giovedì 21 maggio 2026

... la nostra vergogna!! ...

Eccola la cosiddetta "unica democrazia" del cosiddetto "Medio Oriente". Israele che prima abborda navi in acque internazionali (atto di pirateria, commesso anche su barche battenti bandiera italiana, il tricolore della "nazione" tanto sbandierato dalla destra nostrana). E poi, sempre il nostro alleato Israele, umilia le persone che hanno deciso di rompere con la Flotilla un assedio scandaloso e vergognoso e imperdonabile, l'assedio di Gaza dove il genocidio dei palestinesi è continuo e senza respiro. In questo fermo immagine, in questa mano che piega la testa di un'attivista che non cede la sua dignità, c'è tutto. Tutto quello che è successo in questi anni. Violazioni su violazioni del diritto internazionale. Crimini su crimini, proprio ora che i mandati di cattura arrivano anche a Ben Gvir e Smotrich. Dov'è Israele, dov'è la società israeliana, dove sono le istituzioni israeliane? Non è solo Netanyahu, non sono solo i suoi ministri e il suo governo ad assumersi la responsabilità di una massa di crimini difficilmente reperibili in altri luoghi e in altre epoche. E' lo stato di Israele che sta compiendo tutto questo, di fronte alle telecamere, fornendo prove su prove ai tribunali internazionali che giudicheranno. Eccome, se giudicheranno. E l'Italia? Dov'è l'Italia? Dov'è nascosta la retorica nazionale e nazionalista? Nel silenzio e nel balbettio di un governo che non sa più cosa fare per nascondere la sua ignavia. Lo scandalo del genocidio palestinese non può essere occultato, neanche da un silenzio complice. E' un capitolo della nostra storia, di cui siamo ormai non solo complici e responsabili. Siamo artefici. Lo stiamo compiendo, negli atti e nelle omissioni, se proprio vogliamo (anche) usare un linguaggio cristiano, che dovrebbe essere chiaro alla destra, ma solo nella retorica e non nel suo significato profondissimo. 
La vergogna ci ha ormai ricoperto, come un'onta, appunto. Come un peccato grave. 

Basta. 

 Paola Caridi.




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La situazione, dal punto di vista "scolastico!"



- La mamma di Israele? - Sì. - Prego, si accomodi. Allora da dove cominciamo. - Mi dica lei, professore. - C’è qualche problemino. - Eh, lo so. - Qualche problemino col comportamento. - Lo so, lo so, professore. - Non voglio drammatizzare, per carità. Diciamo che il ragazzo è… - Vivace. - Ecco, un po’ vivace. - Sta sulla difensiva. - Bravissima, diciamo sulla difensiva. - Però in quella classe l’hanno preso di mira. - Ha ragione, l’hanno preso un po’ di mira. - Perché è sensibile. - Stellina di David. - Non sembra sa, ma è un ragazzino molto fragile. - Ma si vede, è un ragazzino fragile di un metro e novanta per centodieci chili. Questo noi del corpo docente l’abbiamo capito. - Poi c’è quel bruttissimo trauma familiare. - Una tragedia. Noi non ce lo scordiamo mica. E neanche lui. Pensi che l’altro giorno me l’ha tirato fuori per saltare educazione fisica. - Vuole davvero far giocare mio figlio a palla prigioniera dopo tutto quello che ha passato?! - No, no, per carità. Perciò cerchiamo di essere comprensivi quando ci sono delle… criticità. - Ho sentito del genocidio. - Ma piccolo. I bidelli hanno pulito subito. - È solo un ragazzo spaventato. - Appunto signora. Ha bisogno dei suoi spazi, ce ne rendiamo conto, altrimenti non gli avremmo permesso di prendersi il banco del compagno. - Non è cattiveria, è che gli era stato promesso nel primo quadrimestre. - E infatti adesso ha due banchi. Sta bello largo. Però non posso negarle che dal punto di vista accademico c’è qualche lacuna. - Cioè? - Be’, in educazione civica molto male. - Non gli entra in testa. - Matematica malissimo. - Davvero? - Per lui mille o centomila sono la stessa cosa. Ma il problema vero è storia. L’altro giorno l’ho interrogato, non sa niente. - Guardi che è certificato. - Siamo perfettamente al corrente. - Ha un P.E. - Popolo Eletto, certo. - Lo dice lo psicologo, eh. Mica ce lo siamo inventati. - Ma no, ma ci mancherebbe. Chi è lo psicologo? - Dio. - Benissimo. Ma guardi che infatti ne teniamo conto ogni volta che c’è compito in classe, che si dovrebbe beccare una nota, o porta un drone a scuola, o spara agli alunni che provano ad avvicinarsi al suo banco. - Voi dovete capire che non è un ragazzo come gli altri. - Ce ne siamo resi perfettamente conto. - Però è molto amato dai compagni. - Da uno. - È pure arrivato secondo al saggio di canto. - Infatti. - Lo vede, professore. Lo vede che non è un criminale. - Ma ci mancherebbe altro, signora. Israele è un ragazzino speciale e come tale noi agiremo affinché possa trovare in classe l’ambiente migliore per esprimersi e fiorire. - Quindi non lo bocciate? - Signora, io insegno storia. Sa cosa mi piace della storia? - Cosa? - Il fatto che da centomila anni vincono sempre i buoni. Non è un’incredibile coincidenza? - Non la seguo. - Certo che non lo bocciamo, questa scuola non lo permetterà mai. Il punto è che qui nessuno viene lasciato indietro. Non mi stancherò mai di ripeterlo: i voti, l’atteggiamento, il comportamento e l’educazione non possono pregiudicare un percorso scolastico verso la democrazia. Qui da noi tutti devono avere l’opportunità di esprimersi e di crescere in un ambiente sicuro e stimolante. Perché la scuola è di tutti, per tutti e al servizio di tutti. - Grazie, professore. - Arrivederla, mi stia bene. Prossimo. - Salve. - Lei è la mamma di Palestina? - Sì. - Allora, questo è il modulo di rinuncia agli studi… 

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