venerdì 6 marzo 2026

... le bombe non servono! ...

C'è un momento in ogni guerra spericolata in cui la propaganda inizia a crepare e la realtà inizia a trapelare dalle cuciture. Potremmo già essere lì. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sottolineato molto chiaramente questa settimana che l'Iran non sta elemosinando negoziati, non chiede un cessate il fuoco, e di certo non trema all'idea che le truppe americane mettono piede sul suolo. Le sue parole sono state schiette: se gli Stati Uniti vogliono una guerra di terra, l'Iran è pronto. "Li stiamo aspettando", ha detto, avvertendo che una mossa del genere sarebbe un disastro per gli americani. Questo da solo dovrebbe rallegrare chiunque abbia anche solo una familiarità con la storia delle guerre in quella regione, perché l'Iran non è l'Iraq nel 2003 e non è l'Afghanistan nel 2001. È un paese di oltre 80 milioni di persone, geograficamente vasto, militarmente radicato e preparato a questo confronto per decenni. Eppure eccoci qui, perché l'amministrazione Trump, con la solita combinazione di arroganza, ignoranza, cosplay geopolitico, ha deciso di accendere comunque la miccia. Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi radicali contro l'Iran lo scorso fine settimana che hanno devastato parti della sua struttura di comando militare e ucciso il leader supremo del paese, Ali Khamenei. Qualsiasi cosa si pensi del regime iraniano, assassinare l'autorità centrale di una nazione nel bel mezzo dei negoziati non è strategia. È escalation. Ed è quel tipo di escalation che chiude la porta alla diplomazia per molto tempo. Ciò che lo rende ancora più grottesco è il tempismo. Pochi giorni prima dell'inizio dell'attentato, Araghchi era stato a Ginevra a negoziare con l'inviato di Trump Steve Witkoff e il genero di Trump Jared Kushner su un possibile accordo. Poi, nel bel mezzo di quei discorsi, le bombe iniziarono a cadere. La risposta di Araghchi è stata del tutto prevedibile: perché l'Iran dovrebbe mai affidare ai negoziati con un'amministrazione che attacca mentre i negoziati sono ancora in corso? Come ha detto francamente, non vedono motivo di impegnarsi di nuovo con persone che "non iniziano a negoziare in buona fede. ” Intanto il costo umano continua a crescere. I rapporti di Minab descrivono un terribile sciopero su una scuola elementare dove potrebbero essere stati uccisi più di un centinaio di bambini. L'esercito americano dice che sta "investigando. ” Quella parola, indagando, è diventata una sorta di anestetico burocratico nella guerra moderna. I bambini muoiono, gli edifici crollano, le famiglie vengono distrutte, e da qualche parte un portavoce promette che qualcuno "se ne sta occupando. ” Per i genitori che seppelliscono i loro figli, la distinzione tra chi ha ucciso il missile non ha senso. Ed è qui che inizia davvero lo schifo. Perché chiunque abbia una comprensione di base della storia sa che tipo di conflitto si sta sviluppando. L'Iran è montuoso, enorme e fortemente fortificato. Gran parte delle sue infrastrutture militari sono sepolte in profondità sottoterra, costruite proprio per sopravvivere alle campagne aeree come quella in corso. Un'invasione terrestre richiederebbe una forza e un impegno che metterebbero in nano le guerre in Iraq e Afghanistan messi insieme. Significherebbe anni, forse decenni, di sangue, tesori e caos geopolitico. In altre parole, questa è la definizione di guerra invincibile. Anche il ministro degli Esteri iraniano ha ammesso la verità ovvia: qui non ci saranno vincitori. L'unica cosa che entrambe le parti possono affermare è la capacità di sopportare la distruzione più a lungo dell'altra. Questa non è vittoria. Questa è una catastrofe. Ma la catastrofe non ha mai fermato Donald Trump prima. La sua presidenza è stata una lunga sfilata di decisioni guidate dall'ego, escalation impulsive e dimostrazioni teatrali di forza progettate più per la televisione che per il mondo reale dove vivono le conseguenze. La guerra purtroppo non è un reality show. Non è qualcosa che si lancia con un tweet e si conclude con una conferenza stampa. Una volta iniziato, sviluppa il proprio slancio, e la storia è piena di leader che hanno iniziato conflitti che non avevano assolutamente idea di come finire. Ed è esattamente dove siamo ora: a guardare in basso una guerra che non avrebbe mai dovuto iniziare, contro un avversario che non si può facilmente sottomettere, in una regione già fragile e volatile. L'amministrazione che prometteva forza e stabilità ha invece compiuto l'errore più vecchio in politica estera, credendo che le bombe sostituiscano la strategia. 
Hanno iniziato qualcosa che potrebbero non avere idea terrena di come finire. 

Michael Jochum un libero cittadino statunitense... 

... una previsione?? ...

LA GUERRA ALL' IRAN DURERA' NON MENO DI 5 ANNI: L' INTELLIGENCE DELL' IRAN SI CHIAMA CINA. PRESTO VEDRETE L ' UE CHE DECIDERA' DI RIAPRIRE L' OLIODOTTO CHE DALLA RUSSIA ARRIVA IN EUROPA (l’oleodotto Druzhba che porta gas dalla Russia) e sarà un SUPER GOAL/PUNTO a favore di PUTIN !!! L' EUROPA SARA' CUCINATA/SACRIFICATA A FUOCO LENTO !!! (Invito i vertici Europei a studiare bene l' ARTE DELLA GUERRA di SUN TZU) 


La Cina sta conducendo una guerra contro gli Stati Uniti attraverso l’Iran. Il fatto che i missili iraniani colpiscano con tanta precisione, che i bersagli siano scelti con incredibile precisione e che i risultati siano molto più efficaci del previsto, suggerisce che tutto ciò non è più limitato alle sole capacità dell’Iran. L’Iran sa in quale hotel e a quale piano si trovano gli agenti della CIA e del Mossad, e colpisce esattamente lì. L’Iran scopre tutte le strutture militari e di intelligence americane e israeliane nascoste nella regione e le attacca. L’Iran conosce gli indirizzi esatti delle strutture di intelligence e di sicurezza in Israele e colpisce questi luoghi. Durante la guerra dei 12 giorni, la precisione dei missili iraniani era molto bassa. Ora, non mancano quasi mai i loro obiettivi. Credo che la Cina sia effettivamente coinvolta in questa guerra: è lui che aiuta a identificare gli obiettivi americani nei paesi arabi e fornisce intelligence elettronica. Se così fosse, gli Stati Uniti e Israele subirebbero gravi perdite. A mio avviso, la Cina è al centro di questo conflitto e sta conducendo una guerra seria contro gli Stati Uniti attraverso l’Iran. Perché la Cina lo capisce perfettamente: se l’Iran cade, la guerra si estenderà rapidamente a tutta la regione e tutti i progetti strategici della Cina saranno minacciati o verranno distrutti. Ciò significa che il “fronte orientale” potrebbe presto aprirsi. Questa guerra è già diventata globale !!! L' UE E' IN UN VICOLO CIECO PERCHE' ... Senza materie prime si hanno SOLO due opzioni percorribili: - o si fanno accordi con i paesi produttori (la Russia ha la migliore qualità-prezzo); - o si de-industrializza ferocemente e si riduce in miseria la popolazione europea. 

OMISSIS [non posso scrivere tutto] 

MI RACCOMANDO: STUDIATE anche la GEOPOLITICA !!! 

di Rosario Napoli

... Napoli - Torino ...

giovedì 5 marzo 2026

... servi & sciacalli! ...

I  𝐌𝐨𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐍𝐞𝐭𝐚𝐧𝐲𝐚𝐡𝐮: 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐢𝐚𝐜𝐚𝐥𝐥𝐢 


ll buongiorno di Giulio Cavalli 


C’è un momento in cui la parola “moderato” (o “riformista”) smette di significare qualcosa e diventa un costume da indossare nei giorni in cui fa comodo. Italia Viva, Azione e Sinistra per Israele — censori di ogni slogan nelle piazze pacifiste — hanno partecipato a un evento romano a favore di Trump e Netanyahu organizzato dall’associazion@giuliocavallie Setteottobre . Sul palco, Ciro Principe ha scandito “Bibi! Bibi! Bibi!” col pubblico, celebrato l’uccisione di Khamenei come restituzione di un favore vecchio di 2.500 anni e chiuso così: «Non rompete più il cazzo agli ebrei». Ivan Scalfarotto era presente, poster “Viva lo Shah” sullo sfondo. Alla stessa piazza c’era anche Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo in quota Pd, partito che non aveva aderito. A titolo personale, si dirà. Come se la presenza di una dem lì non avesse peso. Stefano Parisi, presidente di Setteottobre, ha chiesto una coalizione per «spazzare via» il regime degli ayatollah: niente negoziati, niente diritto internazionale, solo intervento militare perché, dice, senza le bombe il nazismo non sarebbe stato sconfitto. Inneggiare a Netanyahu ha lo stesso valore morale di inneggiare a Putin. Entrambi capi di governo sotto cui si consumano massacri documentati, entrambi nel mirino delle istituzioni internazionali, entrambi difesi da chi ha scelto l’alleato sopra il diritto. Chi li acclama non è moderato. La domanda è per Elly Schlein. Come si fa finta di niente quando una tua parlamentare sale sul palco accanto a chi invoca il premier di un governo accusato di genocidio? E con questi cosiddetti moderati – quelli di “Viva lo Shah” e “Bibi! Bibi! Bibi!” – su quale base si costruisce un’alleanza?




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Com'era scontato il governo Meloni ha concesso senza fiatare l'uso delle basi agli americani, e si è genuflesso quando Trump gli ha imposto di spostare sistemi d'arma intercettori a Cipro e nei paesi arabi del golfo. Dai banchi del governo si sono affrettati a dire che però "non siamo in guerra con nessuno", il ché è anche vero: essendo ascari senza alcuna sovranità, talmente servi da non essere nemmeno informati quando i padroni iniziano una guerra, Meloni & company hanno un unico compito: ubbidire, zitti e muti. Il governo italiano assieme a quello tedesco è stato l'unico in Europa a non dare nessuna solidarietà, nemmeno formale, alla Spagna minacciata da Trump di rappresaglie commerciali, cosa che evidentemente è anche un attacco alla UE essendo la Spagna membro dell'Unione Europea. In una parola: servi ora di Trump come i loro nonni della RSI lo erano dei nazisti. E l'opposizione PD? Balbetta come sempre senza prendere alcuna iniziativa, contenti che anche a sto giro a genuflettersi a 90° tocchi alla Meloni, ben consci che se ci fossero stati loro al Governo con tutta probabilità avrebbero fatto la stessa cosa. Questa nostra natura servile e prona a chiunque comandi è comunque una garanzia: non siamo un pericolo per nessuno. Un domani, comandasse la Russia o la Cina avrebbero già un alleato allegramente sottomesso e servizievole, senza dover convincere nessuno, come arlecchino servo di più padroni, che si crede furbo perché accucciato sotto al tavolo è sempre pronto a rosicchiare qualsiasi cosa cada dal piatto. 

 Paolo Soglia.

.... A 35 - P 37 ...

... mattinata passata all'Ospedale Oftalmico: visita oculistica ed OCT - pressione oculare: 18 - 19 ... previste altre punture etc, etc, !!

mercoledì 4 marzo 2026

... il mitico Lucio!! ...

Il 4 marzo non è solo una data nel calendario: è il giorno in cui è nato Lucio Dalla, uno dei più grandi cantautori italiani, e anche il titolo di una delle sue canzoni più iconiche. La canzone, presentata al Festival di Sanremo nel 1971, racconta una storia intensa e poetica che va oltre l’aneddoto: una narrazione in cui il senso di appartenenza, l’estraneità e l’amore si intrecciano tra immagini forti e parole che rimangono impresse. Ed è qui che sta il suo lato più culthic: trasforma una data e una melodia in un racconto di vita, un ponte tra musica e narrazione che parla di umanità con la forza di un testo poetico. 
Quando la cultura funziona così, non pesa: nutre. 


 #luciodalla #frasedelgiorno #cultura #canzoni #cantautore

... Insabbiamento! ...

INSABBIAMENTO 


 C’è un modo subdolo per seppellire la verità senza dichiararlo apertamente: sommergerla sotto una montagna di carta. È ciò che sta accadendo con il dossier Epstein. Vero. Il Dipartimento di Giustizia ha deliberato l’accesso ai documenti non censurati: oltre tre milioni di file. Un archivio immenso che dovrebbe permettere al Congresso di fare finalmente luce su una delle vicende più oscure è oscene degli ultimi decenni. Ma la modalità scelta trasforma subito la promessa in farsa. Ai membri del Congresso sono concessi in tutto quattro computer, collocati in un ufficio satellite. Nient’altro. Nessuna copia, nessun accesso diffuso, nessuna possibilità di analisi sistematica. Solo una consultazione lenta, contingentata, quasi rituale. Il paradosso è matematico prima ancora che politico. I deputati che hanno firmato la petizione di discarico alla Camera sono 217. Se lavorassero 40 ore alla settimana, dedicandosi esclusivamente alla lettura di quelle carte, servirebbero più di sette anni per esaminare soltanto la parte di documenti che il governo dice di voler rendere pubblica. E questo senza considerare gli altri tre milioni di file che restano ancora secretati. I più scottanti. Sette anni. Un tempo che nella politica americana equivale a più legislature, più cicli elettorali, più cambi di amministrazione. In altre parole: abbastanza perché l’urgenza svanisca, l’attenzione mediatica si disperda e la memoria collettiva si raffreddi. Quando la trasparenza richiede tempi impossibili, non è più trasparenza. È una procedura che produce l’effetto opposto: diluire, ritardare, scoraggiare. Non si proibisce l’accesso; lo si rende impraticabile. Il caso Epstein non è soltanto un fascicolo giudiziario. È un verminaio che tocca potere economico, relazioni politiche, reti internazionali, servizi segreti, cupole massoniche. Attorno a quella vicenda ruotano nomi, interessi e responsabilità che molti preferirebbero restassero nell’ombra per sempre. In questo contesto, la gestione dei documenti assume un significato politico preciso. Se davvero l’obiettivo fosse la verità, quei file sarebbero digitalizzati, distribuiti, analizzati da commissioni parlamentari e ricercatori indipendenti. Non confinati in una stanza con quattro computer. La storia americana è piena di archivi aperti troppo tardi o solo parzialmente: dai dossier sull’omicidio di Kennedy ai documenti sui colpi di Stato della CIA. Ogni volta la promessa è la stessa - piena collaborazione, massima trasparenza - e ogni volta la realtà si riduce a una lunga trattativa con il tempo e con il silenzio. Qui il meccanismo appare ancora più brutale: una montagna di documenti e una porta strettissima. Formalmente aperta. Sostanzialmente chiusa. È così che funzionano le coperture nel XXI secolo: non cancellano le prove. Le seppelliscono sotto procedure impossibili. 


Alfredo Facchini