mercoledì 16 settembre 2026
martedì 15 settembre 2026
... "il Matto in Culo" ...
Ve lo ricordate nonno Joe Biden? Quello che è stato coperto di merda perché dicevano che era vecchio e rincoglionito? Che negli USA avevano soprannominato "sleepy Joe", e che gli italici #ciucciacazzodiTrump (variante ancora più idiota dei #ciucciacazzodiPutin) chiamavano "Rimbambiden"? Ma sopratutto, quello che a detta di mezzo mondo era troppo vecchio e malandato per fare il Presidente degli Stati Uniti? Ecco, sul fatto che probabilmente fosse troppo vecchio e malandato non ci piove. Ma qualche giorno fa, durante una commemorazione per l'11 settembre, a 83 anni suonati e con il c@ncro che ormai penso gli stia mangiando metà dell'apparato scheletrico, nonno Joe è rimasto per una quarantina di minuti in piedi, schiena dritta, mano sul cuore e sguardo attento, esattamente come dovrebbe fare un presidente in queste circostanze.
Quello che non dovrebbe fare un presidente, fra l'altro di tre anni più giovane, è invece stare seduto; magari addormentandosi in pubblico per l'ennesima volta, permettendoci di ammirare la sua bocca pendente con tanto di rivoletto di bava tipica di chi ha avuto un ictus, in pieno stile Nonno Simpson; e, a giudicare dall'espressione della povera Melania, probabilmente dopo essersi anche cacato addosso.
Questo è lo spettacolo offerto dall'omuncolo arancione al Pentagono, durante una delle cerimonie pubbliche più importanti per il popolo USA. Il fotografo che ha immortalato questa sequenza di scatti, l'ultimo dei quali abbastanza indicativo di quanto Mad Donald sia prossimo a farsi fare i documenti di marmo, ci ha regalato una serie di istantanee che fra 50 anni verranno esposte al MOMA, con il titolo "come mai il mondo 50 anni fa è andato irrimediabilmente in vacca".
Che Joe Biden non avesse più la forza fisica e mentale per fare il Presidente è un fatto acclarato, e l'unico errore suo e del suo entourage è stato di non prenderne atto in tempo e lasciare il comando a qualcuno più adatto di lui. Ma al suo posto ci siamo ritrovati alla guida della nazione più ricca e potente del mondo un narcisista con un piede e mezzo nella fossa, obeso, vaneggiante, incapace di stare in piedi, di stare sveglio e di mantenere l'attenzione su qualcosa che non sia sè stesso per più di 5 minuti. Ecco il personaggio che una pletora di teste di minchia dentro e fuori dagli Stati Uniti ha preferito a "Rimbambiden". Alla luce degli ultimi sviluppi, invece, direi che al vecchio Joe mezzo mondo dovrebbe porgere quantomeno delle scuse. Che con tutti i suoi limiti e i suoi acciacchi, avrebbe sicuramente dato uno spettacolo meno ributtante del Matto in Culo.
Anche se a pensarci bene, anche un cartonato di Richard Nixon lo avrebbe dato.
... contro il riarmo! ...
CONTRO IL RIARMO? ALLORA BASTA ARMI ALL’UCRAINA
Oggi a Palazzo Civico il PD torinese presenta una mozione contro il riarmo. Nel testo scrive che la corsa agli armamenti sottrae risorse al welfare, alla cultura e alla transizione ecologica e richiama la necessità di puntare sulla pace, sul dialogo e sulla cooperazione internazionale. Principi che condividiamo.
Ma proprio in questi giorni, a livello nazionale, PD e Movimento 5 Stelle si stanno dividendo su una scelta molto concreta. Giuseppe Conte ha ribadito che, dopo oltre quattro anni di guerra, bisogna fermare l’invio di armi all’Ucraina e concentrare gli sforzi dell’Italia e dell’Europa sulla costruzione di un cessate il fuoco e di un negoziato. Il PD sostiene invece che le forniture militari debbano continuare.
Noi abbiamo condannato fin dal primo giorno l’aggressione russa all’Ucraina e continuiamo a condannarla senza ambiguità. Ma dopo oltre quattro anni continuare a inviare armi non ha fermato la guerra né aperto una prospettiva di pace. Un negoziato richiede la disponibilità di entrambe le parti, ma questo non può diventare la giustificazione per proseguire senza una prospettiva politica una strategia fondata sull’invio di nuove armi.
Per questo presenteremo un emendamento alla mozione del PD. Stop all’invio di armi italiane all’Ucraina e un’iniziativa europea per costruire le condizioni di un cessate il fuoco e di un negoziato.
Se vogliamo davvero contrastare la corsa al riarmo, bisogna passare dalle dichiarazioni alle scelte. Per noi oggi significa fermare l’invio di armi e lavorare perché l’Europa costruisca le condizioni politiche e diplomatiche per mettere fine alla guerra.
#m5s #torino #conte #stoprearmeurope #ucraina
Andrea Russi.
... epoca nera senza niente! ...
𝐈𝐥 𝟓𝟗% 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐠𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀. 𝐈𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐕𝐚𝐥𝐝𝐢𝐭𝐚𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐥𝐨𝐬𝐨𝐟𝐢𝐚
Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
Davanti al ministero dell'Istruzione e del merito gli studenti della Rete degli studenti medi hanno aperto la mobilitazione d'autunno con la prima campanella. La richiesta è semplice, spaventosamente banale: chiedono la manutenzione ordinaria della scuola, chiedono soffitti che stiano su, aule vivibili col caldo. Il ministro Giuseppe Valditara invece ha altro per la testa. Ha la legge 104 del 2026, che pretende la firma dei genitori prima che in classe si nomini l'affettività, per tutelare i bambini, ha detto in giugno, «dalla confusione della propaganda gender». Ha le indicazioni nazionali in vigore dal 1° settembre, con la storia rimessa attorno alla centralità dell'Occidente. Ha la bozza dei licei che ha spinto oltre sessanta docenti universitari a firmare per Spinoza e Marx, e ha la filiera 4+2, tarata sulle imprese.
Per fortuna ci sono i numeri, a cui ci stiamo affezionando sempre più in questa epoca nera di propaganda senza niente intorno. Il 9 settembre Cittadinanzattiva ha portato alla Camera il XXIV rapporto: il 59% delle scuole è senza certificato di agibilità, 68 i crolli in dodici mesi, l'aria condizionata nel 7,42%. Murray Edelman lo scrisse nel 1960 sull'American Political Science Review: il simbolo tranquillizza la platea mentre le risorse vere prendono un'altra strada. E l'attenzione di un governo, misurata da Bryan Jones e Frank Baumgartner nel 2005, è una risorsa scarsa: si spende una volta sola.
Insomma, mentre al ministero contano le firme, i muri li stiamo pagando noi: con l'8 per mille gli italiani hanno destinato alle scuole 70 milioni. Gli studenti chiedono che il soffitto resti attaccato al soffitto, il ministro chiede la firma dei genitori.
... impegno formale!! ...
... stamane nuova visita all'alloggio di Bussoleno, scattate alcune foto per documentazione e rilasciato in agenzia un impegno formale di acquisto, sottoposto al buon esito della vendita in corso del nostro "buen retiro"!!
lunedì 14 settembre 2026
... l'Occidente sconfitto ...
L’Occidente sconfitto
di Lucio Caracciolo
Quando gli storici studieranno questo nostro primo quarto di secolo si stupiranno di osservare come l’Occidente vi sia entrato dominante e stia finendovi sconfitto. Da sé stesso, non da un inesistente nemico superiore in astuzia e potenza. Per chi come noi dell’Occidente o di quel che ne resta è fiera parte, interrogarsi sul perché parrebbe d’obbligo.
Per capirci qualcosa conviene connettere l’11 settembre 2001 al 7 ottobre 2023, le Torri Gemelle a Gaza. E scoprire che la frana dell’Occidente è figlia dell’analoga reazione degli Stati Uniti alla sfida di bin Laden e di Israele al pogrom di Sinwar: vendetta, tremenda vendetta. Ossia tentato suicidio via cosiddetta “guerra al terrorismo”. Caccia infinibile all’indefinibile terrorista — parafrasando Göring sugli ebrei, “chi è terrorista lo decido io” — con massacri di civili innocenti trattati da bestie o subumani e garanzia di fresche leve per le organizzazioni terroristiche. Niente strategia, solo isteria. Americani e soprattutto israeliani vi insistono con tenacia. Trascinando tutti noi occidentali nel gorgo di conflitti autodistruttivi. O, più probabilmente, scoprendoci orientali antemarcia, a disposizione del percepito vincente dagli occhi a mandorla. (Vale soprattutto per noi furbissimi italiani.)
Tre ricordi personali in suffragio di questa interpretazione. Primo: incontro con diplomatico americano, subito dopo l’11 settembre: “Non abbiamo scelta: stivali per terra, dovunque e comunque, gli deve passar la voglia di rifarlo, magari con l’atomica”. Secondo: recente risposta di generale israeliano alla domanda sulle ragioni che hanno spinto lo Stato ebraico a imbarcarsi nel genocidio che Hamas voleva facesse: “Vendetta. Volevamo vendicarci”. E precisa: “Sappiamo che è sbagliato, ma non possiamo non farlo”. Terzo: sentenza di storico americano, a chiudere nel 2007 una discussione su chi possa batterci: “Solo l’Occidente può battere l’Occidente”. Concordiamo.
E concordano finora i fatti. Marc’Aurelio non è più lettura obbligatoria nei curricula classici ma se Bush junior, Netanyahu o chi per lui lo (ri?)prendessero in mano ce ne gioveremmo assai: “Il miglior modo di vendicarsi di un’ingiuria è il non rassomigliare a chi l’ha fatta”. Nel caso di Israele, scimmiottare Hamas con sovrappiù di stragi significa sfigurarsi e compromettere gli ebrei nel mondo. Tanto che del 7 ottobre quasi non si parla più. Tutto comincia e non finisce con l’8 ottobre e il genocidio/suicidio che ne sta conseguendo.
Nella percezione prevalente, americani e israeliani somigliano, in versione peggiorata dall’iperpotenza, ai provocatori mille volte più deboli ma molto più astuti che li hanno spinti alla vendetta. Non entriamo negli aspetti criminali. Restiamo alla non strategia. Prima che crimine, la guerra a sé stessi, battezzata “al terrore”, è errore. Peggio ancora se la intendiamo alla rovescia: non contro i terroristi ma contro il terrore che ne abbiamo. In questo caso sommiamo all’impossibilità di battere i nemici e alla certezza di migliorarne l’immagine la creazione dello stato di emergenza permanente. Con effetti devastanti sulla coesione sociale, sul clima culturale e sulle stesse istituzioni democratiche. Valga da allarme la persistenza in America di norme e strutture anti-terrorismo varate dopo l’11 settembre che facilitano lo slittamento verso l’autocrazia stile trumpiano, con il Congresso sotto tutela e l’esecutivo strapotente, agenzia immobiliar-finanziaria della famiglia Trump e associati. Per tacere di Israele in deriva teocratica.
Questa follia si riflette sull’efficienza dello strumento militare. Le Forze armate israeliane sono in mutazione antropologica: al posto dei valorosi sionisti della prima e della seconda ora, troviamo persone spesso disturbate di dubbia provenienza, legate ai coloni più violenti e impregnate di ubbie ultrareligiose alla “Dio è con noi” — come minimo non porta fortuna. Quanto ai militari americani, gli ammutinamenti sulle portaerei spedite senza sosta in giro per il mondo sono solo la punta dell’iceberg. Con un comandante in capo che esorta i suoi generali e ammiragli a combattere “il nemico di dentro”, cioè gli americani che non la pensano come lui, che lealtà puoi pretendere?
In fine due cifre. Nelle disastrose “guerre al terrore” di Bush figlio, Obama e Biden, tra 2001 e 2021, sono morti 37.729 soldati americani. 7.052 sul campo, 30.177 suicidi. And counting.
tramite: https://www.ariannaeditrice.it/.../l-occidente-sconfitto....
... una presa per il culo! ...
𝐂𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐛𝐨𝐧𝐮𝐬 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝟑𝟔𝟏,𝟖𝟎 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐨: 𝐢𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐨
𝐴𝑙𝑧𝑎𝑛𝑜 𝑙'𝑎𝑐𝑐𝑖𝑠𝑎 𝑎 𝑔𝑒𝑛𝑛𝑎𝑖𝑜 𝑒 𝑎 𝑜𝑡𝑡𝑜𝑏𝑟𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑎𝑙𝑎𝑛𝑜 𝑢𝑛 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑜
Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
La propaganda di governo che sembra reggere su tutto si schianta sul tabellone di un distributore, perché quel numero è l'unico che non si riesce a riscrivere in un video. Ieri la benzina self stava a 2,105 euro e il gasolio a 2,214, e giovedì scade lo sconto di 17 centesimi che il governo ha già rinviato quattro volte in tre settimane. Al suo posto si studia un bonus una tantum da 100 euro per dipendenti e partite Iva, che ai prezzi di ieri fanno quarantasette litri: un pieno, e neanche pieno.
Il conto lo ha fatto Nomisma Energia, che su una famiglia tipo calcola 361,80 euro in più in un anno di pieni: cento euro ne coprono un quarto scarso, una volta sola, e solo a chi ha un datore di lavoro o una partita Iva. Da lì in poi si incartano, perché qui la comunicazione conta zero e contano i soldi. Per questo è servito un vertice di maggioranza per decidere chi ci sta dentro, con la Lega che vuole tassare gli extraprofitti e Forza Italia che pretende prima l'accordo delle aziende che dovrebbero pagarli. Le proroghe dal 19 marzo al 10 settembre sono già costate 2 miliardi e 74,5 milioni secondo i servizi studi di Camera e Senato. Ben due miliardi per arrivare a giovedì.
Dal 1° gennaio, del resto, lo stesso governo ha alzato l'accisa sul gasolio di 4 centesimi al litro, maggior gettito 587,2 milioni nel solo 2026. Alzano l'accisa a gennaio e a ottobre regalano un pieno. E giovedì, quando il gasolio si riprende i suoi diciassette centesimi, arriverà l'ennesimo video promettendo di essere vicini ai cittadini, ci sarà ancora la sfilata di ministri contriti che dichiarano solidarietà.
E intanto muti, quasi servi, sulla guerra che sta infiammando il Medio Oriente e che sta producendo tutto questo.
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