G.S.
giovedì 16 aprile 2026
... l'Anticristo è giunto!! ...
Trump si fa “divino” con l’IA: quando la propaganda sfiora la blasfemia
La pubblicazione da parte di Donald Trump di immagini generate con intelligenza artificiale che lo ritraggono accanto a Gesù Cristo non è un episodio folkloristico né una semplice provocazione comunicativa. È un atto politico preciso, costruito per rafforzare un’idea pericolosa: la sovrapposizione tra leadership politica e investitura quasi “sacra”.
Qui non siamo più nel terreno della libertà di espressione, ma in quello della manipolazione simbolica. L’uso dell’IA consente di creare immagini emotivamente potenti, capaci di parlare direttamente all’inconscio collettivo, saltando ogni mediazione critica. E quando queste immagini attingono al patrimonio religioso, il messaggio diventa ancora più insidioso: si costruisce una narrazione in cui il leader non è solo un candidato, ma una figura “predestinata”, quasi intoccabile.
È una dinamica tipica dei populismi più aggressivi: trasformare il consenso in fede, l’avversario in nemico, e la politica in una sorta di religione civile deformata. In questo schema, il ricorso al sacro non è casuale ma funzionale: serve a blindare il consenso, a rendere ogni critica un atto di eresia.
C’è poi un tema democratico che non può essere ignorato. Se la comunicazione politica si affida a contenuti artificiali progettati per manipolare emozioni e percezioni, il confronto pubblico perde trasparenza. Non si discute più su fatti e programmi, ma su immagini costruite per orientare istintivamente il giudizio.
Il punto, quindi, non è stabilire se queste immagini siano di cattivo gusto, offensive o addirittura blasfeme — per molti lo sono — ma riconoscere che rappresentano un salto di qualità nella propaganda: più sofisticata, più pervasiva, più difficile da smontare.
Quando il potere politico inizia a vestirsi di una costruita sacralità, la posta in gioco non è solo il rispetto della religione. È la tenuta stessa dello spazio democratico.
Perché una democrazia sana ha bisogno di cittadini, non di fedeli.
... sporchi vigliacchi!!! ...
Voglio ringraziare e solidarizzare - con loro sì, totalmente - con tutte le giornaliste e i giornalisti de “L’Espresso” per aver fatto qualcosa che in Italia è sempre più raro e non scontato:
Del Giornalismo.
Di più. Del grande Giornalismo.
Perché ci vuole coraggio e anche grande intuito per pubblicare questa copertina di un colono armato che umilia e ridicolizza una donna palestinese in Cisgiordania.
Un’immagine talmente intollerabile che l’ambasciatore israeliano in Italia l’ha bollata come fake e frutto dell’intelligenza artificiale. Facendo una figura barbina.
Perché l’immagine non è soltanto verissimo - frutto del lavoro straordinario del fotografo Pietro Masturzo - ma anche drammaticamente vera. Potente. Attualissima. Necessaria.
Splendida - e direi definitiva - la risposta con cui il vicedirettore de “L’Espresso” Enrico Bellavia ha respinto al mittente le critiche e le accuse intollerabili di antisemitismo:
“In quella foto che ha fatto il giro del mondo c’è la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Più di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.
Se l’ambasciatore si fosse preso la briga di controllare – era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina – si sarebbe evitato il corto circuito di impartire lezioni sull’uso della ‘responsabilità’ e della ‘correttezza’ che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si è fermato alle figure, ma si è concesso l’ormai raro scrupolo di leggere.
Non siamo noi a promuovere ‘stereotipi’ e ‘odio’. Il genocidio si chiama con quel nome.
e non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtà.
Neppure in nome della Storia”.
Ecco una pagina di alto Giornalismo.
Ne avevamo bisogno.
Lorenzo Tosa.
... un fatale declino! ...
Il declino di un winner
Michele Serra
Esiste già un “dopo Trump”: lo si coglie nelle parole di distacco e addirittura di biasimo di parte dei suoi sostenitori americani delusi — specie gli isolazionisti che non ne vorrebbero sapere di guerra — e nei silenzi imbarazzati dei politici europei suoi apparentati, i populisti di destra e gli anti-europeisti, termini politicamente quasi sinonimi. Se ne prende atto con sollievo, ma è impossibile resistere a una domanda che definirei “naturale” per la spontaneità con la quale sorge: ma non lo sapevate già da prima, chi era Donald Trump? Come avete potuto non accorgervi dei suoi modi, del suo linguaggio e del suo spirito di sopraffazione? Come è possibile che l’assalto al Parlamento dei suoi sostenitori non vi abbia impedito di votare per lui? Ben al di là degli orientamenti ideologici di ognuno, come si fa a confidare in un ottantenne delirante che sprizza vanagloria da ogni frase, e usa la Casa Bianca come cassa di risonanza per i suoi quattrini e i suoi affari privati? Temo che la risposta, ammesso che qualcuno si prenda la briga di darla, non sarebbe confortante. A parte qualche frangia moderata del suo elettorato (per esempio i cattolici americani feriti dagli insulti al Papa), Trump perde consenso soprattutto perché è debole. Impantanato nel Golfo, incastrato da Netanyahu, maldestro nelle nomine dei suoi ministri e vendicativo nel rimangiarsele. Non è il winner che prometteva di essere, e se il suo elettorato vorrà scaricarlo non sarà per la sua orribile cultura del potere, già lampante da molto tempo. Sarà perché non è forte come prometteva di essere, recente scoperta che ferisce i suoi adoratori ben più della sua nera figura umana. Trump è la proiezione politica di idee e sensibilità che milioni di esseri umani condividono. Perderà voti non perché voleva cancellare l’Iran, ma perché non è riuscito a farlo.
... coraggio, gioggia!! ...
Giorgia, so che adesso fa male. Un male cane, soprattutto la mattina quando apri il telefono e non c'è un suo messaggio ad augurarti il buongiorno con aquile e bandiere. Nessun nickname affettuoso. Nessun Epstein file in chat.
So che non è stato facile. Che ti è costato molto.
Hai dovuto scegliere tra lui e la tua dignità, e per farlo hai prima dovuto trovarla la tua dignità. E quella birbante, lo sappiamo, si nasconde.
Ti mancano le sue attenzioni. Ti mancano le telefonate, i summit, quelle foto dove sembrava che ti guardasse come se fossi l'unica leader populista al mondo. Ti mancano le sue mani piccolissime sul tuo corpo. Quelle mani, quello sguardo, quell’odore di bagno di fast food che ti faceva sentire diversa. Che ti faceva sentire speciale.
Ma adesso è finita.
Era l’oro e adesso è come l’Hormuz.
Chiuso.
La tentazione di tornare da lui è forte, non negarlo. Di mandargli un messaggio. Solo uno. Solo per dirgli che ci sei, che lo pensi, che l’Italia ha bisogno di lui. Che tu hai bisogno di lui.
Basterebbe poco. Un cuoricino a una foto di lui che cura i lebbrosi. Un like a un meme dove abbraccia Gesù. E lui tornerebbe da te. Ma devi essere forte.
Sparlano sui social. Dicono che sei coraggiosa per convenienza, che hai fatto la voce grossa solo quando era sicuro farlo, quando anche Parigi, Berlino e Madrid si erano già mosse e tu potevi seguire il gruppo simulando leadership.
Tu lasciarli parlare. Sono solo invidiosi. Non sanno quanto è difficile fare la cosa giusta per i motivi sbagliati. Non sanno quant’è difficile prendere la rincorsa per saltare sul carro dei vincitori.
Dicono che l’hai fatto per recuperare punti dopo la sconfitta al referendum, che stai cercando di riposizionarti, che stai provando a smarcarti da quel sovranismo che ti ha messo dove stai.
Ma io ti dico: non tradirti. Non dimenticare chi sei. Non scordare cosa hai fatto e cosa puoi fare.
Non buttare le felpe di Atreju.
Perché ti prometto che anche se sembra ancora lontano, un giorno questo dolore, questa sofferenza finirà.
E tu starai di nuovo bene.
Benino.
Benito.
E nei momenti bui, Giorgia, ricordati quello che ha osato dirti.
Che sei debole, che non hai coraggio.
Tu, senza coraggio.
Una persona senza coraggio lavorerebbe nella stessa stanza con Nordio adesso che le giornate diventano più calde?
Una persona senza coraggio sarebbe stata capace di addestrare un Salvini al punto da farlo diventare bipede in appena mezza legislatura?
Una persona senza coraggio nominerebbe a Ministro della Difesa un busto del Duce che crede di essere un bambino vero?
Io non credo.
Giorgia, verranno tempi duri, tempi in cui ti sentirai sola, tempi in cui avrai perso i punti di riferimento e proverai la sensazione di essere in balia di un destino avverso e ovunque ti volterai vedrai persone che vogliono approfittarsi di te.
Ma io ti dico solo una cosa: resisti.
Resisti, Giorgia.
Come?
Cosa vuol dire resistere?
È tipo quello che facciamo noi ogni giorno.
mercoledì 15 aprile 2026
... 730/2026 ...
... consegnati oggi pomeriggio i nostri documenti per la compilazione del modello 730/2026 - saldato uno dei due modelli - euro 60,00.
... la lettera misteriosa ...
CROSETTO, EDGAR ALLAN POE E IL TIMES OF ISRAEL
di Lavinia Marchetti
In attesa della famosa lettera di Crosetto a Katz, che comincia a somigliare alla lettera del Ministro D. nel racconto di Edgar Allan Poe "La lettera rubata" e sperando di non dover attendere Dupin per svelare l'arcano, ovvero se sia una denuncia che permetta (per effetto dell'Art. 9) di recidere in 6 mesi il contratto, oppure un rimando al prossimo governo nel 2031 il boccone avvelenato, ritengo utile leggere assieme un articolo del Times of Israel di stamani, dove si parla, appunto, della sospensione degli accordi sulla difesa tra Italia e Israele.
Il ministero degli Esteri israeliano affida alla stampa una smentita dal sapore stantio. Tentano di sminuire la portata della decisione di Roma derubricandola ad una specie di accidente burocratico. Sostengono che il memorandum firmato ai tempi del governo Berlusconi fosse privo di sostanza materiale. Mentono sapendo di farlo. Senza ritegno. Sanno benissimo quanto pesi spegnere il pilota automatico di un trattato militare in corso da vent'anni.
Yair Lapid, dall'opposizione alla Knesset, infatti smaschera questa goffa operazione di facciata. Il leader dell'opposizione punta il dito contro un esecutivo incapace di preservare le alleanze acquisite. Ricorda a tutti l'appartenenza di Giorgia Meloni al campo conservatore europeo per evidenziare lo strappo. Perdere l'appoggio tacito delle destre occidentali certifica l'isolamento di Tel Aviv. Subito dopo si produce in una promessa grottesca. Si dice certo che basterà cambiare premier per far tornare Israele il Paese amato dalle cancellerie globali. Ovviamente non gli balena, neanche per un attimo, nella testa, che dopo uno, quasi due genocidi, una crisi energetica mai vista, difficilmente qualcuno in futuro vorrà avere a che fare con Israele.
Palazzo Chigi intanto si muove per puro calcolo contabile. La fedeltà a Netanyahu produce ormai un debito d'immagine politicamente insostenibile. Il milione di firme depositate per sospendere l'Accordo di associazione con l'Unione Europea spaventa i palazzi del potere continentale. La presidente del Consiglio capisce all'improvviso che le fiamme rischiano di lambire gli interessi nazionali attorno allo stretto di Hormuz. Decide di fare un passo indietro. S'inventa una mossa sovranista fuori tempo massimo per mascherare l'opportunismo elettorale.
Nel mezzo di questa ritirata incassa l'attacco frontale di Donald Trump. Il presidente americano la definisce inaccettabile dalle colonne del Corriere della Sera. La punisce pubblicamente per aver negato l'uso della base di Sigonella ai jet statunitensi. Lei si ripara lesta dietro i moniti del Papa. Finge un moto di coscienza superiore che copre a fatica la banale difesa del proprio tornaconto.
Mentre l'Italia frena bruscamente, il mercato degli armamenti israeliano cerca sbocchi alternativi. Il times of Israel mette sotto la notizia dell'Italia, un po' in stile "morto un Papa (che non dispiacerebbe troppo a Trump) se ne fa un altro) che Belgrado accelera. Aleksandar Vucic si offre di produrre droni da combattimento in società con l'azienda israeliana Elbit Systems. Il vuoto lasciato da un partner storico viene così colmato da alleanze periferiche. Israele rastrella sponde pur di alimentare la propria industria bellica. La retromarcia italiana traccia però una linea netta. Il capitale di credibilità di Netanyahu si sta esaurendo e trascina a fondo una rete di coperture diplomatiche che nessun esecutivo accetta più di pagare in prima persona.
Permane il mistero della lettera di Crosetto. Ai posteri l'ardua sentenza.
... i servi di un pazzo! ...
𝐋𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
«Sono scioccato da Meloni. Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo.» Donald Trump lo ha detto ieri al Corriere della Sera. Vale la pena rileggere la frase: il presidente degli Stati Uniti, che Meloni auspicava potesse vincere il Nobel per la pace, la chiama codarda. Tre anni e mezzo di devozione riassunti in una riga.
In quarantott'ore Palazzo Chigi ha sospeso il rinnovo automatico del memorandum di difesa con Israele, firmato nel 2003 e in vigore dal 2016, e ha trovato il vocabolario per definire "inaccettabili" le parole di Trump su papa Leone XIV. Solo in ritardo di tre anni e mezzo. A gennaio, davanti al cancelliere tedesco Friedrich Merz, Meloni aveva auspicato il Nobel per la pace al tycoon. Al Board of Peace, il direttorio privato costruito con autocrati vari, ha evitato di aderire solo perché il Quirinale l'ha bloccata per motivi costituzionali; su Gaza nel frattempo taceva.
Il papa non c'entra. Trump aveva attaccato Leone XIV definendolo «debole sulla criminalità e pessimo in politica estera» il 13 aprile: Meloni ha aspettato dieci ore, le bordate di Salvini e delle opposizioni. Le parole sul pontefice non sono la causa di nulla: Trump ne ha dette di peggiori nell'ultimo anno, con Meloni sostanzialmente allineata. Sono stati i sondaggi. FdI cala al 27,9%, la fiducia nell'azione del governo è scesa dal 49 al 37% dall'insediamento, la batosta referendaria ha aperto uno scenario di parità con il campo largo.
Tre anni e mezzo per capire che il vassallo non è un alleato. Ci voleva una batosta elettorale. E intanto Trump è “scioccato". C’è da capirlo: per lui l’unico pregio dei servi è proprio la fedeltà.
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