sabato 23 maggio 2026

... il "becchino" Renzi!! ...

IL VIZIO ASSURDO DEL CENTROSINISTRA: PERCHÉ ALLEARSI CON RENZI È UN SUICIDIO POLITICO ANNUNCIATO 


Gira un’aria strana nel centrosinistra. Per battere quella che viene definita l'“Armata Brancameloni”, qualcuno nel cosiddetto campo largo sta accarezzando di nuovo l’idea di imbarcare Matteo Renzi. L'obiettivo? Qualche voto in più per vincere le elezioni. Il risultato garantito? Consegnare le chiavi del futuro governo a un "Demolition Man" seriale. C'è una celebre favola che spiega tutto: quella della rana e dello scorpione. La rana si fida, lo carica sulle spalle per traghettarlo dall'altra parte del fiume, e a metà strada lo scorpione la punge condannandoli entrambi alla fine. "Perché lo hai fatto?", chiede la rana morente. "Perché è la mia natura", risponde lui. Ecco, snoccioliamo punto per punto qual è la "natura" politica ed economica di Matteo Renzi e cosa succederebbe il giorno dopo il voto. 1. Il curriculum del distruttore (Cosa ha già fatto) Chi pensa che Renzi sia un alleato affidabile soffre di amnesia selettiva. Negli anni ha scientificamente demolito: • Il governo Letta (dopo il famoso "Enrico stai sereno"). • Il suo stesso governo e la segreteria del PD. • Il governo Conte II, aprendo la strada a Draghi e, di riflesso, spianando l'autostrada elettorale a Giorgia Meloni. • Le alleanze con i suoi stessi alleati di centro (Calenda e Bonino). • La Costituzione e la legge elettorale (salvate solo dai cittadini e dalla Consulta). 2. Il ricatto programmatico (Cosa farebbe al governo) Proviamo a immaginare il centrosinistra al governo con Renzi dentro. Il giorno dopo il giuramento inizierebbe il logoramento quotidiano fatto di trappole, imboscate parlamentari e minacce di crisi. Su cosa si metterebbe di traverso? Praticamente su ogni misura progressista: • No al salario minimo e al reddito di cittadinanza. • No alla tassa sugli extraprofitti delle banche, delle multinazionali delle armi (Big Arma) e del farmaco (Big Pharma). • No alle tasse green, ai patrimoniali sui grandi patrimoni e alle norme serie anti-evasione. • Sì al riarmo UE-NATO, alle grandi opere inutili (come il Ponte sullo Stretto) a discapito della sanità e della scuola pubblica. In poche parole: bloccherebbe l'agenda sociale per cercare sponde a destra, magari bussando alla porta di Marina Berlusconi per un nuovo "Patto del Nazareno" in salsa ereditaria, chiedendo rimpasti continui in nome di un fantomatico "equilibrio al centro". 3. L'errore di fondo: Politico o Affarista? Il vero cortocircuito di chi a sinistra vuole dialogare con lui sta nel considerarlo ancora un attore politico tradizionale. La realtà, guardando i fatti, è un'altra. Parliamo di un uomo saldamente inserito in una fitta rete di interessi privati globali: • Consulente per il Tony Blair Institute. • Inserito in società israeliane di criptovalute. • Già nel board dell'azienda italo-russa di car sharing. • Membro del board saudita del fondo di Bin Salman. Parliamo di un lobbista internazionale prestato al Parlamento italiano. Come si può pensare di costruire un programma di riscatto sociale, di difesa dei beni pubblici e di transizione ecologica con chi risponde a logiche che con il bene pubblico italiano non hanno nulla a che fare? In conclusione: Regalare posti in lista a Italia Viva significa fare da taxi gratuito a chi ha come unico obiettivo politico il proprio posizionamento e il logoramento degli alleati. Se il PD e il Movimento 5 Stelle decideranno di caricarsi lo scorpione sulla schiena, non potranno poi lamentarsi del veleno. La rana è avvisata. 


 Raffaele De Santis.

... la crisi d'Israele! ...

LA FORTEZZA DI SABBIA 


 L’economia israeliana ha un’infrastruttura tecnologica di prim’ordine, un importante sostegno per il settore militare dal Congresso Usa, un sistema bancario robusto e la borsa di Tel Aviv in salute. Ma la realtà dei consumi, dei salari reali, del debito pubblico e della legittimità internazionale racconta di un’economia che ha smesso di crescere. In questo contesto chi partecipa alle campagne di boicottaggio dell’economia di guerra di Israele si sente rispondere che è inutile. Ma quella crescita che non c’è più dimostra altro. Non che il movimento BDS abbia già vinto, ma che l’economia israeliana è strutturalmente dipendente da condizioni esterne. Che non sono immutabili. La storia insegna che le economie di guerra non crollano per un singolo shock. “Il Sudafrica dell’apartheid era considerato, fino agli anni ’80, un’economia solida - scrive Riccardo Taddei - La campagna internazionale di sanzioni e boicottaggio fu a lungo derisa… Israele non è il Sudafrica ma il principio rimane: le lotte che sembrano impotenti di fronte alla forza accumulano nel tempo una pressione che i modelli econometrici non sanno misurare… Le lotte non creano il problema, lo rendono irreversibile…” 


 [Foto BDS Lanciano: Ortona (Chieti), 17 maggio: 18.457 nomi scritti su pezzi di stoffa bianchi, cuciti assieme a ricordare i sudari con cui i corpi assassinati sono stati avvolti. Sono i nomi delle bambine e dei bambini uccisi a Gaza dal 07/10/23 al 31/07/2025]

... non illudetevi!! ...

Non illudetevi: una fascista e’ per sempre se poi e’ condita da ignoranza, be’ i risultati dopo 4 anni di governo sono sotto gli occhi di tutti sia negli approcci, che nelle menzogne che negli effetti nefasti del suo operato…Le sue origini fasciste sono note a tutti e lei non riesce a prenderne le distanze. Ed anche quest’anno ha celebrato Giorgio #Almirante, nascondendo la realtà e raccontando @ le solite menzogne abilmente travestite da verità. "Di lui restano il carattere, la forza delle idee, l'amore per l'Italia". Chiama #Almirante patriota, scordando che divento’ ministro della Repubblica di Saló, una roba da operetta messa lì su iniziativa del pazzo insieme ad #Hitler . È stato un fervente collaborazionista dei nazisti durante l'occupazione. #Almirante contribuì fattivamente alla fucilazione di moltissimi patrioti (quelli si veri). Quelli che contro l'invasore tedesco stavano lottando. E mentre i partigiani davano la vita, lui con i tedeschi condivideva ricche cene e degustazione di pregiati vini. Invitò i resistenti a consegnarsi ai tedeschi pena la fucilazione, che considerò una giusta punizione, giunse ad auspicarla e la facilitò in molti casi. Era un convinto sostenitore delle leggi razziali. Scrisse: "il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue". #Almirante era un dichiarato fascista, non ha mai smentito di esserlo e l'antifascismo è uno dei princìpi cardine sul quale è stata fondata la Repubblica Italiana. Il fascismo in Italia è un reato, non è un'opinione. Celebrare un collaborazionista nazista, teorico del primato della razza e del massacro di suoi connazionali da parte di un esercito di occupazione, non può essere accettato. Il post celebrativo di oggi dichiara la #Meloni, di fatto, ideologicamente al lato di Almirante. In tutti i sensi. Ha ragione Montanari a sostenere risolutamente che #Meloni è fascista. Punto. E per tutti i disastri che ha contribuito a determinare in questi anni senza arginarne alcuno, va mandata a casa senza indugi.

venerdì 22 maggio 2026

... OPEN FIBER ...

... problemi con il modem: domani mattina ore 11,30 interverrà il tecnico!

giovedì 21 maggio 2026

... Dario Carotenuto ...

Ci sono momenti in cui l'ignavia diventa complicità. E ci sono persone che scelgono invece di esporsi, di metterci la faccia e la libertà. Dario Carotenuto lo ha fatto. Insieme agli altri attivisti della Flotilla hanno sfidato un genocida, un criminale potente: hanno sfidato Benjamin Netanyahu. E lo hanno fatto per portare un messaggio di speranza a un popolo oppresso perché non è accettabile che un popolo venga lasciato solo sotto le bombe, nella fame a combattere inerme contro la barbarie perpetrata da Israele. Per questo anche Dario è stato arrestato, picchiato, umiliato. E mentre lui e gli altri attivisti subivano violenze fisiche e verbali, qui c’era chi li derideva. E allora lasciatemelo dire chiaramente: fate pena. Perché si può non condividere una scelta politica, ma perdere completamente l’umanità davanti a persone che rischiano la propria incolumità in nome dei diritti umani e della pace è qualcosa di profondamente miserabile. E attenzione: non basta indignarsi per il ministro estremista che umilia gli attivisti, perchè la responsabilità politica e morale di Benjamin Netanyahu è chiarissima. E proprio per questo ribadisco ancora una volta che non servono parole vuote ma fatti: le sanzioni, il ritiro dell’Italia dal Board of Peace, l'eliminazione del memorandum con Israele. Dario è un amico e un collega coraggioso, da sempre dalla parte di chi non ha voce e di chi viene schiacciato dall’indifferenza del mondo. 

Io sto con Dario. 
Io sto con gli attivisti della Flotilla. 
Io sto con chi continua ad alzare la testa anche quando sarebbe più facile girarsi dall’altra parte. 


 Chiara Appendino.

... la crisi d'Israele ...

La guerra e la trasformazione autoritaria interna procedono insieme In quella fantastica e tragica miniera di violazioni del diritto, la Knesset viene sciolta e Israele torna al voto mentre si accumulano fatti che ormai non possono più essere trattati come episodi separati. L’arrembaggio della Global sumud flotilla in acque internazionali, il sequestro degli attivisti, il trasferimento nel carcere di Ashdod, la propaganda punitiva diffusa da Itamar Ben-Gvir, la richiesta di mandato di cattura della Corte penale internazionale contro Bezalel Smotrich e lo stesso Ben-Gvir: tutto converge nella crisi dello Stato di diritto israeliano. La crisi non riguarda soltanto Gaza. Riguarda la struttura giuridica e costituzionale di Israele. La coalizione di governo tenta di approvare, prima dello scioglimento della Knesset, norme che ridimensionano ulteriormente i poteri di controllo sul potere esecutivo, a partire dal procuratore generale. È il proseguimento della lunga offensiva contro ogni residuo equilibrio istituzionale. La guerra esterna e la trasformazione autoritaria interna procedono insieme. Intanto la Corte penale internazionale sposta il baricentro delle accuse. Non più soltanto le operazioni militari a Gaza. Entrano al centro la colonizzazione, il trasferimento della popolazione occupante nei territori occupati, la persecuzione, l’espulsione forzata, l’apartheid. In altre parole: l’architettura politica dell’occupazione permanente. La risposta di Smotrich è stata illuminante. Non una difesa giuridica. Una minaccia politica. Ogni iniziativa della giustizia internazionale verrà seguita da un’accelerazione delle misure contro i palestinesi. Khan al-Ahmar, il villaggio beduino palestinese della Cisgiordania occupata che Israele tenta da anni di demolire per consolidare il controllo coloniale sull’Area C, diventa immediatamente il simbolo di questa rappresaglia annunciata. È una logica di intimidazione verso la Corte e verso l’Europa. Per anni molti governi occidentali hanno raccontato Israele come “l’unica democrazia del Medio Oriente”, separando Netanyahu dalle istituzioni dello Stato. Questa distinzione oggi si sta rapidamente consumando. La crisi non investe più soltanto un governo estremista. Investe l’intero assetto israeliano, il suo anomalo equilibrio costituzionale e la sua occupazione permanente. Mostra, soprattutto, una progressiva radicalizzazione politica e sociale. Si apre una stagione di instabilità interna molto dura. E quella instabilità avrà inevitabilmente ripercussioni regionali: sulla Cisgiordania, su Gaza, sui rapporti con gli Stati vicini, sulle guerre già in corso. Perché quando uno Stato entra in collisione con il diritto internazionale e contemporaneamente logora i propri meccanismi interni di garanzia, la crisi smette di essere contingente. Diventa una condizione permanente. 

 In apertura, elaborazione grafica di immagine originale da WMC

... la nostra vergogna!! ...

Eccola la cosiddetta "unica democrazia" del cosiddetto "Medio Oriente". Israele che prima abborda navi in acque internazionali (atto di pirateria, commesso anche su barche battenti bandiera italiana, il tricolore della "nazione" tanto sbandierato dalla destra nostrana). E poi, sempre il nostro alleato Israele, umilia le persone che hanno deciso di rompere con la Flotilla un assedio scandaloso e vergognoso e imperdonabile, l'assedio di Gaza dove il genocidio dei palestinesi è continuo e senza respiro. In questo fermo immagine, in questa mano che piega la testa di un'attivista che non cede la sua dignità, c'è tutto. Tutto quello che è successo in questi anni. Violazioni su violazioni del diritto internazionale. Crimini su crimini, proprio ora che i mandati di cattura arrivano anche a Ben Gvir e Smotrich. Dov'è Israele, dov'è la società israeliana, dove sono le istituzioni israeliane? Non è solo Netanyahu, non sono solo i suoi ministri e il suo governo ad assumersi la responsabilità di una massa di crimini difficilmente reperibili in altri luoghi e in altre epoche. E' lo stato di Israele che sta compiendo tutto questo, di fronte alle telecamere, fornendo prove su prove ai tribunali internazionali che giudicheranno. Eccome, se giudicheranno. E l'Italia? Dov'è l'Italia? Dov'è nascosta la retorica nazionale e nazionalista? Nel silenzio e nel balbettio di un governo che non sa più cosa fare per nascondere la sua ignavia. Lo scandalo del genocidio palestinese non può essere occultato, neanche da un silenzio complice. E' un capitolo della nostra storia, di cui siamo ormai non solo complici e responsabili. Siamo artefici. Lo stiamo compiendo, negli atti e nelle omissioni, se proprio vogliamo (anche) usare un linguaggio cristiano, che dovrebbe essere chiaro alla destra, ma solo nella retorica e non nel suo significato profondissimo. 
La vergogna ci ha ormai ricoperto, come un'onta, appunto. Come un peccato grave. 

Basta. 

 Paola Caridi.




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La situazione, dal punto di vista "scolastico!"



- La mamma di Israele? - Sì. - Prego, si accomodi. Allora da dove cominciamo. - Mi dica lei, professore. - C’è qualche problemino. - Eh, lo so. - Qualche problemino col comportamento. - Lo so, lo so, professore. - Non voglio drammatizzare, per carità. Diciamo che il ragazzo è… - Vivace. - Ecco, un po’ vivace. - Sta sulla difensiva. - Bravissima, diciamo sulla difensiva. - Però in quella classe l’hanno preso di mira. - Ha ragione, l’hanno preso un po’ di mira. - Perché è sensibile. - Stellina di David. - Non sembra sa, ma è un ragazzino molto fragile. - Ma si vede, è un ragazzino fragile di un metro e novanta per centodieci chili. Questo noi del corpo docente l’abbiamo capito. - Poi c’è quel bruttissimo trauma familiare. - Una tragedia. Noi non ce lo scordiamo mica. E neanche lui. Pensi che l’altro giorno me l’ha tirato fuori per saltare educazione fisica. - Vuole davvero far giocare mio figlio a palla prigioniera dopo tutto quello che ha passato?! - No, no, per carità. Perciò cerchiamo di essere comprensivi quando ci sono delle… criticità. - Ho sentito del genocidio. - Ma piccolo. I bidelli hanno pulito subito. - È solo un ragazzo spaventato. - Appunto signora. Ha bisogno dei suoi spazi, ce ne rendiamo conto, altrimenti non gli avremmo permesso di prendersi il banco del compagno. - Non è cattiveria, è che gli era stato promesso nel primo quadrimestre. - E infatti adesso ha due banchi. Sta bello largo. Però non posso negarle che dal punto di vista accademico c’è qualche lacuna. - Cioè? - Be’, in educazione civica molto male. - Non gli entra in testa. - Matematica malissimo. - Davvero? - Per lui mille o centomila sono la stessa cosa. Ma il problema vero è storia. L’altro giorno l’ho interrogato, non sa niente. - Guardi che è certificato. - Siamo perfettamente al corrente. - Ha un P.E. - Popolo Eletto, certo. - Lo dice lo psicologo, eh. Mica ce lo siamo inventati. - Ma no, ma ci mancherebbe. Chi è lo psicologo? - Dio. - Benissimo. Ma guardi che infatti ne teniamo conto ogni volta che c’è compito in classe, che si dovrebbe beccare una nota, o porta un drone a scuola, o spara agli alunni che provano ad avvicinarsi al suo banco. - Voi dovete capire che non è un ragazzo come gli altri. - Ce ne siamo resi perfettamente conto. - Però è molto amato dai compagni. - Da uno. - È pure arrivato secondo al saggio di canto. - Infatti. - Lo vede, professore. Lo vede che non è un criminale. - Ma ci mancherebbe altro, signora. Israele è un ragazzino speciale e come tale noi agiremo affinché possa trovare in classe l’ambiente migliore per esprimersi e fiorire. - Quindi non lo bocciate? - Signora, io insegno storia. Sa cosa mi piace della storia? - Cosa? - Il fatto che da centomila anni vincono sempre i buoni. Non è un’incredibile coincidenza? - Non la seguo. - Certo che non lo bocciamo, questa scuola non lo permetterà mai. Il punto è che qui nessuno viene lasciato indietro. Non mi stancherò mai di ripeterlo: i voti, l’atteggiamento, il comportamento e l’educazione non possono pregiudicare un percorso scolastico verso la democrazia. Qui da noi tutti devono avere l’opportunità di esprimersi e di crescere in un ambiente sicuro e stimolante. Perché la scuola è di tutti, per tutti e al servizio di tutti. - Grazie, professore. - Arrivederla, mi stia bene. Prossimo. - Salve. - Lei è la mamma di Palestina? - Sì. - Allora, questo è il modulo di rinuncia agli studi…