mercoledì 10 giugno 2026

... Grazie D'Aversa!! ...

GRAZIE D’AVERSA! 


 È doveroso un saluto e un ringraziamento a mister D’Aversa, arrivato a Torino nel momento più difficile della stagione, in piena contestazione e dopo le imprese eroiche dello stratega Baroni che avevano portato il Torino nelle zone pericolose della classifica! Forse avrebbe meritato qualcosa in più, probabilmente si è guadagnato la fiducia della piazza e dell’ambiente, ma non di chi comanda… 

 Resta il fatto che noi come tifosi, al di là del giudizio più o meno positivo che ognuno possa avere di lui, non possiamo che ringraziarlo e augurargli il meglio, certi che verrà da noi ricordato come una figura molto positiva per il Torino!

... un modellino!! ...

𝐃𝐞𝐥 𝐩𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐢𝐧𝐢 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐨. 𝐄, 𝐝𝐚 𝐢𝐞𝐫𝐢, 𝐮𝐧'𝐢𝐧𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Del ponte sullo Stretto, oggi, esiste un modellino: quello che la figlia di Matteo Salvini gli ha regalato a Natale, "in attesa di quello vero". Esiste una società, la Stretto di Messina Spa, con 672 milioni di capitale, che nell'ultimo anno ha speso 14,8 milioni tra stipendi e consulenze. E da ieri esiste un'inchiesta della Procura di Roma per corruzione. Il ponte di acciaio, ancora no. Il procuratore Francesco Lo Voi ha iscritto tre indagati: l'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, in pensione da febbraio, l'avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già nel cda della società e dal 2021 al 2024commissario della Lega in Calabria, e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio. Sono indagati, fino a prova contraria innocenti: l'accusa è un'ipotesi, e qui la prudenza resta d'obbligo. L'ipotesi, però, pesa. Secondo i pm avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli una poltrona dopo la pensione, per ammorbidire l'esame di legittimità sul progetto. Torniamo a ottobre, sempre quella Corte. Il 29 ottobre 2025 i giudici negarono il visto alla delibera Cipess da 13,5 miliardi, e il governo gridò allo scandalo: Giorgia Meloni parlò di "intollerabile invadenza", Salvini della "casta dei giudici". Oggi l'accusa racconta che qualcuno, quei giudici, provava ad avvicinarli. Per spingere il ponte, stando ai pm. Conviene dirlo con calma: il ponte è stato pensato come capitale politico più che come opera. È la tentazione di chi sa di non lasciare riforme e cerca qualcosa di tattile, una targa da inaugurare. Qualcosa che resti e porti il suo nome. Il ponte vero, con ogni probabilità, non si vedrà. Di sicuro non con questo governo, che a marzo ha spostato 2,8 miliardisulle ferrovie e allungato il cronoprogramma al 2034. Resta il modellino sotto l'albero. E adesso anche un fascicolo.

... che meraviglia!! ...

Che meraviglia la politica nostrana quando cerca di farsi istituzionale, borghese, quasi presentabile, e poi inciampa nel più classico dei suoi riflessi condizionati. Prendete Giorgia Nazionale. Ha passato mesi, anni, a tentare di fare il travestimento perfetto: la sarta di Bruxelles, la sposa fedele di Washington, la destra seria, quella che non urla più, quella che indossa il doppiopetto della responsabilità. E ci provava, poverina. Cercava di convincere tutti che la sua destra fosse una cosa moderna, un'evoluzione della specie. E poi? Poi arriva il Generale. Il mondo al contrario (ma proprio tanto) Il generale Vannacci. Uno che non sussurra, uno che non media. Uno che ha capito che nel grande mercato della democrazia dello spettacolo, se dici una cosa sensata non ti calcola nessuno, ma se scrivi un bignami di scontento da bar, diventi un filosofo contemporaneo. E qui casca l'asino. O meglio, casca la maggioranza. Perché Vannacci non è un problema per la sinistra, no, il generale è il cancro silenzioso della stessa Meloni. È il fantasma del passato che ritorna a chiedere il conto. Capite il dramma intellettuale e strategico? La Meloni vuole accasarsi con i moderati europei, vuole sembrare una statista. Ma il suo elettorato, quello vero, quello profondo che scalpita sotto la cenere, sente il richiamo della foresta. Sente il Vannacci che parla di "normalità", di "patria", di "mondo al contrario", e comincia a sbavare. Il ricatto del "più a destra di me" Vannacci ha un merito grandioso, tipico dei catalizzatori del populismo: ha tolto la maschera al gioco. Alle prossime elezioni, ogni voto preso dal generale è un voto sottratto al grande disegno egemonico di Fratelli d'Italia. Il dilemma di Meloni: Se lo rincorre sul terreno della provocazione e dell'estremismo, perde quello che resta della patente di credibilità internazionale (mai avuta, ma lei pensa di si) per la quale sta sudando sette camicie. Spaventa i mercati, spaventa l'Europa. L'alternativa tragica: Se lo ignora e fa la moderata, lascia praterie libere alla Lega di Salvini – che ormai si è ridotta a fare il fan club del Generale pur di racimolare un due percento in più – e regala il suo elettorato più arrabbiato a chi la accuserà di essere diventata "di sistema". Di essersi venduta ai poteri forti. Lei! Che sul "contro il sistema" ci ha costruito una carriera. Che ironia sublime. La destra che viene cannibalizzata dalla sua stessa ombra. E il resto della maggioranza? Guarda lo spettacolo terrorizzato. Forza Italia che cerca di fare la parte dei liberali educati, che si scandalizzano un tanto al chilo per salvare la faccia, ma sanno benissimo che se la barca affonda, affondano anche loro. E Salvini, ridotto a fare il portaborse del Generale, sperando che un po' di quel fango dorato della provocazione rimanga attaccato anche alle sue felpe ormai fuori moda. Buon voto a tutti, insomma. E che il Generale vi conservi intatto il gusto per il ridicolo. Perché ne avremo un disperato bisogno. 


 Mauro David.

martedì 9 giugno 2026

... "libercomunismo" ...

Proseguono le discussioni su 'Libercomunismo'. Rilievi preziosi di Filippo Barbera, critica costruttiva di Nicolò Bellanca, grande la confusione epistemologica sotto il cielo del sovranista Alessandro Visalli, che prova a tirare Losurdo dalla sua parte. La situazione è eccellente. "...In questa prospettiva, la leva patrimoniale di Staglianò resta giusta ma non esaurisce il problema. Per Brancaccio, infatti, il punto non è solo redistribuire ex post una ricchezza mal distribuita, quanto impedire ex ante che la concentrazione del capitale svuoti progressivamente la democrazia, trasformi la libertà economica di pochi nella riduzione delle libertà di tutti e renda lo stato sempre più permeabile agli interessi dominanti. Non si può difendere la libertà senza mettere in discussione la concentrazione del potere economico [...] Brancaccio accenna a un’interessantissima proposta relativa a un tipo di pianificazione, non sul modello sovietico, ma basata su incontri contingenti tra elementi eterogenei che, quando si stabilizzano in una configurazione nuova, producono qualcosa di “necessario a posteriori” che non era scritto da nessuna parte prima che accadesse. Il piano diventa così una sorta di architettura istituzionale sperimentalista, che lascia spazio all’emergere dell’imprevisto invece di soffocarlo sotto procedure standardizzate. Florio, dal canto suo e in modo analogo a Brancaccio, insiste sui rapporti tra stato e intelligenza sociale diffusa, senza però tematizzare che la trasformazione in decisione istituzionale richiede di affrontare l’intermediazione politica e il conflitto organizzato..." (Filippo Barbera su Libercomunismo, l'Indice) "...Occorre superare l’arroccamento del “politicamente corretto” e le posture identitarie che lo contraddistinguono. Ma il populismo non è la soluzione. Infatti, per oltre un decennio il cosiddetto “momento populista” è stato al centro della fase di superamento-estenuazione della “revoca”. Brancaccio, ed anche io, lo ritiene un’occasione persa. Ma divergiamo sulla prognosi. O, in altro modo, su quali “rami secchi” tagliare. Uno di questi rami permane in Libercomunismo, è la natura ‘cristologica’ del proletariato [...] Come accade nei molti casi stigmatizzati da Losurdo nel suo ultimo libro, Il marxismo occidentale, del quale Brancaccio è un coerente esponente, riconnettendosi alla sua radice utopica, finisce per considerare ogni distruzione reale come passo necessario verso il progresso..." (Alessandro Visalli, Intorno a Emiliano Brancaccio e il “Libercomunismo”, l'Interferenza) "...Brancaccio costringe il lettore progressista a uscire da due consolazioni. La prima è liberale: il capitalismo sarebbe compatibile con la democrazia, salvo eccessi da correggere. La seconda è moralistica: la guerra nascerebbe soprattutto da cattivi governanti, ideologie aggressive, autocrazie arretrate. Contro entrambe, egli argomenta che il capitale lasciato alla sua libertà non produce la libertà di tutti. Produce centralizzazione. E quando la centralizzazione incontra confini geopolitici in mutamento, debiti, crediti, risorse strategiche, può produrre guerra. Ma proprio perché questa diagnosi è forte, va interrogata nel suo punto più ambizioso. La centralizzazione del capitale basta a spiegare la chiusura del mondo contemporaneo? O occorre guardare anche a un secondo movimento?..." 

(Nicolò Bellanca su Libercomunismo, Micromega) 

Emiliano Brancaccio.

... Trump dixit! ...

𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩 𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐌𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐧𝐝𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐢 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐢. 𝐇𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 A Chicago, sabato scorso, l'attaccante che ha portato l'Iraq al Mondiale dopo quarant'anni è rimasto chiuso in una stanza dell'aeroporto O'Hare per quasi sette ore. Telefono controllato, poi via libera. Aymen Hussein è il fortunato: il fotografo della nazionale, dopo dieci ore, l'hanno rispedito indietro. Stesso copione per l'arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, designato dalla FIFA, che si era pure procurato un passaporto diplomatico: respinto all'arrivo, rimandato in Turchia. E all'Iran, a cui il 28 febbraio gli Stati Uniti e Israele hanno ucciso il leader supremo Ali Khamenei, oggi negano i visti a quattordici dirigenti. Il ritiro l'hanno spostato a Tijuana, per paura. Il bello arriva adesso. A marzo Donald Trump spiegava che per gli iraniani non era "appropriato" venire, "per la loro stessa vita e sicurezza". Dal canto suo l'America di Trump, intanto, nel 2025 ha deportato oltre 500 mila persone e dall'inizio del 2026 ne ha viste morire tredici in custodia dell'ICE, che nelle undici città del torneo ha fatto 167 mila arresti. A Minneapolis gli agenti federali hanno ammazzato due americani che protestavano. Trump, del resto, ripete da mesi che le partite andrebbero tolte alle città a guida democratica, pericolose. Pericolose. Lo dice il presidente del Paese dove sabato hanno sparato a nove persone vicino al ritiro dell'Inghilterra e ne hanno accoltellate sei alla stazione di New York. Tre giorni prima del fischio d'inizio. Se contasse davvero la sicurezza dei giocatori, ci sarebbe un solo posto da cui tenerli lontani. Proprio quello che ospita il Mondiale.

... la falla di Kinburn ...

Secondo il gruppo partigiano crimeano Atesh, i russi hanno dovuto in tutta fretta abbandonare la piccola penisola di Kinburn, ultimo lembo di terra occupato nella regione di Mykolaiv, una notizia estremamente interessante sul piano anche tattico e militare. Le notizie riportate da Atesh arrivano da fonti interne al raggruppamento russo Dnepr e fotografano in modo chiaro le conseguenze della campagna incessante di “logistic lockdown” avviata dagli ucraini con l’utilizzo di droni di ultimissima generazione. Si tratta di un vero e proprio ripiegamento, dovuto all’impossibilità di rifornire un’area così esposta (una lingua di terra completamente piatta fatta di sabbie e paludi) e di assicurare la rotazione delle truppe, elemento questo dimostrato anche dal recente ridispiegamento di alcuni piccoli gruppi in rinforzo ad alcuni settori, sui quali le forze ucraine stanno esercitando maggiore pressione in direzione Zaporizhzhia. La ritirata dal Kinburn Spit conferma la pesante compromissione delle catene logistiche russe, essendo una scelta tutt’altro che indolore sul piano strategico. Kinburn era stata infatti utilizzata dai russi per sigillare il porto commerciale di Mykolaiv ed assicurarsi il controllo dell’intero estuario. Lì erano stati inoltre installati sistemi di guerra elettronica e punti di lancio dai quali sinora sono state martellate, soprattutto con attacchi sui civili, la località di Ochakiv e la costa di Mykolaiv. Il presidio serviva inoltre a scongiurare un possibile sbarco in un’area così strategica per la tenuta del fronte. Oltre alla possibile ripresa dei traffici a Mykolaiv e all’alleggerimento degli attacchi nella zona, per l’Ucraina si liberano ora anche ampi spazi costieri per il lancio di droni marini. Spostando la linea più a est, le rotte verso la baia di Sebastopoli, la costa occidentale della Crimea (Tarkhankut) o le piattaforme di gas strategiche (le cosiddette "Torri Boyko") diventano molto più dirette e fulminee, sfruttando peraltro una zona d’ombra radar creata dalla geografia della penisola, complicando la vita alle già logorate difese russe in caso di attacchi combinati. È ovviamente ancora prematuro immaginare un attacco anfibio ucraino, ma la vistosa falla apertasi nella difesa russa dell’area conferma il successo della campagna finalizzata all’isolamento delle zone occupate di Kherson, Zaporizhzhia e Crimea, una situazione che per Mosca non potrà che peggiorare. 


 Marco Setaccioli.