giovedì 23 luglio 2026

... Ministro Nordio ...

Ministro Nordio, 

ricordo perfettamente quando si presentò in Parlamento, il 5 febbraio 2025, per giustificare gli ostacoli che lei stesso aveva frapposto all’esecuzione del mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del generale libico Almasri. Il comportamento del Governo italiano rappresentò una delle pagine più disonorevoli per uno Stato di diritto: rimpatriare con un volo di Stato un uomo accusato di gravissimi crimini di guerra, in aperta violazione degli obblighi derivanti dalla giustizia internazionale. Quel giorno lei sostenne argomentazioni a dir poco surreali: che la documentazione fosse in inglese; che vi fosse un’imprecisione nelle date; che l’arresto fosse stato eseguito, ma nel modo sbagliato perché si sarebbe dovuta attendere una sua richiesta; soprattutto, che la sua decisione non costituisse un “atto dovuto”, perché le sarebbe spettata una valutazione discrezionale sul merito della richiesta della Corte penale internazionale. Ascoltai quelle spiegazioni con profondo sconcerto, incredulo che principi fondamentali della giustizia internazionale potessero essere piegati fino a questo punto. Oggi è stata depositata la sentenza n. 143 del 2026 della Corte costituzionale, dedicata proprio al caso Almasri. Ed è una sentenza che smonta, punto per punto, quella ricostruzione e certifica ancora una volta l’inadeguatezza del vostro Governo. La Corte chiarisce, anche a futura memoria, che la legge n. 237 del 2012, con cui l’Italia ha dato attuazione allo Statuto della Corte penale internazionale, non attribuisce alcuna discrezionalità al Ministro della Giustizia. Al contrario, gli impone di dare pronta esecuzione alla richiesta della Corte, trasmettendo immediatamente gli atti al Procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma. Solo in presenza dell’esigenza di tutelare principi costituzionali preminenti — come i diritti fondamentali o l’identità costituzionale della Repubblica — il Ministro può seguire un diverso percorso, ma anche in quel caso è tenuto ad agire con la stessa immediatezza. In altre parole, la Corte costituzionale ha dovuto intervenire con una pronuncia additiva per impedire che interpretazioni arbitrarie della legge potessero ripetersi. Ministro Nordio, ora che la Corte costituzionale l’ha smentita in modo così netto, cosa intende fare? Ritiene di trarne le conseguenze? Oppure resterà al suo posto, come se nulla fosse accaduto? 
Temo di conoscere già la risposta. 
Del resto, da un Governo che ha scelto di proteggere e rimpatriare un presunto criminale di guerra come Almasri, potevamo davvero aspettarci che non facesse scudo anche attorno al sottosegretario Delmastro? 


 Giuseppe Conte.

... caro Direttore ...

𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂 𝒂𝒍 𝑫𝒊𝒓𝒆𝒕𝒕𝒐𝒓𝒆 𝒅𝒆 "𝑰𝑳 𝑭𝑨𝑻𝑻𝑶 𝑸𝑼𝑶𝑻𝑰𝑫𝑰𝑨𝑵𝑶" 


Caro Direttore, 

Matteo Renzi ha deciso di rispondere alle mie critiche politiche speculando sulla tragedia di Piazza San Carlo. Su quella ferita voglio essere breve, perché merita rispetto e non strumentalizzazione. Poi parliamo di ciò di cui Renzi non vuole parlare: la politica. Ho sempre affrontato i processi a testa alta, mi sono sempre difesa nei processi e mai dai processi. E il dolore per quanto accadde il 3 giugno 2017 lo porterò con me per sempre. Ma quella vicenda pone una domanda che riguarda tutti i sindaci d’Italia: fino a che punto un primo cittadino può rispondere penalmente di ciò che accade in una piazza, compreso il panico scatenato con lo spray al peperoncino da una banda di ladri? Per questo ho ricevuto la solidarietà di sindaci ed ex sindaci di ogni colore che conoscono bene la "paura della firma". È di questo che un Paese serio discuterebbe. Tra quegli ex sindaci c'era anche Matteo Renzi. Il 28 gennaio 2021, il giorno dopo la sentenza di primo grado, mi dedicò la sua Enews, dichiarando la sua vicinanza e auspicando la mia assoluzione. Scriveva che lui non è come chi "usa i processi per regolare i conti della politica". Parole giuste, che sottoscrivo. La sentenza su Piazza San Carlo, da allora, non è cambiata. È cambiato ciò che conviene a Renzi: nel 2021 poteva farsi bello del garantismo e prendere le distanze dal Movimento, oggi si scopre giustizialista per mettermi a tacere quando dico quello che penso di lui. Ma non mi tocca e di certo non mi zittisce. Passiamo dunque al terreno che a Renzi è più alieno: la coerenza. Renzi mi sfida a parlare del passato? Parliamone. Noi siamo quelli del Reddito di cittadinanza. Lui quello che l'ha combattuto. Noi quelli del salario minimo. Lui quello che non l'ha voluto. Noi quelli della Spazzacorrotti. Lui quello che l'ha ostacolata. Noi quelli che una legge sul conflitto d'interessi la vogliono. Lui quello che ne è terrorizzato, e sappiamo tutti perché. Noi quelli dei 209 miliardi del PNRR. Lui quello che ha fatto cadere il governo per non farceli gestire. Ed eccolo, il vero tema: prima ancora delle idee, l'affidabilità. Renzi - il Loki della politica italiana, il dio dell'inganno e del trasformismo - ha una sola coerenza documentata: distrugge tutto. Ha rottamato Enrico Letta dopo avergli detto di stare sereno, ha stretto il Patto del Nazareno con Berlusconi, ha fatto cadere il governo Conte II in piena pandemia, ha logorato ogni tavolo a cui si è seduto. Un alleato così non è un alleato: è un conto alla rovescia. E mentre il Paese reale soffre, lui si candida a costruire l'ennesimo finto "centro", impegnato a barattare emendamenti alla legge elettorale cuciti su misura per la propria sopravvivenza. È lo stesso che, pur di colpire il Movimento 5 Stelle, fa sponda con la destra fino a votare quella vergognosa Commissione d'inchiesta sul Covid: un processo politico a Giuseppe Conte e a chi si è trovato a gestire la più grande crisi dal dopoguerra. Come ha ricordato Roberto Scarpinato su queste colonne, la bussola del Movimento resta l'articolo 3 della Costituzione: rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano libertà e uguaglianza. La storia politica di Renzi parla la lingua opposta: il Jobs Act, la "Buona Scuola" contro cui scioperò tutta Italia, la vicinanza ai potentati e alle lobby. Chi vuole rimuovere quegli ostacoli non può allearsi con chi li costruisce. E c'è un dato che nessun sondaggio smentisce: Renzi i voti non li fa guadagnare, li fa perdere. Nei territori la gente me lo dice in faccia: se andiamo con Renzi, loro restano a casa. 
Perché qui il problema non è tanto il passato quanto il futuro. E in futuro, io a casa preferisco lasciarci Renzi. Non i nostri elettori. 

Chiara Appendino

... FOTTUTI INCAPACI! ...

IL MONDO DI FRUTTA CANDITA 

La battuta su schillaci che Iacchetti ha fatto durante l’incontro con Andrea a “Naturalmente Pianoforte”, relativa al fatto che nell’attesa di una tac si può morire, ha sollevato un polverone. Sì perché a destra fanno video dove certi imperatori de noantri ordinano la decapitazione pubblica degli avversari politici poi però si indignano, cazzo come si indignano, per una battuta. Forte, certo, non proprio buonista, ma si tratta di satira. Feroce quanto volete, ma satira. E con un senso tragicamente attuale, non solo per odio gratuito contro l’avversario politico. E quel senso lo condivido in pieno. Anch’io vorrei vedere il politico schillaci, e con lui tutti gli altri politici incapaci di questo governo che sta devastando il paese, annaspare nell’attesa del responso di una tac che gli faranno fra più di un anno. E vorrei chiedergli che effetto fa, come ci si sente, come si vive con quella paura addosso. E poi vorrei anche chiedergli se pensa davvero che sia giusto sputtanarsi miliardi in armi che non serviranno mai a una sega solo per ossequiare un sociopatico fuori controllo, visto che dotarsi di quelle armi non solo tradisce la nostra Costituzione ma sarebbe come riempire d’acqua le nostre pistoline mentre gli altri ci spianano coi missili. Quegli stessi miliardi che spesi in un altro modo salverebbero vite e le renderebbero migliori. Io lo dico sempre. Il problema vero è che siamo rappresentati da soggetti che dei problemi delle persone non sanno un cazzo di una fava di meno di niente. C’è un esempio straordinario proprio di queste ore: a un deputato di fratelli d’italia, tale lorenzo malagola (chi?) hanno fatto una domanda sul prezzo del pane e lui ha risposto senza nemmeno dubitare che costa 1 euro al chilo. Non c'è andato nemmeno vicino. Questi vivono nel loro “mondo di frutta candita”, per citare Morandi, e non solo ignorano i bisogni veri delle persone normali, ma, udite udite, non gliene frega proprio un cazzo. Leggo pure di fenomeni che esprimono “tutta la loro solidarietà” a schiilaci, come se quella di Iacchetti fosse stata una minaccia, una busta con un proiettile, l’assoldamento di un killer, una bomba sotto il cofano. Tranquillizzateli e rassicurate il loro preziosissimo et illustrissimo et capacissimo ministro. Quelli come Iacchetti, e anche come me, non alzerebbero le mani contro nessuno e vorrebbero che tutti, compreso schillaci, avessero una buona vita, in salute e serenità. Quelli come noi sono solo incazzati come le bisce e sono convinti che certe cose, per capirle, vadano provate. 

 Come per l’appunto capita alle persone normali, che nell’attesa di una tac muoiono. 


 Orso Grigio.

... il clan Senese ...

𝐀𝐥 𝐜𝐥𝐚𝐧 𝐒𝐞𝐧𝐞𝐬𝐞 𝐬𝐢 𝐟𝐫𝐞𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 "Con lo stesso impegno nella lotta alla criminalità organizzata e in difesa della legalità". Era il 19 luglio e Giorgia Meloni aveva scritto la sua solita letterina per l'anniversario della strage di via D'Amelio. Tre giorni dopo la sua maggioranza ha votato perché i magistrati di Roma non possano leggere le chat di Andrea Delmastro con il suo ex socio, testa di legno di un clan di mafia. Ieri la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire i messaggi tra l'ex sottosegretario alla Giustizia e Mauro Caroccia, per gli inquirenti prestanome del clan Senese. Erano soci, con la figlia diciottenne di lui, in un ristorante che secondo la procura riciclava denaro camorristico. Il centrodestra ha votato compatto, l'opposizione contro. A dire la verità quelle chat sarebbero molto utili anche a Milano, all'inchiesta Hydra sui rapporti tra clan e politica. Meloni ai tempi parlò di «una leggerezza, nessun reato». C'è un problema non trascurabile: se sia o no una leggerezza lo devono decidere i magistrati, non lei. La decisione però stupisce solo gli osservatori con memoria labile. Questo governo ha cancellato l'abuso d'ufficio e ha messo un tetto di 45 giorni alle intercettazioni. Sull'abuso d'ufficio il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha parlato di «errore grave»: un presidio tolto proprio lì dove le mafie entrano nei Comuni e negli appalti. Sulle intercettazioni ha scritto di un arretramento «grave e allarmante» nelle indagini di mafia. Ma al governo pensano di essere esporti di antimafia e quindi se ne fottono, evidentemente. E poi è arrivato il 19 luglio, e si celebra Borsellino. Si celebra Giovanni Falcone a maggio. Quelli, tutti in prima fila agli anniversari, e intanto smontano gli strumenti di chi le mafie le indaga davvero. Al clan Senese intanto si fregano le mani.

mercoledì 22 luglio 2026

... altri rumori!! ...

𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐠𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐦𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞 

𝐹𝑎𝑘𝑖𝑟 𝑔𝑟𝑖𝑑𝑎𝑣𝑎 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑜. 𝐼𝑙 𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑜 ℎ𝑎 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜 𝑟𝑢𝑚𝑜𝑟𝑒, 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑣𝑒𝑡𝑟𝑖 𝑟𝑜𝑡𝑡𝑖 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 «Aiuto, basta, basta.» Sono le parole che Abderrahim Fakir, 43 anni, marocchino regolare, grida nel video poco prima di morire, a faccia in giù al Pilastro di Bologna, il 19 luglio, mentre due agenti lo tengono a terra dopo lo spray al peperoncino. Passano due giorni e arriva il commento di Giorgia Meloni. La verità, scrive, va cercata "senza sconti per nessuno": una frase giusta, doverosa. Poi la seconda parte, quella che regge davvero tutto il post, "nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell'Ordine". Sul morto una riga, sulle divise un paragrafo, e il baricentro del discorso scivola piano dalla vittima a chi la vittima l'ha immobilizzata. È la tecnica della finta equidistanza, la stessa che ha usato in fotocopia con il video di Roberto Vannacci. Il 20 luglio l'ex generale aveva diffuso una clip fatta con l'intelligenza artificiale in cui, vestito da imperatore romano, manda ai leoni Elly Schlein e Giuseppe Conte. Meloni si è dissociata, ci mancherebbe, salvo aggiungere che la condanna dell'odio "deve valere sempre, senza doppi standard" e girare subito il conto alla sinistra. Prima ti disegnano nell'arena, davanti ai leoni, poi ti spiegano che l'odio è un problema tuo. Gli studiosi la chiamano inversione di vittima e colpevole, ed è il cuore della manovra: chi dovrebbe rispondere di una morte in custodia si accomoda nella parte offesa. Funziona benissimo, perché a fine giornata gli unici feriti da compiangere restano le 64 divise contuse negli scontri. Fakir gridava aiuto. Il governo ha scelto di sentire un altro rumore, quello dei vetri rotti.

... Sami Abu Qasim ...

MENTRE DA GIORNI VI STANNO MASTURBANDO IL CERVELLO CON QUELL' IMBECILLE DEL GIOIELLERIE, DEL QUALE SI SPERA CHE UNA VOLTA CHE RIENTRI IN CARCERE SI ZITTISCA, 

 SAMI ABU Qasim HA APPENA 3 ANNI. HA APPENA PERSO IL PADRE, LA MADRE E LA SORELLA. 

 SONO MORTI A CAUSA DI UN MISSILE CHE HA COLPITO L'EDIFICIO IN CUI VIVEVANO. SAMI È SOPRAVVISSUTO ED È USCITO STRISCIANDO DALLE MACERIE . 

VI STANNO DISTRAENDO CON UN ASSASSINO, PER NON FARVI VEDERE I FATTI CHE MERITANO VERAMENTE ATTENZIONE. 


 Silvana Correggioli.

... le violenze di Bologna ...

𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐚𝐳𝐳𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝟓 𝐒𝐭𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐚 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨: 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞 𝐞 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞. Perché per noi la sicurezza è una cosa seria: è mandare in strada agenti in numero sufficiente e pagati adeguatamente. È formarli e affiancare loro personale sanitario che intervenga in casi delicati come quello di Abderrahim Fakir, perché la risposta a una crisi psichiatrica non può essere solo repressiva. Come, da Sindaca, ho fatto a Torino, definendo nuove linee guida per la Polizia Municipale nei casi di TSO, con corsi di formazione tenuti da psicologi e psichiatri sul corretto intervento. È occuparsi di sicurezza in modo serio e pragmatico è anche occuparsi delle periferie e dei loro disagi prima che esplodano, non dopo. È sgomberare i covi di anarchici in cui fabbricano bombe, anche a prezzo di vivere sotto scorta come me. E se la destra, ancora una volta, pensa di nascondere i propri fallimenti sulla sicurezza gettando fango su di noi, ha sbagliato bersaglio. Quei violenti sono il loro alibi. Funziona così ogni volta: si alza il polverone sugli antagonisti e sparisce il fatto. 𝐈 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐯𝐚𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐞 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐨 𝟔𝟒 𝐚𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚 𝐜𝐮𝐢 𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐜'𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝟓 𝐒𝐭𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐢̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐀𝐛𝐝𝐞𝐫𝐫𝐚𝐡𝐢𝐦 𝐅𝐚𝐤𝐢𝐫, 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐞𝐫𝐚 𝐛𝐥𝐨𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐚 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐢𝐧 𝐠𝐢𝐮̀, 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐥𝐬𝐢 𝐞 𝐜𝐚𝐯𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢, 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐨𝐫𝐢𝐫𝐞. Di questo dovremmo parlare, oggi. Di come si evita che accada ancora e del fatto che proprio su questo caso è stato applicato per la prima volta in Italia lo scudo penale voluto da questo governo: prima applicazione, un uomo morto ammanettato. Per Bignami chiedere verità e giustizia sarebbe già un’accusa alle forze dell’ordine. No: è il minimo che si deve esigere quando un uomo muore nelle mani dello Stato. 

𝐕𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐀𝐛𝐝𝐞𝐫𝐫𝐚𝐡𝐢𝐦 𝐅𝐚𝐤𝐢𝐫. 

Chiara Appendino.