
NO: “Bella Ciao” non era un canto delle mondine che, successivamente, fu adattato e fatto passare per un inno partigiano.
Vi prego, basta.
È esattamente il contrario: Bella Ciao era un canto dei partigiani che, nel 1951, fu adattato da Vasco Scansani, un ex partigiano, come canto delle mondine nelle risaie.
E francamente non se ne può più di quelli che vengono, col ditino alzato, a insegnarti le cose che non sanno.
Ci sono poche cose al mondo più fastidiose di un ignorante che pretende di insegnarti le due stronzate che ha imparato guardando i reel di TikTok.
Esistono diverse testimonianze sul fatto che i partigiani della Brigata Maiella la conoscessero e la cantassero.
Parecchi partigiani delle Brigate Garibaldi operanti nell'Appennino emiliano hanno confermato di averla cantata durante la guerra.
È vero, però, che non si trattava di certo del canto più popolare, tra i partigiani.
Quello probabilmente era “Fischia il Vento”.
Però “Fischia il Vento” aveva una fortissima connotazione comunista (del resto era modellato su “Katyusha” e il testo della versione italiana fu scritto da un altro partigiano: Felice Cascione), e i partigiani non erano tutti comunisti (sebbene questi fossero la maggioranza).
Bella Ciao divenne popolarissima più tardi, negli anni 60, un po’ perché era oggettivamente meravigliosa, un po’ perché (indovinate un po’?) fu considerata più “neutrale” (“inclusiva” diremmo oggi), perfetta per unire tutte le anime della Resistenza (comunisti, cattolici, azionisti, liberali, anarchici) sotto un unico inno nazionale.
Il brano che, oggi, alcuni idioti e alcune idiote canterine considerano “divisivo” divenne così noto proprio perché era perfetto per unire, per rappresentare tutti, insomma.
Tutti quelli che non erano fascisti, ovviamente.
Emiliano Rubbi.
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