Mauro Berruto.
giovedì 26 marzo 2026
... la matita: un'arma! ...
Prima avete scelto la lotta nel fango, la prova di forza, avete politicizzato il referendum. Poi, annusata l’aria, avete scoperto che “non andava politicizzato”. Volevate cambiare la Costituzione senza neanche passare dal Parlamento: sulla giustizia. Voi, il partito di Santanché, Delmastro, Montaruli contro Einaudi, De Gasperi, Iotti. Avete dichiarato l’esatto contrario di quello che stavate facendo, fino a quando vi è scappata la verità: “togliere di mezzo la magistratura”, “usare il solito sistema clientelare”. A chi avete spesso detto di “andare al mare”, ora ricordate che “partecipare è importante”. Avete sciacallato sui casi Rogoredo e Garlasco, sulla famiglia nel bosco, sugli stupratori liberi, su Tortora, Falcone, Borsellino.
Dopo tre anni e mezzo di “pieni poteri”, la colpa è sempre degli altri: governi precedenti, magistrati, opposizione, immigrati. Mancano giusto le cavallette ed è finito l’elenco degli alibi.
Vi siete inginocchiati a Trump, lo avete candidato a Nobel per la pace, avete deriso e criminalizzato milioni di persone che scendevano in piazza contro genocidio e guerra. Avete fischiettato davanti all’esplosione di caro vita, bollette, benzina. Avete provato anche con la mancetta del taglio delle accise, per venti giorni. Avete offeso le donne, bloccando la legge sul consenso contro la violenza sessuale ed eliminando “opzione donna”. Avete attaccato frontalmente il mondo della cultura e dello sport, facendoli diventare uffici di collocamento di gente con una sola qualità: la fedeltà al capo.
Avete umiliato i lavoratori poveri, bocciando la proposta sul salario minimo, e gli anziani due volte, ridicolizzando gli aumenti delle loro pensioni e sfottendo chi dice di voler difendere quella Costituzione che li ha difesi per 78 anni.
Avete martoriato l’università e la scuola, diventati luogo di controllo, non di confronto democratico e formazione. Avete impedito a quasi cinque milioni di fuorisede, soprattutto studenti, di votare, per avere poi la faccia tosta di registrare un podcast-monologo di un’ora, proprio per chiedere il voto ai giovani.
Avete fatto tutto questo e molto di peggio.
Poi sono arrivati loro. Con una matita in mano.
... Giuseppe Conte ...
È arrivata un'altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia.
Il Governo italiano sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell’abuso di ufficio. È stata appena approvata dal Parlamento europeo la direttiva anticorruzione che impone agli Stati membri di punire la condotta dei pubblici ufficiali che commettono abuso d’ufficio. In pratica, Meloni e Nordio che avevano cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi che abusavano del proprio potere nei concorsi e nelle gare pubbliche, adesso dovranno reintrodurlo.
Il governo italiano ha provato sino all’ultimo a contrastare l’iter di questa direttiva, ma si è trovato isolato in Europa. Sono orgoglioso che il M5S, al contrario del Governo, abbia combattuto questa battaglia dalla parte giusta in Europa con il nostro europarlamentare Giuseppe Antoci, unico relatore italiano della direttiva, che ha lottato durante i negoziati europei contro l’ostruzionismo di Meloni e soci. È una vittoria delle persone perbene e di chi vuole equità e giustizia.
Dopo i 15 milioni di voti che hanno cancellato la riforma salva-casta e mandato a casa Santanchè, Delmastro e Bartolozzi un altro fallimento, un'altra figuraccia. Nordio dovrebbe prenderne atto e trarne le conseguenze, visto che è una riforma che ha voluto lui.
E Meloni anziché continuare a fare leggi per salvare politici e potenti dopo 4 anni dovrebbe battere un colpo per le vere emergenze del Paese, per le difficoltà delle famiglie e delle imprese. Il tempo è scaduto!
... dito medio!! ...
Da quanto apprendiamo dai retroscena delle lungamente richieste e tardivamente ottenute dimissioni della Santanché tutto era in ballo tranne "l'onorabilità" tanto sbandierata nella lettera di dimissioni della Ministra. Anzi, anzi.
Dietro i tempi lunghi sembra vi siano state estenuanti trattative condotte dal sempre pessimo Benito, di primo nome Ignazio, Maria La Russa.
Trattative che avevano cone unico fine proteggere e nuovamente scudare la sua protetta. La Russa pare infatti si sia fatto garante con la Meloni per Santanché di un posto in lista alle prossime elezioni. Alla luce di ciò appaiono molto più chiari alcuni segnali lanciati anche nella sua lettera di dimissioni: "non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio".
Qui la Santanché sta dicendo la sconfitta non è mia, anzi nel mio collegio, quello che rivendico per me anche in futuro, le cose son andate bene per il SÌ. E ancora: "nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri", basta poi mi risarciate con un posto il Parlamento. Insomma altro che onorabilità.
Qui abbiamo una donna che si è scollata dalla poltrona solo quando ha avuto la certezza che dopo un annetto poteva nuovamente e comodamente far sedere le sue morbide natiche sul comodo scranno. Un giochino dove nessuno perde veramente e la Meloni sacrifica (fintamente) alcuni dei suoi per provare ancora ad ingannare gli elettori.
Ma ahimè cari fratellini d'Italia, "lItalia s'è desta".
Stanno esplodendo. E menomale che non era un voto politico. A poco più di 48 h dalla chiusura dei seggi già si sono dimessi due sottosegretari e un Ministro. E non è finita qui.
È notizia di questi minuti che il prossimo nel mirino è il sempre sveglio Maurizio "carota" Gasparri.
Pare infatti che Caudio Lotito, senatore di Forza Italia, con la benedizione di Marina Berlusconi in persona, sempre più propensa a prendere le redini del partito in mano, abbia avviato una raccolta firme tra i colleghi per rimuovere Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato.
Da Forza Italia e Fratelli d'Italia a Fratelli coltelli e Forza vendette è un attimo. È bastato il voto di 15 milioni di italiani a difesa della Costituzione antif@scista per inaugurare una resa dei conti fratricida. Attento Murizio che ad agitar carote è un attimo che la cartina finisce in posticini indesiderati. Mario Imbimbo.
Mario Imbimbo.
... senza parole!! ...
Ma no, che avete capito!?!
Il problema, in Italia, è l'Islam
(edit - aggiungo una veloce considerazione)
Lo stupro di una donna o di un bambino da parte di un chierico non è mai stato e mai sarà - per la Chiesa cattolica e apostolica romana - un crimine contro la persona. È sempre stato e sempre sarà un peccato di lussuria, un'offesa a dio, e al sacramento dell'eucarestia se lo stupro avviene nell'ambito del confessionale.
Per l'ideologia cattolica la donna e il bambino non esistono come soggetti di diritto. E questo papa come TUTTI i suoi predecessori NESSUNO escluso propala questa idea violentissima senza alcun problema.
La vera vittima nelle parole di Prevost sarebbe dio, e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino e la donna... che inducono in tentazione quel sant'uomo del sacerdote) secondo la visione sua e di tutto gli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui lo stupratore fa parte.
Di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato con il Vaticano rinnovato nel 1984, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini e le donne abbia fatto enormi progressi.
Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche è facile - purtroppo - immaginarlo.
Come se non bastasse, sempre in virtù del "sacro" Concordato proteggi-violentatori, l'Italia consente alla Chiesa di indagare su se stessa, di esercitare in proprio l'azione penale e di contenere nelle strutture gestite dalla Cei i sacerdoti "problematici" (li definiscono così: problematici).
Prevost ci ha appena spiegato chiaramente con quale metodo e quali risultati: si condanna il peccato, si indaga, si giudica e si assolve il peccatore e lo si rimette al "lavoro" quando si sarà pentito del "male" che ha fatto. A Dio e al VI comandamento.
Federico Tulli.
mercoledì 25 marzo 2026
... la "pitonessa" ...
Ci sono discorsi che rivelano molto più di quanto chi li pronuncia vorrebbe. Quello di Santanchè sulla mozione di sfiducia è uno di questi.
Non è una colpa essere ricchi. Non lo è mai stato. Ma ostentarlo, rivendicarlo con arroganza proprio mentre milioni di italiani fanno i conti con bollette sempre più alte, stipendi che non bastano e un futuro incerto… questo sì, è un problema. Ed è un problema enorme.
Perché mentre lei parla di tacchi, di immagine, di orgoglio personale, fuori da quell’aula c’è un Paese reale. Un Paese fatto di lavoratori onesti che ogni giorno si alzano presto, fanno sacrifici, rinunciano a tutto e, nonostante questo, non riescono ad arrivare a fine mese. Persone che non hanno avuto la fortuna — sì, fortuna, perché spesso è anche questo — di nascere nelle condizioni giuste o di avere le opportunità giuste.
E allora no, non è la ricchezza il punto. Il punto è la distanza. Una distanza sempre più profonda tra chi governa e chi vive la realtà.
Fa male sentire certi toni, fa male vedere quella sicurezza ostentata mentre il caro vita erode ogni certezza per chi vive di stipendio. Fa male perché ti ricorda che chi dovrebbe rappresentarti, in realtà, non ti vede nemmeno.
E ancora più grave è il silenzio sulle soluzioni. Perché mentre le famiglie stringono la cinghia, mentre i giovani non riescono a costruirsi un futuro, mentre il lavoro perde valore ogni giorno, questo governo sembra incapace — o peggio, disinteressato — a migliorare davvero il tenore di vita degli italiani.
Da elettore di sinistra, quello che provo non è solo rabbia. È delusione. È amarezza. Ma è anche la convinzione che non possiamo abituarci a tutto questo.
Perché un Paese giusto non è quello in cui si esibisce la ricchezza, ma quello in cui si combatte la povertà. E oggi, purtroppo, siamo molto lontani da quell’idea di giustizia.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Il senatore del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini ha depositato la mozione di sfiducia individuale contro la Ministra del Turismo, chiedendone la calendarizzazione urgente. <
«Siamo stati i primi a presentarla due anni fa, quando esplosero gli scandali che la riguardavano, mentre la Presidente Meloni continuava a difenderla con convinzione.
Evidentemente è servita la sconfitta clamorosa al referendum per arrivare a questa decisione. Ora chiediamo a Fratelli d’Italia e alla maggioranza di essere conseguenti e di dare seguito a quanto la stessa Meloni, sia pure con notevole ritardo, ha chiesto: Santanchè deve lasciare la poltrona».
A questo punto la domanda è semplice e diretta: cosa farà Fratelli d’Italia? Si asterrà, lasciando così cadere la propria ministra grazie ai voti dell’opposizione? Oppure Giorgia Meloni insisterà affinché Santanchè faccia un passo indietro prima ancora che si arrivi al voto in Parlamento?
... il dopo Referendum ...
Doveva essere il ponte dell'Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles... e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua Ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le Istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l’imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier.
Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa covid ai danni dello Stato, ora la Presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinché lasci il Governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente!
Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che "Fratelli" d'Italia.
Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
Dunque il referendum che non era “politico” in poche ore ha infilzato un sottosegretario alla giustizia (Andrea Delmastro), la capa di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi e una quasi ex ministra al Turismo (Daniela Santanchè) bel giro di qualche ora.
C’era da aspettarselo. Una presidente del Consiglio che da quattro anni dà la colpa dei suoi fallimenti polirtici sempre ad altri non poteva che esimersi dal consumare la vendetta per il capitombolo referendario contro qualcuno. C’è da scommettersi che l’avrebbe fatto ben più volentieri contro i giudici o contro quei 14 milioni e mezzo di italiani ma il voto, per fortuna, non glielo consente.
Forse Meloni pensa così di scrollarsi di dosso la sua prima cocente sconfitta nel più infantile dei modi, ovvero attribuendola agli altri ma no, non funziona e no non basterà. È la stessa Meloni che s’è tenuta stretto l’amico Delmastro dopo una condanna di otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, reato gravissimo per un uomo di Stato in un ministero così delicato. È la stessa Meloni che definisce “una leggerezza” il mettersi in società con un mafioso, tramite figlia sacrificale, e sorridere e cenare con lui.
È la stessa Meloni che ha difeso Bartolozzi, e quindi anche il ministro Nordio, per avere gentilmente liberato uno stupratore criminale libico come Almasri. È la stessa Meloni che non ha alzato ciglio per l’accusa alla ministra Santanché di avere truffato lo Stato che in questo momento rappresenta. È la stessa Meloni che non riesce a scollare Santanché dalla poltrona del ministero del Turismo.
A uscirne scassata è lei. Lei che voleva essere ricordata mentre dialogava con i grandi della terra e invece si svela come capobanda di inetti, inadatti e irresponsabili. E li ha scelti lei.
... il costo dell'energia ...
La Spagna, il 20 marzo, ha pagato l’energia 14 €/MWh grazie all’imponente strategia del governo spagnolo sulle rinnovabili, mentre l’Italia ha pagato circa 140 €/MWh. Meloni, invece di andare in Algeria a fare accordi per il gas, segua Sánchez e impari come si fa a pagare meno l’energia e a costruire una vera sovranità energetica.
Il governo fossile sta costringendo gli italiani a dipendere da una fonte energetica responsabile del caro energia e delle speculazioni che hanno arricchito le lobby del gas e del petrolio.
La presidente Meloni avrebbe dovuto sbloccare le autorizzazioni per le rinnovabili, che in tempi brevi potrebbero liberarci dalla dipendenza dal gas. La guerra sta mettendo in ginocchio l’economia e sempre più italiani stanno scivolando sotto la soglia di povertà: sono oltre 2,7 milioni le famiglie in povertà energetica, anche a causa delle politiche di dipendenza dal gas.
La guerra ha origine anche nel controllo dei giacimenti di idrocarburi e, con il conflitto, si stanno arricchendo non solo le industrie delle armi, ma anche quelle energetiche. L’AD di Eni ha dichiarato che ci sarà un dividendo straordinario legato all’aumento dei prezzi di petrolio e gas causato dalla guerra. In tre anni e mezzo, le società energetiche italiane hanno realizzato profitti per 80 miliardi di euro, anche grazie all’aumento delle bollette pagate da famiglie, pensionati e imprese.
È il momento di renderci indipendenti con le rinnovabili: se non ora, quando?
Angelo Bonelli #alleanzaverdisinistra
Iscriviti a:
Commenti (Atom)










