Giuseppe Conte.
martedì 21 luglio 2026
... ed intanto ...
I 1000 euro messi sul conto corrente nel 2022 oggi valgono 884 euro, lo sottolinea Il Sole 24 Ore. Il carovita si mangia il potere d'acquisto e i guadagni degli italiani. C'è qualcuno al Governo? Mentre fanno a gara per fare sfilate di propaganda in carcere per il caso Roggero si son dimenticati di affacciarsi ai distributori di carburante che ormai sembrano gioiellerie grazie a guerre che loro "non condannano e non condividono". Intanto firmano impegni per la corsa al Riarmo e pianificano spese militari insostenibili, prosciugando gli investimenti del prossimo decennio davvero utili agli italiani. Dobbiamo assolutamente alzare la testa, mettere in campo provvedimenti urgenti per il potere d'acquisto: a Chigi pensano ad altro. Per loro vengono prima: la legge elettorale per conservare il potere e penalizzare le forze di opposizione, gli slogan per trasformare l'Italia in un far west, gli scudi per Santanchè e Delmastro. C'è nessuno che si occupi delle emergenze dei comuni mortali?
... in memoriam!!! ...
Venticinque anni fa, la repressione di Stato assassinava Carlo Giuliani durante le proteste contro il G8 di Genova. Prima la violenza di massa nelle strade, poi il macello della scuola Diaz, con il pestaggio e il sequestro d'inermi ancora addormentati nei sacchi a pelo. Infine, le torture su vasta scala nel carcere di Bolzaneto. Tutti i responsabili sono rimasti sostanzialmente impuniti, e in molti casi sono stati premiati con carriere luminose negli apparati di pubblica sicurezza.
⚠️ Tutto questo non è accaduto per incidente: quella barbarie fu il coronamento del colpo di Stato di lunga durata iniziato con le bombe del 1992/1993, incarnato da Berlusconi e dalla cricca fascista che, non a caso, nel luglio 2001 erano arrivati al governo da appena un paio di mesi.
‼️ Ricordare i fatti di Genova 2001, l'assassinio di Carlo, i pestaggi e le torture, significa riflettere sulla genesi dell'Italia precaria, demograficamente al collasso, economicamente boccheggiante e sempre più disperata, xenofoba e autoritaria in cui viviamo oggi. Un destino che ci è stato cucito addosso da chi voleva svendere il paese e arricchirsi sulla nostra pelle.
📣 Contro costoro è necessaria una nuova Resistenza, che non può nascere se non dalla consapevolezza piena di come, a botte e a calci, i gruppi dominanti della società italiana ci hanno spinto sulla via del tracollo.
#carlogiuliani #nondimenticare #genova2001
... grottesco!!! ...
Questa immagine, creata con l'intelligenza artificiale è assolutamente grottesca: un commerciante indossa un cinturone da pistolero. Sarebbe assurda se la parte più a destra della maggioranza di governo non proponesse qualcosa di molto simile: affidare la protezione delle persone e delle proprie attività a se stesse, garantendo l'immunità per le reazioni del derubato verso l'aggressore nell'immediatezza del reato, anche in assenza di proporzionalità.
Lasciamo perdere per un attimo l'assoluta estraneità dell'opzione proposta rispetto alla nostra civiltà giuridica.
Quello che lascia esterrefatti e l'assenza di responsabilità per la gestione dell'ordine pubblico dopo quattro anni di governo, sia di proposte e progetti per cambiare lo stato delle cose.
In Italia la #sicurezza è effettivamente un problema, Ma la maggioranza non parla di azioni da porre in essere da parte dello Stato, non parla di prevenzione, né educativa né con l'incremento di personale adeguatamente addestrato sul territorio.
Costoro di fatto parlano della privatizzazione della sicurezza, con il fai da te o con l'assunzione di agenti di sicurezza privata. In questo modo le persone più benestanti e/o più aggressive si difenderebbero con le proprie forze, mentre chi non ha i mezzi è lasciato a se stesso, per quando manipolato con la promessa di pene più severe, che in mancanza di controlli sono assolutamente inefficaci.
È bene che queste considerazioni siano diffuse per superare il tentativo di raggirare i cittadini riempendo loro la testa di chiacchiere.
@fanpiùattivi
Francesco Campanella.
lunedì 20 luglio 2026
... o tempora o mores!! ...
Vannacci che ordina la mia morte e di altri “nemici” politici. Questo è il contenuto di un video realizzato con l'AI nello scenario dell'antica Roma e condiviso dal cosiddetto "generale", con la g molto minuscola. Un messaggio che incita alla violenza e rischia di incitare i più fanatici. Anni di servizio nelle istituzioni, nell’esercito, e questo è il suo senso dell’onore, la sua sensibilità istituzionale. Questa è la campagna elettorale che ci aspetta? Proprio oggi Vannacci si è dichiarato disponibile a fare un accordo scritto con Meloni. È con questi qui che Meloni, La Russa (anche loro evocati nel video), Tajani e Salvini faranno un accordo? Meloni anche in questo caso “non condanni e non condividi”? Ci dobbiamo preparare al ritorno della mitologia della violenza, alla rigida gerarchia sociale, come nell’esercito?
In Italia ci siamo già passati. Se pensate di intimorirci, sappiate che non ci fate paura.
Giuseppe Conte.
... l'ICE docet!!! ...
"Al presidio organizzato al Pilastro per protestare contro lo spietato assassinio di Abderrahim Fakir da parte della polizia, avvenuto stamattina a Bologna, ci sono centinaia di donne e uomini che reclamano giustizia. La sorella grida che lo hanno schiacciato per terra, sull’asfalto bollente, senza lasciargli scampo. Una ragazza ricorda che in questo quartiere gli abusi della polizia sono all’ordine del giorno. Il Pilastro è uno stigma e se ci vivi sei uno spacciatore, un teppista, un criminale. Donne e uomini migranti dicono che vivono qui da anni e da anni qui lavorano, eppure le loro vite non valgono niente. Qualcuno ricorda al microfono quanto tempo ci mette la Questura a rinnovare un permesso di soggiorno e dalla folla si alzano le grida di chi dice dieci mesi, un anno, un anno e mezzo. Contano i documenti che ti pesano addosso come un macigno e il colore della loro pelle che condanna i e le migranti a essere fermati dalla polizia quando vanno o tornano dalle fabbriche, dai magazzini dell’Interporto, dove lavorava anche Abderrahim, dalle scuole. Mentre il governo e l’Europa firmano patti di remigrazione, mentre dall’altra parte dell’oceano altri migranti sono stati ammazzati impunemente dall’ICE di Trump, a Bologna l’assassinio di Abderrahim è un altro evento della violenza razzista istituzionalizzata che segna la vita quotidiana di uomini e donne che sono in Italia da decenni, o che ci sono nate. Chi ora attraversa il pilastro in corteo reclama una risposta collettiva, che restituisca ad Abderrahim la verità, alle ragazze e ai ragazzi che hanno assistito al suo assassinio la possibilità di credere che non condivideranno il suo destino, e che ci permetta di conquistare la forza per lottare contro la normalità della violenza, del razzismo e dello sfruttamento"
(Coordinamento migranti Bologna)
... fumo negli occhi! ...
𝐈 𝐫𝐚𝐯𝐞, 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐭𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚, 𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐨, 𝐨𝐫𝐚 𝐑𝐨𝐠𝐠𝐞𝐫𝐨: 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚𝐫 𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Il nuovo eroe della destra è Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che ha inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi. Matteo Salvini è andato ad abbracciarlo in carcere, Giorgia Meloni ha chiesto la grazia. Prevedibile: funziona sempre così.
Ogni volta che il governo è nei guai spunta un caso che ci divide e ci occupa la testa per giorni. Il meccanismo lo conosciamo. A novembre 2022, appena insediati, il primo decreto della legislatura era quello contro i rave: la prima urgenza nazionale. Nel 2023 la crociata sulla carne coltivata, con l’Italia primo Paese al mondo a vietarla per legge, mezzo milione di firme mobilitate contro un cibo che sul mercato ancora non esisteva. A marzo la famiglia nel bosco di Palmoli, i bambini tolti ai genitori, proprio nelle settimane in cui gli italiani bocciavano al referendum la riforma della giustizia.
E oggi Roggero. Che tempismo: martedì 14 luglio la maggioranza è andata sotto alla Camera sul suo stesso emendamento, 188 contro 187. E dal 3 luglio sono scadute le accise, 283 euro l’anno in più a famiglia secondo Federconsumatori.
Intanto 5,8 milioni di italiani rinunciano a curarsi per le liste d’attesa, certifica l’Istat, e il numero cresce ogni anno. Su quello nessuna fiaccolata, nessuna raccolta firme, nessun ministro in visita.
Serve un colpevole o un martire, purché guardiamo altrove. Il consenso di questo governo si nutre di casi, quasi mai di risposte.
E noi qui, a discutere se un pluriomicida sia un eroe, mentre la parte seria della giornata passa inosservata.
domenica 19 luglio 2026
... la ragione è nostra! ...
“Non avevamo solo ragione allora, ce l’abbiamo ancora oggi.”
Così dice in un’intervista a Repubblica Elena Giuliani, commentando uno slogan spesso utilizzato per ricordare quelle giornate di partecipazione e repressione incredibili, ed è effettivamente questo il punto. Dire che abbiamo ancora ragione significa non vivere quei giorni di Genova come il racconto di una sfida passata, in un moto che rischia di essere tanto consolatorio quanto improduttivo.
Dire che abbiamo ragione noi significa guardare in faccia il mondo e il paese in cui viviamo e rimettersi all’altezza di quell’orizzonte. Perché 25 anni fa il potere si è spaventato a Genova, quel movimento che costruiva alleanze e connessioni per un altro mondo possibile era una scelta di resistenza di fronte a una concentrazione di potere economico che andava rompendo ogni barriera ed ostacolo in nome del controllo delle catene globali dell’economia mentre si preparava ad alzare muri per le persone che sarebbero fuggite dai loro disastri, dalle forme di colonialismo economico, dallo sfruttamento.
Ma quel movimento si è lasciato frammentare, si è lasciato dividere, non è riuscito a strutturarsi veramente.
Eppure la Palestina proprio quest’anno ci ha risvegliato, ci siamo visti e abbiamo visto che questo fuoco arde ancora. Che non siamo sconfitti. Che siamo ancora umani, che riconosciamo la differenza tra chi resiste e chi opprime e perseguita per un progetto genocida e suprematista. Ben Gurion, padre fondatore di Israele, diceva spesso che “I vecchi rifugiati moriranno e i giovani dimenticheranno”. I Palestinesi non hanno dimenticato nulla e noi non dobbiamo dimenticare Carlo e tutti quelli che hanno dato tutto.
Non facciamoci più dividere. Non dimentichiamo più quale orizzonte dobbiamo conquistare.
... Bolzaneto e dintorni ...
Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei
Mauro Armanino
11 Luglio 2026
Ci troviamo in una guerra civile e la politica istituzionale lo sa molto bene. Non casualmente i cittadini comuni sono il nemico principale da controllare. Venticinque anni dopo il G8 di Genova siamo qui, scrive Mauro Armanino, per dire che un’altra storia è possibile a condizione di opporsi alla confisca del futuro dei poveri
Vignetta di Mauro Biani
Su un pilastro metallico poco lontano dall’edificio che segnala il Porto Antico a Genova, giusto di fronte a Palazzo San Giorgio, si trova questa frase: “Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei”. Siamo nella zona chiamata “Caricamento”, spazio ambito e mitico che conduce all’Acquario. Don Andrea Gallo, prete genovese impegnato coi giovani “sulla strada”, aveva fatto sua questa frase coniata in realtà da don Luigi di Liegro. Quest’ultimo, fondatore della Caritas di Roma, menzionava il proverbio che dice “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” e lo trasformò in “dimmi chi escludi e ti dirò chi sei”. Questa frase, titolo del concerto di maggio a Genova in memoria della morte di don Gallo, resta l’ispirazione della comunità di San Benedetto al Porto, da lui fondata. La verità della frase citata è stata messa in scena in grandezza naturale durante i fatti del G8 a Genova. A 25 anni esatti di distanza dall’evento di luglio del 2001.
Chi scrive era partito l’anno prima in Liberia e per la prima volta nella sua vita aveva visto e toccato i segni e sintomi del ritorno della guerra civile nel Paese. Con occhi feriti da quello che stava accadendo in quel Paese dell’Africa occidentale ho preso parte ad alcuni degli avvenimenti che avrebbero caratterizzato il citato G8. Il clima di quel mese di luglio era quello che Genova conosce e la valorizza di mare e di colori. Anche le piazze e le strade erano rese nuove da decine di associazioni variopinte e da centinaia e poi migliaia di giovani che credevano, praticavano e sognavano “un altro mondo possibile”. Questo era infatti il tema di fondo che continuava il processo dei forum alternativi a quello di Davos in Svizzera, emblema della globalizzazione genocida. C’è stato Seattle negli Stati Uniti, Porto Alegre in Brasile e Genova, che avrebbe potuto e dovuto essere un’ulteriore porta al futuro.
Ho visto, in realtà e contesti differenti, la stessa guerra civile che avevo lasciato, provvisoriamente, sulla sponda dell’Atlantico, in Liberia. Altre le modalità ma il resto c’era tutto. Bande di mercenari delle parole e delle promesse, militari armati, elicotteri, camionette d’assalto, lacrimogeni, bombe carta, pestaggi e torture in luoghi al riparo da sguardi indiscreti… Una guerra civile tra visioni contrapposte del mondo, della vita, del futuro e soprattutto del presente. Lo ricordava bene l’amico Enrico Euli, docente a Cagliari, nei suoi scritti: “La guerra è l’ultimo collante di una élite che si è impossessata degli Stati… quando agli inizi del XXI secolo, i cosiddetti ‘no global’ avevano posto le basi per una critica ecologica e pro-sociale della mondializzazione sfrenata a cui eravamo sottoposti, sono stati militarmente repressi, politicamente marginalizzati, culturalmente omessi…”.
Ancora Euli, in uno degli articoli raccolti nel libro Punture di vista, ricorda che “l’uscita dal mito global ora avverrà ma per mano dello stesso G8 (Russia inclusa) che faceva trincee intorno ad esso, barricandosi allora in zone rosse e reticolati di guerra contro di noi e oggi attraverso un conflitto armato che li separa tra loro… la guerra globalizzata sta prendendo quindi il posto della globalizzazione economica…i l dominio borghese si è stancato anche di essere liberale…”. Certo, durante il Genoa Social Forum ho avuto il privilegio di conoscere Ivan Illich, uno dei massimi pensatori della crisi dell’Occidente del ‘900, Susan George alla scuola Diaz, prima dei massacri, e Riccardo Petrella.
Le guerre civili sono, appunto, il drammatico tentativo di messa in azione della frase scritta sulla struttura metallica della sopraelevata di Genova. “Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei”’. L’etnia, la classe sociale, lo straniero e il barbaro sono tutti un nemico potenziale. Le categorie più vulnerabili ne costituiscono il bersaglio favorito.
Ci troviamo in una guerra civile e i politici lo sanno molto bene. Non casualmente i cittadini comuni sono il nemico principale da controllare. Venticinque anni dopo siamo qui per dire che un’altra storia è possibile a condizione di opporsi alla confisca del futuro dei poveri.
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... 7 giorni di attacchi ...
7 GIORNI DI ATTACCHI USA ALL’IRAN -
“Trump in trappola tra Netanyahu e Pechino, non sa gestire la sconfitta”
Continuano gli attacchi USA all'Iran, che risponde attaccando i Paesi arabi nel Golfo. Gli Houthi potrebbero chiudere lo stretto di Bab-el-Mandeb
Alberto Bradanini, già ambasciatore d’Italia in Iran e in Cina, analizza al Sussidiario TV la crisi iraniana, le interpretazioni del memorandum e il nodo della navigazione nello Stretto di Hormuz.
La realtà, secondo Bradanini, è che gli USA hanno perso la guerra, e non riuscendo a farsene una ragione, ridefiniscono continuamente gli obiettivi di una operazione militare che non si ferma.
Ma il loro obiettivo vero è mettere le mani sulle ricchezze dell’Iran, sul gas e sul petrolio, e forse anche controllare la valuta con cui vengono commercializzati.
Nel riconoscimento degli interessi reciproci sta la sola via possibile per fermare l’escalation: “La sicurezza è collettiva, oppure non è, è reciproca, oppure non è davvero una sicurezza”.
La giustificazione degli attacchi americani contro l’Iran, secondo la Casa Bianca, si fonderebbe sulla violazione del Memorandum of understanding del 17 giugno e su un attacco a una nave commerciale nello Stretto di Hormuz. È una ricostruzione corretta?
La situazione è in movimento di ora in ora ed è soprattutto confusa. Il rischio è di essere smentiti dopo mezz’ora, o persino dopo dieci minuti. Il memorandum di quattordici punti, firmato a distanza il 17 giugno, va considerato nel suo insieme, almeno secondo Teheran. Uno dei punti cruciali riguarda il Libano: la cessazione delle ostilità non dovrebbe interessare soltanto il Golfo, ma anche quel fronte. Il problema è che ciascuna parte interpreta il memorandum a modo proprio. Per questo l’ho definito, provocatoriamente, un “memorandum di malintesa”.
Quali sono i punti più importanti sul transito marittimo e sulle esportazioni iraniane?
Il punto centrale riguarda il passaggio delle navi commerciali dal Golfo Persico al Mare dell’Oman e viceversa, che l’Iran dovrebbe garantire senza pedaggi per sessanta giorni. Secondo Teheran, il controllo dello Stretto di Hormuz resta nelle mani del governo iraniano, non degli Stati Uniti. Un altro punto riguarda l’esportazione di petrolio, gas e prodotti derivati, con una deroga immediata da parte americana fino alla cessazione delle sanzioni. Sempre secondo Teheran, questi impegni non sono stati rispettati.
Perché, secondo lei, quei punti del memorandum non sono stati rispettati?
Perché rispettarli significherebbe accettare una capitolazione. A mio avviso, la guerra è stata sostanzialmente persa dagli Stati Uniti, e perdere una guerra è un calice amaro da mandare giù. Lo è per Trump, anche per il suo carattere, ma soprattutto per il complesso militare-industriale americano, che ha un peso enorme nel determinare la politica estera e nel decidere, direi, più facilmente la guerra che la pace.
Qual è allora il vero obiettivo strategico degli Stati Uniti?
Se ascoltiamo Trump, siamo persi nella nebbia, perché cambia posizione molto spesso. Le ragioni indicate nel tempo sono state diverse. All’inizio si parlava soprattutto del nucleare militare, mentre quello civile è consentito dal Trattato di non proliferazione (TNP), di cui Teheran fa parte. Poi si è parlato di aiutare il popolo iraniano a ribellarsi contro un regime autoritario. In seguito è emerso l’obiettivo di distruggere l’arsenale di droni e missili, considerati pericolosi per le basi americane e per i Paesi del Golfo. Ma, a mio avviso, l’obiettivo vero è mettere le mani sulle ricchezze dell’Iran, sul gas e sul petrolio, e forse anche controllare la valuta con cui vengono commercializzati.
E quali obiettivi attribuisce invece a Israele?
L’obiettivo israeliano è quello, coltivato da tempo, di frantumare uno dei pochi Paesi rimasti solidi e sovrani nella regione. L’Iran è inoltre considerato colpevole di sostenere la causa palestinese, la sovranità libanese e Hezbollah. Non mi sembra però che questi obiettivi siano stati davvero raggiunti.
Netanyahu ha criticato pubblicamente la vendita di caccia americani F35 alla Turchia. La Casa Bianca ha parlato di “interferenza” e Trump è andato su tutte le furie. I rapporti sono in crisi.
Forse Netanyahu sta tirando troppo la corda. Dispone certamente di strumenti di pressione e di una forte influenza sul sistema politico americano, ma potrebbe pensare di essere più potente di quanto sia realmente. Trump non può mettere a repentaglio l’economia e gli interessi dell’impero americano per seguire fino in fondo l’avventura nella quale, a mio giudizio, Netanyahu lo ha trascinato.
Tucker Carlson ha sostenuto che, con JD Vance alla Casa Bianca, questa guerra non ci sarebbe stata. Condivide?
Non ho la sfera di cristallo e non posso sapere che cosa sarebbe accaduto. Gli Stati Uniti, però, non si identificano con l’inquilino provvisorio della Casa Bianca. Si identificano con quella che possiamo chiamare “Corporate America”, un insieme di interessi corporativi fondati sulla ricchezza privata e collocati in cima alla piramide del potere. Anche JD Vance ne fa parte e, se fosse presidente, dovrebbe rispondere a quegli interessi. Forse la risposta del sistema sarebbe stata leggermente diversa, ma il quadro di fondo non cambierebbe.
Al di là della figura del presidente, quali interessi orientano il sistema statunitense?
Quando si tratta di questioni cruciali, il Partito repubblicano non si divide davvero. E, fondamentalmente, non si divide neppure dal Partito democratico. Negli Stati Uniti non vedo una reale dialettica tra i due partiti: mi sembrano piuttosto due correnti dello stesso sistema di potere. Per questo non insisterei troppo sulle differenze minori in politica estera, soprattutto considerando la forte influenza del complesso militare-industriale.
Le raffinerie cinesi hanno ripreso a importare petrolio. I media americani lamentano che questo esercita ulteriore pressione su un mercato petrolifero molto instabile. Qual è la strategia della Cina?
La Cina difende i propri interessi sovrani, sempre e ovunque, anche in una situazione critica come questa. È esposta nei confronti dei Paesi del Golfo e dell’Iran, dai quali importa una quota rilevante del proprio fabbisogno di petrolio, circa il 50%, pur essendo molto forte anche nelle energie rinnovabili. Soprattutto, ha la forza per farlo: gli Stati Uniti non sono in grado di piegarla ai loro capricci.
Dove passa oggi una possibile de-escalation?
Per fare la pace bisogna essere in due, non soltanto per fare la guerra. Bisognerebbe dire basta alle guerre, sedersi intorno a un tavolo e discutere dei diritti e degli interessi dell’altra parte. La sicurezza è collettiva, oppure non è; è reciproca, oppure non è davvero sicurezza. I governi vogliono le guerre, non i popoli, perché i popoli sanno che a morire è sempre la povera gente. Dovremmo ridare un senso alla parola democrazia, cioè potere al popolo, e sostituire chi governa contro gli interessi collettivi con chi vuole davvero tutelare la pace.
Che cosa comporta questa impostazione per l’Italia?
L’Italia dovrebbe smettere di fare guerre per gli interessi altrui e tornare a difendere i propri. La pace deve venire prima, insieme ai salari, alla scuola e ai servizi pubblici. Solo dopo si può discutere delle risorse da destinare alla cosiddetta difesa, ricordando però che l’Italia non è minacciata da nessuno ed è circondata da Paesi amici. Abbiamo partecipato a guerre in Iraq, Afghanistan, Libia e Serbia senza ricavarne benefici, ma riportando bare e contribuendo a morte e distruzione in Paesi che non ci avevano fatto nulla.
intervista di Max Ferrario all'Ambasciatore Alberto Bradanini
#TGP #Usa #Iran
Fonte: https://www.ilsussidiario.net/.../7-giorni-di.../2982785/
sabato 18 luglio 2026
... gli invisibili!! ...
Sono diventati tutti invisibili. I cittadini bastonati dai rincari al distributore di benzina o fra i carrelli della spesa, i lavoratori stremati e sottopagati, gli imprenditori travolti dall’aumento dei costi dell’energia e dalle tasse.
Ma mi raccomando: non disturbate il Governo, che su questi temi fischietta e non si degna neppure di discutere le nostre proposte. Sono impegnati a firmare e a progettare folli spese militari per il riarmo anziché a ottenere nei vertici europei investimenti per imprese e famiglie come abbiamo fatto col Pnrr nel 2020.
Per loro le emergenze del paese sono altre. Bloccano per mesi il Parlamento su una legge elettorale truffa, del tutto incostituzionale, in cui hanno infilato norme vergognose fatte a loro misura: “salva-Lupi”, “taglia-+Europa”, e da ultimo una norma fatta apposta per sabotare la vittoria delle forze di opposizione cancellando dal conteggio dei voti utili alcuni partiti. Intanto fanno a gara a chi primeggia nello sciacallaggio sul caso del gioielliere, per cui non c'entra nulla la legittima difesa. Dopo avere fallito sulla sicurezza, con una criminalità che dilaga dappertutto, hanno trovato la ricetta furba per scaricare sui cittadini la responsabilità: cari cittadini, procuratevi un’arma e fatevi giustizia da soli.
Non ci dicono, però, che se tutti applicassero la regola della “giustizia fai da te”, lo stesso gioielliere sarebbe morto da tempo. Nel 2005 il sig. Roggero fece irruzione nell’abitazione del fidanzato della figlia, aggredendolo violentemente ed estraendo infine una pistola con cui minacciò lui e i suoi genitori. Applicando i ragionamenti con cui il governo fa propaganda sul caso Roggero, gli aggrediti avrebbero quindi potuto raggiungerlo all’uscita dell’abitazione per poi sparargli alle spalle?
È lo Stato che deve garantire la nostra sicurezza, se non vogliamo che l’Italia diventi un far west.
Non dobbiamo rassegnarci a questa palude, a un Governo che pensa solo a blindare se stesso anziché dare risposte e soluzioni ai problemi reali.
Da questo pantano si esce insieme. Saranno mesi di battaglia, impegno e partecipazione.
Giuseppe Conte.
... Pacifismo? ...
𝐂𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐜𝐢𝐟𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐥𝐞 𝐛𝐨𝐦𝐛𝐞: 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Nel 1921 il generale Giulio Douhet pubblicò Il dominio dell'aria e spiegò come si vince una guerra dal cielo: colpire città e fabbriche, spezzare il morale di un popolo con bombe esplosive, incendiarie e velenose, le ultime per impedire i soccorsi. Cent'anni dopo, sull'HuffPost, Mattia Feltri riscopre la stessa idea e la battezza "la più formidabile dimostrazione di pacifismo".
Il genio, per lui, sono i droni ucraini che centrano depositi e raffinerie russe "a migliaia di chilometri di distanza". La "guerra che non uccide", dice, perché "non c'è spargimento di sangue". Francesco Vignarca, della Rete Italiana Pace e Disarmo, ha già fatto notare che è tutto vecchio: i bombardamenti strategici di Douhet, riverniciati da avanguardia.
E il sangue c'è, eccome. Il 28 giugno un drone ucraino ha ucciso un civile a Slavyansk-na-Kubani e uno nel Belgorod; l'8 luglio un morto a Saratov, e a Belgorod un centro commerciale colpito, sei feriti, un bambino. Ma i morti grossi si contano a centinaia di migliaia di soldati, da una parte e dall'altra, e stanno svuotando due Paesi. Nel 2024 l'Ucraina ha contato quasi 500 mila decessi, quasi il triplo delle nascite, e oltre 10 milioni di persone hanno lasciato casa. La Russia ha la natalità più bassa da due secoli e ha secretato i dati nel 2025. Due nazioni che si combattono e nel frattempo hanno smesso di nascere.
Il punto non è Mattia Feltri. Conta l'aria putrida che pur di difendere la guerra chiama pacifismo un bombardamento che dissangua due popoli. Douhet, almeno, non fingeva: le sue bombe le chiamava bombe.
In foto, abitazioni civili a Kyev dopo un bombardamento russo
venerdì 17 luglio 2026
... VERGOGNA!!! ...
🛑 FINITA LA RECITA: IL FALLIMENTO DI UN SISTEMA E LA VERGOGNA DI UNA CLASSE POLITICA
Ci siamo. La Procura di Milano ha messo nero su bianco quello che in tanti sospettavano da tempo: l’indagine sul "sistema Santanchè" è ufficialmente chiusa. Non stiamo parlando di voci di corridoio, ma della notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari (il cosiddetto 415-bis) che inchioda Daniela Santanchè e altri 15 soggetti alle proprie responsabilità. E il quadro che emerge è devastante.
COSA HANNO COMBINATO: IL DISASTRO SOCIETARIO
Al centro di questo crac non c'è stata una sfortunata gestione imprenditoriale, ma un susseguirsi di manovre su Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria Srl. Le accuse sono pesanti come macigni: bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato. In pratica, si contesta l’aver portato al fallimento delle società lasciando dietro di sé una scia di debiti e ombre inquietanti.
IL CUORE DELLA TRUFFA: LA CASSA INTEGRAZIONE E I PRESTITI
Il punto più basso, quello che fa più rabbia, è l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Gli inquirenti hanno puntato il faro sulla gestione della Cassa Integrazione in deroga durante il periodo Covid. L’accusa parla di lavoratori che avrebbero continuato a lavorare mentre l’azienda chiedeva (e otteneva) il sussidio pubblico. Invece di tutelare i dipendenti in un momento di crisi nazionale, si è preferito intascare soldi pubblici. Non basta: sotto la lente c'è anche il sistema di finanziamenti ottenuti, in particolare quelli erogati da Banca Progetto, che sarebbero stati ottenuti – secondo l'accusa – attraverso pratiche opache.
COSA SUCCEDERÀ ORA: IL PROCESSO
Questa notifica non è un dettaglio burocratico, è il segnale che la Procura ha raccolto elementi solidi. Ora gli indagati hanno un tempo limitato per tentare di difendersi o chiedere di essere interrogati. Ma la strada è segnata: il prossimo passo sarà, con ogni probabilità, la richiesta di rinvio a giudizio. A quel punto, toccherà a un GUP decidere se ci sono abbastanza prove per celebrare un processo pubblico.
LA VERGOGNA DI CHI COMANDA
Vedere chi ha ricoperto la carica di Ministro della Repubblica coinvolto in un'inchiesta di tale portata – dove si parla di distrazione di fondi, fallimenti pilotati e truffe sui sussidi – è uno schiaffo a tutti i cittadini onesti. È la dimostrazione plastica di un modo di fare politica e impresa dove il "bene comune" è solo una parola vuota usata per nascondere interessi personali.
La politica dovrebbe essere sacrificio e servizio. Qui abbiamo visto solo il contrario: l'uso del potere e della posizione per salvare le proprie aziende dal naufragio, incuranti del danno causato alla collettività. Non c'è giustificazione che tenga. La legge ora farà il suo corso, ma il giudizio morale, per chi si è comportato così, è già stato emesso da tempo.
... ancora su Roggero! ...
Mi spiegate una cosa?
Se uno entra nel tuo negozio con una pistola e un coltello, tu hai il tempo di chiedergli se la pistola è vera o è un giocattolo?
Hai il tempo di ragionare, di guardare, di verificare?
Oppure reagisci con la paura di morire?
Perché è questo il punto.
Oggi si discute se Mario Roggero abbia reagito qualche secondo prima o qualche secondo dopo.
Si misura il tempo.
Si ricostruiscono i movimenti.
Si stabilisce il momento esatto in cui il pericolo sarebbe finito.
Ma chi ha vissuto anche solo un istante di terrore sa che la paura non si spegne quando parte il cronometro.
La paura non ha un interruttore.
Il terrore non guarda l’orologio.
È facile stabilire, anni dopo, che il pericolo era finito.
Molto meno facile è spiegare a chi si è visto puntare una pistola e un coltello addosso e che ha visto minacciare i propri familiari, in quale preciso secondo avrebbe dovuto smettere di avere paura.
Quattordici anni e nove mesi. E le famiglie dei ladri risarcite.
A me questa sentenza lascia addosso una sensazione terribile. Perché temo che il messaggio che passa sia che, se ti trovi davanti dei criminali, devi sperare che vada tutto bene. Perché se sopravvivi, potrebbe iniziare un altro incubo.
Una persona per bene non dovrebbe mai avere paura dei criminali e nemmeno di ciò che potrebbe accadergli dopo averli affrontati.
#MarioRoggero #Sicurezza #LegittimaDifesa #Giustizia #Commercianti #Italia
Marco Della Pietra.
... mandato a ripasso!! ...
𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Le telecamere della gioielleria hanno ripreso tutto, e chi in queste ore trasforma Mario Roggero nel santino del giustiziere fai da te quei fotogrammi li ha saltati. Il 15 luglio 2026 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi, come già la Corte d'assise d'appello di Torino, che nelle motivazioni aveva scritto una frase sola: l'azione aggressiva dei rapinatori era "totalmente conclusa". Erano in fuga verso l'auto, e lui è uscito con il revolver. Era esasperato, dicono.
Nel 2005 una condanna per minaccia, per aver mostrato la pistola al fidanzato di una delle figlie, gli era già costata il porto d'armi. Chissà se anche l'esasperazione di quella sera meritava una pallottola e un morto.
Sopra Roggero, però, c'è tutto il resto. Carlo Nordio ha aperto l'istruttoria per la grazia e Sergio Mattarella lo ha convocato al Quirinale per puntualizzargli i limiti delle sue attribuzioni: la grazia la Costituzione la riserva al capo dello Stato, e lo ha confermato la Corte costituzionale con la sentenza 200 del 2006. Un ministro della Giustizia mandato a ripasso di Costituzione dal Colle.
Del resto era già successo nell'aprile scorso, quando il governo ha corretto in corsa il decreto sicurezza con un secondo decreto e l'ha blindato con la fiducia dopo i rilievi del Quirinale. Ed è successo il 9 ottobre 2025, quando la Camera ha negato l'autorizzazione a procedere sul caso Almasri e Nordio ha parlato dello "strazio" del diritto compiuto dal Tribunale dei ministri. Dilettanti allo sbaraglio ma pericolosi, che l'autoritarismo lo indossano perfino per fame di propaganda.
Le telecamere restano lì.
Sono i ministri a guardare altrove. E noi esasperati, ma senza pistola, che ce li dobbiamo sorbire.
giovedì 16 luglio 2026
... trasmigratori! ...
Insegnamo un pó di storia ai fascistelli che inneggiano al Duce.
C'è un paradosso che vale la pena ricordare.
Nel 1935 Benito Mussolini celebrava gli italiani definendoli:
Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di Trasmigratori ».
Quel termine, TRASMIGRATORI, non era casuale: riconosceva una caratteristica storica dell'Italia, quella di un popolo che, per secoli, è emigrato in ogni parte del mondo in cerca di lavoro, dignità e futuro. Milioni di italiani sono stati accolti, con difficoltà e spesso subendo discriminazioni, in Europa, nelle Americhe e in Australia.
Oggi, invece, molti di coloro che si richiamano al fascismo o ne rivendicano simboli e idee sostengono la remigrazione , cioè l'espulsione o il rimpatrio forzato di immigrati e, in alcune versioni del concetto, anche di persone nate e cresciute in Europa ma considerate "non appartenenti" per origine.
Fa riflettere che gli stessi che si richiamano a quella tradizione politica sembrino dimenticare una parola incisa persino sul Palazzo della Civiltà Italiana: trasmigratori.
La storia dell'Italia è anche una storia di emigrazione. Ricordarlo non significa negare il diritto di discutere le politiche migratorie di oggi, ma evitare di cancellare ciò che siamo stati.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Vincenzo San.
... Meloni!! ...
Furbizia tanta, statura da statista poca: Meloni doveva dimettersi un minuto dopo il referendum. Invece sceglie un anno di agonia, a fare la babysitter di una maggioranza a pezzi e di un governo disoccupato.
... Mario Roggero ...
Caso Mario Roggero: se la pancia sostituisce il cervello, vince l'ignoranza.
La storia è triste e terribile da qualsiasi parte la si guardi. È tutto sbagliato in un mondo sbagliato. Non sono un buonista, anche io vorrei vedere chi delinque pagare per il suo reato.
Siamo nel 2026 e non nel medioevo e usare la testa sarebbe il minimo sindacale per un essere umano che ragiona.
La storia è triste e terribile.
Ma purtroppo non esistono leggi al mondo che possano fermare la delinquenza, un esempio è che dove esiste la pena di morte non si è MAI verificata una diminuzione dei reati. Mai.
Questo per spiegare che non c’è modo per evitare che ci siano delinquenti, nessuna legge più dura, nessuna, neanche le dittature ci son riuscite anche perché spesso i delinquenti sono quelli che portano alla dittatura.
Forse eliminando la povertà si potrebbe raggiungere una discreta diminuzione dei reati, tema complesso, ma probabilmente esisterebbero lo stesso perché l’essere umano è meravigliosamente e terribilmente pieno di sfumature diverse nel suo modo di ragionare e di percepire il vivere in una società.
Poi. Andiamo sul concreto.
La legge italiana (Art. 52 c.p.) tutela la legittima difesa solo quando c'è un pericolo attuale e imminente per l'incolumità fisica propria o altrui.
Se Roggero avesse sparato all’interno della gioielleria avrebbe usufruito della legittima difesa perché lui e i familiari erano in pericolo.
I giudici hanno accertato che i colpi sono stati esplosi all'esterno del negozio, quando la rapina era ormai terminata e i malviventi stavano scappando a bordo di un'auto.
Il principio della legge è questo: Se il pericolo è passato, sparare non serve più a "difendersi", ma diventa una punizione privata. In una democrazia moderna i cittadini non possono farsi giustizia da soli come nel far west. E c’è un motivo preciso. Se ogni cittadino potesse inseguire e uccidere chi commette un reato o (attenzione!) un presunto reato, sarebbe il caos.
Altro esempio: Mi vedo con uno per valutare la vendita della mia attrezzatura fotografica, ma siccome mi sta sulle palle lo accoppo… e poi dico che mi ha minacciato e me la voleva rubare. 🤷🏼♂️
Quali prove ci sono per dire che non è andata così? Ho pure dei testimoni (mie amici).
Se sdoganiamo questa possibilità di omicidio pensate a quante vendette private partirebbero!!
Il rischio è arrivare all’anarchia totale.
Permettere la reazione armata durante una fuga trasformerebbe le strade pubbliche in campi di battaglia. Inoltre un conflitto a fuoco in mezzo alla strada o un inseguimento armato mette a rischio anche eventuali passanti, vicini di casa o automobilisti del tutto innocenti.
Se venisse colpito un passante? Come la risolviamo?
- “eh ci spiace ma sai, stava inseguendo dei rapinatori!”…
Se permetti questo tipo di giustizia devi anche prevedere cosa potrebbe accadere in mille altre situazioni a effetto domino.
Senza regole rigide, imperfette ma rigide, chiunque potrebbe sparare a un sospettato basandosi su un malinteso, degenerando in una spirale di violenza incontrollabile.
Inoltre la morte di chi commette reato non è una pena prevista dal nostro ordinamento, nemmeno per i reati più gravi, e tantomeno può essere decretata sul momento da un privato cittadino. I rapinatori devono essere catturati, processati e condannati a scontare la galera, non giustiziati sul marciapiede.
Quindi… pur rendendomi conto che essere rapinati così è una ingiustizia terribile brutale è assolutamente inaccettabile e pur capendo che faccia uscire fuori di testa dalla rabbia… non si può permettere la giustizia privata in quel modo!
Uscire e sparare a chi scappa.
Per un momento l’idea soddisfa la pancia. Hai sbagliato hai rischiato e vaff te la sei cercata!
Se si accetta che queste cose si possano fare allora non c’è più un confine e visto che gli esseri umani non sono divisi in buoni e cattivi riconoscibili avverrebbero giustizie private mascherate da legittima difesa… basta che uno ti stia sui maroni… e pam!!!
- ”signor giudice mi ha aggredito… mi stava rapinando … “
- ok, capisco, può andare.
Non c’è possibilità di trovare la giusta posizione, ma non si può liberare la giustizia privata.
È terribile ed ingiusto, è vero.
Ma al momento … o viviamo in uno stato democratico con leggi imperfette ma che ci permettono di regolare in qualche modo la vita dei cittadini o sennò i due estremi sono o la dittatura dove nessuno ha più libertà di nessun tipo oppure anarchia totale.
Tra le tre… quella più percorribile è la via di mezzo, seppur imperfetta. Seppur la si senta ingiusta.
Il problema siamo noi.
Alla fine, se ci guardiamo in faccia, il problema siamo tutti noi.
Tutti noi che accettiamo un mondo consumistico, dove chi è più ricco è più figo, dove il denaro è potere. Abbiamo messo in piedi questo mondo marcio dove esistono multimiliardari che applaudiamo e guardiamo con stima ed esistono disgraziati che non hanno da mangiare, non possono neanche curarsi. Accettiamo che avvengano guerre nel nome di una religione o di un sacro diritto e stiamo a guardare bambini morire. La vera vergogna siamo noi, ma il loop in cui ci siamo ficcati è troppo grande. E quindi ci sfoghiamo con il tifo da stadio, pensando che esistano davvero i "buoni" e i "cattivi", ma la linea è così sottile che non c’è certezza vera. Quando non riusciamo a cambiare le grandi ingiustizie del mondo, riversiamo la nostra rabbia sulla cronaca nera, pretendendo risposte facili a problemi enormi.
Ma la giustizia non è una partita di calcio.
Aggiungo:
Nel 2005, in seguito a un forte litigio, Roggero si era presentato a casa dell'allora fidanzato della figlia e, impugnando una pistola, aveva minacciato il ragazzo e i suoi genitori.
Tanto per capire il personaggio che tuttora continua a vantarsi di quello che ha fatto.
#giustizia #marioroggero #statodidiritto #legittimadifesa
Paolo Ranzani.
mercoledì 15 luglio 2026
... il "porta sfiga"!! ...
Lo chiamavano : Sentenza
Con il post di Salvini, non aveva più scampo!
Confermata la sentenza d’appello con una pena di 14 anni e 9 mesi.
Il colpo era avvenuto a Grinzane Cavour
... la palude ...
𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐥𝐮𝐝𝐞 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
188 contro 187. A scrutinio segreto la Camera ha affossato l'emendamento sulle preferenze di Fratelli d'Italia, Noi moderati e Udc, quello su cui il governo aveva messo il timbro con il parere favorevole dei relatori e della ministra Casellati. Semplificando, niente di meno di una fiducia mascherata da tecnicismo.
Giorgia Meloni aveva alzato la posta poche ore prima, con un post: sfidava le opposizioni a votare a viso aperto, ognuno "ci metta la faccia". Ha chiesto di mostrare le carte ma le hanno stanato il bluff. Con la beffa dentro la beffa: la faccia la pretendeva dagli altri e al momento del voto è mancata proprio la sua.
Chi ha sparato nell'urna resta ignoto, perché il segreto serve a questo. Il Pd conta 36 franchi tiratori, la Lega ne ammette 31 e giura di avere i banchi puliti, i vannacciani accusano gli azzurri, gli azzurri negano. Una maggioranza che si perquisisce da sola.
Fuori dai banchi del governo è subito coro. Giuseppe Conte parla di premier sfiduciata dai suoi, Elly Schlein intima «andate a casa». Antonio Tajani prova a rimpicciolire tutto, «incidente di percorso», dice. Sarà. Un incidente su cui il governo aveva messo la faccia intera.
Resta il fatto politico, e pesa: cade la legge-feticcio, il "Melonellum", in un paese con i salari fra i più bassi d'Europa e le bollette fra le più care. "Ha vinto di nuovo la palude", scrive lei. Vero, solo che la palude, stavolta, sedeva tra i suoi banchi. La palude è il suo governo.
E già qualcuno sussurra elezioni, come se una débâcle fosse la scorciatoia per le urne. La doppia maschera si scioglie col caldo, e sotto resta una crepa che la seduta a oltranza serve solo a far vedere meno.
... INDECENTE!!! ...
Secondo voi una Premier che ha bloccato il Parlamento sulla legge elettorale anziché su stipendi e sanità e che è stata appena sfiduciata dalla sua stessa maggioranza, dove dovrebbe essere oggi?
1. Al Quirinale per dimettersi.
2. A un vertice di maggioranza per uscire dalla palude in cui sono precipitati e hanno precipitato l’Italia.
3. Alla cerimonia di premiazione dei Maestri della cucina
Ecco la risposta!!!
Giuseppe Conte.
martedì 14 luglio 2026
... il futuro??? ...
Preistoria, 10.000 a.C.
- Se gestisce tutte quelle caverne ci sarà un motivo.
Egitto, 2560 a.C.
- Prima di criticarlo, prova tu a tirar su una piramide dal niente.
Grecia, 336 a.C.
- Sei solo invidioso perché tu non saresti mai in grado di fare quello che ha fatto lui.
Cina, 221 a.C.
- Però alla fine guarda cosa è riuscito a costruire!
Roma, 44 a.C.
- Il Senato lo attacca perché è l’unico che fa paura ai poteri forti.
Inghilterra, 1066
- Questo è un Re che capisce davvero le nostre esigenze.
Mongolia, 1220
- È partito dal nulla. Tutto quello che ha, se l’è sudato.
Firenze, 1434
- Intanto fa più lui coi suoi soldi che cento ONG messe insieme.
Spagna, 1490
- La cosa bella di Torquemada è che è contro il sistema.
Transilvania, 1459
- Finalmente uno che parla coi fatti.
Messico, 1520
- Sentiamo, se Cortes se ne va allora chi crea lavoro?
Francia, 1680
- Se non ci fossero i suoi grandi capitali, saremmo tutti più poveri.
Stati Uniti 1850
- Guarda quanta gente ha aiutato con le sue piantagioni.
Germania, 1933
- Almeno è uno che ha il coraggio di dire le cose come stanno.
Russia, 1949
- C’è da dire che ha azzerato la corruzione.
Cile, 1973
- Ci ha salvato dal comunismo.
Oggi
- Sai perché questo qui ti fa così paura?
- Perché?
- Perché è il futuro.
... emendamenti?? ...
Presidente Meloni,
poco fa ci ha sfidato sulla legge elettorale.
Credo però che il suo post sia frutto di un equivoco. Quale sarebbe l'emendamento sulle preferenze su cui ci sta sfidando? Ho letto e riletto gli emendamenti di maggioranza, ma non ne trovo nessuno che consenta agli elettori di scegliere liberamente i propri rappresentanti.
Non vorrà mica farci credere che l’emendamento “farsa” presentato da Fratelli d’Italia introduca davvero le preferenze… Le vostre sono preferenze farlocche, come il blocco navale e i 1000 euro con un click che lei aveva millantato. La verità è che avete blindato con un accordo di maggioranza una proposta di legge con listone nazionale e listini locali tutti preconfezionati dalle segreterie di partito.
E così nella “legge truffa” avete introdotto un emendamento “truffaldino” su finte preferenze, che non toccheranno mai la stragrande maggioranza dei parlamentari che entreranno nel nuovo Parlamento.
Lei la faccia ce la mette. Certo. Ma è la solita faccia di bronzo. Quando la smetterà di prendere in giro gli italiani? L’appello contenuto nel suo post mi induce a credere che non è sicura dei numeri della maggioranza. Sbrigatevela tra voi. Noi per bloccare i vostri obbrobri useremo tutti i mezzi previsti per il voto parlamentare.
Se davvero vuole fare una battaglia per le preferenze, faccia votare l’emendamento del M5S che lascia agli elettori l’effettiva libertà di scegliere i nomi dei propri rappresentanti.
Ma soprattutto ci richiami quando inizierà a occuparsi di stipendi ed emergenze degli italiani anziché di come rimanere imbullonati alle poltrone.
Giuseppe Conte.
lunedì 13 luglio 2026
... valutazione ...
... syamane incontro con il Sig. Melis per una prima valutazione del nostro "buen retiro" = Euro 78.000,00 ,!!! mi sono alzato di scatto inorridito!!
domenica 12 luglio 2026
... nel mirino!! ...
Chi minaccia Giorgia Meloni minaccia tutti noi.
Le minacce rivolte al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono un fatto gravissimo.
Ancora più grave è che, secondo quanto riportato da organi di stampa, il suo nome compaia in una lista di obiettivi pubblicata da un quotidiano iraniano vicino al regime di Teheran.
Non colpiscono soltanto una persona o un leader politico. Colpiscono le istituzioni della Repubblica, la democrazia e tutti noi.
Di fronte a chi usa l’intimidazione e la violenza non possono esistere divisioni politiche. Su questi temi non esistono maggioranza e opposizione: esiste soltanto lo Stato.
A Giorgia Meloni va la mia piena solidarietà e la mia vicinanza. Nelle minacce rivolte a lei non è sola: vengono colpiti tutti noi, viene colpita l’Italia intera.
La risposta deve essere una sola: unità, fermezza e difesa delle nostre istituzioni democratiche. Perché l’Italia non si lascia intimidire.
Enzo Amich.
... riposi in pece! ...
È morto il senatore Lindsey Graham, l’uomo che aveva portato il concetto di «guerrafondaio» a una dimensione tragica, grottesca e apparentemente insuperabile.
Lo hanno già commemorato il Babbuino arancione della Barbarie, il Genocida dello staterello mediorientale e naturalmente Zelensky, che lo aveva opportunamente incontrato a Kiev appena il giorno prima.
Ci uniamo anche noi al cordoglio: riposi in pece.
Pino Cabras.
... Noi con Report!!! ...
Stasera la squadra di Report non è sola
Questa sera Report non va in onda: la Rai ha sospeso cautelativamente le repliche estive, in attesa di chiarimenti sull’attentato che “abbiamo” subito lo scorso ottobre nella persona di Sigfrido Ranucci. Una decisione che non condividiamo, e che l’Ordine dei giornalisti e l’Usigrai hanno definito priva di reali motivazioni giornalistiche, parlando di “censura senza precedenti”. Siamo una squadra pesantemente attaccata — prima con un attentato, ora con una sospensione — ma non ci fermiamo: continuiamo a lavorare con la stessa determinazione di sempre. Ed è proprio questa tenuta, crediamo, a fare di Report un patrimonio da difendere: una garanzia di libertà di informazione che riguarda tutti. Per questo, come squadra, ci rivolgiamo al nostro pubblico, che in questi anni è sempre stato al nostro fianco, per una mobilitazione che vada a colmare il vuoto lasciato dalla sospensione delle repliche estive. Per policy aziendale non possiamo usare i nostri canali social ufficiali per promuoverla, ma chiediamo la vostra partecipazione: stasera, alle 21.15 — l’orario in cui saremmo dovuti andare in onda su Rai3 - collegatevi a RaiPlay attraverso questo link: bit.ly/RivediReport_pontemorandi, e guardate l’inchiesta che sarebbe dovuta andare in onda. Poi fatevi una foto davanti allo schermo (o dello schermo) e pubblicatela sui social, taggandoci e usando l’hashtag #giulemanidareport. Report è anche il suo pubblico. La memoria delle nostre inchieste non si sospende per decreto aziendale, e una squadra di giornalisti sotto attacco non è sola quando il pubblico le sta accanto.
Report è un patrimonio di tutti.
La redazione di Report
sabato 11 luglio 2026
... l'uovo di Colombo! ...
Le prime crepe dell'uovo di Colombo
Il Campo Largo ha finalmente liberato tutta una serie di personalità un po' costrette nel recinto dell'invisibilità mediatica. Frequentare la solitudine del pensiero critico non dà grandi soddisfazioni carismatiche in effetti. E dunque la trovata geniale per accodarsi al Campo Largo è l'entrismo partecipativo. Cioè condizionare, grazie alle proprie ed enormi capacità persuasive, il centrosinistra per convincerlo dell'esattezza di alcune criticità del sistema. Come è stato possibile non averci pensato prima? L'uovo di Colombo era lì, proprio a portata di mano.
Peccato però che, nonostante i continui sermoni esplicativi di questi infaticabili ottimisti, la realtà già appare nuda e cruda. A un timido accenno di Giuseppe Conte sulla pretestuosità di alcune posizioni riguardo la Russia, tanto per giustificare guerre e riarmo, ecco che è partita di slancio la controffensiva democratica. Una fuoco di fila a più voci condanna le parole dell'avvocato del popolo, fino a mettere in discussione l'alleanza stessa e il prossimo comizio congiunto. La Russia non deve partecipare alle Olimpiadi, per sempre. Così si esprime il bellicismo democratico. Appare chiaro chi detta la linea e chi si deve adeguare.
Quindi, come qualcuno sommessamente provava a ribattere di fronte a quell'esercizio prestazionale rappresentato dalla litania spiegona degli ottimisti, la questione Partito democratico non si risolve con una Pina Picerno qualsiasi e la questione alleanze non si liquida con l'accantonamento del renzismo. Il punto critico sono proprio il Partito democratico e la sua pertinenza manipolatoria rosé chiamata AVS. I democratici rappresentano il perno strutturale del sistema che ha il dovere di garantire la supremazia della sfera sovranazionale. Loro, quei dirigenti così educatamente levigati non fanno nient'altro e non servono a nient'altro se non alle loro truppe cammellate, chiamate alle armi a ogni tornata elettorale.
Il Pd, insomma, deve assicurare stabilità istituzionale, motivo per cui non potrà mai rinunciare al Quirinale. Il giochino è molto semplice. Creare un'alleanza per disinnescare i pochi elementi di novità politica portati dai 5Stelle in questi anni. E cioè intimidirli per minimizzare quello sguardo più attento alla democrazia economica e correggere una postura meno asservita alle leggi della Ue e della Nato. Il progressismo di sinistra, difatti, ha partecipato a tutte le controriforme reazionarie degli ultimi trent'anni. Tutte, nessuna esclusa.
Ma non lo ha fatto causa l'irruzione di stravaganti personaggi sempre attenti a insultare il vecchio vocabolario socialista. Il Pd ha costruito la dittatura dei mercati e dei vincoli esterni grazie all'opera scrupolosa dei suoi generali più genuinamente di sinistra. Bersani rappresenta il prototipo di questa illusione ottica. Il posizionamento del Partito democratico sui diritti economici e sulla politica internazionale è esiziale per la sua sopravvivenza. Qualora tradisse il mandato per cui vive, scomparirebbe in venti secondi contati. Libera circolazione dei capitali, europeismo e americanismo imperiale. E da qualche anno guerra alla Russia. Questi i dogmi indissolubili.
Quindi quante dosi di ottimismo appiccicaticcio ancora dovremo ascoltare prima di una presa di coscienza definitiva sul ruolo antisocialista della sinistra italiana? Quanto tempo dovrà passare prima di comprendere che è proprio lei il problema politico del Paese e che non c'è alcun entrismo che tenga di fronte ai suoi interessi costitutivi? Quanti fascismi dovranno affacciarsi per capire che questi fioriscono quando l'orizzonte socialista scompare dallo sguardo della politica?
Nessun potere è stato mai scalzato dall'interno. Nessuno. Fossi stato a Napoli mi sarei accodato a quella contestazione, a quei sonori e meritati fischi. Ovviamente ignorati da Gruber e sodali, da quel circo civilizzato di casa a La7, sempre pronto, al contrario, nel dar voce, spazio e credibilità mediatica a generali da operetta, comunque orgogliosamente fedeli alla Nato, perché il ricatto sull'antifascismo sia sempre in prima pagina a corrompere il consenso. Non sia mai che qualcosa spunti all'esterno del sistema. Meglio continuare a spiegare quanto è saggio l'entrismo.
E spiega dai.
Ferdinando Pastore.
venerdì 10 luglio 2026
... - Euro 917,00!!! ...
Milano, 10 luglio 2026
... Auguro al BASTARDO che mi ha colpito di morire tra atroci sofferenze e, per quanto mi riguarda, spero che questo periodo di Merda finisca, prima o poi!!!
OGGETTO: Pratica di disconoscimento n. 010252026000949919
Gentile Cliente CURTA RENATO,
ci riferiamo alla pratica nr 010252026000949919 relativa al disconoscimento delle
operazioni eseguite tramite l'utilizzo dei seguenti rapporti:
carta pagamento nr. 516795******1662
per l'importo totale di Euro 917,00, che le è già stato accreditato dalla Banca in attesa
delle opportune verifiche.
Abbiamo rilevato che le informazioni fornite con il modulo di disconoscimento non
risultano tra loro coerenti in quanto, nello stesso modulo inizialmente lei dichiara di non
avere eseguito tali operazioni, mentre nella denuncia è stata fornita una descrizione
diversa della dinamica dell'evento.
Considerata tale difformità, la invitiamo a rivolgersi alla sua filiale/gestore che le fornirà
il necessario supporto.
Sulla base delle informazioni finora da lei rilasciate, non possiamo accogliere la richiesta
di disconoscimento.
Provvediamo pertanto all'addebito dell'importo che le avevamo
accreditato all'apertura della pratica.
... intervento ...
Avete visto che polverone? In Italia basta mettere in discussione i miliardi buttati per la corsa al riarmo per finire bersaglio di attacchi da tutte le direzioni.
Io lo confermo: non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci e che quindi la nostra emergenza sia buttare montagne di miliardi per una affannosa corsa al riarmo.
Mi preoccupano altre minacce. Il crollo dei salari rispetto al 2021, i costi energetici che mandano sul lastrico le aziende, i 130 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate aumentate in appena due anni, le file in ospedale, il record storico di persone in assoluta povertà.
Comunque se il problema è quel che dico io potete rileggere la dichiarazione di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa San Paolo: "se mi si chiede qual è la priorità dico il sociale, non la difesa militare. Vedendo 95mila bambini in famiglie con reddito sotto i 15mila euro, il fatto che stiamo ragionando su come aumentare le spese per le armi mi fa sentire in imbarazzo da cittadino italiano".
Quanto alla minaccia russa nei confronti dei Paesi europei, che i potenti comparti industriali e finanziari che ne traggono profitto economico hanno interesse ad alimentare sempre più, si può leggere la valutazione del comandante Nato Grynkewich secondo cui "la Russia non sta cercando un conflitto".
Io e la mia comunità politica continueremo a contrastare la folle logica del riarmo e tutta la retorica che la accompagna per interessi che sono molto lontani da quelli reali dei cittadini. Su questo fronte, basterebbe costruire una difesa comune europea per ottenere un notevole risparmio delle spese militari.
Ma soprattutto non dovremmo perdere tempo nel designare – sono passati ormai due mesi e non abbiamo ancora un nome – un delegato europeo per negoziare con la Russia, visto che la diplomazia non costa nulla e la storia ci insegna che è efficace, ben più del riarmo, per assicurarci un futuro di pace e di effettiva sicurezza.
Se ne facciano tutti una ragione.
Giuseppe Conte.
... il costo della "paura" ...
Ad Ankara non si è discusso di pace.
Si è stabilito quanto dovrà costare la "paura".
I capi hanno sorriso davanti alle telecamere, si sono stretti le mani, hanno pronunciato la parola sicurezza. È una parola elegante. Sta bene nei comunicati ufficiali.
Trump ha ottenuto ciò che voleva. Un’Europa più povera, più armata, più dipendente. Non ha cercato alleati. Ha preteso clienti.
E l’Europa ha accettato.
Naturalmente anche l’Italia.
Ci raccontano che aumentare le spese militari significhi proteggere l’interesse nazionale. Come se una nazione fosse più sicura quando rinuncia alle scuole, agli ospedali, al lavoro, per riempire i depositi di missili.
Come se il futuro potesse essere custodito dentro un arsenale.
L’Occidente somiglia ormai a un vecchio sovrano che continua a sedersi a capotavola, senza accorgersi che gli invitati hanno imparato a mangiare altrove.
Il mondo è cambiato.
Sono cresciute nuove potenze, nuove economie, nuove tecnologie, nuove forme di influenza. Altri Paesi hanno smesso di muoversi dentro confini tracciati da altri. Hanno scelto di parlare con la propria voce.
Ed è proprio questo che non viene perdonato.
Perché il vero scandalo, agli occhi di chi ha comandato per secoli, non è l’esistenza di altri modelli. È la possibilità che quei modelli funzionino senza inchinarsi.
Così, quando non si riesce più a guidare il mondo con il prestigio, si prova a governarlo con il timore.
Quando la cultura non seduce più, si mostra il ferro.
Quando il consenso si spezza, si fabbrica un nemico.
Il riarmo non è il segno della forza occidentale. È il sintomo della sua inquietudine. La febbre di un sistema che sente sfuggirgli il tempo e, invece di cambiare, prepara il conflitto.
L’America teme di non essere più indispensabile.
L’Europa teme di restare sola.
Da queste due paure nasce un patto triste. Una comanda, l’altra paga.
La NATO non protegge più soltanto un confine. Difende una gerarchia. Sorveglia un ordine che si sta consumando, ma pretende ancora obbedienza e tributi.
E i governi europei si adeguano.
Pronunciano parole solenni. Patria, libertà, responsabilità. Poi consegnano bilanci, industrie e futuro a un progetto che non appartiene ai loro popoli.
La sovranità viene celebrata nei discorsi e ceduta nei fatti.
Ci diranno che non esisteva alternativa. È la frase preferita di chi ha già deciso al posto nostro.
Intanto le spese militari cresceranno.
Le risorse civili diminuiranno.
I sacrifici avranno il volto della gente comune.
A chi governa resteranno i palazzi sorvegliati.
A chi specula, i profitti.
A chi produce armi, nuovi mercati.
Agli altri resterà il conto.
Ci sono epoche in cui i popoli vengono condotti verso il pericolo al suono delle fanfare. Questa è più cupa. Non ci sono inni. Soltanto grafici, percentuali e dichiarazioni prudenti.
La guerra oggi arriva in giacca e cravatta.
Parla di stabilità.
Sorride.
E mentre i potenti celebrano l’unità ritrovata,
l’Europa si allontana lentamente da se stessa.
Non cade.
Si consegna.
( Illustrazione di Paweł Kuczyńsk via Pinterest )
... finalmente!! ...
... domani mattina si parte per Mattie ... ore 8 e 30 come da orario fissato dal Comandante Antonio (FUCK ALL THEM!!).
giovedì 9 luglio 2026
... una vergogna!!! ...
Non ci andare Giovanna, non ci andare. Questo le aveva detto suo padre Pasquale quando Giovanna gli aveva detto che iniziava a lavorare nella fabbrica di materassi di Biagio Miceri, a Montesano sulla Marcellana. Pensava che la figlia fosse troppo giovane, che quel salario di 1,5 euro l’ora (due per le sue colleghe maggiorenni) fosse una vergogna, che lei doveva studiare per migliorare il suo futuro. Ma Giovanna voleva darsi da fare, voleva aiutare i suoi genitori, padre forestale e madre disoccupata, a mandare avanti la famiglia e così alla fine aveva accettato quello stipendio così basso e quelle condizioni di lavoro terrificanti proposte da Miceri. Non era solo un lavoro mal retribuito ed in nero, si trattava di stare ore e ore, anche più di dieci, in un sottoscala non arieggiato pieno di materiale infiammabile. L’azienda, totalmente illegale, non era registrata presso nessun ufficio pubblico, il locale privo delle elementari norme di sicurezza, i contratti verbali, spesso disattesi, i libretti di lavoro addirittura sequestrati. Insomma un ambiente malsano da ogni punto di vista nel quale donne di ogni età passavano l’intera giornata per portare a casa una ventina di euro. E fu in quell’ambiente che finì la vita di Giovanna e di una sua collega, Annamaria Mercadante, di 49 anni.
Nella fabbrica di materassi c’era un impianto elettrico vecchio e non a norma e numerosi materiali infiammabili. E così il 5 luglio del 2006, quando probabilmente un cortocircuito, intorno alle dieci e mezza fece divampare le fiamme, queste presto avvolsero l’intera struttura. Biagio Miceri si diede subito alla fuga abbandonando le sue operaie in mezzo ai fumi. Due di loro riuscirono a fuggire: non Giovanna che, forse per spegnere l’incendio o più probabilmente per salvare Annamaria, collega alla quale era legatissima, tornò sui suoi passi e rimase intrappolata tra le fiamme. Le due donne si rintanarono nel bagno e lì morirono soffocate a causa di una combinazione di monossido di carbonio, benzene e acido cianidrico.
Ovviamente non vi erano porte di sicurezza e nemmeno estintori, anzi i vigili del fuoco giunsero appena in tempo per arginare l’incendio prima che arrivasse alle bombole di gas lasciate sulla porta della fabbrica abusiva. Bombole che avrebbero fatto saltare in aria l’intera palazzina - comprese le scuole elementari pubbliche lì presenti. Tutti in paese sapevano della fabbrica abusiva, comprese le istituzioni. I vigili locali l’avevano multata per non aver pagato alcune imposte comunali ma non avevano certo chiamato l’ispettorato del lavoro o fatto una denuncia, mentre il sindaco di un comune vicino era la persona che aveva “procurato l’impiego” a Giovanna.
Giovanna, morta a 15 anni per un euro e mezzo l’ora.
Cronache Ribelli
... Guglielmo di Occam ...
Il Rasoio di Occam
È un principio metodologico e uno dei criteri di economia euristica, non una legge fisica immutabile. Ma non è sempre vero.
Il principio fu enunciato dal frate francescano e filosofo inglese Guglielmo di Occam, vissuto tra il 1288 e il 1347. Nonostante il rasoio porti il suo nome, la storia della sua formula è curiosa. L'idea di preferire la parsimonia era già presente in filosofi precedenti, come Aristotele e Tommaso d'Aquino. Guglielmo, tuttavia, lo utilizzò in modo così metodico e tagliente nelle sue opere teologiche da farlo associare definitivamente al suo nome.
La formula più famosa attribuita a lui, "Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem" (Non moltiplicare gli elementi oltre il necessario), non si trova scritta in nessuno dei suoi testi superstiti. Nei suoi libri reali, Guglielmo esprimeva il concetto in modo leggermente diverso, scrivendo: "Pluralitas non est ponenda sine necessitate" (La pluralità non dev'essere posta senza necessità). La metafora del rasoio fu introdotta solo secoli dopo dai filosofi successivi, per descrivere visivamente come la sua logica tagliasse via tutte le ipotesi superflue.
Ma perché la spiegazione più semplice non è sempre quella corretta?
Efficacia vs Verità:
Non garantisce che la teoria più semplice sia la verità assoluta. Serve solo a preferire l'ipotesi che richiede meno assunzioni non verificate a parità di potere esplicativo.
Poi la realtà è complessa
Molti fenomeni naturali richiedono spiegazioni articolate. Esiste un limite noto al principio, che si riassume nella frase:
"Una teoria dovrebbe essere il più semplice possibile, ma non più semplice".
In pratica è un ottimo punto di partenza per tagliare via le ipotesi infondate o le speculazioni astruse, ma le conclusioni definitive richiedono sempre prove empiriche e osservazioni.
Facciamo un esempio
Se non si accende il computer il Rasoio di Occam suggerisce di testare prima le cause più banali e probabili, scartando momentaneamente scenari catastrofici o complessi come un attacco hacker o la fusione della scheda madre.
Se applichi il Rasoio di Occam, la primissima azione deve essere controllare che la spina sia inserita. Solo se questa e le altre verifiche basilari falliscono, avrai la prova empirica per passare a ipotesi più costose e complesse.
Il Rasoio di Occam non funziona e fallisce quando la spiegazione più semplice è errata perché la realtà dei fatti è intrinsecamente complessa, insolita o stratificata.
Il rasoio presuppone che la natura e le persone agiscano in modo lineare. Se qualcuno sta mentendo, truffando o nascondendo le proprie tracce intenzionalmente, la spiegazione più semplice (es. "ha perso il portafoglio") è falsa, mentre quella complessa (es. "lo ha nascosto per simulare un furto") è quella vera.
In medicina, nell'ecologia o nell'economia, un singolo sintomo può derivare da una catena lunghissima di cause ed effetti.
Esempio medico: Se hai il mal di testa, l'ipotesi più semplice è la disidratazione. Ma potrebbe trattarsi di un effetto collaterale raro di un farmaco combinato con la postura scorretta e un problema cervicale. La soluzione semplice (bere acqua) fallisce.
Se formuli un'ipotesi basandoti solo su tre indizi, la tua spiegazione "semplice" sarà parziale. Non appena emergono nuovi dati, ciò che prima sembrava assurdo e complesso diventa l'unica spiegazione logica. Il rasoio funziona solo a parità di informazioni.
La fisica quantistica ha dimostrato che l'universo, a livello microscopico, sfida la logica comune ed è incredibilmente controintuitivo. Spiegare il comportamento di una particella che si trova in due posti contemporaneamente (sovrapposizione) richiede formule matematiche e concetti enormemente più complessi rispetto alla fisica classica. All'inizio del Novecento, la spiegazione più semplice per la luce era che fosse un'onda o una particella. La realtà si è rivelata molto più complessa e controintuitiva. Il dualismo onda-particella e la meccanica quantistica violano la logica lineare del Rasoio.
La regola d'oro per capire quando abbandonarlo
Il rasoio si rompe non appena raccogli una prova empirica che contraddice l'ipotesi semplice. Se la spiegazione più lineare non supera la prova dei fatti, devi scartarla immediatamente e passare a quella più complessa.
AdScienza
mercoledì 8 luglio 2026
... quale Paese? ...
𝐈𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Cinquantasei italiani su cento mettono il caro vita in testa alle loro paure: lo dice l'ultimo Osservatorio politico dell'istituto Ixè, uscito ieri. Vuol dire che la spesa costa di più, che lo stipendio basta di meno, che il benessere se ne va e le famiglie sono più povere. Altro che propaganda.
Poi viene la sanità che si sfalda, al 42%, toccata con mano da chi aspetta mesi una visita e paga di tasca la prestazione che il pubblico non gli dà più. E l'immigrazione, feticcio quotidiano dei talk show, sta quasi in fondo alla lista, al 22%. Curioso, per un Paese che a sentire i titoli non parlerebbe d'altro.
Il mondo visto da qui somiglia poco a quello dei telegiornali. Alla domanda su chi minaccia la pace gli italiani mettono primi gli Stati Uniti di Trump (50%), poi l'Israele di Netanyahu (40%), e solo terza la Russia di Putin. Della Cina si fidano di più (29%) che dell'America (17%), che stacca Mosca di appena due punti. In Trump personalmente la fiducia è l'8%.
E intanto la fiducia nell'Unione europea, quella che nei nostri editoriali è sempre la stella polare, è scivolata dal 67% del 2020 al 45% di oggi. Nel governo Meloni si ferma al 37%, nell'opposizione al 20%. Alle prossime politiche promette di votare di sicuro solo il 50,7%, contro il 63,9% del 2022.
Adesso riavvolgete il telegiornale di ieri, un talk, un editoriale di prima pagina, e contate quanto spazio prende ognuna di queste cose, e in che ordine. Non raccontano agli italiani la loro vita.
Raccontano la loro. Poi ci stupiamo che votino di meno, comprino meno giornali, di loro si fidino sempre meno.
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