sabato 22 agosto 2026

... i Dublinanti!!! ...

E FU COSÌ CHE ANCHE DUBLINO CI RISPEDÌ INDIETRO I DUBLINANTI 


La retorica dei confini che si ritorce contro C'è una lista che continua ad allungarsi: Germania, Austria, Svizzera, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi... e adesso anche l'Irlanda. Il meccanismo è quello che per anni abbiamo conosciuto come sistema di Dublino e che, dal 12 giugno scorso, è stato sostituito dalle nuove regole del Patto europeo su migrazione e asilo, mantenendo però sostanzialmente il principio secondo cui il Paese di primo ingresso può essere chiamato a farsi carico della domanda d'asilo. E indovinate quale Paese continua a comparire molto spesso in questa partita? L'Italia. La cosa interessante è che per anni abbiamo sentito ripetere che il Paese di primo ingresso deve assumersi la responsabilità, che i confini vanno difesi, ma che l'Italia, proprio perché è uno dei principali Paesi di primo approdo, non può essere considerata il campo profughi d'Europa. Una posizione che il governo italiano ha trasformato in una delle sue principali battaglie politiche europee. Nel frattempo, però, l'Italia aveva sospeso dal dicembre 2022 i trasferimenti in ingresso nell'ambito delle procedure di Dublino e, con diversi Paesi, erano state raggiunte intese che avevano di fatto limitato o rinviato la possibilità di rimandarci i cosiddetti dublinanti. Nel 2025, infatti, a fronte di 19.889 richieste ricevute dall'Italia, non ci sono stati trasferimenti in ingresso attraverso la procedura “take back”. Adesso la musica è cambiata. Con l'entrata in vigore del nuovo Patto europeo, diversi Stati hanno deciso di riattivare i trasferimenti verso l'Italia. La Germania sostiene che gli accordi raggiunti con Roma prevedessero proprio la ripresa del meccanismo con il nuovo sistema europeo; anche Austria, Svizzera, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi si stanno muovendo nella stessa direzione. E nelle ultime ore si è aggiunta anche l'Irlanda. Non significa che domani arriveranno in Italia decine di migliaia di persone. Nel sistema di Dublino le richieste sono sempre state molto più numerose dei trasferimenti effettivamente eseguiti: nel 2025, per esempio, l'Italia ha ricevuto 19.889 richieste secondo i dati della Dublin Unit, mentre i trasferimenti effettivi sono rimasti pochissimi. Ma il dato politico è un altro. Per anni l'Italia ha chiesto che il principio del Paese di primo ingresso fosse riconosciuto e rispettato, mentre contemporaneamente cercava di limitare gli effetti pratici di quel principio attraverso sospensioni e intese con gli altri Stati. Oggi quei Paesi stanno tornando a chiedere l'applicazione delle regole che riguardano proprio il Paese di primo ingresso: l'Italia. E qui sta il paradosso. Non perché Germania, Austria, Svizzera, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi o Irlanda siano improvvisamente diventati nemici dell'accoglienza. Al contrario: stanno facendo esattamente quello che conviene ai loro interessi nazionali, utilizzando gli strumenti che il nuovo sistema europeo mette a disposizione. E forse è proprio questa la parte che rischia di essere più indigesta alla propaganda. Quando costruisci una politica europea fondata sul principio che il Paese di primo ingresso deve essere responsabile, devi essere pronto ad accettare che quel principio possa essere applicato anche quando sei tu il Paese di primo ingresso. La sovranità nazionale funziona benissimo negli slogan. Ma quando gli altri Stati cominciano a esercitare la propria, utilizzando le stesse regole che tu hai invocato per anni, la musica cambia. E così quello che doveva essere il grande “modello italiano” rischia di diventare una curiosa lezione di politica europea: abbiamo chiesto che le regole fossero rispettate. Gli altri hanno cominciato a rispettarle. E adesso presentano il conto proprio a noi.

... la "guitta" schifosa!!! ...

COSTEI NON CONOSCE VERGOGNA 


 LE FAVOLE DELLA PRESIDENTA....CHE IN UN ’INTERVISTA AL “NEW YORK TIMES ”, CI HA TENUTO COME SEMPRE A FORNIRE UNA SUA NARRAZIONE “STORICA ” E PERSONALE DI COSA È STATO IL FASCISMO....TALMENTE RIDICOLA E PATETICA...CHE IN APPENA TRE RIGHE HA RIMESSO IN DISCUSSIONE VENT'ANNI ’DI FASCISMO E OTTANT'ANNI ’ DI ANTIFASCISMO. IL TUTTO RIDOTTO IN QUESTE POCHE PAROLE..( CHE MI VIEN DA PENSARE..O FA LA FURBA O È IGNORANTE...?) ECCO LE SUE PAROLE PER UN TOTALE DI OTTANT'ANNI DI STORIA: “È STATA UN ’EPOCA PARTICOLARMENTE COMPLESSA. CHIARAMENTE, SE GUARDIAMO A QUESTA STORIA OGGI, È UNA COSA. SE L'AVESSIMO VISTA STANDO NEL MEZZO DI QUEGLI EVENTI, PROBABILMENTE L'AVREMMO PERCEPITA DIVERSAMENTE, NO?”. NO PRESIDENTA... SOLO I FASCISTI POTEVANO PERCEPIRLA DIVERSAMENTE E ANCORA NO, PERCHE IL FASCISMO NON ERA "DIVERSO SE VISTO DA DENTRO". ERA CHIARISSIMO ANCHE ALLORA A CHI VENIVA PERSEGUITATO, INCARCERATO, TORTURATO, ASSASSINATO! ERA CHIARISSIMO A MATTEOTTI, A GRAMSCI, AI ROSSELLI AI FRATELLI CERVI, A TUTTI GLI OPPOSITORI POLITICI, AGLI EBREI DEPORTATI, AI PARTIGIANI IMPICCATO E LASCIATI ESPOSTI.PERCHE LA GENTE DOVEVA VEDERE..ED AVERE PAURA DELLA LORO VIOLENZA E DEL LORO SCHIFOSO POTERE, IL PROBLEMA PRESIDENTA NON È LA COMPLESSITÀ DELLA STORIA..PERCHE NON ESISTE COMPLESSITA... IL PROBLEMA È L'AMBIGUITÀ E L'IPOCRISIA VIGLIACCA DI CHI, ANCORA OGGI, NON RIESCE A DIRE UNA COSA SEMPLICE: IL FASCISMO È STATO IL MALE ASSOLUTO, E L 'ANTIFASCISMO È IL FONDAMENTO DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA! E COME DICEVO SOPRA PER TUTTI GLI ALTRI ERA STATO CHIARISSIMO FIN DAL PRIMO GIORNO QUELLO QUELLO CHE SAREBBE DIVENTATO IL FASCISMO, SOLO CRIMINI E BRUTALITA COME I SINDACALISTI MANGANELLATI E INGOZZATI DI OLIO DI RICINO, I GIORNALISTI INCARCERATI, GLI INTELLETTUALI AL CONFINO, GLI INSEGNANTI IMBAVAGLIATI E COSTRETTI ALL’OBBEDIENZA .E POI I 45.000 PARTIGIANI CADUTI NELLA RESISTENZA. AI 650MILA MILITARI ITALIANI INTERNATI NEI LAGER NAZISTI DOPO l’8 SETTEMBRE, PER ESSERSI RIFIUTATI DI CONTINUARE A COMBATTERE AL FIANCO DI HITLER E DELLA REPUBBLICA DI SALÒ. AI 6.000 EBREI DEPORTATI DALL’ITALIA ’, 5.900 DEI QUALI NON TORNARONO PIÙ. ALLE VITTIME DELLE FOSSE ARDEATINE, DELL ’ECCIDIO DI MONTE SOLE E SANT’ANNA ’DI STAZZEMA, PER DUE TERZI DONNE E BAMBINI. ALLE OLTRE 23 MILA VITTIME DELLE STRAGI NAZISTE E FASCISTE CENSITE IN ITALIA TRA IL 1943 E IL 1945. GLIELO VADA A DIRE A TUTTI LORO COSA È STATO IL FASCISMO. E, SE PROPRIO NON È IN GRADO DI DEFINIRSI ANTIFASCISTA, ALMENO CHIEDA SCUSA E PROVI VERGOGNA...OVVIO CHE NON LO FARA MAI ..PERCHE LEI E FASCISTA CONVINTA..DELLA SCUOLA DI ALMIRANTE.. PER CUI RADICI PROFONDE... E DEVO DARE ANCORA RAGIONE AI MIEI NONNI.. CLASSE 1924...CHE MI RIPETEVANO SPESSO...CHE SOLO CHI NON LO HA VISSUTO..PUO RIMPIANGERE QUEL PERIODO ORRIBILE... SENZA GIUSTIZIA NE DEMOCRAZIA....ERA SOLO TERRORE..MISERIA E FAME... QUESTO PRESIDENTA E' STATO IL FASCISMO ....E NON LA SUA FAVOLETTA!!!!! 


 Silvana Correggioli.

... la "borgatara" fischiata!!! ...

Quando un domani ricorderemo la parabola discendente della Meloni probabilmente accanto alla batosta referendaria metteremo la bordata di fischi che la hanno raggiunta ai giochi del Mediterraneo. A pochi giorni da quel fatidico 4 settembre in cui festeggerà i 1413 giorni di governo è arrivata la certificazione popolare della fine della sua parabola. Si certo forse la vicinanza con l'ex Ilva e la sua vicenda hanno inciso, ma quel che è vero è che la narrazione della Premier del popolo, voluta dagli italiani, che ha con sé la maggioranza degli italiani è finita da un pezzo e questi fischi ne sono la prova più grande. Se possibile il suo crollo stride ancor di più accanto all'affetto immutato della gente per il Presidente Mattarella. Infatti ben diversa è stata l’accoglienza riservata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, salutato da un lungo e caloroso applauso. Applausi per Mattarella fischi per la Meloni. È la fine di un ciclo. Potrà forse tornare a vincere? Dimezzata se si carica Vannacci o potrà perdere con orgoglio. Ma un pezzo della sua storia con questi fischi è decisamente al tramonto. 


 Mario Imbimbo.

venerdì 21 agosto 2026

... uscire dal buio!!! ...

È il buio totale. 

Le menti sembrano sempre più offuscate da messaggi semplicistici, fuorvianti e costruiti per alimentare paure e risentimenti. L’immigrazione clandestina, la criminalità, i femminicidi, la violenza nelle strade: per ogni problema complesso arriva la soluzione miracolosa. E, naturalmente, arriva Lui. L’uomo forte. Quello che, con il suo immancabile sorrisetto e una comunicazione apparentemente semplice e diretta, dovrebbe risolvere tutto. Il problema non è soltanto chi lancia questi messaggi. Il problema è chi li accoglie senza interrogarsi, senza verificare, senza distinguere tra slogan e soluzioni concrete. È il trionfo dell’analfabetismo funzionale applicato alla politica: non comprendere la complessità dei problemi, ma cercare risposte facili, immediate e rassicuranti. E qui sta il vero pericolo. L’ex generale Roberto Vannacci ha dimostrato di saper utilizzare con abilità i nuovi strumenti della comunicazione. Sa parlare alla “pancia” delle persone, utilizzare parole semplici, individuare paure e malcontenti e trasformarli in consenso politico. Non è necessario condividere le sue idee per riconoscere questa capacità comunicativa. Proprio per questo non basta indignarsi. Non basta etichettare chi lo vota o lo ascolta come “ignorante” o “fascista”. Anzi, sarebbe un errore strategico. Bisogna confrontarsi. Bisogna spiegare, punto per punto, dove finiscono gli slogan e dove iniziano i problemi reali. Bisogna dimostrare con i fatti, con i numeri e con argomentazioni comprensibili quali siano i limiti, le contraddizioni e le conseguenze concrete delle sue proposte. E soprattutto il centrosinistra deve svegliarsi. Non può continuare a parlare soltanto a chi è già convinto. Deve tornare nelle piazze, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, sui social, nei luoghi dove si formano le opinioni. Deve fare proselitismo democratico, senza arroganza e senza paternalismi. È tempo di una nuova RESISTENZA democratica: non contro le persone, ma contro la semplificazione della realtà, contro la manipolazione della paura, contro l'idea che per governare un Paese complesso bastino slogan, nemici da indicare e un uomo forte da applaudire. La democrazia non si difende insultando chi la pensa diversamente. Si difende convincendo. E per convincere bisogna esserci, parlare, ascoltare e soprattutto spiegare. Perché lasciare campo libero a chi sa comunicare meglio significa consegnargli anche il monopolio del racconto della realtà. 

Diamoci una svegliata. La democrazia non è mai conquistata una volta per tutte. Va difesa ogni giorno. 


 Raffaello Briguglio.

... non ci sono parole!!! ...

«Dovremmo uccidere 30-40 persone ogni notte». E ancora: «Non sono degni di vivere». Non sono parole di un estremista qualunque. Sono le ultime dichiarazioni di Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale del governo israeliano, che ha anche sostenuto l’emigrazione di massa dei palestinesi da Gaza e rivendicato la Striscia come territorio israeliano. E mentre a Gaza si continua a morire, in Cisgiordania occupata proseguono aggressioni, intimidazioni e tentativi di espulsione da parte dei coloni. A Qusra, negli ultimi giorni, coloni israeliani hanno accerchiato abitazioni palestinesi per oltre una settimana; persino l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee ha definito gli autori di queste azioni «terroristi israeliani». Human Rights Watch ha denunciato inoltre una forte escalation della violenza dei coloni, documentando a luglio attacchi nei pressi di Nablus costati la vita anche a palestinesi. Chiamare tutto questo per nome non significa attaccare un popolo o una religione. Significa contestare le responsabilità di un governo e di chi pratica o sostiene queste violenze. 

Israele: governo terrorista e genocida. 


 Giacomo Pellini.

... un po' di serietà!!! ...

𝐄𝐩𝐩𝐮𝐫𝐞 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐩𝐨𝐜𝐨: 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨, 𝐨𝐠𝐠𝐢 


 Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Che il governo rimesti nel torbido attorno a Sigfrido Ranucci, che in quell'indagine per attentato è la parte lesa, o si impunti su qualche decina di stranieri caricati sui treni, i quattro che l'Austria ci ha rispedito da giugno con il biglietto in tasca, ce lo aspettiamo, era prevedibile. Lo sanno fare benissimo. In questo Giorgia Meloni è maestra, e da anni. Non affronta i giornalisti in pubblico, le sue decisioni le annuncia con un post su Facebook, e in privato tiene una schiera di distrattori che lavora a pieno ritmo, con la ripetitività di una scadente intelligenza artificiale. Che poi l'opposizione e i giornali di opposizione seguano la linea tracciata dalla maggioranza è l'ennesima dimostrazione di come l'egemonia della destra sia figlia anche della fragilità di tutti gli altri. Eppure basterebbe poco. Basterebbe raccontare le sei donne uccise da Ferragosto, tutte per mano di mariti o compagni, per dire quanto sia fallimentare l'idea di educazione che pervade il ministero di Giuseppe Valditara. Basterebbe raccontare che il 18 agosto, tre settimane dopo il no di Antonio Tajani all'annessione, Israele ha messo a bando 1.234 case nel piano E1, per tratteggiare l'evanescenza della Farnesina. Basterebbe la benzina a 2,002 euro e il gasolio a 2,116, con lo sconto valido solo sul diesel, per fotografare un governo in vacanza. Basterebbe dire che dal 2022 il reddito delle famiglie italiane è cresciuto del 2,9 per cento contro il 7 della media Ocse, come ha rimesso in fila Pagella Politica proprio ieri, per inchiodare la propaganda. 

Basterebbe essere seri, insomma, per una volta.

giovedì 20 agosto 2026

... più Antifascismo!!! ...

CI VUOLE PIÙ ANTIFASCISMO 


Sulle pareti di questo profilo non ci sono mezze misure. Questo profilo è orgogliosamente e irriducibilmente ANTIFASCISTA. Stamattina mi sono svegliato così. Con il bisogno di ribadirlo. Perché vedo troppe scorie fasciste trattate con sufficienza. Liquidate come semplice folclore. Occhio. Si inizia così. Normalizzando il grottesco. Trasformando l’ennesima sparata suprematista in macchietta. Derubricando l’anti-antifascismo a nostalgia da bar. Il nuovo fascismo non arriva col botto. Con un golpe. S’infila piano piano, come una muffa. Roberto Vannacci non è una meteora caduta per sbaglio nel dibattito pubblico. È il sintomo, in alta uniforme, di qualcosa che covava sotto la cenere da un pezzo. Il meccanismo è vecchio come il mondo: prendi un linguaggio d'ordine, travestilo da "coraggio delle idee" o da sfacciata "libertà di pensiero", e servilo a una platea stanca, spaventata, affamata di scorciatoie. In un Paese che ha un rapporto irrisolto con la propria memoria, le parole del Generale sono un richiamo della foresta. I nostalgici ci vedono un leader, i progressisti un bersaglio perfetto per indignarsi a costo zero, e i salotti tv il carburante per fare ascolti. Ma a guardare oltre i toni da caserma, la sostanza è fredda. Quella che divide il mondo tra "noi" e "loro", e che ti dice che per stare in piedi devi per forza calpestare qualcun altro. Apro una parentesi, e la apro da osservatore della storia di questo Paese. Non ho carte firmate o scottanti. Sia chiaro. Ma le dinamiche del potere non cambiano mai davvero spartito. Chi conosce come funzionano certi ingranaggi sa che i personaggi pubblici non nascono quasi mai per caso nel vuoto spinto. Dietro questa figura è difficile non intravedere la regia di quei mondi di mezzo abitati da Logge occulte, cenacoli coperti, settori deviati degli apparati. Quelle reti d'influenza che da sempre, in Italia, usano l'uomo d'ordine del momento per sondare il terreno e misurare quanto si sia disposti ad arretrare. In questo Paese il potere reale non ha mai giocato a carte scoperte. È una lunga storia di stanze segrete e burattinai d'alto bordo. Vedi: la regia d'oltremare della CIA, la Gladio blindata da Cossiga, l’Anello ombroso vicino ad Andreotti, l’Ufficio Affari Riservati dell’infedele D’Amato, fino ai cappucci della P2 di Licio Gelli. Non hanno semplicemente tramato. Hanno disegnato i contorni della Repubblica con il compasso della strategia della tensione, muovendo le pedine nell'ombra mentre sul tabellone ufficiale si fingeva di fare la democrazia. Occhio. La memoria non è un monumento di marmo. L'antifascismo militante è un atto di vigilanza collettiva. Guardare a vista il presente significa non cedere neanche un centimetro di strada alla rimozione. 


Alfredo Facchini