domenica 21 giugno 2026

... Memoria e Dignità ...

La dico diritta, perché resti agli atti. 

Quello che sta accadendo, con stracci che volano ovunque, sta diventando il più grosso regalo politico ed elettorale che potesse ricevere Giorgia Meloni. Talmente enorme da apparire persino sospetto, se di mezzo non ci fosse uno come Trump. Ricapitolando. Fino a 48 ore fa avevamo una Meloni in chiarissima difficoltà, con Vannacci che vola, il governo che perde colpi, i sondaggi che piangono, nessun risultato o misura degna di questo nome in quattro anni di esecutivo, e lei che letteralmente non tocca palla su tutti i fronti più caldi della politica internazionale. E all’improvviso si ritrova su un piatto d’argento l’occasione di presentarsi agli italiani come martire della patria e sventolare davanti ai suoi elettori la carta della leader che non si lascia irretire dal potente di turno, che “non implora” e non si piega. E pazienza se è la stessa che per quattro anni si è piegata eccome ai voleri del padrone americano, ha avallato ogni richiesta, giustificato ogni prepotenza, lo ha addirittura candidato al Nobel per la Pace, non ha speso una parola quando Pedro Sánchez osava tenere la schiena dritta - lui sì, per davvero - contro il bullismo dell’autoproclamato imperatore mondiale, anzi si è sempre e solo schierata dalla parte del più forte, perché era comodo e perché tanto non toccava a lei. Tutto questo, nella narrazione dei meloniani è magicamente sparito, dimenticato, evaporato in una nuvoletta di propaganda da due spicci e revanscismo di quart’ordine. Eh no, troppo comodo ora presentarsi come la campionessa della sovranità italica, dopo averla svenduta per anni per un piatto di lenticchie. Troppo facile smarcarsi ora che non sono rimaste neanche le lenticchie nel piatto, ma solo gli insulti tanto sguaiati e intollerabili quanto prevedibili, perché è sempre andata così con Trump, solo che non toccava a lei. Perciò no, mi spiace, non darò alcuna solidarietà a chi ci ha portato fino a questo punto, né mi lascerò incantare da una retorica di muscoli e slogan da parte di chi ha incarnato il concetto stesso di sudditanza. Potrà anche prendere in giro milioni di italioti e fratellini d’Italia, gli stessi che per anni ci hanno ripetuto la favola del Trump pacifista. Ma per fortuna siamo tanti, e anche molti di più, a non esserci dimenticati nulla di questi anni, ad aver segnato tutto, ogni dichiarazione, ogni cedimento di sovranità, ogni ridicolo salamelecco. E quel pezzo di Paese non è mai stato dalla parte di Trump e certamente non diventerà trumpiano oggi. 
Ma non starò e non staremo neanche dalla parte di chi lo ha prodotto e giustificato, in qualche modo creato. 

 Si chiama Memoria. Si chiama Dignità. E mai come oggi sono due facce della stessa medaglia. 

 Lorenzo Tosa.

... Giuseppe Conte ...

Potete anche controllare quasi tutte le tv e i giornali ma risparmiateci la favoletta del Governo Meloni che tutela l'Italia con la schiena dritta. La premier si guardi allo specchio. Ad aprile 2025 per far contento Trump è andata negli Stati Uniti a prendere impegni per acquisti di armi e gas americani, per non tassare i giganti del web statunitensi. Nell'estate 2025 è andata a firmare l'aumento esorbitante delle spese militari al 5% del Pil per far contento Trump e non si è schierata con i leader europei che hanno alzato la voce come Sanchez. Sui dazi imposti alle nostre imprese ha parlato di accordo "positivo" e "sostenibile" e ha fatto dire al suo vicepremier, sfidando il senso del ridicolo, che le misure contro le nostre aziende in fondo erano una "opportunità". Rispetto agli attacchi al Venezuela ha parlato di azione difensiva legittima mentre lo stesso Trump spiegava che la ragione era il petrolio. Di fronte alle violazioni del diritto internazionale di Netanyahu e Trump in Iran ha detto "non condivido né condanno" ma a pagare sono stati gli italiani con il boom di prezzi, energia e carburante. Di fronte a un genocidio con oltre 20mila bambini uccisi da Netanyahu ha mandato Tajani a "osservare" il Board of peace di Trump con il cappellino rosso Maga in mano mentre lo proponeva per il Nobel per la Pace. Potrei continuare. Le favole di un Governo che tutela l'interesse nazionale la possono raccontare i giornali del deputato di maggioranza Angelucci e tutto il sistema informativo che controllano da Palazzo Chigi. Lo stesso che ha buttato fango su di noi, che abbiamo portato 209 miliardi quando ci volevano imporre il Mes. Lo stesso che rideva per "Giuseppi" mentre scontentavamo Trump su spese militari e Via della Seta per tutelare i nostri interessi nazionali, pur senza mettere in discussione le nostre alleanze storiche. Lo scontro di oggi non è contro un leader che alza la testa, ma è un richiamo all'ordine verso chi ha sempre obbedito senza fiatare, assumendo impegni insostenibili per il popolo italiano. Chi ha ridotto l'Italia così non la rimetterà in piedi di certo. Tocca a noi.

... ESTATE ...

Roma, 20 giugno 2026 – 


Summer solstice: il solstizio d’estate 2026 cade domenica 21 giugno e segna l’inizio ufficiale dell’estate astronomica nell’emisfero boreale. In Italia il momento esatto sarà alle 10:24, corrispondenti alle 08:24 di TU, il sistema di riferimento orario internazionale usato in astronomia per indicare con precisione i fenomeni celesti. Il solstizio d’estate rappresenta l’istante in cui il Sole raggiunge la massima altezza apparente nel cielo dell’emisfero nord. Perciò, coincide con il giorno più lungo dell’anno e con la notte più breve. Che cos’è il solstizio d’estate Il solstizio d’estate è un fenomeno astronomico legato all’inclinazione dell’asse terrestre. La Terra, infatti, ruota intorno al Sole mantenendo il proprio asse inclinato di circa 23,5 gradi. Nel giorno del solstizio di giugno, il Polo Nord è orientato nella posizione di massima inclinazione verso il Sole: la condizione fa sì che l’emisfero boreale riceva il maggior numero di ore di luce dell’anno. Nello stesso momento, nell’emisfero australe accade il contrario: il 21 giugno segna l’inizio dell’inverno astronomico e il giorno più corto dell’anno. Per questo, in astronomia, si parla spesso anche di “solstizio di giugno”, una definizione più precisa rispetto a “solstizio d’estate”, perché evita confusioni tra i due emisferi. Perché si chiama solstizio La parola solstizio deriva dal latino solstitium, composto da sol, “Sole”, e da stare, “fermarsi”. Il significato letterale richiama l’idea del “Sole fermo”. Il nome nasce da un’osservazione antica. Nei giorni che precedono e seguono il solstizio, il punto in cui il Sole sorge e tramonta sembra cambiare pochissimo sull’orizzonte. Anche la sua altezza a mezzogiorno pare arrestarsi per un breve periodo, prima di invertire il cammino apparente. Da qui l’immagine del Sole che si ferma. Perché (o meglio, dove!) è il giorno più lungo dell’anno La durata effettiva della giornata varia in base alla latitudine: più ci si sposta verso nord, più il Sole resta a lungo sopra l’orizzonte. Il 21 giugno 2026 sarà il giorno con più ore di luce nell’emisfero nord. Nelle aree vicine al Circolo Polare Artico si verifica il fenomeno del Sole di mezzanotte, con giornate in cui il Sole non tramonta. In Italia la differenza si nota soprattutto nelle ore serali, con tramonti tardivi e una luce prolungata fino a sera. Il solstizio, però, non coincide con il giorno più caldo dell’anno. Le temperature più elevate arrivano di solito nelle settimane successive, tra luglio e agosto, perché terre e mari continuano ad accumulare calore anche dopo il massimo della luce. Per secoli è stato legato a riti del fuoco, raccolta delle erbe, celebrazioni agricole e feste popolari, il solstizio resta uno dei momenti più simbolici dell’anno. Al solstizio si sovrappongono le tradizioni del giorno di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, quando falò, acqua profumata e rugiada conservano il ricordo di antichi rituali legati alla luce e al passaggio dell’estate.

sabato 20 giugno 2026

... i dieci stadi ...

I DIECI STADI DEL GENOCIDIO DI STANTON 


di Lavinia Marchetti 

 L'articolo lo trovate qui: 

https://laviniamarchetti.substack.com/.../i-dieci-stadi... 

Credo sia importante, in epoca di negazionismo, tenere sempre presente questi stadi, lui li definisce un "termometro". Dobbiamo partire dal suo presupposto secondo cui Il genocidio non scoppia, ma si costruisce. Gradino dopo gradino, e Stanton, studiando i peggiori orrori genocidari del 900 quei gradini li ha individuati e contati. Nell' articolo seguo i dieci stadi del genocidio individuati da Gregory Stanton, che confronta l'Olocausto con i massacri di Ruanda e Cambogia, e cerco di compararli a Gaza (ed al Libano) oggi. Dalla prima divisione tra «noi e loro» fino alla negazione che ai morti toglie perfino la memoria. In mezzo sta la disumanizzazione, il gradino in cui un ministro chiama l'altro «animale umano» e la strage diventa "liberazione dal terrorismo" (bambini compresi). A mio avviso seguire gli stadi ci serve a riconoscere ciò che accade a Gaza e in Cisgiordania mentre accade, e ciò che comincia ad accadere anche in Libano. Chi conosce la scala non potrà più dire che non sapeva.

... Delirio-Trump!! ...

Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte e Giulio Cesare. Ma anche Hitler, Stalin e Mao, fino ad Attila e Gengis Khan. Donald Trump si lancia in un delirio di onnipotenza che attraversa la storia e arriva ai tempi dei grandi imperatori. “I miei poteri sono illimitati" ha dichiarato, "Sono la persona più temuta di sempre". In un’intervista ad Axios ha detto di aver scoperto, dall’inizio della guerra in Iran, di non avere “alcun limite” al proprio potere. Un concetto ben ribadito da un libro a breve disponibile nelle librerie americane: Regime Change. La firma sul volume è dei reporter del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan. Secondo il loro ritratto - e non è difficile immaginarlo - al presidente piace pensare di essere l’uomo più potente della storia, di avere più potere di Hitler, Stalin e Mao, ma anche di Attila e Gengis Khan. Secondo Axios, Trump si (auto)collocherebbe “nella linea di discendenza di conquistatori, dittatori e uomini forti che piegano le nazioni al proprio volere”

... Trump e Meloni ...

 Non ci vuole molto per capire cosa sta succedendo. Meloni, da quando è in carica, ha fatto una scelta di campo: servilismo spinto nei confronti degli USA per farsi spalleggiare, pesare di più rispetto a Germania e Francia e restare a galla. Funzionava (in apparenza) con Biden, che rispettava (più o meno) le forme del linguaggio diplomatico, mentre non funziona più con Trump, che vuole vassalli. 

E Meloni vassalla lo è! Il suo problema è il non poterlo essere fino in fondo, perché ci sono interessi economici che lo impediscono. 

 La realtà, che prende forma da decenni, è che Stati Uniti ed Europa sono concorrenti naturali: l'alleanza tra le due sponde dell'Atlantico non ha materialmente senso all'insegna della cosiddetta "civiltà occidentale" e dei suoi presunti "valori", ma ne ha ancora meno quando al governo ci sono destre cavernicole, razziste e autoritarie che basano il loro consenso su balle spaziali e violenza omicida contro migranti, marginali e oppositori (interni ed esterni). 

 In sintesi: L'ATLANTISMO È MORTO! 
È un relitto della guerra fredda che non ha nulla a che vedere col mondo contemporaneo. 
 Se ne facciano una ragione, a Libero: le menzogne dell'estrema destra mondiale stanno crollando, e loro non possono nascondersi dietro gli insulti al padrone. 

#usa #europeanunion #Trump #Meloni

venerdì 19 giugno 2026

... cara Gioggia ...

Cara Giorgia Meloni, 


se Donald Trump ti ha umiliata, ha umiliato te come capo del governo, non l'Italia. Perché c'è un errore che voi, Fratelli d'Italia e gran parte della maggioranza, continuate a commettere: pensare che l'intero Paese si identifichi con voi, che ogni cittadino si senta rappresentato dalle vostre scelte e dalla vostra visione del mondo. 

Non è così. 

Molti italiani non si riconoscono nell'idea di un Occidente chiuso, identitario, costruito attorno a slogan sulla superiorità culturale, religiosa o nazionale. Molti italiani credono ancora nella cooperazione internazionale, nella diplomazia, nella solidarietà tra i popoli e nel rispetto del diritto internazionale. Trump ha mentito? Ha detto la verità? Non possiamo saperlo con certezza. Ma una cosa è certa: la fiducia non si costruisce con video studiati per i social o con la comunicazione da influencer. Si costruisce con la credibilità politica. E oggi quella credibilità è messa in discussione da scelte e alleanze che molti cittadini non condividono. Continuiamo a sentire parlare di premi Nobel per la pace mentre si sostengono governi coinvolti in conflitti che causano migliaia di vittime civili. Continuiamo a sentire applausi per politiche economiche, come i dazi di Trump, che rischiano di colpire proprio quelle piccole e medie imprese italiane che vivono di esportazioni e che rappresentano il cuore produttivo del Paese. E mentre si annunciano grandi successi diplomatici, assistiamo a viaggi cancellati, relazioni internazionali indebolite e a un progressivo isolamento politico che viene raccontato come una vittoria. La verità è che non è Trump a umiliare l'Italia. L'Italia viene umiliata ogni giorno quando si sacrificano principi fondamentali per convenienza politica; quando si indebolisce il valore del diritto internazionale; quando si dimentica che la vita dei civili, dei bambini, delle donne e degli innocenti dovrebbe essere sempre al centro di ogni scelta politica, senza doppi standard e senza eccezioni. L'Italia merita di più. Merita una politica estera autorevole, indipendente e coerente. Merita una classe dirigente capace di rappresentare tutti gli italiani, non soltanto chi la vota. Essere patrioti dovrebbe significare difendere la dignità del Paese, non quella del proprio schieramento. 


Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione