Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
Il 19 gennaio 2025 l'Italia arrestava a Torino Njeem Osama Almasri Habish, generale libico accusato di crimini di guerra e contro l'umanità. Due giorni dopo lo rimpatriava su un aereo di Stato, senza informare la Corte penale internazionale. Oggi la Cpi ha ufficializzato il deferimento dell'Italia all'Assemblea degli Stati Parte: è la procedura per gli Stati che non cooperano con la giustizia internazionale.
Intanto i giornali parlano d'altro. La relazione tra Matteo Piantedosi, ministro dell'Interno, e una giornalista trentaquattrenne, i possibili incarichi di favore, la versione del Viminale che preferisce il "no comment". Cose che meritano attenzione, del resto. Solo che c'è una proporzione da tenere.
Il caso Almasri non è uno scandalo di costume. Il governo ha rimpatriato un torturatore su un aereo di Stato. I procedimenti a carico di Carlo Nordio, Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano sono stati poi archiviati dal Parlamento. La prossima settimana la Camera voterà se sollevare un conflitto di attribuzione alla Consulta per blindare Giusi Bartolozzi, già capo di gabinetto di Nordio, a cui la Procura di Roma ha appena chiesto il rinvio a giudizio per false informazioni ai pm. Fu lei, emerge dagli atti, a gestire il dossier in prima persona, chiedendo "massimo riserbo" e "niente mail o protocollo". Insomma, il Parlamento vuole erigerle uno scudo.
A dicembre, a New York, l'Assemblea degli Stati Parte della Cpi giudicherà l'Italia. Saremo al punto 21 dell'ordine del giorno. Questo è il Paese che la presidente Meloni ha deciso di essere.










