Le testate online hanno fatto subito quello che fanno sempre: sbattere il mostro in prima pagina, etichettandolo come “italiano di seconda generazione”.
E sotto, puntuali i commenti: “risorse”, “remigrazione”, “pena capitale”, “armiamoci”, “attentato islamico”. Un’ondata di odio razziale che ormai non sorprende più, ma mi fa sempre più paura.
Nel frattempo, quasi nessuno ha sottolineato che tra le persone che lo hanno fermato c’erano anche ragazzi stranieri. Come spesso accade, questa parte della realtà passa in secondo piano.
In un Paese normale non dovrei neanche farlo notare Ma nel nostro, purtroppo, è un’immagine che conta. Eccome se conta.
Matteo Salvini, Vicepremier della Repubblica, ha reagito su X chiamandolo “criminale di seconda generazione”, mentre una nota della Lega parla apertamente di fallimento dell’integrazione e di persone “non integrabili”.
Ancora più evidente è il doppio standard: pochi giorni fa a Taranto sei ragazzi italiani, cinque minorenni, hanno ucciso un uomo di 35 anni, probabilmente solo perché nero. Una notizia accolta con molto meno clamore e, in certi casi, persino con commenti giustificazionisti
Quindi i mostri chi sarebbero?
Siamo diventati un Paese sempre più indulgente con i criminali “dei nostri” e feroce con quelli percepiti come “altri”. Un clima alimentato da anni di propaganda che trasforma ogni fatto di cronaca in uno strumento di divisione.
La realtà viene piegata, selezionata, usata. La paura diventa carburante politico.
SCIACALLI.
Sara El Debuch.

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