martedì 21 aprile 2026

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... Vergogna, Vergogna!! ...

L’Unione Europea ha deciso di non sospendere l’Accordo di Associazione con Israele, nonostante oltre un milione di cittadini abbiano chiesto formalmente di farlo e alcuni paesi, come la Spagna, si siano detti favorevoli. Al Consiglio dei ministri degli Esteri in Lussemburgo non è stata presa alcuna decisione concreta: i rapporti economici, politici e scientifici con Israele restano intatti. La motivazione ufficiale è che “non ci sono le condizioni politiche e numeriche”. Tradotto: c’è il veto di alcuni paesi. In particolare Italia e Germania. Il governo italiano si è schierato chiaramente contro la sospensione degli accordi, col ministro Tajani che come al solito ha espresso parole degne del peggiore cerchiobottista, parlando di eventuali “sanzioni individuali” come se non fosse l’intero stato israeliano con tutte le sue massime cariche a essere colpevole di quello che accade. Al fianco dell’Italia troviamo la Germania di Mertz e l’Ungheria, col nuovo governo, non ancora insediato, filo-israeliano almeno tanto quanto il vecchio. Il risultato è evidente: mentre Israele continua a violare sistematicamente il diritto internazionale e le risoluzioni ONU, mentre compie crimini contro l’umanità a Gaza, in Cisgiordania e in Libano, gli accordi restano, le collaborazioni continuano, i flussi economici non vengono toccati. 

Il nuovo asse “italo-tedesco”, come lo hanno chiamato i giornali, è come quello degli anni Trenta: sempre dalla parte sbagliata della storia.
Ci hanno solo preso in giro: nei fatti continuano a coprire Netanyahu. L’Italia aveva l’occasione di schierarsi politicamente per stoppare gli accordi fra Israele e Unione europea. Invece no, ha scelto ancora una volta di proteggere il governo israeliano. "È stata definitivamente accantonata la proposta di sospendere l'accordo commerciale con Israele” ha specificato il Ministro Tajani, per cui il diritto internazionale vale fino a un certo punto. Nonostante il genocidio a Gaza. Nonostante 20mila bambini uccisi. Nonostante gli attacchi illegali di Israele a stati sovrani, che stanno provocando morte e distruzione, calpestando il diritto internazionale. Nonostante gli enormi danni economici che le guerre illegali di Israele stanno provocando alle famiglie e alle imprese italiane. Nonostante gli spari sui mezzi dei nostri caschi blu. 

 Torneremo in piazza per dire sì a un’Italia diversa. Con tutta la nostra passione e partecipazione. Insieme.

Giuseppe Conte.

... Benito, Benito!!! ...

Le parole vergognose di La Russa sul 25 Aprile.

“Io rifarei l’omaggio ai partigiani e ai caduti della Repubblica di Salò.” 

Ma davvero? Equiparare chi ha combattuto per liberare l’Italia dal fascismo e dal nazismo con chi ha scelto di stare dalla parte degli occupanti tedeschi e di Mussolini fino all’ultimo è un insulto alla storia, alla memoria e alla coscienza di questo Paese.

Il 25 Aprile non è il giorno della “riconciliazione” tra vittime e carnefici. È il giorno in cui l’Italia disse basta al fascismo. Punto. Chi oggi cerca di annacquare questa verità, di sfumare i confini tra Resistenza e collaborazionismo, non sta facendo “pacificazione nazionale”. 
Sta facendo revisionismo storico puro e semplice. La Russa, con questa frase, ha sputato sulla tomba di migliaia di italiani che morirono per la libertà. Anche la sua. 

Povera e disgraziata Italia
Il “fascio”, si sa, perde il pelo ma non il vizio. La Russa, SECONDA carica dello stato, ha ribadito oggi le sue tesi amene: “Il 25 aprile rifarei l'omaggio ai partigiani e poi ai caduti della Repubblica di Salò, serve pacificazione". Come no. Contaci. Lui non vuole “pacificazione”: vuole “parificazione”. 

E parificare partigiani e fascisti è un abominio che può piacere solo a ignoranti, scemi, repubblichini fuori tempo massimo o furbacchioni senza scrupoli. La Russa, di sicuro, non è né ignorante né men che meno scemo. A voi le conclusioni. 

Avere una seconda carica dello Stato come questa può lasciare sereni e indifferenti, o addirittura felici, giusto gente come Fiorello. 

 Che tempi miserrimi che stiamo vivendo. 

 Andrea Scanzi.

... il "comma Del Deo" ...

𝐒𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐚 𝐅𝐢𝐨𝐫𝐞, 𝐃𝐞𝐥 𝐃𝐞𝐨 𝐞 𝐢𝐥 "𝐜𝐨𝐦𝐦𝐚" 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Tre giorni. Tanto ha impiegato Giuseppe Del Deo a passare dal ruolo di numero due del DIS alla poltrona di Cerved Group. Tre giorni, e un decreto di Palazzo Chigi per permettergli di farlo: il "comma Del Deo", che cancellava il divieto triennale di impiego privato per gli ex vertici dell'intelligence. Il Ros dei carabinieri ha perquisito ieri sette persone nell'indagine della Procura di Roma sulla Squadra Fiore: gruppo clandestino di ex agenti accusato di confezionare dossier per committenti privati, accedendo abusivamente a banche dati riservate, intercettando email e chat. A Del Deo i pm contestano peculato: circa cinque milioni distratti verso società amiche. Nelle intercettazioni agli atti circola voce di un ammanco tra i sette e gli otto milioni dai fondi dell'AISI. Allo stato è un indagato. La domanda politica è già qui. Del Deo veniva allontanato nell'aprile 2025 con tre precedenti: gli agenti AISI intorno all'auto di Andrea Giambruno nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre 2023; l'"attenzionamento" del capo di gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi; sospetti sui fondi che nelle intercettazioni risultavano "notori in ambiente dei servizi". Giorgia Meloni e Alfredo Mantovano l'hanno accompagnato fuori: pensione a 51 anni, norma su misura, tre giorni di attesa e via da Cerved. Prima di quel decreto, chi lasciava i vertici del DIS doveva aspettare tre anni. Il governo l'ha abolita. Per tutti. Ma il nome che la norma porta è uno solo. Adesso quell'uomo è indagato per aver usato i dati dell'intelligence a fini non istituzionali. 
Il favore era stato generoso.

lunedì 20 aprile 2026

... il Risiko mondiale! ...

Il Risiko non si ferma. 
E nessuno ferma il Risiko 

di Raffaele Crocco 

 In Ucraina, la guerra resta ad alta intensità. Un’intensità che pare scomparsa o quasi dai nostri media. Ma che resta letale per chi combatte o subisce. Lo dicono le analisi degli istituti di ricerca: nelle ultime settimane si registra un aumento delle perdite tra le forze russe, legato alle offensive nel Donbass, in particolare nell’area di Donetsk. La guerra continua a essere combattuta soprattutto con artiglieria e droni. Le stime complessive delle vittime, dall’inizio del conflitto, oscillano tra 200.000 e 285.000 morti. È un tritacarne, che non trova pace in alcun modo. Sul piano diplomatico, sono ripresi contatti indiretti tra Stati Uniti e Russia, senza risultati concreti sul cessate il fuoco. Contemporaneamente, il presidente ucraino zelensky prosegue il giro degli alleati europei, che paiono sempre convinti del sostegno a Kiev. Siamo partiti da qui, questa settimana, per fare il Punto su ciò che accade. Il Risiko mondiale è sempre in pieno svolgimento, con scontri, lotte sotterranee e diplomazia a muoversi per conquistare spazi, territori, rotte. Si muore ancora a Gaza, in barba alla tregua. Il bilancio supera i 71.000 morti. I bombardamenti israeliani proseguono quotidiani e la situazione umanitaria resta critica, con carenze diffuse di acqua, cibo e assistenza sanitaria. In settimana sono arrivate nuove proposte di mediazione internazionale, sostenute anche da Cina e Pakistan, ma non ci sono stati sviluppi operativi. Poco più lontano, nel confronto tra Iran, Israele e Stati Uniti, resta in vigore la tregua temporanea di circa due settimane, che ha messo fine agli attacchi aerei delle settimane precedenti. La tensione resta alta nello Stretto di Hormuz, area strategica per il traffico energetico globale e Israele prosegue la propria offensiva contro Hezbollah in Libano. Tutto pare appeso ad un filo, ma si tratta ancora alla ricerca di una soluzione che faccia tacere le armi. Parallelamente, in Yemen proseguono gli attacchi dei ribelli sciiti Houthi contro il traffico marittimo nel Mar Rosso. Le azioni incidono sulle rotte commerciali internazionali. Sono azioni di sostegno politico-militare sia ai palestinesi colpiti da Tel Aviv, sia all’Iran, bombardato da Stati Uniti e Israele.. Sempre in Asia, ma in Myanmar proseguono i raid aerei della giunta militare contro aree controllate dalle opposizioni. Gli attacchi colpiscono anche villaggi civili. Il conflitto interno, iniziato nel 2021, non mostra segnali di riduzione e le iniziative diplomatiche regionali restano inefficaci. Esattamente come al confine tra Afghanistan e Pakistan. Qui si sono registrati nuovi scontri e bombardamenti aerei. Le tensioni riguardano la presenza di gruppi armati lungo la linea di confine. Non sono stati annunciati accordi tra i due Paesi. Il viaggio sulla nostra carta per il Risiko ci porta in Africa. In Sudan, i combattimenti tra esercito regolare e forze paramilitari continuano, soprattutto tra Khartoum e Darfur. I morti recenti superano le 20.000 unità e gli sfollati sono milioni. Non risultano iniziative diplomatiche efficaci. In Nigeria, si intensificano le operazioni militari contro gruppi armati nel nord del Paese. In settimana sono stati segnalati raid aerei dell’esercito contro milizie jihadiste e gruppi criminali. Le operazioni hanno causato molte vittime civili. Il Paese resta uno dei principali epicentri di violenza in Africa occidentale. Violenza che colpisce quotidianamente, ancora, anche il Sahel. In Mali, Niger e Burkina Faso continuano gli attacchi jihadisti contro civili e forze di sicurezza. La regione si conferma uno dei principali teatri di instabilità globale, con violenze diffuse e difficoltà di controllo territoriale. Questo il quadro generale di questa settimana. Indica un aumento delle guerre e della loro intensità. Oltre 800 milioni di persone vivono in aree coinvolte direttamente da guerre o violenze armate e quasi miliardi sono in zone di conflitto e crisi. Le agenzie internazionali hanno censito, nel 2025, più di 56.000 attacchi contro civili. È il dato più alto degli ultimi anni.


 www.unimondo.org www.atlanteguerre.it Alessandro Negrini Carlo Martinelli Articolo 21 Left Uno Maggio Taranto Libero E Pensante

... ricordando Ciro ...

Il libro, ovviamente fu solo un pretesto. Claudio Minetti — militante neofascista e figlio della compagna di Stefano Delle Chiaie — il 19 aprile 1979 entrava nella biblioteca popolare nella sezione del PCI di Torpignattara chiedendo un libro. Si tratta di una chiara provocazione. Trova Ciro Principessa, militante ventitreenne. Originario di una famiglia povera del napoletano, è il secondo di otto fratelli. Dopo un’adolescenza turbolenta e un processo per renitenza alla leva, Ciro si iscrive alla FGCI, dedicandosi con impegno alla militanza politica. Partecipa a iniziative per il miglioramento dell’area di Villa Certosa ed è proprio tra i promotori della creazione della biblioteca. Uno strumento importante per la formazione dei giovani in una zona proletaria dove non sempre è facile trasmettere determinati ideali. Quel 19 aprile Ciro svolge proprio l’attività di bibliotecario, e quando Minetti vuole in prestito un volume lui gli chiede di esibire un documento d’identità. Minetti finge di allontanarsi ma poi rientra e prova a portare via un libro. Ciro lo insegue e lo raggiunge ma Minetti estrae un coltello e lo colpisce al petto. Soccorso dai compagni della sezione, Principessa viene condotto in ospedale, ma ha una arteria rescissa. Muore dopo diverse ore di agonia. Claudio Minetti, già iscritto all’MSI e ad Avanguardia Nazionale, ventisette anni, cresciuto in una casa piena di ritratti di Mussolini e Hitler, viene viene giudicato parzialmente incapace di intendere e volere e condannato a dieci anni di manicomio criminale, pena successivamente ridotta a quattro anni di reclusione.

... A 48 ...

... stamane tre ore passate all'Oftalmico per la terza fluorangiografia - angioscopia oculare - le altre due erano state effettuate nel 2024.