martedì 25 agosto 2026

... dieci anni dopo!!! ...

DIECI ANNI DOPO, ANCORA FUORI CASA 


Mattarella dice che la ricostruzione va completata “nel più breve tempo possibile”. Bella frase. Peccato che Mattarella fosse già Presidente della Repubblica quando il terremoto ha distrutto Amatrice e devastato il Centro Italia. Non stiamo parlando di un uomo arrivato ieri che osserva da fuori. Non stiamo parlando di un testimone occasionale. Stiamo parlando del Presidente che c’era allora e che c’è ancora oggi, mentre migliaia di persone non sono ancora tornate davvero a casa. E allora il punto è tutto qui: dopo dieci anni, sentirsi dire che bisogna fare presto non suona come una promessa. Suona come una beffa. Perché dieci anni non sono “il più breve tempo possibile”. Sono un’eternità. Sono un fallimento. Sono la fotografia di uno Stato che riesce a trovare soldi, procedure, urgenze e velocità per tutto ciò che conviene al potere, ma quando si tratta di restituire una casa, una piazza, una vita normale ai propri cittadini, allora diventa lento, opaco, impacciato, infinito. E la cosa più insopportabile è questa retorica da commemorazione permanente: si va sul posto, si depone la corona, si pronunciano parole solenni, si parla di impegno, vicinanza, memoria. Poi però la realtà resta lì, immobile, a smentire tutto. Dieci anni dopo, la ricostruzione non dovrebbe essere “da ultimare”. Dovrebbe essere già storia chiusa. Giustizia compiuta. Ferita almeno in parte rimarginata. Invece no. E allora il problema non è la frase di oggi. Il problema è tutto quello che non è stato fatto in questi anni da chi governava, rappresentava, prometteva, visitava, rassicurava. Mattarella oggi richiama alla rapidità. Ma il punto politico e morale è che era già Presidente quando tutto è iniziato. E se dopo tutto questo tempo siamo ancora qui a parlare di accelerare, vuol dire che qualcuno non ha semplicemente ritardato. Ha fallito. 

Don Chisciotte 

 https://t.me/donchisciotte667 #Amatrice #Terremoto #Ricostruzione #Mattarella #CentroItalia #DonChisciotte

... il femminicidio ...

Fateci caso, ogni volta che si parla di femminicidio, nei TG, nei talk show e nei dibattiti pubblici, sentiamo spesso la stessa lista di consigli rivolti alle donne: «Non andare all'ultimo appuntamento.» «Se ti minaccia, denuncia.» «Non sottovalutare i segnali.» «Non tornare da lui.» «Chiedi aiuto.» Tutto giusto. Tutto necessario. 

Ma c'è una domanda che mi pongo da tempo: Quando inizieremo a parlare anche agli uomini? Quando sentiremo dire con la stessa forza: 

Non accettare un "no" come un'umiliazione. Non confondere l'amore con il possesso. Non controllare una donna per gelosia. Non perseguitarla quando decide di lasciarti. Non trasformare la rabbia in minacce. Non pensare che una separazione sia un affronto al tuo orgoglio. E, soprattutto, se senti di non riuscire a controllare la tua rabbia o la tua aggressività, chiedi aiuto prima di fare del male a qualcuno. 

Perché c'è una differenza enorme tra prevenire e spostare, anche involontariamente, il peso della prevenzione sulla vittima. Una donna deve certamente essere messa nelle condizioni di riconoscere il pericolo e proteggersi. Ma un uomo deve essere educato a non diventare quel pericolo. E forse dovremmo smettere di chiederci soltanto: «Come deve comportarsi una donna per salvarsi?» E cominciare a chiederci anche: «Come deve comportarsi un uomo perché una donna non debba avere bisogno di salvarsi da lui?» Questa domanda, nei nostri dibattiti, la sentiamo abbastanza? Io, sinceramente, penso di no. 

Vincenzo San 

 Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

... la vergogna l'hanno estinta!!

𝐈𝐥 𝐝𝐞𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞, 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐠𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐥'𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐩𝐨 


𝐴𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑢𝑛 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑒𝑏𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑖 26 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑑𝑖 𝑎𝑙 𝑚𝑒𝑠𝑒 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Io lo so che a parlare di debito pubblico sembra di ripiombare nella Prima Repubblica, quando quello era un fardello scaricato sui figli e sui nipoti e ce ne vergognavamo. Poi la vergogna è passata e il debito è rimasto. Anzi, si è fatto adulto, si irrobustisce ogni anno e sparisce dai radar di un dibattito infestato dalle vannacciate del programma di Roberto Vannacci, più pasdaran lui di quelli che vorrebbe remigrare, o dai contorcimenti woke di alcuni nel centrosinistra che non trovano parole nuove per la loro voglia di essere di destra. E il debito sta lì, con numeri che fanno impressione. A giugno la Banca d'Italia l'ha contato in 3.207,2 miliardi: 26,2 in più di maggio e 136 sopra il livello di dodici mesi fa. Nel Documento di finanza pubblica il rapporto col prodotto interno lordo sale dal 137,1 al 138,6 per cento e ci porta davanti alla Grecia che scende al 136,8, mentre il sorpasso era atteso per il 2028. Il primato che mancava. Gli interessi valgono il 4,1 per cento del PIL e sono attesi al 4,5 nel 2029, calcola l'Ufficio parlamentare di bilancio. La sanità pubblica resta congelata al 6,4 e alle Regioni mancheranno 30,6 miliardi, stima la Fondazione Gimbe. Ai creditori paghiamo due terzi di quello che spendiamo per curarci. Domenica Giancarlo Giorgetti ha prorogato il taglio delle accise sul gasolio: 20,8 milioni, due giorni. Amministrano a quarantotto ore per volta un Paese che si indebita di 26 miliardi al mese, e a giugno Francesco Filini, di Fratelli d'Italia, ci vedeva "un vero e proprio miracolo economico". Il debito è cresciuto, la vergogna no: quella l'hanno estinta in anticipo.

lunedì 24 agosto 2026

... sdogana, sdogana!!! ...

𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐝𝐨𝐠𝐚𝐧𝐚 (𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚) 𝐢𝐥 𝐕𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐧𝐢𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐢𝐭𝐢𝐠𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐰𝐨𝐤𝐞 


 Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 «Particolarmente complessa». Così Giorgia Meloni ha liquidato l'epoca fascista con Roger Cohen sul New York Times del 21 agosto. Ovviamente di queste cose parla con i giornali stranieri, perché con gli italiani non parla se non dai suoi giornalisti scendiletto. E intanto il centrosinistra si incartava da solo sul woke, per una frase che Alexandria Ocasio-Cortez non ha mai detto come sua, «Woke 1 was crazy», battuta di un consigliere comunale che lei citava in tv, arrivata qui tagliata e tradotta male, e qualcuno ci ha subito costruito sopra un posizionamento. Sarebbe bastato leggere tutta l'intervista di Meloni, perché poche righe più giù, nello stesso pezzo, c'è Roberto Vannacci che spiega allo stesso Cohen come il nazismo abbia avuto «alcuni aspetti negativi», al pari di tanti altri periodi storici. E la grammatica è identica: il crimine diventa un'epoca, l'epoca diventa una sfumatura, e chi c'era dentro, poverino, non poteva mica capire. Tutti addosso al generale per la feccia che vomita ogni giorno, e ci mancherebbe. Solo che quei concetti stanno nella pancia di Fratelli d'Italia da sempre, imbellettati e truccati per farsi vedere meno. Ora che Futuro Nazionale sta al 7,1 per cento nella Supermedia Youtrend per SkyTg24 e che il 53 per cento degli elettori meloniani lo vuole in coalizione, Meloni torna alle origini. Anzi, non torna: cala la maschera, per paura di non rassicurare più i nostalgici in casa. Il 22 maggio aveva già celebrato su Instagram Giorgio Almirante, che sulla "Difesa della Razza" teorizzava il razzismo del sangue nelle vene, e in Fratelli d'Italia nessuno ha trovato la cosa particolarmente complessa.

... un'altra puntura!! ...

... lo confesso: ho perso il conto! Tante monetine negli occhi, sperando che se ne vadano in fretta!!!

domenica 23 agosto 2026

... Torino 1 - Milan 2 ...

Torino-Milan, ABATE subito nei guai: TRE ASSENZE pesantissime, situazione INACCETTABILE

... un "vuoto politico" !!! ...

L’ostilità della quasi totalità degli “intellettuali organici” di area PD verso Giuseppe Conte ha origini sostanzialmente pre-politiche. Da anni, tanti anni, questi intellettuali (spesso professori e professoresse universitari pluri-titolati, spesso appartenenti proprio a quella “sinistra ZTL” che non è affatto una parodia ma una realtà ben reale) dibattono quotidianamente su come “tornare ad essere sinistra vera”, su come “recuperare il rapporto con le classi popolari”, e via dicendo. Mancando un partito serio, e non essendolo più il PD, Facebook è diventato il luogo del dibattito; i più famosi, titolati e relazionati trovano ospitalità anche su qualche giornale di rilevanza nazionale (e spesso sono invidiati dagli altri, e corteggiati dai “codazzi”). È un grande onanismo collettivo, talvolta perfino annoiato; c’è spesso tanta autocritica verso il PD, anch’essa spesso molto annoiata come lo sono i dibattiti e le autocritiche di quei pezzi di società intellettualmente attiva che si rendono conto della situazione, ma che sono sufficientemente benestanti da non aver davvero bisogno della politica. È un teatrino, in cui sostanzialmente la stessa gente si parla addosso e si scambia i likes, che va avanti da anni. Anche grazie a questo teatrino viene tenuta in piedi la parvenza che il PD abbia ancora una attività politica ed intellettuale reale, e che non sia quindi semplicemente un vuoto involucro organizzativo preda delle correnti e dei centri di potere privati che stanno dietro alle correnti. Quando uso la parola “teatrino”, non lo faccio in modo dispregiativo: è proprio una messinscena funzionale a mostrare una attività partitica, una vitalità politica che non esiste più, e che pur si deve tenere in piedi per continuare ad attirare i voti della comunità di militanti / elettori più ampia che la osserva. Ad onor del vero, va detto che molti non si rendono conto di essere attori di questa messinscena: molti, credo la maggior parte, vi partecipano in modo sincero e genuino, con l’intenzione e la sincera credenza di tenere in vita l’attività intellettuale erede della tradizione del comunismo italiano. Questa attività autoreferenziale collettiva è una delle ragioni della incredibile presunzione di questo pezzo di classe intellettuale. Non c’è “vera sinistra” che non passi attraverso questa classe intellettuale e che non riceva il timbro di autenticità di questa classe intellettuale, che si sente erede del nobile pensiero comunista e democratico; chi non vi appartiene, o decide di non avere alcuna intermediazione con essa, anche semplicemente per dargli credito e riconoscimento, riceve il marchio dell’ignominia. Pensare di poter fare politica a sinistra, con temi di sinistra, senza interfacciarsi con questa classe intellettuale, è considerato - consapevolmente e inconsapevolmente - come un atto di vera e propria blasfemia. Giuseppe Conte ha tutte queste colpe. Non è un membro e un’espressione di questa classe intellettuale e di questo dibattito pluriennale sulla necessità di “ricostruire la sinistra” e “riconnettersi con il popolo”; ed è riuscito davvero, lui sì - colpa delle colpe! - a riconnettersi politicamente ed emotivamente con le classi popolari. Ma come, caro Conte, loro stanno lì da anni a disquisire in modo dotto e pacato sul popolo e sulle connessioni politico-emotive col popolo, e tu ci riesci? E neanche li consideri? Ma come ti permetti? Hai un bidone dell’immondizia al posto del cuore! Tutto il rancore, l’odio, la stizza, lo scandalo che questa classe intellettuale del PD prova per Conte ha origine da tutto questo, ed è un’origine sostanzialmente prepolitica. Conte gli sta rubando il pallone da tempo, e glielo sta mettendo in saccoccia con una capacità politica inedita. Gli ha pure soffiato il riferimento alla Ocasio Cortez, anticipandoli tutti! Non si fa, proprio non si fa. Giuseppe Conte potrebbe pure tatuarsi la faccia di Draghi e Mattarella sul petto, mettersi a cucinare una bella pastasciutta antifascista con il grembiule dell’Anpi, e scrivere il menù con la schwa, ma finirebbe comunque sotterrato di insulti e rancori da parte dei nostri intellettuali di area PD per aver sbagliato qualche ingrediente. E sarebbero pure quelli che, nella loro testa, costituiscono la speranza della sinistra del nostro Paese. Gli chiudessero i profili social nei sei mesi prima delle elezioni, il campo largo avrebbe qualche speranza di vincere le elezioni.