giovedì 18 giugno 2026

... NO COMMENT!! ...

La vergogna nazionale... 

 Ambrogio Pagani.



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Il presidente degli Stati uniti ritiene che sia sconveniente per Israele perseguire i suoi nemici facendo saltare in aria interi palazzi, dato che in quegli edifici "ci vive una sacco di gente che non c'entra niente". Accidenti. Se solo ci fosse stato modo di sapere che succedevano cose simili, magari si poteva fare qualcosa? Evitare di finanziare ed armare l'IDF impegnato a radere al suolo Gaza ed assassinare 20000 bambini? Chi lo sa. Intanto Trump al New York Times ha detto che "Netanyahu è un tipo davvero difficile." Gli improvvisi scrupoli dl presidentissimo hanno poco a che vedere con l'etica e molto con la disaffezione che serpeggia in Maga per l'alleanza "assoluta" con Israele. Che da canto suo non fa segreto della propria preoccupazione e lancia una controffensiva d'opinione in USA attraverso i canali lobby come AIPAC e alleati come il cristo-sionista ambasciatore USA a Gerusalemme Mike Huckabee. Tutto per sventare una "impensabile" rottura con lo sponsor. Ma le stesse qualità di ignavia, opportunismo e narcisismo sociopatico che hanno fatto di Trump il primo presidente USA malleabile al punto di mettere l'apparato militare americano al servizio della spedizione iraniana, ne fanno un alleato sommamente imprevedibile. 


 Luca Celada.

... ed allora: che fare? ...

Un grande Luciano Canfora sulla questione del patentino antifascista: 


«Ho ricevuto da Garzanti una settimana fa una enorme edizione del Mein Kampf. 
Allora cacciamo Garzanti... 
Io non amo Céline, il più antisemita del mondo, ma è un pezzo da novanta della Adelphi. 
Laterza ha pubblicato Giovanni Gentile, filosofo del fascismo. 
Allora via anche Laterza. 
Coga pubblica il libro di Proudhon, La pornocrazia, un attacco alle donne in quanto tali. 
Via anche la Dedalo, che è come Vannacci. Tutto assurdo». 


Da La Fionda #LucianoCanfora #Vannacci #Fascismo

... il metodo Salvini!! ...

𝐈 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐨, 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐭𝐞: 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐢𝐧𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Alle 10.20 di mercoledì la linea ad Alta velocità tra Milano Rogoredo e Piacenza è andata in tilt per un guasto alla linea elettrica, con tanto di incendio di sterpaglie sui binari. Tanto per non farsi mancare nulla. Sette treni cancellati, ritardi a cascata: il Frecciarossa 9311 per Torino ne ha accumulati 280 di minuti, un Italo atteso a Milano alle 10.45 è arrivato cinque ore dopo. Due convogli fermi nel Lodigiano senza aria condizionata, una passeggera soccorsa. Niente anarchici stavolta, solo un cavo bruciato e un campo che brucia. E Matteo Salvini, che di mestiere fa il ministro dei Trasporti, cosa fa? Chiede una relazione a Trenitalia, poi corre a firmare un accordo ferroviario con l'Arabia Saudita. Da tre anni il copione è sempre lo stesso: quando non sono i sabotatori, la colpa è dell'azienda, dei cantieri, del regolamento europeo. Mai sua. Eppure i trasporti dovrebbe farli funzionare lui. Nel 2025 i Frecciarossa hanno totalizzato 676 giorni di ritardo, secondo lo studio di Europa Radicale, e dall'insediamento del governo nell'ottobre 2022 il conto supera i due anni interi. I treni non trasportano, le opere non si aprono. Il Ponte sullo Stretto, il mausoleo annunciato, è stato bocciato due volte dalla Corte dei Conti, costa 13,5 miliardi, ha già visto slittare 2,8 miliardi e non ha posata un solo mattone sputato. Per i pendolari la soluzione studiata al ministero è tagliare il 15% delle corse: meno treni, così almeno arrivano in orario, si vede. C'è da chiedersi se non sia uno dei peggiori ministri dei Trasporti della storia. Ma per carità, senza che se la prenda. Mica è colpa sua.

mercoledì 17 giugno 2026

... NORMAN FINKELSTEIN ...

NORMAN FINKELSTEIN: 


"Se trattate le persone in questo modo, se le degradate, le umiliate, le assassinate, allora non sorprendetevi se accade una rivolta alla Nat Turner. Ed è esattamente ciò che ho detto riguardo al 7 ottobre. Se sapevate, come io sapevo, ciò che era stato fatto alla popolazione di Gaza, il fatto che persino il capo del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano, Giora Island, nel 2004 abbia descritto Gaza come un enorme campo di concentramento. Oppure Mary Robinson, l’Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, che nel 2008 disse: «Un’intera civiltà viene distrutta. Non sto esagerando. Viene distrutta». Oppure, come disse The Economist nel 2023, proprio alla vigilia del 7 ottobre, quando definì Gaza una nave che affonda. Di fronte a tutto questo, non potete sorprendervi del 7 ottobre. Non potete fingere di esserne scioccati. E si possono condannare le atrocità, ma proprio come gli abolizionisti non condannavano le rivolte degli schiavi, io non condannerò la rivolta dei detenuti di un campo di concentramento, nati dentro quel campo. Perché gli abitanti di Gaza che hanno sfondato i cancelli avevano perlopiù tra i venti e i ventidue anni. Erano nati in un campo di concentramento. Hanno languito in quel campo di concentramento, ed erano destinati e condannati a morire in quel campo". 


Per chi non conoscesse Norman Finkelstein è un politologo, saggista e conferenziere statunitense, nato a Brooklyn nel 1953 da genitori ebrei sopravvissuti alla Shoah. È diventato noto a livello internazionale con libri come Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict, The Holocaust Industry, Beyond Chutzpah e Gaza: An Inquest into Its Martyrdom. 


 Lavinia Marchetti.

... il Memorandum ...

L’accordo con l’Iran “non è definitivo” ma è un “memorandum di intesa". 

"Se non mi piace, torneremo a colpirli. Se non si comportano bene torneremo subito a bombardare”. 

 Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, a margine del bilaterale con l’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi. 
 Intanto, sta trapelando con sempre maggiore insistenza sui media internazionali il testo del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, che il presidente Donald Trump ha ipotizzato di leggere “parola per parola” in conferenza stampa per evitare che venga distorto. Nelle scorse ore Bloomberg ha pubblicato la bozza di intesa, destinata a mettere fine alle ostilità e creare la cornice per un accordo più ampio e dettagliato. Ma una fonte vicina al team negoziale iraniano, citata dall’agenzia Tasnim’, ha contestato l’accuratezza del documento, sostenendo che la versione diffusa contiene “numerose inesattezze”.

 https://www.ilfattoquotidiano.it/.../g7-a-evian.../8421657/ Vedi meno

... offerte di lavoro ...

𝐂'𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐓𝐢𝐤𝐓𝐨𝐤 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Scorrono da giorni sui gruppi TikTok e nelle storie di Instagram: screenshot di offerte che un tempo si accettavano in silenzio. 800 euro al mese per sette ore al giorno, sabato compreso. Turni che finiscono alle due di notte senza un euro di maggiorazione. Stavolta la risposta è un secco no, fotografato e messo in rete. Lo racconta oggi La Stampa, che ci legge un manifesto della Generazione Z contro il lavoro malpagato e senza contratto. Liquidarli come la solita gioventù indolente, cresciuta col telefono in mano, è comodo. Solo che i numeri raccontano altro. Secondo l'ultimo rapporto AlmaLaurea, fra i laureati che a un anno dal titolo cercano ancora un impiego, la quota disposta ad accettare meno di 1.250 euro netti è scesa al 33% e al 26%. A Milano, dove l'affitto si mangia quasi tutto, quella cifra è la soglia della sopravvivenza. La sociologa Chiara Saraceno, sulle stesse pagine, lo scrive senza troppi giri di parole: chiedere a quali condizioni si lavora è un diritto da esercitare, altro che pretesa da viziati. E quegli screenshot condivisi sono già una bacheca sindacale per una generazione che un sindacato quasi non ce l'ha più. Cambiano gli strumenti, non la sostanza: è organizzazione del disagio, con i mezzi di oggi. Quelle richieste, del resto, sono politiche. Parlano di salari, di contratti, di welfare, di una pensione che a questi ragazzi nessuno osa più promettere, di affitti che si mangiano lo stipendio. 
La domanda, a questo punto, è se la politica saprà ascoltarle, o se preferirà raccontarsi ancora la favola dei nativi digitali sdraiati sul divano. Aspettiamo.

... RUINI - in memoriam ...

IL CARDINAL RUINI - IN MEMORIAM 


articolo di Giovanni Colombo, già responsabile dei giovani di Azione Cattolica della Diocesi di Milano e consigliere comunale di Milano. 


 Ha lasciato questa terra di terra e sassi colui che è stato il capo della Chiesa italiana per più di trent'anni. Eminence, come lo chiamava scherzosamente la Littizzetto, dal 1991, per 16 anni, ha guidato la Conferenza Episcopale italiana. Ma già dal 1986, da segretario, ha comandato. E la sua influenza si è stesa pure sui dieci anni di presidenza del suo successore, il fido cardinal Bagnasco. Di lui ho tre ricordi personali. Nel 1977, quando era ancora il don Camillo alla guida degli Studenti Democratici di Reggio Emilia e io un adolescente in cerca d'autore, lo vidi sottrarsi alla sottoscrizione del manifesto del costituendo Coordinamento Interregionale Studenti - promosso dal Gruppo Confronto di Milano per riunire alcuni gruppi studenteschi di ispirazione cristiana del Nord Italia perché il testo gli suonava troppo di sinistra. Nel 1989, alla fine di una tristissima vicenda, pose il suo veto alla mia nomina a responsabile nazionale dei giovani di Ac perché "Colombo non può promuovere la comunione ecclesiale" (per forza, ero della diocesi del Cardinal Martini). Nel 1990, quando fu lui stesso per qualche mese assistente della Azione Cattolica Italiana, diede queste consegne al Consiglio Nazionale: obbedite ai preti (cioè a me), non fate politica (ovvero lasciatela a me), non litigate con gli altri movimenti (quindi fidatevi di me che so come trattarli). Tre episodi che, nel piccolo, dicono tre aspetti fondamentali del suo modo di procedere. Anticomunismo viscerale: vedeva Pepponi da tutte le parti. Ortodossia inossidabile: fedele esecutore della linea wojtyliana, voleva una Chiesa disciplinata e forza sociale, in cui ovviamente non c'era più posto per un laicato vivace e intelligente. Centralismo ferreo: controllava tutto, ma proprio tutto, dall'articolino sulla stampa alle nomine dei vescovi. Non si muoveva foglia senza il suo placet. In un trentennio il cardinal Ruini (da ora in poi "lui") ha provato di tutto per contare nella vita sociale e politica. Ha sostenuto per anni l'insostenibile, ovvero la Dc compromessa con la corruzione e le mafie. Preso atto con grande ritardo che la stagione dell'unità politica era finita per sempre, ha inventato una serie di sigle dipendenti direttamente da "lui", pronte a muoversi ad un suo cenno: Progetto Culturale, Forum delle famiglie, Retinopera, Comitato Scienza e Vita (quest'ultimo fondamentale per la sua campagna astensionista sul referendum sulla procreazione assistita del 2005). Alla guida di Avvenire e della televisione Sat 2000 (ora TV2000) per 20 anni ha blindato il suo amato Dino Boffo. Quando ha avuto bisogno di sponde nel mondo economico, si è affidato per anni alle mani di Giampiero Fiorani, l'amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, un vero cattolico modello (chi se lo ricorda più?). In politica ha sempre preferito appoggiare Silvio, il libertino, piuttosto che Romano, il cattolico adulto di cui aveva celebrato le nozze. Quando ha fatto progetti in grande si è appoggiato ad Antonio Fazio, il governatore della Banca d'Italia (e quando Fazio nel 2005 venne coinvolto nelle inchieste bancarie sui "furbetti del quartierino", "lui" non fece un plissé, e subito ripartì con le telefonate, candidando alle politiche del 2006 alcuni suoi fiduciari). Non ha voluto dare il funerale religioso al povero Welby. Ha organizzato in prima persona il Family Day del 12 maggio 2007 contro i Dico, il progetto di legge sulle unioni civili proposto dal governo dell'Ulivo. Da pensionato non ha fatto mai mancare il suo puntuale sostegno al centrodestra e le sue puntute critiche al pontificato di Francesco, tramite le immancabili interviste di Aldo Cazzullo (assurto al ruolo di suo portavoce). L'aspetto che mi ha sempre colpito di "lui", più che la contiguità con i poteri di tutti i tipi, è stata la disinvoltura nel far finta di niente. Ogni volta che un bubbone esplodeva e gli "amici" finivano nei guai, "lui" voltava pagina con freddezza, come era già successo con il crollo della Dc, senza mai fare i conti con la debolezza culturale prima ancora che spirituale ed etica che l'aveva portato a dare credito a personaggi senza scrupoli e ad affidare i progetti più ambiziosi a gente modesta. Al fine di combattere il relativismo con alleanze di ogni tipo, "lui", la Chiesa, l'ha ampiamente relativizzata. Le ha fatto perdere autorevolezza. Ha contributo a svuotarla. Il suo dominio è stato così lungo e devastante che anche oggi la Chiesa italiana stenta a riprendersi, nonostante il papato di Francesco e l'azione in sede Cei dei cardinali Bassetti e Zuppi. L'Ac è esausta, Cl si ritrova divisa e commissariata, gli altri movimenti vivacchiano. Nelle parrocchie rimangono preti in crisi di identità e tanti vecchi meditabondi sulla morte vicina. Le donne vanno a far yoga, i giovani cercano fremiti altrove. I discorsi sulla sinodalità non incidono. Aumentano le messe con preti extracomunitari che parlano a stento l'italiano. E chissà quali altri dati ha in mano Papa Leo, che sta facendo fatica a trovare nuovi vescovi. Intanto "lui" è morto. Prendendo spunto dal finale dell'omelia dell'arcivescovo Delpini per il funerale di Silvio Berlusconi, mi vien da chiudere cosi: "In questo momento di cordoglio che cosa possiamo dire del cardinal Ruini? È stato un ecclesiastico assai importante: un desiderio di destra, un desiderio di potere, un desiderio di gloria. Ora incontra il giudizio di Dio."