venerdì 12 giugno 2026
... tre anni fa!!! ...
Tre anni fa ci lasciava il cancro della politica italiana: il pregiudicato, pluriprescritto, pluri-imputato, corruttore, evasore, amnistiato e indagato, amico e finanziatore della mafia Silvio Berlusconi.
... il Giano Bifronte!! ...
𝐈𝐥 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐛𝐢𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐂𝐡𝐢𝐠𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Giorgia Meloni è salita alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno e ha ritrovato il bersaglio degli esordi: i «burocrati che non devono rendere conto a nessuno», colpevoli di «interpretazioni surreali, ammantate come tecniche». Pareva di essere tornati alla campagna del 2022, quella della sovranista col turbo.
Poi, da Palazzo Chigi, era arrivato il vestito buono della statista iperistituzionale, applaudita in quei salotti di Bruxelles che prometteva di scardinare, e parecchi giornalisti ci sono cascati, insieme a una fetta dei suoi elettori. Ora il vestito torna nell'armadio. Il motivo ha nome e cognome: Roberto Vannacci, che col suo Futuro Nazionale sfiora il 5% nel sondaggio Swg dell'8 giugno e rosicchia consensi proprio lì dove la premier li aveva raccolti, alla sua destra. Sempre Swg certifica che senza il generale il centrodestra perderebbe le politiche del 2027.
Così il Giano bifronte giovedì ha rispolverato la faccia numero uno: bombarda l'Ue sull'Ets, blinda Israele rifiutando la sospensione dell'accordo di associazione, e intanto urla ai vannacciani che «la vera destra non è mai funzionale alla sinistra». L'esclusione dal vertice di Londra sull'Ucraina brucia, certo, solo che il calendario elettorale brucia di più. Tradisce sé stessa per la seconda volta, e pure con esibita disinvoltura.
Ci cascheranno di nuovo, giornali ed elettori? La traiettoria dice di sì, e pure qualche titolo già pronto stamattina. Del resto la maschera da statista è lì, appesa, pronta per il giorno dopo il voto. Aspettiamo.
... Il grido di Tirana!! ...
Nonostante le minacce e gli insulti, dopo undici giorni consecutivi, il movimento non solo resiste, ma cresce. Martedì nella città di Fier, durante una tappa del tour che celebra il trentacinquesimo anno dalla fondazione del Partito Socialista, Edi Rama ha detto che per venerdì 12 giugno la discussione sulle richieste del movimento deve finire. Una sorta di ultimatum.
Non è chiaro cosa intendesse nel concreto, ma sappiamo che venerdì Edi Rama prevede di fare in pompa magna la grande festa per il trentacinquesimo del suo partito proprio a Tirana.
Il Primo Ministro nei giorni scorsi ha pubblicato anche un comunicato rivolto alla stampa internazionale, dai toni surreali, dove attacca tutti i media del mondo che hanno parlato delle proteste e spiega loro che dalle informazioni e i calcoli che il Governo ha fatto, sono 2.000 le persone che stanno protestando. Avete capito bene: duemila.
La risposta alle più o meno velate minacce sulla giornata di venerdì 12 giugno e su questi calcoli, che sono diventati un boomerang che ha prodotto centinaia di meme, la vedete nella foto della piazza di giovedì sera. Non è intelligenza artificiale. Forse la manifestazione più grande da quando è scoppiata la rivoluzione.
Lo scarto tra il nervosismo, la volgarità, la violenza verbale e becera, le fake news che vengono agitate contro il movimento e la creatività, la dissacrazione, la bellezza e la popolarità del movimento è sempre più evidente. Ogni arma contro il movimento viene ribaltata, “memetizzata”, disinnescata.
Nel frattempo, sul piano documentale, inchieste di Reporter.al e Shteg.org hanno svelato passaggi di proprietà da 306.000 euro nell’area di Zvërnec, ma anche gli atti del Governo che hanno disposto il passaggio di 5,6 milioni di metri quadrati dell’isola di Sazan, il 90 per cento dell’isola, dal demanio pubblico ad una struttura statale che ha la missione di valorizzare il patrimonio e gli “investimenti strategici”.
Nel corso dei giorni, tra i tanti slogan che rappresentano le voci del movimento e delle tantissime ragioni della protesta, che attacca tutto il sistema e tante altre situazioni oltre alla questione della laguna di Narta, ce n’è uno che ora dopo ora è diventato sempre più importante, sempre più duro, sempre più popolare: Dorëheqje, Dimissioni.
La diaspora in tutto il mondo sta continuando ad organizzare manifestazioni e presidi ovunque, ma questo fine settimana, a partire da domani, il luogo dove essere per chi ne ha la possibilità è proprio Tirana, il cuore della rivoluzione.
... A 30/31 - P 27/28 ...
... stamane doppio appuntamento per il controllo della vista, per Rosa e per me, circa tre ore di impegno ed altre iniezioni da fare! - pressione oculare per Rosa: 15 - 16
per me: 13 - 14!! OK!! avanti così!!
giovedì 11 giugno 2026
... respira e basta!! ...
𝐔𝐧 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐢𝐫𝐚 𝐞 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚
Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
Mercoledì pomeriggio Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, si è alzato dal tavolo della Commissione Salute delle Regioni e se n'è andato, dimettendosi da vice coordinatore: il governo che lui sostiene aveva appena ritirato la riforma dei medici di famiglia, scritta dal ministro Orazio Schillaci insieme alle Regioni e affossata dalla sua stessa maggioranza dopo le pressioni dei sindacati medici, i più contrari a toccare il proprio status. "Vicenda avvilente", il commento.
Della dipendenza per una parte dei dottori resta una richiesta gentile: 6 ore a settimana nelle Case di comunità del Pnrr, che scade a fine mese, da negoziare in settimane di trattativa. È matematico: le scatole vuote dei maxi ambulatori resteranno vuote.
Il copione del resto è sempre lo stesso. La separazione delle carriere è stata bocciata dal 53,8% dei votanti al referendum del 22-23 marzo; il premierato, "madre di tutte le riforme", dorme in commissione alla Camera da luglio 2025; l'autonomia differenziata l'ha smontata la Consulta a dicembre 2024.
Questo governo, il secondo più longevo della Repubblica, ormai respira soltanto e si trascina verso fine legislatura contando i giorni. E intanto corre, eccome se corre, sull'unica riforma che gli sta a cuore: la legge elettorale, il "Bignami bis" con premio di 70 deputati e 35 senatori a chi prende il 42%, in Aula il 26 giugno con tempi contingentati. Le riforme per i cittadini si perdono in un pomeriggio; quella per restare aggrappati al potere ha un calendario blindato.
Aspettiamoci almeno coerenza: la chiameranno riforma storica. Sì, certo.
... A 049 ...
... e venne il giorno per il versamento dell'IMU ... ma, visto il periodo di merda, ci doveva essere una complicazione: e così, fatti due pagamenti in edicola, il terzo l'ho dovuto fare alla Posta, per colpa della mia carta d'identità, cartacea!!
mercoledì 10 giugno 2026
... 10 giugno 1924!! ...
MATTEOTTI, 10 GIUGNO 1924 — IL GIORNO IN CUI IL FASCISMO UCCISE LA DEMOCRAZIA
Il celebre discorso di denuncia contro le violenze fasciste — quattro ore tra insulti e minacce — Matteotti lo pronunciò alla Camera il 30 maggio 1924.
Undici giorni dopo, 10 giugno 1924, venne rapito, pestato e assassinato mentre stringeva ancora la bozza del discorso contro Mussolini.
Il delitto Matteotti non fu solo l’eliminazione della verità.
Fu l’eliminazione fisica degli oppositori, l’assassinio politico come metodo di governo, la prova definitiva della natura CRIMINALE DEL REGIME FASCISTA.
Ricordiamo che la presidente Meloni era assente alla targa sullo scranno di Matteotti. Un’assenza che pesa e molti non dimenticano.
Matteotti: un esempio che non si spegne mai!
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