Sulle pareti di questo profilo non ci sono mezze misure. Questo profilo è orgogliosamente e irriducibilmente ANTIFASCISTA.
Stamattina mi sono svegliato così. Con il bisogno di ribadirlo. Perché vedo troppe scorie fasciste trattate con sufficienza. Liquidate come semplice folclore. Occhio. Si inizia così. Normalizzando il grottesco. Trasformando l’ennesima sparata suprematista in macchietta. Derubricando l’anti-antifascismo a nostalgia da bar.
Il nuovo fascismo non arriva col botto. Con un golpe. S’infila piano piano, come una muffa. Roberto Vannacci non è una meteora caduta per sbaglio nel dibattito pubblico. È il sintomo, in alta uniforme, di qualcosa che covava sotto la cenere da un pezzo.
Il meccanismo è vecchio come il mondo: prendi un linguaggio d'ordine, travestilo da "coraggio delle idee" o da sfacciata "libertà di pensiero", e servilo a una platea stanca, spaventata, affamata di scorciatoie. In un Paese che ha un rapporto irrisolto con la propria memoria, le parole del Generale sono un richiamo della foresta.
I nostalgici ci vedono un leader, i progressisti un bersaglio perfetto per indignarsi a costo zero, e i salotti tv il carburante per fare ascolti. Ma a guardare oltre i toni da caserma, la sostanza è fredda. Quella che divide il mondo tra "noi" e "loro", e che ti dice che per stare in piedi devi per forza calpestare qualcun altro.
Apro una parentesi, e la apro da osservatore della storia di questo Paese. Non ho carte firmate o scottanti. Sia chiaro. Ma le dinamiche del potere non cambiano mai davvero spartito. Chi conosce come funzionano certi ingranaggi sa che i personaggi pubblici non nascono quasi mai per caso nel vuoto spinto. Dietro questa figura è difficile non intravedere la regia di quei mondi di mezzo abitati da Logge occulte, cenacoli coperti, settori deviati degli apparati. Quelle reti d'influenza che da sempre, in Italia, usano l'uomo d'ordine del momento per sondare il terreno e misurare quanto si sia disposti ad arretrare.
In questo Paese il potere reale non ha mai giocato a carte scoperte. È una lunga storia di stanze segrete e burattinai d'alto bordo. Vedi: la regia d'oltremare della CIA, la Gladio blindata da Cossiga, l’Anello ombroso vicino ad Andreotti, l’Ufficio Affari Riservati dell’infedele D’Amato, fino ai cappucci della P2 di Licio Gelli. Non hanno semplicemente tramato. Hanno disegnato i contorni della Repubblica con il compasso della strategia della tensione, muovendo le pedine nell'ombra mentre sul tabellone ufficiale si fingeva di fare la democrazia.
Occhio. La memoria non è un monumento di marmo. L'antifascismo militante è un atto di vigilanza collettiva. Guardare a vista il presente significa non cedere neanche un centimetro di strada alla rimozione.
Alfredo Facchini


