giovedì 22 ottobre 2026

... CIAK - SI GIRA!!! ...

CIACK, SI GIRA! Comunicazione 10 e lode, risultati zero. 

 Giorgia Meloni davanti alle telecamere è una professionista: tono deciso, sguardo sicuro, parole studiate per conquistare la scena. Il problema è che, quando si spengono le telecamere, gli italiani hanno ancora gli stessi problemi di prima. La sicurezza non si garantisce con gli slogan, le conferenze stampa e la continua ricerca di un nemico da additare. Si garantisce con risultati concreti, prevenzione, controlli, forze dell’ordine messe nelle condizioni di lavorare e una giustizia che funzioni. E invece assistiamo all'ennesimo spettacolo: si rilanciano reati, aggravanti e misure repressive, si evocano emergenze e si alimenta la paura. Ma una domanda è inevitabile: se governate voi, da anni, di chi sarebbe la responsabilità della sicurezza nel Paese? Non basta annunciare nuove strette per dimostrare di aver risolto un problema. E non basta cambiare le parole per cambiare la realtà. Se le persone continuano a sentirsi insicure, se nei quartieri persistono situazioni di degrado e violenza, il Governo deve rispondere dei risultati, non organizzare l'ennesima operazione di comunicazione. E la storia dei gruppi di cinque o più persone? La sicurezza non può diventare un quiz numerico: cinque persone sono un problema, quattro no? La responsabilità penale si accerta sulla base dei comportamenti e delle norme applicabili, non con gli slogan costruiti per impressionare chi guarda. Il vero capolavoro della propaganda è un altro: trasformare chi governa in chi denuncia e chi dovrebbe chiedere conto dei risultati in un imputato permanente. Così, se qualcosa non funziona, la colpa diventa sempre dell'opposizione, dei giudici, di chi protesta o di chi c'era prima. Tutti colpevoli, tranne chi ha il potere di decidere. E qui entra in gioco anche l'opposizione, che troppo spesso sembra comportarsi come un opossum: si finge morta proprio quando dovrebbe reagire. Non basta indignarsi sui social, non basta una dichiarazione ogni tanto. Servono una voce riconoscibile, proposte credibili, presenza nei territori e la capacità di smontare le narrazioni del Governo con fatti, numeri e alternative concrete. Quanto agli elettori più fedeli, nessuno è uno zombie e nessuno dovrebbe essere trattato come incapace di ragionare. Ma proprio per questo bisogna pretendere da tutti uno sforzo di lucidità: non si può giudicare un Governo soltanto da ciò che promette, ma da ciò che realizza. La destra governa l'Italia dal 2022. Non può presentarsi all'infinito come opposizione di sé stessa. Non può promettere sicurezza e poi chiedere altri anni di fiducia senza rendere conto dei risultati. E non può pensare che basti ripetere una paura per dimostrare di averla risolta. Meloni può anche incantare davanti allo schermo. Ma governare non è recitare, e la propaganda non sostituisce i risultati. Meno conferenze stampa, meno nemici immaginari, meno propaganda. Più sicurezza reale, più responsabilità, più risposte ai cittadini. Perché alla fine il giudizio non lo danno le telecamere. Lo dà la realtà. E dopo anni al Governo, la domanda resta sempre la stessa: quante promesse ancora dobbiamo ascoltare prima di cominciare a parlare seriamente dei risultati? 

 Vincenzo San. 

 Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione 

... che tempi, quelli!!! ...

Dopo le polemiche, anche all'interno del partito, per la sua partecipazione al picchetto davanti alla Fiat, #EnricoBerlinguer sbottò sempre a Torino contro i membri della Direzione che non ritenevano opportuna la sua partecipazione, sia pure dal marciapiede, ad una manifestazione di metalmeccanici, per non offendere la sensibilità di qualche sindacalista: 

 «Sono un cittadino comunista con diritto di libera circolazione, e per di più sono il segretario del partito che conta nelle sue file una maggioranza di operai: nessuno può impormi di stare alla finestra quando gli operai sono in piazza. E dicano pure che sono operaista, tanto lo dicono lo stesso». 


#Berlinguer Fonte: Libro "Per Enrico, Per Esempio", p. 28. 


 Paola Agosti

... la soluzione? ARRESTARE! ...

𝐀𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐨𝐜𝐨, 𝐚𝐫𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


«Conosciamo le difficoltà di tanti giovani», ha detto Giorgia Meloni (FdI) nel video registrato martedì sera dopo il Consiglio dei ministri, e subito dopo ci ha spiegato come intende curarle: un nuovo reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, punito da due a cinque anni di carcere, il fermo preventivo esteso ai ragazzi dai 16 anni, multe da 500 a 1.000 euro ai genitori. Insomma, la diagnosi è il disagio e la ricetta è la cella. Del resto bastava guardare la solita sineddoche con cui la destra ha raccontato il fine settimana di Milano: le vetrine di via Torino e il supermercato saccheggiato al posto di un intero corteo contro il carovita, e pazienza se il venerdì, come ha ricostruito il Post, migliaia di studenti avevano sfilato pacificamente per le condizioni delle loro scuole. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lunedì aveva chiesto «un’analisi intelligente e approfondita». Missione fallita: gli hanno risposto con il codice penale. E per fortuna dal testo sono saltati, dopo l’unica eccezione sollevata dal Quirinale, i poteri di polizia giudiziaria per i 500 militari in arrivo in città. Quattro anni di governo e l’allarme sicurezza è sempre lì, identico, con 57 nuovi reati contati dai penalisti: evidentemente i decreti servono a calmare gli intestini degli elettori, visto che le strade nel loro racconto restano sempre quelle di prima. Solo che chiudere in un angolo una generazione che chiede di arrivare a fine mese e di avere un po' di speranza è il modo più rapido per alzare lo scontro. Se qualcosa andrà storto l’indirizzo è uno solo: Palazzo Chigi, dove le difficoltà dei giovani le conoscono benissimo.

... chi protesta e chi sgoverna! ...

𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐧𝐨, 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


“Bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”, ha scritto sui social il ministro Francesco Lollobrigida e ieri alla Camera il ministro Adolfo Urso ha spiegato che anche fermare i soli camion è blocco stradale, carcere compreso. Hanno ragione: la legge c’è già ed è la misura di quanto viva sulla luna un governo che martedì si è inventato un reato nuovo per chi lancia pietre ai cortei, fino a 5 anni parola di Giorgia Meloni, quando chi spacca in piazza ne rischiava già da 1 a 5 e chi devasta e saccheggia, codice del 1930, da 8 a 15. Poi il dito puntato sulla frangia violenta, per non nominare le aule che cadono a pezzi e il gasolio. Poi la guerra ibrida via TikTok di Guido Crosetto, frenata da Matteo Piantedosi e smontata da Matteo Salvini che teme l’invasione islamica, mica i russi. Poi le infiltrazioni criminali che Lollobrigida vede fra i camionisti e i “cattivi maestri” a sinistra, mentre un autotrasportatore a LaC News24 spiegava di avere votato la destra. Poi i genitori, che pagheranno di tasca propria per i figli minorenni che rompono. Qualsiasi cosa pur di non entrare nel merito. E nel merito, del resto, non possono entrarci: come tutti quelli che vogliono comandare per manifesta incapacità di governare non hanno idea di come agire, e la loro reazione riesce a essere perfino più degradante del previsto. 
Salvini, quello dei blocchi illegali, il prossimo tavolo con gli autotrasportatori lo tiene al 27, mentre i sindaci di Napoli e Bari gli chiedono di anticiparlo prima di ritrovarsi le città sommerse dai rifiuti.

mercoledì 21 ottobre 2026

... la deterrenza ...

Vittorio V. Alberti - 

Margaret Thatcher parlò al Congresso degli Stati Uniti il 20 febbraio 1985. Questo brano, quindi, va capito nel quadro della guerra fredda e nel riferimento, che Thatcher fece, anche all’inizio della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, occorre ragionare sul percorso che differenzia la deterrenza nucleare, allora e oggi. Durante la guerra fredda, la deterrenza, di fatto, assicurava stabilità. Oggi, genera un aumento di guerre convenzionali. Allora, il mondo era diviso in due blocchi: NATO e Patto di Varsavia. Eppure, nonostante la perenne tensione, le due superpotenze, USA e URSS, evitarono lo scontro diretto e mantennero costanti relazioni diplomatiche fra loro, riservate o palesi. Ma cos’era la deterrenza? Non che le armi coincidano con la pace, ma che la pace sia più probabile quando un potenziale aggressore comprende che il costo di un attacco sarebbe così elevato da rendere la guerra una scelta irrazionale. Per Thatcher, quindi, la forza non era il fine, ma il mezzo per impedire che un conflitto iniziasse. A distanza di quarant'anni, questa impostazione continua a influenzare la politica internazionale, ma in modo diverso e più preoccupante. Oggi, taluni sostengono che una difesa credibile sia il principale deterrente contro nuove aggressioni. Altri, che l'aumento degli armamenti alimenti sfiducia, incremento del rischio (“escalation”) e instabilità. Una cosa è certa: sulla deterrenza si è costruita la sicurezza internazionale dalla seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri. Oggi sembra invece che la guerra sia, per così dire, fine a se stessa, e non che essa sia “politica condotta con altri mezzi”. In altre parole, non si vede un disegno, un chiaro fine della guerra. Personalmente, non avrei sostenuto la politica generale di Thatcher, ma è indubbia la sua grandezza storica. 


 #politica #margaretthatcher #guerra #pace #news

... LA CHUTE!!! ...

... oggi pomeriggio ci siamo recati alla C.M.L. di via Farinelli 25 per avere chiarimenti sull'esame da rifare per la patente ... 23,80 euro di taxi per 10 minuti di colloquio! al ritorno abbiamo preso l'autobus ed io sono caduto salendoci sopra!!! Viatico negativo per il proseguimento della pratica!!

... una lista nera!!! ...

Non lo ascolterete sui tg di Telemeloni, ma la Corte dei conti ha appena bocciato il governo su (quasi) tutta la linea. È una lista infinita di moniti, bacchettate, pesanti critiche - non solo economiche - quella che emerge dalla requisitoria sul rendiconto dello Stato nell’ultimo anno. 
Il risultato è una radiografia drammatica del nostro Paese: 

Le liste d’attesa “vergognose per un Paese civile”. 

Le proroghe infinite ai balneari. 

Il sistema fiscale che “premia i furbi e punisce chi ha sempre pagato”. 

Una gestione imbarazzante del Pnrr, dove il rischio di frodi e infiltrazioni criminali è altissimo. 

L’aumento delle spese per la difesa al 5% in un momento di affanno nazionale. 

Le condizioni disastrose delle carceri su cui serve un piano straordinario di edilizia penitenziaria. 

La scarsa retribuzione nelle Pa. 

Mancanza di trasparenza nei confronti del Parlamento. 


Siamo di fronte a un quadro drammatico. Ma, tranquilli, di tutto questo a malapena se ne parlerà. E chi lo farà a destra sarà per dare dei comunisti pure alla Corte dei conti. 
Come chiunque in questo Paese provi ad alzare un dito. 


Da Lorenzo Tosa