mercoledì 13 maggio 2026

... Putin e l'Armenia ...

Per minacciare l’Armenia il Cremlino si è fatto scappare la verità: a causare l’invasione è stato il desiderio ucraino di entrare nell’Ue 

/di Francesco Cundari/ 


In un solo giorno Vladimir Putin ha clamorosamente smentito tutti gli argomenti della propaganda putiniana da cui veniamo quotidianamente sommersi. L’occasione è stata la grande parata del 9 maggio con cui da anni il regime celebra se stesso e il suo progetto imperialista, mascherato dietro la rievocazione della vittoria contro il nazismo nella Seconda guerra mondiale. Il fatto stesso che quella solenne cerimonia si sia dovuta tenere alla svelta, con ben pochi armamenti e ancor meno ospiti internazionali da esibire, e solo dopo avere fatto pressione su Donald Trump perché pregasse l’Ucraina di non bombardare la piazza Rossa durante la sfilata, è la più clamorosa smentita del principale argomento della propaganda putiniana di questi quattro anni: la forza schiacciante della Russia, che le avrebbe consentito di fare dell’Ucraina quel che voleva, ragion per cui Kyiv avrebbe fatto meglio ad arrendersi subito, perché la resistenza avrebbe potuto solo prolungare le sue sofferenze (il classico argomento di tutti i supercattivi dei fumetti). Ancora più significative però sono state le parole di Putin sull’Armenia, pronunciate poco dopo in una conferenza stampa, in cui ha detto chiaramente, con ovvio scopo intimidatorio nei confronti del vicino, che la guerra in Ucraina è stata causata proprio dai tentativi di entrare nell’Unione europea. Altro che accerchiamento della Nato, genocidio nel Donbas, persecuzioni contro i russofoni e tutto il resto del campionario di falsità e fesserie da cui siamo tempestati regolarmente sulla stampa e nei talk show. Putin lo ha detto nel modo più chiaro qual è stato il vero motivo, e c’è da credergli, perché l’unica reale minaccia al suo potere è lo spettacolo di una democrazia libera e prospera proprio di fronte ai suoi confini, che dimostri ogni giorno ai russi il costo esorbitante della cleptocrazia putiniana. Per minacciare l’Armenia il Cremlino si è fatto scappare la verità: a causare l’invasione è stato il desiderio ucraino di entrare nell’Ue Quanto poi alla sua presunta volontà di pace, o anche solo disponibilità a trattare, che tanti giornali, a dire il vero non solo italiani, hanno voluto vedere persino nello stringato discorso del 9 maggio, fa fede la smentita dei portavoce ufficiali del regime. «È chiaro che la parte americana ha fretta, ma la questione di una soluzione ucraina è troppo complessa e raggiungere un accordo di pace è un percorso molto lungo con molti dettagli complicati», ha detto Dmitry Peskov. Mentre Yury Ushakov, consigliere di Putin, ha ribadito che l’Ucraina dovrà ritirarsi dal Donbas, cioè cedere spontaneamente pure quei territori che i russi non sono mai riusciti a conquistare: una singolare idea di mediazione diplomatica. Ma state pur sicuri che sui giornali e nei talk show italiani i nostri infaticabili capitori di Putin e delle ragioni della Russia continueranno a ripetere che è l’Europa a volere la guerra e a rifiutare la soluzione diplomatica che sarebbe a portata di mano.


 https://www.linkiesta.it/.../putin-russia-parata-mosca.../

... Spinoza e Marx ...

Mentre il dannunziano ministro della Cultura, Alessandro Giuli, discetta sulla Biennale di Venezia e immagina un’arte subordinata all’indirizzo politico del governo, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – quello dell’umiliazione dei ragazzi come “fattore di crescita”– ha emanato nuove linee guida per le scuole superiori da cui spariscono Baruch Spinoza e Karl Marx. È una precisa e aberrante scelta politica e culturale. I nomi dei due grandi del pensiero materialista e critico vengono evidentemente percepiti come espressione di quella presunta “egemonia culturale della sinistra” che la destra italiana contesta da anni e verso la quale manifesta ormai un malcelato desiderio di rivalsa e di vendetta culturale tipico di chi avverte una propria irrimediabile inferiorità. Così nasce il moderno MinCulPop del governo Meloni. Il “MinCulPop” era il Ministero della Cultura Popolare del regime fascista: l’apparato che controllava stampa, cultura, propaganda e orientamento ideologico durante il governo di Benito Mussolini. Naturalmente oggi non siamo in presenza della censura fascista. Ma quando un governo interviene sul canone culturale della scuola scegliendo quali autori ridimensionare e quali valorizzare si apre un problema democratico enorme. A mio avviso sbaglieremmo a sottovalutare questi problemi e a commettere l’errore di guardare a queste operazioni culturali del governo con quel misto di ironica sufficienza e distacco che a volte contraddistingue la sinistra. Avendo studiato filosofia all’università e amando Spinoza e Marx sopra tutti gli altri pensatori, ritengo che si debba riconoscere a questa destra la capacità di scegliere bene i suoi principali avversari da eliminare sul piano culturale. Colpire Spinoza e Marx non significa semplicemente modificare un programma scolastico. Significa prendere di mira due tradizioni filosofiche che hanno fondato il pensiero critico moderno, l’analisi dei rapporti sociali e il rifiuto del conformismo. Contro le linee guida si è schierato un gruppo di circa 60 docenti universitari, professori e intellettuali, tra cui Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Gaetano Lettieri, che in una lettera aperta hanno criticato l’esclusione di Spinoza e Marx della tradizione filosofica europea. Nella lettera, i professori parlano apertamente di un tentativo di indirizzare culturalmente l’insegnamento, accusando il governo di voler lasciare una sorta di “eredità ideologica” nel sistema scolastico e nella formazione delle nuove generazioni. Le linee guida di Valditara, prima del via libera definitivo, saranno sottoposte a un processo di ascolto che durerà alcuni mesi e si concluderà con il parere definitivo del Consiglio superiore della pubblica istruzione e con il timbro del Consiglio di Stato. La partita non è chiusa affatto. Le associazioni degli insegnanti, i presidi, le società filosofiche e storiche hanno voce in questi processi e possono usarla in modo organizzato. Sul piano parlamentare l’interrogazione di De Cristofaro di AVS è un primo passo, ma può essere rafforzata. Le opposizioni possono chiedere audizioni in commissione Istruzione, convocare esperti, produrre una contro-narrazione documentata e pubblica. Il PD, AVS e il M5S possono coordinarsi su una posizione comune a difesa del pluralismo culturale oggi minacciato. A mio avviso, i partiti di opposizione devono mobilitarsi anche sul territorio e spiegare perché Spinoza e Marx contano, non come simboli ideologici, ma come strumenti di pensiero critico che contribuiscono a formare una libera coscienza nei giovani. L’appello dei sessanta professori è già un fatto politico. Va ampliato, pubblicizzato e reso veramente accessibile a tutti. Ma cosa fa paura di Spinoza e di Marx? Nell’Etica, Spinoza identifica Dio con la natura e espone un materialismo integrale in cui la ragione è l’unico criterio di libertà autentica per l’uomo. Nel Trattato teologico-politico, demolisce l’uso della religione come strumento di obbedienza politica e identifica la democrazia come unica forma di governo conforme all’essere umano. Sono idee scomode che non invecchiano e che non piacciono a chi preferirebbe che i cittadini diventassero sudditi. Marx insegna in modo irreversibile che dietro ogni merce c’è il lavoro umano e lo sfruttamento. dell’uomo sull’uomo e ci sollecita a pensare che questo tipo di società alienata, la società capitalista, non è l’ultimo orizzonte possibile della storia e delle società umane e che si può lottare per un mondo in cui siano soddisfatti i bisogni di tutti e la libertà sia non solo formale ma sostanziale. Questa idee rivoluzionarie sono ovviamente inaccettabili per il potere economico e politico. 

Eliminare Spinoza e Marx dai programmi dei licei é un gesto tipico di un regime illiberale. 
Non possiamo accettarlo. 

 Enrico Rossi.

... gente inqualificabile! ...

Alberto Pento è uno convinto dei suoi perversi sproloqui e copia incolla: mi ha lungamente commentato un post. Nessuno si è accorto di lui. L' ho bloccato e prima di farlo ho ricopiato alcune sue cosette del profilo aperto. 
Liberi voi di decidere cosa fare di costui che secondo me ci crede davvero.

 Doriana Goracci 

 🛑 A Prevost che invita i suoi cristiani a farsi strumenti di pace, ricordiamo che: disprezzare, criminalizzare, colpevolizzare, calunniare, disumanizzare, demonizzare, ... gli uomini di buona volontà (tra cui gli ebrei e il loro Israele, l'America di Trump, i bianchi e il loro Occidente) che si guadagnano il pane con i sudore salato della fronte e il diritto alla vita con la sudorazione rossa del cuore e che non vivono di predazione, di parassitismo, di imbrogli, di illusionismi miracolistici e di provvidenza divina come se fosse Dio a dover lavorare per l'uomo e non l'uomo per se stesso; che promuovono il bene, la responsabilità, il merito e l'ordine naturale delle cose (tra cui la sovranità nazionale e la difesa dei confini); che perseguono, combattono e si difendono dal male e dai malvagi; istigando odio e violenza contro di loro; vittimizzando, sminuendo e/o santificando il male e i malvagi (tra cui i nazi maomettani); propagandando disvalori e menzogne politicamente e religiosamente corretti, false e impossibili fratellanze, responsabilità e doveri inesistenti; non è operare per la pace ma farsi complici del male e dei malvagi, delle loro aggressioni e delle loro guerre al bene e agli uomini di buona volontà che lo perseguono e lo praticano. 

🛑 Non riconoscere agli ebrei il loro diritto ad esistere come popolo, come stato nazionale ebraico e come Israele è antisemitismo razziale e politico religioso; come è antisemitismo calunniare per disumanizzare e demonizzare gli ebrei e il loro Israele; come è antisemitismo non riconoscere agli ebrei di Israele e a Israele il diritto a difendersi dall'aggressione genocida dei nazi maomettani impropriamente detti palestinesi; come è antisemitismo caluniare e demonizzare il legittimo e democraticamente eletto governo di Israele e il suo Primo Ministro Netanyahu. Chiunque assuma e manifesti atteggiamenti e comportamenti di questo tipo è un malvagio e pericoloso antisemita che si fa complice del nazismo maomettano genocida e dell'antisemitismo razzista genocidario. Ricordiamo che a liberare l'Italia dal nazifascismo furono prevalentemente gli alleati con i loro eserciti, che i partigiani furono secondari in questo processo. Ricordiamo che l'ANPI non sono tutti i partigiani ma solo quelli rossi social comunisti che volevano portare l'Italia nel regime sovietico dell'URSS che era assai peggiore dei regimi nazifascisti e che furo la causa dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Ricordiamo che tra costoro io vi erano bande di assassini come quelli che agirono nel Triangolo Rosso. Ricordiamo che il loro antisemitismo e filo nazismo maomettano è una mostruosità immorale e criminale che dovrebbe essere perseguita giudiziariamente. Ricordiamo che gli ebrei del Mondo e d'Italia vivono in un clima di persecuzione, pericolo e di minaccia violenta, proprio a causa di questo sinistro arcipelago associativo antisemita, di cui l'ANPI fa parte, che diffonde calunnie e che istiga all'odio e alla violenza contro gli ebrei e che gli ebrei hanno tutto il diritto a difendersi anche personalmente, qualora le istituzioni pubbliche non agiscano come dovrebbero in loro difesa, come qualsiasi altro cittadino aggredito dai malvagi delinquenti comuni o politici. 

🛑 Anche basta La sua foto profilo comprende i suoi beniamini. 

... una formazione debole! ...

Qualcuno denuncia un ulteriore tentativo di costruzione, per sottrazione, di quell’egemonia culturale tanto cara alla destra. C’è invece chi si difende sostenendo che, in fondo, è impossibile stilare un “elenco completo” di tutti gli autori da studiare. Quel che è certo è che i nuovi programmi per i licei voluti dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara tornano a far parlare di sé. Dopo le polemiche sui Promessi sposi e sulla proposta di rinviare lo studio del classico manzoniano al quarto anno, ora è il turno delle indicazioni nazionali per l’insegnamento della filosofia. Ci sono dei grandi assenti: Marx su tutti, ma anche Leibniz e Spinoza. Gramsci, poi, non viene neanche nominato. E così oltre 60 professori universitari, tra cui Massimo Cacciari, firmano una petizione contro queste esclusioni così “inopinate” da non poter essere “innocenti”. Una riforma che, secondo i firmatari, è “un vero disastro”. “Dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone degli autori meritevoli di essere studiati - inizia così la petizione -, le ‘Indicazioni nazionali’ procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico”. “Pare evidente - si legge nella petizione - che la composizione quantomeno bizzarra di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di ‘egemonia culturale’ che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni”. Non solo. Ecco la conclusione: “Un vero disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto - sostengono i firmatari - come le parti organiche di un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole”.

martedì 12 maggio 2026

... Legge Elettorale ...

Quasi un’ora di vertice a Palazzo Chigi al termine del quale la maggioranza si dice decisa ad andare avanti. E lancia un appello al centrosinistra affinché sulla legge elettorale si arrivi a un punto di caduta che sia il più condiviso possibile. “Nelle prossime ore i capigruppo alla Camera dei deputati del centrodestra contatteranno quelli dell'opposizione per avviare il tavolo di confronto”. "Per verificare se, come si auspica - questo il testo consegnato alle agenzie -, vi sia convergenza sull'obiettivo della stabilità, o se piuttosto si preferiscano sistemi che, non garantendo un risultato chiaro, consentono di governare anche a chi non ha il consenso della maggioranza dei cittadini. Sul merito della proposta depositata in Parlamento, su cui sono in corso le audizioni, sono intervenuti - criticamente - 120 professori di diritto costituzionale. “Riteniamo necessario esprimere una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all’esame della Camera dei deputati. Essa presenta rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un’impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa”. Secondo i firmatari, “la legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: incide direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull’eguaglianza del voto e sull’equilibrio complessivo della forma di governo”. Per questo giudicano “grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto” e contestano “meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori”. Tre i nodi evidenziati. Il primo riguarda “l’eccessivo” premio di maggioranza; il secondo punto riguarda “l’incompatibilità del premio con il bicameralismo disciplinato dalla Costituzione”.Infine, si contesta l’indicazione preventiva del candidato premier, che “contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del governo”.

... amichettismo!! ...

POI, A ROMA COME A MILANO, A MARINO COME A CATANIA, NON CI DITE CHE NON SE NE SAPEVATE UNA BENEAMATA "MINCHIA"! 


Dopo i milioni bruciati per amici e parenti dei membri di questo governo, ne vedremo altri bruciati perché da "prima gli italiani" a "prima chi vogliamo" è stato un attimo. Partiamo da Daniele Martinelli e da un suo articolo di qualche mese fa, dopo " I 35 assunti nella parentopoli delle Olimpiadi invernali, fra cui Lorenzo La Russa detto Cochis, figlio del presidente del Senato assunto a 110 mila euro in veste di manager junior event, ruolo per il quale il direttore del personale delle Olimpiadi nelle intercettazioni diceva di non capire a cosa servisse visto che La Russa al lavoro non lo vedeva mai.... o meglio, i pm di Milano Alessandro Gobbis e Francesco Cajani, per questo filone di nepotismo clientelare parlano solo di malcostume non perseguibile in primis perché La Russa assieme al governo Meloni hanno abolito l’abuso d’uffficio. E a cascata la turbativa d’asta la può contestare solo la Corte dei conti per eventuali assunzioni inadeguate con stipendi importanti, gli sprechi patrimoniali e gli eventuali timbri di dipendenti assenti. Infatti i pm hanno inviato tutto alla corte dei conti... nel personale potenzialmente inutile per le Olimpiadi invernali non c’è solo il secondo figlio di La Russa, Lorenzo, che non è Geronimo, quello degli 8 incarichi che è a capo dell’Aci e non è nemmeno Apache quello che non va processato nell’inchiesta di violenza sessuale. C’è anche l’ex segretaria di La Russa, Lavinia Prono, assunta con stipendio da oltre 100 mila euro raccomandata dal portavoce del presidente della Lombardia Attilio Fontana, almeno così ha messo a verbale l’indagato Vincenzo Novari assieme a Malagò di quand’era presidente del Coni. Lo hanno ammesso candidamente che raccomandavano i loro conoscenti. Quelli che per la procura di Milano rivelano «carente trasparenza, pubblicità e imparzialità» ma sono solo ANOMALIE. E allora nessun problema se tra gli assunti ci sono anche Livia Draghi, nipote di Mario, (314.000 euro come «capo dei contenuti video»), Ursula Bassi vicina alla Leopolda, Giacomo Granata, figlio del manager Eni Claudio, Flaminia Tamburi, figlia di Carlo, ad di Enel Italia. C’è «l’autista a spese della Fondazione» del presidente Rai Antonio Marano. Tommaso Gatta, figlio di un dipendente della presidenza del Consiglio dei ministri, e alcuni ex lavoratori di H3G quando il colosso era guidato da Novari, poi ad di Milano-Cortina indagato per corruzione e turbativa". Una brutta lista di parassiti pagati forzatamente dagli italiani che non hanno soldi per se stessi. Ma La Russa è generoso assai coi soldi degli altri e quindi altro giro altra corsa; un altro posto d'oro per un'altra ex segretaria. Come indica Il Fatto Quotidiano in edicola oggi, Valeria Giovanna Venuto sta per approdare alla Leonardo S. P A perché il merito è la prima cosa...il merito di essere amici di chi dispone i posti. "La Venuto ha rapporti stretti con il vertice di Fratelli d’Italia, che esprime il nuovo presidente di Leonardo, Francesco Macrì, ex consigliere comunale di Arezzo e candidato sindaco nel 2011 (al primo turno ottenne solo il 2,7% dei voti), dirigente del partito di Meloni. Venuto è stata segretaria particolare di Ignazio La Russa quando l’attuale presidente del Senato era ministro della Difesa nel quarto governo Berlusconi, dal 2008 al 2011. È approdata alla sua corte nello stesso anno della laurea in giurisprudenza a Catania. Quando era responsabile delle relazioni istituzionali di Trenitalia, da novembre 2022 a dicembre 2024, è stata coinvolta nel caso della “fermata straordinaria” del Frecciarossa a Ciampino concessa al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Il 21 novembre 2023 il ministro aveva preteso di scendere perché il ritardo del treno gli avrebbe impedito di arrivare in tempo a Caivano per un evento. Dopo il rifiuto del capotreno, Lollobrigida fece pressioni sui vertici di Trenitalia, con una prima telefonata a Venuto, poi all’ad Luigi Corradi e ottenne la fermata. Da gennaio 2025 Venuto è responsabile dei rapporti istituzionali dell’Anas. L’aspirante a Leonardo è la moglie di Giovannantonio Macchiarola, già uomo di fiducia di Angelino Alfano, assunto all’Eni nel 2017, all’Enav dal 2023, capo della comunicazione e rapporti istituzionali dell’ad Pasqualino Monti, che il governo ha deciso di promuovere ad di Terna". Niente male per il governo che premia il merito e che "l'amichettismo è finito..." 


 Paolo Ranzani

... Egemonia Culturale ...

LA DESTRA CHE INSEGUE L'EGEMONIA CULTURALE CHE NON HA 


"E' emblematico che i maggiori scossoni politici per il primo governo della storia repubblicana a guida destra-destra, abbiano l’epicentro al ministero della Cultura. Perché la cultura è da sempre il nervo scoperto (c’è chi dice il tallone d’Achille) della destra italiana. Le cui radici storiche, si sa, non affondano nella Resistenza al nazismo del generale De Gaulle come in Francia, né nel conservatorismo liberale come nel Regno Unito. Ci sono voluti anni, alla destra italiana, la cosiddetta destra sociale, per cercare un profilo culturale che fosse proponibile anche fuori dalla cerchia classica del neo-fascismo. Il primo Campo Hobbit è del 1977. Appena tre anni prima era morto Julius Evola, teorico di una destra esoterica e del cosiddetto razzismo spirituale, figura che aveva esercitato una grande fascinazione in quegli ambienti politici. I giovani di allora cercarono, se non di rottamare i labari, i teschi e i gagliardetti dei padri, di ammantarli almeno di qualcosa di diverso, a suo modo di moderno: un’idea di eroismo che si affrancasse dall’ideale di bella morte che fino a quel momento era stato prevalente nella destra italiana. Lanciarono una sorta di Opa culturale su Tolkien e sulle tradizioni celtiche, cercarono di cambiare musica nel senso letterale della parola, con gruppi rock e radio, pubblicarono fumetti e riviste di satira. Il fatto è che in quella proposta di identità culturale c’era un po’ di tutto: bisognava tenere insieme Prezzolini e certi simbolismi orientali, un tradizionalismo che si diceva cristiano e rituali dal sapore neopagano, Celine e le avventure di Tintin... Esercizi di equilibrismo per non tornare alle solite radici fasciste. E troppa foga e fretta nel cercare d’imporre l’egemonia tanto agognata con nomine sventolate come bandiere e sbrigative etichettature. Ma quel po’ di tutto oggi è ancora lì. Messo alla prova del Governo (non a caso con due profili assai diversi: prima un conservatore classico come Sangiuliano, poi un identitario futurista come Alessandro Giuli), sta mostrando tutti i suoi limiti strutturali. Le radici profonde non gelano, si ama spesso dire a destra, citando ancora Tolkien. Però, a quanto pare, dividono". 


(Danilo Paolini oggi su Avvenire, sintesi).