DA BERLINGUER A SCHLEIN E TANTI ALTRI..
Non è stata una fusione, è stata un’annessione silenziosa, un’evaporazione programmata nei laboratori del potere. Un lento, elegante suicidio assistito compiuto nei salotti dove il rosso delle bandiere si è sbiadito fino a diventare un rosa pallido, buono appena per le tappezzerie dei ministeri. Siamo partiti dalla sobrietà di Enrico, da quella questione morale che era un modo di stare al mondo e un’idea di dignità, per arrivare a una sinistra che ha scambiato il conflitto sociale con l'armocromia e la difesa del lavoro con le slide dei tecnocrati. In mezzo c’è il disastro di un’operazione chirurgica mal riuscita: l'innesto degli ex democristiani che non si sono limitati a entrare in casa, ma hanno letteralmente fagocitato il partito, portando con sé il vizio atavico del compromesso senza principi.
Hanno inventato la formula magica del "centro-sinistra", un contenitore vuoto dove la sinistra ha smesso di essere il motore del cambiamento per diventare il vagone di coda di un centrismo annacquato di destra. Sotto la guida di questi nuovi gestori del consenso, si è consumato il tradimento più profondo: una negoziazione permanente al ribasso sulla pelle e sul benessere delle persone. In nome di una presunta "governabilità", hanno barattato i diritti dei lavoratori con la flessibilità selvaggia e lo stato sociale con le compatibilità di bilancio. È stata una lenta ritirata strategica dove, a ogni passo indietro, si rassicuravano i mercati e si abbandonavano le periferie, trasformando la politica in una gestione burocratica dell’esistente che ha tolto speranza a chi non ha voce.
Questa mutazione antropologica, guidata da una classe dirigente che ha inseguito il neoliberismo con lo zelo dei neofiti, ha creato un vuoto pneumatico di rappresentanza. Hanno chiamato "progresso" lo smantellamento delle tutele e "modernità" la precarietà esistenziale, spianando di fatto un’autostrada alla rabbia e alla frustrazione. È in questo deserto di idee e di anima che si è preparato il terreno per l'ascesa di questa destra post-fascista: la colpa storica di una sinistra fagocitata dal centro è stata quella di aver offerto su un piatto d'argento il monopolio della protezione sociale a chi oggi ne usa la retorica identitaria per nascondere il vuoto.
Oggi resta una sinistra che corre affannata dietro ai sondaggi, guidata da volti che sembrano usciti da un casting pubblicitario, incapaci di ritrovare il contatto con la terra e con il dolore reale. Eppure, pur tra mille emozioni di disprezzo per questo mortificante percorso politico, la gente si ritrova costretta a fare il tifo per l'attuale tentativo (sincero?) di rintracciare qualche valore di sinistra. È una scelta di campo amara, quasi obbligata, ma questa precaria impalcatura politica che si ha davanti è l’unica diga al momento disponibile per le persone, l’unico argine che si frappone tra il Paese e il ritorno dei fantasmi del fascismo. Alla gente tocca fare il tifo, quasi per legittima difesa, in attesa che una sinistra vera, quella che oggi non ha voce né rappresentanza, riesca finalmente a crescere e a conquistare l’attenzione di una popolazione stanca, delusa e che non sa più dove sbattere la testa.
Buona fortuna a chi ci prova, a chi ci spera e a chi ci crede, ne ha bisogno il Paese.
Mauro David.