Enrico Rossi.
mercoledì 29 aprile 2026
... attacco al Colle!! ...
“Non mi faccia fare il lavoro del presidente della Repubblica, altrimenti poi scrivete che io mi voglio sostituire a lui. Se vuole le offro un bicchiere di vino e le dico cosa ne penso personalmente, ma non è il mio ruolo dire cosa dovrebbe fare il Capo dello Stato. Così mi mette in difficoltà…”.
É una dichiarazione indegna; Meloni risponde in modo sprezzante e polemico verso il presidente della Repubblica.
Inoltre, ribadisce la sua fiducia a Nordio e scarica la responsabilità sulla magistratura che ha inviato i rapporti al ministero della Giustizia.
La Magistratura di Milano, intanto, interviene e fa capire che facendo ulteriori indagini, qualora vi fossero nuovi elementi, potrebbe cambiare parere sul caso Minetti e esprimere una valutazione negativa.
Questa, in sintesi, la giornata di ieri caratterizzata, a mio avviso, dal tentativo di Meloni di prendere le distanze dal Quirinale e salvare il suo ministro.
Così mira a mettere in difficoltà il presidente Mattarella, anzi lo attacca, più o meno esplicitamente, su un tema importante come il potere di concedere la grazia.
La cosa singolare è che questo attacco venga dal governo e quindi anche da Nordio, cioè da colui che, responsabile dell’istruttoria, ha inviato la domanda di grazia al Quirinale con parere positivo.
In sostanza, sul caso Minetti, il governo ha deciso di aprire uno scontro con Mattarella per indebolirlo.
É un azzardo politico, segno di nervosismo e di sbandamento. É un tentativo ignobile di rovesciare le carte e aprire un braccio di ferro istituzionale.
D’altra parte non si può dimenticare che, solo pochi giorni fa, le tensioni tra il governo e il Presidente Mattarella si erano concentrate sul decreto sicurezza con il fermo intervento del Capo dello Stato a difesa della Costituzione contro il tentativo spudorato di pagare gli avvocati per trasformali in agenti delle politiche migratorie dell’esecutivo.
Evidentemente, Meloni non dimentica e approfitta del caso Minetti per portare avanti il suo disegno politico.
Ma i fatti sono chiari. Mattarella nel rispetto di una istruttoria fatta dal ministro Nordio ha firmato la grazia.
Poi, quando sono emerse notizie che mettevano in dubbio quell’istruttoria non ha esitato a chiedere chiarimenti. Se i sospetti fossero confermati il risultato non potrebbe essere che quello di revocare la grazia, perché i fatti che la motivavano, che sono stati forniti da Nordio, semplicemente erano falsi.
A mio avviso, Mattarella, in questo come in altri casi, ha tenuto un comportamento coerente e assolutamente trasparente che ne rafforza il ruolo super partes e il senso di equilibrio e di giustizia con cui lo esercita.
É evidente invece che a dare le dimissioni dovrebbe essere già stato Nordio, un minuto dopo aver ricevuto la lettera del Quirinale, che a tutti gli effetti è un atto di sfiducia nei suoi confronti.
Ma ora, a dare le dimissioni deve essere anche Meloni che ieri ha portato un attacco vergognoso il Presidente Mattarella.
Lo ha capito Renzi che ieri ha chiesto esplicitamente a Meloni di togliersi di mezzo.
Per una volta, sono d’accordo con lui.
... 29 Aprile 1945 ...
29 aprile 1945 -
DICHIARAZIONE DEL CLNAI SULLA FUCILAZIONE DI MUSSOLINI E DEI SUOI COMPLICI:
Il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) dichiara che la fucilazione di Mussolini e dei suoi complici, da esso ordinata, è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro Paese ancora coperto di macerie materiali e morali; è la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la patria la premessa della rinascita e della ricostruzione. Il popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale - che per vent'anni il fascismo gli ha negato - se il CLNAI non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferma decisione di far suo un giudizio già pronunciato dalla storia. Solo a prezzo di questo taglio netto con un passato di vergogna e di delitti, il popolo italiano poteva avere l'assicurazione che il CLNAI è deciso a perseguire con fermezza il rinnovamento democratico del Paese. Solo a questo prezzo la necessaria epurazione dei residui fascisti può e deve avvenire, con la conclusione della fase insurrezionale, nelle forme della più stretta legalità.
Firmato:
Achille Marazza per la Democrazia Cristiana
Augusto De Gasperi per la Democrazia Cristiana
Ferruccio Parri per il Partito d'Azione
Leo Valiani per il Partito d'Azione
Luigi Longo per il Partito Comunista Italiano
Emilio Sereni per il Partito Comunista Italiano
Giustino Arpesani per il Partito Liberale Italiano
Filippo Jacini per il Partito Liberale Italiano
Rodolfo Morandi per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
Sandro Pertini per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
Per una Patria umanista, civile, laica, progressista, costituzionale = PATRIA ANTIFASCISTA!
#grifoniantifaperugia #antifascismo #antifascista #antifascisti #antifa #antifascist #antifascism #siamotuttiantifascisti #resistenza #oraesempreresistenza #fascismo #maipiufascismo #italia #partigiani #partigiano #gloriaeternaaipartigiani #benitomussolini #mussolini #ventennio #duce #25aprile #clnai
... Nordio si inceppa!!! ...
La riforma Nordio si inceppa. E il garantismo da slogan incontra la realtà.
La riforma voluta da Carlo Nordio prevedeva una novità presentata come storica: non più un solo GIP a decidere sulla convalida di molte misure cautelari personali, ma un collegio di tre giudici, con l’argomento che una decisione collegiale offrirebbe maggiori garanzie contro errori e compressioni indebite della libertà personale.
Detta così, sembra inattaccabile.
Peccato che una riforma non si giudichi dai principi astratti, ma dalla sua praticabilità. E qui comincia il problema.
Per mesi il governo l’ha venduta come svolta di civiltà giuridica, il vessillo del nuovo garantismo. Ma appena si avvicina la prova dei fatti, cioè la sua entrata in vigore ad agosto, emerge il sospetto che fosse pensata più per i talk show che per i tribunali.
Perché se oggi Nordio è costretto a parlare di cronoprogrammi, “correzioni tecniche”, assunzioni accelerate e dialogo per evitare il blocco degli uffici giudiziari, significa che quella macchina, semplicemente, non era pronta.
E allora la domanda è brutale: come si vara una riforma che pretende di cambiare il cuore della giurisdizione cautelare senza avere prima magistrati sufficienti per applicarla?
In circa 67 uffici GIP ci sono tre magistrati o anche meno. In molti tribunali minori, questa riforma rischia di paralizzare tutto. E adesso il governo scopre il problema? Adesso?
No, questo non è un incidente tecnico. È il metodo.
Prima lo slogan. Poi i conti.
Prima la bandiera del garantismo. Poi il dettaglio trascurabile di far funzionare i tribunali.
E qui la critica politica diventa inevitabile.
Perché il governo ha trasformato una materia delicatissima — la libertà personale — in una narrazione ideologica. Tre giudici facevano effetto, suonavano bene, davano il senso della grande riforma.
Ma se per tenere in piedi quella riforma servono 250 nuovi magistrati reclutati in corsa, aggiustamenti, rinvii mascherati e continue correzioni, allora non siamo davanti a un progetto maturo.
Siamo davanti all’ennesima riforma annunciata come rivoluzione e corretta come emergenza.
Nordio continua a difendere il principio. Ma il problema non è il principio. È l’improvvisazione.
Perché le garanzie senza strutture sono propaganda.
E il garantismo senza mezzi è solo retorica ministeriale.
Il paradosso è quasi ironico: una riforma pensata per evitare errori rischia di rivelarsi essa stessa un errore politico.
Dicevano: tre giudici per evitare abusi.
Oggi servono cronoprogrammi, rattoppi e rinvii per evitare il disastro.
Più che la riforma Nordio, sembra il solito prodotto di questo governo: molta scenografia, poca ingegneria.
G.S.
... un dolore vero!! ...
𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐌𝐢𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Il bambino nasce nel 2017 a Maldonado, Uruguay. Padre in carcere. Madre indigente: così povera da non permettersi un avvocato, tanto che il tribunale le riconosce l'ausiliatoria de pobreza. Il giudice dispone l'affido all'Inau con un mandato: ricongiungere madre e figlio. Un bambino con una famiglia, non un orfano.
Questa è la notizia. Quasi sepolta sotto lo scontro Nordio-Quirinale. Nell'istanza di grazia per Nicole Minetti quel bambino risultava "abbandonato alla nascita". Solo che non lo era. Secondo il Fatto Quotidiano, su atti del Tribunale di Maldonado, Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani hanno intentato una causa per la decadenza della potestà genitoriale dei genitori biologici, vinta nel febbraio 2023. La madre biologica, María de los Ángeles González Colinet, 29 anni, risulta scomparsa da febbraio 2026. Un ordine di rintraccio è stato diramato il 14 aprile. L'avvocata che la difendeva, Mercedes Nieto, è morta carbonizzata insieme al marito nel giugno 2024. Si indaga per duplice omicidio. Nulla, formalmente, collega questi fatti alla grazia italiana. Tutto, sostanzialmente, costruisce il quadro di una famiglia povera che ha perso un figlio e poi la sua avvocata.
L'Inau (Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay) portava i minori a pranzo nel ranch di Cipriani, che è uno che compare anche negli Epstein files. E questo mette i brividi. Il direttore per le adozioni è stato rimosso ad aprile per irregolarità. Come fosse arrivato quel bambino nell'orbita della coppia, ha risposto una testimone: soldi, potere e paura. Si può discutere di Nordio quanto si vuole. Ma il bambino povero di Maldonado, con la madre scomparsa e l'avvocata bruciata viva, forse esige un'altra conversazione. È una storia, se confermata, enorme e dolorosa. Anche se non ci son famiglie nel bosco.
martedì 28 aprile 2026
... "mezzo litro" ...
E non finiscono di abbattersi tegole su Carletto "mezzo litro" Nordio e su come ha gestito, a dir poco malamente gestito, la vicenda della Grazia concessa alla ex organizzatrice di festini per l'allora Premier Berlusconi.
Infatti l’ospedale di Padova ha smentito Nicole Minetti sulle mai avvenute visite ospedaliere al figlio adottivo uruguayano che figuravano tra gli elementi principali alla base della richiesta di grazia. Il direttore di Neurochirurgia pediatrica dell’Uoc di Padova Luca Denaro ha negato che il bambino sia mai stato visitato a Padova e di avere avuto alcun contatto con Minetti.
Insomma nell'istruttoria che è stata sottoposta alla controfirma del Presidente della Repubblica erano contenute vere e proprie balle. Inoltre pare che neanche a Milano ci sarebbero tracce di alcuna visita. E come sperava di uscirsene Carletto? La pratica dicono dal Ministero di Grazia e Giustizia sarebbe stata gestita da Giusy Bartolozzi. Capito? Vogliono uscirsene scaricando la colpa sulla già dimissionata Bartolozzi.
Possono mica farla nuovamente dimettere? Capito? Semplice. Vorrebbero così lavarsene le mani. Peccato che se anche avesse fatto tutto la Bartolozzi, e visti gli altarini che si iniziano a scoprire la cosa non sorprende neanche, è ovviamente del Ministro e di nessun altro la responsabilità politica se la sua allora capo di gabinetto ha detto vere e proprie balle per truccare le carte al fine di consentire la Grazia a Nicole Minetti.
Caro indegno ed incapace Ministro crediamo sia venuto il tempo che tu prenda atto di aver chiuso indegnamente la tua carriera di magistrato ricoprendo il ruolo di peggior Ministro della Giustizia della storia repubblicana e tolga finalmente il disturbo. Anche con discreto ritardo tutto sommato considerando il risultato referendario.
Anche basta. Anche basta!
Mario Imbimbo.
... il dito e la luna! ...
𝐈𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨, 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐭𝐨, 𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐚
Il buongiorno di Giulio Cavalli
Il Quirinale ha scritto al ministero della Giustizia. Vuole sapere se i fatti su cui si è fondato il decreto di grazia a Nicole Minetti, condannata per peculato e favoreggiamento della prostituzione, siano veri. La domanda viene da un'inchiesta del Fatto quotidiano: bambino uruguayano, adozione opaca, madre scomparsa, due avvocati morti che la procura di Garzón indaga per duplice omicidio. Nordio aveva firmato. Mattarella aveva firmato il 18 febbraio ma adesso chiede conto.
Alberto Nerazzini lavorava su criminalità e politica quando ha trovato negli atti della DDA il nome del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, socio della figlia diciottenne di Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese, in un ristorante a Roma. Il 24 marzo si è dimesso. Fanpage ha mandato una giornalista infiltrata tra i ragazzi di Gioventù Nazionale finché non li ha ripresi a cantare «Sieg Heil» nelle sedi del partito, e la Commissione Segre ha acquisito i filmati. Nello Scavo di Avvenire, sotto scorta dal 2019, ha documentato gli incontri tra funzionari italiani e Bija, sanzionato dall'Onu, in un centro di accoglienza in Sicilia.
C'è chi guarda il dito e ce lo rivende come se fosse la notizia. Dice: uso politico dell'inchiesta. Dice: bisogna capire il contesto. Sono i moralisti del giornalismo, quelli che pontificano sul metodo mentre i fatti bruciano. Il giornalismo fa meno numeri dei video virali. Però modifica la realtà: un decreto in sospeso, un sottosegretario a casa, un cronista sotto scorta perché qualcuno temeva quello che scriveva. Sono risultati. Esistono.
... un anormale ministro! ...
La cosa che va giudicata "normale" è che il "guardagingilli", al secolo Dott. Carlo Nordio, ne abbia fatta un'altra delle sue. La cosa che invece va considerata "anormale", anzi rivoltante, è che il peggior ministro della Giustizia della storia abbia preso l'iniziativa di chiedere e fare concedere la grazia a una conclamata, condannata e capace curatrice di giri di prostituzione anche di minori; organizzatrice di "cene eleganti e relativi travestimenti, oltre che conclamata mentitrice.
Stavolta però il "guardagingilli" non è alle prese con una dichiarazione sbagliata dopo qualche spritz di troppo, stavolta ha messo in mezzo il Capo dello Stato e in qualche modo lo ha indotto a una decisione, quella della concessione della grazia appunto, che il Presidente ha finito per sputtanarlo. Lo scoop del Fatto Quotidiano, infatti, non ha messo in luce solo la continuazione del mestiere preferito della ex igienista dentale di Berlusconi, quello di organizzatrice di giri di prostituzione di alto bordo in Uruguay. Con Epstein in mezzo, fra l'altro.
Lo scoop ha messo in evidenza un fatto che se venisse dimostrato sarebbe gravissimo: la documentazione portata da Nordio a supporto della richiesta di grazia sarebbe falsa o basata su fatti inesistenti o taroccati. Poiché il Presidente Mattarella e il suo Ufficio non hanno gli strumenti per verificare la congruità e la veridicità di quella documentazione, strumenti che invece ha il Ministro della Giustizia, è notizia di pochi minuti fa che il Presidente della Repubblica, attraverso il suo ufficio Stampa, abbia chiesto a Nordio delucidazioni in merito.
È un fatto che non ha precedenti. Qualora quanto riportato dal Fatto Quotidiano venisse accertato, va revocata la grazia a Minetti, ma quella non doveva neppure essere stata concessa, ma vanno considerate inevitabili le dimissioni di un Ministro della Giustizia del quale questo Paese non aveva assolutamente bisogno. Forse è la volta buona che il popolo italiano Carletto mezzolitro, senza giri di parole, se lo toglie dalle palle. Scusate il francesismo.
Giancarlo Selmi.
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