lunedì 4 maggio 2026

... 4 Maggio 1949!! ...

Il quattro maggio non è una ricorrenza: è una ferita che pretende silenzio. 

Superga non si celebra, si ascolta. Eppure oggi quel silenzio è diventato rumore, rito svuotato, retorica marcia a palate, memoria stirata per stare comoda nelle tasche del presente. 
 Il quattro maggio dovrebbe ricordare che ci sono nomi troppo grandi per essere piegati a scenografia, e storie troppo pesanti per diventare abitudine. Il quattro maggio non chiede artificiosità ma schiena dritta. Chiede pudore. Chiede di guardare quella collina e sentirsi piccoli, ma non rassegnati. Perché se c’è qualcosa che il Grande Torino lascia in eredità non è nostalgia, ma la pretesa di essere all’altezza di chi è venuto prima, e soprattutto di non usare il mito come coperta per scaldare mediocrità presenti. Perché la coperta sarà sempre troppo corta ed i piedi resteranno fuori. 
 Se gli Invincibili potessero essere qui anziché osservarci dal cielo, non servirebbero parole: si alzerebbero, prenderebbero una cassa di pomodori, e li tirerebbero dietro a chi ci ha ridotto così. 

 Perché non c’è nulla di peggio dell’ipocrisia travestita da contrizione. Perché il Grande Torino era rosso come il sangue, qualcun altro, al massimo, rosso di vergogna.

Ernesto Bronzelli.

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