giovedì 14 maggio 2026
... Adone Brandalise ...
È scomparso oggi Adone Brandalise: filosofo, critico letterario e docente di Teoria della letteratura. Laureato con Vittore Branca, ha a lungo insegnato presso l’Università di Padova. Studioso di Spinoza e Plotino, di Hegel e dell’idealismo tedesco e di Lacan, la sua attività di ricerca si caratterizza per l’intreccio tra riflessione filosofica e interpretazione del testo letterario. Ha collaborato a riviste quali «Lettere italiane», «Studi novecenteschi», «Il centauro» e «Filosofia politica».
Ni commenti a questo post, riproponiamo questa lunga intervista del 2019 in cui, prendendo avvio dall’esperienza del ‘68 e passando per le riforme degli ultimi decenni, Brandalise affronta la questione dell’Università e dei suoi problemi, dai vincoli di un definanziamento strutturale alla crescente burocratizzazione. La riflessione dello studioso si allarga poi toccando altre questioni attuali: i processi di “decostituzionalizzazione” in atto a livello globale, la fuga dei cervelli, la risposta ai “populismi”. L’intervista è a cura di Giovanni Comazzetto e Mauro Azzolini.
... i due "Leoni" ...
Disteso sul letto di morte, ma lucidissimo come sempre, quando il suo segretario nelle giaculatorie latine si fece scappare un “moriri”, con un ultimo scatto vitale lo corresse dicendo: “Mori, prego!”.
Un fine latinista come lui, che le sue 86 encicliche se l’era scritte tutte di proprio pugno nella lingua di Cicerone, certo non poteva restare indifferente di fronte a quell’infinito deponente clamorosamente errato.
Quando spirò il 20 luglio 1903, Papa Leone XIII di record ne aveva collezionati un bel po’ e molti di essi gli sopravvivono ancora.
Dopo quelli di Pio IX e Giovanni Paolo II, con la durata di 25 anni e 150 giorni il suo a tutt’oggi rimane il terzo pontificato più lungo della storia della Chiesa, a dispetto delle aspettative che, quando nel 1878 fu eletto al soglio petrino all’età di 68 anni con llsalute malferma, lasciavano prevedere un papato breve.
Invece, morì a 93 anni suonati meritandosi l’affettuoso appellativo di “Padre Eterno” che poco a poco sostituì il convenzionale “Santo Padre”.
Vincenzo Gioacchino Pecci, figlio del conte Domenico, nacque a Carpineto Romano il 2 marzo 1810 quando il Continente Europeo era sconvolto da una tempesta chiamata Napoleone e Pio VII, il Papa di allora, per volontà del primo si trovava in esilio coatto a Savona, prima di essere estradato in Francia.
Dopo aver completato il ciclo di studi classici presso i Padri Gesuiti, entrò in seminario insieme al fratello, ricevendo nel 1837 l’ordinazione sacerdotale.
Equilibrato, pronto all’ascolto, bravo tanto ad amministrare quanto a mediare, dotato di memoria eccezionale, il giovane Monsignor Pecci avanzò rapidamente nei gradi di una carriera che lo vide delegato papale a Benevento, nunzio apostolico in Belgio e infine, a partire dal 1846 e per i 30 anni a seguire, Arcivescovo di Perugia.
La berretta cardinalizia impostagli da Pio IX nel 1853 non mise a tacere la sua indipendenza di giudizio rispetto al Papa regnante, dal quale non mancò di marcare deferentemente le distanze, quando non approvò certe intransigenze dogmatiche in materia d’infallibilità papale.
Pur se favorevole al dominio temporale della Santa Sede, nei confronti della questione nazionale non dimostrò alcuna avversione preconcetta e quando nel 1869 Vittorio Emanuele II visitò Perugia, come Arcivescovo della città non mancò di recapitargli un biglietto di saluto.
Forse anche per questo motivo, nel Conclave seguito ai 32 lunghi anni del pontificato di Pio IX, i Cardinali elettori individuarono in lui la figura di cerniera fra un papato in stile “uomo-solo-al comando” e un altro più collegiale, pronto all’ascolto e attento alle sfide mondiali, secondo un cliché ripresentatosi anche in tempi recentissimi.
A dispetto dell’età e della salute cagionevole, forse perché alleggerito dal fardello del potere temporale, Papa Leone XIII divenne il primo “Papa sociale” della storia, perché nell’enciclica “Rerum Novarum” (1891) gettò le basi della moderna dottrina sociale della Chiesa cattolica, meritandosi l’appellativo di “Papa dei lavoratori”.
Condannando sia l’ateismo marxista che il capitalismo selvaggio, Papa Pecci individuò nella collaborazione fra le classi sociali la ricetta ai mali del tempo, denunziando con parole infuocate il comportamento di quanti “opprimono per utile proprio i bisognosi e gli infelici, perché defraudare il giusto salario, è colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio”.
Leone XIII fu anche il primo pontefice a farsi riprendere in video ad opera di un collaboratore dei fratelli Lumière, e il primo a farsi audio-registrare.
Se di Papa Leone, per i circa 4.000 residenti di Carpineto Romano, ce n’è uno e uno soltanto, senza bisogno di numerazione, dall’8 maggio dello scorso anno, per il resto del mondo, col nome di Leone XIV lo statunitense Robert Francis Prevost esercita il suo altissimo ministero sulle orme di Sant’Agostino, ma anche di questo vegliardo canuto meritevole di maggior fama.
Auguri, Santità!
(Testo di Anselmo Pagani)
... il Salone del Libro ...
Il Salone Internazionale del Libro (dal 1988 al 1998 Salone del Libro, dal 1999 al 2001 Fiera del Libro, dal 2002 al 2009 Fiera Internazionale del Libro) è un progetto di promozione del libro, della lettura e della cultura, la cui prima edizione risale al 1988. Si tratta della più importante manifestazione italiana nel campo dell'editoria. Il Salone si svolge una volta all'anno nel mese di maggio, organizzato fino al 1991 all’interno del complesso di Torino Esposizioni e dal 1992 presso il centro congressi Lingotto Fiere di Torino. Dal 2019 la manifestazione occupa gli spazi del Lingotto Fiere, dell'Oval e del centro congressi Lingotto. La XXXVII edizione si è tenuta negli stessi spazi tra il 15 e il 19 maggio 2025.
Con uno spazio espositivo di 137.000 m², che include i padiglioni 1, 2, 3 Oval del Lingotto Fiere di Torino, gli spazi del Centro Congressi Lingotto e un’ampia area esterna, il Salone internazionale del Libro, in quanto evento fieristico e culturale, ospita case editrici di varie dimensioni, insieme a istituzioni pubbliche e private. Dal 2023 si aggiunge il progetto artistico sviluppato dalla Pinacoteca Agnelli sulla Pista 500. Dal 2024 viene creato il padiglione 4 dedicato ai progetti per i giovani: uno spazio costruito per “migliorare la fruibilità generale del Salone e dare maggiore visibilità alla programmazione del Bookstock”. Presenta all’interno delle sale convegni un denso calendario di conferenze, spettacoli, presentazioni di libri e iniziative didattiche. Nel 2025 il Salone coinvolge gli spazi di UCI Cinemas con il progetto "Romance Pop Up".
Dal 1996 per ogni edizione viene scelto un tema portante e dal 2001 un paese ospite, di cui sono invitati editori e autori. Come il Salone del libro di Parigi, si rivolge sia ai professionisti del settore sia al pubblico dei lettori. Per numero di espositori è la seconda fiera del libro in Europa dopo la Buchmesse di Francoforte.
In concomitanza alla manifestazione fieristica localizzata attorno al complesso del Lingotto, a partire dal 2004, il Salone internazionale del Libro organizza il Salone Off, una programmazione di eventi culturali, diffusi, in luoghi canonici e non, all’interno delle otto Circoscrizioni di Torino, in molti centri della Città Metropolitana e della regione e, con il progetto Voltapagina, in tutte le strutture carcerarie del Piemonte. Dal 2014, il programma del Salone Off si è esteso a tutto l'arco dell'anno con il nome di Salone 365: un calendario di incontri con autori in sedi diverse della città (teatri, biblioteche, librerie, scuole) in collaborazione con le Circoscrizioni di Torino, le Biblioteche civiche torinesi, la Scuola Holden, le librerie torinesi e associazioni varie.
Accanto all’evento fieristico, il Salone del Libro promuove il libro, la lettura e la cultura attraverso numerosi progetti, rivolti al pubblico generalista, alle scuole e ai professionisti. Cura l’organizzazione, la programmazione e direzione culturale di eventi che si tengono in lungo l’anno in diverse città di Italia, come Portici di carta a Torino, Lungomare di libri a Bari, la Festa del libro medievale e antico di Saluzzo e Mi prendo il mondo a Parma; collabora inoltre alla realizzazione di Carte da decifrare, progetto della Fondazione Artea. Come SalTo Scuola propone un’offerta continuativa di attività per studenti e docenti. Tra i progetti, si contano Adotta uno scrittore, Un libro tante scuole, Oltre la notizia, Educare alla lettura. Come SalTo Pro offre percorsi e opportunità di formazione e crescita delle professionalità della filiera editoriale. Il Salone si offre come promotore di scambi e competenze tra gli operatori del settore sia a livello nazionale, che a livello internazionale, con il progetto del Rights Centre, l’area dedicata all’acquisto e alla vendita di diritti letterari e audio-visivi all’interno dell’evento fieristico del Salone Internazionale del Libro di Torino.
ll Salone Internazionale del Libro è un progetto di Associazione culturale Torino, la Città del Libro, promosso insieme a Fondazione Circolo dei Lettori e organizzato da Salone Libro Srl, e sostenuto da Regione Piemonte e Città di Torino.
mercoledì 13 maggio 2026
... Putin e l'Armenia ...
Per minacciare l’Armenia il Cremlino si è fatto scappare la verità: a causare l’invasione è stato il desiderio ucraino di entrare nell’Ue
/di Francesco Cundari/
In un solo giorno Vladimir Putin ha clamorosamente smentito tutti gli argomenti della propaganda putiniana da cui veniamo quotidianamente sommersi. L’occasione è stata la grande parata del 9 maggio con cui da anni il regime celebra se stesso e il suo progetto imperialista, mascherato dietro la rievocazione della vittoria contro il nazismo nella Seconda guerra mondiale. Il fatto stesso che quella solenne cerimonia si sia dovuta tenere alla svelta, con ben pochi armamenti e ancor meno ospiti internazionali da esibire, e solo dopo avere fatto pressione su Donald Trump perché pregasse l’Ucraina di non bombardare la piazza Rossa durante la sfilata, è la più clamorosa smentita del principale argomento della propaganda putiniana di questi quattro anni: la forza schiacciante della Russia, che le avrebbe consentito di fare dell’Ucraina quel che voleva, ragion per cui Kyiv avrebbe fatto meglio ad arrendersi subito, perché la resistenza avrebbe potuto solo prolungare le sue sofferenze (il classico argomento di tutti i supercattivi dei fumetti). Ancora più significative però sono state le parole di Putin sull’Armenia, pronunciate poco dopo in una conferenza stampa, in cui ha detto chiaramente, con ovvio scopo intimidatorio nei confronti del vicino, che la guerra in Ucraina è stata causata proprio dai tentativi di entrare nell’Unione europea. Altro che accerchiamento della Nato, genocidio nel Donbas, persecuzioni contro i russofoni e tutto il resto del campionario di falsità e fesserie da cui siamo tempestati regolarmente sulla stampa e nei talk show. Putin lo ha detto nel modo più chiaro qual è stato il vero motivo, e c’è da credergli, perché l’unica reale minaccia al suo potere è lo spettacolo di una democrazia libera e prospera proprio di fronte ai suoi confini, che dimostri ogni giorno ai russi il costo esorbitante della cleptocrazia putiniana.
Per minacciare l’Armenia il Cremlino si è fatto scappare la verità: a causare l’invasione è stato il desiderio ucraino di entrare nell’Ue
Quanto poi alla sua presunta volontà di pace, o anche solo disponibilità a trattare, che tanti giornali, a dire il vero non solo italiani, hanno voluto vedere persino nello stringato discorso del 9 maggio, fa fede la smentita dei portavoce ufficiali del regime. «È chiaro che la parte americana ha fretta, ma la questione di una soluzione ucraina è troppo complessa e raggiungere un accordo di pace è un percorso molto lungo con molti dettagli complicati», ha detto Dmitry Peskov. Mentre Yury Ushakov, consigliere di Putin, ha ribadito che l’Ucraina dovrà ritirarsi dal Donbas, cioè cedere spontaneamente pure quei territori che i russi non sono mai riusciti a conquistare: una singolare idea di mediazione diplomatica. Ma state pur sicuri che sui giornali e nei talk show italiani i nostri infaticabili capitori di Putin e delle ragioni della Russia continueranno a ripetere che è l’Europa a volere la guerra e a rifiutare la soluzione diplomatica che sarebbe a portata di mano.
https://www.linkiesta.it/.../putin-russia-parata-mosca.../
... Spinoza e Marx ...
Mentre il dannunziano ministro della Cultura, Alessandro Giuli, discetta sulla Biennale di Venezia e immagina un’arte subordinata all’indirizzo politico del governo, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – quello dell’umiliazione dei ragazzi come “fattore di crescita”– ha emanato nuove linee guida per le scuole superiori da cui spariscono Baruch Spinoza e Karl Marx.
È una precisa e aberrante scelta politica e culturale.
I nomi dei due grandi del pensiero materialista e critico vengono evidentemente percepiti come espressione di quella presunta “egemonia culturale della sinistra” che la destra italiana contesta da anni e verso la quale manifesta ormai un malcelato desiderio di rivalsa e di vendetta culturale tipico di chi avverte una propria irrimediabile inferiorità.
Così nasce il moderno MinCulPop del governo Meloni.
Il “MinCulPop” era il Ministero della Cultura Popolare del regime fascista: l’apparato che controllava stampa, cultura, propaganda e orientamento ideologico durante il governo di Benito Mussolini.
Naturalmente oggi non siamo in presenza della censura fascista. Ma quando un governo interviene sul canone culturale della scuola scegliendo quali autori ridimensionare e quali valorizzare si apre un problema democratico enorme.
A mio avviso sbaglieremmo a sottovalutare questi problemi e a commettere l’errore di guardare a queste operazioni culturali del governo con quel misto di ironica sufficienza e distacco che a volte contraddistingue la sinistra.
Avendo studiato filosofia all’università e amando Spinoza e Marx sopra tutti gli altri pensatori, ritengo che si debba riconoscere a questa destra la capacità di scegliere bene i suoi principali avversari da eliminare sul piano culturale.
Colpire Spinoza e Marx non significa semplicemente modificare un programma scolastico.
Significa prendere di mira due tradizioni filosofiche che hanno fondato il pensiero critico moderno, l’analisi dei rapporti sociali e il rifiuto del conformismo.
Contro le linee guida si è schierato un gruppo di circa 60 docenti universitari, professori e intellettuali, tra cui Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Gaetano Lettieri, che in una lettera aperta hanno criticato l’esclusione di Spinoza e Marx della tradizione filosofica europea. Nella lettera, i professori parlano apertamente di un tentativo di indirizzare culturalmente l’insegnamento, accusando il governo di voler lasciare una sorta di “eredità ideologica” nel sistema scolastico e nella formazione delle nuove generazioni.
Le linee guida di Valditara, prima del via libera definitivo, saranno sottoposte a un processo di ascolto che durerà alcuni mesi e si concluderà con il parere definitivo del Consiglio superiore della pubblica istruzione e con il timbro del Consiglio di Stato.
La partita non è chiusa affatto.
Le associazioni degli insegnanti, i presidi, le società filosofiche e storiche hanno voce in questi processi e possono usarla in modo organizzato.
Sul piano parlamentare l’interrogazione di De Cristofaro di AVS è un primo passo, ma può essere rafforzata. Le opposizioni possono chiedere audizioni in commissione Istruzione, convocare esperti, produrre una contro-narrazione documentata e pubblica. Il PD, AVS e il M5S possono coordinarsi su una posizione comune a difesa del pluralismo culturale oggi minacciato.
A mio avviso, i partiti di opposizione devono mobilitarsi anche sul territorio e spiegare perché Spinoza e Marx contano, non come simboli ideologici, ma come strumenti di pensiero critico che contribuiscono a formare una libera coscienza nei giovani.
L’appello dei sessanta professori è già un fatto politico. Va ampliato, pubblicizzato e reso veramente accessibile a tutti.
Ma cosa fa paura di Spinoza e di Marx?
Nell’Etica, Spinoza identifica Dio con la natura e espone un materialismo integrale in cui la ragione è l’unico criterio di libertà autentica per l’uomo.
Nel Trattato teologico-politico, demolisce l’uso della religione come strumento di obbedienza politica e identifica la democrazia come unica forma di governo conforme all’essere umano.
Sono idee scomode che non invecchiano e che non piacciono a chi preferirebbe che i cittadini diventassero sudditi.
Marx insegna in modo irreversibile che dietro ogni merce c’è il lavoro umano e lo sfruttamento. dell’uomo sull’uomo e ci sollecita a pensare che questo tipo di società alienata, la società capitalista, non è l’ultimo orizzonte possibile della storia e delle società umane e che si può lottare per un mondo in cui siano soddisfatti i bisogni di tutti e la libertà sia non solo formale ma sostanziale.
Questa idee rivoluzionarie sono ovviamente inaccettabili per il potere economico e politico.
Eliminare Spinoza e Marx dai programmi dei licei é un gesto tipico di un regime illiberale.
Non possiamo accettarlo.
Enrico Rossi.
... gente inqualificabile! ...
Alberto Pento è uno convinto dei suoi perversi sproloqui e copia incolla: mi ha lungamente commentato un post. Nessuno si è accorto di lui. L' ho bloccato e prima di farlo ho ricopiato alcune sue cosette del profilo aperto.
Liberi voi di decidere cosa fare di costui che secondo me ci crede davvero.
Doriana Goracci
🛑
A Prevost che invita i suoi cristiani a farsi strumenti di pace, ricordiamo che:
disprezzare, criminalizzare, colpevolizzare, calunniare, disumanizzare, demonizzare, ... gli uomini di buona volontà (tra cui gli ebrei e il loro Israele, l'America di Trump, i bianchi e il loro Occidente)
che si guadagnano il pane con i sudore salato della fronte e il diritto alla vita con la sudorazione rossa del cuore e che non vivono di predazione, di parassitismo, di imbrogli, di illusionismi miracolistici e di provvidenza divina come se fosse Dio a dover lavorare per l'uomo e non l'uomo per se stesso;
che promuovono il bene, la responsabilità, il merito e l'ordine naturale delle cose (tra cui la sovranità nazionale e la difesa dei confini); che perseguono, combattono e si difendono dal male e dai malvagi;
istigando odio e violenza contro di loro; vittimizzando, sminuendo e/o santificando il male e i malvagi (tra cui i nazi maomettani); propagandando disvalori e menzogne politicamente e religiosamente corretti, false e impossibili fratellanze, responsabilità e doveri inesistenti; non è operare per la pace ma farsi complici del male e dei malvagi, delle loro aggressioni e delle loro guerre al bene e agli uomini di buona volontà che lo perseguono e lo praticano.
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Non riconoscere agli ebrei il loro diritto ad esistere come popolo, come stato nazionale ebraico e come Israele è antisemitismo razziale e politico religioso; come è antisemitismo calunniare per disumanizzare e demonizzare gli ebrei e il loro Israele; come è antisemitismo non riconoscere agli ebrei di Israele e a Israele il diritto a difendersi dall'aggressione genocida dei nazi maomettani impropriamente detti palestinesi; come è antisemitismo caluniare e demonizzare il legittimo e democraticamente eletto governo di Israele e il suo Primo Ministro Netanyahu.
Chiunque assuma e manifesti atteggiamenti e comportamenti di questo tipo è un malvagio e pericoloso antisemita che si fa complice del nazismo maomettano genocida e dell'antisemitismo razzista genocidario.
Ricordiamo che a liberare l'Italia dal nazifascismo furono prevalentemente gli alleati con i loro eserciti, che i partigiani furono secondari in questo processo.
Ricordiamo che l'ANPI non sono tutti i partigiani ma solo quelli rossi social comunisti che volevano portare l'Italia nel regime sovietico dell'URSS che era assai peggiore dei regimi nazifascisti e che furo la causa dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Ricordiamo che tra costoro io vi erano bande di assassini come quelli che agirono nel Triangolo Rosso.
Ricordiamo che il loro antisemitismo e filo nazismo maomettano è una mostruosità immorale e criminale che dovrebbe essere perseguita giudiziariamente.
Ricordiamo che gli ebrei del Mondo e d'Italia vivono in un clima di persecuzione, pericolo e di minaccia violenta, proprio a causa di questo sinistro arcipelago associativo antisemita, di cui l'ANPI fa parte, che diffonde calunnie e che istiga all'odio e alla violenza contro gli ebrei e che gli ebrei hanno tutto il diritto a difendersi anche personalmente, qualora le istituzioni pubbliche non agiscano come dovrebbero in loro difesa, come qualsiasi altro cittadino aggredito dai malvagi delinquenti comuni o politici.
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Anche basta
La sua foto profilo comprende i suoi beniamini.
... una formazione debole! ...
Qualcuno denuncia un ulteriore tentativo di costruzione, per sottrazione, di quell’egemonia culturale tanto cara alla destra. C’è invece chi si difende sostenendo che, in fondo, è impossibile stilare un “elenco completo” di tutti gli autori da studiare. Quel che è certo è che i nuovi programmi per i licei voluti dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara tornano a far parlare di sé. Dopo le polemiche sui Promessi sposi e sulla proposta di rinviare lo studio del classico manzoniano al quarto anno, ora è il turno delle indicazioni nazionali per l’insegnamento della filosofia.
Ci sono dei grandi assenti: Marx su tutti, ma anche Leibniz e Spinoza. Gramsci, poi, non viene neanche nominato. E così oltre 60 professori universitari, tra cui Massimo Cacciari, firmano una petizione contro queste esclusioni così “inopinate” da non poter essere “innocenti”. Una riforma che, secondo i firmatari, è “un vero disastro”.
“Dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone degli autori meritevoli di essere studiati - inizia così la petizione -, le ‘Indicazioni nazionali’ procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico”.
“Pare evidente - si legge nella petizione - che la composizione quantomeno bizzarra di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di ‘egemonia culturale’ che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni”. Non solo.
Ecco la conclusione: “Un vero disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto - sostengono i firmatari - come le parti organiche di un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole”.
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