"E' emblematico che i maggiori scossoni politici per il primo governo della storia repubblicana a guida destra-destra, abbiano l’epicentro al ministero della Cultura. Perché la cultura è da sempre il nervo scoperto (c’è chi dice il tallone d’Achille) della destra italiana. Le cui radici storiche, si sa, non affondano nella Resistenza al nazismo del generale De Gaulle come in Francia, né nel conservatorismo liberale come nel Regno Unito. Ci sono voluti anni, alla destra italiana, la cosiddetta destra sociale, per cercare un profilo culturale che fosse proponibile anche fuori dalla cerchia classica del neo-fascismo.
Il primo Campo Hobbit è del 1977. Appena tre anni prima era morto Julius Evola, teorico di una destra esoterica e del cosiddetto razzismo spirituale, figura che aveva esercitato una grande fascinazione in quegli ambienti politici. I giovani di allora cercarono, se non di rottamare i labari, i teschi e i gagliardetti dei padri, di ammantarli almeno di qualcosa di diverso, a suo modo di moderno: un’idea di eroismo che si affrancasse dall’ideale di bella morte che fino a quel momento era stato prevalente nella destra italiana.
Lanciarono una sorta di Opa culturale su Tolkien e sulle tradizioni celtiche, cercarono di cambiare musica nel senso letterale della parola, con gruppi rock e radio, pubblicarono fumetti e riviste di satira. Il fatto è che in quella proposta di identità culturale c’era un po’ di tutto: bisognava tenere insieme Prezzolini e certi simbolismi orientali, un tradizionalismo che si diceva cristiano e rituali dal sapore neopagano, Celine e le avventure di Tintin...
Esercizi di equilibrismo per non tornare alle solite radici fasciste. E troppa foga e fretta nel cercare d’imporre l’egemonia tanto agognata con nomine sventolate come bandiere e sbrigative etichettature. Ma quel po’ di tutto oggi è ancora lì. Messo alla prova del Governo (non a caso con due profili assai diversi: prima un conservatore classico come Sangiuliano, poi un identitario futurista come Alessandro Giuli), sta mostrando tutti i suoi limiti strutturali. Le radici profonde non gelano, si ama spesso dire a destra, citando ancora Tolkien. Però, a quanto pare, dividono".
(Danilo Paolini oggi su Avvenire, sintesi).
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