Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Si possono costruire narrazioni, si può tessere propaganda, si possono apparecchiare le migliori commemorazioni con il prosecco più fresco che si possa immaginare ma alla fine i numeri parlano. Martedì hanno parlato quelli dell’Inail, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, e raccontano che fra gennaio e settembre 2026 sono morti 810 lavoratori, 589 mentre lavoravano e 221 sulla strada per andarci o per tornare a casa, 33 in più dello stesso periodo del 2025. Solo a settembre: 91 denunce mortali, più di tre al giorno. E quei numeri l’Inail li mette in fila ogni mese senza aspettare che qualcuno abbia finito di brindare.
Chi volesse cavarsela con i grandi numeri ha già il materiale pronto, perché il dossier di 71 pagine con cui Palazzo Chigi il 22 ottobre ha festeggiato i quattro anni del governo di Giorgia Meloni rivendica un record storico di 24,4 milioni di occupati e più gente lavora più gente muore. Solo che l’Inail la divisione l’ha già fatta: da 2,36 a 2,42 decessi ogni 100mila occupati e quindi si muore di più anche in proporzione.
Eppure nello stesso dossier, alla voce sicurezza sul lavoro, ci sono più ispettori, 30 milioni per le vittime e addirittura la sperimentazione del badge di cantiere, mentre gli studenti morti, compresi quelli in formazione scuola-lavoro, sono passati da 7 a 13, quasi il doppio in un anno. Il badge insomma registra l’ora d’ingresso, quella in cui uno a casa non torna la timbra l’Inail ogni mese con una puntualità che a Palazzo Chigi riservano solo ai dossier.
