giovedì 15 ottobre 2026

... un'Europa Nera!!! ...

C’è una Europa nera, Le Pen Front National Francia, Alice Weidel AFD Germania, Nigel Farage Reform UK Gran Bretagna, Jarosław Kaczyński PiS Polonia, Santiago Abascal Vox Spagna, questi i maggiori, tutti sostenuti da Russia Unita di Putin e dai MAGA di Trump. Poi c’è l’Italia dove le collocazioni sono spurie, abbiamo la presenza militante di Salvini e Vannacci solidali al movimento dei “patrioti europei” e quindi organici all’Europa Nera di cui si è detto e la Meloni nonostante tutto ancora amica di Trump che però avendo fatto accordi con la Von Der Leyen in Europa in funzione anti emigranti la supporta con aiuti militari a Kiev, alquanto parsimoniosi, ed in lento “esaurimento”. Questo movimento adora Putin, accetta di buon grado gli endorsment dei MAGA, odia l’idea di una l’Europa Unita e solidale all’Ucraina. Sempre in Italia abbiamo AVS che non ha mai amato ne Trump ne Putin che, in nome di un pacifismo senza se e senza ma, sembra aver dimenticato che difendersi dall’aggressore non è un diritto solo da enunciare ma un diritto al quale dare corpo e consistenza con atti concreti. Infine abbiamo Conte, ha avuto trascorsi di compiacenza sia con Trump che con Putin, professa anche lui un pacifismo senza se e senza ma, senz’anima, e nel suo percorso politico ha recitato molte parte in commedia dettate più che da un’etica politica da convenienze contingenti. In questa immagine la presenza di Conte naturalmente non vale come membro effettivo dell'Alleanza Nera che si sta preparando in Europa ma come "utile idiota" di quel progetto. 

Questo tutto insieme è il blocco che si sta intestando, pur con diverse responsabilità, la lotta contro il processo di Unione Europea e contro l’Ucraina.


 Nicola Montemaggi.

... un ridicolo siparietto! ...

L'ENNESIMO SIPARIETTO 


Adesso ci risiamo con le solite grandi manovre del teatro politico nazionale. Ci raccontano di una nuova, eroica alzata di testa. La segretaria Elly Schlein si presenta sul palco e, a sentire quello che scrive il Corriere della Sera, avrebbe finalmente deciso di andare all'attacco. L'autore dell'articolo si lancia in un'accurata ricostruzione dei retroscena di bottega, ipotizzando una mappa di presunti nemici e cospiratori interni: da un lato i vecchi saggi come Parisi, Zanda e Bettini che le chiedono passi indietro, dall'altro la corrente dei timorosi delle primarie con Speranza e Orlando, fino agli inamovibili riformisti di Guerini e al pittoresco De Luca. Secondo la narrazione del quotidiano, la leader starebbe coraggiosamente affrontando un complotto orchestrato per commissariarla, federarla o persino farla fuori. Ma io, che per mia disgrazia mi ritrovo un'indole irrimediabilmente diffidente e ho il vizio di voler guardare la realtà invece del copione, a tutte queste chiacchiere e a questi sussurri di corridoio faccio davvero una gran fatica a credere. Anche perché, parliamoci chiaro: dopo oltre tre anni di segreteria, in cui è riuscita nell'impresa di dilapidare il consenso popolare di chi l'aveva spinta dai gazebo, questa improvvisa trovata non mi sembra esattamente credibile. I fatti ci raccontano una storia del tutto diversa. Da una parte ci parla ogni giorno di unità a tutti i costi, arrivando a voler mettere insieme in un'improbabile coalizione di governo personalità abissalmente lontane come Renzi e Conte. E poi, dentro casa sua, che fa? Che intenzioni ha adesso nel suo partito, spingere tutti verso la scissione? La verità è che non bastano un paio di battute ad effetto sparate da un palco per trasformare la solita dinamica di partito in una rivoluzione ideale. Quando guardo ai fatti concreti, vedo soltanto la consueta messa in scena a uso e consumo dei giornali, dove la finta contrapposizione serve a coprire una profonda assenza di sostanza. Mi si vuole far credere che da una parte ci sia la novità pura e incontaminata e dall'altra la restaurazione burocratica, ma nei fatti dove sta questa differenza? Le posizioni sui temi cruciali, sulle scelte economiche e sociali, restano sistematicamente indefinite o perfettamente allineate all'establishment che a parole si vorrebbe combattere. Questa presunta sfida ai signori delle tessere assomiglia molto di più a un gioco delle parti concordato, una schermaglia utile a dare un colpo al cerchio e uno alla botte per mantenere galleggiante l'intera baracca. 

Lo so, sono un guastafeste, ma io riesco a credere soltanto ai fatti. E le battaglie reali, quelle vere, nei partiti non si annunciano con proclami da palcoscenico: si fanno. E fino ad allora, lasciatemi dubitare. 


 Mauro David.

... una "bravata" di gioventù!! ...

𝐄𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐥𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞𝐥𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Il “maranza” della minicar nera ha 17 anni, è romano, abita a Monteverde e a casa ha un padre carabiniere. L’amico sul sedile accanto ne ha 16 e vive a Testaccio. Mercoledì hanno confessato tutte le sei aggressioni del 4 e 5 ottobre, compreso il calcio che ha mandato l’attore Davide Iacopini in terapia intensiva al San Camillo con un trauma cranico, raccontando pure di essersi divertiti. Denunciati a piede libero, fascicolo per tentato omicidio alla procura per i minorenni. C’è da scommettere che nessuna prima pagina di destra griderà all’emergenza sicurezza e che dalle parti del governo qualcuno troverà la parola giusta: bravata, errore di gioventù. Ed è giusto così, del resto, perché l’articolo 27 della Costituzione vuole pene che tendano alla rieducazione del condannato, a sedici anni come a sessanta, ed è questa la distanza fra una democrazia e il Pentagono, che il 3 dicembre si prepara a trasmettere in diretta streaming una fucilazione. Solo che a luglio questo governo ha approvato quella schifezza razzista ribattezzata anti-maranza, il disegno di legge che vuole estendere ai minorenni della movida il fermo di prevenzione, e per coerenza con il proprio panpenalismo oggi dovrebbe varare il decreto anti-minicar, anzi il decreto anti-figli dei carabinieri. È una provocazione, ovviamente. Lo sappiamo benissimo come andrà a finire. Il fermo di prevenzione resterà in vetrina per i ragazzi con la faccia da manifesto elettorale, mentre per quelli di buona famiglia basta e avanza la Costituzione, anche perché il governo riscopre ogni volta che il colpevole gli somiglia.

... si sacrifica Kiev!! ...

Donald Trump vuole portare Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati prima delle elezioni di midterm e per farlo ha deciso di sacrificare Kiev. Dalla telefonata con Vladimir Putin, l’amministrazione americana ha dato il via a un’azione di boicottaggio della difesa ucraina che, come ammesso anche dai vertici dell’esecutivo guidato da Volodymyr Zelensky, rischia di farla capitolare. Così, dopo il depotenziamento del sistema Starshield, la versione militare e governativa della rete satellitare Starlink che permette ai soldati di intercettare gli attacchi russi in cielo e in terra, è emerso che da Washington sono state fatte pressioni sull’Unione europea affinché sbloccasse alcuni asset sovrani russi congelati. Una mossa che, insieme al ripristino dell’export di gasolio di Mosca verso gli Stati Uniti, punta a dare nuovo ossigeno alle casse russe per sostenere il conflitto. Ma i Paesi Ue hanno rifiutato. 


 #ilfattoquotidiano

mercoledì 14 ottobre 2026

... il Papa - la diagnosi ...

I medici l'avevano capito subito. Pe il Papa la diagnosi, come confermato dall'esame istologico, è adenocarcinoma polmonare. È il tumore maligno più comune del polmone e rappresenta il 60per cento dei casi. A differenza di altri tumori polmonari, si forma nella zona periferica dell'organo, nei bronchi di piccolo calibro e negli alveoli, ed è la forma più frequente tra i non fumatori, tra le donne e tra i soggetti sotto i 45-50 anni. Quando viene individuato in fase iniziale e operato con intervento radicale come una lobectomia, spiegano gli specialisti, le possibilità di guarigione sono alte: per gli stadi iniziali la sopravvivenza a 5 anni dopo l'intervento è compresa tra il 70 e l'85 per cento. Dopo l'asportazione di un lobo, il polmone rimanente si espande e compensa la funzione, consentendo nella grande maggioranza dei casi, dicono i chirurghi toracici, il ritorno a una vita normale, con respiro e attività quotidiane conservate. Per questo tipo di chirurgia toracica, il tempo di degenza in ospedale è generalmente di 5-7 giorni, mentre il recupero completo richiede fino a 6 settimane. Se non diagnosticata e trattata in tempi rapidi, la malattia può diffondersi a linfonodi, fegato, ghiandole surrenali e altri organi. «Il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all'intervento di chirurgia toracica», scrivono il dottor Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora, il chirurgo che ha operato Leone XIV. «Per rendere l'intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro. L'esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori», aggiungono.«Il Santo Padre è stato in sala operatoria per circa 3 ore, la durata dell'intervento è stata di circa 90 minuti. Dopo l'intervento il Papa si è svegliato regolarmente ed è rientrato dopo un breve periodo di osservazione nella sua stanza al 10° piano».

... Meloni ha ragione!? ...

Per una volta Meloni ha ragione. 

 Il potere d'acquisto degli italiani va difeso. Ha però dimenticato che è lei al governo da quasi quattro anni. È lei che aveva e ha il potere di intervenire. E non lo ha fatto. Anzi. Ogni anno di Meloni al governo lavoratori e famiglie hanno perso una mensilità di stipendio rispetto al 2021. E gli ultimi dati Istat sono ancora peggio. Oggi il potere di acquisto è del 9,4% inferiore al 2021. Come bruciare quasi cento euro al mese ogni mille di stipendio. Per Meloni questi sono solo numeri da commentare con parole di circostanza. Per milioni di lavoratori e famiglie invece significano sacrifici e rinunce. Per noi aumentare gli stipendi, restituire il potere d'acquisto agli italiani e contrastare il carovita è una priorità. Per questo proponiamo di restituire ai cittadini i miliardi di extraprofitti delle compagnie energetiche frutto della speculazione. Per questo vogliamo un salario minimo per legge, aumentare gli stipendi dei lavoratori e adeguarli automaticamente al costo della vita. Per questo vogliamo ridurre le tasse a 41 milioni di persone per aumentare quanto hanno in tasca, facendo pagare il giusto allo 0,1% più ricco d'Italia e recuperando l'evasione. Tutte queste proposte di AVS, con coperture e realizzabili, potrebbero migliorare la vita quotidiana di milioni di persone. 

 Ecco perché dobbiamo mandarli a casa e finalmente invertire la rotta. 


 Nicola Fratoianni.

... cinque deputati!! ...

𝐖𝐞𝐞𝐤𝐞𝐧𝐝 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐞 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐝𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐭𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


Cinque. Tanti erano i deputati di maggioranza presenti martedì mattina a Montecitorio mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti spiegava lo scostamento di bilancio da 29 miliardi: tre della Lega, uno di Fratelli d’Italia e uno di Forza Italia. All’uscita il ministro si è sfogato con Repubblica: «Eh, questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia», e il voto, badate bene, cadeva di martedì perché i deputati avevano rifiutato di rientrare il lunedì. Sono gli stessi che predicano la fatica agli altri, giornali amici compresi. Maurizio Belpietro su Libero nel 2014 scriveva che “molti giovani, invece di guardare in faccia la realtà e rimboccarsi le maniche, preferiscano illudersi”. Giorgia Meloni sbeffeggiava chi scioperava di venerdì, perché secondo lei il weekend lungo e la rivoluzione stanno male insieme, e Matteo Salvini chiedeva al segretario della Cgil di dire ai suoi tesserati di pensare a lavorare, a darsi da fare. Chi sciopera ci rimette la giornata di paga, e loro fingono di ignorarlo. Il deputato perde 206,58 euro di diaria solo se salta le votazioni, e per risultare presente gli basta partecipare al 30 per cento di quelle della giornata. Nel pomeriggio infatti sono arrivati a premere il bottone: 216 sì, giornata salva. Questi sono quelli che cianciano di merito, che nel 2022 hanno inchiodato perfino sul nome del ministero dell’Istruzione: una truffa che scarica sul singolo il fallimento del sistema, e ieri il sistema erano loro, cinque banchi di maggioranza occupati, un ministro a parlare al velluto rosso e nessuno a cui togliere un euro.