sabato 14 febbraio 2026

... povera Italia!!! ...

IL RE È NUDO 

Editoriale di Marco Travaglio 

 14 febbraio 2026 

Scandalo, orrore, vituperio! Gratteri ha detto al Giornale di Calabria che al referendum su magistratura e politica “voteranno No le persone perbene che credono nella legalità per cambiare la Calabria” e “voteranno Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Parole inappuntabili, a cui avrebbe potuto aggiungere un’ovvietà: voteranno Sì anche persone perbene disinformate dalla propaganda del Sì, che non hanno capito di fare il gioco di indagati, imputati, massoneria deviata eccetera. La reazione del governo e addirittura dei presidenti di Camera e Senato è stata la stessa che investe i personaggi autorevoli quando dicono che il re è nudo. Nel 2013 Franco Battiato, assessore alla Cultura della Sicilia, disse al Parlamento europeo che in quello italiano c’erano personaggi “che farebbero qualunque cosa… Queste troie che si trovano in giro nel Parlamento dovrebbero aprire un casino pubblico…”. Ovviamente parlava dei voltagabbana che si vendono al migliore offerente, tradiscono i loro elettori e rinnegano tutte le promesse elettorali. Ma le alte cariche dello Stato finsero di non capire, inscenarono la solita fiera del tartufo e insorsero come un sol uomo, dalla Boldrini a Grasso e anche il Quirinale (allora occupato da Napolitano) si fece sentire sotto traccia, finché il presidente Crocetta licenziò Battiato. Ora la scena si ripete con Gratteri. E il bello è che a insorgere sono quelli del Sì che copiano il piano di Gelli (capo della loggia deviata P2), dedicano la schiforma a Craxi (pluri-pregiudicato) e B. (pregiudicato e membro della P2) e si fregiano del sostegno di pregiudicati come Dell’Utri, Previti, Cuffaro, Formigoni, Montaruli, patteggiatori come Toti e Palamara, piduisti come Cicchitto, imputati come Santanchè, condannati in primo grado come Delmastro, indagati autoassolti come Nordio, Piantedosi e Mantovano. Salvini annuncia che denuncerà Gratteri, dimenticandosi di avere anche lui una condanna per razzismo (per il famoso coro “Senti che puzza, scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani. O colerosi, terremotati, con il sapone non vi siete mai lavati”). Strepitoso Occhiuto che, in quanto indagato (per corruzione) e fautore del Sì, intima a Gratteri di non ripetere mai più che gli indagati votano Sì. Nordio invece vuole estendere l’altra schiforma piduista, quella sugli esami psicoattitudinali per i neomagistrati, alle toghe a fine carriera (esigenza peraltro già dimostrata dalla sua, di carriera), facendo intendere che Gratteri sia matto. 
E, sia chiaro, probabilmente lo è: se dici la verità in un Paese dove Nordio fa il ministro della Giustizia, devi proprio essere pazzo. 

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... votate pure SI!! ...

Voi che contate i centesimi davanti alla cassa del discount, studiando l’estetica della sottomarca con la dignità di un sommelier del risparmio, mentre il vostro stipendio rimane un’offesa al pudore perché il salario minimo è considerato "un’infamia sovietica" da chi vi governa da oltre tre anni. Voi che odiate con tutto il cuore i "comunisti" – creature mitologiche che non vedete da decenni, ma che chiamate "zecche" per abitudine compulsiva. Li odiate perché sono di sinistra, li odiate perché vorrebbero il salario minimo, la sanità gratuita e i trasporti dignitosi.. in breve, li odiate perché aiuterebbero anche voi, se solo gliene deste il permesso, e questo la vostra fierezza non può sopportarlo. Voi che guardate con disprezzo l’immigrato che si spacca la schiena sotto il sole estivo a raccogliere i pomodori che voi mangerete a cena, e urlate che "vi ruba il lavoro".. quel lavoro che voi non fareste mai per due euro l’ora, ma che vi serve come alibi morale per la vostra rabbia. Voi che aspettate la pensione come il Messia, ma accettate in silenzio che l’età per andarci si allontani come un miraggio, mentre le promesse elettorali sulle accise e sulle tasse si sono sciolte al primo sole di governo. Voi che alla pompa di benzina pagate il pieno come fosse oro colato, ma sorridete perché vi hanno insegnato a dare la colpa a "quelli di prima", a quei famigerati comunisti che, pur non avendo mai governato davvero questo Paese, riescono a sabotare il vostro portafoglio con il solo pensiero magico. Voi che dopo oltre tre anni di questo Governo che difendete come fosse casa vostra, nonostante vi stia togliendo anche le mura, arrivate al vostro momento di gloria, quel momento in cui la realtà viene sacrificata sull'altare del dogma identitario. Voi che, nonostante le tasse non siano calate di un millimetro, nonostante la sanità pubblica sia un reperto archeologico e le liste d'attesa siano più lunghe della vostra pazienza, nonostante vi abbiano tolto il pane per darvi una pacca sulla spalla tricolore... votate Meloni. E al referendum? Voterete SI. Voi compite una scelta precisa, legittima quanto paradossale: quella di confermare la fiducia a chi ha trasformato le vostre necessità in slogan e le vostre difficoltà in colpe altrui. Voterete "Sì" rivendicando il diritto di sostenere un sistema che, nei fatti, non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte alla vostra vita reale. Voi rivendicate questa coerenza come un atto d'orgoglio, ignorando che la politica non si misura sulle bandiere che sventolate, ma sulla qualità della vita che vi resta in tasca a fine giornata. Votate pure, allora. Ma fatelo con la consapevolezza che ogni "Sì" che metterete su quella scheda è un altro mattone che aggiungete al muro che vi separa dai vostri stessi diritti.

... San Valentino ...

- È una vergogna! - tuonò Matteo Vicepremier entrando a Villa Patrizi sede del Ministero dei Trasporti. - Ritardi continui! Treni soppressi! Una gestione indegna del servizio pubblico! Io mi impegno personalmente affinché il responsabile paghi per la sua incompetenza! La segretaria alzò lo sguardo spaventata. - Lui c’è? - abbaiò Matteo Vicepremier. - Chi? - Come chi? Il Ministro dei Trasporti. La segretaria esitò – Veramente… - C’è o non c’è questo cialtrone? - Riceve solo su appuntamento. Matteo Vicepremier la ignorò e proseguì a grandi passi verso l’ufficio del Ministro. - Aspetti, non può! È molto occupato! Matteo Vicepremier la fulminò con lo sguardo – Fra poco sarà molto disoccupato. E così dicendo aprì le grandi porte dell’ufficio. Matteo Ministro dei Trasporti si voltò a guardarlo. Per un attimo Matteo Vicepremier esitò. Giravano storie assurde sulla bellezza di Matteo Ministro dei Trasporti, ma Matteo Vicepremier le aveva liquidate come pettegolezzi fra deputati. Ora che gli stava davanti, doveva ammettere che quei racconti non erano affatto esagerati. Matteo Ministro dei Trasporti emanava una palpabile carica erotica. Qualcosa di indefinito, ma selvaggio. Un fascino ruvido, primitivo, che rendeva impossibile staccargli gli occhi di dosso. Matteo Vicepremier esitò mentre il suo sguardo si soffermava sui tratti virili di quel volto, i capelli lucenti, le labbra carnose, la camicia attillata che metteva in risalto il fisico perfetto. Matteo Ministro dei Trasporti sorrise, e Matteo Vicepremier sentì la gola farsi secca all’improvviso. - Sono qui… - cominciò scoprendo che la rabbia aveva lasciato posto a un certo timore. - So perché è qui – Matteo Ministro dei Trasporti gli indicò una sedia – Perché non si accomoda? Matteo Vicepremier indugiò sulla soglia, ma la voce di quell’uomo provocante imponeva l’ubbidienza. Prese posto mentre Matteo Ministro dei Trasporti gli si piazzò di fronte appoggiato alla solida scrivania di legno, le braccia incrociate in una posa che, se possibile, lo rendeva ancora più conturbante. Matteo Vicepremier si sforzò di recuperare l’autocontrollo. - Allora se sa perché sono qui, sa anche cosa sto per dirle. - Ti prego, diamoci del tu. - Questa non è una visita di piacere – sbottò Matteo Vicepremier. Matteo Ministro dei Trasporti si chinò su di lui. Adesso era così vicino che poteva sentire il suo odore, una fragranza maschia che sapeva di piccola-media industria. - E se lo diventasse? - Cosa? - Una visita di piacere. Matteo Vicepremier sentiva la testa girare. Quell’aroma padano e quegli occhi penetranti a pochi centimetri dal suo volto erano troppo. - Questo profumo… - balbettò. - Voiture numéro cinq. Vettura numero 5. - La carrozza coi bagni che funzionano. L'altro annuì sornione. - Io… io… - Tu? Matteo Vicepremier cercò di distogliere lo sguardo, ma Matteo Ministro dei Trasporti gli appoggiò due dita sul mento costringendolo a guardarlo. - Sei molto bello – sussurrò. Matteo Vicepremier sorrise timidamente, - Anche tu – rispose abbassando gli occhi. Matteo Ministro dei Trasporti si avvicinò ancora qualche centimetro, riducendo ulteriormente lo spazio che li divideva. Ora Matteo Vicepremier non sapeva più se il cuore che sentiva battere all’impazzata era il suo o quello dell’ammaliante creatura che gli stava davanti. - Non posso. - Perché? Matteo Vicepremier scosse la testa – Siamo troppo diversi. - Perché? - Perché tu sei fuoco e io sono ghiaccio. Matteo Ministro dei Trasporti adesso era a un millimetro da lui, - E allora lascia che ti sciolga. Il bacio durò quasi quanto l’attesa di un Frecciarossa diretto a Venezia Santa Lucia. Matteo Ministro dei Trasporti si spogliò rivelando il petto tonico e abbronzato, gli addominali scolpiti dalle sagre parevano disegnare tutti gli affluenti del Po. - Ti voglio – gli comandò con la seducente autorità di un capostazione. Matteo Vicepremier si lasciò spogliare, le mani sapienti di Matteo Ministro dei Trasporti gli toglievano un vestito dopo l’altro con la lentezza di un interregionale che ha accumulato 260 minuti di ritardo. In un attimo si ritrovarono avviluppati sopra la scrivania. Due corpi forgiati in anni e anni di duro lavoro in Parlamento che ora frizionavano l’uno sull’altro come vagoni bloccati nella stessa stazione per dodici ore. A un certo punto Matteo Vicepremier sussurrò qualcosa, arrossendo pudicamente. - Cosa hai detto? - domandò Matteo Ministro dei Trasporti. - Ho detto lega...mi. Non ci fu alta velocità quel giorno, ma a ogni gesto, a ogni movimento, a ogni carezza e a ogni spinta fu concesso il giusto tempo e anche di più. Mentre sbirciava quel concentrato di possanza e virilità inchiodarlo ritmicamente alle sue spalle, Matteo Vicepremier si sentì come si sentivano i pendolari a Termini e a Milano Centrale. Amato. Andarono avanti ancora per il tempo che ci vuole a Ferrovie dello Stato per risolvere un banale problema tecnico sulla linea. Quando esplosero al culmine del piacere era quasi notte. Matteo Ministro dei Trasporti porse un fazzoletto a Matteo Vicepremier che lo usò per asciugarsi il viso dal piacere. - Ci scusiamo per il disagio – disse Matteo Ministro dei Trasporti. Risero. Poi restarono abbracciati ancora un po’ per riprendere fiato. - Perché eri passato? - Non me lo ricordo più – sorrise Matteo Vicepremier. - Ti va se ti porto fuori a cena? Matteo Vicepremier sorrise innamorato, - Certo, però prendiamo la macchina. Buon San Valentino a tutti.
... BUON SAN VALENTINO, AMORE!!!

venerdì 13 febbraio 2026

... rinnovo antivirus ...

... oggi ho attivato il rinnovo per l'antivirus Kaspersky Plus per un anno: scadenza 15/2/2027!

... 13 febbraio 1983 ...

𝗜𝗻 𝘂𝗻 𝟭𝟯 𝗳𝗲𝗯𝗯𝗿𝗮𝗶𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗿𝗲𝗱𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗼𝗴𝗴𝗶, 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝟭𝟵𝟴𝟯, 𝗯𝗿𝘂𝗰𝗶𝗼̀ 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝘂𝘁𝗼. 


 Un cortocircuito nel soffitto accese il fuoco poco dopo le 18. Le fiamme corsero tra tende e poltrone in poliuretano, le uscite di sicurezza erano chiuse. In sala scorrevano le immagini de La Capra con Gérard Depardieu. Morirono in 64, vinti dall’acido cianidrico e dal monossido. Oggi una lapide in Largo Cibrario ricorda i nomi. Da quella sera le norme cambiarono volto: più rigore, materiali ignifughi, maniglioni antipanico. Una svolta pagata a caro prezzo, che però i recenti controlli post Crans Montana, hanno di nuovo messo in discussione.



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Intorno alle 18:15, quando la proiezione era iniziata da circa venti minuti, si verificò un'improvvisa fiammata (i sopravvissuti riferiranno di aver udito un tonfo sordo, simile all'accensione di una stufa) causata da un cortocircuito, che incendiò una tenda adibita a separare il corridoio di accesso di destra dalla platea. Il panneggio cadde al suolo e trasmise il fuoco alle poltrone delle ultime file, e ciò ostruì quasi completamente le uscite che si trovavano in fondo alla sala. Qualcuno riuscì comunque a fendere le fiamme e a fuggire; gli altri spettatori, terrorizzati, si lanciarono in massa verso le sei uscite di sicurezza laterali, le quali però erano state tutte chiuse, tranne una, per iniziativa del gestore, allo scopo di impedire che venissero utilizzate per entrare senza pagare. Dall'esterno si udirono le urla e le richieste di aiuto, mentre gli spettatori della platea che erano riusciti a mettersi in salvo raggiunsero l'atrio della biglietteria, dove era presente il proprietario del cinema, il quale cercò inutilmente di calmare gli animi, temendo un'ondata di panico collettivo. A questo punto, secondo la ricostruzione dei fatti, ebbe luogo una serie di errori che risulteranno determinanti nel provocare la strage: le fiamme sciolsero i cavi elettrici, facendo mancare l'illuminazione principale, ma non furono accese le luci di sicurezza tramite l'interruttore ausiliario ubicato dietro la cassa; al contempo la proiezione non fu interrotta, nel tentativo di contenere il panico. Le conseguenze furono catastrofiche: le persone presenti nella galleria percepirono il pericolo solo dopo diversi minuti, solo quando essa fu a sua volta invasa dal fumo. Chi riuscì a rendersi conto della situazione tentò di darsi alla fuga, ma con scarso successo: alcuni si diressero verso l'accesso di sinistra che dava sull'atrio, ma nessuno riuscì a raggiungerlo (in questo punto si conteranno quasi quaranta morti), mentre un'altra parte del pubblico si accalcò verso una porta sulla destra, che però portava alle toilette, quindi ad un vicolo cieco dal quale nessuno fu più in grado di uscire. Altri spettatori inoltre vennero trovati morti ancora seduti in poltrona, rimasti asfissiati ancora prima che potessero reagire. Tutte le vittime vennero inoltre trovate con il viso annerito dal fumo tossico scatenato dall'incendio: la combustione del poliuretano espanso delle poltrone, del rivestimento plastico delle lampade e dei tendaggi alle pareti avevano prodotto esalazioni di ossido di carbonio e di acido cianidrico che avevano saturato i locali, trasformandoli in una sorta di camera a gas e soffocando i presenti in meno di un minuto.

 Il 15 febbraio seguente nel duomo cittadino furono celebrati i funerali di Stato, alla presenza del presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini e del sindaco di Torino Diego Novelli. Nell'incendio persero la vita 64 persone, 32 di sesso maschile e 32 di sesso femminile; la vittima più giovane aveva 7 anni, la più anziana 55.

... governo fascista!! ...

𝐒𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚𝐭𝐢, 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐠𝐢𝐧𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐞 


Il buongiorno di Giulio Cavalli 


La notizia, se si avesse il coraggio di darla per intero, non è che a Bari sono stati condannati dodici componenti di Casapound. Non è nemmeno che cinque di loro siano accusati di ricostituzione del disciolto partito fascista ai sensi della legge Scelba. Quella è la cronaca giudiziaria. La notizia, se il giornalismo facesse il giornalismo, è che i membri di un’organizzazione che ha sostenuto la campagna elettorale di questo governo siano stati certificati come fascisti di ritorno. Gente condannata per «aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ed in particolare per aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica». La notizia è che il ministro dell’Interno Piantedosi, che ama mostrarsi sempre intento a brigare per scovare terroristi veri e presunti, continui a farsi sfuggire un’organizzazione eversiva, forse perché composta da maschi adulti di razza bianca (come direbbe qualcuno) che esultano per i decreti securitari partoriti in fila. La notizia è che perfino le reti Mediaset, e non il governo, si sono accorte che quegli eversori occupano abusivamente un immobile nel cuore di Roma. La notizia è che i giornalisti che ricordano al governo e al ministro la persistente illegalità vengano identificati dalle forze dell’ordine e invitati a non disturbare la pax tra fascisti e istituzioni. La notizia è che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha trovato il tempo di intervenire su un comico che si è autocensurato non abbia trovato il tempo di dirci di Casapound. 

 Questa è la notizia.

giovedì 12 febbraio 2026

... Forza Francesca!! ...

In queste ore la relatrice Onu per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese è sottoposta a una gogna spaventosa e di una ferocia inaudita orchestrata dalla Francia e cavalcata indegnamente da tutta la destra di casa nostra, per chiederne la “testa” e le dimissioni dall’Onu. E la “ragione”, a sentire gli indignati a targhe alterne, sono le parole definite “gravissime”, “vergognose”, addirittura “antisemite” (la solita, trita e pigra accusa) che Francesca Albanese avrebbe pronunciato nel suo ultimo discorso di sabato scorso al forum di Al-Jazira. Poi vai a sentire il discorso integrale e scopri che per 3 minuti e 30 secondi Albanese non ha detto nulla che non sia assolutamente e insopportabilmente - per alcuni - condivisibile. Ha parlato di genocidio a Gaza. Ha detto che non è ancora finito, anzi, ora è ancora più visibile. Ha smascherato le finte tregue americane e le inesistenti paci. Ha parlato delle molteplici violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Ha denunciato, soprattutto, il silenzio e della complicità di quasi tutti i governi occidentali. Di tutto quel discorso, inattaccabile, inappuntabile e pure necessario, hanno estrapolato solo quattro paroline. Quattro. “Nemico comune dell’Umanità”. Come se Albanese stesse parlando di Israele. Basterebbe avere la pazienza e l’onestà intellettuale di ascoltarlo tutto quel discorso - e in particolare quel passaggio - per capire che non stava affatto parlando di Israele, semmai del sistema che ha reso possibile il genocidio a Gaza. Cioè anche Noi, come società, i nostri “capitali finanziari”, l’economia di guerra, “algoritmi e armi”. Testualmente, ha detto Albanese: “Il fatto che invece di fermare Israele la maggior parte del mondo l'abbia armato, gli abbia dato scusanti politiche, copertura politica, supporto economico e finanziario, questa è una sfida. Il fatto che la maggior parte dei media occidentali abbia amplificato la narrativa pro-apartheid e genocida è una sfida. E allo stesso tempo, è anche un'opportunità. Se il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore, è anche vero che mai prima d'ora la comunità globale aveva visto le sfide che tutti noi affrontiamo – noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi. Ora vediamo che noi come umanità abbiamo un nemico comune, e le libertà, il rispetto delle libertà fondamentali, sono l'ultima strada pacifica, l'ultimo strumento pacifico che abbiamo per riguadagnare la nostra libertà". È un discorso di una lucidità disarmante, e proprio per questo hanno preferito ignorarlo, fraintenderlo, equivocarlo. Perché il “nemico comune” di cui parlava Albanese non era affatto Israele in quanto tale, men che meno gli ebrei (sciocchezza assoluta), ma gli stessi che oggi la accusano in malafede di antisemitismo per non dover guardare la verità e la responsabilità politica, economica, MORALE che Francesca Albanese gli ha sbattuto davanti agli occhi. Per questo la attaccano e ne chiedono con la bava alla bocca le dimissioni, spesso senza neanche aver ascoltato mezza parola di quel discorso. Perché gli altri, quelli che lo hanno ascoltato, ne sono stati colpiti drammaticamente nel vivo. E in prima fila l’Italia e il governo e tutta la destra in massa e tutti i negazionisti del genocidio. 
 Perciò solidarietà totale a Francesca Albanese, per quello che ha detto e per quello che ha fatto negli ultimi tre anni, spesso sola a combattere contro un potere quasi assoluto, contro tutto o contro tutti, o quasi. Sappia che siamo in tanti con lei. Anche oggi che non è facile, soprattutto oggi che non è comodo. Ma è semplicemente GIUSTO.

 Lorenzo Tosa.