
Ci sono momenti in cui l'ignavia diventa complicità. E ci sono persone che scelgono invece di esporsi, di metterci la faccia e la libertà.
Dario Carotenuto lo ha fatto. Insieme agli altri attivisti della Flotilla hanno sfidato un genocida, un criminale potente: hanno sfidato Benjamin Netanyahu.
E lo hanno fatto per portare un messaggio di speranza a un popolo oppresso perché non è accettabile che un popolo venga lasciato solo sotto le bombe, nella fame a combattere inerme contro la barbarie perpetrata da Israele.
Per questo anche Dario è stato arrestato, picchiato, umiliato.
E mentre lui e gli altri attivisti subivano violenze fisiche e verbali, qui c’era chi li derideva.
E allora lasciatemelo dire chiaramente: fate pena. Perché si può non condividere una scelta politica, ma perdere completamente l’umanità davanti a persone che rischiano la propria incolumità in nome dei diritti umani e della pace è qualcosa di profondamente miserabile.
E attenzione: non basta indignarsi per il ministro estremista che umilia gli attivisti, perchè la responsabilità politica e morale di Benjamin Netanyahu è chiarissima.
E proprio per questo ribadisco ancora una volta che non servono parole vuote ma fatti: le sanzioni, il ritiro dell’Italia dal Board of Peace, l'eliminazione del memorandum con Israele.
Dario è un amico e un collega coraggioso, da sempre dalla parte di chi non ha voce e di chi viene schiacciato dall’indifferenza del mondo.
Io sto con Dario.
Io sto con gli attivisti della Flotilla.
Io sto con chi continua ad alzare la testa anche quando sarebbe più facile girarsi dall’altra parte.
Chiara Appendino.
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