sabato 16 maggio 2026

... il momento della Cina ...

LA CINA ALLA SUPERFICIE DELLA STORIA 


 Le relazioni tra Usa e Cina miglioreranno sempre di più e saranno basate sulla cooperazione, hanno assicurato in questi giorni Xi Jinping e Donald Trump. Quello che è certo che è nessuno conosce con esattezza quale sarà il mondo che le guerre, militari e commerciali, stanno cercando di istituire. Alcuni dicono che, a cominciare dalla gestione delle materie prime “rare”, la Cina può costituire un’alternativa alla distruttiva arroganza statunitense. Di certo anche la Cina ha un odioso sistema militare, per altro sempre più basato sull’IA, che ha bisogno di enormi quantità di energia. Di certo, la industrie cinesi, che restano in gran parte medio-piccole, sono ad altissima intensità di manodopera. Di certo, la qualità della vita nelle campagne della Cina non è paragonabile a quella delle città. Dal fragile microcosmo di uno spazio indipendente come Comune abbiamo anche altre tre piccole certezze. 

La prima, le società in basso sono complesse ed è sbagliato farle coincidere con chi le governa. 

La seconda: non esistono potenze buone: tutte sono parte dello stesso sistema capitalista, patriarcale e coloniale. 

La terza: abbiamo sempre più bisogno di guardare il mondo non con la geopolitica e le guerre tra gli Stati, ma sappiamo che non è facile.

... commento perfetto!! ...

Molto ruvido ma giusto. 

Il commento di Giulio Bruno 

A Ignazio. 

Ma io dico, sinceramente, ma dove cazzo devi andare? Ma ti sei visto? A 'Gna, tu meriti di essere risposto a tono, perché l'indignazione e il turbamento per le tue vergognose affermazioni, a te non ti sfiorano manco di striscio. Anzi, ti ringalluzziscono, ti esaltano. Per questo, a un fascista come te, la realtà va sbattuta in faccia, perché quelli come te che si sentono virili e maschi sotto sotto non c'hanno un cazzo... nel vero senso del termine. 
A 78 anni suonati non reggeresti manco la nonna del duce, altro che Gelmini e Carfagna insieme! 

Goditi il busto del vigliaccone che hai nel salotto di casa, che forse ti eccita pure di più. 

Eia eia (culazione) alalà. 




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 Paolo Ranzani.


La Russa ha chiaramente affermato che una seduta con Gelmini e Garfagna a tre non sarebbe male. 

 PRESIDENTE DEL SENATO ITALIANO. 78anni ! 

 Un comportamento, a parte banalmente machista, che considera le donne in politica come oggetti sessuali o comunque di scherno da pochi soldi. 

Questo il senso comune che abbiamo! 

Ed è, lo ripetiamo, la seconda carica dello Stato!

... la fine della NATO? ...

SE LA NATO SI SCIOGLIESSE 


Odio la guerra come solo un soldato che l’ha vissuta sa odiarla, come uno che ne ha visto la brutalità, la futilità, la stupidità. (D. Eisenhower) 


L’Alleanza atlantica ha dinanzi a sé un’occasione storica: dichiarare e realizzare la propria fine. I popoli europei e quello americano (l’Occidente nel suo complesso) se ne avvantaggerebbero in modo straordinario. Insieme a tutto il mondo. La storia, in breve. La Nato sorge nel 1949, come alleanza “difensiva” per contrastare il presunto espansionismo dell’Urss. Solo nel 1955 si costituisce in risposta, con il Patto di Varsavia, l’alleanza militare dei Paesi dell’Est. Dopo il 1989, con la caduta del Muro di Berlino e l’implosione dell’Urss, il blocco militare dell’Est si scioglie (1991). A quel punto la Nato non aveva più motivo di esistere, essendo venuta meno la propria “ragione sociale”. Non c’era più la “minaccia” proveniente dai Paesi situati oltre la “cortina di ferro” (per usare l’espressione in voga durante la guerra fredda). Quella prima occasione di disarmo fu del tutto vanificata dall’Occidente, che vide nel crollo dell’Urss la possibilità di estendere il proprio dominio unipolare anche all’Est. Dopo la riunificazione della Germania fu ovvio – e ritenuto molto intelligente – estendere la Nato ai Paesi dell’ex Urss, nel tentativo di isolare e fiaccare la Russia. Tentativo che è andato avanti fino ad arrivare ai giorni nostri, con la guerra Ucraina-Russia-Nato-Usa, il cui scopo ultimo, in seguito alla violazione ucraino-occidentale degli accordi di Minsk, era di ridurre Mosca, tramite interposte vittime ucraine, a periferia insignificante rispetto all’Occidente. Illusione, pari a quella delle guerre intraprese dai Paesi Nato per “esportare la democrazia” in Iraq, Afghanistan, Libia ecc. Arriviamo così all’occasione storica attuale. Le contraddizioni interne al tecnocapitalismo neofeudale euro-americano stanno sempre più portando a una divaricazione tra gli interessi degli Usa e quelli dell’Ue. Il Maga (make America great again) fa traballare il sodalizio fra Washington e Bruxelles. Quando Trump afferma che la Nato, senza gli Usa, “è una tigre di carta”, coglie in una certa misura un dato di realtà. Che va al di là dell’irritazione per il mancato sostegno della Nato all’aggressione, totalmente illegale, israelo-americana all’Iran, con lo sconquasso planetario che ha determinato. Ed è chiaro che nell’irritazione trumpiana traspare il permanere di una visione della Nato come alleanza aggressiva, e non difensiva. L’orientamento dell’ineffabile narcisista maligno occupante la Casa Bianca, volto a ritirare soldati e abbandonare le basi militari in Europa, sconcerta l’Ue. L’arrocco del riarmo diventa così la sua ossessione. Come se la storia non insegnasse nulla. Non insegnasse, in particolare, che se una parte riarma lo farà anche l’altra, in misura uguale se non maggiore, in una spirale al cui culmine la guerra tende a diventare inevitabile. Valgano in proposito le parole di Albert Einstein: “La corsa agli armamenti è il peggior metodo per impedire un aperto conflitto. Al contrario, una vera pace non può essere raggiunta se non attraverso un sistematico disarmo su scala internazionale. Gli armamenti non ci proteggono dalla guerra, ma portano inevitabilmente alla guerra”. L’occasione storica dell’Europa consiste nell’aiutare gli Usa non a fare perdurare la Nato, ma a scioglierla definitivamente. E, superando la russofobia come propria malattia infantile, avviare contatti diretti con Mosca per il cessate il fuoco in Ucraina e iniziare negoziati per un disarmo bilanciato reciproco. Questo significherebbe anche riconoscere alla Russia il suo ruolo storico di essere parte costitutiva dell’Europa, riallacciando rapporti culturali e di libero scambio economico-commerciale. Occorre smetterla con l’ubriacatura della Russia vogliosa di aggredire l’Europa. Perché mai dovrebbe farlo, avendo il territorio più vasto del mondo, risorse energetiche copiose e una tecnologia avanzata? Tolta di mezzo la Nato e stabilendo rapporti di buon vicinato con la Russia, l’Europa verrebbe a svolgere una funzione insostituibile e preziosa di equilibrio tra Washington e Mosca, e pure Pechino. In questo modo la Nuova Europa, mostrando che la convivenza solidale fra i popoli è necessaria e possibile, diverrebbe l’esempio che costruire un mondo diverso non è un’utopia, ma l’unico realismo costruttivo. 

N.B. Usa e Israele devono riconoscere lo Stato palestinese. 

 Mario Capanna.

venerdì 15 maggio 2026

... Giorgetti "ah boh" ...

𝐋'«𝐚𝐡 𝐛𝐨𝐡» 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Federico Freni, sottosegretario all'Economia, ha rinunciato ieri alla corsa per la presidenza Consob. Giancarlo Giorgetti, il suo ministro, anche lui leghista, il proponente della candidatura in Consiglio dei ministri lo scorso 20 gennaio, è uscito di corsa dalla Camera dopo il question time e ha liquidato i giornalisti così: «Sono contentissimo, Federico continua a lavorare con me. Chi sarà il prossimo presidente? Ah boh, chiedetelo a Meloni». Quattro mesi di trattative finite con un «ah boh». Nel Transatlantico, intanto, Matteo Salvini sbottava: «Ragazzi, oggi non parlo». E Forza Italia spiegava per bocca del portavoce Raffaele Nevi che la decisione, in fondo, dipende dalla premier: «È lei che istruisce». Dietro il passo indietro di Freni c'è un parere riservato circolato dentro la stessa Consob, venti pagine che richiamano la legge Frattini e il decreto legislativo 39/2013 e parlano di «profili di illegittimità» per la nomina di un sottosegretario in carica. C'è un'indagine delle autorità europee di vigilanza sull'indipendenza delle authority italiane. C'è il veto reiterato di Antonio Tajani. E c'è l'ombra di Marina Berlusconi, che a Cologno Monzese ha ridisegnato Forza Italia mentre Palazzo Chigi cercava di chiudere la partita. La Consob è senza presidente da marzo. L'Antitrust dal 4 maggio. Due autorità di vigilanza chiave senza guida, mentre in Borsa si muovono scalate e Opa. Il governo che si era venduto come decisionista, dopo la sconfitta al referendum di marzo, oggi rimpalla persino le nomine che voleva controllare di più. Giorgetti dice «chiedetelo a Meloni». Salvini non parla. Tajani aspetta che gli portino il candidato giusto. E intanto la Consob si guarda allo specchio, con il commissario vicario che firma le carte. Quando il ministro dell'Economia, davanti ai cronisti, dice «ah boh» della presidenza dell'autorità che vigila sulla Borsa italiana, sta dicendo che la regia non c'è più e sta restituendo l'esatta cifra del governo di cui fa parte.

... Imperi allo specchio ...

𝐈𝐦𝐩𝐞𝐫𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 


Articolo di Carla Corsetti 


 Un antico proverbio, forse cinese, dice: “Siediti sulla riva del fiume e prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. Xi Jinping non si è fermato a guardare il fiume scorrere in attesa del cadavere. Mentre il duo Epstein, ovvero Trump e Netanyahu , infiammava il Medio Oriente e mandava in recessione l'Europa, Xi Jinping ha diversificato rotte commerciali e fonti energetiche. Gli Usa annunciavano dazi apocalittici e guerre economiche definitive, la Cina pianificava con la calma di chi sa che l’avversario cambia presidente ogni quattro anni e strategia ogni crisi isterica. E adesso è arrivato a Pechino Donald Trump, quello che doveva mettere in ginocchio Xi, accolto tra tè, giardini di rose e citazioni di Tucidide che probabilmente scambia per un marchio di whisky scozzese. Naturalmente entrambi gli imperi amano presentarsi come fari della civiltà. Uno con le conferenze stampa sulla libertà del suprematismo bianco, l’altro con i congressi sulla stabilità armoniosa. Poi però, quando qualcuno disturba troppo, scoprono improvvisamente la passione comune per carceri, repressione e manette. Anche sulla pena di morte riescono a trovarsi: culture diverse, sistemi opposti, stesso entusiasmo per l’idea che lo Stato possa decidere chi deve smettere di respirare. E siccome il potere personale è una lingua universale, entrambi hanno pure ridimensionato o epurato i propri collaboratori per ricordare a tutti chi comanda davvero. Cambiano le uniformi, non il copione. In questo scenario che sancisce la definitiva irrilevanza generale dell'Europa, l'Italia di Meloni, che ha bruciato gli accordi con la Cina nel 2023, ora è stata licenziata anche da Trump, come si licenzia la servitù in esubero. Senza un piano industriale, senza un piano commerciale, senza un piano sanitario, senza una linea di politica estera, l'Italia è mera spettatrice delle strategie imperialiste della Cina e degli Usa, da cui aspetta briciole come un cane sotto il tavolo del banchetto. La differenza tra Usa e Cina, tuttavia, è anche estetica. La Cina può rivendicare qualche millennio di filosofia, dinastie, calligrafia, strateghi e imperatori. Gli Usa invece vaneggiano di supereroi ispirati dall’amico immaginario, vantano portaerei spettacolari, e sono convinti che la storia del mondo sia iniziata nel 1776.

... governo schifoso!!! ...

𝐒𝐨𝐬𝐩𝐞𝐬𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩 𝐚𝐝 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐞𝐬𝐞. 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥'𝐢𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐥𝐚: 𝐜𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐚𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐩𝐚𝐠𝐧𝐨𝐥𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Un giudice federale di Washington, Richard Leon, ha sospeso le sanzioni che l'amministrazione Trump aveva imposto a Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati. Nelle ventisei pagine dell'ordinanza c'è una frase che dovrebbe far arrossire chi siede ai vertici della Farnesina: "se Albanese si fosse opposta all'azione della Cpi contro cittadini statunitensi e israeliani, non sarebbe stata sanzionata". Tradotto: la punizione era per le idee. "Repressione di espressioni sgradite", scrive il giudice, peraltro nominato da George W. Bush. Intanto a Madrid, una settimana fa, Pedro Sánchez consegnava ad Albanese l'Ordine al Merito civile e scriveva alla Commissione europea per attivare lo Statuto di blocco contro le sanzioni americane. Una posizione di governo messa per iscritto. Madrid difende la sua relatrice italiana, mentre Roma si gira dall'altra parte. A Roma, niente. Antonio Tajani, ieri in Senato, ha liquidato la questione: "Mica devo commentare le decisioni di ogni tribunale nel mondo". Sostanzialmente: una cittadina italiana sanzionata per il suo lavoro Onu, costretta a fare causa negli Usa perché lo Stato che dovrebbe difenderla preferisce tacere, viene ridotta a notiziola estera. Meloni l'aveva definita "la nuova eroina del Pd". Difesa zero, alibi infiniti. Quando la Casa Bianca punisce chi documenta un genocidio, l'Italia gira la testa. Cos'è? Si chiama complicità, e ha la firma dei silenzi istituzionali. 
È un giudice americano a ricordarci cosa sia la libertà di espressione: deve venire da Washington la lezione che i nostri ministri rifiutano di pronunciare.

--- ignorante con saggio!! ...

Xi Jinping che cita Tucidide a Donald Trump è una delle immagini contemporanee più surreali degli ultimi anni. Da una parte la diplomazia millenaria cinese, che ragiona per simboli, filosofia, riferimenti storici e pazienza strategica. Dall’altra Trump, che probabilmente pensava che Tucidide fosse un nuovo marchio di steakhouse texana o un giocatore serbo della NBA. 
Per capirci: la “trappola di Tucidide” è la teoria secondo cui, quando una potenza emergente minaccia di sostituire quella dominante, il rischio di guerra diventa quasi inevitabile. Tucidide lo scriveva raccontando il conflitto tra Sparta e Atene: “Fu l’ascesa di Atene e la paura che questo provocò a Sparta a rendere la guerra inevitabile”. Oggi il parallelismo è evidente: Cina in ascesa, Stati Uniti potenza dominante in paranoia strategica. Ora immaginate Xi che, con tono confuciano e aria da mandarino imperiale, spiega il concetto durante il vertice. E Trump che ascolta annuendo serio per dieci secondi, prima di chiedere se “Tucidide” abbia votato repubblicano o se produca dazi migliori di quelli cinesi. 
La scena è metafisica. Xi parla di equilibrio storico delle civiltà, Trump pensa agli hamburger, ai coyote da mitragliare al confine e ai post su Truth Social scritti come messaggi inviati alle tre di notte dopo sei lattine di Diet Coke: “KISS MY A#S!!!”. 
Ed è questa la vera fotografia dell’Occidente contemporaneo. La Cina che usa i classici greci per discutere di equilibrio multipolare. Gli Stati Uniti che rispondono con meme, minacce commerciali e slogan da wrestling.

ps: comunque, con Kulturjam.it siamo sempre avanti. Sulla "trappola di Tucidide" e sue varianti, grazie all'acume del buon professor Francesco Dall'Aglio, abbiamo scritto un intero capitolo del volume "Gli analfoliberali" 

 Paolo Ranzani.