Giorgia Meloni davanti alle telecamere è una professionista: tono deciso, sguardo sicuro, parole studiate per conquistare la scena. Il problema è che, quando si spengono le telecamere, gli italiani hanno ancora gli stessi problemi di prima.
La sicurezza non si garantisce con gli slogan, le conferenze stampa e la continua ricerca di un nemico da additare. Si garantisce con risultati concreti, prevenzione, controlli, forze dell’ordine messe nelle condizioni di lavorare e una giustizia che funzioni.
E invece assistiamo all'ennesimo spettacolo: si rilanciano reati, aggravanti e misure repressive, si evocano emergenze e si alimenta la paura. Ma una domanda è inevitabile: se governate voi, da anni, di chi sarebbe la responsabilità della sicurezza nel Paese?
Non basta annunciare nuove strette per dimostrare di aver risolto un problema. E non basta cambiare le parole per cambiare la realtà. Se le persone continuano a sentirsi insicure, se nei quartieri persistono situazioni di degrado e violenza, il Governo deve rispondere dei risultati, non organizzare l'ennesima operazione di comunicazione.
E la storia dei gruppi di cinque o più persone? La sicurezza non può diventare un quiz numerico: cinque persone sono un problema, quattro no? La responsabilità penale si accerta sulla base dei comportamenti e delle norme applicabili, non con gli slogan costruiti per impressionare chi guarda.
Il vero capolavoro della propaganda è un altro: trasformare chi governa in chi denuncia e chi dovrebbe chiedere conto dei risultati in un imputato permanente.
Così, se qualcosa non funziona, la colpa diventa sempre dell'opposizione, dei giudici, di chi protesta o di chi c'era prima. Tutti colpevoli, tranne chi ha il potere di decidere.
E qui entra in gioco anche l'opposizione, che troppo spesso sembra comportarsi come un opossum: si finge morta proprio quando dovrebbe reagire. Non basta indignarsi sui social, non basta una dichiarazione ogni tanto. Servono una voce riconoscibile, proposte credibili, presenza nei territori e la capacità di smontare le narrazioni del Governo con fatti, numeri e alternative concrete.
Quanto agli elettori più fedeli, nessuno è uno zombie e nessuno dovrebbe essere trattato come incapace di ragionare. Ma proprio per questo bisogna pretendere da tutti uno sforzo di lucidità: non si può giudicare un Governo soltanto da ciò che promette, ma da ciò che realizza.
La destra governa l'Italia dal 2022. Non può presentarsi all'infinito come opposizione di sé stessa. Non può promettere sicurezza e poi chiedere altri anni di fiducia senza rendere conto dei risultati. E non può pensare che basti ripetere una paura per dimostrare di averla risolta.
Meloni può anche incantare davanti allo schermo. Ma governare non è recitare, e la propaganda non sostituisce i risultati.
Meno conferenze stampa, meno nemici immaginari, meno propaganda. Più sicurezza reale, più responsabilità, più risposte ai cittadini.
Perché alla fine il giudizio non lo danno le telecamere. Lo dà la realtà.
E dopo anni al Governo, la domanda resta sempre la stessa: quante promesse ancora dobbiamo ascoltare prima di cominciare a parlare seriamente dei risultati?
Vincenzo San.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione


