C’è qualcosa in JD Vance che mi colpisce
– e non in senso positivo.
Non è solo la politica.
È la traiettoria.
È la metamorfosi.
-Prima di diventare vicepresidente degli Stati Uniti, Vance è stato il ragazzo dell’Ohio povero, cresciuto in una famiglia disfunzionale tra dipendenze e precarietà.
Una storia dura, vera, americana fino al midollo.
Con quella storia ha scritto “Hillbilly Elegy”, un memoir che racconta la povertà bianca degli Appalachi, la rabbia sociale, l’abbandono, l’illusione e la disillusione del sogno americano.
Quel libro lo rese una voce critica del trumpismo nascente.
Perché sì, all’inizio Vance __detestava Trump.
Lo definì un pericolo,
un imbroglione,
persino “l’Hitler americano”
in messaggi privati poi resi pubblici.
Era l’uomo che vedeva nel populismo un inganno per la stessa classe sociale che diceva di difendere.
Poi qualcosa cambia.
Vance entra nei circuiti finanziari della Silicon Valley, -frequenta ambienti conservatori sempre più strutturati,
-viene sostenuto da grandi donatori.
E lentamente riscrive la sua posizione.
Non più critico.
Non più scettico.
Diventa un convertito.
E spesso i convertiti sono i più zelanti.
Oggi appare politicamente innamorato di Donald Trump. Difende ogni scelta,
amplifica ogni linea,
incarna la versione più ideologica del trumpismo: nazionalismo economico, retorica identitaria, attacco alle élite…
quelle stesse élite che lo hanno formato e lanciato.
È una trasformazione che lascia interrogativi.
E non perché le persone non possano cambiare idea. Possono, certo.
Ma qui non sembra un’evoluzione lenta, sofferta, maturata.
- Sembra un riposizionamento chirurgico.
Sul piano personale, Vance è sposato con Usha Vance, avvocata di origini indiane, brillante, formata a Yale.
Un matrimonio che racconta un’America mescolata, complessa, lontana da certe semplificazioni identitarie che lui stesso oggi alimenta politicamente.
Anche questo crea una tensione evidente
-tra biografia privata e -narrazione pubblica.
Il punto non è attaccare la sua storia di riscatto.
Quella merita rispetto.
Il punto è un altro:
__quando un uomo costruisce la propria credibilità sulla denuncia delle illusioni e poi abbraccia con entusiasmo il leader che prima definiva pericoloso, la domanda non è se abbia cambiato idea.
__La domanda è perché.
Ambizione?
Opportunità?
Calcolo?
O convinzione autentica?
A volte dà l’impressione di essere più trumpiano di Trump, come se dovesse continuamente dimostrare la propria fedeltà.
E questo produce una sensazione di artificio.
Di bronzo lucidato fino a sembrare oro.
JD Vance incarna una figura nuova nella politica americana: __l’intellettuale che diventa populista,
__il critico che diventa paladino,
__il narratore del disagio che finisce per cavalcarlo.
E forse è proprio questa la sua cifra più inquietante:
non la rabbia.
Non l’ideologia.
Ma la capacità di adattarsi al vento senza che sembri mai muoversi.
Gloria F. Turacchi.













