lunedì 27 aprile 2026

... tre colpi di pistola! ...

𝐔𝐧 𝐮𝐨𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐬𝐜𝐨𝐨𝐭𝐞𝐫 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐚. 𝐈𝐥 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐫𝐮𝐦𝐨𝐫𝐞 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Un uomo su uno scooter, casco integrale e mimetica verde, si è fermato in via delle Sette Chiese a Roma e ha sparato tre colpi contro una coppia con il fazzoletto dell'Anpi. Cercavano un bar dopo il corteo. Questa è la fotografia del Paese. Il resto è chiacchiera. C'è un esercizio di moda: il lamento. Per la festa sporcata, la piazza indisciplinata, i toni da abbassare. Un piagnisteo bipartisan che suppone un'Italia capace di andare d'accordo, se solo qualcuno smettesse di fare casino. Se invece siamo un Paese spaccato. La povertà cresce. Le leggi si stringono. C'è gente disgustata da governi che massacrano civili e dalla compiacenza morale di pezzi della politica italiana. C'è gente che rivendica il diritto di portare il dissenso in piazza. Il conflitto esiste, ogni giorno di più. Meloni sogna la pacificazione nazionale. Solo che governare un paese pacificato non è governare: è gestire. Un paese quieto, rassegnato, che smette di fare domande. La pace che chiede è il silenzio. Chi si duole perché il mondo intorno non è come lo vorrebbe soffre di una sindrome precisa: la paura del conflitto. Produce paternalismi e ipocrisie. Ci si duole dello scontro senza chiedersi perché esiste. Le bandiere israeliane portate come provocazione, la Brigata ebraica scortata fuori da Milano dalla polizia antisommossa, gli insulti a Fiano: tutto occupa i titoli. E intanto in via delle Sette Chiese sparano a due pensionati con il fazzoletto al collo. Quella è la posta in gioco. I provocatori usano il dissenso come materia prima per ritagliarsi notorietà. 

Ma siamo un paese spaccato. Meglio saperlo. 

 Foto @anpi.roma

... calcoli sbagliati! ...

Alla Casa Bianca, ieri, è andata in scena una delle pagine più memorabili della storia recente dell’amministrazione Trump. Robert F. Kennedy Jr., ministro della Salute degli Stati Uniti d’America, ha deciso di riscrivere completamente le regole della matematica. E davanti a un Trump che annuiva soddisfatto, ha affermato: “Un senatore democratico mi ha detto che è matematicamente impossibile che un farmaco scenda di prezzo del 600%. E io gli ho risposto: se costa 100 e sale a 600, quello è un aumento del 600%. Se scende da 600 a 100, è un risparmio del 600%”. E Trump, compiaciuto: “Giusto”. In due frasi, il ministro della Salute della prima potenza mondiale è riuscito nell’impresa di sbagliare due calcoli su due. Il primo: se un prodotto costa 100 e arriva a 600, l’aumento è del 500%, non del 600%. Le percentuali si calcolano sulla differenza rispetto al prezzo di partenza (600 − 100). Il secondo, ancora più clamoroso: se quello stesso prodotto torna da 600 a 100, il risparmio è dell’83%. E il motivo è semplice. Il risparmio massimo possibile, nell’universo conosciuto, è il 100%. E si raggiunge quando il prodotto diventa gratis. Oltre il 100% significherebbe che la farmacia ti consegna il medicinale e in più ti paga per portartelo via. Ma nel regno di Kennedy esistono farmacie magiche che ti rimborsano cinque volte il prezzo del Moment. Il tutto certificato in diretta dal Presidente degli Stati Uniti con un solenne “giusto”. 

Questi sono quelli a cui è stato consegnato il più grande sistema sanitario del pianeta. E sono gli stessi che i nostri, da Meloni in giù, continuano a definire “modelli”. 
Dormite bene. 

Abolizione del suffragio universale 

Paolo Ranzani.

domenica 26 aprile 2026

... Merda ai merdosi!! ...

Stamattina a Dongo è successa una cosa bellissima: mentre un centinaio di merdosi nostalgici col braccio teso celebrava col rito del “presente” e praticava il saluto fascista per commemorare il maiale Mussolini e i quindici gerarchi fascisti che 81 anni fa come codardi si diedero alla fuga verso la Svizzera, dall’altra parte qualcuno ha pensato di replicare nell’unico modo all’altezza della situazione: lanciando palloncini pieni di merda. Provate ad immaginare il silenzio liturgico del momento, lo sguardo fiero, il braccio teso, il viso commosso. E poi all'improvviso: “splat!” una bella merda sulla camicia nera stirata stanotte. 

Un affettuoso grazie a chi stamattina ha ricordato a questi sottosviluppati che il fascismo è stato merda putrida e come merdosi immondi devono essere trattati i militanti e nostalgici. 

Tony Mele.

... Torino 2 - Inter 2 ...

C’erano facce lunghe, prima. Di quelle che conosci bene, perché le hai viste troppe volte allo specchio dopo certe domeniche venute male. Erano ancora peggio dopo due ceffoni presi senza neanche capire da dove arrivavano, e lo stadio invaso che esultava in modo innaturale. C’era quell’aria da resa anticipata, da “anche oggi è andata così”. Poi qualcosa si è acceso. Dieci minuti. Dieci minuti in cui la palla ha iniziato a girare come se qualcuno avesse finalmente ricordato ai ragazzi che quello è un gioco, sì, ma anche una questione di dignità. Un passaggio giusto, una entrata fatta con la giusta cattiveria, un allenatore che non avendo nulla da perdere se la rischia con cambi offensivi non nel senso offensivo del termine. Il secondo gol su rigore, contro l’Inter: avete capito bene. Effetto Rocchi? Può essere, ma chissenefrega. Non è stata la solita storia: questo conta. Rispetto a quella roba informe vista a Cremona, gli ultimi trenta minuti avevano un altro odore: non di beffa annunciata, ma di gente viva, di gente che prova a reagire. Non un branco spaesato, ma undici che si riconoscono. Ed allora un applauso se lo prendono. Tutti. Anche D’Aversa, che per una volta ha rischiato ed ha raccolto. La cosa più bella, però, non è nemmeno il risultato. È stato il silenzio. Quello di chi era arrivato convinto di fare festa qui, come se fosse terreno neutro, come se vincere a Torino fosse una formalità. Perché, anche se negli anni ci siamo fatti male da soli, anche se certe scelte obbligate ci hanno fatto sentire ospiti in casa nostra, ogni tanto Torino si ricorda cos’è. E quando succede, non è un posto dove vieni a brindare, ma dove, se vuoi qualcosa, te lo devi sudare fino all’ultimo minuto. E magari, stavolta, non basta neanche. 

 Ernesto Bronzelli.
Rimettete i pallottolieri in cantina, stavolta la squadra non si è sciolta come neve al sole. In panchina avevamo pure un allenatore che non stava già scrivendo le dichiarazioni imbarazzanti e moscie, da propinare con enfasi mortuaria ai giornalisti in sala stampa, nel post-sonorasconfitta. Bensì, un allenatore che ha cercato di dare una scossa alla squadra e così ha fatto. Nella partita in casa, più fuori casa della storia granata, roviniamo la giornata agli interisti arroganti, venuti a sfottere e a voler comandare al Grande Torino. Detto questo vorrei farvi i miei complimenti e lasciare un messaggino d'amore, ai nerazzurri che hanno mancato di rispetto "Potevamo essere storicamente gemellati contro i gobbi, visti i trascorsi di ambedue contro i NoKolors, invece dimostrate solo che tra voi e loro cambia solo il colore di una striscia. Sicurissimo che vinciate Campionato e Coppa Italia 🦉🦉🦉, vi auguro "Tanta fortuna, Tanta fortuna , come farebbe il pupazzo Gnappo. Alla prossima Zebre Nerazzurre."

... imbarazzante!! ...

La seconda carica dello Stato, oggi, al Salone del Mobile di Milano, ha dato una delle prove più imbarazzanti degli ultimi anni. Ignazio La Russa si presenta lì e comincia a parlare di calcio con alcuni giornalisti. Gli chiedono chi tiferà ora che la Nazionale non si è qualificata. Una chiacchiera da bar sport, con la stessa profondità. A un certo punto si inserisce una giornalista. Non per parlare di pallone, ma per fare il suo mestiere. Gli chiede della costituzionalità del decreto sicurezza. E lui, piccato, risponde così: “Ma che c’entra col calcio?”. La giornalista, con una pazienza francescana, gli ricorda una sottigliezza: “Ma lei non è presidente di una squadra di calcio”. Lei è il Presidente del Senato. Lei ha giurato sulla Costituzione. Lei presiede l’aula in cui quel decreto viene discusso e votato. E lui cosa fa? Saluta indispettito e se ne va: “Sì, ciao”. La seconda carica dello Stato che lascia un punto stampa perché si ostinano a chiedergli di ciò per cui prende lo stipendio. Perché non gli fanno domande sul calcio. 
 E menomale che c’era lei.
 Menomale che c’era una giornalista con la faccia tosta di rompergli il momento da bar. 
Menomale che ogni tanto qualcuno alza la mano e fa una domanda. 
Quella che, in dieci secondi, racconta più di mille editoriali. 

Abolizione del suffragio universale 

 Paolo Ranzani.

... Bella Ciao!! ...

Bella Ciao, il fascismo vigliacco e la bellezza del 25 Aprile 

di Raffaele Crocco 

Il 25 aprile è “Bella Ciao”. D’accordo, è anche tante altre cose il 25 aprile. Soprattutto, però, è “Bella Ciao”. È una canzone bellissima. Se ci pensate, è la canzone di chiunque e di tutti. Non ha un autore certo, è stata probabilmente creata da più persone, in momenti vicini, ma differenti. Non è di nessuno, quindi. Non c’è chi possa dire: è mia. È una canzone libera e di libertà. Canta la libertà. La canta così bene da essere diventata un inno mondiale. Se ne conoscono almeno 70 differenti versioni, in altrettante lingue. La cantano in Africa, durante le mobilitazioni. Viene cantata in America del Sud, in Europa. La cantano a Gaza, per respingere l’invasore israeliano. È una canzone di liberazione, “Bella Ciao”. Non è in alcun modo una canzone rivoluzionaria, non chiede, invoca o sogna un mondo particolare. No: dice solo che si deve e può lottare contro chi invade una terra non sua, negando la possibilità di essere ciò che siamo. Questo è un passaggio che mi affascina, perché mette in luce le contraddizioni di chi – soprattutto in Italia – non ama questa canzone. Cerco di spiegarmi. Se vogliamo, anzi anche se non lo vogliamo”, “Bella Ciao” è una canzone patriottica. Parla della scelta di andare a combattere per cacciare un invasore, uno straniero che arriva per opprimere. Tenuto conto della retorica patriottica dei fascisti e della destra conservatrice in questo Paese, “Bella Ciao” dovrebbe essere il loro inno. Chi meglio di chi si definisce “vero patriota” – e fascisti e la destra conservatrice continuano a ripetere di essere tali – dovrebbe cantare una canzone nata per opporsi all’invasione di uno straniero, in questo caso l’occupazione nazi-tedesca dell’Italia fra il 1943 e il 25 aprile del 1945? Nessuno, verrebbe da dire. Invece… invece, la storia è diversa. È diversa, perché storia e canzone svelano la vergognosa e vigliacca menzogna del patriottico fascismo italiano. Ormai lo sappiamo: il fascismo – e la destra conservatrice che da sempre si allea con esso – non è un ideale, ma un comportamento, un’attitudine al furto – di potere, ruolo, ricchezze, prestigio – messo in atto con la violenza. Di conseguenza, come si arriva a conquistare e conservare il potere al fascista non frega nulla. Il fascismo è abituato a svendere i propri ideali in nome del potere personale, lo ha sempre fatto. Ce lo racconta la storia. Nel 1919, il fascismo nasce repubblicano, anticlericale e dalla parte dei lavoratori. Arrivato al potere grazie alla convergenza di interessi con la destra conservatrice e con il re, abbandona tutti gli ideali sin lì propagandati e per rimanere in sella – compiacendo al re, non cacciandolo per creare una repubblica – crea un impero e sottoscrive con il Vaticano i Patti Lateranensi. Nel 1943, altra giravolta. Per tornare ad avere un qualche potere, Mussolini e il fascismo rinnegano i loro 21 anni di dittatura monarchico-clericale e creano una piccola e sgangherata repubblica, quella di Salò, accettando due situazioni poco coerenti con il loro “patriottismo”. La prima è l’invasione tedesca della penisola, che non combattono, ma anzi aiutano e favoriscono. Per effetto di questa, saranno migliaia i patrioti italiani uccisi dai nazisti e dai loro servi in camicia nera. La seconda è la cessione del Trentino Alto Adige della Venezia Giulia ai tedeschi. Quelle due terre, ricordiamolo, dal 1943 furono amministrate direttamente dal Reich, cioè da Berlino. Questo è il volto vero del fascismo. Nato e alimentato dalla retorica irredentista e nazionalista pre e post Prima Guerra Mondiale, il fascismo e Mussolini accettarono di cedere ai tedeschi le terre che erano state annesse all’Italia grazie al sacrificio di 600mila giovani. Le terre cosiddette “irredente” che avevano portato alla grande carneficina del 1915 – 1918, erano state cedute in un attimo, in cambio del ridicolo potere personale avuto con la Repubblica Sociale Italiana. Il fascismo è da sempre opportunista, vigliacco e anti patriottico. Per questo è impossibile che ai fascisti italiani e di tutto il Mondo piaccia “Bella Ciao”. Svela la menzogna. Smaschera la loro codardia. Mette in luce il loro essere meschini e opportunisti, oltre che violenti. Noi, “Bella Ciao” la canteremo e la cantiamo ogni giorno. Ci servirà per ricordarci che dobbiamo resistere. Ci aiuterà ad alimentare la battaglia politica contro l’ennesimo “decreto sicurezza” votato alla Camera il 23 aprile. Un’altra volta, il Parlamento ha votato una legge pensata non per combattere la criminalità, ma per mettere a tacere la protesta, l’opposizione e per discriminare gli stranieri che vivono in questo Paese. Una legge pessima, antidemocratica e contro i diritti umani. Resistere a queste ingiustizie l’unica cosa sensata che, come cittadini democratici, possiamo fare. 


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sabato 25 aprile 2026

... un anno fa!! ...

Per non dimenticare. 

Era solo lo scrso anno, quando Lorenza Roiati, titolare del panificio "L'assalto ai forni" di Ascoli Piceno, fu identificata per due volte in poche ore da agenti in divisa e in borghese il 25 aprile per aver esposto fuori la sua panetteria lo striscione che vedete: "25 Aprile buono come il pane, Bello come l'Antif@scismo". 
Sembra passato un secolo soprattutto grazie al voto referendario che in Italia ha avuto il merito di cambiare il clima politico. 15 milioni di italiani hanno difeso la Costituzione uscita dalla Resistenza antif@scista. 
Oggi più che mai val la pena di ricordare la risposta che Lorenza diede a chi le chiese di farsi identificare per aver esposto nel giorno della Festa della Liberazione uno striscione antif@scista. 

"Mio nonno Renzo e suo fratello Vittorio erano partigiani. Se mi chiedono di dichiarare il mio nome lo faccio con orgoglio". 

Così Lorenza Roiati rispose agli agenti in borghese. Siamo tutti figli e nipoti dei partigiani e dobbiamo dirlo con orgoglio. 

W il 25 Aprile. W la Resistenza. W la Costituzione antif@scista!

 Mario Imbimbo.