martedì 23 giugno 2026

... Giuseppe Conte ...

Bambini presi di mira e uccisi nel genocidio di Gaza. 

Lo abbiamo detto e denunciato tante volte, ora questa realtà emerge anche dalle inchieste indipendenti in seno all’Onu. 

 Alla presidente Meloni, da italiano, chiedo: 

volete continuare a chiacchierare di orgoglio nazionale con vaniloquenza o volete dimostrarlo con i fatti? 

 Vi decidete a promuovere sanzioni economiche e commerciali contro Netanyahu e i suoi sodali? 

Vi decidete a strappare gli accordi militari con Israele e a togliere a Israele lo status di partner economico privilegiato? 

Vi decidete a restituire il cappellino Maga a Trump e a rinunciare al ruolo di "osservatori" nel Board of Peace? 

Vi decidete a riconoscere lo stato di Palestina?

... un po' di tregua! ...

Barcellona, 100.000 poesie dall'elicottero. 

Ma perché da noi mai? Forse perché qualcuno ululerebbe alla sporcizia senza capire che servirebbe eccome alla pulizia dell'anima. Vabbe'. 
Scusate l'intemerata poco adatta ai social. Sarò vecchio, sarò pure un po' rincoglioni*o, ve lo concedo, ma conservo ancora gelosamente l'illusione di Vivere in un paese che ancora e nonostante tutto confida nel futuro senza rifugiarsi per frustrazione, ignoranza, apatia, abitudine o semplicemente paura, in fallimentari ricette del passato. 

OK. 

Torniamo all'odio. Ricreazione finita. 

 Gustavo Ferretti.

... Starmer Kaputt!! ...

𝐒𝐭𝐚𝐫𝐦𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐝𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚. 𝐄 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐜'𝐞̀ 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐨 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Keir Starmer lascia Downing Street dopo nemmeno due anni, convinto di aver ereditato «un partito politicamente, finanziariamente e moralmente fallito». Quel partito l'aveva vinto lui, nel 2024, con la maggioranza più larga di una generazione. Si dimette il 22 giugno e si stupisce. Si stupisce che imitare la destra da sinistra sia una pratica perdente. Aveva sistemato la bandiera, la sicurezza, i confini, e si vantava di stare «con orgoglio accanto alla nostra bandiera nazionale, non contro di essa». Solo che i conti li ha fatti YouGov: dopo le amministrative di maggio, dei suoi elettori del 2024 è rimasto fedele il 46%, il 22% è passato ai Verdi, il 16% ai Liberaldemocratici, appena il 6% a Reform UK. Ha perso a sinistra, non a destra. Rincorrere Nigel Farage, dicono gli stessi Verdi, è stato un fallimento spettacolare. Si stupisce pure che insozzarsi di complicità lasci gli elettori di ghiaccio. Da capo dell'opposizione, nell'ottobre 2023, ripeteva che Israele «aveva quel diritto», compreso quello di tagliare acqua ed elettricità a Gaza. Poi le licenze d'armi sospese a metà, i pezzi britannici dentro gli F-35, il genocidio negato in tribunale. Il suo predecessore Jeremy Corbyn, che da quel partito è stato espulso, lo saluta con due parole: «complicità nel genocidio». E chi piange, qui da noi? Ursula von der Leyen lo ringrazia come "uno statista in due anni". Del resto le lacrime più amare le versano proprio quelli che da sinistra sognano di fare la destra, e che il modello Starmer volevano importarlo. 
L'hanno visto cadere prima ancora di copiarlo.

lunedì 22 giugno 2026

... DIMISSIONI!!! ...

Il recente, durissimo scontro diplomatico tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca segna il definitivo collasso della politica estera di Giorgia Meloni. L'illusione di poter addomesticare il nazionalismo di Donald Trump attraverso una linea di subalternità ideologica si è tradotta in un fallimento strategico di vaste proporzioni. Avendo sacrificato i rapporti europei sull'altare di un asse personale mai nato con il tycoon, la premier si ritrova ora respinta da Washington e guardata con diffidenza da Bruxelles. Questo cortocircuito distrugge la credibilità internazionale del paese e demolisce la narrazione interna di una destra pragmatica e capace di governare, rivelando una profonda e strutturale inaffidabilità della leadership. Le pesanti ricadute per il sistema paese Il vuoto diplomatico generato da questo strappo produrrà conseguenze immediate e concrete sull'economia e sulla sicurezza nazionale. Sul piano commerciale, l'Italia si trova ora totalmente esposta alle politiche protezionistiche americane, senza alcuna sponda politica per negoziare deroghe sui dazi che colpiranno le nostre esportazioni. Dal punto di vista geopolitico, il paese va incontro a una progressiva emarginazione dai dossier strategici nel Mediterraneo e in Medio Oriente, declassato a spettatore passivo delle decisioni prese dall'asse franco-tedesco. Infine, l'isolamento internazionale si ripercuoterà inevitabilmente anche sulla stabilità interna, aprendo insanabili linee di frattura all'interno di una maggioranza in cui l'anima moderata difficilmente potrà avallare una rottura totale con l'alleato atlantico. La via d'uscita e l'impasse della leadership Uscire da questa palude richiederebbe un'inversione di rotta radicale, articolata su tre capitoli fondamentali. Il primo è l'ancoraggio di necessità al nucleo decisionale europeo, l'unico vero scudo contro le guerre commerciali globali. Il secondo è la de-personalizzazione della politica estera, restituendo centralità alla diplomazia istituzionale. Il terzo è il passaggio dalla propaganda nazionalista a una strategia concreta, capace di negoziare con gli altri stati in base ai reali benefici per l'interesse nazionale. Tuttavia, si tratta di soluzioni che Meloni è impossibilitata ad attuare. Da un lato vi è un'insuperabile barriera ideologica: il dna politico della premier rifiuta per principio le dinamiche di integrazione europee, rimanendo fatalmente ancorato alla retorica nazionalista. Dall'altro, emerge una manifesta incapacità strategica, che ha ridotto la complessa scacchiera geopolitica a una sequenza di mosse d'immagine a uso dell'elettorato interno. Un atto di responsabilità necessario Di fronte a un simile stallo, le ambizioni personali e di partito dovrebbero cedere il passo alla tutela della Repubblica. 
Se Giorgia Meloni tenesse davvero al destino e alla dignità dell'Italia, prenderebbe atto del fallimento della propria linea strategica e rassegnerebbe le dimissioni. Sarebbe l'unico gesto politico responsabile per permettere al paese di ritrovare una guida autorevole e credibile sullo scenario internazionale, ammesso e non concesso che l'attuale panorama politico sia ancora in grado di esprimere una figura all'altezza di tale compito. 

 Mauro David.

... l'unico vero Leader!! ...

È passato piuttosto inosservato qui da noi uno dei punti più bassi della storia dell’Unione europea. Tutti i partiti di destra ed estrema destra - e sono oggi la maggioranza - hanno votato compatti il Regolamento Rimpatri, ovvero quella che è di fatto l’anticamera della Remigrazione in Europa. 418 voti a favore (contro 218), tra cui Popolari, Conservatori, sedicenti “Patrioti”, sovranisti, Afd, al grido di “Send them back”, “Rimandateli indietro”. Mentre Giorgia Meloni straparla di “successo storico”, l’unico leader europeo ad aver preso con forza posizione contro la negazione stessa del concetto di Europa è stato - avevate dei dubbi? - il premier spagnolo Pedro Sánchez. Che non solo si è dichiarato assolutamente contrario, ma ha spiegato nel dettaglio perché è un modello miope oltreché disumano. 

"La Spagna ha manifestato la propria contrarietà verso la politica europea dei rimpatri che è stata approvata anche dal Parlamento europeo. L'Europa sta trasmettendo un messaggio sbagliato: non è quello di condividere la sfida della migrazione insieme ai Paesi di origine e ai Paesi di transito, bensì quello di comunicare che questo è un problema dei Paesi terzi e che l'Europa si chiuderà in se stessa. Dal punto di vista economico, politico e della diffusione dei valori che l'Europa dovrebbe manifestare e diffondere, è un messaggio assolutamente negativo". 

Il problema è che quest’uomo è rimasto l’unico e l’ultimo leader europeo a dirlo. 


 Lorenzo Tosa.

... Meloni, fai schifo!! ...

Una grande lezione di stile l'ha data Sánchez. 
Da mesi attaccato da Fdi e Meloni, che gli ha anche fatto lo sgarbo di non riceverlo quando è venuto a Roma e che ogni volta che lo vede ha quella fastidiosa espressione altezzosa e da persona sempre infastidita, Sánchez non appena ha saputo che Trump l'aveva offesa le ha subito espresso solidarietà e l'ha difesa pubblicamente. A parti inverse, da Chigi non sarebbe volata una mosca; o, a seconda del periodo, con buone probabilità Meloni si sarebbe pure unita agli attacchi, nel guicciardiniano e tipicissimo tentativo di lisciarsi il potente di turno, di compiacerlo e fargli capire che si è sempre dalla sua parte (e abbiamo visto com'è andata: vivaddio un po' di giustizia morale c'è stata, su questa fastidiosissima attitudine). Non la coglierà nessuno, al governo. Figuriamoci Meloni che ha anche avuto il "coraggio" di fare un video dove diceva che "l'Italia non si piega" e ha smentito quanto accaduto (ma figuriamoci, chi conosce la destra italiana sa benissimo che quella è una delle caratteristiche tipiche: cercare il selfie del potente di turno per accreditarsi in patria). 
Ma forse a qualcuno qui smuoverà qualcosa. 

 Leonardo Cecchi.

... il "bunker" Gemona! ...

𝐆𝐞𝐦𝐨𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐛𝐮𝐧𝐤𝐞𝐫: 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐞𝐫 𝐬𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐄𝐯𝐢𝐚𝐧 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Giorgia Meloni è sfilata domenica tra le penne nere a Gemona del Friuli, al raduno degli alpini per i cinquant'anni dal terremoto, e ha spiegato il blitz con una confessione: «Avevo bisogno di un po' di sano orgoglio nazionale e, se non si trova qui, non so dove altro si potrebbe trovare». Traduzione: dopo lo scontro con Donald Trump le serviva un bagno di folla amica. La premier ha sperato a lungo che il litigio col presidente americano fosse una parentesi. In fondo contava su un Trump troppo pazzo per fare sul serio. Solo che Trump è lucidissimo e cattivo come tutti i sovranisti che amano la violenza, quella fisica e quella verbale. Da egomaniaco ha preso una questione personale, la foto «concessa per pena» al G7 di Evian, e l'ha fatta politica. E Meloni, che a lui si era asservita per anni, ne esce ammaccata. Andare tra gli alpini a cercare ristoro in una zona di comfort serve a poco. Come serve a poco recitare la generalessa più dura del generale Vannacci, che intanto le rosicchia voti a destra: Futuro Nazionale ha appena scavalcato la Lega nei sondaggi YouTrend, 5,9% contro 5,8%, primo sorpasso da quando il generale ha lasciato il Carroccio e ora punta a Fratelli d'Italia. E intanto Matteo Salvini sul litigio con Trump già si smarca: «Mi auguro che si chiuda in fretta questa parentesi di incomprensione». La statura di Meloni si misura adesso sui tavoli internazionali, anche perché in casa il quadro è pessimo: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, l'8,4% delle famiglie, un milione in più rispetto al pre-pandemia secondo l'Istat. E lì Trump dovrà rincontrarlo, senza alpini e senza amici tra i banchetti.