giovedì 12 marzo 2026
... Mitico Sanchez!! ...
Ha ritirato l’ambasciatrice.
Non per finta. Non “per consultazioni”. L’ha ritirata davvero, definitivamente.
La Spagna non ha più un ambasciatore in Israele, declassando così la propria rappresentanza diplomatica a Tel Aviv al livello di incaricato d’affari.
E sapete perché? Perché Pedro Sánchez è l’unico leader occidentale che fa quello che dice.
E così, dopo che Israele aveva lanciato accuse calunniose contro la Spagna e adottato misure inaccettabili contro due ministri del suo governo, lui ha deciso di agire: ritiro definitivo dell’ambasciatrice.
Pedro Sánchez sta scrivendo un pezzo di storia europea. Da solo, contro tutti, con una coerenza che nessun altro leader del continente può nemmeno lontanamente vantare.
E un giorno, quando i libri racconteranno chi ha avuto il coraggio di stare dalla parte giusta mentre il mondo guardava altrove, il suo nome ci sarà.
... Ciao Enrica! ...
VIVO NELL'ATTESA,POI QUEL CHE SARÀ SARÀ
...
.il tumore al pancreas una brutta bestia...se ne è andata Enrica Bonaccorti, lasciando un vuoto enorme
💔
CIAO ENRICA,RIPOSA IN PACE🙏😔🙏
... sui fascisti ... zitti!! ...
𝐒𝐮𝐢 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐭𝐚𝐜𝐞. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
I carabinieri di Teramo hanno eseguito otto misure cautelari nei confronti di un gruppo che si autodefiniva “Gioventù fascista rosetana”: quattro arresti, un capo finito in carcere, tre ai domiciliari, quattro con obbligo di firma. Diciassette gli indagati, quattordici accusati di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale. Il gruppo pianificava spedizioni punitive contro i bengalesi, assaltava con sassaiole il Centro d’accoglienza di Roseto degli Abruzzi, custodiva foto hitleriane e gestiva chat di incitamento alla violenza razziale. Il tutto era emerso indagando su un agguato preordinato ai carabinieri l’8 ottobre 2025, con spranghe e sassi nascosti vicino al palazzetto dello sport.
Mi sono tornati in mente gli attivisti di Ultima Generazione processati per aver gettato vernice lavabile sulla facciata del Senato, con una pena prospettata fino a cinque anni. Mi sono tornati in mente i 180 procedimenti giudiziari in tre anni contro chi bloccava strade per chiedere politiche climatiche, gli studenti manganellati nei cortei per Gaza, i fogli di via usati come strumenti di ritorsione contro gli attivisti.
Per tutto questo, il governo aveva parole pronte. La presidente del Consiglio che definisce “oltraggioso” il lancio di vernice lavabile su un palazzo, il ministro dei Trasporti che ha dichiarato più volte di voler reprimere chi scende in strada per il clima. Per la “Gioventù fascista rosetana”, niente. Silenzio.
E allora la domanda, sempre la stessa, torna a farsi sentire: quanto schifo bisogna fare per sbattere ogni volta la faccia contro il proprio contraddirsi, accettando di spaccarsi il naso pur di non cedere un millimetro di propaganda?
mercoledì 11 marzo 2026
... lectio magistralis ...
Lectio Magistralis e Governo distratto.
(il #buongiorno di Giulio Cavalli per Left)
... tutte stronzate!! ...
SARÀ TRE VOLTE NATALE
Editoriale di Marco Travaglio
11 marzo 2026
A undici giorni dal referendum siamo entrati nel Momento Renzi-Boschi: quando il governo di turno e i suoi trombettieri (di solito sempre gli stessi), terrorizzati dai sondaggi, promettono il regno di Saturno se vince il Sì e l’Apocalisse con cavallette se vince il No. Nel 2016, per spingere la schiforma renziana che aboliva le elezioni per il Senato trasformandolo in un ospizio per consiglieri regionali e sindaci autoimmuni, l’Ufficio Studi di Confindustria spiegò che col No la produzione industriale sarebbe crollata in tre anni del 4%, il Pil dell’1,7 (non, per dire, dell’1,6 o dell’1,8) e gli occupati di 258 mila unità, mentre i poveri sarebbero stati 430 mila in più e il debito/Pil sarebbe balzato al 144%. Non contenta, la Boschi spiegò a TeleMeloni (la Rai) che “la riforma aiuta non solo per le cose brutte come il cancro, ma anche per le maternità”. Renzi e la Lorenzin confermarono le sensazionali migliorie contro i tumori e vi aggiunsero diabete, glicemia alta e cirrosi epatica, lasciando incerti solo gli italiani affetti da unghie incarnite, ragadi ed emorroidi.
Ora ci risiamo. Le Camere penali riciclano la puttanata radical-craxiana della “giustizia giusta”, come se i processi degli ultimi 80 anni fossero stati ingiusti. Il Giornale titola: “La guerra santa del referendum: ‘Il No conviene agli islamici’” (devono aver saputo che i cattolici votano Sì da Mantovano, che quando stava col No era musulmano). Nordio e Meloni promettono una giustizia più efficiente e rapida, per rispondere alla domanda della Bongiorno: “Chi è l’ignorante che dice che con la riforma la giustizia sarà più efficiente e rapida?”. Promettono pure che “chi sbaglia pagherà”, confondendo la schiforma con la responsabilità civile dei magistrati (che esiste dal 1987); e che spariranno gli errori giudiziari, confondendo la schiforma col processo di revisione (previsto dalla notte dei tempi). Bocchino spiega che pm e gip non faranno più arrestare indagati che poi verranno assolti: cioè, appena separati, assumeranno poteri medianici e prevedranno le sentenze dieci anni prima. Naturalmente scompariranno tutti gli immigrati clandestini condannati, anche se a condannarli sono i giudici, mentre a espellerli (nei loro Paesi, non in Albania) dovrebbe essere il governo, che non lo fa perché non è capace. L’Oscar per la Miglior Cazzata va a Giusi Bartolozzi, magistrata prestata alla politica che per fortuna non l’ha mai restituita: “Se vince il Sì la magistratura riacquisirà credibilità, le aziende torneranno a investire e i giovani che vanno via ritorneranno a fidarsi”. Lei invece, essendo indagata per le sue bugie ai pm su Almasri, se vince il No “scapperò dall’Italia”. Motivo in più per votare No. Anche perché il suo cervello in fuga ormai è andato.
Il Fatto Quotidiano
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... ridicoli esseri! ...
L'INCONTRO TRA L'INFINITAMENTE GRANDE E LA NOSTRA OSTINATA, TRAGICA PICCOLEZZA. SIAMO UN ARROGANTE, SUPERBA UMANITÀ...
L'illusione dei confini nel vuoto, alzate lo sguardo, non verso il soffitto, ma oltre.
Esiste un’immagine, scattata da miliardi di chilometri di distanza, che dovrebbe essere proiettata su ogni muro, in ogni parlamento, in ogni trincea. In quello scatto, la Terra non è un globo maestoso con mappe colorate; è solo un pixel sbiadito, un granello di polvere sospeso in un raggio di sole dentro un buio che non ha fine.
È una prospettiva che umilia scientificamente, siamo un’anomalia biochimica su un sasso bagnato che ruota attorno a una stella ordinaria, in una galassia tra miliardi di altre. Psicologicamente, però, ci comportiamo come se fossimo il centro dell'universo.
È qui che risiede la nostra follia collettiva, versiamo sangue per conquistare la frazione di un microscopico pulviscolo.
Tracciamo linee immaginarie su un terreno che, dallo spazio, non ha confini, alimentiamo nazionalismi feroci come se un lato di quel granello fosse intrinsecamente superiore all'altro.
La Terra è una casa senza ruota di scorta.
In quel "pallido puntino blu" è contenuto tutto ciò che abbiamo mai amato. Ogni respiro, ogni scoperta, ogni guerra iniziata per ego o religione è avvenuta lì, su quella minuscola zattera sperduta nell'oceano cosmico. Non c'è nessun aiuto in arrivo dall'esterno per salvarci da noi stessi, siamo soli, eppure siamo occupati a distruggerci a vicenda per il controllo di un palcoscenico che, visto da lontano, scompare sotto la punta di uno spillo.
Il contrasto che turba il mio cuore da sempre è: Paradiso sospeso, inferno creato!
C'è un paradosso atroce nel guardare la Terra dallo spazio, da lassù, appare come un capolavoro di equilibrio, un gioiello azzurro e silenzioso che fluttua in un’armonia perfetta.
È la definizione stessa di bellezza assoluta.
Ma se zoomiamo su quel granello, la realtà si frantuma, sotto quelle nuvole bianche e su quegli oceani calmi, noi iniettiamo l'orrore.
Trasformiamo un paradiso fisico in un inferno psicologico. Mentre il pianeta respira, noi lo soffochiamo con il fumo delle esplosioni, mentre la Terra ci offre una dimora gratuita, noi ne paghiamo l'affitto con il sangue di chi la abita.
È la crudeltà suprema, possedere l'unico giardino conosciuto nell'infinità del vuoto e scegliere di usarlo come un mattatoio. Ogni bomba che cade è uno schiaffo alla rarità della nostra esistenza. Stiamo distruggendo l'unica opera d'arte che ci tiene in vita, convinti che le nostre ragioni, i nostri confini, i nostri orgogli, i nostri odi, siano più grandi dell'universo stesso.
Non siamo guerrieri. Siamo solo microbi che incendiano la propria unica casa mentre fuori gela.
Dovremmo provare un senso di umiltà devastante, capire che ogni conflitto è un insulto alla rarità della vita.
La Terra non è un territorio da spartire, è un organismo fragile da proteggere. Se non impariamo a guardare il mondo con gli occhi di chi lo vede dallo spazio, senza bandiere, solo vita, finiremo per essere solo polvere che combatte contro altra polvere nel silenzio del vuoto.
Smettiamola di fingere di essere giganti, siamo solo passeggeri dello stesso granello di sabbia.
Karima Angiolina Campanelli
martedì 10 marzo 2026
... NO, NO ed ancora NO!! ...
Allora, l'avete visto il video? Tredici minuti di primo piano, luci giuste e quel tono da "ve lo spiego io perché voi siete un po' distratti". La Presidente ci dice che il 22 marzo dobbiamo mettere una croce su un "Sì". Che bella parola, il "Sì": è solare, è positivo, è l'opposto del "No" che è antipatico, ostruzionista, quasi comunista. Lei dice che il giudice e il PM devono divorziare, che non possono più stare nella stessa stanza o mangiare alla stessa mensa, come se la giustizia fosse un problema di arredamento o di corridoi. Ci racconta che se li separiamo, il giudice diventa finalmente "terzo", una parola magica che dovrebbe incantarci tutti. Ma se la cultura è la stessa, se la forma mentis è quella del potere, che ci importa se uno sta in via Arenula e l'altro a Piazzale Clodio? È come separare i ladri dalle guardie ma consegnargli lo stesso mazzo di chiavi: il problema non è che si parlano, è che parlano tutti la stessa lingua dello Stato che deve punire o della politica che deve controllare.
Poi arriva il pezzo forte, il sorteggio per il CSM. Siccome non riusciamo a trovare magistrati onesti e indipendenti, ci affidiamo alla fortuna, al bussolotto, alla democrazia del Bingo. È il naufragio della politica che ammette di non saper più scegliere e fa fare al caso: un po' come se per operarci andassimo a cercare il chirurgo estratto con la Lotteria Italia.
E per i magistrati cattivi? Ecco l'Alta Corte, un altro ufficio, altri stipendi, un tribunale speciale per giudicare i giudici. La democrazia è fantastica perché per ogni problema crea un nuovo controllore del controllore, finché non saremo tutti giudici di qualcun altro mentre il cittadino aspetta dieci anni per una sentenza di sfratto.
E qui casca l'asino, proprio sulla velocità. Perché in un video precedente, la premier ce l'aveva giurato: "Votate Sì e avremo processi rapidi". Ce lo ricordiamo bene. Peccato che i suoi stessi attori protagonisti abbiano già iniziato a sussurrare la verità al pubblico. C'è il Ministro Nordio che ammette che separare le carriere non sposta di un millimetro la durata dei processi perché mancano i cancellieri, mica le pareti tra i magistrati. E poi c'è la senatrice Bongiorno che, con quel piglio da chi le aule le frequenta davvero, le ha dato indirettamente dell'ignorante ricordandoci che questa riforma non è affatto un acceleratore. È la regia che vende un film d'azione mentre i protagonisti confessano che la pellicola è bloccata.
Ma il velo cade del tutto quando la politica si dimentica il copione della "riforma per i cittadini". Mentre Meloni giura che non è una guerra contro i magistrati, ecco che Giusi Bartolozzi, il braccio destro di Nordio, esplode in TV con una frase che è un manifesto: "Votate Sì e ci liberiamo della magistratura, che è un plotone di esecuzione". Eccolo lì, il non detto che diventa urlo. È la conferma di quello che chi vota No teme da sempre: che dietro i discorsi sulla "terzietà" e sul "giusto processo" ci sia solo la voglia di togliere di mezzo l'unico contropotere rimasto. Non è una riforma per far funzionare i tribunali, è una liberazione dal controllo di legalità.
Infine, il tocco di classe: il ricatto del "voto di spallata". Lei dice di non votare No solo per mandare a casa lei, che il Governo non cadrà, che lei non è Renzi. Lei sa benissimo che in Italia non si vota mai sul merito, ma per rabbia o per appartenenza. Ci mette la faccia per tredici minuti e poi chiede di essere giudicata solo per il testo, come un attore che pretende l'applauso per lo sceneggiatore e non per la sua interpretazione. La verità è che questa destra, così orgogliosa delle sue radici, sta solo regolando i conti, mentre la giustizia vera resta fuori dalla porta a chiederci se sia meglio un PM che prende il caffè col giudice o un magistrato scelto da un'urna della tombola.
Mauro David.
Voto NO.
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