lunedì 6 luglio 2026

... INDECENTE!!! ...

LA DIGNITA' PERDUTA 


Ogni giorno Trump trova un modo nuovo per umiliare la sua più fedele sostenitrice italiana. L'ultimo episodio è il meme pubblicato su Truth con la frase: "Serve un ordine restrittivo". E pensare che pochi giorni fa il governo aveva mandato i propri rappresentanti a Villa Taverna per l'Independence Day, in una dimostrazione di ossequio che non ha prodotto rispetto, ma soltanto l'ennesima mortificazione. Ma il problema non è Trump. Trump fa Trump. Il vero problema è Giorgia Meloni, che sembra aver smarrito il senso della dignità istituzionale. Un Presidente del Consiglio dovrebbe rappresentare un Paese sovrano, non inseguire il consenso del potente di turno. Invece ogni affronto viene minimizzato, ogni umiliazione trasformata in successo diplomatico, ogni schiaffo raccontato come una carezza. La propaganda può riscrivere i comunicati, ma non i fatti. E i fatti raccontano di una premier che rincorre il proprio modello politico senza ottenerne né rispetto né considerazione. Quando chi guida il Paese rinuncia alla propria autorevolezza, a perdere non è solo la sua credibilità: è l'Italia. 

Se questa è la longevità di cui il governo si vanta, assomiglia più a un lento accanimento terapeutico della dignità nazionale che a un successo politico 

 Paolo Masia.

... intanto a GAZA ...

Non sappiamo chi è l’autore della foto, ormai diffusissima su siti e social. Chi avesse notizie certe può scrivere a info@comune-info.net. Ci siamo permessi di pubblicarla per il suo grande valore: la vita che si difende contro l’orrore 


Questa foto sarà in tutti i libri di storia. La foto del medico di Gaza che si para contro i carri armati dell’esercito per impedire loro di distruggere l’ultimo ospedale funzionante. Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, il bilancio del personale medico ucciso a Gaza ha superato quota 1.700. Uno studio pubblicato sull’European Journal of Public Health di Oxford University Press a inizio 2026 ha documentato come il rischio di morire per un medico – e per un giornalista – a Gaza non ha pari in nessun contesto storico o geografico ed è nettamente e sproporzionatamente più elevato rispetto a quello della popolazione civile generale (“Mortality risk for healthcare workers and journalists in the Gaza Strip over 2023–24”). I medici, come i giornalisti, a differenza dei civili, non muoiono solo nei bombardamenti a tappeto e certamente non sono vittime accidentali, “danni collatarali”. Sono proprio l’obiettivo, sono nel mirino dei cecchini e dell’esercito che ha bombardato tutti e 36 gli ospedali della Striscia al fine di distruggere l’intero sistema sanitario e provocare così la morte di quante più persone possibili: feriti, denutriti, malati cronici. Un dato per comprendere gli effetti della distruzione intenzionale e sistematica delle strutture ospedaliere e della mancanza di farmaci e cure è l’impatto sull’assistenza prenatale resa quasi impossibile. L’accesso ai servizi ginecologici e ostetrici è ridotto al minimo. Gli aborti spontanei sono triplicati e il tasso di natalità è crollato del 67%. Oxfam lo definisce un “genocidio riproduttivo”. Infinite sono le testimonianze documentate dell’uccisione a sangue freddo di medici disarmati, di ambulanze bombardate per impedire che soccorressero i feriti. Il caso più celebre è quello della bambina di 5 anni Hindi Rajab, rimasta intrappolata per ore in un’auto sotto i cadaveri dei suoi familiari e morta dopo aver passato ore al telefono con i soccorritori implorando aiuto. L’ambulanza che stava andando a soccorrerla è stata deliberatamente bombardata. Non è un caso isolato. Il 23 marzo 2025 le Nazioni Unite e la Croce Rossa hanno denunciato e documentato il ritrovamento dei corpi di 15 operatori sanitari uccisi dall’esercito israeliano e successivamente sepolti con le loro ambulanze sotto la sabbia. Israele ha prima negato poi ammesso e promesso come sempre promette un’indagine interna che come sempre si è conclusa senza condanne e colpevoli. Ai medici uccisi e feriti si aggiungono le centinaia di medici arrestati e torturati senza processo, capo d’accusa, diritto alla difesa, nella totale illegalità costituita dal sistema carcerario e dalla giustizia israeliana secondo i parametri del diritto internazionale. Attualmente sono più di 80 i medici detenuti senza processo e imputazione formale. Tra loro c’è l’uomo della foto: il dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale pediatrico Kamal Adwan fino al nel dicembre 2024, quando l’esercito israeliano ha preso di mira l’ospedale – l’ultimo che era rimasto funzionante nel nord della Striscia – ordinandone l’evacuazione. Abu Safiya, disarmato, era andato incontro ai carri armati, camminando tra le macerie per chiedere all’esercito di fermare i colpi. I soldati lo hanno prelevato e da allora è detenuto senza processo e capo d’accusa. Tecnicamente, rapito, ostaggio. Dal 3 giugno 2026 Abu Safiya è detenuto in isolamento, una misura che si protrae molto oltre quindici giorni consecutivi, il limite stabilito dalle “Regole Mandela” del diritto internazionale, le regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti. Un isolamento di questa durata costituisce una violazione del divieto di tortura e di altri maltrattamenti. Il 16 giugno, la Corte suprema israeliana ha però stabilito che il dottor Abu Safiya resterà in carcere almeno fino a ottobre. Le sue condizioni di detenzione, denuncia Amnesty, così come quelle di altre persone, sono estremamente precarie: è confinato in una cella sotterranea, non ha accesso alle cure mediche e le quantità di cibo sono misere. Abu Safiya ha perso 40 chili. Il 2 luglio il suo avvocato è finalmente riuscito a incontrarlo, nel carcere di Nitzan. Il legale ha raccontato di come Abu Safiya abbia subito torture e percosse, ripetuti colpi alla schiena, al collo e al volto. «Mi hanno portato qui per uccidermi, questa è l’ultima volta che mi vedrai», gli ha detto il medico, la cui colpa, agli occhi di Israele, non è solo quella di curare i feriti ma quella di aver lanciato l’allarme sulla grave malnutrizione dei bambini di Gaza per la mancanza di latte materno. Per Medici Senza Frontiere, A Gaza, la malnutrizione colpisce in modo devastante fino a sette madri su dieci in gravidanza e in allattamento. Una condizione che si ripercuote direttamente sui neonati: si registra il 90% di parti prematuri. Il 91% dei neonati malnutriti è a rischio di ritardi nella crescita e nello sviluppo. Anche l’associazione israeliana Physicians for Human Rights ha dichiarato che la vita di Abu Safiya è in pericolo immediato e ne chiede la liberazione. In questa pagina tre mail già scritte e documentate chiedono alle istituzioni di prendere posizione: una per gli psichiatri, una per i medici in generale e una per chiunque, indirizzata a redazioni e parlamentari. Scrivete, facciamo pressione, facciamo girare questo appello. C’è una collina, in Israele, dalla quale si vede Gaza. la collina di Sderot. Gli israeliani ci vanno a fare i pic-nic mentre osservano la distruzione di Gaza. Pagano pochi spicci per guardare dal binocolo e godersi lo spettacolo degli ospedali in macerie, delle colonne di fumo, delle città rase al suolo. Quanto a noi, ci sono solo due posti dove possiamo stare, con il cuore, con la testa. Su quella collina in Israele o tra le macerie di Gaza. Non c’è un terzo spazio, non c’è un’altra posizione, un’altra postura che non sia a difesa di chi muore sotto le macerie, di chi muore per mancanza di cibo e cure, di chi muore prima di nascere. 

Sei con loro o sei su quella collina, voltato di spalle ma su quella collina, a banchettare durante il genocidio. Teniamoci stretti.

... lo "spauracchio"!! ...

Anche Trump, capitalista miliardario e guerrafondaio, resuscita lo spauracchio del “comunismo”. Evidentemente è l’arma preferita della propaganda farlocca dei miliardari viziosi in crisi di consensi. Ne abbiamo conosciuto uno anche in Italia! Di fronte ai colpi di coda di un capitalismo violento e in crisi profonda, che spinge moltitudini di uomini nella sofferenza e nella disperazione, che aumenta in maniera insopportabile il divario tra ricchi e poveri, che sottrae risorse per il lavoro, la scuola, la sanità, la spesa sociale e le impegna in una assurda e suicida corsa agli armamenti che sta facendo ballare il mondo sul ciglio del baratro di una guerra nucleare,…non è forse arrivato il momento di reagire? Rileggere, oggi, Gramsci e Berlinguer ci aiuta ad alimentare la fioca fiammella della speranza, a reagire ad una deriva violenta e autoritaria dove i ricchi ed i potenti (i “padroni del vapore” o i “padroni dell’universo” per dirla con Gramsci e, oggi, con Giulietto Chiesa) sembrano invincibili. 

“La lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi!” ha sentenziato un altro capitalista miliardario, guarda caso anch’egli americano. Io dico che non è vero! Io non ci sto!! 


 Adriano Salis

... C,so Svizzera 32 ...

... appuntamento alle 12,00 con il Dottor Domenico Tommasi per il ripristino del nostro conto San Paolo dopo il maledetto furto!

domenica 5 luglio 2026

... i doppi standard ...

A BRUXELLES QUALCUNO HA ANCORA IL CORAGGIO DI PARLARE? 


 Nel Parlamento europeo è arrivata una voce che rompe il copione. Non perché assolva qualcuno, ma perché pone una domanda che dovrebbe essere normale in qualsiasi democrazia: i civili valgono tutti allo stesso modo oppure dipende da chi li colpisce? Se un attacco contro obiettivi civili viene condannato quando lo compie una parte, dovrebbe esserlo anche quando lo compie l’altra. Se si vogliono davvero aprire negoziati, i doppi standard non aiutano: alimentano sfiducia, propaganda e allontanano qualsiasi possibilità di pace. 
Mentre Bruxelles continua a discutere di nuovi stanziamenti per armamenti, missili e droni, qualcuno ha ricordato che l’obiettivo della politica dovrebbe essere un altro: fermare la guerra, non renderla permanente. Forse è questo il punto più scomodo. Un’Europa che misura tutto con due pesi e due misure rischia di perdere la propria credibilità prima ancora della propria sicurezza. 

 A DIR LA VERITÀ L’HA GIÀ PERSA… 

La pace non nasce dall’uniformità del pensiero, ma dalla capacità di guardare la realtà senza paraocchi, anche quando è politicamente scomoda. 

 Maurizio Moroni.

... Rosa Parks 2.0 ...

ROSA PARKS 2.0 


“Anche nel nostro Paese non mancano. Per la verità non se ne sono mai andati. Spesso si sono sdoganati fin nelle aule parlamentari se non, addirittura, al governo. Poi ci sono quelli che con quelli delle aule parlamentari e con quelli giunti fin sulle poltronissime del governo si ritrovano nelle adunate, nelle cene tra camerati, occupando immobili di proprietà pubblica nel loro immobilismo intellettuale e intellettivo. Veementi nell’odio razziale come ai tempi dei loro nonni legiferanti nel ’38, nonché alleati del criptorchidista coi baffetti. Sono il percolato della storia. Di quella storia che ha segnato la pagina più criminale e vergognosa della nostra nazione. Sempre al guinzaglio del potere economico di turno e, come si suol dire, forti con i deboli e deboli con i forti. Insomma dei servetti a libro paga. Ma di gente così ne è, purtroppo, pieno il mondo. Ieri a Whashington D.C. in occasione dei festeggiamenti del 4 luglio. Suprematisti bianchi da parata col volto coperto in perfetto stile KKK. I MAGA protagonisti deteriorati della politica trumpiana. I follower dell’ICE. I sottoprodotti, in offerta speciale, al servizio delle meravigliose e progressive sorti del capitalismo trasformista e trionfante. Ma è bastata lei! Una inconsapevole e giovanissima Rosa Parks 2.0 che si è seduta con fiera normalità nel bel mezzo di un gruppo di nazionalisti bianchi del Patriot Front. Il suo gesto, tanto semplice quanto dirompente, è diventato un atto di resistenza politica silenziosa contro il razzismo e contro la retorica del peggior patriottismo imbiancato. Senza bisogno di slogan o di chissà cos’altro, quella istantanea ha dimostrato (e dimostra) come la rivendicazione del proprio spazio, della propria dignità e della propria libertà può disinnescare qualunque provocazione, trasformando una semplice corsa in metro in una profonda denuncia sociale. 
Io odio i nazisti dell’Illinois. ¡No pasarán!...”. -

Maurizio Bonugli

- #quattroluglio #magamaledetti #incappucciati #remigrastocazz #rosaparks #stoprazzismo #liberieuguali #antifa #nonpasseranno

... il rispetto!! ...

Ci sono concetti che feriscono l'anima. Pensare che l'intimità possa passare attraverso l'insistenza, o attraverso il superamento di una resistenza, mi riempie di un profondo, viscerale disgusto. 
Io sono un uomo e sono un marito. Amo mia moglie e mai, in nessun momento, mi sono sognato di pretendere da lei qualcosa che non fosse offerto con gioia e assoluta libertà. 
Il rispetto non è una regola: è la base stessa dell'essere umani. Custodire la volontà della persona che si ha accanto è l'unico modo sano di stare al mondo. Dobbiamo guardarci negli occhi, noi uomini, e dircelo chiaramente: nessuna forma di forzatura è lecita. Mai. Non esiste un "no" che nasconda un "sì", né un tentennamento che autorizzi a insistere fino a sfinire l'altra persona. 
Quando una donna si ritrae o esita, l'unico dovere di un uomo è fermarsi. Tutto il resto non è amore, è solo prevaricazione. Dobbiamo viverlo ogni giorno, affinché sia chiaro una volta per tutte: la dignità e la libertà di una donna sono sacre e inviolabili. Sempre. 

Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione 

 Vincenzo San.