giovedì 30 aprile 2026
... fine mese ...
... rabbia e disgusto, schifo e voltastomaco per te, merdoso Aprile e tutte la schifezza che ci hai procurato!
... down with USA! ...
Il 30 aprile 1975, dopo due decenni di atroci sofferenze imposte dalla guerra genocida condotta dagli Stati Uniti, il Vietnam socialista trionfava, con la liberazione di Saigon (oggi Ho Chi Minh) e la riunificazione del paese.
Resistendo con ogni mezzo a sua disposizione e non arrendendosi neanche di fronte ai crimini più efferati, il popolo vietnamita ha dimostrato che gli oppressi possono sconfiggere gli oppressori e i carnefici e diventare padroni della propria Storia.
Oggi quell'esempio vive nella lotta di tutti i popoli che rifiutano di arrendersi alla brutalità dell'imperialismo.
#Vietnam #socialismo #guerradelvietnam #anniversario
... Pirateria israeliana! ...
𝐅𝐥𝐨𝐭𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐚𝐛𝐛𝐨𝐫𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢: 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐞𝐨 𝐢𝐧 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Un soldato armato sale a bordo nel buio. L’equipaggio con le mani alzate. Le comunicazioni interrotte. Il Mediterraneo, a 960 chilometri da Gaza, trasformato in acque di occupazione israeliana.
La Global Sumud Flotilla è stata abbordata nella notte. Mentre scrivo almeno 22 imbarcazioni intercettate, circa 50 sequestrate, 400 persone dichiarate «in arresto» dalla marina di Tel Aviv. Civili disarmati, in acque internazionali, puntati con laser e armi semiautomatiche, costretti a mettersi a quattro zampe a prua. Il portavoce Gur Tsabar ha detto ad Al Jazeera una parola: pirateria. La parola giusta.
Israele ha deciso che il Mediterraneo è suo. Un funzionario di Tel Aviv ha spiegato, senza imbarazzo, che le dimensioni della flottiglia, oltre cento navi e mille persone a bordo, hanno reso necessario intercettarla «a grande distanza». Più è grande la missione civile, più lontano si porta la violenza.
Antonio Tajani ha fatto sapere che la Farnesina ha chiesto «informazioni» a Israele. Come se non circolasse già il video dell’abbordaggio, con il soldato che sale a bordo e gli attivisti a mani alzate. Come se l’Italia non avesse connazionali su quelle barche. La diplomazia si informa chiedendo spiegazioni all’aggressore: passeggero per caso che domanda ragguagli al pirata.
Solo la pressione civile funziona quando la politica è vigliacca. Mentre leggi queste righe le persone scendono in piazza, a Roma, a Milano, a Genova. Senza aspettare comunicati, senza aspettare il permesso di indignarsi. Sanno che il diritto internazionale è carta straccia finché rimane nei libri.
... per Kitty!! ...
Cara Kitty,
2022, 30 aprile: quattro anni fa te ne volavi in cielo, lasciandomi qui ad attendere il mio turno di raggiungervi, spero.
Non sto ad annoiarti con il racconto delle miserie di vario tipo che stanno succedendo su questo povero pianeta.
Per quanto riguarda la mia vicenda personale, sono, siamo avvolti, io e Maria Rosa, in una fanghiglia appiccicosa di sfiga e dolori vari che non accenna a finire!
Cito la famosa battuta di Eduardo: Adda passà a nuttata! e spero vivamente che sia così, altrimenti, altrimenti potrei abbreviare di molto la mia venuta da voi, tu mi capisci, vero?
Ti mando un bacio, a te, Kitty ed a Tommy: siete sempre nel mio cuore!
Il tuo amico Renato.
mercoledì 29 aprile 2026
... attacco al Colle!! ...
“Non mi faccia fare il lavoro del presidente della Repubblica, altrimenti poi scrivete che io mi voglio sostituire a lui. Se vuole le offro un bicchiere di vino e le dico cosa ne penso personalmente, ma non è il mio ruolo dire cosa dovrebbe fare il Capo dello Stato. Così mi mette in difficoltà…”.
É una dichiarazione indegna; Meloni risponde in modo sprezzante e polemico verso il presidente della Repubblica.
Inoltre, ribadisce la sua fiducia a Nordio e scarica la responsabilità sulla magistratura che ha inviato i rapporti al ministero della Giustizia.
La Magistratura di Milano, intanto, interviene e fa capire che facendo ulteriori indagini, qualora vi fossero nuovi elementi, potrebbe cambiare parere sul caso Minetti e esprimere una valutazione negativa.
Questa, in sintesi, la giornata di ieri caratterizzata, a mio avviso, dal tentativo di Meloni di prendere le distanze dal Quirinale e salvare il suo ministro.
Così mira a mettere in difficoltà il presidente Mattarella, anzi lo attacca, più o meno esplicitamente, su un tema importante come il potere di concedere la grazia.
La cosa singolare è che questo attacco venga dal governo e quindi anche da Nordio, cioè da colui che, responsabile dell’istruttoria, ha inviato la domanda di grazia al Quirinale con parere positivo.
In sostanza, sul caso Minetti, il governo ha deciso di aprire uno scontro con Mattarella per indebolirlo.
É un azzardo politico, segno di nervosismo e di sbandamento. É un tentativo ignobile di rovesciare le carte e aprire un braccio di ferro istituzionale.
D’altra parte non si può dimenticare che, solo pochi giorni fa, le tensioni tra il governo e il Presidente Mattarella si erano concentrate sul decreto sicurezza con il fermo intervento del Capo dello Stato a difesa della Costituzione contro il tentativo spudorato di pagare gli avvocati per trasformali in agenti delle politiche migratorie dell’esecutivo.
Evidentemente, Meloni non dimentica e approfitta del caso Minetti per portare avanti il suo disegno politico.
Ma i fatti sono chiari. Mattarella nel rispetto di una istruttoria fatta dal ministro Nordio ha firmato la grazia.
Poi, quando sono emerse notizie che mettevano in dubbio quell’istruttoria non ha esitato a chiedere chiarimenti. Se i sospetti fossero confermati il risultato non potrebbe essere che quello di revocare la grazia, perché i fatti che la motivavano, che sono stati forniti da Nordio, semplicemente erano falsi.
A mio avviso, Mattarella, in questo come in altri casi, ha tenuto un comportamento coerente e assolutamente trasparente che ne rafforza il ruolo super partes e il senso di equilibrio e di giustizia con cui lo esercita.
É evidente invece che a dare le dimissioni dovrebbe essere già stato Nordio, un minuto dopo aver ricevuto la lettera del Quirinale, che a tutti gli effetti è un atto di sfiducia nei suoi confronti.
Ma ora, a dare le dimissioni deve essere anche Meloni che ieri ha portato un attacco vergognoso il Presidente Mattarella.
Lo ha capito Renzi che ieri ha chiesto esplicitamente a Meloni di togliersi di mezzo.
Per una volta, sono d’accordo con lui.
Enrico Rossi.
... 29 Aprile 1945 ...
29 aprile 1945 -
DICHIARAZIONE DEL CLNAI SULLA FUCILAZIONE DI MUSSOLINI E DEI SUOI COMPLICI:
Il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) dichiara che la fucilazione di Mussolini e dei suoi complici, da esso ordinata, è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro Paese ancora coperto di macerie materiali e morali; è la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la patria la premessa della rinascita e della ricostruzione. Il popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale - che per vent'anni il fascismo gli ha negato - se il CLNAI non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferma decisione di far suo un giudizio già pronunciato dalla storia. Solo a prezzo di questo taglio netto con un passato di vergogna e di delitti, il popolo italiano poteva avere l'assicurazione che il CLNAI è deciso a perseguire con fermezza il rinnovamento democratico del Paese. Solo a questo prezzo la necessaria epurazione dei residui fascisti può e deve avvenire, con la conclusione della fase insurrezionale, nelle forme della più stretta legalità.
Firmato:
Achille Marazza per la Democrazia Cristiana
Augusto De Gasperi per la Democrazia Cristiana
Ferruccio Parri per il Partito d'Azione
Leo Valiani per il Partito d'Azione
Luigi Longo per il Partito Comunista Italiano
Emilio Sereni per il Partito Comunista Italiano
Giustino Arpesani per il Partito Liberale Italiano
Filippo Jacini per il Partito Liberale Italiano
Rodolfo Morandi per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
Sandro Pertini per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
Per una Patria umanista, civile, laica, progressista, costituzionale = PATRIA ANTIFASCISTA!
#grifoniantifaperugia #antifascismo #antifascista #antifascisti #antifa #antifascist #antifascism #siamotuttiantifascisti #resistenza #oraesempreresistenza #fascismo #maipiufascismo #italia #partigiani #partigiano #gloriaeternaaipartigiani #benitomussolini #mussolini #ventennio #duce #25aprile #clnai
... Nordio si inceppa!!! ...
La riforma Nordio si inceppa. E il garantismo da slogan incontra la realtà.
La riforma voluta da Carlo Nordio prevedeva una novità presentata come storica: non più un solo GIP a decidere sulla convalida di molte misure cautelari personali, ma un collegio di tre giudici, con l’argomento che una decisione collegiale offrirebbe maggiori garanzie contro errori e compressioni indebite della libertà personale.
Detta così, sembra inattaccabile.
Peccato che una riforma non si giudichi dai principi astratti, ma dalla sua praticabilità. E qui comincia il problema.
Per mesi il governo l’ha venduta come svolta di civiltà giuridica, il vessillo del nuovo garantismo. Ma appena si avvicina la prova dei fatti, cioè la sua entrata in vigore ad agosto, emerge il sospetto che fosse pensata più per i talk show che per i tribunali.
Perché se oggi Nordio è costretto a parlare di cronoprogrammi, “correzioni tecniche”, assunzioni accelerate e dialogo per evitare il blocco degli uffici giudiziari, significa che quella macchina, semplicemente, non era pronta.
E allora la domanda è brutale: come si vara una riforma che pretende di cambiare il cuore della giurisdizione cautelare senza avere prima magistrati sufficienti per applicarla?
In circa 67 uffici GIP ci sono tre magistrati o anche meno. In molti tribunali minori, questa riforma rischia di paralizzare tutto. E adesso il governo scopre il problema? Adesso?
No, questo non è un incidente tecnico. È il metodo.
Prima lo slogan. Poi i conti.
Prima la bandiera del garantismo. Poi il dettaglio trascurabile di far funzionare i tribunali.
E qui la critica politica diventa inevitabile.
Perché il governo ha trasformato una materia delicatissima — la libertà personale — in una narrazione ideologica. Tre giudici facevano effetto, suonavano bene, davano il senso della grande riforma.
Ma se per tenere in piedi quella riforma servono 250 nuovi magistrati reclutati in corsa, aggiustamenti, rinvii mascherati e continue correzioni, allora non siamo davanti a un progetto maturo.
Siamo davanti all’ennesima riforma annunciata come rivoluzione e corretta come emergenza.
Nordio continua a difendere il principio. Ma il problema non è il principio. È l’improvvisazione.
Perché le garanzie senza strutture sono propaganda.
E il garantismo senza mezzi è solo retorica ministeriale.
Il paradosso è quasi ironico: una riforma pensata per evitare errori rischia di rivelarsi essa stessa un errore politico.
Dicevano: tre giudici per evitare abusi.
Oggi servono cronoprogrammi, rattoppi e rinvii per evitare il disastro.
Più che la riforma Nordio, sembra il solito prodotto di questo governo: molta scenografia, poca ingegneria.
G.S.
... un dolore vero!! ...
𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐌𝐢𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Il bambino nasce nel 2017 a Maldonado, Uruguay. Padre in carcere. Madre indigente: così povera da non permettersi un avvocato, tanto che il tribunale le riconosce l'ausiliatoria de pobreza. Il giudice dispone l'affido all'Inau con un mandato: ricongiungere madre e figlio. Un bambino con una famiglia, non un orfano.
Questa è la notizia. Quasi sepolta sotto lo scontro Nordio-Quirinale. Nell'istanza di grazia per Nicole Minetti quel bambino risultava "abbandonato alla nascita". Solo che non lo era. Secondo il Fatto Quotidiano, su atti del Tribunale di Maldonado, Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani hanno intentato una causa per la decadenza della potestà genitoriale dei genitori biologici, vinta nel febbraio 2023. La madre biologica, María de los Ángeles González Colinet, 29 anni, risulta scomparsa da febbraio 2026. Un ordine di rintraccio è stato diramato il 14 aprile. L'avvocata che la difendeva, Mercedes Nieto, è morta carbonizzata insieme al marito nel giugno 2024. Si indaga per duplice omicidio. Nulla, formalmente, collega questi fatti alla grazia italiana. Tutto, sostanzialmente, costruisce il quadro di una famiglia povera che ha perso un figlio e poi la sua avvocata.
L'Inau (Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay) portava i minori a pranzo nel ranch di Cipriani, che è uno che compare anche negli Epstein files. E questo mette i brividi. Il direttore per le adozioni è stato rimosso ad aprile per irregolarità. Come fosse arrivato quel bambino nell'orbita della coppia, ha risposto una testimone: soldi, potere e paura. Si può discutere di Nordio quanto si vuole. Ma il bambino povero di Maldonado, con la madre scomparsa e l'avvocata bruciata viva, forse esige un'altra conversazione. È una storia, se confermata, enorme e dolorosa. Anche se non ci son famiglie nel bosco.
martedì 28 aprile 2026
... "mezzo litro" ...
E non finiscono di abbattersi tegole su Carletto "mezzo litro" Nordio e su come ha gestito, a dir poco malamente gestito, la vicenda della Grazia concessa alla ex organizzatrice di festini per l'allora Premier Berlusconi.
Infatti l’ospedale di Padova ha smentito Nicole Minetti sulle mai avvenute visite ospedaliere al figlio adottivo uruguayano che figuravano tra gli elementi principali alla base della richiesta di grazia. Il direttore di Neurochirurgia pediatrica dell’Uoc di Padova Luca Denaro ha negato che il bambino sia mai stato visitato a Padova e di avere avuto alcun contatto con Minetti.
Insomma nell'istruttoria che è stata sottoposta alla controfirma del Presidente della Repubblica erano contenute vere e proprie balle. Inoltre pare che neanche a Milano ci sarebbero tracce di alcuna visita. E come sperava di uscirsene Carletto? La pratica dicono dal Ministero di Grazia e Giustizia sarebbe stata gestita da Giusy Bartolozzi. Capito? Vogliono uscirsene scaricando la colpa sulla già dimissionata Bartolozzi.
Possono mica farla nuovamente dimettere? Capito? Semplice. Vorrebbero così lavarsene le mani. Peccato che se anche avesse fatto tutto la Bartolozzi, e visti gli altarini che si iniziano a scoprire la cosa non sorprende neanche, è ovviamente del Ministro e di nessun altro la responsabilità politica se la sua allora capo di gabinetto ha detto vere e proprie balle per truccare le carte al fine di consentire la Grazia a Nicole Minetti.
Caro indegno ed incapace Ministro crediamo sia venuto il tempo che tu prenda atto di aver chiuso indegnamente la tua carriera di magistrato ricoprendo il ruolo di peggior Ministro della Giustizia della storia repubblicana e tolga finalmente il disturbo. Anche con discreto ritardo tutto sommato considerando il risultato referendario.
Anche basta. Anche basta!
Mario Imbimbo.
... il dito e la luna! ...
𝐈𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨, 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐭𝐨, 𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐚
Il buongiorno di Giulio Cavalli
Il Quirinale ha scritto al ministero della Giustizia. Vuole sapere se i fatti su cui si è fondato il decreto di grazia a Nicole Minetti, condannata per peculato e favoreggiamento della prostituzione, siano veri. La domanda viene da un'inchiesta del Fatto quotidiano: bambino uruguayano, adozione opaca, madre scomparsa, due avvocati morti che la procura di Garzón indaga per duplice omicidio. Nordio aveva firmato. Mattarella aveva firmato il 18 febbraio ma adesso chiede conto.
Alberto Nerazzini lavorava su criminalità e politica quando ha trovato negli atti della DDA il nome del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, socio della figlia diciottenne di Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese, in un ristorante a Roma. Il 24 marzo si è dimesso. Fanpage ha mandato una giornalista infiltrata tra i ragazzi di Gioventù Nazionale finché non li ha ripresi a cantare «Sieg Heil» nelle sedi del partito, e la Commissione Segre ha acquisito i filmati. Nello Scavo di Avvenire, sotto scorta dal 2019, ha documentato gli incontri tra funzionari italiani e Bija, sanzionato dall'Onu, in un centro di accoglienza in Sicilia.
C'è chi guarda il dito e ce lo rivende come se fosse la notizia. Dice: uso politico dell'inchiesta. Dice: bisogna capire il contesto. Sono i moralisti del giornalismo, quelli che pontificano sul metodo mentre i fatti bruciano. Il giornalismo fa meno numeri dei video virali. Però modifica la realtà: un decreto in sospeso, un sottosegretario a casa, un cronista sotto scorta perché qualcuno temeva quello che scriveva. Sono risultati. Esistono.
... un anormale ministro! ...
La cosa che va giudicata "normale" è che il "guardagingilli", al secolo Dott. Carlo Nordio, ne abbia fatta un'altra delle sue. La cosa che invece va considerata "anormale", anzi rivoltante, è che il peggior ministro della Giustizia della storia abbia preso l'iniziativa di chiedere e fare concedere la grazia a una conclamata, condannata e capace curatrice di giri di prostituzione anche di minori; organizzatrice di "cene eleganti e relativi travestimenti, oltre che conclamata mentitrice.
Stavolta però il "guardagingilli" non è alle prese con una dichiarazione sbagliata dopo qualche spritz di troppo, stavolta ha messo in mezzo il Capo dello Stato e in qualche modo lo ha indotto a una decisione, quella della concessione della grazia appunto, che il Presidente ha finito per sputtanarlo. Lo scoop del Fatto Quotidiano, infatti, non ha messo in luce solo la continuazione del mestiere preferito della ex igienista dentale di Berlusconi, quello di organizzatrice di giri di prostituzione di alto bordo in Uruguay. Con Epstein in mezzo, fra l'altro.
Lo scoop ha messo in evidenza un fatto che se venisse dimostrato sarebbe gravissimo: la documentazione portata da Nordio a supporto della richiesta di grazia sarebbe falsa o basata su fatti inesistenti o taroccati. Poiché il Presidente Mattarella e il suo Ufficio non hanno gli strumenti per verificare la congruità e la veridicità di quella documentazione, strumenti che invece ha il Ministro della Giustizia, è notizia di pochi minuti fa che il Presidente della Repubblica, attraverso il suo ufficio Stampa, abbia chiesto a Nordio delucidazioni in merito.
È un fatto che non ha precedenti. Qualora quanto riportato dal Fatto Quotidiano venisse accertato, va revocata la grazia a Minetti, ma quella non doveva neppure essere stata concessa, ma vanno considerate inevitabili le dimissioni di un Ministro della Giustizia del quale questo Paese non aveva assolutamente bisogno. Forse è la volta buona che il popolo italiano Carletto mezzolitro, senza giri di parole, se lo toglie dalle palle. Scusate il francesismo.
Giancarlo Selmi.
lunedì 27 aprile 2026
... tre colpi di pistola! ...
𝐔𝐧 𝐮𝐨𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐬𝐜𝐨𝐨𝐭𝐞𝐫 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐚. 𝐈𝐥 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐫𝐮𝐦𝐨𝐫𝐞
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Un uomo su uno scooter, casco integrale e mimetica verde, si è fermato in via delle Sette Chiese a Roma e ha sparato tre colpi contro una coppia con il fazzoletto dell'Anpi. Cercavano un bar dopo il corteo.
Questa è la fotografia del Paese. Il resto è chiacchiera.
C'è un esercizio di moda: il lamento. Per la festa sporcata, la piazza indisciplinata, i toni da abbassare. Un piagnisteo bipartisan che suppone un'Italia capace di andare d'accordo, se solo qualcuno smettesse di fare casino.
Se invece siamo un Paese spaccato. La povertà cresce. Le leggi si stringono. C'è gente disgustata da governi che massacrano civili e dalla compiacenza morale di pezzi della politica italiana. C'è gente che rivendica il diritto di portare il dissenso in piazza. Il conflitto esiste, ogni giorno di più.
Meloni sogna la pacificazione nazionale. Solo che governare un paese pacificato non è governare: è gestire. Un paese quieto, rassegnato, che smette di fare domande. La pace che chiede è il silenzio.
Chi si duole perché il mondo intorno non è come lo vorrebbe soffre di una sindrome precisa: la paura del conflitto. Produce paternalismi e ipocrisie. Ci si duole dello scontro senza chiedersi perché esiste.
Le bandiere israeliane portate come provocazione, la Brigata ebraica scortata fuori da Milano dalla polizia antisommossa, gli insulti a Fiano: tutto occupa i titoli. E intanto in via delle Sette Chiese sparano a due pensionati con il fazzoletto al collo. Quella è la posta in gioco.
I provocatori usano il dissenso come materia prima per ritagliarsi notorietà.
Ma siamo un paese spaccato. Meglio saperlo.
Foto @anpi.roma
... calcoli sbagliati! ...
Alla Casa Bianca, ieri, è andata in scena una delle pagine più memorabili della storia recente dell’amministrazione Trump.
Robert F. Kennedy Jr., ministro della Salute degli Stati Uniti d’America, ha deciso di riscrivere completamente le regole della matematica.
E davanti a un Trump che annuiva soddisfatto, ha affermato:
“Un senatore democratico mi ha detto che è matematicamente impossibile che un farmaco scenda di prezzo del 600%. E io gli ho risposto: se costa 100 e sale a 600, quello è un aumento del 600%. Se scende da 600 a 100, è un risparmio del 600%”.
E Trump, compiaciuto: “Giusto”.
In due frasi, il ministro della Salute della prima potenza mondiale è riuscito nell’impresa di sbagliare due calcoli su due.
Il primo: se un prodotto costa 100 e arriva a 600, l’aumento è del 500%, non del 600%. Le percentuali si calcolano sulla differenza rispetto al prezzo di partenza (600 − 100).
Il secondo, ancora più clamoroso: se quello stesso prodotto torna da 600 a 100, il risparmio è dell’83%. E il motivo è semplice. Il risparmio massimo possibile, nell’universo conosciuto, è il 100%. E si raggiunge quando il prodotto diventa gratis.
Oltre il 100% significherebbe che la farmacia ti consegna il medicinale e in più ti paga per portartelo via.
Ma nel regno di Kennedy esistono farmacie magiche che ti rimborsano cinque volte il prezzo del Moment.
Il tutto certificato in diretta dal Presidente degli Stati Uniti con un solenne “giusto”.
Questi sono quelli a cui è stato consegnato il più grande sistema sanitario del pianeta.
E sono gli stessi che i nostri, da Meloni in giù, continuano a definire “modelli”.
Dormite bene.
Abolizione del suffragio universale
Paolo Ranzani.
domenica 26 aprile 2026
... Merda ai merdosi!! ...
Stamattina a Dongo è successa una cosa bellissima: mentre un centinaio di merdosi nostalgici col braccio teso celebrava col rito del “presente” e praticava il saluto fascista per commemorare il maiale Mussolini e i quindici gerarchi fascisti che 81 anni fa come codardi si diedero alla fuga verso la Svizzera, dall’altra parte qualcuno ha pensato di replicare nell’unico modo all’altezza della situazione: lanciando palloncini pieni di merda.
Provate ad immaginare il silenzio liturgico del momento, lo sguardo fiero, il braccio teso, il viso commosso.
E poi all'improvviso: “splat!” una bella merda sulla camicia nera stirata stanotte.
Un affettuoso grazie a chi stamattina ha ricordato a questi sottosviluppati che il fascismo è stato merda putrida e come merdosi immondi devono essere trattati i militanti e nostalgici.
Tony Mele.
Era la mattina del 27 aprile 1945 quando a Dongo, sul lago di Como, gli uomini della cinquantaduesima brigata Garibaldi fermarono un' autocolonna tedesca diretta in Svizzera. A bordo del quinto camion, i partigiani scorsero un uomo rannicchiato in un angolo, con l' elmetto in testa e addosso un cappotto militare ben abbottonato. «Camerata ubriaco, vino!» cercò di spiegare un soldato. Insospettito, uno dei partigiani avvertì il compagno «Bill», il più alto in grado. Lui si avvicinò, osservò, capì: «Lo chiamai. Prima gli dissi: "Camerata!". Niente, nessuna risposta. Allora feci: "Eccellenza!". Ancora niente. Provai così: "Cavalier Benito Mussolini!". Ebbe come una scossa elettrica. Saltai sul camion e, di fronte al suo stupore, gli dissi: "In nome del popolo italiano, io l' arresto"».
L' uomo che arrestò il Duce:
.
.....Mussolini e i suoi erano solo degli
usurpatori che si reggevano al potere solo in
virtù dell’appoggio tedesco e di spietati metodi di repressione... il mio sdegno contro gli
uni e contro gli altri –
scrive
– aumentava
di giorno in giorno... Mi convinsi così che
mi sarebbe stato impossibile rimanermene
con le mani in mano ad attendere la salvezza e la liberazione da altri, ............
partigiano Pedro.
... Torino 2 - Inter 2 ...
C’erano facce lunghe, prima.
Di quelle che conosci bene, perché le hai viste troppe volte allo specchio dopo certe domeniche venute male.
Erano ancora peggio dopo due ceffoni presi senza neanche capire da dove arrivavano, e lo stadio invaso che esultava in modo innaturale.
C’era quell’aria da resa anticipata, da “anche oggi è andata così”.
Poi qualcosa si è acceso.
Dieci minuti.
Dieci minuti in cui la palla ha iniziato a girare come se qualcuno avesse finalmente ricordato ai ragazzi che quello è un gioco, sì, ma anche una questione di dignità.
Un passaggio giusto, una entrata fatta con la giusta cattiveria, un allenatore che non avendo nulla da perdere se la rischia con cambi offensivi non nel senso offensivo del termine.
Il secondo gol su rigore, contro l’Inter: avete capito bene.
Effetto Rocchi?
Può essere, ma chissenefrega.
Non è stata la solita storia: questo conta.
Rispetto a quella roba informe vista a Cremona, gli ultimi trenta minuti avevano un altro odore: non di beffa annunciata, ma di gente viva, di gente che prova a reagire.
Non un branco spaesato, ma undici che si riconoscono.
Ed allora un applauso se lo prendono.
Tutti. Anche D’Aversa, che per una volta ha rischiato ed ha raccolto.
La cosa più bella, però, non è nemmeno il risultato.
È stato il silenzio.
Quello di chi era arrivato convinto di fare festa qui, come se fosse terreno neutro, come se vincere a Torino fosse una formalità.
Perché, anche se negli anni ci siamo fatti male da soli, anche se certe scelte obbligate ci hanno fatto sentire ospiti in casa nostra, ogni tanto Torino si ricorda cos’è.
E quando succede, non è un posto dove vieni a brindare, ma dove, se vuoi qualcosa, te lo devi sudare fino all’ultimo minuto.
E magari, stavolta, non basta neanche.
Ernesto Bronzelli.
Rimettete i pallottolieri in cantina, stavolta la squadra non si è sciolta come neve al sole. In panchina avevamo pure un allenatore che non stava già scrivendo le dichiarazioni imbarazzanti e moscie, da propinare con enfasi mortuaria ai giornalisti in sala stampa, nel post-sonorasconfitta. Bensì, un allenatore che ha cercato di dare una scossa alla squadra e così ha fatto. Nella partita in casa, più fuori casa della storia granata, roviniamo la giornata agli interisti arroganti, venuti a sfottere e a voler comandare al Grande Torino. Detto questo vorrei farvi i miei complimenti e lasciare un messaggino d'amore, ai nerazzurri che hanno mancato di rispetto "Potevamo essere storicamente gemellati contro i gobbi, visti i trascorsi di ambedue contro i NoKolors, invece dimostrate solo che tra voi e loro cambia solo il colore di una striscia. Sicurissimo che vinciate Campionato e Coppa Italia 🦉🦉🦉,
vi auguro "Tanta fortuna, Tanta fortuna , come farebbe il pupazzo Gnappo. Alla prossima Zebre Nerazzurre."
... imbarazzante!! ...
La seconda carica dello Stato, oggi, al Salone del Mobile di Milano, ha dato una delle prove più imbarazzanti degli ultimi anni.
Ignazio La Russa si presenta lì e comincia a parlare di calcio con alcuni giornalisti. Gli chiedono chi tiferà ora che la Nazionale non si è qualificata. Una chiacchiera da bar sport, con la stessa profondità.
A un certo punto si inserisce una giornalista. Non per parlare di pallone, ma per fare il suo mestiere. Gli chiede della costituzionalità del decreto sicurezza.
E lui, piccato, risponde così: “Ma che c’entra col calcio?”.
La giornalista, con una pazienza francescana, gli ricorda una sottigliezza: “Ma lei non è presidente di una squadra di calcio”.
Lei è il Presidente del Senato. Lei ha giurato sulla Costituzione. Lei presiede l’aula in cui quel decreto viene discusso e votato.
E lui cosa fa? Saluta indispettito e se ne va: “Sì, ciao”.
La seconda carica dello Stato che lascia un punto stampa perché si ostinano a chiedergli di ciò per cui prende lo stipendio. Perché non gli fanno domande sul calcio.
E menomale che c’era lei.
Menomale che c’era una giornalista con la faccia tosta di rompergli il momento da bar.
Menomale che ogni tanto qualcuno alza la mano e fa una domanda.
Quella che, in dieci secondi, racconta più di mille editoriali.
Abolizione del suffragio universale
Paolo Ranzani.
... Bella Ciao!! ...
Bella Ciao, il fascismo vigliacco
e la bellezza del 25 Aprile
di Raffaele Crocco
Il 25 aprile è “Bella Ciao”. D’accordo, è anche tante altre cose il 25 aprile. Soprattutto, però, è “Bella Ciao”. È una canzone bellissima. Se ci pensate, è la canzone di chiunque e di tutti. Non ha un autore certo, è stata probabilmente creata da più persone, in momenti vicini, ma differenti. Non è di nessuno, quindi. Non c’è chi possa dire: è mia. È una canzone libera e di libertà. Canta la libertà. La canta così bene da essere diventata un inno mondiale. Se ne conoscono almeno 70 differenti versioni, in altrettante lingue. La cantano in Africa, durante le mobilitazioni. Viene cantata in America del Sud, in Europa. La cantano a Gaza, per respingere l’invasore israeliano.
È una canzone di liberazione, “Bella Ciao”. Non è in alcun modo una canzone rivoluzionaria, non chiede, invoca o sogna un mondo particolare. No: dice solo che si deve e può lottare contro chi invade una terra non sua, negando la possibilità di essere ciò che siamo. Questo è un passaggio che mi affascina, perché mette in luce le contraddizioni di chi – soprattutto in Italia – non ama questa canzone.
Cerco di spiegarmi.
Se vogliamo, anzi anche se non lo vogliamo”, “Bella Ciao” è una canzone patriottica. Parla della scelta di andare a combattere per cacciare un invasore, uno straniero che arriva per opprimere. Tenuto conto della retorica patriottica dei fascisti e della destra conservatrice in questo Paese, “Bella Ciao” dovrebbe essere il loro inno. Chi meglio di chi si definisce “vero patriota” – e fascisti e la destra conservatrice continuano a ripetere di essere tali – dovrebbe cantare una canzone nata per opporsi all’invasione di uno straniero, in questo caso l’occupazione nazi-tedesca dell’Italia fra il 1943 e il 25 aprile del 1945? Nessuno, verrebbe da dire.
Invece… invece, la storia è diversa.
È diversa, perché storia e canzone svelano la vergognosa e vigliacca menzogna del patriottico fascismo italiano.
Ormai lo sappiamo: il fascismo – e la destra conservatrice che da sempre si allea con esso – non è un ideale, ma un comportamento, un’attitudine al furto – di potere, ruolo, ricchezze, prestigio – messo in atto con la violenza. Di conseguenza, come si arriva a conquistare e conservare il potere al fascista non frega nulla. Il fascismo è abituato a svendere i propri ideali in nome del potere personale, lo ha sempre fatto. Ce lo racconta la storia.
Nel 1919, il fascismo nasce repubblicano, anticlericale e dalla parte dei lavoratori. Arrivato al potere grazie alla convergenza di interessi con la destra conservatrice e con il re, abbandona tutti gli ideali sin lì propagandati e per rimanere in sella – compiacendo al re, non cacciandolo per creare una repubblica – crea un impero e sottoscrive con il Vaticano i Patti Lateranensi. Nel 1943, altra giravolta. Per tornare ad avere un qualche potere, Mussolini e il fascismo rinnegano i loro 21 anni di dittatura monarchico-clericale e creano una piccola e sgangherata repubblica, quella di Salò, accettando due situazioni poco coerenti con il loro “patriottismo”. La prima è l’invasione tedesca della penisola, che non combattono, ma anzi aiutano e favoriscono. Per effetto di questa, saranno migliaia i patrioti italiani uccisi dai nazisti e dai loro servi in camicia nera. La seconda è la cessione del Trentino Alto Adige della Venezia Giulia ai tedeschi. Quelle due terre, ricordiamolo, dal 1943 furono amministrate direttamente dal Reich, cioè da Berlino.
Questo è il volto vero del fascismo. Nato e alimentato dalla retorica irredentista e nazionalista pre e post Prima Guerra Mondiale, il fascismo e Mussolini accettarono di cedere ai tedeschi le terre che erano state annesse all’Italia grazie al sacrificio di 600mila giovani. Le terre cosiddette “irredente” che avevano portato alla grande carneficina del 1915 – 1918, erano state cedute in un attimo, in cambio del ridicolo potere personale avuto con la Repubblica Sociale Italiana.
Il fascismo è da sempre opportunista, vigliacco e anti patriottico. Per questo è impossibile che ai fascisti italiani e di tutto il Mondo piaccia “Bella Ciao”. Svela la menzogna. Smaschera la loro codardia. Mette in luce il loro essere meschini e opportunisti, oltre che violenti. Noi, “Bella Ciao” la canteremo e la cantiamo ogni giorno. Ci servirà per ricordarci che dobbiamo resistere. Ci aiuterà ad alimentare la battaglia politica contro l’ennesimo “decreto sicurezza” votato alla Camera il 23 aprile. Un’altra volta, il Parlamento ha votato una legge pensata non per combattere la criminalità, ma per mettere a tacere la protesta, l’opposizione e per discriminare gli stranieri che vivono in questo Paese. Una legge pessima, antidemocratica e contro i diritti umani. Resistere a queste ingiustizie l’unica cosa sensata che, come cittadini democratici, possiamo fare.
www.unimondo.org
Alessandro Negrini Carlo Martinelli Radio Onda d'Urto Left Il Dolomiti Articolo 21 Festival Del Cinema dei Diritti Umani di Napoli Uno Maggio Taranto Libero E Pensante Arci Empolese Valdelsa
sabato 25 aprile 2026
... un anno fa!! ...
Per non dimenticare.
Era solo lo scrso anno, quando Lorenza Roiati, titolare del panificio "L'assalto ai forni" di Ascoli Piceno, fu identificata per due volte in poche ore da agenti in divisa e in borghese il 25 aprile per aver esposto fuori la sua panetteria lo striscione che vedete: "25 Aprile buono come il pane, Bello come l'Antif@scismo".
Sembra passato un secolo soprattutto grazie al voto referendario che in Italia ha avuto il merito di cambiare il clima politico. 15 milioni di italiani hanno difeso la Costituzione uscita dalla Resistenza antif@scista.
Oggi più che mai val la pena di ricordare la risposta che Lorenza diede a chi le chiese di farsi identificare per aver esposto nel giorno della Festa della Liberazione uno striscione antif@scista.
"Mio nonno Renzo e suo fratello Vittorio erano partigiani. Se mi chiedono di dichiarare il mio nome lo faccio con orgoglio".
Così Lorenza Roiati rispose agli agenti in borghese. Siamo tutti figli e nipoti dei partigiani e dobbiamo dirlo con orgoglio.
W il 25 Aprile. W la Resistenza. W la Costituzione antif@scista!
Mario Imbimbo.
... piccolo miracolo!! ...
Un piccolo barlume di lucidità in mezzo alle ombre nere?
Dichiarazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in occasione dell'Anniversario della Liberazione.
"Oggi l'Italia celebra l'ottantunesimo anniversario della Liberazione. Il popolo italiano ricorda uno dei momenti decisivi della propria storia: la fine dell'occupazione nazista e la sconfitta dell'oppressione fascista (wow, l’ha detto!) che aveva negato agli italiani libertà e democrazia.
Oggi celebriamo i valori scolpiti nella Costituzione repubblicana, che hanno permesso all'Italia di diventare quello che è e che le viene riconosciuto da tutti: una Nazione forte e autorevole, protagonista sullo scenario europeo e internazionale. Oggi ci ritroviamo nelle parole del Presidente della Repubblica e rinnoviamo il nostro impegno affinché il 25 aprile sia ‘un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale’. È un auspicio che facciamo nostro, perché è dalla concordia e dal rispetto per l’altro che la Nazione può trarre rinnovato vigore. Oggi, in un’epoca scossa da guerre e minacce sempre più insidiose ai sistemi democratici, torniamo a ribadire che l’amore per la libertà è l’unico vero antidoto contro ogni forma di totalitarismo e autoritarismo. In Europa e nel mondo”.
Paolo Ranzani.
... 25 Aprile!! ...
Mi piace il 25 aprile perché è divisivo.
Mi piace il 25 aprile perché non è la festa di tutti. Perché, celebrandolo, ti costringe a prendere posizione.
Mi piace perché chi non lo festeggia si sente sempre in dovere di giustificarsi, smarcandosi e saltellando fra scuse, cazzate e vergogna, perché in fondo sa che c'è solo un motivo per non festeggiare il 25 aprile.
Mi piace il 25 aprile perché non è semplicemente una festa, è memoria. Perché non devi andare a pranzo da nessuno, vestirti elegante, fare regali. Mi piace il 25 aprile perché non c'è una liturgia concordata, perché lo puoi festeggiare dove vuoi e come vuoi. Però lo devi festeggiare.
Mi piace il 25 aprile perché è solido, inamovibile. Perché anche se son passati gli anni e c'è chi vorrebbe dimenticare, annacquare, smussare gli angoli e magari chiudere tutto il discorso con una gita fuori porta, lui non si lascia banalizzare, ammorbidire, semplificare.
Mi piace il 25 aprile perché non ci sono dolci tipici, non ci sono uova, non ci sono decorazioni, né saldi. Mi piace perché rigetta naturalmente ogni tentativo di commercializzazione, e anche se qualcuno prova comunque a venderselo, finisce sempre col risultare fuori luogo.
Mi piace il 25 aprile perché, ogni volta, riesce sempre a far incazzare le persone giuste.
Mi piace il 25 aprile perché spesso ha più dignità di chi lo celebra. Mi piace perché resiste a ogni forma di speculazione, di narrazione, di abuso. Perché indipendentemente da queste righe e da tutte quelle che ogni anno lo imbrattano, lui riesce a raccontarsi benissimo da solo.
Mi piace il 25 aprile perché è l'unico giorno in cui non solo si celebra un valore, ma lo si rivendica e lo si trasmette ad altri.
Mi piace il 25 aprile perché ogni anno ha sempre la stessa forza. Perché se da queste parti il fascismo è ricorsivo, lo è pure la voglia di pigliarlo a calci in culo.
Mi piace il 25 aprile perché è una festa che viene presa molto sul serio, e l'idea di un Paese dove, nonostante tutto, la liberazione rimane un discorso serio mi rassicura.
Soprattutto mi piace il 25 aprile perché è imprescindibile. E se decidete di non festeggiarlo, lo state festeggiando.
Buon 25 aprile.
... e stamane Maria Rosa è uscita dall'ospedale: Doppia Liberazione!!
venerdì 24 aprile 2026
... governo fascista!! ...
All’inizio della seduta di voto di uno dei decreti più razzisti e anticostituzionali della storia di questo Paese, i deputati di opposizione alla Camera si sono alzati in piedi e, tutti uniti, hanno intonato “Bella ciao”.
Per protestare contro il Dl Sicurezza.
Per celebrare il 25 aprile.
Per esprimere il proprio democratico e civile dissenso nei confronti di una destra che confonde la pacificazione con la parificazione.
Non c’è luogo migliore per cantare “Bella ciao” che il Parlamento della Repubblica antifascista.
Non c’è soddisfazione più grande che cantarlo in faccia alla destra più fascista della storia della Repubblica.
E i fischi e la stizza di ognuno di loro, la risposta piccata di Salvini, i fegati spappolati su tutti i banchi di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sono e resteranno uno dei momenti più alti di questo 25 aprile.
È questo il fiore.
🌹
Lorenzo Tosa.
... Michela Ponzani ...
La risposta più bella, più giusta, ai La Russa, ai Vannacci, a chi invoca una pacificazione sempre più simile a una parificazione, l’ha data la storica Michela Ponzani a “Otto e mezzo”.
Lo ha fatto con parole inequivocabili che sono un manifesto oggi di cosa sia e cosa resti del 25 aprile.
"Il 25 aprile non è unitario per chi ancora rimpiange il fascismo. Non vedo cosa ci sia da rimpiangere nel 2026…
Vorrei a questo proposito rasserenare il Presidente del Senato: noi storici, ogni anno, ce li ricordiamo bene i militi della Repubblica di Salò.
Ci ricordiamo bene cos'hanno fatto le brigate nere quando torturavano, ammazzavano, impiccavano, quando infierivano sui corpi dei vecchi e dei bambini.
Io ho fatto parte di una commissione che ha censito circa 5800 casi di stragi in Italia. Abbiamo lavorato sulla documentazione che era stata occultata illegalmente, a proposito di apparati deviati dello Stato e a proposito di apparati occulti, nel famoso armadio della vergogna.
Ebbene, quelle carte ci dicono che noi siamo il paese delle stragi nazifasciste.
Quindi se nel 2026, nell'ottantesimo anniversario della Repubblica italiana nata dalla lotta antifascista, si rimpiange ancora le frasi del vecchio e ‘caro’ Giorgio Almirante, che diceva "ma che dobbiamo festeggiare?"... beh, è un problema suo se lo fa in casa sua, è un problema nostro se quelle parole le pronuncia da Presidente del Senato e seconda carica dello Stato".
Grazie di averlo detto!
Lorenzo Tosa .
... puzza di Ventennio!! ...
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐨𝐫𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐕𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐧𝐢𝐨
La destra è già oltre il nuovo 'pacchetto sicurezza'
Articolo di Giovanni Russo Spena
La sconfitta referendaria ha allarmato Giorgia Meloni. Voleva un plebiscito ma ha ottenuto la rinascita di una attiva partecipazione popolare contro la sua torsione incostituzionale, il tentativo di stravolgere l'equilibrio tra i poteri abbattendo il potere autonomo della giurisdizione. Come reagisce Meloni? Dopo l'approvazione dell'ennesimo "pacchetto sicurezza" che trasforma lo Stato di diritto in Stato penale, del controllo, della sorveglianza, si affretta a portare in Parlamento la proposta di una nuova legge elettorale. Pessima, ad avviso nostro, cioè della associazione Salviamo la Costituzione. L'obiettivo è quello di rendere stabile il proprio potere, privo di reale legittimazione popolare, mediante abnormi premi di maggioranza, simili a quelli delle leggi elettorali Acerbo e Mussolini; allungando la lista bloccata dei candidati e introducendo l'indicazione, sulla scheda, del nome del "capo" coalizione come futuro presidente del Consiglio.
La proposta alternativa di larga parte dei giuristi democratici è, invece, per un sistema elettorale proporzionale e uninominale, che verrebbe incontro al vero, grande problema: la crisi della partecipazione democratica. La proposta Meloni, infatti, elude questo tema ed esalta, in misura unilaterale, il tema della governabilità. Per la presidente la rappresentanza del pluralismo rappresentativo di una società complessa, come è la nostra, non conta niente; interessa che venga garantita, attraverso marchingegni tecnico-elettorali, una maggioranza parlamentare (che risulta, poi, essere una coalizione di minoranze) che abbia un solo voto in più: e che si impossessa, in tal modo, di tutti gli scranni istituzionali, puntando perfino all'elezione del presidente della Repubblica senza confronto e consenso generali, come pretende la "disciplina costituzionale". Non si affronta il tema drammatico: la crisi della rappresentanza, che è crisi della democrazia. Meno della metà della cittadinanza si reca al voto, ma le forze politiche pensano ad alchimie della legge elettorale al solo scopo di conseguire la vittoria. Nasceranno governi legittimi, certo; ma senza una solida ed estesa base di consenso sociale, senza reale legittimità popolare.
La proposta Meloni prevede premi di maggioranza abnormi (70 deputati e 35 senatori), allunga le liste dei candidati sempre bloccate, e prevede l'indicazione del "capo" della coalizione, contro l'articolo 92 della Costituzione, che prevede che i poteri di scelta e nomina dei governi spettino al Capo dello Stato. Noi proviamo a disegnare una legge elettorale alternativa, rispettosa della Costituzione, un punto di vista "altro" che non venga ingabbiato in pratiche di inefficaci mediazioni.
Il punto da cui Salviamo la Costituzione parte è il 1993, quando un referendum populista, voluto da quasi tutte le forze politiche, cancellò il sistema proporzionale, con uno slogan simile a quello della presidente del Consiglio: «il popolo deve indicare direttamente chi ci governa», con una evidente forzatura del secondo comma dell'art. 1 della Costituzione. Ma se facessimo un bilancio onesto dovremmo dire che è successo il contrario. In definitiva, cittadine e cittadini non solo non hanno scelto i governi, ma neanche i propri rappresentanti in Parlamento.
Il nostro punto di partenza, invece, deve essere il dispositivo della Consulta: «è necessario garantire l'effettiva conoscibilità dei candidati e con essa l'effettività della scelta e della libertà del voto». Ne deriva la necessità di adozione di un sistema proporzionale basato sui collegi uninominali, senza le liste bloccate. I parlamentari non sarebbero calati dall'alto ma, nella stragrande maggioranza dei casi, espressione dei territori. Il sistema proporzionale, inoltre, permetterebbe una rappresentanza istituzionale anche delle minoranze, superando la distinzione castale e verticistica del sistema ipermaggioritario. La Consulta, ancora una volta, spiega, infatti, che è sulla rappresentanza democratica che «si fonda l'intera architettura dell'ordinamento costituzionale vigente».
Nei piccoli collegi uninominali, con il sistema proporzionale, anche il confronto tra forze politiche sarebbe più diretto, fondato sui programmi, in grado di coinvolgere l'elettorato. Sul serio il "popolo" potrebbe influire sulle strategie. È un modello molto simile a quello tedesco, previsto, del resto, anche dalla legge 29 del 1948 per l'elezione dei membri del Senato italiano. Che evita, tra l'altro, l'eccessiva "personalizzazione": la rappresentanza istituzionale deve essere anche sociale.
È un grave errore il totem, la cantilena che larga parte del sistema politico ripete, senza fare mai un bilancio degli ultimi decenni del sistema maggioritario: «bisogna conoscere il giorno stesso delle elezioni chi governa il Paese». Perché così crolla il ruolo del Parlamento. È il Parlamento, infatti, il luogo dell'equilibrio, ove le rappresentanze elette concordano strategie e programmi. Le coalizioni preelettorali, richieste dal sistema maggioritario, sono spesso il frutto del mercato delle candidature, di condizionamenti, ricatti. E non portano affatto stabilità.
Proviamo, a partire da queste brevi note, a discutere per affrontare il tema decisivo della democrazia rappresentativa?
... Hospital Day ...
... e venne il giorno del ricovero all'Ospedale Maria Pia per Maria Rosa ... alluce valgo al piede sinistro - (una giornata da single, solo con i miei pensieri!)
giovedì 23 aprile 2026
... c'è donna e donna!!! ...
In vista del 25 aprile, la sindaca Silvia Salis, quella che per alcuni non è abbastanza “di sinistra”, ha ufficialmente proclamato Sandro Pertini cittadino onorario di Genova.
Un atto non formale ma sostanziale, che celebra uno dei più grandi italiani di ogni tempo, un ligure che con Genova ha un legame storico fortissimo, il Presidente partigiano, colui che ha contribuito a liberare due volte la città dai fascisti, durante la Resistenza e nel 1960.
Bellissime le parole con cui la sindaca Salis ha spiegato le motivazioni di questo riconoscimento:
“Non è un semplice atto formale, ma un abbraccio della città a un uomo che non è nato qui, ma ha respirato l’aria dei nostri caruggi e della nostra testardaggine di Genova per molto tempo.
A pochi giorni dal 25 aprile, è anche un modo per onorare il cuore pulsante della nostra democrazia.
Pertini non è stato solo il presidente più amato, è stato un partigiano, un uomo che ha conosciuto il carcere e il confino, che non ha mai abbassato la testa di fronte alla dittatura.
Negli anni del confino, mentre il regime cercava di spegnere la sua voce, Pertini condivideva con i padri fondatori dell’Europa unita il sogno di un continente libero, non un tecnicismo politico ed economico, ma una necessità storica per evitare che le gelosie nazionali tornassero a insanguinare il mondo. E la storia dimostra sempre di più quanto avesse ragione. Il giorno del suo insediamento al Quirinale, pronunciò questa frase memorabile:
‘Si svuotino gli arsenali, si colmino i granai”. Genova non dimentica il suo presidente”.
Da un genovese tra i tanti, grazie.
È l’ennesimo atto di questa sindaca di cui sono orgoglioso, alla faccia di chi la giudica da una copertina, senza aver mai aperto il libro.
Lorenzo Tosa.
... schifosa donnetta!! ...
𝐈𝐥 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢. 𝐈𝐥 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐨𝐥𝐨𝐯𝐲𝐨𝐯
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Al Salone del Mobile, Giorgia Meloni ha liquidato lo scontro istituzionale più grave della legislatura con una parola: buonsenso. "Una norma di assoluto buonsenso", ha detto dell'articolo 30-bis del decreto sicurezza, quello che il Quirinale ha giudicato in contrasto con l'articolo 24 della Costituzione e che Mattarella ha minacciato di non firmare.
Il buonsenso, appunto.
In uno Stato di diritto il buonsenso non esiste come categoria giuridica. Esiste la Costituzione. Esistono i giudici. Il buonsenso è solo la misura soggettiva che ciascuno applica alle proprie convinzioni: personale, per definizione in conflitto con quella di chiunque altro. Chiamare "buonsenso" una norma bocciata dal Colle significa portare la legislazione sul terreno dell'emozione. Come dire “fidatevi di me: io sento che è giusto.
L'articolo 30-bis prevede 615 euro agli avvocati che ottengono il rimpatrio dei migranti assistiti. Il Consiglio nazionale forense si è dissociato. Le Camere penali hanno parlato di patrocinio infedele. Un avvocato che spinga il cliente verso una scelta perché conviene a sé è un problema deontologico grave. Buonsenso.
Chiunque creda alle proprie ragioni può invocarlo. Vladimir Solovyov, conduttore di Rossiya 1, ieri ha insultato Meloni in italiano su canale di Stato con parole tali da spingere la Farnesina a convocare l'ambasciatore Paramonov. Agisce nel buonsenso del suo popolo. Il buonsenso di Solovyov. Il buonsenso di Meloni.
La Costituzione esiste perché i fondatori sapevano che il buonsenso dei potenti è il peggior nemico dei diritti dei deboli. Il Quirinale ha applicato la Carta.
... governo di omuncoli!! ...
𝐋𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
«Modestissima mazzetta»: due parole che il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha scritto nel suo libro, difeso ieri alla Camera con una logica semplice quanto rivelatrice. Se il nostro ordinamento parla di tenuità del fatto, se la legge prevede la "modesta quantità" per la droga, perché mai la corruzione dovrebbe fare eccezione? Il ragionamento fila. Fila talmente bene da far capire dove porta.
Porta, esattamente, dove porta questo governo ogni volta che si trova davanti a qualcosa che non sa fare. Tajani, pochi mesi fa, aveva spiegato che il diritto internazionale «è importante fino a un certo punto». Nordio adesso applica lo stesso metodo al diritto penale interno: la legge vale, certo, ma fino a una certa mazzetta.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Quando una norma ostacola chi governa, o chi vorrebbe proteggere, si abbassa il livello. Si smette di chiedersi se un reato va perseguito e si comincia a chiedersi se vale la pena farlo, se la mazzetta è abbastanza grande, se il blocco navale è abbastanza vicino alla costa. Il diritto diventa una questione di soglia. Sotto quella soglia, niente.
Chi governa sapendo governare non ridimensiona i reati. Sa che mazzetta dopo mazzetta non si costruiscono ospedali. Sa che vietare il trojan per la corruzione significa smontare l'unico strumento che ha dimostrato di funzionare. Sa tutto questo, e quindi non lo fa. Chi governa non essendo all’altezza invece ha bisogno di rimpicciolire i fatti per sembrare all’altezza.
Nordio e Tajani lo fanno.
Con la stessa struttura: la regola esiste, ma esiste fino a un certo punto. Il punto lo decidono loro. Questo governo non è severo, non è permissivo, non è garantista. Modesto, ecco. In tutto.
mercoledì 22 aprile 2026
... Parificazione? NO!!! ...
C'è un’aria nuova, la sentite? È quell'aria di chi vuole mettere tutto in un unico sacco, scuoterlo bene e dire che, in fondo, siamo tutti uguali. È la democrazia del livellamento, dove un’idea vale l’altra, un morto vale l’altro, e la Storia diventa una questione di galateo funebre.
Il presidente del Senato, con quel suo fare da nostalgico che ha finalmente trovato le chiavi di casa, ci parla di pacificazione. Ma attenzione, perché la parola è un trucco: lui non vuole la pace, lui vuole la parificazione. Vuole che la matematica sostituisca la coscienza. Se uno è morto di qua e l'altro è morto di là, facciamo due morti, dividiamo per due e il risultato è un bel niente.
Ma il 25 Aprile non è una cena di gala dove si stringono le mani agli spettri del passato per educazione. Non è una giornata di "volemose bene". È, per sua natura e per fortuna, una festa divisiva. È quel momento in cui si traccia una riga per terra, non per cattiveria, ma per igiene mentale.
Da una parte c'era chi voleva la libertà (magari senza sapere bene cos'era), dall'altra chi voleva il manganello (sapendo benissimo cos'era). Da una parte la Resistenza, dall'altra la Repubblica di Salò. Non è un derby sportivo, è una scelta di campo tra il respiro e l'asfissia.
E invece oggi, con questo vento che soffia da Palazzo Chigi, assistiamo a questa strana vivacità dei "rigurgiti". È un’Italia che ha mangiato pesante e ora cerca di digerire il fascismo trasformandolo in una vaga "scelta sentimentale". Come se aderire a un regime che deportava e torturava fosse solo un eccesso di romanticismo, una sbandata di gioventù da ricordare con un mazzo di fiori "equanime".
Ma la memoria non è un’operazione di contabilità. Se parifichiamo tutto, se rendiamo tutto grigio, alla fine non resterà che il nulla. E nel nulla, si sa, ci sguazzano sempre i soliti.
Il 25 Aprile è la festa di chi ha detto "no". E un "no" non si pacifica. Un "no" divide. Ed è l'unica divisione che ci permette, ancora oggi, di parlare senza dover prima chiedere il permesso a un gerarca in orbace.
Mauro David.
... stupida donnuccia!! ...
Questa è clamorosa!
L’hanno diffidata.!!
Pietro e Rosangela Mattei, nipoti di Enrico, storico fondatore dell’Eni morto in un tragico incidente aereo nel 1962, ha ufficialmente diffidato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni dall’usare il nome dello zio per il “piano Mattei” sbandierato dal governo.
Lo ha fatto in rappresentanza della famiglia e degli eredi, stanchi di vedere associato il nome dello zio a un governo lontano anni luce dalle sue idee, dalla sua visione, dalla sua storia.
Lo riporta oggi “La Stampa”.
Mattei, con le sue intuizioni controcorrente, aveva lanciato la sfida alle “Sette sorelle”, rotto il monopolio petrolifero, firmato accordi separati con Russia e Iran, scaricando gli Stati Uniti.
“È esattamente il contrario di quello che sta facendo Meloni” tuona la famiglia Mattei. “All’inizio ho detto vediamo che fanno. Ma adesso trovo veramente inaccettabile le politiche del governo. Si usa il nome di Mattei a meri fini propagandistici, distorcendone l’eredità politica.
Sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti, Mattei aveva sfidato gli americani, non era il loro servo. E secondo alcune tesi potrebbe essere stato ucciso proprio per questo. Meloni invece non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington e assiste inerme a un genocidio in Palestina. Se lo immagina Mattei di fronte a questo?”
In poche parole gli eredi Mattei hanno denunciato e messo a nudo tutta l’ipocrisia di Meloni.
Giù le mani da Enrico Mattei.
Almeno quello, risparmiatelo a questo grande italiano.
E risparmiatecelo.
—-
Testo di Lorenzo Tosa
... Earth Day 2026 ...
... la nostra isola felice, la nostra astronave, il nostro "buen retiro" ... ma gli uomini sono stupidi e continuano a combattersi l'un contro l'altro! Meglio sarebbe se togliessero il disturbo, lasciando il posto alle creature degne di abitare questo meraviglioso pianeta.
... Noi, tra Trump e Putin!! ...
Per una cosa Trump e Putin sono diversi. Il primo, col suo narcisismo fuori controllo, dice le cose più orrende con la sua voce, minaccia di suo pugno di ridurre una civiltà millenaria all’età della pietra per poi farsela sotto e ingranare la marcia indietro. Putin, da colonnello del KGB, usa un ventriloquo per sputare insulti sessisti, negare l’evidenza, dire menzogne a mitraglia.
Per il resto si somigliano come due gocce d’acqua e sono legati come fratelli siamesi. Il loro nemico è l’Europa , perché non è un impero a maggioranza russa come quello sognato da Putin, né a maggioranza bianca, anglosassone, protestante come Trump vorrebbe l’America. L’Europa parla inglese, italiano, francese, tedesco, spagnolo, riunisce storie diverse, che possono unirsi solo con leggi giuste e rispetto reciproco.
I due imperatori sono infuriati. Contavano su Orban e Meloni per rendere difficile la convergenza dei “volonterosi”, ex potenze coloniali che si vogliono unire per resistere al colonialismo e all’imperialismo. Orban è stato cacciato a furor di popolo e il suo successore già dice che se Netanyahu passasse dall’Ungheria dovrebbe essere arrestato. Meloni si è tirata indietro, teme di perdere le elezioni, Trump la sconcerta e di lui non si può fidare. L’Italia è un paese pieno di guai, ma per storia e collocazione geografica è quello che può dare ai “volenterosi” quel quid in più che li trasformi in Europa.
So bene che il cuore di Giorgia batte a destra: si veda il pasticcio della norma anti migranti nel decreto sicurezza. Il suo protettore, La Russa, dice che commemorerà il 25 aprile sia I partigiani che i morti di Salò. Ora, il Presidente del Senato può portare quando vuole una corona ai ragazzi del ‘43 che morirono (alcuni, altri furono torturatori e assassini) per “salvare l’onore dell’a nazione italiana”, tradita dal Re e da Badoglio. Ma il 25 aprile si festeggia la liberazione di Bologna, Genova, Torino e Milano. E su quella scelta, partigiana, si fondarono la Repubblica e la Costituente. Nessuno può fingere che così non sia senza mettersi fuori dalla storia d’Italia. Sono questo i “fratell”, lo sappiamo. Ma non conta poco che persino loro sembrino voler rispondere alle minacce dell’impero americano e di quello russo
Dunque leviamo i calici. Spieghiamo a chi si attarda ancora nelle diatribe del secolo scorso che non c’è futuro per noi italiani se non in Europa. Che siamo anche noi patria del diritto, che anche noi abbiamo spento le guerre di religione, che siamo contro il genocidio nazista degli ebrei e qualunque genocidio, a cominciare da quello di Israele a Gaza e Cisgiordania.
Corradino Mineo.
martedì 21 aprile 2026
... un anno fa ...
... è capitato che io criticassi alcune sue posizioni e non ne comprendessi appieno la grandezza ... ora mi manca, ci manca, e speriamo nella sua protezione!
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