L'ULTIMA RECITA DI CALIGOLA: LA DEMENZA COME CORAZZA..
La pazzia è un mestiere che s'impara presto, la presunta pazzia di Trump ha ali d'aquila, lingua di pappagallo e occhi di talpa.
Quelli di Trump non chiamateli deliri; chiamateli scialuppe di salvataggio. Quello a cui assistiamo non è il collasso di una mente, ma l’astuta messinscena di un organismo che ha capito di essere braccato. L'Es di quest'uomo, quella forza oscura, egoistica e primordiale che lo ha spinto sul trono, ha fiutato l'odore del ferro: quello delle sbarre, non quello del potere.
È la strategia del naufrago, il "pazzo" che oggi urla sui palchi non sta cercando voti, sta cercando un’infermità mentale preventiva. È la Madman Theory applicata al codice penale.
Se il mondo lo crede incapace di intendere, come potranno condannarlo per i file Epstein quelli che scottano come le fiamme dell'interno, per le trame oscure con i predatori della peggior specie o per aver aizzato la folla come un macellaio di democrazie?
Trump è un narciso in fuga.. per un uomo che ha vissuto nel mito della propria onnipotenza, la sconfitta è una morte simbolica. Piuttosto che accettare il fallimento del "vincente", preferisce il travestimento del "folle".
La pazzia è l’unico rifugio dove il tribunale non può entrare senza guanti di velluto.
Sono convintissima che la sua è una dissociazione strategica: ogni parola sconnessa è un mattone rimosso dall'edificio della sua responsabilità penale. È un escapismo calcolato, se distruggi la realtà, non devi rispondere delle macerie che hai lasciato.
Non è solo la legge a fargli tremare le membra; è il peso dei segreti condivisi con i macellai della storia. La sua "follia" è un sudario sotto cui nascondere le mani sporche del sangue versato in Medio Oriente.
È il patto osceno con i destabilizzatori che lo inchioda: dietro i suoi deliri si cela il terrore di essere trascinato alla sbarra come il complice silenzioso e cinico di Netanyahu. Sa bene che la Storia lo marchierà come l'architetto del caos, colui che ha dato il via libera alla tentata destabilizzazione del pianeta per puro tornaconto elettorale. Teme che il mondo smetta di vederlo come un leader e inizi a guardarlo come un complice di genocidio, un uomo che ha giocato a scacchi con la sopravvivenza dei popoli.
Il terrore della sedia elettrica lo sta consumando nell'anima: ma c'è un terrore ancora più intimo, un verme che gli rode il ventre, è il fantasma di Epstein che lo perseguita, le liste di Epstein sono nelle mani di Netanyahu.
Il solo pensiero che i file segreti possano vomitare la verità sui suoi abusi, sulle depravazioni commesse su minori indifesi, lo riduce a una larva. Non teme solo la condanna; teme la "morte sociale" prima di quella fisica.
La sua maschera da folle è l'ultimo tentativo di evitare la destinazione finale: il cemento freddo della peggiore galera americana. Immagina se stesso lì, privato dell'oro, della lacca e dei servi, costretto a marcire tra le mura di un braccio di massima sicurezza, dove il suo nome non incuterà più rispetto ma solo disprezzo.
Egli sa che per i crimini contro l'umanità e per l'orrore della pedofilia non esiste perdono elettorale. La sua strategia del "pazzo" non è che il rantolo di un condannato che vede già la porta della cella chiudersi per l'eternità. È il terrore di morire da mostro, nudo e dimenticato, nel buio di un penitenziario federale.
L'impostura finale è un teatro dell’assurdo dove il carnefice si trucca da vittima del proprio cervello. Ma dietro il fumo dei suoi sproloqui, restano i fatti: le magagne societarie, il tradimento dei valori fondamentali, l'ombra dei complici genocidi, Netanyahu lo tiene ben stretto non solo per i testicoli, ma per il ciuffo, pronto a tagliare la sua testa.
Fingersi pazzo non è un segno di debolezza, è l’ultimo, disperato atto di un predatore che, vistosi circondato dai cacciatori della giustizia, decide di fingersi morto o infetto per non essere toccato. Ma il trucco è logoro. La sua non è una "fuga psicogena", è una ritirata vigliacca verso l'impunità.
Il verdetto della storia non si farà incantare da un tic nervoso o da una frase sconnessa: la sua "follia" è solo la maschera di un terrore purissimo. Il terrore di essere, inesorabilmente, un uomo comune davanti alla legge.
Karima Angiolina Campanelli