Uno spreco disumano, un'occasione persa.
E non parlo di share, di numeri o di presenze, ma chi se ne frega di share, di numeri e presenze.
Parlo del paniere di simboli che questo evento dovrebbe veicolare, specialmente verso le nuove generazioni.
Il Primo Maggio è, o dovrebbe essere, tutela del lavoro, speranza in una tassazione equa, denuncia dei morti bianche, delle donne disoccupate e delle madri costrette a rinunciare alla carriera dopo il primo figlio.
Sono "pipponi"? Forse per qualcuno sì. Ma questi "pipponi" sono i nostri diritti.
Se accettiamo l'idea che discutere di diritti equivalga a annoiare il pubblico, stiamo spianando la strada al totalitarismo di domani.
Il disinteresse verso la politica diventerà così profondo che in futuro potremmo ritrovarci a cedere volentieri il nostro potere a chiunque millanti di "saperne più di noi", senza neppure accorgercene!
Partecipare al concertone e parlare di pipponi riferendosi ai diritti è una stronzata.
E quando a guardarti dire qiesta roba sono milioni di giovani, è una stronzata e pure pericolosa.
Così come lo è, la scelta di evitare termini come "partigiano" preferendo un generico "essere umano" perché considerato "divisivo".
Attenzione anche qui, perchè è una strategia pericolosa.
È il trionfo dell'equidistanza sulla posizione.
È il tentativo di spegnere la coscienza critica in favore di una narrazione neutra che non disturba nessuno, ma che non costruisce nulla.
Quando sul palco del lavoro si comincia a non voler disturbare, a dare spazio alla metrica dei follower e al successo commerciale, il messaggio che passa è che il valore di una persona risieda nella sua commerciabilità, non più nella sua dignità di lavoratore o cittadino.
Noi invece non dobbiamo mai smettere di avere una coscienza politica.
Non dobbiamo smettere mai di dare fastidio.
Lucia Coluccia.




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