domenica 14 giugno 2026

... crisi della narrazione ...

L’ONNISCIENZA SMEMORATA 


L’uomo di oggi sa tutto e ricorda poco. Attraversa la giornata raccogliendo notizie come un tempo si raccoglievano more lungo una siepe, a manciate, senza ordine, e la sera ne ha le mani piene e lo stomaco vuoto. Byung-chul Han chiama crisi della narrazione la condizione di chi possiede informazione in quantità mai vista e ha perduto la capacità di farne un racconto. L'informazione arriva e svanisce nell'istante successivo, perché vive di attualità e muore con essa, mentre il racconto domanda tempo, una mano che annodi gli eventi in una trama che li tenga insieme. Il nostro uomo scorre le vite altrui a migliaia e non sa dire la propria. Ha sostituito la biografia con la cronologia, la successione nuda e cruda dei fatti, lembi di reale, senza il filo che li renderebbe un destino. Possiede l'archivio e si ritrova senza memoria, perché ricordare significherebbe fare una scelta, e scegliere comporta il rinunciare, e lui rifiuta la rinuncia che farebbe di tante immagini una storia. Una sola. Una per volta. Maurice Blanchot aveva annunciato la scomparsa della letteratura come la scomparsa del luogo in cui si va senza arrivare, lo spazio paziente in cui una vita diventa leggibile a se stessa. Quel luogo si è chiuso. Il libro che dovrebbe venire non viene, perché nessuno sa più restare nella lentezza che lo conterrebbe. L'uomo informato scambia l'essere aggiornato con l'essere vivo, e si addormenta sazio di mondo, certo di aver capito la giornata, incapace di raccontarla a un altro fuori dall'elenco delle cose accadute. La sua è una tragedia in tono minore che non fa scandalo e men che meno notizia. Ha guadagnato l'accesso a tutto e ha smarrito la facoltà di trasformare qualcosa in esperienza. La vita gli passa accanto in alta definizione, e lui la osserva dietro un vetro che chiama finestra e che è uno specchio appena annerito, dove crede di vedere il mondo e vede soltanto il proprio scorrere. 

[Christopher Baker, Hello World! or: How I Learned to Stop Listening and Love the Noise, 2008, videoinstallazione] 


 Lavinia Marchetti.

... AH, ora ho capito!! ...

Corso accelerato per analfabeti funzionali 

Forse così capiranno: Quando devi umiliarti e chiedere favori in modo servile, meglio mettere le ginocchiere… 
così le ginocchia non si rovinano. 

Povera Italia!!

  Immagine creata con A.I
SENZA VERGOGNA E SENZA DECENZA: NON SI RICORDA CHE LA COSTITUZIONE SU CUI HA GIURATO È ASSOLUTAMENTE ANTIFASCISTA. QUESTA DONNA È PERICOLOSA PERCHÉ TOTALMENTE PRIVA DI SCRUPOLI E PRINCIPI. QUESTA CI PORTERÀ ALLA ROVINA TOTALE. HA DISTRUTTO L'ITALIA IN MENO DI QUATTRO ANNI. COSA FARÀ CON ANCORA ALTRO TEMPO?

... intenti genocidi!! ...

KATZ, INTENTI GENOCIDI ANCHE PER L'IRAN 


Ho sottotitolato un video che merita di circolare. Non per gusto della polemica, ma perché mostra con crudezza la deriva di un potere che da tempo ha smesso di distinguere tra sicurezza e barbarie. Le parole del ministro degli Esteri israeliano Katz si collocano dentro una scia ormai riconoscibile: disumanizzazione del nemico, minaccia collettiva, punizione di interi popoli, normalizzazione della devastazione. È lo stesso lessico politico che abbiamo visto applicare a Gaza e al Libano: prima si nega l’umanità dell’altro, poi si rende accettabile qualsiasi crimine. Altro che “difendere Israele”. Questo è il vero volto del Sionismo Reale: un’ideologia di supremazia che usa il trauma storico come passepartout e la forza militare come linguaggio ordinario. Chi continua a confondere critica di questo sistema con odio antiebraico rende un servizio alla propaganda e un danno alla verità. Quando ministri di uno Stato parlano così, il problema va ben oltre ciò che dicono: è ciò che preparano. Le parole aprono la strada ai fatti. E i fatti, negli ultimi anni, parlano già di macerie, espulsioni, fame, morte civile. Guardate, ascoltate, giudicate. E chiedetevi fin dove può arrivare un potere convinto di poter agire senza limiti e senza conseguenze. 

 Pino Cabras.

sabato 13 giugno 2026

... i soldati che dissero NO! ...

I SOLDATI ITALIANI CHE DISSERO "NO" ALLA REPUBBLICA DI SALÒ (anche mio padre) E FURONO DESTINATI AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO TEDESCHI. 


Ignazio La Russa in una trasmissione tv, alcuni anni fa, affermò che i soldati italiani prigionieri della Germania che, in seguito all’8 settembre 1943, dissero "NO" all'arruolamento nella Repubblica Sociale avevano fatto “una scelta di comodo”, solo per non “rischiare la vita”. Peccato che decine di migliaia di loro non fecero mai ritorno. Dopo l'8 settembre 1943, i militari italiani presenti nei territori controllati dalla Germania furono disarmati e catturati dalla Wehrmacht. Di questi, oltre 650.000 vennero deportati nei campi di prigionia e di lavoro del Terzo Reich. Per volontà di Hitler furono classificati come "Internati Militari Italiani" (IMI), una categoria giuridica creata appositamente per sottrarli alle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra. Ai soldati italiani venne proposta una scelta netta: aderire alla RSI e quindi vendersi alla Germania nazista, oppure affrontare l’internamento: circa il 90% dei militari catturati rifiutò la collaborazione. Il loro rifiuto venne ripagato con fame, freddo, malattie, percosse e ritmi di lavoro massacranti. Tra il 1943 e il 1945 morirono oltre 50.000 internati, molti altri portarono per tutta la loro vita nel fisico e nella mente il prezzo della prigionia. Per lungo tempo questa vicenda è rimasta in secondo piano nella memoria pubblica italiana. Quei soldati ricordavano al paese la guerra fascista, con i suoi fallimenti e crimini. Ma gli IMI erano perlopiù umili lavoratori e non soldati di professione, trascinati in un conflitto che non volevano combattere e che col loro coraggio avevano riscattato quella storia orribile. Dimenticati dalle istituzioni, anche e soprattutto dai vertici militari, gli IMI vennero ovviamente espulsi dalla retorica patriottarda delle destre, che non potevano e non possono accettare il loro rifiuto del nazismo. 


 Eduardo Rina.

... i nuovi politici!! ...

Che meraviglia vedere i nostri giovani patrioti pronti a raccogliere il testimone della grande tradizione italica. Basta università, basta lauree, basta perdere tempo sui libri. C'è un Paese da mandare avanti. 

Chi raccoglierà la frutta sotto quaranta gradi? Chi si alzerà alle quattro del mattino per mungere le mucche? Chi passerà dieci ore nei campi a respirare polvere e pesticidi? Forza ragazzi, il futuro vi aspetta. Pronti a svuotare i cassonetti all'alba mentre la città dorme. Pronti a caricare e scaricare camion nei magazzini per turni interminabili. Pronti nelle celle frigorifere dei mercati ortofrutticoli quando fuori è estate e dentro sembra gennaio. Pronti a fare i turni di notte nei panifici, nelle fabbriche, nei centri logistici. Pronti a pulire bagni pubblici, stazioni, ospedali, scuole e uffici. Pronti a salire sui tetti ad agosto e sulle impalcature a dicembre. Pronti nei macelli, nelle stalle, nelle fonderie, nelle cave, nei cantieri. Pronti a consegnare pacchi sotto la pioggia, sotto il sole e nel traffico. Pronti a cambiare pannoloni agli anziani, a lavarli, a sollevarli, ad assisterli quando tutti gli altri sono troppo occupati. Pronti a lavare piatti fino a notte fonda nei ristoranti. Pronti a rifare letti negli alberghi. Pronti a pulire le camere lasciate in disordine dai turisti. Pronti a fare tutto quel lavoro invisibile che tutti considerano indispensabile, purché lo faccia qualcun altro. Perché è facile dire "prima gli italiani" quando il lavoro lo fanno gli altri. Più difficile è spiegare chi farà quei mestieri quando gli altri non ci saranno più. E soprattutto a quale salario, con quali orari e con quali sacrifici. 

Forza dunque, giovani patrioti. Il Paese vi aspetta. C'è un intero elenco di lavori duri, sporchi e malpagati che qualcuno dovrà pur fare. Che meraviglia vedere i nostri giovani patrioti pronti a raccogliere il testimone della grande tradizione italica. 
Ringraziate la Sardone, Ceccardi e Vannacci, per questa grande opportunità. Non pensate che questi lavori li faranno i vostri genitori mentre voi bighellonate su tiktok, facebook e x. 

Come farebbero i Musk o i Zuckerberg di turno a spalare miliardi senza voi alienati sui social? 

Che meraviglia! 

Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Qualcosa di sensato il generale oggi l'ha detta: "Rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo". 

 Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

venerdì 12 giugno 2026

... tre anni fa!!! ...

Tre anni fa ci lasciava il cancro della politica italiana: il pregiudicato, pluriprescritto, pluri-imputato, corruttore, evasore, amnistiato e indagato, amico e finanziatore della mafia Silvio Berlusconi. 

Oggi elogiato da Meloni, Salvini e Tajani come un padre della democrazia — sì, delle patrie galere. 

Poveri italiani!

... il Giano Bifronte!! ...

𝐈𝐥 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐛𝐢𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐂𝐡𝐢𝐠𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Giorgia Meloni è salita alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno e ha ritrovato il bersaglio degli esordi: i «burocrati che non devono rendere conto a nessuno», colpevoli di «interpretazioni surreali, ammantate come tecniche». Pareva di essere tornati alla campagna del 2022, quella della sovranista col turbo. Poi, da Palazzo Chigi, era arrivato il vestito buono della statista iperistituzionale, applaudita in quei salotti di Bruxelles che prometteva di scardinare, e parecchi giornalisti ci sono cascati, insieme a una fetta dei suoi elettori. Ora il vestito torna nell'armadio. Il motivo ha nome e cognome: Roberto Vannacci, che col suo Futuro Nazionale sfiora il 5% nel sondaggio Swg dell'8 giugno e rosicchia consensi proprio lì dove la premier li aveva raccolti, alla sua destra. Sempre Swg certifica che senza il generale il centrodestra perderebbe le politiche del 2027. Così il Giano bifronte giovedì ha rispolverato la faccia numero uno: bombarda l'Ue sull'Ets, blinda Israele rifiutando la sospensione dell'accordo di associazione, e intanto urla ai vannacciani che «la vera destra non è mai funzionale alla sinistra». L'esclusione dal vertice di Londra sull'Ucraina brucia, certo, solo che il calendario elettorale brucia di più. Tradisce sé stessa per la seconda volta, e pure con esibita disinvoltura. Ci cascheranno di nuovo, giornali ed elettori? La traiettoria dice di sì, e pure qualche titolo già pronto stamattina. Del resto la maschera da statista è lì, appesa, pronta per il giorno dopo il voto. Aspettiamo.