martedì 12 maggio 2026
... Legge Elettorale ...
Quasi un’ora di vertice a Palazzo Chigi al termine del quale la maggioranza si dice decisa ad andare avanti. E lancia un appello al centrosinistra affinché sulla legge elettorale si arrivi a un punto di caduta che sia il più condiviso possibile. “Nelle prossime ore i capigruppo alla Camera dei deputati del centrodestra contatteranno quelli dell'opposizione per avviare il tavolo di confronto”. "Per verificare se, come si auspica - questo il testo consegnato alle agenzie -, vi sia convergenza sull'obiettivo della stabilità, o se piuttosto si preferiscano sistemi che, non garantendo un risultato chiaro, consentono di governare anche a chi non ha il consenso della maggioranza dei cittadini.
Sul merito della proposta depositata in Parlamento, su cui sono in corso le audizioni, sono intervenuti - criticamente - 120 professori di diritto costituzionale. “Riteniamo necessario esprimere una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all’esame della Camera dei deputati. Essa presenta rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un’impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa”.
Secondo i firmatari, “la legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: incide direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull’eguaglianza del voto e sull’equilibrio complessivo della forma di governo”. Per questo giudicano “grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto” e contestano “meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori”.
Tre i nodi evidenziati. Il primo riguarda “l’eccessivo” premio di maggioranza; il secondo punto riguarda “l’incompatibilità del premio con il bicameralismo disciplinato dalla Costituzione”.Infine, si contesta l’indicazione preventiva del candidato premier, che “contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del governo”.
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