venerdì 20 febbraio 2026

... il servo dimaio ...

#LuigiDiMaio ha annunciato stamattina di essere stato nominato Professore Onorario presso il Dipartimento di Studi sulla Difesa del #KingsCollege di Londra, uno degli atenei più importanti al mondo, tra i primi dieci del Regno Unito. #DiMaio non avrebbe i titoli nemmeno per fare l'undergraduate student, figurarsi fare l'application per post-doctoral researcher, ma in virtù di una nomina di convenienza squisitamente politica ottiene una cattedra "onoraria" non si sa bene per quali onori. Forse quello di essersi fatto nominare in #Europa per aver diligentemente portato il suo manipolo di voltagabbana dall'aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno a fare i reggiborsa di Mario #Draghi? Tutti ce lo ricordiamo per quella pagliacciata dell'esultanza dal balcone per aver "abolito la povertà". Noi non lo sapevamo, ma festeggiava la sua di uscita dalla povertà. Questa nomina dimostra ancora una volta, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia falsa tutta la retorica della meritocrazia che permea il sistema neoliberista dominante, che è sempre più esclusivo ed escludente verso quello che una volta si chiamava "il popolo", e premia non "il merito", ma la fedeltà agli interessi delle classi dominanti. 

#qualcosadisinistra #sinistra

... mitico Giannelli!! ...

Diciamolo subito. Oggi il titolo della vignetta - con un copy in stile Il Manifesto - è venuto piuttosto bene al Maestro. Tuttavia alcuni particolari hanno generato animate discussioni all’interno della Redazione. 

 Eccone alcune: 

 - il dito del Presidente Mattarella è posto come “severo monito” rivolto al Ministro o è più un diretto “stai un po’ zitto!”. 

 - Cosa c’è sulla sinistra della scrivania? Si tratta di un plastico del Centro di Permanenza Rimpatri o è un fax, in una sorta di meta-arte del Nostro? 

 - E quello al centro della scrivania è un modellino di un minareto a simboleggiare le paure dispensate dalla destra o il cestino dei condimenti - olio sale e pepe per speziare la polemica con i giudici? 

 [UbiMaior]

... Orfeo Pianelli ...

Il 20 febbraio del 1963 Orfeo Pianelli prendeva in mano il Torino Calcio oggi Torino FC. E non era una poltrona, era un pezzo di cuore che batteva più forte degli altri. Dopo Ferruccio Novo, nessuno è stato come lui. Il più grande, sì, ma non per i trofei messi in fila o per le fotografie ingiallite. Perché al Toro voleva bene davvero. Non lo gestiva: lo cresceva. Come una creatura che ti guarda negli occhi e ti chiede solo di non tradirla. Pianelli stava dietro, sempre un passo indietro. Lasciava parlare il campo, gli uomini, il sudore. Costruiva in silenzio, pezzo dopo pezzo, affidandosi a professionisti veri, scegliendo i giovani come si scelgono le cose importanti: senza fretta, ma senza sbagliare. Metteva ogni tassello al suo posto, come chi sa che il calcio non è un gioco ma una faccenda seria, non per chi si improvvisa. E poi c’erano le storie. Quelle che non stanno nei libri ma restano addosso. Come Giorgio Ferrini, capitano vero, che andava da lui per rinnovare e finiva per metterlo in difficoltà: “Faccia lei, presidente.” E lì non si trattava di firme, ma di rispetto. Di uomini che non avevano bisogno di parole inutili. O quel giorno in cui bisognava dire no a Gianni Agnelli per Gigi Meroni. Un no che non si poteva dire, un no che faceva tremare le gambe. E che invece uscì lo stesso, perché certe cose non si vendono, neanche davanti ai potenti. Quando le cose andavano male (perché a volte andavano male) lui non cercava scuse. Diceva che chi entrava in campo non doveva uscire finché non aveva mangiato tutta l’erba. E pure i pali, se serviva. Perché quello era il Toro. Non la classifica, non i titoli: la fame, il tremendismo. Mantovano di nascita, piemontese per scelta, per affinità elettiva, roba che hai nel sangue. Ha dato al Toro i suoi anni migliori senza chiedere nulla in cambio. E forse è proprio questo il punto: non voleva essere ricordato, non era necessario. Ma certe persone non chiedono memoria: understatement sempre e comunque. E poi c’è Urbano Cairo, che di Pianelli ha osato farsi emulo in sedicesimo. Ha superato i suoi anni di presidenza, sì, ha battuto il suo record: I numeri stanno lì, freddi come un ufficio vuoto. Ma il tempo non basta a fare grande un uomo, né a sporcare la storia di chi l’ha scritta col cuore. Perché vicino a Pianelli, alla sua idea di Toro, al suo silenzio pieno, alla sua dignità, certe presenze moderne sembrano solo quello che sono: un ingombro sul marciapiede che la gente evita, facendo attenzione a non pestarlo, anche se qualcuno sostiene che farlo porti fortuna. 

 Ernesto Bronzelli.
CAIRO AL FILADELFIA IN VISITA A SQUADRA E GIOCATORI, SCOPRI COSA HA DETTO: 


Quando la porta degli spogliatoi si spalanca, non è un ingresso. È un evento geologico.L’aria si addensa come se qualcuno avesse tolto l’ossigeno e l’avesse sostituito con piombo fuso. Le conversazioni muoiono a metà sillaba. Le bottigliette d’acqua smettono di essere strizzate. Persino il ronzio dei neon sembra abbassarsi di un’ottava per rispetto… o per terrore.Lui non cammina. Avanza. Ogni passo fa vibrare le piastrelle come se sotto ci fosse un cuore di toro che batte al rallentatore. Non è alto, ma non è solo l’altezza: è la densità. Sembra occupare più spazio di quanto la fisica consenta a un corpo umano. La luce gli scivola addosso come se avesse paura di toccarlo troppo a lungo. Indossa una giacca nera che pare assorbire i colori intorno a sé, e quando la luce colpisce il colletto si capisce che non è stoffa: è un’ombra che ha deciso di vestirsi da uomo. Non alza la voce. Non ne ha bisogno. La sua sola presenza è già un volume che spacca i timpani. Quando si ferma al centro dello spogliatoio, il silenzio diventa così profondo che si sente il battito cardiaco di venticinque uomini adulti che improvvisamente ricordano di avere un cuore e che quel cuore può smettere.Alza lo sguardo lentamente. Non guarda nessuno in particolare. Guarda tutti insieme, dice una sola cosa e poi se ne va: 

 "dobbiamo fave bene"

giovedì 19 febbraio 2026

... la "nana" fetente!! ...

Due video in due giorni contro la magistratura, il secondo anche in spregio al richiamo del Presidente Mattarella, per dei pasticci creati da loro stessi. Ma tant’è. Andiamo con ordine: l’algerino risarcito con 700 euro, senza scendere nei dettagli della sua storia penale, era già oggetto di decreto di espulsione rilasciato dal prefetto di Cuneo e, nelle more, trattenuto nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Ma ecco l’ideona di mandarlo in Albania per fare numero, senza un provvedimento scritto e motivato, mentendo sulla sua destinazione, come spiega FQ, e impedendogli di comunicare la decisione ai familiari (da qui il risarcimento in base all’art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani). La Corte d’Appello di Roma non convalida il trattenimento perché nel frattempo ha fatto domanda d’asilo e secondo la direttiva Ue l’esito bisogna attenderlo su territorio dello Stato italiano. Insomma, senza l’Albania oggi sarebbe ancora nel Cpr di Gradisca oppure rimpatriato. Ma Giorgia se la prende con la “magistratura politicizzata”. Per quanto riguarda il risarcimento alla Sea Watch, come spiega Pagella Politica, la decisione del Tribunale di Palermo applica un principio di diritto generale: quando lo Stato viola una norma e da quella violazione deriva un danno economicamente dimostrato, quel danno va risarcito. In questo caso parliamo della norma che impone all’amministrazione di rispondere entro termini precisi a un ricorso contro un sequestro amministrativo. Un termine perentorio di dieci giorni che, secondo la legge, se non viene rispettato si intende legalmente accolto. La nave è stata ferma per altri due mesi. Ma Giorgia anche qui se la prende con la “magistratura politicizzata” e approfitta per la solita esibizione muscolare ribadendo che loro continueranno a battersi per “far rispettare le leggi dello Stato italiano”. Evidentemente è un discorso che vale solo per gli altri.

... il Governo Meloni! ...

Ci risiamo. 

Fratelli d’Italia doveva mandare qualcuno davanti alle telecamere per commentare la sentenza Sea Watch, quella che condanna lo Stato a risarcire la ONG con 76mila euro. Potevano mandare chiunque. Hanno mandato proprio lei, Augusta Montaruli, che ha dichiarato: “Il fermo dell’ONG Sea-Watch costerà agli italiani 76mila euro. È l’amara beffa dell’ennesima sentenza ideologica, un motivo in più per sostenere la riforma e separare politica da magistratura”. Lo dice la stessa Augusta Montaruli condannata in via definitiva dalla Cassazione per peculato. Quella che con i soldi pubblici, per la precisione 25mila euro, si comprava borse Borbonese, vestiti Hermès, cristalli Swarovski. Quella che si faceva rimborsare cene, bar, pasticcerie, pacchetti di sigarette, gianduiotti. Quella che comprava orologi Swatch come regali a spese nostre. Quella che si faceva rimborsare un micro-rasoio comprato in autogrill “in offerta speciale.” Quella che acquistò i libri “Mia suocera beve” e “Sexploration. Giochi proibiti per coppie”. Tutto con i soldi dei cittadini italiani. E questa donna si presenta davanti alla telecamera e dice: “È l’amara beffa dell’ennesima sentenza ideologica, un motivo in più per sostenere la riforma e separare politica da magistratura”. Lo dice una condannata in via definitiva per aver usato i soldi pubblici come il proprio bancomat personale. Lo dice una che la magistratura l’ha incontrata da imputata e poi condannata. E lo dice commentando una sentenza in cui lo Stato viene condannato a pagare 76mila euro. Lei che con i soldi dello Stato ci comprava le borse. E adesso va in televisione a spiegare agli italiani che le sentenze sono ideologiche e che la magistratura va riformata. La pregiudicata che fa la morale ai giudici. La condannata per peculato che si indigna perché lo Stato deve risarcire (giustamente!) 76mila euro. 
In un Paese normale sarebbe una barzelletta. 

 In Italia è semplicemente il Governo Meloni. 

 Roberto Ghetti.

... gentaglia!! ...

𝐌𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐬ì? 


il buongiorno di Giulio Cavalli 


 Sergio Mattarella entra a Palazzo Bachelet alle 9.50, presiede la seduta ordinaria del Consiglio superiore della magistratura e pronuncia poche frasi che pesano come una censura istituzionale. In undici anni al Quirinale una scena del genere non si era mai vista: «mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm» e di ribadire «il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni». Il riferimento alle parole del ministro della Giustizia è evidente. Carlo Nordio aveva parlato di «metodi para-mafiosi» attribuiti all’organo di autogoverno. Il capo dello Stato risponde senza nominarlo e ricorda che il Csm «rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale». È un richiamo pubblico, formale, scolpito nel luogo in cui la Costituzione assegna al presidente della Repubblica la presidenza di diritto del Consiglio. Qualche ora dopo, Nordio cambia tono. «Apprezziamo e condividiamo totalmente l’esortazione del presidente della Repubblica» dichiara, assicurando che «mi adeguerò». Giorgia Meloni invece insiste con gli attacchi ai magistrati. Il punto, però, non riguarda soltanto un eccesso verbale. Riguarda il contesto in cui si colloca una riforma costituzionale che incide sugli equilibri tra i poteri. Se il presidente della Repubblica avverte la necessità di intervenire in modo così diretto per ricordare il rispetto tra istituzioni, significa che il livello dello scontro ha superato la soglia di guardia. Affidare una modifica della Carta a un esecutivo che costringe il garante della Costituzione a un richiamo pubblico rappresenta un azzardo politico e istituzionale. 
La fotografia è già completa.

... FASCISTI SCHIFOSI!!! ...

FASCISTI SCHIFOSI 


“Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, ha denunciato un’ondata di minacce di morte e intimidazioni senza precedenti contro di lui e contro la sua famiglia. «Prenderemo a martellate i vostri figli. Vi spareremo in testa e vi faremo spappolare il cervello». Oppure: «Quel lurido maiale di tuo fratello lo appenderemo a Piazza Maggiore a Bologna a testa in giù, gli staccheremo quella testa». Il clima di odio, caratterizzato da messaggi agghiaccianti e riferimenti ai familiari, è stato alimentato da narrazioni istituzionali che dipingono l’opposizione come complice della violenza. Bonelli ha criticato duramente l’atteggiamento dei ministri Piantedosi e Salvini, colpevoli di trasformare gli avversari politici in bersagli gettati in pasto ai “fascisti digitali” che, sui social e non solo, lo hanno insultato e minacciato in maniera raccapricciante. Richiamando i tragici anni di piombo, Bonelli ci ha messo in guardia contro la delegittimazione democratica e ha ribadito l’assoluta distanza di Alleanza Verdi e Sinistra da ogni forma di brutalità. Contro la criminalizzazione del dissenso ha infine lanciato un appello ai giovani affinché scelgano la "nonviolenza" come unico strumento rivoluzionario per il cambiamento. Le autorità sono state informate dei fatti, che restano una ferita indegna alla convivenza civile. Ma le minacce degli “schifosi fascisti” non spaventano nessuno perché ce lo hanno insegnato i Partigiani e la Resistenza da che parte stare! Non passeranno…”. 

-Maurizio Bonugli. 


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