venerdì 13 marzo 2026

... la meloni delira! ...

Ieri, nel pieno del suo delirio alla Camera dei Deputati, Giorgia Meloni ha paragonato i bombardamenti americani sull’Iran alla liberazione dell’Europa dal nazifascismo: “Dite viva gli americani che hanno liberato l’Italia dal nazifascismo, ma poi dite no agli americani che liberano dalla dittatura in altre parti del mondo”. Avete capito bene. E ha accusato chi non è d’accordo di “strabismo”. Allora, siccome evidentemente a Palazzo Chigi i libri di storia li usano come sottobicchieri, proviamo a rinfrescare la memoria alla Presidente del Consiglio. Primo: nel 1939 la Germania nazista invase la Polonia. Poi la Danimarca. Poi la Norvegia. Poi il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo, la Francia. Poi la Jugoslavia, la Grecia. Poi l’Unione Sovietica, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia. L’Italia fascista, quella che Meloni tanto ammirava, aveva invaso l’Etiopia, l’Albania, la Grecia, l’Egitto, la Somalia britannica. Mezzo mondo, praticamente. L’Iran, nel 2026, ha invaso: nessuno. Proprio nessuno. L’ultima guerra combattuta dall’Iran risale al 1980 e fu l’Iran a essere invaso dall’Iraq di Saddam Hussein, col sostegno degli Stati Uniti. Da allora l’Iran non ha varcato un confine, neanche per un picnic. Ma per la Presidente del Consiglio della Repubblica italiana è la stessa situazione. Identica. Secondo: gli Stati Uniti entrarono nella Seconda guerra mondiale il 7 dicembre 1941. Sapete perché? Perché il Giappone li attaccò direttamente, bombardando la base di Pearl Harbor e ammazzando 2.403 americani in un mattino. Gli Stati Uniti, allora, decisero di entrare nel conflitto in risposta. Il 28 febbraio 2026, invece, sono stati gli americani e gli israeliani ad attaccare per primi. L’Iran non aveva toccato un soldato americano, un cittadino americano. Ma per Meloni è uguale. Terzo: dire che bombardiamo l’Iran per liberare un popolo dalla dittatura è una favola. Allora quando iniziamo con l’Arabia Saudita? Perché in Arabia Saudita i dissidenti vengono fatti a pezzi nei consolati e le esecuzioni pubbliche sono un programma settimanale. Ma l’Arabia Saudita è un alleato, quindi quella è dittatura buona. E gli Emirati Arabi? E il Qatar? E la Russia? E mezza Africa? E mezza Asia? Se il criterio è “bombardiamo le dittature”, allora dovremmo bombardare mezzo pianeta. Dovremmo bombardare gli alleati più stretti degli Stati Uniti. Dovremmo iniziare dall’Arabia Saudita e finire chissà dove. Ma non lo si fa. Non lo si è mai fatto. E non lo si farà mai. Perché le guerre non si fanno per la democrazia. Si fanno per il petrolio, per il gas, per il controllo delle risorse. Fine. Quarto: a quei tempi, la Carta ONU che regola l’uso della forza nemmeno esisteva. Fu scritta nel 1945, dopo la guerra, proprio per dire: mai più. Mai più guerre di aggressione. Ricapitolando: ha confuso Pearl Harbor, 2.403 americani ammazzati in un mattino, con un attacco a un Paese che in quegli stessi istanti stava negoziando un accordo diplomatico. Ha confuso un mondo in cui la Carta dell’ONU non esisteva con un mondo in cui esiste e dice che quello che stanno USA e Israele stanno facendo è illegale. Ha confuso venti Paesi invasi con zero Paesi invasi. E lo ha fatto con la sicurezza di chi è convinta di aver appena demolito l’avversario. In pratica è come se uno si presentasse a un esame di storia, confondesse Napoleone con Topolino, scambiasse Waterloo con Disneyland e poi si alzasse in piedi convinto di aver preso trenta e lode. 

Ecco, quella è Giorgia Meloni ieri alla Camera. E l’esame non l’ha ancora capito.

... senza respiro!! ...

Senza respiro. Senza tregua Il Risiko mondiale continua 

di Raffaele Crocco 

 Non c’è tregua. Non c’è rallentamento. Non c’è pausa. La settimana trascorsa racconta come il Risiko mondiale prosegua e dilaghi. La geografia delle guerre si allarga, diventa più violenta. Dall’Asia Occidentale all’Africa subsahariana, dall’Europa orientale all’Asia centrale, le guerre in corso non si arrendono. Al contrario: si consolidano come guerre interstatali vere e proprie, si intensificano con un impatto crescente sulla popolazione civile. In settimana, tutto ha ruotato attorno alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ormai entrata a pieno titolo tra gli scontri interstatali ad alta intensità. Il 10 marzo 2026, secondo diverse fonti internazionali, si è registrata la giornata più pesante di attacchi contro l’Iran dall’inizio delle ostilità. Missili e raid aerei hanno colpito diverse aree del Paese. Il bilancio umanitario è terribile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato almeno 18 attacchi contro strutture sanitarie iraniane dall’inizio del conflitto. È un dato grave, ma conferma come Washington e Tel Aviv abbiano ormai messo in una bara il diritto internazionale e il diritto umanitario. Entrambi vietano, in modo categorico ed esplicito, di colpire ospedali e strutture mediche. Il 12 marzo la Russia ha chiesto pubblicamente a Washington e Tel Aviv di fermare le operazioni militari, segnale di una crescente preoccupazione internazionale per una guerra che rischia di estendersi a tutta la regione. Intanto, gli sfollati iraniani, cioè gli uomini e le donne fuggite per non morire sotto le bombe, sono più di 3milioni e 200mila: un numero spaventoso. Altra area, altra escalation: siamo tra Afghanistan e Pakistan. Dopo i raid pakistani del 27 febbraio, gli scontri di frontiera non si sono fermati. Combattimenti, bombardamenti e tensioni lungo il confine continuano a produrre vittime civili. Secondo dati riportati da agenzie internazionali e dall’Alto Commissariato ONU per i diritti umani, almeno 42 civili afghani sono stati uccisi negli scontri. Il 6 marzo le Nazioni Unite hanno chiesto con urgenza alle due parti di avviare il dialogo e ridurre l’intensità delle operazioni militari. Finora senza risultati. In Asia Occidentale, intanto, continua la violenza nei territori palestinesi. Nella Striscia di Gaza proseguono le operazioni militari israeliane. Il 9 marzo raid aerei e bombardamenti di carri armati su Gaza City hanno ucciso sei palestinesi, tra cui due donne e una bambina. La crisi umanitaria resta gravissima, con ospedali al limite della capacità operativa, carenze croniche di medicinali e forniture sanitarie, accesso limitato agli aiuti. Il valico di Kerem Shalom, uno dei principali punti di ingresso per i convogli umanitari, ha riaperto solo parzialmente. Nella Cisgiordania occupata crescono, intanto, l’arroganza, la violenza e l’impunità dei coloni israeliani. Il 7 marzo, uno di loro ha ucciso un palestinese, nella zona di Masafer Yatta, nell’area di Hebron. Non si tratta di un episodio isolato. Gli osservatori internazionali segnalano un aumento degli attacchi contro villaggi palestinesi in diverse parti della Cisgiordania, spesso in un clima di quasi totale impunità. La mappa del Risiko ci porta in Europa orientale. Qui, la guerra tra Russia e Ucraina continua con la stessa intensità che ha caratterizzato l’inverno più duro dall’inizio del conflitto. Mosca mantiene una pressione costante lungo la linea del fronte, in particolare nella regione di Donetsk, mentre proseguono attacchi aerei contro città e infrastrutture energetiche. Milioni di persone restano esposte a interruzioni di elettricità e riscaldamento. Il 7 marzo un missile balistico russo ha colpito un edificio residenziale a Kharkiv, causando la morte di undici civili, tra cui due bambini. L’11 marzo un drone ha colpito nuovamente un obiettivo civile nella stessa città. Parallelamente, per la prima volta dopo quasi tre anni di guerra, Kiev ha annunciato di aver recuperato alcune porzioni di territorio lungo la linea del fronte. Lontano, il continente africano resta un altro epicentro della violenza. In Nigeria, tra il Nord-Est e il Nord-Ovest del Paese, continuano gli attacchi jihadisti e le operazioni dell’esercito contro gruppi armati. Il 7 marzo l’esercito nigeriano ha dichiarato di aver ucciso 45 combattenti definiti “bandits” nello Stato di Katsina. Due giorni dopo, attacchi coordinati di militanti islamisti nel Nord-Est hanno provocato almeno 15 morti, tra soldati e civili. In Sudan la guerra civile tra le Forze armate sudanesi (SAF) e le Rapid Support Forces (RSF) continua senza segnali di de-escalation. Il conflitto, iniziato nell’aprile 2023, ha già provocato oltre 12 milioni di sfollati e una delle peggiori crisi umanitarie del mondo. Nell’est della Repubblica Democratica del Congo la guerra tra l’esercito governativo e i ribelli del movimento M23 registra un nuovo salto tecnologico. L’11 marzo attacchi con droni hanno colpito la città di Goma, causando almeno tre morti, tra cui una cooperante francese dell’UNICEF. Si tratta dei primi attacchi con droni registrati sulla città dall’occupazione dell’area da parte dell’alleanza ribelle AFC/M23, segno di un’evoluzione delle modalità di combattimento. Infine, si muore anche in Myanmar. La giunta militare continua a utilizzare raid aerei contro aree controllate dalle forze di opposizione nelle regioni di Sagaing e Rakhine. Organizzazioni umanitarie e agenzie ONU segnalano ancora vittime civili e nuove ondate di sfollati. 


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... no alla guerra!!! ...

Il prezzo del petrolio risale a 100 dollari al barile. E Trump esulta: “faremo una montagna di soldi”. Ormai siamo alla totale privatizzazione dello Stato. Un presidente capitalista e un gruppo di capitalisti, che di volta volta possono variare, che fanno guerre per accrescere i loro profitti, fregandosene delle conseguenze, mossi soltanto dall’avidità. L’Italia non è in guerra ma il missile iraniano alla base militare di Erbil, in Iraq, dove prestano servizio 141 nostri connazionali, è la dimostrazione che non possiamo considerarci fuori dal conflitto. La guerra viene a cercarci direttamente. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che si “tratta una base della Nato ed è anche americana”. Infatti, il missile iraniano sulla base di Erbil è la prova che la Nato viene coinvolta. La linea politica del governo italiano - “non condividiamo e non condanniamo - non può durare a lungo. Se vogliamo ritirare i nostri soldati per evitare di essere coinvolti nel conflitto dobbiamo assumere una linea chiara come quella di Sanchez: “no alla guerra”. Il trampismo di Meloni, il suo equilibrismo e la sua incapacità di prendere le distanze da Trump non regge più e sta esponendo il paese al rischio di coinvolgimento nel conflitto. Meloni deve essersi spaventata e chiama i leader dell’opposizione per condividere le responsabilità. È chiaro che di fronte alla gravità della situazione non ci si può sottrarre ad una disponibilità al confronto. Ma attenzione alle furbizie meloniane e soprattutto chiarezza politica sulla linea da tenere. Meloni deve scegliere e sappiamo che alla fine in richiamo dj Trump prevarrà su tutto. Per l’opposizione deve essere chiaro che non può funzionare la vecchia linea del “né aderire nè sabotare”, che nel secolo scorso divise il movimento socialista e lo indebolì. 
A mio avviso, l’opposizione unita deve indire grandi manifestazioni nel Paese con uno slogan semplice e senza esitazioni: “no alla guerra”. 

 Enrico Rossi.

... Torino - Parma ...

giovedì 12 marzo 2026

... Mitico Sanchez!! ...

Ha ritirato l’ambasciatrice. Non per finta. Non “per consultazioni”. L’ha ritirata davvero, definitivamente. La Spagna non ha più un ambasciatore in Israele, declassando così la propria rappresentanza diplomatica a Tel Aviv al livello di incaricato d’affari. E sapete perché? Perché Pedro Sánchez è l’unico leader occidentale che fa quello che dice. E così, dopo che Israele aveva lanciato accuse calunniose contro la Spagna e adottato misure inaccettabili contro due ministri del suo governo, lui ha deciso di agire: ritiro definitivo dell’ambasciatrice. Pedro Sánchez sta scrivendo un pezzo di storia europea. Da solo, contro tutti, con una coerenza che nessun altro leader del continente può nemmeno lontanamente vantare. E un giorno, quando i libri racconteranno chi ha avuto il coraggio di stare dalla parte giusta mentre il mondo guardava altrove, il suo nome ci sarà.

... Ciao Enrica! ...

VIVO NELL'ATTESA,POI QUEL CHE SARÀ SARÀ ...

.il tumore al pancreas una brutta bestia...se ne è andata Enrica Bonaccorti, lasciando un vuoto enorme

💔 CIAO ENRICA,RIPOSA IN PACE🙏😔🙏

... sui fascisti ... zitti!! ...

𝐒𝐮𝐢 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐭𝐚𝐜𝐞. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

I carabinieri di Teramo hanno eseguito otto misure cautelari nei confronti di un gruppo che si autodefiniva “Gioventù fascista rosetana”: quattro arresti, un capo finito in carcere, tre ai domiciliari, quattro con obbligo di firma. Diciassette gli indagati, quattordici accusati di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale. Il gruppo pianificava spedizioni punitive contro i bengalesi, assaltava con sassaiole il Centro d’accoglienza di Roseto degli Abruzzi, custodiva foto hitleriane e gestiva chat di incitamento alla violenza razziale. Il tutto era emerso indagando su un agguato preordinato ai carabinieri l’8 ottobre 2025, con spranghe e sassi nascosti vicino al palazzetto dello sport. Mi sono tornati in mente gli attivisti di Ultima Generazione processati per aver gettato vernice lavabile sulla facciata del Senato, con una pena prospettata fino a cinque anni. Mi sono tornati in mente i 180 procedimenti giudiziari in tre anni contro chi bloccava strade per chiedere politiche climatiche, gli studenti manganellati nei cortei per Gaza, i fogli di via usati come strumenti di ritorsione contro gli attivisti. Per tutto questo, il governo aveva parole pronte. La presidente del Consiglio che definisce “oltraggioso” il lancio di vernice lavabile su un palazzo, il ministro dei Trasporti che ha dichiarato più volte di voler reprimere chi scende in strada per il clima. Per la “Gioventù fascista rosetana”, niente. Silenzio. E allora la domanda, sempre la stessa, torna a farsi sentire: quanto schifo bisogna fare per sbattere ogni volta la faccia contro il proprio contraddirsi, accettando di spaccarsi il naso pur di non cedere un millimetro di propaganda?