lunedì 18 maggio 2026

... il razzismo nuovo!! ...

𝐄𝐥 𝐊𝐨𝐮𝐝𝐫𝐢 𝐞̀ 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐢𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚: 𝐢𝐥 𝐫𝐚𝐳𝐳𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞


 Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Salim El Koudri è nato a Seriate il 30 marzo 1995. Italiano, laureato in Economia, residente a Ravarino. Sabato 16 maggio ha lanciato una Citroën C3 a folle velocità in via Emilia a Modena, falciando otto persone, quattro gravi, due donne con le gambe amputate. Un fatto atroce. E un cittadino italiano. Su quel "cittadino italiano" si è aperta la voragine. Matteo Salvini (Lega) ha rilanciato la revoca del permesso di soggiorno e della cittadinanza per chi delinque: «un Paese serio ti espelle immediatamente, è legittima difesa». Solo che El Koudri un permesso di soggiorno non ce l'ha, perché non gli serve: è italiano per legge. Glielo ha fatto notare il suo stesso governo. Tajani: "non aveva un permesso di soggiorno, è cittadino italiano". Zangrillo: non decidere "sull'onda dell'emotività". Piantedosi: "è un'altra cosa rispetto a questo fatto". Salvini ha aggiustato il tiro sulle "seconde generazioni": chi "rifiuta la cultura e la legge del Paese in cui cresce costituisce un problema". La legge dice che El Koudri è italiano. La percezione di Salvini dice di no, perché il nome è marocchino e la pelle è quella sbagliata. La cittadinanza diventa una concessione revocabile a vista, su base etnica. Il quadro investigativo parla un'altra lingua. Niente radicalizzazione nei dispositivi sequestrati, disturbi schizoidi, l'uomo seguito dal Centro di salute mentale tra il 2022 e il 2024 e poi sparito. Piantedosi: matrice psichiatrica evidente, terrorismo escluso. A fermarlo, mentre fuggiva col coltello, sono stati Luca Signorelli e due cittadini egiziani. Stranieri. Se un italiano per legge smette di esserlo per il colore della pelle, la cittadinanza vale finché qualcuno decide che valga. Domani tocca a chi ha il nome sbagliato. Poi all'accento, alle idee, alla fede. Prima i marocchini, poi si vedrà.

... Salim El Koudri ...

SALIM EL KOUDRI E LA DISTANZA DAGLI ALTRI 


Salim è cresciuto nel modenese da quando era bambino. Si è laureato in economia. Ha cercato lavoro. Non l'ha trovato. Ha smesso di andare al centro di salute mentale dove era seguito dal 2022. È scivolato fuori dal radar di tutto e di tutti: del sistema sanitario, della comunità, della famiglia, dello Stato. Salvini, puntuale come un avvoltoio, ha scritto: “Salim El Koudri. Questo il nome del criminale di seconda generazione che ha falciato passanti innocenti”. Criminale di seconda generazione. Non “un uomo con un disturbo psichiatrico grave che il sistema ha perso di vista”. Non “un disoccupato che si sentiva invisibile in un paese che lo aveva formato e poi rifiutato”. Non “una persona reale, con una psicologia specifica, con una frase incompresa su Instagram e un padre che va in moschea e un appartamento in una palazzina popolare di Ravarino”. No: un criminale di seconda generazione. Una categoria. Un simbolo. Una munizione. 

Scrive Tahar Lamri: "Etichettare così quest’uomo non è solo razzismo è qualcosa di peggio: è la distruzione deliberata di qualsiasi possibilità di capire, e quindi di prevenire...

 [Foto ed elaborazione di Giovanni Izzo] 

... la lotta sulla Cultura ...

L’anestesia culturale della destra 

di Carlo Galli 


Politica e cultura sono ancora un problema. Per dare un giudizio sulla soluzione che ne sta proponendo la destra si deve distinguere fra egemonia culturale e politica culturale. La prima consiste nel fatto che una certa visione del mondo, di parte, è presentata come valida per l’intera società, e tale si dimostra veramente in una determinata fase storica. Per esempio, si può parlare di egemonia culturale borghese quando interi apparati ideali e valoriali, funzionali in primo luogo a un preciso segmento della società, diventano l’ossatura e la legittimazione delle istituzioni politiche e perfino del modo di interpretare la vita. Le costituzioni liberali, il diritto di proprietà, il romanzo, sono forme di egemonia culturale borghese. Che non è il contrario del pluralismo, non è una cappa plumbea di uniformità forzata. È il tono condiviso di un tempo. La politica culturale è poi l’insieme delle azioni attraverso le quali i poteri pubblici o privati realizzano i propri obiettivi culturali e sociali. Si tratta, ancora come esempio, del controllo dei media, di case editrici, di promozione di correnti artistiche, della costruzione del sistema formativo. È chiaro che la politica culturale, tanto più se ha la pretesa di essere egemonica o controegemonica — è il termine usato a destra — , dovrebbe avere alle spalle una creatività culturale, un insieme di idee. E questo è il punto. La destra non sa fare egemonia culturale in grande, elaborando una cultura propria, dotata di capacità di consenso allargato. Una cultura di destra all’altezza delle molte espressioni teoriche e artistiche del passato — cattoliche e laiche; realistiche e spiritualistiche; antimoderne, ipermoderne, postmoderne; centrate sull’ordine o sul conflitto, sull’individuo o sullo Stato, sulla tecnica o sulla natura; sulla ragione o sull’irrazionale — . Ad alcune di queste fanno riferimento pochi validi intellettuali italiani, non molto amati dal governo, e di solito critici verso di esso. Perché la cultura di destra si esprime spesso nella ribellione più che nel conformismo, nella contestazione del mainstream più che nella sua edificazione. E quindi la destra non fa che politica culturale, debole e forte al tempo stesso. Forte per l’occupazione degli spazi pubblici, fino al condizionamento dello stesso ministro della cultura attraverso le direttive di un partito. Forte per la promozione di persone più che di idee, per la premiazione dell’obbedienza più che della competenza. Debole però per i contenuti, evanescenti, e per le contraddizioni in cui inciampa. I casi Venezi, Biennale, Regeni, sono noti — al di là del giudizio sulle ragioni e sui torti di questo o di quello, emerge evidente la relazione troppo stretta fra cultura e comando, che non è certo la stessa cosa dell’egemonia — . Un altro caso sono le linee-guida per l’insegnamento della filosofia nei licei, nelle quali sono assenti, tra gli altri, Marx e Spinoza, e in cui si vuole attenuare l’impostazione storica della didattica — caratteristica fondativa della cultura italiana — . Il fantasma dí Giovanni Gentile, riformatore della scuola, “inventore” di Marx come filosofo, e curatore dell’Etica di Spinoza, invoca vendetta. Esiste però una triste egemonia culturale — o piuttosto anticulturale — promossa nonostante tutto dalla destra. Si tratta della formazione di un “senso comune” fatto di pregiudizi e di conformismi. Garlasco, bambini del bosco, programmi televisivi sempre più banali, allarmi securitari, convergono nel progetto di distrazione di massa che è la vera cifra del “conservatorismo”, l’ideologia ufficiale del governo, il cui programma egemonico coincide appunto con la conservazione e la coltivazione del disinteresse popolare per la cultura impegnativa e critica. È questa l’egemonia “culturale” reale della destra. Mentre questa “egemonia al ribasso” pare purtroppo funzionare, questioni cruciali bisognose di decisioni politiche elaborate in una cultura di alto profilo, condivisa, almeno a grandi linee, dalla società, non vengono affrontate. La crisi dell’Occidente spaccato a metà, i rapporti con l’Europa e con la Russia, i conflitti geopolitici, le teo-tecnologie che esigono nuovi spazi di dominio, tutto ciò che ha bisogno di idee, immaginazione, pensiero critico, passa sotto silenzio o viene sbrigato con slogan. Oltre le polemiche, sui social o in tv, una elaborazione intellettuale della politica non viene nemmeno ipotizzata. Il divorzio fra politica e cultura non nasce dalla destra di oggi — va retrodatato almeno agli inizi del secolo — , e in altre forme è un problema anche per la sinistra. Ma certo la destra, nonostante i suoi propositi, non riesce a ricucire i due ambiti. Del resto, se il suo vero obiettivo politico è “durare”, l’essenza profonda del suo progetto culturale non può essere altro, pur fra proclami altisonanti e vibranti rivendicazioni, che “troncare, sopire” — come diceva Manzoni (altro bersaglio, fra le consuete interne polemiche, della volontà riformatrice della destra) — . Un programma complessivo di “fragorosa anestesia”, che può forse essere vincente ma che certo è deludente, e anche imbarazzante. 


 Maurizio Migliarini.

domenica 17 maggio 2026

... Riassuntone!! ...

Nel boschetto della mia Pillypilly C’è un Riassuntone un po’ matto inventato da me Ma un giorno il Salvino dai piedi di balsa mi portò dal Pillon dai piedi di cobalto Mi disse c’è la famiglia dai piedi di pane che caga sotto un pino perchè Sostiene che gli avvocati non sono di vero cobalto Ma sono in effetti quattro disagiati di pane ricoperti da un sottile strato di cobalto Usa, Trump: “Sono disposto a prendermi una pallottola per il Paese”. Tanto sono tutte finte. Italia, Il ministro Giuli ha dato dell’assenteista al ministro Salvini. Deve aver letto il curriculum. Usa, Mary Trump “mio zio Donald soffre di problemi psichiatrici”. Ce n’eravamo accorti. Italia, 36° su 49 paesi europei per diritti LGBTQ+, l’Italia ha perso due posizioni in due anni. E questo non va bene, solo due posizioni? E il governo che fa? Albania, L'annuncio del ministro Hoxha: Tirana entrerà nell'Ue. Beh, solo se togliete i centri della Meloni. Italia, Trump: “Valuto seriamente di rendere il Venezuela il 51esimo Stato Usa”. Ma non era l’Italia il 51esimo? Albania, “il paese non vuole rinnovare l’accordo dei CPR con l’Italia oltre il 2030”. Ah ecco, vedi! Italia, Famiglia nel bosco, rinuncia dei due difensori per “divergenze insostenibili”. Simone Pillon è il nuovo avvocato dei Trevallion. No, che Pillon sia il nuovo avvocato non è una mia battuta, è la realtà. USA, più di mezzo milione di persone hanno pagato un acconto di 100 dollari per i telefoni T1 di Trump già da un anno, ma ora Trump Mobile ha aggiornato i termini specificando che che non c’è alcuna garanzia che i telefoni saranno prodotti. “I coglioni vanno inculati” cit. Italia, i giudici: la mamma del bosco 'non può tornare nella casa famiglia'. L’effetto Pilly. Mondiali, lo stadio Azteca di Città del Messico sta sprofondando di un centimetro e mezzo al mese, insieme alla capitale. Come la nostra nazionale! Italia, Salvini porta la Lega in ritiro, due giorni in montagna a giugno, forse sulle Dolomiti. Ah, le famose tre cime di Lavaredo, Grazia, Graziella e grazie al ….. Usa, Vance “la Casa Bianca è vuota senza Trump, mi sento come il bambino di Mamma ho perso l’aereo”. Che teneri cojoni. Italia, Luca Fiocchi, Fratelli d’Italia, consigliere regionale dell’Emilia-Romagna, accusa una consigliera del PD di assenteismo, ma è al nono mese di gravidanza. La famiglia tradizionale d’Italy. Cina, Xi incontra Trump, ma il presidente cinese non parla inglese. Beh, neanche Trump. Italia, La Russa “Faremo una seduta a tre con la Gelmini e con la Carfagna, che non è male…”. Ti piacerebbe… Usa, José“Joe” Ceballos, sindaco di un paesino del Kansas, tre volte sostenitore di Trump e MAGA è stato deportato dall’ICE. L’ho già citata Wanna Marchi? Italia, pestaggi a sfondo razziale contro stranieri e senza tetto, denunciati due esponenti di Forza Nuova. Maledetto odio di sinistra! Usa, un tribunale di Washington sospende le sanzioni imposte da Trump a Francesca Albanese. Maledetti giudici komunisti! Italia, Meloni in Parlamento “la pressione fiscale aumenta perché la gente lavora”. La boccerebbero anche in terza media. Italia, alla Costituente di Futuro Nazionale i delegati potranno intervenire, ma solamente se inoltreranno prima al presidente del partito discorsi e dichiarazioni programmatiche per un "vaglio di ammissibilità" preventivo. In linea con i bei tempi di LVI! Italia, frase shock a Porta a Porta su Garlasco “ognuno di noi sogna lo stupro”. Il grande giornalismo di Vespa. Italia, permessi di soggiorno in cambio di mazzette, in manette un poliziotto e una candidata di Fratelli d’Italia. Il famoso business dei migranti della sinistra. Titolo e autore della canzone, forza!

... Cagliari 2 - Torino 1 ...

Nove volte. Nove è la quota del Torino targato Urbano Cairo all’inizio di quella che un tempo era la settimana santa ed oggi è solo una settimana di merda identica a tutte le altre. E fa quasi ridere, se avessi ancora voglia di ridere anziché di vomitare. Nove volte. Come se fosse un errore di calcolo, una svista da quotista distratto che ha scambiato il Torino per la Scafatese. La verità è che non è più una partita. È una messa a morto suonata in anticipo, con la precisione fredda delle cose già decise prima ancora che qualcuno entri in campo. E non perché i gobbi siano diventati improvvisamente dei giganti, anzi. Hanno appena buscato ceffoni dalla derelitta Viola in casa. I bookies però, sanno che dall’altra parte c’è una squadra che si trascina appreso un fardello di noia, mediocrità, delusione, sconforto che la nemmeno cinico tv di Ciprì e Maresco. Una vita in bianco e nero, sotto la pioggia, e se esce l’arcobaleno lo vedi tutto grigio. Nove volte. Non è una quota, è una provocazione. È qualcuno che ti guarda negli occhi e ti dice: “non vali nemmeno la matematica della speranza”. Facendo finta di dimenticare che il calcio è altra roba ed a volte spariglia le carte. Non nel caso del Torino di Cairo però, o della Cairese, se più vi piace. Una squadra che non ha smesso di perdere solo i derby, ma ha smesso di ricordarsi perché dovrebbe vincerli. Ha smesso di ricordarsi anche PER CHI dovrebbe vincerli, e questo è peggio di qualsiasi sconfitta. Domenica sarà tutto finito. Andrà in archivio l’ennesima stagione vergognosa. Andrà in archivio la parentesi granata di tanti sconosciuti venuti sotto la mole tanto per passare un po’ il tempo. Andrà in archivio con tutta probabilità il solito derby trasformato in perdy. Cairo no, lui per fortuna sarà ancora qui, a garanzia di qualcuno che ci vuol a vita esattamente come siamo ora. 

Resterà una sola cosa a cui attaccarci, ma non la scrivo, altrimenti mi bloccano anche questo profilo. 

Ernesto Bronzelli.

... coscienze degradate!! ...

Seminare l’odio è diventata una pratica quotidiana. 

 Una liturgia povera. Non richiede intelligenza, né cultura, né coraggio. Basta una frase urlata, una menzogna ripetuta mille volte, un bersaglio da indicare al popolo affamato di rabbia. Lo straniero, il povero, il diverso, il fragile. E il gioco è fatto. Io credo che il vero degrado italiano degli ultimi vent’anni non sia stato economico. Nemmeno politico. È stato antropologico. Hanno trasformato il linguaggio pubblico in una fogna dove l’insulto vale più del pensiero e la brutalità viene scambiata per sincerità. Il populismo ha avuto questo merito oscuro, ha insegnato alle persone a diffidare della complessità. Ha convinto milioni di italiani che studiare fosse inutile, che ragionare fosse un difetto, che ogni competenza fosse “elitismo”. E mentre il Paese smetteva di leggere, smetteva anche di comprendere. Un popolo che non comprende diventa facilmente manipolabile. Ha paura di tutto. E chi ha paura finisce sempre per odiare qualcuno. Così sono cresciute generazioni intere nutrite dalla televisione urlata, dai social trasformati in arene, da politici che non governano emozioni ma le sfruttano. L’odio è stato industrializzato. Reso spettacolo. Monetizzato. Persino premiato elettoralmente. La destra italiana contemporanea non ha inventato questo degrado, lo ha raccolto, coltivato e organizzato. Ha capito che un cittadino arrabbiato è più utile di un cittadino cosciente. Per questo ogni problema sociale viene trasformato in guerra tra poveri. Mai contro i privilegi veri, mai contro il potere economico. Sempre contro gli ultimi. E allora si vedono uomini e donne umiliati dalla vita accanirsi contro chi è ancora più debole di loro. È il capolavoro del potere, convincere gli sfruttati a odiare altri sfruttati. La tragedia è che molti non si accorgono nemmeno più della propria miseria culturale. Ripetono slogan inventati da altri, come devoti senza fede. Parlano per odio preso in prestito. Difendono idee che spesso feriscono persino loro stessi. E credono di essere liberi mentre diventano eco. Io continuo a pensare che una società che perde empatia perde anche umanità. 
 E quando un Paese smette di provare vergogna per la crudeltà, allora il degrado non è più nelle periferie, nei muri sporchi o nelle strade abbandonate. 
È dentro le coscienze. 


Giovanni Pugliese 

... a Modena, ieri!! ...

Stanotte sono stata svegliata da una valanga di messaggi: “eccolo, uno come te di seconda generazione”, “ecco cosa fate voi”. Voi chi, esattamente? Nel giro di poche ore sono stata trascinata anch’io, come tantissimi altri italiani di seconda generazione, nello stesso calderone: delinquenti, terroristi, nemici. Senza che nessuno si fermasse un attimo a capire, distinguere, ragionare. Senza che importasse che si trattasse di un caso psichiatrico, quindi, letteralmente, qualcosa che poteva riguardare chiunque Ieri a Modena un uomo si è lanciato con l’auto sulla folla, poi è sceso ed è fuggito arrivando quasi ad accoltellare chi tentava di fermarlo. Ma il meccanismo è sempre lo stesso: succede qualcosa, si guarda il cognome, si alimenta la paura e si costruisce una narrazione utile, sulla pelle di chi è ancora in ospedale, SENZA RISPETTO 
 Le testate online hanno fatto subito quello che fanno sempre: sbattere il mostro in prima pagina, etichettandolo come “italiano di seconda generazione”. E sotto, puntuali i commenti: “risorse”, “remigrazione”, “pena capitale”, “armiamoci”, “attentato islamico”. Un’ondata di odio razziale che ormai non sorprende più, ma mi fa sempre più paura. Nel frattempo, quasi nessuno ha sottolineato che tra le persone che lo hanno fermato c’erano anche ragazzi stranieri. Come spesso accade, questa parte della realtà passa in secondo piano. In un Paese normale non dovrei neanche farlo notare Ma nel nostro, purtroppo, è un’immagine che conta. Eccome se conta. Matteo Salvini, Vicepremier della Repubblica, ha reagito su X chiamandolo “criminale di seconda generazione”, mentre una nota della Lega parla apertamente di fallimento dell’integrazione e di persone “non integrabili”. Ancora più evidente è il doppio standard: pochi giorni fa a Taranto sei ragazzi italiani, cinque minorenni, hanno ucciso un uomo di 35 anni, probabilmente solo perché nero. Una notizia accolta con molto meno clamore e, in certi casi, persino con commenti giustificazionisti Quindi i mostri chi sarebbero? Siamo diventati un Paese sempre più indulgente con i criminali “dei nostri” e feroce con quelli percepiti come “altri”. Un clima alimentato da anni di propaganda che trasforma ogni fatto di cronaca in uno strumento di divisione. La realtà viene piegata, selezionata, usata. La paura diventa carburante politico. 

SCIACALLI. 

 Sara El Debuch.