venerdì 27 marzo 2026

... il cinismo del potere! ...

LA FIGLIA DI CRAXI FA LA SUA SCALATA AL POTERE ALLEATA AL PARTITO CHE HA FATTO A PEZZI SUO PADRE.. NESSUN PUDORE, O CARENZA DI MATERIA GRIGIA E RISPETTO FILIALE? 


È il paradosso del sangue, il doppio tradimento a Hammamet. Ci penso da anni, c’è qualcosa di profondamente disturbante, quasi shakesperiano, nella parabola di Stefania Craxi. Sedere per anni tra i banchi di Forza Italia non è stata una "scelta di campo", è stato un atto di sottomissione politica che colpisce al cuore la memoria del padre. Il primo tradimento è storico. Come si può abitare la casa di chi ha cinicamente lavorato nell'ombra per distruggere il proprio mentore, guardando come una faina guarda il pollo da sacrificare, una carriera politica sgretolarsi, aspettando solo il momento buono per ereditarne le chiavi del regno? Accettare un seggio da Silvio Berlusconi significava, di fatto, baciare la mano che ha tradito e voltato le spalle a Bettino nel momento del bisogno, trasformando l’amicizia in un calcolo di convenienza elettorale... Lei accettò! Il secondo tradimento è morale. Diventando una colonna del partito del "mandante" del suo oblio, Stefania ha avallato la narrazione per cui il craxismo era solo un vecchio ferro-vecchio da rottamare per far spazio al nuovo padrone. È la sindrome di chi, per sopravvivere politicamente, sceglie di servire l’erede che ha banchettato sulle spoglie di famiglia. Non si onora un padre portando i suoi fiori sulla tomba se poi, in aula, si vota insieme a chi ha reso quella tomba necessaria, solitaria e lontana. È un’eredità svenduta in cambio di una cittadinanza nel regno di chi ha vinto mentre Bettino perdeva tutto. C’è una narrazione zuccherosa che dipinge il legame tra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi come un’amicizia indissolubile fino all’ultimo respiro. Ma la politica non è un album dei ricordi; è una catena alimentare. Mentre il sistema della Prima Repubblica veniva smantellato pezzo dopo pezzo dalle inchieste di mani pulite, accadeva qualcosa di cinico e metodico. Craxi non è stato solo travolto dal fango di un’epoca che finiva; è stato il "parafango" che ha permesso ad altri di restare puliti abbastanza da ricominciare. La strategia perfetta del "Mandante" politico Berlusconi... non ha premuto il grilletto giudiziario, ma ha fatto qualcosa di più profondo: ha ereditato l'impero orfano. Mentre Craxi diventava il volto unico della corruzione nazionale, il capro espiatorio perfetto su cui scaricare le colpe di un intero sistema, Berlusconi restava nell'ombra a guardare il suo mentore morire. Invece di difendere l'eredità politica del garofano, Berlusconi ne ha cannibalizzato l'elettorato e i quadri dirigenti, promettendo un "nuovo" che in realtà era la versione 2.0 (o meglio, la versione P2.0), più patinata e meno ideologica, dello stesso potere. La solitudine di Hammamet è stata funzionale. Un Craxi in Italia, magari a difendersi in aula con la sua nota intelligenza e aggressività, sarebbe stato un ingombro per la "discesa in campo" del Cavaliere. Meglio un martire lontano, utile per qualche discorso nostalgico, che un testimone scomodo presente ai processi. La verità è spietata, Berlusconi è stato il beneficiario finale del crollo di Craxi. Ha preso le intuizioni comunicative e il potere mediatico che Bettino gli aveva permesso di costruire e li ha usati per erigere un muro tra sé e quel passato. Mentre Craxi moriva in esilio, marchiato dal marchio dell'infamia, il suo "allievo" più infame e brillante giurava di essere l'uomo della provvidenza, nato dal nulla, senza debiti di gratitudine. L'umanità del rapporto è svanita davanti al calcolo: per far nascere il ventennio berlusconiano, il craxismo doveva morire nel modo più rumoroso e solitario possibile. Berlusconi non ha solo con metodo chirurgico e morale ucciso l'amico, ne ha ereditato spietatamente il regno prima ancora che il corpo fosse freddo, lasciando che la storia si accanisse sul perdente. 

E STEFANIA? MENTRE IL PADRE SI RIVOLTA NELLA TOMBA, LEI È LA NUOVA CAPOGRUPPO DI FRATELLI D'ITALIA AL SENATO... FOSSE MIA FIGLIA L'AVREI GIÀ RIPUDIATA! 

Karima Angiolina Campanelli

... la Bestia di Satana! ...

IL FIGLIO PERICOLOSO DI MARY ANNE MacLeod TRUMP... 


 Iniziamo con la celebre citazione di Mary Anne MacLeod Trump, la madre del 47° Presidente degli Stati Uniti. C'è una frase in particolare, spesso riportata nelle biografie e nei documentari, che è rimasta impressa per la sua schiettezza (e un pizzico di ironia retrospettiva). Si dice che, osservando l'esuberanza e la natura ambiziosa del figlio fin da giovane, abbia esclamato: "Che tipo di figlio ho cresciuto? È un idiota senza un briciolo di buonsenso, e senza abilità sociali, ma è pur sempre mio figlio. Spero solo che non si metta mai in politica, sarebbe un disastro!".... Ecco alcuni dettagli interessanti sul loro rapporto e sulla figura di Mary Trump, Mary era un'immigrata scozzese, arrivata negli Stati Uniti con pochi risparmi e una forte etica del lavoro. Era nota per essere una donna riservata ma molto attenta all'estetica e alla formalità. Mentre il padre Fred Trump ha plasmato il lato prettamente "business" e competitivo di Donald, molti analisti suggeriscono che il gusto per lo spettacolo, la passione per le cerimonie e l'attenzione ai media siano eredità del carattere di sua madre. Pare che la frase sia stata pronunciata negli anni '90, un periodo in cui la vita privata e i successi (nonché i fallimenti finanziari) di Trump erano costantemente sotto i riflettori dei tabloid newyorkesi. È affascinante notare come le dinamiche familiari influenzino i leader mondiali. Siamo di fronte all’epilogo grottesco del "secolo americano", incarnato da un monarca della post-verità che fonde l’edonismo distruttivo di un Nerone con l’arbitrarietà psicotica di un Caligola. Non è solo un uomo; è un sintomo maligno, il prodotto di un’estetica del consumo che ha divorato la sostanza delle istituzioni. Come un imperatore che nomina il proprio cavallo console per il puro gusto di umiliare il Senato, egli brandisce il potere non come uno strumento di governance, ma come un’arma da taglio contro la stessa fibra della realtà condivisa. La sua azione sul mondo non segue una dottrina, ma un’entropia calcolata. Mentre l’ordine internazionale, costruito faticosamente su regole e alleanze, viene smantellato pezzo dopo pezzo, egli danza sulle macerie del multilateralismo con il cinismo di chi vede nel collasso globale un’opportunità di branding personale. È la negazione sistematica della competenza: un vuoto pneumatico che risucchia il futuro del pianeta per alimentare un presente fatto di risentimento e spettacolo. In questa regressione autoritaria, la stabilità climatica e la sicurezza collettiva sono solo chip da gioco in una partita d'azzardo truccata. Egli rappresenta la fine dell'eccezionalismo inteso come guida morale e l’inizio di un’era in cui la forza bruta, ammantata di un populismo tossico, diventa l'unico canone. È il riflesso deforme di una società che, stanca della complessità, ha scelto di affidarsi a un piromane per illuminare la notte, scambiando il bagliore dell'incendio per l'alba di un nuovo giorno. In sintesi, questo "stile imperiale" segna la fine dell'era della cooperazione per inaugurare quella del frazionamento globale. Abbandonando il ruolo di garante dell'ordine per quello di predatore transazionale, egli trasforma le alleanze in racket di protezione e la diplomazia in un palcoscenico per il proprio ego. Il risultato non è un nuovo equilibrio, ma un vuoto di potere che invita il caos: un mondo dove le regole sono sostituite dai capricci, spingendo le potenze rivali a una corsa agli armamenti e all'autarchia che mette a rischio la sopravvivenza stessa della biosfera e della stabilità nucleare. È il trionfo dell'istinto sul calcolo, del momento sul futuro; un incendio che illumina solo il volto del piromane... 

 LE COMPARSE SULLA SCENA TEATRALE EUROPEA LO IDOLATRANO... SERVI DI SCENA DI UN RE LEAR DA CLINICA PSICHIATRICA!! 


Karima Angiolina Campanelli

... onori al razzista!! ...

Dopo che in Consiglio comunale a Milano è stato omaggiato in aula Umberto Bossi con un minuto di silenzio, si è alzato in piedi quest’uomo qui, Michele Albiani, consigliere comunale del Pd, e ha detto in poche, precise, coraggiose, parole tutto quello che andava detto su chi è stato e cosa ha rappresentato (davvero) Umberto Bossi per milioni di italiani. “Intervengo solo per chiedere scusa ai cittadini milanesi e le cittadine milanesi che non sono purosangue del Nord, perché oggi abbiamo fatto il minuto di silenzio per una delle persone che ha sdoganato l'odio razziale parlando di sostituzione etnica da del Nord da parte del Sud. E, se voi non avete vissuto sulla vostra pelle il razzismo, siete solo dei privilegiati. Siete solo dei privilegiati.” A quel punto Albiani è stato subissato di fischi, buuu e attacchi da parte di tutti i leghisti e la destra in aula, offesi evidentemente dall’unica cosa che ha detto Albiani in quell’intervento: la verità. Lui a quel punto ha dato una risposta splendida: “Io non ho insultato nessuno, a differenza della persona che abbiamo commemorato oggi”. Perfetto. Menomale che è rimasto qualcuno anche nelle istituzioni a ricordare e a sbattere in faccia la verità, in mezzo a un mare insopportabile di retorica ipocrisia. Grazie consigliere. In quell’aula ha parlato anche a nome mio. 


 Lorenzo Tosa.

... sono solo ombre! ...

𝐒𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐨𝐧𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 La loro unica qualità è il potere che hanno. Sul serio, pensateci, nel giro di poche ore abbiamo assistito al ghigliottinamento di Giusi Bartolozzi, colei che voleva rifondare il significato della parola giustizia. Poi è stato il turno di Andrea Delmastro, quello che in pubblico voleva vedere soffocare i mafiosi con cui in privato entrava in società attraverso la figlia di un prestanome. Poi è stato il turno di Daniela Santanchè, donna insicura ma vanitosa del suo potere e del fascino che ne deriva, che ha sempre avuto come unico pregio il suo poter vantare vicinanza ai potenti. Infine c'è Maurizio Gasparri, statista quanto la sua carota che ha agitato contro Sigfrido Ranucci e Report, uno che in un Paese meritocratico sarebbe un troll nel chiaroscuro della sua cameretta. Non è finita qui. In Forza Italia nel mirino c'è il capogruppo alla Camera Paolo Barelli (vi state chiedendo chi sia? Ecco, appunto) e poi su su fino al ministro Antonio Tajani, che ormai è diventato un aggettivo: "fare il Tajani" è il nuovo sinonimo di filare e non tessere. Tutta gente che non esisterebbe senza il suo potere. Persone che se non fossero parlamentari, se dovessero confrontarsi con il normale mondo del lavoro, sarebbero laterali in qualsiasi fabbrica o in qualsiasi ufficio. Ed è così anche per i non dimessi, quelli che siedono in posti di potere per vicinanza alla presidente del Consiglio: una classe dirigente indegna che è un'offesa per tutti i lavoratori. Loro sono il loro potere, solo quello. Per questo ci si abbarbicano ossessivi e violenti. 
Se cade quello, cade tutto.

giovedì 26 marzo 2026

... la matita: un'arma! ...

Prima avete scelto la lotta nel fango, la prova di forza, avete politicizzato il referendum. Poi, annusata l’aria, avete scoperto che “non andava politicizzato”. Volevate cambiare la Costituzione senza neanche passare dal Parlamento: sulla giustizia. Voi, il partito di Santanché, Delmastro, Montaruli contro Einaudi, De Gasperi, Iotti. Avete dichiarato l’esatto contrario di quello che stavate facendo, fino a quando vi è scappata la verità: “togliere di mezzo la magistratura”, “usare il solito sistema clientelare”. A chi avete spesso detto di “andare al mare”, ora ricordate che “partecipare è importante”. Avete sciacallato sui casi Rogoredo e Garlasco, sulla famiglia nel bosco, sugli stupratori liberi, su Tortora, Falcone, Borsellino. Dopo tre anni e mezzo di “pieni poteri”, la colpa è sempre degli altri: governi precedenti, magistrati, opposizione, immigrati. Mancano giusto le cavallette ed è finito l’elenco degli alibi. Vi siete inginocchiati a Trump, lo avete candidato a Nobel per la pace, avete deriso e criminalizzato milioni di persone che scendevano in piazza contro genocidio e guerra. Avete fischiettato davanti all’esplosione di caro vita, bollette, benzina. Avete provato anche con la mancetta del taglio delle accise, per venti giorni. Avete offeso le donne, bloccando la legge sul consenso contro la violenza sessuale ed eliminando “opzione donna”. Avete attaccato frontalmente il mondo della cultura e dello sport, facendoli diventare uffici di collocamento di gente con una sola qualità: la fedeltà al capo. Avete umiliato i lavoratori poveri, bocciando la proposta sul salario minimo, e gli anziani due volte, ridicolizzando gli aumenti delle loro pensioni e sfottendo chi dice di voler difendere quella Costituzione che li ha difesi per 78 anni. Avete martoriato l’università e la scuola, diventati luogo di controllo, non di confronto democratico e formazione. Avete impedito a quasi cinque milioni di fuorisede, soprattutto studenti, di votare, per avere poi la faccia tosta di registrare un podcast-monologo di un’ora, proprio per chiedere il voto ai giovani. Avete fatto tutto questo e molto di peggio. Poi sono arrivati loro. Con una matita in mano. 

 Mauro Berruto.

... Giuseppe Conte ...

È arrivata un'altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia. Il Governo italiano sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell’abuso di ufficio. È stata appena approvata dal Parlamento europeo la direttiva anticorruzione che impone agli Stati membri di punire la condotta dei pubblici ufficiali che commettono abuso d’ufficio. In pratica, Meloni e Nordio che avevano cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi che abusavano del proprio potere nei concorsi e nelle gare pubbliche, adesso dovranno reintrodurlo. Il governo italiano ha provato sino all’ultimo a contrastare l’iter di questa direttiva, ma si è trovato isolato in Europa. Sono orgoglioso che il M5S, al contrario del Governo, abbia combattuto questa battaglia dalla parte giusta in Europa con il nostro europarlamentare Giuseppe Antoci, unico relatore italiano della direttiva, che ha lottato durante i negoziati europei contro l’ostruzionismo di Meloni e soci. È una vittoria delle persone perbene e di chi vuole equità e giustizia. Dopo i 15 milioni di voti che hanno cancellato la riforma salva-casta e mandato a casa Santanchè, Delmastro e Bartolozzi un altro fallimento, un'altra figuraccia. Nordio dovrebbe prenderne atto e trarne le conseguenze, visto che è una riforma che ha voluto lui. E Meloni anziché continuare a fare leggi per salvare politici e potenti dopo 4 anni dovrebbe battere un colpo per le vere emergenze del Paese, per le difficoltà delle famiglie e delle imprese. Il tempo è scaduto!

... dito medio!! ...

Da quanto apprendiamo dai retroscena delle lungamente richieste e tardivamente ottenute dimissioni della Santanché tutto era in ballo tranne "l'onorabilità" tanto sbandierata nella lettera di dimissioni della Ministra. Anzi, anzi. Dietro i tempi lunghi sembra vi siano state estenuanti trattative condotte dal sempre pessimo Benito, di primo nome Ignazio, Maria La Russa. Trattative che avevano cone unico fine proteggere e nuovamente scudare la sua protetta. La Russa pare infatti si sia fatto garante con la Meloni per Santanché di un posto in lista alle prossime elezioni. Alla luce di ciò appaiono molto più chiari alcuni segnali lanciati anche nella sua lettera di dimissioni: "non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio". Qui la Santanché sta dicendo la sconfitta non è mia, anzi nel mio collegio, quello che rivendico per me anche in futuro, le cose son andate bene per il SÌ. E ancora: "nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri", basta poi mi risarciate con un posto il Parlamento. Insomma altro che onorabilità. Qui abbiamo una donna che si è scollata dalla poltrona solo quando ha avuto la certezza che dopo un annetto poteva nuovamente e comodamente far sedere le sue morbide natiche sul comodo scranno. Un giochino dove nessuno perde veramente e la Meloni sacrifica (fintamente) alcuni dei suoi per provare ancora ad ingannare gli elettori.

 Ma ahimè cari fratellini d'Italia, "lItalia s'è desta". 

 Mario Imbimbo.
Stanno esplodendo. E menomale che non era un voto politico. A poco più di 48 h dalla chiusura dei seggi già si sono dimessi due sottosegretari e un Ministro. E non è finita qui. È notizia di questi minuti che il prossimo nel mirino è il sempre sveglio Maurizio "carota" Gasparri. Pare infatti che Caudio Lotito, senatore di Forza Italia, con la benedizione di Marina Berlusconi in persona, sempre più propensa a prendere le redini del partito in mano, abbia avviato una raccolta firme tra i colleghi per rimuovere Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato. Da Forza Italia e Fratelli d'Italia a Fratelli coltelli e Forza vendette è un attimo. È bastato il voto di 15 milioni di italiani a difesa della Costituzione antif@scista per inaugurare una resa dei conti fratricida. Attento Murizio che ad agitar carote è un attimo che la cartina finisce in posticini indesiderati. 

Mario Imbimbo.