mercoledì 27 maggio 2026

... eccoli di nuovo!! ...

Due giovani nazifascisti, italiani, rispettivamente di 19 e 23 anni, hanno dato fuoco alla Casa del popolo di Abbadia di Montepulciano, un piccolo paese alle porte di Siena, in Toscana. Oltre al danno (400 Mila euro bruciati) e alla paura, questi episodi si inseriscono in una scia ben più ampia. Nelle ultime settimane, infatti, sia il sindaco di centrosinistra di Torrita di Siena, Giacomo Grazi, sia la sindaca di Chianciano Terme, Grazia Torelli, hanno ricevuto minacce di morte e offese tramite lettere anonime e iscrizioni sull'asfalto delle strade. 
Questi sono i fascisti. 

Da Penso dunque Sono 

 Cesare Di Trocchio.

... l'Enciclica ...

MAGNIFICA HUMANITAS 


Interessante è innanzitutto la data in cui Leone XIV ha firmato la sua enciclica: 15 maggio. Il 15 maggio del 1891 l'altro Leone (XIII) firmava la Rerum Novarum che rifletteva sui grandi cambiamenti della Rivoluzione Industriale, con i suoi cambiamenti nello scenario urbano, con l'affermarsi definitivo della borghesia, con l'emergere dei grandi movimenti di massa a difesa dei lavoratori. Nella stessa data del nostro anno Leone XIV firma la sua enciclica in cui parla - volendo semplificare - di Intelligenza Artificiale. 
Segnale importantissimo: sta a significare che i computer non sono un arredo, non sono neppure un utensile, ma rappresentano una svolta epocale: 

IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE INFORMATICA. 

I pionieri lo avevano già capito alla fine degli anni Sessanta, gli altri ci arrivano secondo tempi diversi. Con questa IV Rivoluzione Industriale dobbiamo fare i conti. Ma soprattutto dobbiamo farla nostra nel modo più proficuo e umanistico. Personalmente non ho paura che una macchina simuli le connessioni del pensiero. E dialogando, come faccio a lungo e con grande soddisfazione, con le varie IA - Gemini, Claude soprattutto - non per questo mi sento meno umano. Anzi. 

 Auguro a tutti una riflessione non luddista sulla Intelligenza Artificiale. 


 Alfonso Piscitelli.

... fascisti schifosi!! ...

Oggi alla Camera dei Deputati è stata inaugurata una targa in ricordo di #GiacomoMatteotti, nello scranno 14 dove pronunciò il discorso che gli costò la vita e che non sarà mai più assegnato. I deputati di Fratelli d’Italia non hanno partecipato alla seduta. 

Poi se li chiami fascisti, s'offendono e fanno partire le querele. 

Fate pena, per non dire altro. 

#qualcosadisinistra

... Delmastro vittima?? ...

𝐃𝐞𝐥𝐦𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 In commissione Antimafia, ieri, Andrea Delmastro si è dichiarato vittima. Vittima del sistema che non lo aveva avvertito su Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese condannato in Cassazione il 19 febbraio a quattro anni per intestazione fittizia aggravata. L'ex sottosegretario alla Giustizia, socio al 25% della srl che gestiva la Bisteccheria d'Italia insieme alla figlia diciannovenne di Caroccia, ha aggiunto che gli sarebbe bastato un giro su Google. Imperdonabile leggerezza politica, dice. Lo dice davanti alla bicamerale presieduta da Chiara Colosimo, amica e compagna di partito. Funziona così, l'inversione narrativa di questa generazione di parvenu cresciuta nel partito di Meloni. Il sottosegretario alla Giustizia che cenava in quel locale prima con la capa di gabinetto Giusi Bartolozzi, poi con i vertici penitenziari, si scopre danneggiato. Giovanni Donzelli passa di lì una sera, ma per pochi minuti. Tutti ignari, di fatto, mentre la sala era apparecchiata dal clan. Il sistema, dice Delmastro, doveva avvisarlo. Lui no. E intanto, lo stesso giorno, Roberto Vannacci dal Pirellone dice quello che persino dentro Forza Italia sussurrano da mesi: il partito è ostaggio della figlia del padrone, Marina Berlusconi, che da presidente di Mondadori dirige la linea politica del partito. Apriti cielo, ora: scuderie schierate, tutti a difendere la stortura. Perché stare nella corte della premier significa non raddrizzare mai i concetti: significa partecipare all'inversione continua che serve alla propaganda. La verità qui dentro conviene solo quando arriva da un generale in cerca di voti.

martedì 26 maggio 2026

... numeri non opinioni! ...

Da ieri la destra meloniana decanta e declama una presunta grande vittoria alle amministrative. Addirittura la Presidente del Consiglio in persona esulta tronfia e boriosa: “E anche oggi crolliamo domani”. E uno a quel punto si aspetta: ohibò, chissà che vittoria schiacciante, chissà che debacle a sinistra. Solo che io ho questo vizio: guardare i fatti, i numeri, la realtà. E la realtà dice che, dei 18 comuni capoluoghi al voto, il centrosinistra (o campo largo, chiamatelo come volete) ne ha conquistati ben 6, ovvero 1/3 del totale. Di cui 2 strappati alla destra: Pistoia col Verde Giovanni Capecchi e Avellino. A cui si aggiungono i quattro confermati: Prato, Mantova, Andria ed Enna. E sarebbero stati 7 se Vincenzo De Luca non avesse testardamente deciso di andare da solo. E la destra? Ne ha presi esattamente la metà (di cui due, va detto, Città Metropolitane): Venezia, Crotone e Reggio Calabria, ma solo quest’ultima ha visto un ribaltone, peraltro largamente prevedibile alla vigilia. Risultato finale: 6-3 per il centrosinistra. Il resto è diviso tra civici e ballottaggi. E allora? Dov’è questa fantomatica grande affermazione della destra? Semplicemente non esiste. È inventata di sana pianta, una bugia raccontata talmente tanto - e ripetuta da abbastanza giornali - da trasformarsi in verità. È il miglior risultato possibile? Assolutamente no. Certo, poteva andare ancora meglio, soprattutto a Venezia, e non c’è stato l’auspicato “effetto Referendum”, ma il campo largo nel complesso tiene, il Partito Democratico è quasi ovunque primo partito e il centrosinistra doppia la destra-destra (contenti loro…) Non sono opinioni. Sono numeri. È la realtà. E va raccontata tutta, sino in fondo. 

 Lorenzo Tosa.

... disprezzo e sdegno!! ...

Non avrei voluto sprecare tempo a commentare quello che ha detto Erri De Luca, cosa si dovrebbe mai commentare a qualcuno che dice di essere sionista e che nega il genocidio? Ma non riesco a evitare di farlo. Non ho nulla di suo nella mia libreria, nessuno dei suoi libretti, anche prima ho sempre pensato che la sua scrittura fosse di nessun interesse per me, ancora di più le sue melensaggini, oggi, mi paiono grottesche, quindi non ho nessuno dei suoi libroidi in casa, così non posso sfogarmi che dicendo qualcosa. Se avessi i suoi librucci da quattro soldi li butterei nel cesso? No, lo intaserebbero, li metterei nel bidone della differenziata, carta da buttare. Provo, però, un profondo disprezzo e sdegno per le sue parole, questo sì. Nelle ultime settimane leggere senza staccarmi quasi mai , a parte il lavoro e le altre cose indispensabili, da Victor Hugo e dal suo L'uomo che ride mi porta a fare una considerazione che ha a che vedere con la scrittura, perché appunto le parole grottesche pronunciate in quell'intervista sono incommentabili se non con l'esibizione dei corpi, delle violenze, delle umiliazioni, del genocidio che si sta consumando da così tanto tempo a opera di Israele. Tornando a L'uomo che ride è lo spazio in cui per tanti giorni hanno trovato rifugio il mio sdegno, il mio orrore, la mia paura, la sofferenza di vedere ogni giorno tanta violenza e anche la volontà di condividerla sempre di dirla sempre e per sempre. Ecco lui (Victor Hugo) usa una strategia del testo formidabile ( ne parlerò sul canale) per evocare questa ingiustizia, lo scherno dei nobili verso gli inermi, la loro noncuranza che si esterna in quotidiana tortura. Io di questo voglio parlare, della scrittura: la stortura mediocre che è nella scrittura di Erri De Luca, la sua "distorsione" di quello che vuol dire scrivere sul serio invece di fare sermoni è ora manifesta nel suo pensiero. Cada l'oblio sulle sue frasette grondanti il nulla. Cada il disprezzo sulle sue parole. In foto: un sioinista e un mentore morto che mi sta salvando dalla rabbia che altrimenti travolgerebbe tutto. leggiamo Victor Hugo come antidoto ai miserevoli tromboni dai quali siamo circondati. 

E sempre: Palestina Libera e Fuck Israel. 

#PalestinaLibera 

 Emanuela Cocco.

... un NO prestato!! ...

𝐈𝐥 𝐍𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐥𝐞: 𝐚 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐥𝐚𝐫𝐠𝐨 𝐬𝐢 𝐬𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 A Venezia ha vinto Simone Venturini al primo turno, oltre il 50%, undici anni dopo l'arrivo di Brugnaro a Ca' Farsetti. Andrea Martella si è fermato sotto il 40%, quando Bidimedia e Tecnè lo davano avanti di sei punti. Tredici punti di scarto contro un vantaggio atteso: la fotografia di un'illusione costata cara. Due mesi fa, il 23 marzo, era stata Elly Schlein a dichiarare dal Nazareno che «c'è già una maggioranza alternativa al governo». Il No alla riforma Nordio aveva incassato il 53,7% con un'affluenza del 58,9%, quindici milioni di voti contro la separazione delle carriere. Conte aveva rilanciato le primarie del campo largo. Sembrava un trionfo capace di riempire da solo i mesi successivi. Solo che quei quindici milioni non erano un elettorato. Erano una somma: magistrati e accademici, ex astenuti rientrati, giovani in cabina per la prima volta. Una mobilitazione di merito su un contenuto costituzionale, dove il 31% del No invocava il contrasto a Meloni e il 39% parlava di sorteggio del CSM. Trasformarla in capitale di coalizione era operazione contabile, mai politica. L'affluenza di ieri lo ha detto meglio di ogni commento: 60,06% complessivo, cinque punti in meno della tornata precedente. A Venezia 55,87%, sei punti sotto il 2020. L'onda referendaria non si è trasferita: ieri si è dispersa un bel po'. Per battere Meloni non basta opporsi. Bisogna costruire un campo proprio, con proposte e identità. Altro che facce da primarie. Il centrosinistra ha incassato troppo presto un voto prestato, non regalato. Resta da capire se saprà restituirlo in proposta o se vorrà rivendicarlo ancora. Di tempo ce n'è, ora bisogna scoprire se c'è anche la voglia e le capacità.