sabato 30 maggio 2026

... Vannacci, "il lupo" ...

Quello che io chiamo "effetto Vannacci" funziona più o meno così. 

Immaginiamo un allevamento in cui ogni giorno vengono uccise centinaia di galline. Migliaia ogni mese. È un fenomeno costante, enorme, ma ormai considerato normale. Nessuno ne parla, nessuno si scandalizza. Poi arriva un lupo e uccide una gallina. La notizia si diffonde immediatamente. Dibattiti, titoli, indignazione. Dopo qualche tempo il lupo ne uccide una seconda e l'attenzione pubblica esplode. Tutti discutono delle due galline morte per colpa del lupo. Nel frattempo, le migliaia di galline che continuano a morire ogni mese passano inosservate. Non perché non esistano, ma perché non sono al centro della narrazione. A questo punto entra in scena Vannacci. Nella metafora, il lupo rappresenta l'immigrato. Non importa che la stragrande maggioranza degli immigrati lavori, viva la propria vita e non commetta alcun reato. L'attenzione viene concentrata sui casi più eclatanti, più emotivi e più facili da trasformare in simboli. Le due galline uccise dal lupo diventano così la prova che il problema principale del Paese sono i lupi. E più se ne parla, più l'immagine del lupo finisce per rappresentare tutti gli altri, anche quelli che non hanno fatto nulla. Secondo questa lettura, la forza della retorica della paura non sta nel negare che esistano reati commessi da immigrati. Sta nel selezionare alcuni episodi reali, amplificarli fino a farli apparire come la questione dominante e spostare l'attenzione collettiva lontano da altri problemi che, per dimensioni o impatto, potrebbero essere molto più rilevanti. Alla fine il lupo non viene giudicato per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta nella narrazione. 
E quando una categoria di persone viene trasformata in un simbolo di pericolo, ogni suo gesto viene interpretato attraverso quella lente. È così che la percezione può finire per contare più della realtà. 


Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione 

Vincenzo San

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