LA MACCHINA DA GUERRA AMERICANA MINACCIA APERTAMENTE LA CHIESA CATTOLICA
A gennaio, il sottosegretario per le politiche del Dipartimento della Difesa degli Usa, Elbridge Colby, ha convocato al Pentagono il cardinale Christophe Pierre — all’epoca ambasciatore di papa Leone XIV negli Stati Uniti — per impartirgli, a porte chiuse, una lezione. Colby e i suoi colleghi hanno detto al cardinale che l’America ha la potenza militare per fare ciò che vuole nel mondo, e che la Chiesa cattolica farebbe meglio a schierarsi dalla sua parte. Mentre gli animi si surriscaldavano, un funzionario statunitense ha rispolverato un’arma dal XIV secolo evocando il periodo avignonese, in cui la Corona francese ricorse alla forza militare per piegare il vescovo di Roma al proprio volere.
Quella scena, riportata alla luce questa settimana da Mattia Ferraresi in un servizio giornalistico per The Free Press, potrebbe essere stata il momento più significativo nella lunga e complessa storia del rapporto tra la repubblica americana e la Chiesa cattolica.
Il reportage conferma che il Vaticano ha declinato l’invito della Casa Bianca di Trump e Vance a ospitare Papa Leone XIV per il 250° anniversario dell’indipendenza americana nel 2026.
Ferraresi ha ottenuto resoconti da funzionari vaticani e statunitensi informati dell’incontro al Pentagono. Secondo le sue fonti, il team di Colby (foto) ha analizzato riga per riga il discorso sullo stato del mondo pronunciato dal Papa a gennaio, interpretandolo come un messaggio ostile diretto all’amministrazione. Ciò che li ha fatti infuriare di più è stata l’affermazione del Papa secondo cui “una diplomazia che promuova il dialogo e cerchi il consenso tra tutte le parti viene sostituita da una diplomazia basata sulla forza”. Il Pentagono ha interpretato quella frase come una sfida frontale alla cosiddetta “Dottrina Donroe” – la rivisitazione della dottrina Monroe da parte di Trump – che afferma il dominio incontrastato americano sull’emisfero occidentale.
Il cardinale ha ascoltato la lezione in silenzio. Ma da quel giorno, la Santa Sede non ha ceduto di un millimetro.
JD Vance aveva portato personalmente l’invito nel maggio 2025, appena due settimane dopo l’elezione di Leone XIV al conclave. Secondo un alto funzionario vaticano citato nell’articolo, la Santa Sede inizialmente aveva preso in considerazione la richiesta, per poi rinviarla a tempo indeterminato a causa delle divergenze in politica estera, della crescente opposizione dei vescovi americani al regime di deportazioni di massa di Trump-Vance e del rifiuto di diventare una pedina della propaganda politica nelle elezioni di medio termine del 2026.
“L’amministrazione ha tentato in ogni modo di far sì che il Papa venisse negli Stati Uniti nel 2026”, ha dichiarato un funzionario vaticano a Free Press. Invece, il 4 luglio 2026, il primo papa americano si recherà a Lampedusa, l’isola italiana dove migliaia di migranti nordafricani approdano sulle coste. Robert Francis Prevost è un uomo troppo ponderato per aver scelto quella data per caso.
L’incontro al Pentagono chiarisce anche la portata morale della posizione pubblica assunta da Leone XIV nelle ultime sei settimane. Dopo la conferenza di Colby, il Papa non si è rifugiato nella diplomazia vaticana. Ha anzi insistito con maggiore fermezza nella sua posizione.
Il 1° marzo, mentre le bombe americane cadevano sull’Iran, Leone XIV ha apertamente condannato quegli attacchi. Durante la Settimana Santa, la sua oratoria si è inasprita, trasformandosi in una denuncia di quella che ha definito “l’occupazione imperialista del mondo”, e in un monito secondo cui Dio respinge le preghiere “di coloro che fanno la guerra”. Infine, la domenica di Pasqua, davanti a un quarto di milione di persone in Piazza San Pietro, il Papa ha implorato i leader mondiali di deporre le armi e abbandonare “il desiderio di dominare sugli altri”.
Il Pentagono pensava di poter intimidire il primo papa americano. Non aveva valutato bene l’uomo. Prevost è figlio dei Quartieri Sud di Chicago, frate agostiniano formatosi nei quartieri poveri di Trujillo, canonista che ha trascorso vent’anni in Perù a difendere i contadini dai generali. Si è preparato a uno scontro come questo per tutta la sua vita sacerdotale, e gli uomini che hanno convocato il suo nunzio al Pentagono scopriranno ciò che generazioni di regimi militari latinoamericani hanno già imparato su di lui: non si piega.
Ciò che Ferraresi ha documentato rappresenta, a tutti gli effetti, un punto di svolta nella storia morale degli Stati Uniti. Per la prima volta a memoria d’uomo, la macchina da guerra americana sta minacciando apertamente la Chiesa cattolica, e la Chiesa cattolica, nella persona di un papa americano, ha risposto con l’unica arma che il Vangelo consente: la verità, pronunciata senza mezzi termini, di fronte all’impero
Da Giubbe Rosse