martedì 8 settembre 2026
𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐚𝐫𝐦𝐨 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐨 𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐚𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐨, 𝐚𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢 𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐨𝐫𝐢 𝐥𝐨 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐫𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Ottocento miliardi, e adesso c'è pure il certificato che non arriveranno da nessuna parte. Insomma, non esistono. Il 3 settembre la Corte dei conti europea ha messo agli atti, nell'analisi 01/2026, che la prontezza alla difesa entro il 2030 promessa da ReArm Europe, ribattezzato Readiness 2030 quando il nome ha cominciato a pesare, resta difficile da conseguire.
Basta leggere l'elenco: coordinamento insufficiente fra fondi europei e nazionali, strozzature su materiali e componenti chiave, un'industria che perde i tecnici, l'inflazione della difesa che corre sopra quella generale. E c'è la dipendenza da Washington, visto che fra il febbraio 2022 e il giugno 2023 il 78 per cento degli acquisti militari degli Stati membri arrivava da fuori, dice uno studio citato dalla Corte, con i soli fornitori americani al 63. Sovranità europea, la chiamano.
Poi c'è il debito: i revisori di Lussemburgo scrivono che armarsi a debito (appunto) può compromettere la sostenibilità di bilancio e frenare la discesa del debito. A metà 2026 la clausola l'avevano attivata 18 Stati membri, e il governo italiano, che giurava di non aggiungere spesa, ci ha infilato lo 0,9 per cento del Pil in armi fino al 2028 più 14,9 miliardi di prestiti SAFE, mentre chi aspetta una visita specialistica si arrangia.
La chiosa: senza quelle condizioni i fondi stanziati rischiano di restare sulla carta, ottocento miliardi e una diapositiva, mentre il conto arriva puntuale e arriva a noi. Il piano era già devastante e pericoloso, e adesso perfino i contabili lo trovano irrealizzabile. Serve altro per mandare a casa chi l'ha firmato?
lunedì 7 settembre 2026
... la Destra risponde e vince! ...
𝐋'𝐀𝐟𝐃 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐢𝐥 𝟒𝟒% 𝐞 𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐢 𝐚𝐩𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢
Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
In Sassonia-Anhalt la partecipazione al voto è salita, eccome, e non bisogna essere analisti troppo ferrati per vedere che a incassarla è stata l'AfD, il partito nazista che l'ufficio per la protezione della Costituzione del Land classifica come estremista di destra accertato: 170mila voti sono arrivati da chi cinque anni fa era rimasto sul divano.
Le proiezioni della Forschungsgruppe Wahlen danno AfD al 44 per cento, con la Cdu del cancelliere Friedrich Merz giù al 17,7, e sempre per Infratest dimap gli operai che la votano sono passati da circa un terzo al 61 per cento.
Da noi la spiegazione è sempre la stessa da anni, e la recitano quelli che la sanno lunga: votano così perché hanno paura, votano così perché non hanno capito. Che a me sembra davvero un gran bel modo di perdere un elettore per sempre. Gli spieghi che il guasto è lui, e lui intanto cerca una risposta secca e va a prendersela dove gliela danno. Anche se è sbagliata.
E dall'altra parte cosa trova? In un Land dove si incassano i salari più bassi della Germania, come ha scritto il Tagesspiegel, trova la Spd che siede al governo con Merz e ci resta comoda. Da noi trova un centrosinistra che al Parlamento europeo si è spaccato sulla risoluzione che accoglieva ReArm Europe.
L'83 per cento degli intervistati dalla Forschungsgruppe Wahlen sottoscrive la frase "quelli là in alto non si occupano dei problemi della gente comune", e del resto hanno agito di conseguenza: ieri l'hanno scritto sulla scheda con la mano ferma.
L'estrema destra dà risposte sbagliate ma le dà tutte, subito; chi dovrebbe darne di giuste invece parla di "paura che vince" e non si interroga mai, mai, mai sul fatto che le sue risposte non siano per niente gradite e convincenti.
L'estrema destra vince, la sinistra è "terrorismo" e gli annacquati lì in mezzo così terribilmente simili sono sempre tronfi con sempre meno voti.
... di chi la colpa?? ...
È COLPA LORO
La schiacciante vittoria di AFD, estrema destra razzista e reazionaria, nelle elezioni regionali della Sassonia Anhalt in Germania, è il prodotto di decenni di politiche neoliberali di austerità e ora anche di riarmo e guerra.
I primi colpevoli del ritorno del fascismo e persino del nazismo in Europa sono loro, i liberaldemocratici, quelli dei supremi valori occidentali, che diventavano valori in borsa per i ricchi e tagli dei salari e dei diritti sociali per tutti gli altri. Sono i governi e i campi più o meno larghi che, invece di rafforzare, hanno smontato lo stato sociale, che era il vero baluardo democratico in Europa.
Sono i liberali e i socialdemocratici che assieme alle destre hanno votato al Parlamento Europeo che il comunismo è come il nazismo. E il nazismo è risorto dalle ceneri dove l’aveva sepolto prima di tutto l’Armata Rossa sovietica.
Sono loro, i cosiddetti europeisti, i governanti “volonterosi” di armi e guerra, che hanno smontato pezzo dopo pezzo l’economia di pace per fare armi e per riportare l’Europa al fronte contro la Russia. E tra costoro spicca proprio Merz, il più impopolare capo di governo della Germania dal 1945, che ha appena varato un programma di miliardi di riarmo finanziato anche con il taglio pensioni.
Stiano tranquilli i guerrafondai , se AFD dovesse andare al governo continuerà la guerra, come fa Meloni. Trump ha mostrato che l’estrema destra non vuole la pace, ma il dominio feroce sulla società. E poi c’è sempre il sostegno ad Israele che unisce liberali e fascisti,
Cosi i padroni di Cernobbio si sono messi avanti con il lavoro, offrendo un bel palco a Vannacci.
Guai a legittimare o sottovalutare i fascisti, state sicuri che un modo per far capire chi siano lo trovano sempre. Ma la colpa del loro ritorno è di Draghi, che ha voluto farci scegliere tra condizionatori e cannoni, nell’epoca della crisi climatica. La colpa è di Ursula von der Leyen, che vuole 800 miliardi di armi, e che fa proclami di guerra. È colpa loro, di chi sta con loro e di chi si allea con chi sta con loro.
Non mi venite a parlare di antifascismo se prima non siete disposti a spazzar via chi il fascismo l’ha fatto rinascere.
Giorgio Cremaschi.
... tutta una finzione!!! ...
La FINZIONE di una trattativa di pace.
Il recente colloquio al Cremlino tra Vladimir Putin e gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner conferma uno scenario ormai evidente: non c’è alcun piano di pace reale all’orizzonte.
Mentre le cronache si concentrano sui dettagli tattici , la sospensione dei raid per 72 ore sui cieli di Kyiv, decisa da Putin e accettata da Zelensky , la sostanza politica non cambia. Il Cremlino non si è ammorbidito: continua a pretendere la resa strategica dell’Ucraina e la riscrittura dell’ordine di sicurezza europeo.
Qual è allora la vera partita che si sta giocando?
Far balenare un “accordo imminente” serve a Washington per ostentare capacità negoziale e a Mosca per guadagnare tempo, accreditando un canale diretto che scavalca i canali diplomatici tradizionali e i Paesi europei.
Come confermano le dichiarazioni sui “grandi progetti russo‑americani” emerse a margine dell’incontro, la trattativa non riguarda la giustizia o il diritto internazionale, ma la spartizione di sfere d’influenza e opportunità economiche. La guerra viene ridotta a una voce di costo in un bilancio globale.
L’obiettivo a lungo termine è costringere il nostro continente a prendere atto della propria solitudine, disgregando l’unità atlantica mentre le grandi potenze ridisegnano le carte a nostro discapito.
Qui la cronaca finisce e comincia la mia lettura. A mio avviso, fenomeni come la propaganda sovranista , da certi movimenti in Italia all’AfD in Germania , non sono un caso: sono il frutto maturo di una guerra ibrida che dura da venticinque anni, un’aggressione costante alla civiltà occidentale che usa disinformazione, polarizzazione ed egemonia culturale per demolire la democrazia dall’interno.
Demolire l’Europa, la sua coesione e i suoi valori fondamentali è l’obiettivo strategico in cui, per ragioni diverse, finiscono per convergere gli interessi di Putin, Trump e Xi Jinping. Per l’Europa, capire che questa non è un incidente di percorso ma una battaglia per la propria sopravvivenza democratica resta l’unico modo per non rassegnarsi all’irrilevanza.
Il contesto è più che EVIDENTE.
#Geopolitica #Ucraina #Europa #Democrazia #RelazioniInternazionali #GuerraIbrida
Salvo Lo Presti.
domenica 6 settembre 2026
... i tre compari!!! ...
Gli ineffabili Witkoff e Kushner hanno trascorso più di tre ore al Cremlino con l'amico Putin. Risultato? Nessun passo avanti, zero accordi, la Russia non rinuncia a nessuna delle sue pretese territoriali. Il Cremlino ha però definito l’incontro "molto utile". Utile, probabilmente, perché mentre si discuteva del futuro dell’Ucraina si parlava anche di "grandi progetti economici russo-americani". I territori occupati sul tavolo, gli affari accanto. Nella diplomazia trumpiana la pace somiglia sempre più a una trattativa immobiliare: i confini diventano particelle catastali, la sovranità una clausola negoziabile e gli ucraini quelli che dovranno firmare in fondo al contratto.
L’ordine degli incontri dice già molto. Prima si ascolta l’aggressore al Cremlino, poi si vola a Kyiv a illustrare all’aggredito che cosa potrebbe essere disposto a perdere. Putin intanto rivendica i progressi militari e ripete la formula stantia e strumentale delle "cause profonde" e blablabla, cioè il lessico con cui da anni giustifica un’invasione criminale trasformandola in terapia geopolitica. Ha persino annunciato una pausa di tre giorni nei bombardamenti su Kyiv per proteggere gli inviati americani. Un riguardo squisito: i missili possono aspettare che siano passati gli ospiti.
Se alla Russia spettano i territori, agli Stati Uniti gli affari e all’Ucraina la pressione perché accetti, questa non è una pace. È la liquidazione, e probabilmente la spartizione, di un Paese organizzata nel salotto del rapinatore.
Mimmo Stolfi
... l'Ucraina a pezzi!!! ...
Il New york times ha pubblicato le condizioni che la Russia avrebbe posto sul tavole delle trattative con Trump per la pace:
riconoscimento del referendum di annessione delle 4 regioni del Donbass compresa Odessa che farà da canale per la Trasnistria.
Negazione dell'accesso al mare per Kiev e garanzia del collegamento tra la Bielorussia e Kaliningrad.
Riduzione della potenza militare di Kiev e rifiuto della Presenza della NATO.
Non viene specificata la restituzione dei territori alle nazioni confinanti ma la cartina la presenta come conseguenza di un intento espresso dal presidente russo.
In blu i territori che verranno restituiti alla Polonia
In viola i territori che verranno restituiti all'Ungheria
In verde i territori che verranno restituiti alla Romania
In rosso i territori destinati alla Nuova Russia
... una belva: Federico!! ...
"Federico, torniamo insieme."
Queste sono state le ultime parole di Lorena Isceri. Non un invito a cena, non un messaggio d’amore spontaneo.
Ma una frase dettata dal terrore puro, pronunciata dall'oscurità di un bagagliaio, nel disperato tentativo di calmare la furia del suo omicida e aggrapparsi alla vita.
Oggi voglio fare un viaggio mentale insieme a voi. E vorrei che a rispondere fossero solo gli uomini.
Proviamo per un attimo a cambiare la narrazione. Immaginiamo che in quel momento esatto lui si sia fermato. Immaginiamo che abbia deciso di ascoltarla, di mettere giù le armi, di interrompere la violenza e di "tornare insieme" davvero, come chiedeva lei per non morire.
Cosa avrebbe concluso? Che tipo di legame sarebbe rimasto?
Vi chiedo, da uomo a uomo: possedere una persona attraverso la paura si può davvero reputare amore?
Vi sentireste amati sapendo che l'unica ragione per cui lei resta al vostro fianco è il terrore di ciò che potreste farle?
Cosa scatta dentro? Cosa vi porta a volere l'amore di una donna a tutti i costi, anche quando nei suoi occhi non c'è più traccia di sentimento, ma solo il riflesso del panico?
L’amore non ha bisogno di minacce per esistere. Quando si nutre di paura, smette di essere amore e diventa una prigione.
Vincenzo San .
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Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
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