merita attenzione particolare. L’Italia si è rivelata il laboratorio più fertile per testare la saldatura tra opposti estremismi. Il meccanismo è stato elaborato attraverso la cosiddetta “Quarta Teoria Politica” di Alexander Dugin — importata e adattata al contesto italiano da figure come Orazio Maria Gnerre — che propone un asse trasversale tra estrema destra e sinistra antagonista unificato dall’avversione all’atlantismo e al liberalismo. Il risultato è una narrativa in cui il pugno chiuso copre il saluto romano, e la lotta al “fascismo ucraino” diventa l’involucro ideologico che nasconde la più grande forza mercenaria neonazista e reazionaria del XXI secolo. Il volto umano di questo inganno ha un nome: Edy Ongaro, militante veneto della sinistra radicale morto nel 2022 combattendo con il Battaglione Prizrak nel Donbass. La sua figura è stata trasformata da Mosca in un’icona propagandistica: il “nuovo partigiano internazionalista” che dà una parvenza di antifascismo a un’invasione condotta da unità dichiaratamente neonaziste. Il cortocircuito è deliberato: se anche un militante di sinistra combatte per il Donbass, allora forse lì davvero c’è qualcosa che vale la pena difendere. La logica del testimone oculare ideologicamente orientato, trasformato in strumento di influenza post-mortem. Questa “disinformazione a cascata” — che non mira a formare una convinzione ma a saturare l’ambiente informativo di rumore — trova in Italia una rete di amplificatori che va dai canali Telegram privi di fact-checking agli ospiti fissi dei talk show di prima serata. L’Italia è l’unico Paese del G7 che ospita regolarmente propagandisti del Cremlino nei propri spazi mediatici mainstream. La soglia di riconoscimento del mostro di Frankenstein si abbassa ogni volta che il mostro viene invitato a sedersi al tavolo come interlocutore legittimo. La sfida che il conflitto ucraino pone alle democrazie europee non è quindi soltanto militare né soltanto economica: è cognitiva. Richiede la capacità di riconoscere le suture del mostro di Frankenstein — di distinguere l’anticapitalismo genuino dalla sua versione teleguidata da Mosca, il pacifismo autentico dalla sua variante funzionale al disarmo dell’aggredito, il giornalismo di inchiesta dal “dubbio metodico” che si trasforma in rendita di posizione. Richiede, in ultima analisi, quella che potremmo chiamare immunità narrativa: la capacità collettiva di non essere reclutati come parti del corpo del mostro, ignari che le nostre braccia siano già cucite al torso di qualcun altro. Il dottor Frankenstein, nel romanzo di Mary Shelley, alla fine è divorato dalla propria creatura. 
La domanda aperta, per l’Europa, è se saremo capaci di riconoscere il mostro prima che bussi alla porta. 


https://formiche.net/.../mostro-frankenstein-guerra.../...

... solo disprezzo!!! ...

Questa è la plastica rappresentazione per cui mi è impossibile non disprezzare questo centrodestra. Avete esultato per la elezione di uno psicopatico, che ha quasi fatto un colpo di Stato, che minaccia da due anni la democrazia americana, deporta migranti regolari, vuole distruggere l'indipendenza della magistratura , della cultura e delle Università, la libertà delle persone di essere quello che ritengono giusto, per sessualità, religione, cultura, avete detto che avrebbe portato la pace nel mondo, meritando addirittura il Nobel per la Pace. Avete accettato che facesse radere al suolo Gaza, aprisse un conflitto stupido e controproducente contro l'Iran e voi sempre zitti scodinzolanti. Perché sotto sotto è quello che vorreste fare anche voi in Italia ed in Europa, ma che, fortunatamente, non siete in grado di fare E vi scandalizzate solo ora se vi attacca personalmente. E ora magari volete anche solidarietà. Perché attaccando voi, attaccherebbe l'Italia. 
Per me potete andare solo a zappare la terra. Magari al posto di quei migranti che vengono sfruttati e uccisi nel silenzio grazie alle leggi e ai mancati controlli che avete fatto negli anni. 

 @follower 
 Davide Bono.

... frontiera blindata! ...

𝐋𝐚 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐛𝐥𝐢𝐧𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐥'𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐢𝐬𝐭𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 La penna che ha scritto il regolamento sulle procedure d'asilo, l'architrave del nuovo Patto migrazione e asilo, è di Fabienne Keller, gruppo Renew. La penna del regolamento rimpatri, approvato dal Parlamento europeo il 17 giugno con 418 voti, è di Malik Azmani, ancora Renew. I due testi che blindano la frontiera europea portano la firma del centro che si proclama europeista. A votarli, il Ppe insieme ai conservatori di Fratelli d'Italia, alla Lega e all'estrema destra dell'AfD: la maggioranza che regge la Commissione si è rotta proprio sull'immigrazione, e ha vinto la linea più dura. Comodo addossare tutto alla "destra". I popolari, che del diritto internazionale e umanitario dovrebbero essere i custodi, ne sono diventati gli avversari. Col Patto in vigore dal 12 giugno la detenzione supera i 18 mesi della vecchia direttiva, gli hub di rimpatrio sbarcano in paesi terzi, l'asilo si fa procedura accelerata. Amnesty parla di norme punitive, il Ceps teme la violazione della Convenzione di Ginevra. La vergogna è non vedere la mutazione. Renew, qui da noi, è la famiglia di Renzi, Bonino, Calenda, rimasta sotto il 4% alle europee del 2024. Eppure un eurodeputato italiano il gruppo l'ha appena trovato: il 4 giugno Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo eletta col Pd, ha lasciato i socialisti ed è entrata in Renew, in nome dell'europeismo e dell'atlantismo. Il manto nobile attira, e copre chi smonta i patti fondativi mentre giura di difenderli. L'Unione europea si tradisce a ogni passo e chiama solidarietà il proprio tradimento. Da noi qualcuno dovrebbe dirlo, invece di applaudire.

giovedì 18 giugno 2026

... NO COMMENT!! ...

La vergogna nazionale... 

 Ambrogio Pagani.



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Il presidente degli Stati uniti ritiene che sia sconveniente per Israele perseguire i suoi nemici facendo saltare in aria interi palazzi, dato che in quegli edifici "ci vive una sacco di gente che non c'entra niente". Accidenti. Se solo ci fosse stato modo di sapere che succedevano cose simili, magari si poteva fare qualcosa? Evitare di finanziare ed armare l'IDF impegnato a radere al suolo Gaza ed assassinare 20000 bambini? Chi lo sa. Intanto Trump al New York Times ha detto che "Netanyahu è un tipo davvero difficile." Gli improvvisi scrupoli dl presidentissimo hanno poco a che vedere con l'etica e molto con la disaffezione che serpeggia in Maga per l'alleanza "assoluta" con Israele. Che da canto suo non fa segreto della propria preoccupazione e lancia una controffensiva d'opinione in USA attraverso i canali lobby come AIPAC e alleati come il cristo-sionista ambasciatore USA a Gerusalemme Mike Huckabee. Tutto per sventare una "impensabile" rottura con lo sponsor. Ma le stesse qualità di ignavia, opportunismo e narcisismo sociopatico che hanno fatto di Trump il primo presidente USA malleabile al punto di mettere l'apparato militare americano al servizio della spedizione iraniana, ne fanno un alleato sommamente imprevedibile. 


 Luca Celada.

... ed allora: che fare? ...

Un grande Luciano Canfora sulla questione del patentino antifascista: 


«Ho ricevuto da Garzanti una settimana fa una enorme edizione del Mein Kampf. 
Allora cacciamo Garzanti... 
Io non amo Céline, il più antisemita del mondo, ma è un pezzo da novanta della Adelphi. 
Laterza ha pubblicato Giovanni Gentile, filosofo del fascismo. 
Allora via anche Laterza. 
Coga pubblica il libro di Proudhon, La pornocrazia, un attacco alle donne in quanto tali. 
Via anche la Dedalo, che è come Vannacci. Tutto assurdo». 


Da La Fionda #LucianoCanfora #Vannacci #Fascismo

... il metodo Salvini!! ...

𝐈 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐨, 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐭𝐞: 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐢𝐧𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Alle 10.20 di mercoledì la linea ad Alta velocità tra Milano Rogoredo e Piacenza è andata in tilt per un guasto alla linea elettrica, con tanto di incendio di sterpaglie sui binari. Tanto per non farsi mancare nulla. Sette treni cancellati, ritardi a cascata: il Frecciarossa 9311 per Torino ne ha accumulati 280 di minuti, un Italo atteso a Milano alle 10.45 è arrivato cinque ore dopo. Due convogli fermi nel Lodigiano senza aria condizionata, una passeggera soccorsa. Niente anarchici stavolta, solo un cavo bruciato e un campo che brucia. E Matteo Salvini, che di mestiere fa il ministro dei Trasporti, cosa fa? Chiede una relazione a Trenitalia, poi corre a firmare un accordo ferroviario con l'Arabia Saudita. Da tre anni il copione è sempre lo stesso: quando non sono i sabotatori, la colpa è dell'azienda, dei cantieri, del regolamento europeo. Mai sua. Eppure i trasporti dovrebbe farli funzionare lui. Nel 2025 i Frecciarossa hanno totalizzato 676 giorni di ritardo, secondo lo studio di Europa Radicale, e dall'insediamento del governo nell'ottobre 2022 il conto supera i due anni interi. I treni non trasportano, le opere non si aprono. Il Ponte sullo Stretto, il mausoleo annunciato, è stato bocciato due volte dalla Corte dei Conti, costa 13,5 miliardi, ha già visto slittare 2,8 miliardi e non ha posata un solo mattone sputato. Per i pendolari la soluzione studiata al ministero è tagliare il 15% delle corse: meno treni, così almeno arrivano in orario, si vede. C'è da chiedersi se non sia uno dei peggiori ministri dei Trasporti della storia. Ma per carità, senza che se la prenda. Mica è colpa sua.

mercoledì 17 giugno 2026

... NORMAN FINKELSTEIN ...

NORMAN FINKELSTEIN: 


"Se trattate le persone in questo modo, se le degradate, le umiliate, le assassinate, allora non sorprendetevi se accade una rivolta alla Nat Turner. Ed è esattamente ciò che ho detto riguardo al 7 ottobre. Se sapevate, come io sapevo, ciò che era stato fatto alla popolazione di Gaza, il fatto che persino il capo del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano, Giora Island, nel 2004 abbia descritto Gaza come un enorme campo di concentramento. Oppure Mary Robinson, l’Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, che nel 2008 disse: «Un’intera civiltà viene distrutta. Non sto esagerando. Viene distrutta». Oppure, come disse The Economist nel 2023, proprio alla vigilia del 7 ottobre, quando definì Gaza una nave che affonda. Di fronte a tutto questo, non potete sorprendervi del 7 ottobre. Non potete fingere di esserne scioccati. E si possono condannare le atrocità, ma proprio come gli abolizionisti non condannavano le rivolte degli schiavi, io non condannerò la rivolta dei detenuti di un campo di concentramento, nati dentro quel campo. Perché gli abitanti di Gaza che hanno sfondato i cancelli avevano perlopiù tra i venti e i ventidue anni. Erano nati in un campo di concentramento. Hanno languito in quel campo di concentramento, ed erano destinati e condannati a morire in quel campo". 


Per chi non conoscesse Norman Finkelstein è un politologo, saggista e conferenziere statunitense, nato a Brooklyn nel 1953 da genitori ebrei sopravvissuti alla Shoah. È diventato noto a livello internazionale con libri come Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict, The Holocaust Industry, Beyond Chutzpah e Gaza: An Inquest into Its Martyrdom. 


 Lavinia Marchetti.

... il Memorandum ...

L’accordo con l’Iran “non è definitivo” ma è un “memorandum di intesa". 

"Se non mi piace, torneremo a colpirli. Se non si comportano bene torneremo subito a bombardare”. 

 Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, a margine del bilaterale con l’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi. 
 Intanto, sta trapelando con sempre maggiore insistenza sui media internazionali il testo del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, che il presidente Donald Trump ha ipotizzato di leggere “parola per parola” in conferenza stampa per evitare che venga distorto. Nelle scorse ore Bloomberg ha pubblicato la bozza di intesa, destinata a mettere fine alle ostilità e creare la cornice per un accordo più ampio e dettagliato. Ma una fonte vicina al team negoziale iraniano, citata dall’agenzia Tasnim’, ha contestato l’accuratezza del documento, sostenendo che la versione diffusa contiene “numerose inesattezze”.

 https://www.ilfattoquotidiano.it/.../g7-a-evian.../8421657/ Vedi meno

... offerte di lavoro ...

𝐂'𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐓𝐢𝐤𝐓𝐨𝐤 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Scorrono da giorni sui gruppi TikTok e nelle storie di Instagram: screenshot di offerte che un tempo si accettavano in silenzio. 800 euro al mese per sette ore al giorno, sabato compreso. Turni che finiscono alle due di notte senza un euro di maggiorazione. Stavolta la risposta è un secco no, fotografato e messo in rete. Lo racconta oggi La Stampa, che ci legge un manifesto della Generazione Z contro il lavoro malpagato e senza contratto. Liquidarli come la solita gioventù indolente, cresciuta col telefono in mano, è comodo. Solo che i numeri raccontano altro. Secondo l'ultimo rapporto AlmaLaurea, fra i laureati che a un anno dal titolo cercano ancora un impiego, la quota disposta ad accettare meno di 1.250 euro netti è scesa al 33% e al 26%. A Milano, dove l'affitto si mangia quasi tutto, quella cifra è la soglia della sopravvivenza. La sociologa Chiara Saraceno, sulle stesse pagine, lo scrive senza troppi giri di parole: chiedere a quali condizioni si lavora è un diritto da esercitare, altro che pretesa da viziati. E quegli screenshot condivisi sono già una bacheca sindacale per una generazione che un sindacato quasi non ce l'ha più. Cambiano gli strumenti, non la sostanza: è organizzazione del disagio, con i mezzi di oggi. Quelle richieste, del resto, sono politiche. Parlano di salari, di contratti, di welfare, di una pensione che a questi ragazzi nessuno osa più promettere, di affitti che si mangiano lo stipendio. 
La domanda, a questo punto, è se la politica saprà ascoltarle, o se preferirà raccontarsi ancora la favola dei nativi digitali sdraiati sul divano. Aspettiamo.

... RUINI - in memoriam ...

IL CARDINAL RUINI - IN MEMORIAM 


articolo di Giovanni Colombo, già responsabile dei giovani di Azione Cattolica della Diocesi di Milano e consigliere comunale di Milano. 


 Ha lasciato questa terra di terra e sassi colui che è stato il capo della Chiesa italiana per più di trent'anni. Eminence, come lo chiamava scherzosamente la Littizzetto, dal 1991, per 16 anni, ha guidato la Conferenza Episcopale italiana. Ma già dal 1986, da segretario, ha comandato. E la sua influenza si è stesa pure sui dieci anni di presidenza del suo successore, il fido cardinal Bagnasco. Di lui ho tre ricordi personali. Nel 1977, quando era ancora il don Camillo alla guida degli Studenti Democratici di Reggio Emilia e io un adolescente in cerca d'autore, lo vidi sottrarsi alla sottoscrizione del manifesto del costituendo Coordinamento Interregionale Studenti - promosso dal Gruppo Confronto di Milano per riunire alcuni gruppi studenteschi di ispirazione cristiana del Nord Italia perché il testo gli suonava troppo di sinistra. Nel 1989, alla fine di una tristissima vicenda, pose il suo veto alla mia nomina a responsabile nazionale dei giovani di Ac perché "Colombo non può promuovere la comunione ecclesiale" (per forza, ero della diocesi del Cardinal Martini). Nel 1990, quando fu lui stesso per qualche mese assistente della Azione Cattolica Italiana, diede queste consegne al Consiglio Nazionale: obbedite ai preti (cioè a me), non fate politica (ovvero lasciatela a me), non litigate con gli altri movimenti (quindi fidatevi di me che so come trattarli). Tre episodi che, nel piccolo, dicono tre aspetti fondamentali del suo modo di procedere. Anticomunismo viscerale: vedeva Pepponi da tutte le parti. Ortodossia inossidabile: fedele esecutore della linea wojtyliana, voleva una Chiesa disciplinata e forza sociale, in cui ovviamente non c'era più posto per un laicato vivace e intelligente. Centralismo ferreo: controllava tutto, ma proprio tutto, dall'articolino sulla stampa alle nomine dei vescovi. Non si muoveva foglia senza il suo placet. In un trentennio il cardinal Ruini (da ora in poi "lui") ha provato di tutto per contare nella vita sociale e politica. Ha sostenuto per anni l'insostenibile, ovvero la Dc compromessa con la corruzione e le mafie. Preso atto con grande ritardo che la stagione dell'unità politica era finita per sempre, ha inventato una serie di sigle dipendenti direttamente da "lui", pronte a muoversi ad un suo cenno: Progetto Culturale, Forum delle famiglie, Retinopera, Comitato Scienza e Vita (quest'ultimo fondamentale per la sua campagna astensionista sul referendum sulla procreazione assistita del 2005). Alla guida di Avvenire e della televisione Sat 2000 (ora TV2000) per 20 anni ha blindato il suo amato Dino Boffo. Quando ha avuto bisogno di sponde nel mondo economico, si è affidato per anni alle mani di Giampiero Fiorani, l'amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, un vero cattolico modello (chi se lo ricorda più?). In politica ha sempre preferito appoggiare Silvio, il libertino, piuttosto che Romano, il cattolico adulto di cui aveva celebrato le nozze. Quando ha fatto progetti in grande si è appoggiato ad Antonio Fazio, il governatore della Banca d'Italia (e quando Fazio nel 2005 venne coinvolto nelle inchieste bancarie sui "furbetti del quartierino", "lui" non fece un plissé, e subito ripartì con le telefonate, candidando alle politiche del 2006 alcuni suoi fiduciari). Non ha voluto dare il funerale religioso al povero Welby. Ha organizzato in prima persona il Family Day del 12 maggio 2007 contro i Dico, il progetto di legge sulle unioni civili proposto dal governo dell'Ulivo. Da pensionato non ha fatto mai mancare il suo puntuale sostegno al centrodestra e le sue puntute critiche al pontificato di Francesco, tramite le immancabili interviste di Aldo Cazzullo (assurto al ruolo di suo portavoce). L'aspetto che mi ha sempre colpito di "lui", più che la contiguità con i poteri di tutti i tipi, è stata la disinvoltura nel far finta di niente. Ogni volta che un bubbone esplodeva e gli "amici" finivano nei guai, "lui" voltava pagina con freddezza, come era già successo con il crollo della Dc, senza mai fare i conti con la debolezza culturale prima ancora che spirituale ed etica che l'aveva portato a dare credito a personaggi senza scrupoli e ad affidare i progetti più ambiziosi a gente modesta. Al fine di combattere il relativismo con alleanze di ogni tipo, "lui", la Chiesa, l'ha ampiamente relativizzata. Le ha fatto perdere autorevolezza. Ha contributo a svuotarla. Il suo dominio è stato così lungo e devastante che anche oggi la Chiesa italiana stenta a riprendersi, nonostante il papato di Francesco e l'azione in sede Cei dei cardinali Bassetti e Zuppi. L'Ac è esausta, Cl si ritrova divisa e commissariata, gli altri movimenti vivacchiano. Nelle parrocchie rimangono preti in crisi di identità e tanti vecchi meditabondi sulla morte vicina. Le donne vanno a far yoga, i giovani cercano fremiti altrove. I discorsi sulla sinodalità non incidono. Aumentano le messe con preti extracomunitari che parlano a stento l'italiano. E chissà quali altri dati ha in mano Papa Leo, che sta facendo fatica a trovare nuovi vescovi. Intanto "lui" è morto. Prendendo spunto dal finale dell'omelia dell'arcivescovo Delpini per il funerale di Silvio Berlusconi, mi vien da chiudere cosi: "In questo momento di cordoglio che cosa possiamo dire del cardinal Ruini? È stato un ecclesiastico assai importante: un desiderio di destra, un desiderio di potere, un desiderio di gloria. Ora incontra il giudizio di Dio."

martedì 16 giugno 2026

... il dilemma Trump ...

È ancora viva la memoria della bullesca propaganda con cui Trump e Netanyahu avevano dato inizio alla guerra contro l’Iran. Minacciavano l’annientamento di ogni traccia della civiltà persiana se i pasdaran non si fossero piegati, davano per imminente il cambio di regime, già preparavano riunioni con gli affaristi per spartirsi il paese. Ebbene, il memorandum di pace che circola in queste ore delinea una situazione un po’ diversa. Stando ai leaks pubblicati da Reuters e altri, ammesso che si arrivi alla firma, venerdì prossimo gli Stati uniti potrebbero accettare un protocollo che pare oggettivamente sbilanciato a favore del nemico. Lasciamo ai geopolitici di grido occuparsi della telenovela nucleare e concentriamoci sul nocciolo del problema: la disputa commerciale e finanziaria. Ecco i punti principali. In primo luogo, Washington si appresta a sbloccare circa 25 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati all’estero. Gli sherpa americani puntualizzano che lo sblocco avverrà «sotto condizioni» ma la precisazione appare ogni ora più flebile. Metà dei soldi potrebbero esser consegnati ai legittimi proprietari già all’atto della firma. Inoltre, gli Stati uniti sono pronti a inaugurare una progressiva rimozione delle cosiddette «sanzioni» contro il regime teocratico. Significa, in sostanza, che saranno allentate le barriere protezioniste, non solo verso il petrolio ma anche verso le imprese estere che hanno continuato a interagire con Teheran. Lo sbandierato friend shoring americano potrebbe così diventare enemy shoring: una stagione di nuovi commerci col vecchio nemico. C’è poi il capitolo dei fondi per la ricostruzione dell’Iran bombardato. Trump ha ancora la faccia di venderla come occasione di profitto per i sodali del suo golf club. Ma gli iraniani la vedono diversamente, come riparazioni di guerra a carico dei demolitori. In un caso o nell’altro, è difficile immaginare che gli investitori americani potranno muoversi a proprio agio, in un paese ormai ampiamente innestato nella fitta rete di relazioni inter-capitalistiche sino-russe. Resta infine il disastro di Hormuz. All’inizio della guerra, Washington e Tel Aviv puntavano sulla presa del canale per condizionare i transiti verso oriente e mettere la Cina sotto scacco. Non è andata bene. Adesso si accontentano di invocare una riapertura senza condizioni. Ma potrebbe andargli peggio. Ora infatti è Teheran che esige denari da coloro che passeranno lo stretto, non più come «pedaggi» ma come «servizi di navigazione e sicurezza». Per il diritto internazionale la definizione è più digeribile. Ma la sostanza è la stessa: l’iniziale azzardo piratesco di americani e israeliani potrebbe sfociare in un umiliante ribaltamento di ruoli. L’esito della contesa militare è alquanto sorprendente ma tra i contabili di guerra non c’è troppo stupore. Oggi l’America indebitata può spendere per armamenti meno di un decimo rispetto agli enormi investimenti militari che destinava alle campagne medio-orientali nell’epoca d’oro delle grandi invasioni. La ragione risiede in un limite già delineato da Ian Ferguson: quando la spesa per interessi sul debito supera la spesa militare, l’espansione imperiale entra in crisi. Ferguson parla solo di debito pubblico, come vari commentatori poco avvezzi all’argomento. In realtà si tratta di debito verso l’estero, sia pubblico che privato. Ma l’implicazione è quella. Come era accaduto nella crisi dell’impero britannico, il cosiddetto vincolo esterno inizia a mordere anche l’impero americano. Presi nell’inedita morsa, gli Stati uniti saranno presto o tardi forzati verso un drammatico bivio: rassegnarsi al declino imperiale e accettare di governarlo pacificamente con gli altri paesi, oppure giocarsi il tutto per tutto con una escalation bellica generale, in spregio al dissesto finanziario e forti di una supremazia militare ancora difficile da scalzare. O Pechino o morte. A lungo il dilemma incomberà sul mondo. Per adesso, anziché affrettarsi a inviare navi italiane su Hormuz, Meloni farebbe bene a chiedere all’amico Trump in che direzione vuol mettere la freccia.

... Trump e Bibi ...

𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩 𝐞 𝐍𝐞𝐭𝐚𝐧𝐲𝐚𝐡𝐮 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥'𝐈𝐫𝐚𝐧, 𝐞 𝐚𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Donald Trump ha attaccato l'Iran il 28 febbraio per far cadere il regime e smantellare il nucleare. Quasi quattro mesi dopo il regime è in piedi, l'uranio arricchito è dov'era, e  quello festeggia. La guida suprema Ali Khamenei è morta sotto le bombe, certo: solo che al suo posto siede il figlio Mojtaba, eletto dall'Assemblea degli esperti l'8 marzo, una dinastia al posto della dinastia. Cambio di regime da manuale, lo chiamava Trump. Auguri. Ma attenzione, quello che si firma venerdì 19 giugno a Ginevra è un memorandum d'intesa, la pace è un'altra cosa: una tregua di 60 giorni che riapre lo Stretto di Hormuz e libera 25 miliardi di dollari di asset iraniani congelati. Teheran incassa ossigeno e tiene la sua postura. Washington rinvia il nucleare e porta a casa una foto. Due fasi di guerra, militare e blocco navale, costate decine di miliardi, e nessuna vera concessione strappata al tavolo. E Israele? Benjamin Netanyahu non ha firmato niente, anzi continua a bombardare Beirut e si tiene le zone cuscinetto in Libano, Gaza e Siria. «Lo scontro non è ancora finito», dice, «non solo contro l'Iran ma anche contro i suoi proxy». Tradotto: la guerra resta aperta perché aperta conviene. Intanto il 14 giugno, per i suoi ottant'anni, Trump si è regalato un torneo di arti marziali alla Casa Bianca, 60 milioni di dollari, gabbia ottagonale sul prato sud e un bombardiere a illuminare il cielo. Il 37% di gradimento e i gladiatori in giardino. La pace come spettacolo e la guerra come fondale: del resto chi guadagna dal conflitto permanente non ha motivo di chiuderlo. La prossima la stanno già preparando.

... chez O - Leandro ...

... stamane, alle 10,00 appuntamento dal dentista per una nuova detartrasi: livello tartaro 73!! (un abisso dallo splendido 32 di Maria Rosa!).

lunedì 15 giugno 2026

... in che mani siamo!!! ...

Avviso agli studenti di diritto costituzionale 

 Chiunque avesse scritto sulla propria bacheca la frase: “Ha ragione LA PREMIER, il festival più libri più liberi non può chiedere alle case editrici di dichiararsi antifasciste, È CENSURA!” o altre simili sciocchezze, è pregato di recarsi in pellegrinaggio sulla tomba di Calamandrei recitando una preghiera per i padri costituenti e per tutti i martiri della Resistenza. Al ritorno, potrà comunque abbandonare la Facoltà di Giurisprudenza per iscriversi a Scienze e Tecniche dei Bucatini all’Amatriciana, dove potrà sostenere l’esame di Fenomenologia Teorica della Pasta alla Carbonara - fondamentale obbligatorio del primo anno, 9CFU. La richiesta di Più libri più liberi è del tutto sensata, ovvia, scontata, per un Paese la cui Costituzione è dichiaratamente antifascista sin dalle primissime parole del primo articolo. 

Non mi preoccupa tanto il fatto che ci siano piccole case editrici che trovano imbarazzante questa richiesta, quanto che la Presidente del Consiglio, che ha giurato fedeltà alla Costituzione e aspira a diventare Presidente della Repubblica, si indigni in questo modo, gridando persino allo scandalo. Invece di ringraziare Più libri più liberi per l’omaggio arrecato ai valori della democrazia. 

 15.6.2026 Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. 


❤️ PS: Gli Avvisi agli studenti non sono rivolti davvero ai miei studenti. Si tratta di un mero espediente retorico che uso, da circa dieci anni, per fare ironia sulle bestialità giuridiche che ascolto in tv o leggo sui social. È un ottimo modo per spiegare o ribadire concetti fondamentali, facendo divulgazione, nell’interesse di tutti. Il fatto che io sia costretto a spiegarlo, la dice lunga sul livello di analfabetismo funzionale che affligge il nostro Paese, rimarcando la permalosità e la inconsistenza della sua classe politica. Se non cogliete l’ironia, provate coi pomodori. Detto ciò, vi avverto: non combatto battaglie di intelligenza con persone palesemente disarmate. E tanti auguri per l’esame di Storia ed Evoluzione dei Saltimbocca alla Romana - fondamentale obbligatorio del III anno - 10CFU. 

 Cialtroni !!!!

 Prof. Guido Saraceni.

... da attuare!! ...

Chi ci rappresenta dovrebbe essere l'esempio. Ma siamo sicuri che sia sempre così? Noi crediamo che parlamentari lucidi e mentalmente sani siano un diritto dei cittadini. Sostieni la nostra proposta di legge per test periodici su alcol, droghe e salute psichiatrica per tutti gli eletti. 


Antonio F. Spitale

... attenti a Vannacci!! ...

𝐋𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐕𝐚𝐧𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢 𝐫𝐮𝐛𝐚 𝐯𝐨𝐭𝐢 𝐚 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐛𝐞𝐫𝐬𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


Francesco Cancellato su Fanpage mette nero su bianco una cosa giusta: chi a sinistra festeggia perché Roberto Vannacci ruba voti a Giorgia Meloni non ha capito cosa arriva dopo. Il precedente è il Regno Unito del 2024. I Laburisti presero un voto su tre, il 33 per cento, e vinsero lo stesso, perché la destra si era spaccata tra conservatori e Reform Uk. La legge elettorale fece il resto. Ma il baricentro del Paese, intanto, si era già spostato. Qui da noi funziona uguale. Oggi Futuro Nazionale, dato al 5-6 per cento, toglie consensi a Fratelli d'Italia e alla Lega. Intanto, però, trascina a destra l'intera maggioranza e detta i termini della prossima campagna. E no, non è una buona notizia. Alla sua costituente del 13 e 14 giugno si è sentito di tutto: i saluti ai «camerati», Sergio Ramelli, «Dio patria famiglia», la remigrazione presa in prestito da CasaPound. La tentazione per i partiti di maggioranza è di inseguirlo lì, sul terreno della nostalgia fascista. Peccato che sia il terreno dove vince lui. E c'è la seconda trappola, questa volta per l'opposizione: gridare (giustamente) solo all'incostituzionalità delle sue proposte e del suo stesso partito gli regala la polarizzazione che gli serve per brillare come estrema destra. Più lo si tratta da mostro, più quello cresce. C'è poi la cosa vera, anche se sembra noiosa: il programma di Vannacci è impossibile da mettere in pratica. La remigrazione, il tetto al 4 per cento, il libretto di lavoro a 14 anni, l'ora legale per decreto. Numeri, leggi nazionali e trattati europei lo smontano riga per riga. Bisogna avere la pazienza di smontare i contenuti, uno per uno, con la calcolatrice in mano. 
Si combatte con i numeri, non basta l'indignazione. Sì, è meno eccitante.
intanto a Roma la "risposta" dei 30.000!!

... l'ultima di Nordio!! ...

Patentino antifascista? Sulla polemica che ha infiammato la scena politica del fine settimana, arriva il commento del ministro Carlo Nordio. “Forse gli organizzatori non sanno” ha detto il Guardasigilli riferendosi a chi rende possibile la Fiera “Più libri più liberi”, “che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini“. Il riferimento è al Codice Rocco del 1930, voluto dall’allora ministro Alfredo Rocco. Testo ancora in vigore ma che è stato ampiamente modificato, sia dalla Corte Costituzionale sia dal Legislatore, nelle parti più illiberali e autoritarie. Per esempio abrogando la pena di morte, il delitto d’onore, l’adulterio da parte della donna. Oppure dichiarando incostituzionale la norma che puniva penalmente lo sciopero (diventato un diritto nella nostra Carta). Ieri Giorgia Meloni aveva parlato di “censura” in relazione alla richiesta rivolta alle case editrici, da parte degli organizzatori della kermesse in programma a dicembre, di sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo. “È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono”.

 https://www.ilfattoquotidiano.it/.../patentino.../8419547/
Dopo il decimo spritz l'uomo parlò! 

Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

domenica 14 giugno 2026

... crisi della narrazione ...

L’ONNISCIENZA SMEMORATA 


L’uomo di oggi sa tutto e ricorda poco. Attraversa la giornata raccogliendo notizie come un tempo si raccoglievano more lungo una siepe, a manciate, senza ordine, e la sera ne ha le mani piene e lo stomaco vuoto. Byung-chul Han chiama crisi della narrazione la condizione di chi possiede informazione in quantità mai vista e ha perduto la capacità di farne un racconto. L'informazione arriva e svanisce nell'istante successivo, perché vive di attualità e muore con essa, mentre il racconto domanda tempo, una mano che annodi gli eventi in una trama che li tenga insieme. Il nostro uomo scorre le vite altrui a migliaia e non sa dire la propria. Ha sostituito la biografia con la cronologia, la successione nuda e cruda dei fatti, lembi di reale, senza il filo che li renderebbe un destino. Possiede l'archivio e si ritrova senza memoria, perché ricordare significherebbe fare una scelta, e scegliere comporta il rinunciare, e lui rifiuta la rinuncia che farebbe di tante immagini una storia. Una sola. Una per volta. Maurice Blanchot aveva annunciato la scomparsa della letteratura come la scomparsa del luogo in cui si va senza arrivare, lo spazio paziente in cui una vita diventa leggibile a se stessa. Quel luogo si è chiuso. Il libro che dovrebbe venire non viene, perché nessuno sa più restare nella lentezza che lo conterrebbe. L'uomo informato scambia l'essere aggiornato con l'essere vivo, e si addormenta sazio di mondo, certo di aver capito la giornata, incapace di raccontarla a un altro fuori dall'elenco delle cose accadute. La sua è una tragedia in tono minore che non fa scandalo e men che meno notizia. Ha guadagnato l'accesso a tutto e ha smarrito la facoltà di trasformare qualcosa in esperienza. La vita gli passa accanto in alta definizione, e lui la osserva dietro un vetro che chiama finestra e che è uno specchio appena annerito, dove crede di vedere il mondo e vede soltanto il proprio scorrere. 

[Christopher Baker, Hello World! or: How I Learned to Stop Listening and Love the Noise, 2008, videoinstallazione] 


 Lavinia Marchetti.

... AH, ora ho capito!! ...

Corso accelerato per analfabeti funzionali 

Forse così capiranno: Quando devi umiliarti e chiedere favori in modo servile, meglio mettere le ginocchiere… 
così le ginocchia non si rovinano. 

Povera Italia!!

  Immagine creata con A.I
SENZA VERGOGNA E SENZA DECENZA: NON SI RICORDA CHE LA COSTITUZIONE SU CUI HA GIURATO È ASSOLUTAMENTE ANTIFASCISTA. QUESTA DONNA È PERICOLOSA PERCHÉ TOTALMENTE PRIVA DI SCRUPOLI E PRINCIPI. QUESTA CI PORTERÀ ALLA ROVINA TOTALE. HA DISTRUTTO L'ITALIA IN MENO DI QUATTRO ANNI. COSA FARÀ CON ANCORA ALTRO TEMPO?

... intenti genocidi!! ...

KATZ, INTENTI GENOCIDI ANCHE PER L'IRAN 


Ho sottotitolato un video che merita di circolare. Non per gusto della polemica, ma perché mostra con crudezza la deriva di un potere che da tempo ha smesso di distinguere tra sicurezza e barbarie. Le parole del ministro degli Esteri israeliano Katz si collocano dentro una scia ormai riconoscibile: disumanizzazione del nemico, minaccia collettiva, punizione di interi popoli, normalizzazione della devastazione. È lo stesso lessico politico che abbiamo visto applicare a Gaza e al Libano: prima si nega l’umanità dell’altro, poi si rende accettabile qualsiasi crimine. Altro che “difendere Israele”. Questo è il vero volto del Sionismo Reale: un’ideologia di supremazia che usa il trauma storico come passepartout e la forza militare come linguaggio ordinario. Chi continua a confondere critica di questo sistema con odio antiebraico rende un servizio alla propaganda e un danno alla verità. Quando ministri di uno Stato parlano così, il problema va ben oltre ciò che dicono: è ciò che preparano. Le parole aprono la strada ai fatti. E i fatti, negli ultimi anni, parlano già di macerie, espulsioni, fame, morte civile. Guardate, ascoltate, giudicate. E chiedetevi fin dove può arrivare un potere convinto di poter agire senza limiti e senza conseguenze. 

 Pino Cabras.

sabato 13 giugno 2026

... i soldati che dissero NO! ...

I SOLDATI ITALIANI CHE DISSERO "NO" ALLA REPUBBLICA DI SALÒ (anche mio padre) E FURONO DESTINATI AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO TEDESCHI. 


Ignazio La Russa in una trasmissione tv, alcuni anni fa, affermò che i soldati italiani prigionieri della Germania che, in seguito all’8 settembre 1943, dissero "NO" all'arruolamento nella Repubblica Sociale avevano fatto “una scelta di comodo”, solo per non “rischiare la vita”. Peccato che decine di migliaia di loro non fecero mai ritorno. Dopo l'8 settembre 1943, i militari italiani presenti nei territori controllati dalla Germania furono disarmati e catturati dalla Wehrmacht. Di questi, oltre 650.000 vennero deportati nei campi di prigionia e di lavoro del Terzo Reich. Per volontà di Hitler furono classificati come "Internati Militari Italiani" (IMI), una categoria giuridica creata appositamente per sottrarli alle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra. Ai soldati italiani venne proposta una scelta netta: aderire alla RSI e quindi vendersi alla Germania nazista, oppure affrontare l’internamento: circa il 90% dei militari catturati rifiutò la collaborazione. Il loro rifiuto venne ripagato con fame, freddo, malattie, percosse e ritmi di lavoro massacranti. Tra il 1943 e il 1945 morirono oltre 50.000 internati, molti altri portarono per tutta la loro vita nel fisico e nella mente il prezzo della prigionia. Per lungo tempo questa vicenda è rimasta in secondo piano nella memoria pubblica italiana. Quei soldati ricordavano al paese la guerra fascista, con i suoi fallimenti e crimini. Ma gli IMI erano perlopiù umili lavoratori e non soldati di professione, trascinati in un conflitto che non volevano combattere e che col loro coraggio avevano riscattato quella storia orribile. Dimenticati dalle istituzioni, anche e soprattutto dai vertici militari, gli IMI vennero ovviamente espulsi dalla retorica patriottarda delle destre, che non potevano e non possono accettare il loro rifiuto del nazismo. 


 Eduardo Rina.

... i nuovi politici!! ...

Che meraviglia vedere i nostri giovani patrioti pronti a raccogliere il testimone della grande tradizione italica. Basta università, basta lauree, basta perdere tempo sui libri. C'è un Paese da mandare avanti. 

Chi raccoglierà la frutta sotto quaranta gradi? Chi si alzerà alle quattro del mattino per mungere le mucche? Chi passerà dieci ore nei campi a respirare polvere e pesticidi? Forza ragazzi, il futuro vi aspetta. Pronti a svuotare i cassonetti all'alba mentre la città dorme. Pronti a caricare e scaricare camion nei magazzini per turni interminabili. Pronti nelle celle frigorifere dei mercati ortofrutticoli quando fuori è estate e dentro sembra gennaio. Pronti a fare i turni di notte nei panifici, nelle fabbriche, nei centri logistici. Pronti a pulire bagni pubblici, stazioni, ospedali, scuole e uffici. Pronti a salire sui tetti ad agosto e sulle impalcature a dicembre. Pronti nei macelli, nelle stalle, nelle fonderie, nelle cave, nei cantieri. Pronti a consegnare pacchi sotto la pioggia, sotto il sole e nel traffico. Pronti a cambiare pannoloni agli anziani, a lavarli, a sollevarli, ad assisterli quando tutti gli altri sono troppo occupati. Pronti a lavare piatti fino a notte fonda nei ristoranti. Pronti a rifare letti negli alberghi. Pronti a pulire le camere lasciate in disordine dai turisti. Pronti a fare tutto quel lavoro invisibile che tutti considerano indispensabile, purché lo faccia qualcun altro. Perché è facile dire "prima gli italiani" quando il lavoro lo fanno gli altri. Più difficile è spiegare chi farà quei mestieri quando gli altri non ci saranno più. E soprattutto a quale salario, con quali orari e con quali sacrifici. 

Forza dunque, giovani patrioti. Il Paese vi aspetta. C'è un intero elenco di lavori duri, sporchi e malpagati che qualcuno dovrà pur fare. Che meraviglia vedere i nostri giovani patrioti pronti a raccogliere il testimone della grande tradizione italica. 
Ringraziate la Sardone, Ceccardi e Vannacci, per questa grande opportunità. Non pensate che questi lavori li faranno i vostri genitori mentre voi bighellonate su tiktok, facebook e x. 

Come farebbero i Musk o i Zuckerberg di turno a spalare miliardi senza voi alienati sui social? 

Che meraviglia! 

Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Qualcosa di sensato il generale oggi l'ha detta: "Rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo". 

 Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

venerdì 12 giugno 2026

... tre anni fa!!! ...

Tre anni fa ci lasciava il cancro della politica italiana: il pregiudicato, pluriprescritto, pluri-imputato, corruttore, evasore, amnistiato e indagato, amico e finanziatore della mafia Silvio Berlusconi. 

Oggi elogiato da Meloni, Salvini e Tajani come un padre della democrazia — sì, delle patrie galere. 

Poveri italiani!

... il Giano Bifronte!! ...

𝐈𝐥 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐛𝐢𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐂𝐡𝐢𝐠𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Giorgia Meloni è salita alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno e ha ritrovato il bersaglio degli esordi: i «burocrati che non devono rendere conto a nessuno», colpevoli di «interpretazioni surreali, ammantate come tecniche». Pareva di essere tornati alla campagna del 2022, quella della sovranista col turbo. Poi, da Palazzo Chigi, era arrivato il vestito buono della statista iperistituzionale, applaudita in quei salotti di Bruxelles che prometteva di scardinare, e parecchi giornalisti ci sono cascati, insieme a una fetta dei suoi elettori. Ora il vestito torna nell'armadio. Il motivo ha nome e cognome: Roberto Vannacci, che col suo Futuro Nazionale sfiora il 5% nel sondaggio Swg dell'8 giugno e rosicchia consensi proprio lì dove la premier li aveva raccolti, alla sua destra. Sempre Swg certifica che senza il generale il centrodestra perderebbe le politiche del 2027. Così il Giano bifronte giovedì ha rispolverato la faccia numero uno: bombarda l'Ue sull'Ets, blinda Israele rifiutando la sospensione dell'accordo di associazione, e intanto urla ai vannacciani che «la vera destra non è mai funzionale alla sinistra». L'esclusione dal vertice di Londra sull'Ucraina brucia, certo, solo che il calendario elettorale brucia di più. Tradisce sé stessa per la seconda volta, e pure con esibita disinvoltura. Ci cascheranno di nuovo, giornali ed elettori? La traiettoria dice di sì, e pure qualche titolo già pronto stamattina. Del resto la maschera da statista è lì, appesa, pronta per il giorno dopo il voto. Aspettiamo.

... Il grido di Tirana!! ...

Nonostante le minacce e gli insulti, dopo undici giorni consecutivi, il movimento non solo resiste, ma cresce. Martedì nella città di Fier, durante una tappa del tour che celebra il trentacinquesimo anno dalla fondazione del Partito Socialista, Edi Rama ha detto che per venerdì 12 giugno la discussione sulle richieste del movimento deve finire. Una sorta di ultimatum. Non è chiaro cosa intendesse nel concreto, ma sappiamo che venerdì Edi Rama prevede di fare in pompa magna la grande festa per il trentacinquesimo del suo partito proprio a Tirana. Il Primo Ministro nei giorni scorsi ha pubblicato anche un comunicato rivolto alla stampa internazionale, dai toni surreali, dove attacca tutti i media del mondo che hanno parlato delle proteste e spiega loro che dalle informazioni e i calcoli che il Governo ha fatto, sono 2.000 le persone che stanno protestando. Avete capito bene: duemila. La risposta alle più o meno velate minacce sulla giornata di venerdì 12 giugno e su questi calcoli, che sono diventati un boomerang che ha prodotto centinaia di meme, la vedete nella foto della piazza di giovedì sera. Non è intelligenza artificiale. Forse la manifestazione più grande da quando è scoppiata la rivoluzione. Lo scarto tra il nervosismo, la volgarità, la violenza verbale e becera, le fake news che vengono agitate contro il movimento e la creatività, la dissacrazione, la bellezza e la popolarità del movimento è sempre più evidente. Ogni arma contro il movimento viene ribaltata, “memetizzata”, disinnescata. Nel frattempo, sul piano documentale, inchieste di Reporter.al e Shteg.org hanno svelato passaggi di proprietà da 306.000 euro nell’area di Zvërnec, ma anche gli atti del Governo che hanno disposto il passaggio di 5,6 milioni di metri quadrati dell’isola di Sazan, il 90 per cento dell’isola, dal demanio pubblico ad una struttura statale che ha la missione di valorizzare il patrimonio e gli “investimenti strategici”. Nel corso dei giorni, tra i tanti slogan che rappresentano le voci del movimento e delle tantissime ragioni della protesta, che attacca tutto il sistema e tante altre situazioni oltre alla questione della laguna di Narta, ce n’è uno che ora dopo ora è diventato sempre più importante, sempre più duro, sempre più popolare: Dorëheqje, Dimissioni. La diaspora in tutto il mondo sta continuando ad organizzare manifestazioni e presidi ovunque, ma questo fine settimana, a partire da domani, il luogo dove essere per chi ne ha la possibilità è proprio Tirana, il cuore della rivoluzione.

... A 30/31 - P 27/28 ...

... stamane doppio appuntamento per il controllo della vista, per Rosa e per me, circa tre ore di impegno ed altre iniezioni da fare! - pressione oculare per Rosa: 15 - 16 per me: 13 - 14!! OK!! avanti così!!

giovedì 11 giugno 2026

... respira e basta!! ...

𝐔𝐧 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐢𝐫𝐚 𝐞 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Mercoledì pomeriggio Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, si è alzato dal tavolo della Commissione Salute delle Regioni e se n'è andato, dimettendosi da vice coordinatore: il governo che lui sostiene aveva appena ritirato la riforma dei medici di famiglia, scritta dal ministro Orazio Schillaci insieme alle Regioni e affossata dalla sua stessa maggioranza dopo le pressioni dei sindacati medici, i più contrari a toccare il proprio status. "Vicenda avvilente", il commento. Della dipendenza per una parte dei dottori resta una richiesta gentile: 6 ore a settimana nelle Case di comunità del Pnrr, che scade a fine mese, da negoziare in settimane di trattativa. È matematico: le scatole vuote dei maxi ambulatori resteranno vuote. Il copione del resto è sempre lo stesso. La separazione delle carriere è stata bocciata dal 53,8% dei votanti al referendum del 22-23 marzo; il premierato, "madre di tutte le riforme", dorme in commissione alla Camera da luglio 2025; l'autonomia differenziata l'ha smontata la Consulta a dicembre 2024. Questo governo, il secondo più longevo della Repubblica, ormai respira soltanto e si trascina verso fine legislatura contando i giorni. E intanto corre, eccome se corre, sull'unica riforma che gli sta a cuore: la legge elettorale, il "Bignami bis" con premio di 70 deputati e 35 senatori a chi prende il 42%, in Aula il 26 giugno con tempi contingentati. Le riforme per i cittadini si perdono in un pomeriggio; quella per restare aggrappati al potere ha un calendario blindato. 

Aspettiamoci almeno coerenza: la chiameranno riforma storica. Sì, certo.