sabato 5 settembre 2026

... Monti Vs Vannacci ...

Ci pensate mai alla differenza tra voler bene al proprio Paese e diventare fanatici? 


Oggi al dibattito di Cernobbio il senatore Mario Monti si è scontrato duramente con Roberto Vannacci. Per spiegare il suo punto di vista, Monti ha usato una frase famosissima del grande scrittore e filosofo Albert Camus: Amo troppo il mio Paese per essere nazionalista. E poi, guardando Vannacci, ha aggiunto una frase durissima: Oramai sono vecchio, ma combatterò fino all'ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo. Ma cosa significa tutto questo in parole semplici? Significa che c'è una differenza enorme tra il patriota e il nazionalista, proprio come spiegava lo scrittore Albert Camus. Il patriota ama la sua terra, le sue tradizioni e la sua cultura. È come chi ama la propria famiglia: ne va fiero, ma rispetta le famiglie degli altri. Se il suo Paese fa un errore, ha il coraggio di dirlo per farlo migliorare. Il nazionalista invece fa il tifo come allo stadio. Non si limita ad amare il suo Paese, ma ha bisogno di disprezzare gli altri per sentirsi superiore. Pensa che la sua nazione non sbagli mai e vede il resto del mondo come un nemico. Ecco perché Monti si è arrabbiato. Ha voluto ricordare che il vero amore per l'Italia non è fatto di rabbia, muri e divisioni, che ricordano il passato peggiore della nostra storia. 
Amare davvero l'Italia significa lavorare per renderla un posto migliore, libero e giusto per tutti. 

Vincenzo San. 

 Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Doveva essere il grande giorno di Vannacci a Cernobbio, l’occasione per accreditarsi al tavolo dell’establishment e conquistarlo. E invece è successo quello che accade sempre quelle rare volte in cui l’ex generale fa un confronto pubblico: viene annientato dialetticamente. Stamattina Mario Monti, l’ex premier, gli ha dato e ci ha dato una lezione su come si affronta e si smonta in poche mosse un populista. Prima ha definito bene cosa sia - cosa non sia - e quanto sia pericolosa la retorica fascistoide di Vannacci. “Non vedo in lei la ricostituzione del Partito fascista ma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto. Trovo in lei la ricostruzione della narrativa, della retorica dello spirito del fascismo, più o meno si dichiara la superiorità dell’Italia, degli Italiani e, vogliamo dire, della razza italiana”. Ovvero: no, non tornerà il fascismo del Ventennio col fez e la Marcia su Roma, ma viene sdoganata la sua degenerazione razzista e discriminatoria. Sta già accadendo. E ancora, in uno dei passaggi più lucidi: “Non ho mai ritenuto la popolazione italiana a priori inferiore, ma non necessariamente superiore alle altre popolazioni. Ho il terrore di una ricostruzione psicologica di una ‘Italietta’ e del fatto che siccome non riusciamo con i governi attuali a dare più crescita ai nostri cittadini perché ci importa il loro voto non il loro benessere, allora la popolazione dovrà essere soddisfatta dando corda alla sua identità”. Perfetto. Poi la citazione alta di Camus e Mitterand sui mali del nazionalismo - troppo alta, temo per il vannacciano medio: “È mia convinzione che populisti e nazionalisti nella maggior parte dei casi vadano contro l'interesse del popolo e della nazione che pensano di difendere. Amo molto l'Italia e ho cercato di farlo al meglio, facendo anche sacrifici personali come quando chiesi al Paese di fare sacrifici, ma come Camus 'amo troppo il mio Paese per essere nazionalista'. Nel gennaio del 1995, nel mio primo giorno al Parlamento europeo dove ora siede lei le ultime parole di Mitterrand, morto di lì a poco furono 'le nationalisme c'est la guerre', il nazionalismo è la guerra". Poi la stoccata finale sul programma di Futuro Nazionale, definito senza mezzi termini “incostituzionale”. “Lei col suo programma viola in molti punti la Costituzione italiana e pure la Carta dei Diritti Umani dell’Unione europea. E, vecchio come sono, se ci sarà modo, spenderò tutte le mie ultime energie per impedirlo”. Non è questione di essere o meno estimatori di Monti, su cui ognuno può avere le sue idee. Il fatto è che uno come Monti viaggia a un livello politico, culturale, concettuale sideralmente superiore a Vannacci. E chi ha assistito a questo confronto impari non può non riconoscerlo. Il problema è che chi davvero dovrebbe vederlo non solo non lo vedrà mai - se non in poche, selezionate, pillole da social - ma non è assolutamente in grado di capirlo. 


 Lorenzo Tosa.

... il viaggio di Ratcliffe ...

RATCLIFFE IMPLORÒ A MOSCA DI RISPARMIARE I RESTI DELLE FORZE ARMATE UCRAINE. 


La visita a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe mette in luce la situazione disperata delle forze armate ucraine sul campo di battaglia. L'analista britannico Alexander Merkuris ha espresso questa opinione sul suo canale. I russi non stanno perdendo la guerra in Ucraina. La stanno vincendo. L'esercito russo continua ad avanzare . Pertanto, c'è un solo argomento serio di cui Naryshkin e Ratcliffe possono discutere, quello per cui Ratcliffe è volato a Mosca: la situazione in Ucraina." E il fatto che il direttore della CIA abbia deciso di dover andare a Mosca e parlare con i russi nella loro capitale, supplicare, minacciare, ricattare e forse persino corrompere , per convincerli in qualche modo a smettere. "Questo è il segnale più evidente di quanto disperata sia diventata la situazione in Ucraina", ha affermato Merkuris. Da questa visita si possono trarre due importanti conclusioni. In primo luogo, la situazione in Ucraina sta diventando davvero molto grave, praticamente disperata." In secondo luogo, le potenze occidentali, nonostante tutta la propaganda, capiscono in fondo che l'Ucraina è in una posizione di svantaggio . E stanno disperatamente cercando di fermare la guerra prima che l'Ucraina collassi completamente", ha aggiunto. 


 Eugenio Cortinovis.

... Fiorentina 1 - Torino 2 ...

La 3ª giornata di Serie A porta in dote i primi punti stagionali al Torino, che si impone 2-1 al Franchi in rimonta contro la Fiorentina. A regalare la prima vittoria ad Abate ci pensano Mandragora e Adams, dopo il vantaggio iniziale di Pellegrino, con Grosso che è così costretto a incassare il terzo ko su tre gare in questo avvio di campionato. 

Pronti, via e la viola ha già una doppia clamorosa chance per portarsi avanti nel risultato al 2’, ma né Mastantuono né Njie riescono a insaccare il pallone da posizione favorevole: decisivi Perri e Fortini. All’11’ è invece una super parata di de Gea a negare il gol a Mandragora, con il primo tempo che si chiude quindi a reti bianche. Il risultato cambia però subito in apertura di ripresa, quando Pellegrino trova al 47’ la prima rete in questa Serie A dei gigliati: l’argentino trafigge Perri con un tiro da fuori area, completamente bucato dal portiere in prestito dal Leeds. Una spizzata di Vlasic sfiora invece soltanto il palo al 61’, mentre Perri si fa trovare attento sull’incornata di Atta cinque minuti più tardi. A colpire è allora il Toro al 74’: Mandragora trafigge de Gea con un clamoroso sinistro dalla distanza e fa 1-1, per il più classico dei gol dell’ex. Le emozioni non sono però ancora finite, visto che Adams riesce a trovare il colpo in acrobazia che ribalta il risultato all’82’ e regala la vittoria al Torino. I granata riescono così a muovere finalmente la propria classifica, salendo a quota 3 punti, mentre sempre a zero restano i viola di Grosso, alla terza sconfitta consecutiva. 


IL TABELLINO FIORENTINA-TORINO 1-2 


Fiorentina (4-3-3): de Gea 6; Joao Mario 5,5, Dragusin 5,5, Viery 5,5, Valdepenas 5,5; Fagioli 6, Oulai 6 (23’ Ndour 6), Brescianini 5,5 (46’ Atta 6); Mastantuono 5,5 (46’ Gnonto 5,5), Pellegrino 6,5 (76’ Beto sv), Njie 6 (79’ Goncalves sv). A disposizione: Lezzerini, Christensen, Dodò, Pongracic, Ranieri, Jimenez. Allenatore: Grosso 


Torino (3-5-1-1): Perri 5,5; Comuzzo 6 (70’ Bragança 6), Coco 6 (40’ Ismajli 6), Comert 6; Fortini 6,5 (56’ Patterson 6,5), Gineitis 5,5 (70’ Simeone 6), Mandragora 7, Fitz-Jim 6, Cacciamani 6,5 (57’ Belghali 6,5); Vlasic 5,5; Adams 7. A disposizione: Mascardi, Siviero, Biraghi, Ilkhan, Aboukhlal, Oristanio, Kulenovic, Carrascosa, Luongo, Zapata. Allenatore: Abate Arbitro: Massa 


Marcatori: 48’ Pellegrino (F), 74’ Mandragora (T), 82’ Adams (T)

... la guerra è finita ?? ...

La guerra è finita. Non sul campo, dove ancora si muore, ma nella realtà dei rapporti di forza. La Russia l’ha vinta. L’esercito ucraino agonizza. A Washington lo hanno capito. In Europa no. O fingono di non capirlo, che è peggio. Il fatto più osceno non è Kiev che resiste a oltranza. Non è Washington che cerca un’uscita per mascherare la sconfitta. Il fatto più osceno è l’Europa. Una classe dirigente colta da una frenesia bellicista che non ha più obiettivo, non ha più industria, non ha più soldati, non ha più strategia. Solo slogan. Solo morale da commedia. Solo la pretesa di continuare una guerra che altri hanno già deciso di chiudere. Si parla di «minaccia esistenziale». Si parla di carri russi a Lisbona. Si parla come se la geografia fosse un optional e la demografia un dettaglio da salotto. Un paese di diciassette milioni di chilometri quadrati, con una popolazione in calo e uno Stato che fatica già a occupare il proprio territorio, non ha alcuna intenzione di invadere l’Europa. Non ha i mezzi. Non ha il desiderio. Non ha l’interesse. Chi racconta il contrario non fa analisi. Fa propaganda. Mosca raggiungerà i suoi obiettivi. Fino a Odessa. Poi si fermerà. Non per bontà. Per calcolo. Perché una potenza fragile dal punto di vista demografico non si lancia in un’avventura continentale. Perché il suo problema è la sicurezza del Mar Nero, non la conquista di Berlino. Perché chi ha pagato un tributo di sangue non spreca il resto in una fantasia da editoriale. Il resto è teatro. L’Europa fornisce armi e fatture. Non decide. Sogna di vincere una guerra che ha già perso al fianco di chi ora cerca di uscirne. Accusa di «capitolazione» chi guarda i numeri. Chiama «realismo» la propria cecità. Confonde la Nato con uno scudo, quando è prima di tutto un dispositivo di controllo. La questione è chi ha voluto questa guerra, chi l’ha condotta per procura, chi ha spezzato l’asse energetico europeo, e chi oggi pretende di continuare il massacro per non ammettere di aver sbagliato tutto. Quando la sconfitta sarà ufficiale, non basterà cambiare comunicato. Bisognerà spiegare perché un continente intero ha preferito l’isteria alla geografia, la predica al calcolo, e la guerra degli altri al proprio interesse. Fino ad allora, il coro continuerà. Più alto. Più vuoto. Più pericoloso. 


(Pierfilippo Fazio) 

 Archita Zabaleta.

venerdì 4 settembre 2026

... tempo sprecato, Gioggia!! ...

QUATTRO ANNI BUTTATI Quattro anni fa Giorgia Meloni aveva una grande occasione: spogliarsi degli abiti di capofazione per indossare quelli di rappresentante di tutti e conquistare consensi fuori dal suo recinto, senza recidere le radici del suo passato. Che non è il fascismo del Duce, come troppi superficialmente dicono, ma la destra sociale, legalitaria, multipolare, eurocritica e antiamericana: quella che, oltre a tanti brutti ceffi e fenomeni da baraccone, affascinava anche Paolo Borsellino e tuttora vanta intellettuali irregolari come Cardini, Tarchi, Veneziani, Buttafuoco, Foa. La Meloni avrebbe potuto scegliersi un ministro della Giustizia borselliniano, anziché il berlusconiano Nordio. Mettere agli Esteri e alla Difesa due uomini del dialogo col Sud e l’Est del mondo, anziché i pappagalli Nato Tajani e Crosetto. Piazzare all’Economia e al Lavoro esponenti della destra sociale anziché il rigorista Giorgetti e l’imbarazzante Calderone. Difendere e magari affinare il reddito di cittadinanza, anziché gettare sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie. Tassare i profitti extra di banche, assicurazioni, Big Pharma, Big Tech e Big Oil e combattere l’evasione, rastrellando risorse per politiche espansive su investimenti, salari, caro-energia, sanità e lotta all’immigrazione irregolare. Far funzionare la giustizia anziché sfasciarla e perder tempo (e schiantarsi) sulla separazione delle carriere. Infilarsi nelle spaccature di un’Ue sfarinata per fare alleanze pragmatiche con chiunque, a destra (Orbán) e a sinistra (Sánchez), mettesse in dubbio gli euro-dogmi dell’austerità, del bellicismo, del riarmo, della russofobia e della sudditanza a Kiev e a Tel Aviv. Aiutare gli ucraini e i russi, gli israeliani e i palestinesi con l’unica opzione utile: i negoziati, candidando Roma come campo neutro per ospitarli. Sfruttare l’amicizia con Trump per dirgli Sì quando ci conveniva – cioè sulla fine della guerra ucraina e dello sterminio a Gaza – e No sui dazi, il 5% di Pil alla Nato, il suo Gnl al quadruplo del prezzo russo, gli acquisti di armi da regalare a Zelensky, le aggressioni al Venezuela e all’Iran: invece gli ha detto No quando doveva dire Sì e viceversa. Ha preferito tirare a campare rinnegando il sovranismo degli interessi dell’Italia: sennò sarebbe durata 4 mesi, non 4 anni. Più il prossimo semestre di agonia, che passerà straparlando di legge elettorale, con l’incubo dei fascisti (veri) di Vannacci cresciuti e moltiplicati dai suoi tradimenti. Il presepe completo del quadriennio lo trovate nel nostro inserto: diversamente dalla Meloni, gli italiani hanno ben poco da festeggiare e, almeno quelli che l’hanno votata, molto di cui pentirsi. Dopo 1.413 giorni di vuoto pneumatico, il record di longevità non è un merito: è un’aggravante. Di Marco Travaglio

... gli amici di Putin: a destra!! ...

𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐦𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐏𝐮𝐭𝐢𝐧 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚, 𝐞 𝐜'𝐞̀ 𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚𝐥 𝐓𝐢𝐦𝐞𝐬 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐢𝐫𝐥𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Mercoledì il quotidiano economico britannico Financial Times ha ripreso un'analisi dell'European Council on Foreign Relations e ha chiamato Roberto Vannacci "cavallo di Troia dell'influenza russa in Italia", mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani metteva in conto interferenze di Mosca sul nostro voto. Che sorpresa, eh? Per quattro anni il sospetto era stato recapitato a un altro indirizzo, tant'è che il 5 giugno 2022 il Corriere della Sera aveva stampato i putiniani d'Italia con le fototessere in fila come una retata, e Linkiesta sistemava il movimento per la pace sotto il titolo degli utili idioti di Putin. Quintalate di pagine per stabilire che chi chiedeva il cessate il fuoco lavorava per il Cremlino, e nello stesso pentolone ci sono finiti Danilo Dolci, che digiunava a Partinico, e Alex Langer, che nel 1995 disse ai capi di Stato che l'Europa moriva o rinasceva a Sarajevo. Ci hanno pure rivenduto la Russia come simulacro del comunismo, confondendo la storia con la propaganda. Eppure è tutto sotto i nostri occhi: il 6 marzo 2017, a Mosca, la Lega firmava con Russia Unita un patto quinquennale che si rinnova da solo se nessuno disdice, e nessuno ha disdetto, quindi regge fino al 2027. Adesso Futuro Nazionale sta al 7,5 per cento e il viceministro Edmondo Cirielli si augura di averlo in coalizione. La quinta colonna aveva la tessera di maggioranza da nove anni, mentre chi la cercava teneva il metro puntato sui digiuni di un maestro siciliano che portava i disoccupati a rifare le strade.

... ma siamo a questo punto? ...

ABBAIARE TUTTI, OGNI GIORNO, ALLE PORTE DI MOSCA NELLA SPERANZA CHE PUTIN CI ATTACCHI DAVVERO: ECCO L'UNICA STRATEGIA NEGOZIALE EUROPEA 


 di Marco Grosso

 I tedeschi hanno fatto gli gnorri dopo il più grave attentato mai subito dalla fine della seconda guerra mondiale per mano di uno Stato straniero (precisamente l'Ucraina come accertato anche dalla Procura Federale Tedesca). Mi riferisco al famigerato Nord Stream 2, infrastruttura strategica che garantiva l'afflusso del gas russo alla ex locomotiva Tedesca. Non essendo l'Ucraina né in Ue né nella Nato, sarebbe dovuto scattare l'articolo 5 del Trattato Nato che avrebbe obbligato la Nato a "rispondere" a una macroscopica violazione della sovranità nazionale di un paese membro UE e Nato. Non solo fu insabbiato tutto ma un paio d'anni dopo l'attentato ad un Paese Nato - UE fu replicato con la distruzione dell'oleodotto di Druzhba, in territorio ungherese, con tanto di raid dell'esercito ucraino (anche lì fu accertata la responsabilità e un ufficiale ucraino ammise l'attacco). Il 3 Marzo 2026 una nave GNL russa è stata attaccata da droni marini ucraini in acque territoriali maltesi (eurozona) vagando a lungo alla deriva nel mediterraneo centrale con il rischio di sversamento di 900 tonnellate di gasolio e 120.000 metri cubi di metano liquefatto nei nostri mari. Anche in quel caso tutti zitti, eccetto l'allerta ambientale lanciata dalle autorità maltesi. Da allora una serie infinita di avvistamenti di droni russi che neanche gli UFO nei servizi di Voyager. Puntualmente smentiti o non provati. Ovviamente non ci sono prove neanche stavolta e tutti sappiamo che la Russia non ha la remota intenzione di aprire un altro fronte di guerra con la Nato e i 27 paesi della UE. Chi scalpita da anni alla ricerca del casus belli con la Russia è la cricca degli eurovolenterosi (la loro volontà di guerra è effettivamente tenacissima) capitanata da quella bionda cotonata psicopatica criminale della Bomber Leyen e dal premier tedesco Merz (affarista guerrafondaio dello stesso partito di Ursula ed ex Presidente del Consiglio di Sorveglianza per la divisione tedesca di BlackRock ) eletto in chiave antinazista ma destinato a consegnare ai nazisti di AFD il paese più armato d'Europa, un soggetto inquietante che si vanta di aver investito 1000 miliardi (dei cittadini tedeschi) nel più colossale riarmo della Germania dai tempi del Terzo Reich. Oggi lui e il suo ministro degli interni hanno annunciato che risponderanno all'attacco dei droni russi a Lipsia (così dicono senza aver fornito alcuna prova pubblica). Neanche una settimana fa ci avevano provato gli inglesi (il casus belli inventato di sana pianta è un loro marchio di fabbrica) , stamattina Miss Kallas ha invitato l'Europa a svegliarsi contro la guerra ibrida russa. A ruota sono partiti gli 007 danesi: "la Russia pianifica attacchi contro le nostre industrie". Ma oggi registriamo anche l'immancabile intervento del nostro Tony Al-Tijani che ormai ci ha preso gusto a rendersi ridicolo oltre ogni misura conosciuta come autore dei testi di Crozza. Così ha messo le mani avanti: "non escludo interferenze russe sul voto italiano" . Non ha nessuna prova ma avendo i nostri giornaloni già evocato lo spettro russo perfino sulle recenti elezioni islandesi (che hanno decretato il NO all'ingresso in UE ) ormai l'Ha-stato-Putin è lo sport nazionale ed europeo di politicanti e pennivendoli con l'elmetto. Insomma ci stanno provando tutti in Europa e in ogni modo possibile a provocare Mosca e indurla al contrattacco vero. La soglia del ridicolo viene spostata ogni giorno e ogni volta sembrava impensabile riuscirci. 
 Ma qui, dietro il ridicolo, c'è la tragedia incombente della terza guerra mondiale.