giovedì 13 agosto 2026

... Renzi, sempre lui!! ...

𝐈𝐥 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐧𝐳𝐢: 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐮𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Renzi ha detto la verità e l'ha detta con un aggettivo possessivo. Silvia Salis, ha spiegato mercoledì al Corriere della Sera, «somma al nostro voto organizzato una sua forza personale rilevante». Nostro. I voti sono suoi, la popolarità è di lei, la somma la firma lui. Quando da queste parti scrivemmo che la sindaca di Genova era il cavallo di Troia per l'ennesimo agguato al Partito democratico arrivarono lo sconcerto, la rabbia, l'accusa di maldicenza, perfino il sospetto di chissà quale pregiudizio verso di lei. Non serviva l'indovino. Bastava guardare quali giornali e quali firme la spingevano al posto di Elly Schlein. A Genova, del resto, Italia Viva stava già dentro una delle liste che l'hanno eletta. L'11 aprile, alla Stampa, il senatore di Rignano aveva già consegnato il piano intero: se vince le primarie si prende Palazzo Chigi, se le perde guida «una lista riformista che a quel punto va oltre il 10%». Testa vince lui, croce vince lui. E parliamo di un partito che la Swg del 5 agosto dà al 2,2 per cento contro il 21,4 del Pd. Insomma il velo è caduto, e sotto c'era il paternalismo di chi ci dava dei malpensanti. Salis per ora tace e fa la sindaca, scrive l'Ansa: dovrà smettere, perché prendere posizione chiaramente si chiama politica. Magari oggi ci spiega che al giochino non ci sta. Renzi intanto recrimina: il campo largo sono Pd, M5S e Avs, i riformisti stanno fuori dalla porta. Fuori dalla porta ci sta lui, e da lì decide chi siede a capotavola. Il paternalismo del senatore, quando gli riesce, lo chiamano autorevolezza.

... che l'inse? ...

E SE FACESSIMO LA SINISTRA? 


Qualcuno diceva che l’ideologia è un’intenzione che si è persa lungo la strada. E oggi, a guardare il panorama, la strada sembra essere diventata un’unica, sterminata autostrada privata, con il casello salatissimo e due corsie che vanno esattamente nella stessa direzione. Da una parte c’è la Destra, che fa il suo mestiere con una certa coerenza: mercato, spinta individuale, privatizzazioni e qualche slogan urlato per scaldare i cuori. Dall’altra parte c’è quel fenomeno affascinante chiamato Centro-Sinistra. Una sinistra talmente moderna, levigata ed elegante che quando sente la parola "lotta di classe" si guarda intorno imbarazzata e cambia subito discorso, magari citando l'ultimo indice di borsa o proponendo un master in flessibilità felice. Una sinistra da aperitivo, che si indigna moltissimo per il bon ton istituzionale ma che, sui temi che cambiano la vita vera delle persone, ha finito per firmare gli stessi trattati, approvare i soliti tagli e benedire la solita precarietà, solo accompagnando il tutto con un sospiro di colta rassegnazione. Il risultato di questo impeccabile duetto è che la gente ha smesso di andare a votare. E parliamoci chiaro: è proprio a loro che bisogna rivolgersi. Non a chi si è già sistemato o a chi tifa per partito preso, quelli ormai, per ora, sono persi. Questo nuovo soggetto deve parlare a quel popolo immenso che ha scelto l'astensione per un sanissimo principio di realtà, e a chi, dopo decenni passati a ingoiare il rospo del cosiddetto "voto utile", comincia a sentire una stanchezza insostenibile. Perché uscire di casa sotto la pioggia per scegliere se farsi togliere un diritto da chi porta la cravatta scura o da chi indossa il maglioncino di cachemire? Ecco perché costruire un’alternativa autentica non è una nostalgia da reduci, ma un’esigenza quasi fisiologica. Certo, dire di voler fare la Sinistra non è sicuramente un'idea originale, ma oggi è diventato un bisogno prioritario e improcrastinabile. Significa rimettere al centro le cose elementari, quelle che abbiamo dimenticato mentre insegnavamo il mito dell'efficienza: il diritto di curarsi in un ospedale pubblico senza doversi vendere un rene, l'idea che il lavoro debba dare dignità e non soltanto ansia, una scuola che formi il pensiero critico e non dei piccoli ingranaggi pronti per la produzione, e una politica estera che non confonda la parola pace con l'ennesimo listino prezzi delle armi. Ma chi potrebbe mai lanciare un’idea del genere senza farla sembrare la solita operazione nostalgica? Certo non l'ennesimo professionista della politica in cerca di una poltrona personalizzata. Servirebbe qualcosa di diverso, una spinta che nasca dal basso, da chi quelle contraddizioni le vive sulla propria pelle ogni mattina. Potrebbero essere i sindacati di base e le reti dei lavoratori precari, insieme a quei sindaci e amministratori locali che nei territori provano ancora a difendere i beni comuni contro la speculazione. A loro dovrebbero unirsi quegli intellettuali, quegli economisti e quei pensatori eretici che non hanno venduto l'anima al pensiero unico, e soprattutto i tanti movimenti giovanili ed ecologisti che hanno capito che non si può salvare il pianeta lasciando intatto il sistema che lo sta distruggendo. Non serve un messia, serve una firma collettiva. Un manifesto firmato da chi lavora, da chi studia, da chi cura e da chi non ne può più di dover scegliere ogni volta il male minore. La Destra fa la Destra, la finta Sinistra fa finta. Non sarebbe ora che qualcuno ricominciasse a fare sul serio? 


 Mauro David.

mercoledì 12 agosto 2026

... comunicato ...

... quel 12 agosto!! ...

12 AGOSTO SANT’ANNA DI STAZZEMA 


"E come potevano noi cantare Con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull'erba dura di ghiaccio, al lamento d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento." 

-Salvatore Quasimodo- (Alle fronde dei salici, 1945) 

LA STORIA E LA MEMORIA: 

…l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema fu una strage nazifascista compiuta il 12 agosto 1944. I soldati tedeschi delle SS guidati nelle operazioni di accerchiamento del paese e di rastrellamento dai fascisti locali, trucidarono 560 persone inermi, in gran parte donne, anziani e bambini, bruciando anche i corpi e le case… ...GANG - Daniele Biacchessi “SANT'ANNA DI STAZZEMA” (Il paese della vergogna) 


2009 https://www.youtube.com/watch?v=PdXbt3TtA58 …il quadro “Eccidio di Sant’Anna di Stazzema” di Eugenio Pardini 1970 #dodiciagosto #santannadistazzema #lastragenazifascista #pernondimenticare #oraesempreresistenza #antifa #leradicieleali

... NO al Fascismo!! ...

È possibile, sulla base dell'ordinamento giuridico vigente nel nostro paese, sciogliere partiti o movimenti neofascisti come Forza Nuova, CasaPound e Futuro Nazionale? Sì, è possibile. «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista». (XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana) Il dettato costituzionale è chiarissimo: i nostri padri costituenti, nel 1948, hanno sancito il divieto di riorganizzare il partito fascista «sotto qualsiasi forma». Ogni partito che si ispiri a quello fascista del Ventennio va perseguito e bandito. La nostra Costituzione è dunque antifascista, ma non basta. A ridefinire la questione, rimettendo mano alla disposizione costituzionale transitoria per un preciso inquadramento della materia, ha provveduto la legge Scelba (20 giugno 1952, n. 645), là dove si dice che siamo di fronte a un'acclarata manifestazione di fascismo quando un movimento o un'associazione persegua «finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, minacciando o usando la violenza, propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista» (art. 1). Il legislatore, in questo caso, amplia il quadro a qualunque gruppo d'ispirazione fascista che, non necessariamente intenzionato a rifondare il «disciolto» partito fascista, ne sostenga o propagandi idee assimilabili a quelle del Ventennio. Anche solo offendere i «valori della Resistenza» è reato. Da ultimo la legge Mancino (25 giugno 1993, n. 205) punisce penalmente chiunque diffonda «in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'orlo razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» (art. 1, comma 1) e ogni «organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» (art. 1, comma 3). È già accaduto in passato che, per gli effetti della legge Scelba, fossero sciolti partiti o movimenti neofascisti: nel 1973 è toccato a Ordine Nuovo, nel 1976 ad Avanguardia Nazionale, nel 2000 a Fronte Nazionale. Il fascismo va estirpato con la forza delle istituzioni, e le braccia tese al comizio pescarese di Roberto Vannacci del 14 luglio scorso, gli espliciti richiami alla Decima Mas, l'appello nazifascista alla remigrazione, l'orda di razzisti che ha trovato accoglienza in Futuro Nazionale sono già buoni punti di partenza per iniziare a lavorare per un pubblico appello, come hanno fatto in Germania per Alternative für Deutschland (AfD), per la messa al bando del partito del generale.

... Vannacci, il cretino! ...

𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐕𝐚𝐧𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢𝐧𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli


 Il fascismo torna sempre con un aggettivo che lo assolve. «Tecnico-tattico», per esempio. Così Roberto Vannacci ha difeso la parola rimessa in circolo il 5 agosto alla Camera, "rastrellamento". Sabato l'ha ripetuta dal palco della Versiliana, presentando il generale Carmelo Burgio candidato sindaco di Milano per Futuro Nazionale: «Se chiedessimo a Burgio di rastrellare Rogoredo, saprebbe come farlo». Un chiodo fisso, dice. Lunedì girava ancora, mentre Milano contava i quindici partigiani presi a San Vittore e fucilati all'alba in piazzale Loreto dalla Legione Muti. L'inventario lo aggiorna lui, con zelo: la «Decima» come slogan elettorale nel 2024, Mussolini "statista come Stalin e Kennedy", il rifiuto di firmare una dichiarazione di antifascismo, le leggi razziali del 1938 ridotte a pratica d'ufficio del Parlamento. Alla Camera ha citato pure il «Camerata San Paolo». Chiama coraggio la propria pigrizia. Gianfranco Fini a Gerusalemme, nel 2003, chiamò il fascismo «il male assoluto»; Giorgia Meloni alla Camera, nel 2022, ha messo le leggi razziali nel punto più basso della storia italiana. Ci hanno rinunciato per calcolo, ed era esatto: chi rifà il verso al fascista appeso riesce ridicolo prima ancora che minaccioso. Vannacci quel conto non lo sa fare e tira dritto. Un generale sospeso undici mesi dal suo stesso ministro per "carenza del senso di responsabilità" ripete a memoria le parole di un regime morto, e a memoria si ripetono le cose che non si sono capite. In piazzale Loreto, del resto, il capo di quel regime lo hanno appeso. Il vocabolario se l'è scelto proprio lì.

martedì 11 agosto 2026

... YABLOKO ...

C'è una notizia che gli pseudopacifisti occidentali farebbero bene a leggere. Sempre che trovino un momento libero tra un appello a disarmare l'Ucraina e l'ennesima lezione su come Zelensky dovrebbe essere più disponibile al dialogo. La Corte Suprema russa ha escluso dalle elezioni Yabloko, l'unico partito apertamente contrario alla guerra. La sola forza politica che chiedeva il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe e una soluzione negoziata. E no, non stiamo parlando di un gruppo di rivoluzionari. Yabloko è un partito liberal-democratico, riformista, europeista, che da decenni difende lo Stato di diritto, i diritti civili e si oppone tanto al nazionalismo quanto all'autoritarismo putiniano. Così estremista da chiedere semplicemente pace, libertà ed elezioni vere. Evidentemente, nella Russia di Putin basta questo per essere considerati una minaccia. Fuori. Cancellati. Per ordine di un regime dispotico che, a quanto pare, ama talmente tanto la pace da mettere al bando chi la propone. È quasi commovente. Per tre anni ci siamo sorbiti la favola oscena secondo cui il vero ostacolo alla pace sarebbero gli ucraini che resistono. Che basterebbe smettere di inviare armi e la guerra si dissolverebbe come neve al sole. Peccato che, mentre in Europa c'è ancora chi predica la resa di Kyiv in nome della pace, a Mosca Putin elimini l'unico partito che quella pace la chiede davvero. Forse perché il problema non è mai stato Zelensky. Forse il problema è un regime che ha costruito il proprio potere sulla guerra, sull'imperialismo e sulla repressione. Un regime che imprigiona gli oppositori, avvelena i dissidenti, censura la stampa e adesso impedisce persino agli elettori di votare l'unica forza apertamente pacifista. Eppure, incredibilmente, c'è ancora qualcuno che continua a ripetere che "Putin vuole trattare". Certo. Lo vuole a tal punto che mette fuori gioco chiunque chieda di trattare. La verità è che questa decisione umilia tutti quelli che, in questi anni, hanno raccontato che la pace dipendesse soprattutto dall'Ucraina. No. La pace dipende innanzitutto da chi ha deciso di invadere un altro Paese e oggi considera un partito pacifista più pericoloso di qualsiasi ultranazionalista. Gli pseudopacifisti italiani dovrebbero avere almeno il pudore di tacere (ma non lo avranno). Perché mentre loro continuano a chiedere agli ucraini di deporre le armi, Putin impedisce ai russi di votare chi vorrebbe deporle davvero. 


 Mimmo Stolfi.