domenica 7 giugno 2026

un Nulla a corso legale!

A Tivat, ieri c’erano quasi tutti i capi di Stato e di governo di 26 paesi dell’Unione europea, Giorgia Meloni invece era a Reggio Calabria, alla festa dei carabinieri, davanti a un francobollo. 

 Le priorità.. 

Per fortuna conta talmente il NULLA che nessuno se ne è accorto che non fosse presente!!! 

 Annalisa Di Gilio.
C'erano tutti i leader europei in Montenegro per parlare del futuro dei Balcani. Mancava solo lei, la Presidente del Consiglio Meloni. Si trovava a Reggio Calabria, a inaugurare un francobollo. Si è giustificata dicendo che la cerimonia dei carabinieri si è prolungata. Sembrerebbe una barzelletta e verrebbe da ridere, ma purtroppo è successo davvero, così il vertice tra l'UE e i Balcani si è svolto con l'assenza dell'Italia (le male lingue direbbero "non se ne è accorto nessuno). Inoltre domenica a Londra, ci sarà un vertice molto importante tra Merz, Macron e Starmer per decidere che strategia adottare riguardo la guerra in Ucraina. Come ormai accade spesso, la Meloni non è stata invitata e l'Italia rimane isolata e fuori da qualsiasi decisione importante in Europa. (anche in questo caso in Europa non se ne accorgerà nessuno...purtroppo)

... Italo topo!! ...

Italo #Bocchino è arrivato ad un passo dalla comicità. Bastava che si fermasse a paragonare la resistenza delle donne partigiane ai nazifascisti con la resilienza di #Meloni alle critiche dei giornalisti. Ma ha voluto strafare accennando ai motivi estranei ai meriti personali che avrebbero condotto alla #Costituente Nilde #Iotti , Tina #Anselmi e Teresa #Mattei, quando queste madri costituenti di meriti personali ne avevano di enormi, anche per la loro partecipazione alla #resistenza . È qui che Bocchino si perde: la comicità sfuma davanti alla codardia delle accuse accennate ma non esplicitate. Dette e non dette. Quando auspichiamo il "ritorno alle fogne" di certi elementi parliamo proprio di questo: all'atteggiamento sordido -attenzione!- non di tutta la destra, di quella parte serva coi potenti, indulgente con gli amici e incline alla violenza verbale o fisica con coloro che le sono estranei. È impossibile paragonare questa gente e questi discorsi al monologo di Paola #Cortellesi: sarebbe come paragonare la luce del sole all'ombra delle sentine.

... lettera aperta ...

Lettera aperta a Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra 


Ai dirigenti, agli eletti e ai militanti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. Siamo elettrici ed elettori dell'opposizione. Persone con sensibilità diverse, storie diverse e idee diverse. Ma accomunate dalla convinzione che l'Italia abbia bisogno di un'alternativa credibile, seria e coraggiosa all'attuale governo. Vi scriviamo perché sentiamo crescere una preoccupazione profonda: l'opposizione sembra spesso limitarsi a commentare gli errori della maggioranza, aspettando che siano le difficoltà del governo a creare le condizioni per una vittoria futura. Ma un Paese non si cambia aspettando. Un Paese si cambia costruendo. Milioni di cittadini non chiedono soltanto di sapere contro cosa siete. Chiedono soprattutto di sapere per cosa siete. Quale Italia immaginate. Quali priorità condividete. Quale progetto volete offrire. Per questo vi chiediamo di aprire immediatamente un confronto pubblico e permanente per costruire un programma comune sui temi che toccano la vita quotidiana delle persone. Un programma serio sull'immigrazione. Non servono slogan né buonismi astratti. Serve realismo. L'immigrazione è un fenomeno strutturale che va governato e non lasciato all'improvvisazione. Quando lo Stato arretra, nascono sfruttamento, illegalità, tensioni sociali e ghettizzazione. Lasciare migliaia di persone senza percorsi di integrazione, senza formazione linguistica, senza accesso al lavoro regolare e senza una distribuzione equilibrata sul territorio significa alimentare paure e conflitti. Una forza progressista deve saper dire con chiarezza che sicurezza e integrazione non sono valori contrapposti. Sono due facce della stessa politica responsabile. Vi chiediamo un progetto credibile che combatta il traffico di esseri umani, favorisca gli ingressi regolari, promuova l'integrazione e tuteli la sicurezza dei cittadini. Vi chiediamo un programma forte sul lavoro e sui salari. L'Italia è un Paese in cui milioni di persone lavorano e restano povere. Giovani qualificati emigrano. Famiglie che fino a pochi anni fa vivevano dignitosamente oggi faticano ad arrivare alla fine del mese. I salari sono fermi da troppo tempo mentre il costo della vita continua a crescere. Servono proposte concrete per aumentare il potere d'acquisto, contrastare il lavoro precario, sostenere la contrattazione, valorizzare il merito e creare occupazione di qualità. Vi chiediamo un piano nazionale per le famiglie e per chi è in difficoltà. Famiglie con figli, genitori soli, pensionati fragili, persone con disabilità, giovani che non riescono a costruire un futuro autonomo. La solitudine economica e sociale sta diventando una delle emergenze più gravi del nostro tempo. Servono sostegni mirati, politiche per la casa, servizi territoriali efficienti, accesso alla sanità pubblica e misure che restituiscano dignità a chi vive situazioni di bisogno. Vi chiediamo di parlare al Paese reale. A chi aspetta mesi una visita medica. A chi vive nelle periferie. A chi teme per il futuro dei propri figli. A chi non si riconosce più nella politica ma continua a sperare che qualcuno rappresenti le sue preoccupazioni. L'opposizione non può apparire come una persona che galleggia in mare aspettando che la corrente la porti a riva. Deve tornare a essere una forza che indica una direzione. Una forza che ascolta. Una forza che propone. Una forza che unisce. Noi non vi chiediamo di rinunciare alle vostre identità. Vi chiediamo di fare ciò che gli italiani si aspettano da chi vuole governare: discutere, confrontarsi, trovare punti comuni e costruire una visione condivisa. Il tempo delle sole reazioni deve lasciare spazio al tempo delle proposte. Per questo chiediamo al Partito Democratico, al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra di avviare un percorso pubblico per definire priorità, iniziative e obiettivi comuni, dando finalmente voce a quella parte di Paese che aspetta un'alternativa credibile. Se condividete queste parole, vi invitiamo a sottoscrivere questa lettera e a diffonderla. Perché l'Italia ha bisogno di un'opposizione che non aspetti il futuro. Ha bisogno di un'opposizione che inizi a costruirlo. 

Spero di parlare anche a nome di 

Lucia Coluccia 

Antonio Anelli 

Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione 

 Vincenzo San.

sabato 6 giugno 2026

... via, via dal PD!!! ...

SONO USCITI DAL PD: • ENRICO BORGHI: Ex Democristiano, Appoggia Renzi, poi sostiene la candidatura di Letta. Nel 2023 passa a Italia Viva con Renzi. Poi ci ripensa e rientra nel PD. Infino lo lascia • BEPPE FIORONI Democristiano ex capo degli Scout cattolici. Su posizioni catto. Conservatrici. • ANNAMARIA FURLAN. Democristiana, ex segretaria della CISL. Aderisce per un periodo a Forza Italia, poi passa al PD, infine a Italia Viva • ELISABETTA GUALMINI. Stretta collaboratrice di Calenda, aderisce al PD, quando Calenda entra nel PD. Quando Calenda esce, lei lo segue in Azione. • MARIANNA MADIA. Nipote del senatore del MSI Titta Madia. Viene lanciata da Veltroni, perché è la fidanzata del figlio di Napolitano. Veltroni la presenta come la rappresentante genuina della base popolare. Lei dice che la sua dote migliore è “L’INCOMPETENZA” (come scrivere su un foglio bianco). La sua esperienza ministeriale è un disastro totale. • TOMMASO CERNO: Già consigliere comunale di Alleanza Nazionale a Udine. Renzi lo candida e lo fa eleggere al Senato. Esce da PD e diventa direttore de IL GIORNALE, su posizioni di estrema destra. • TOMMASO PITTELLA, ex socialista craxiano, passato al PD, vicepresidente del Parlamento Europeo, capogruppo dei Socialisti Europei al Parlamento Europeo. Passa a Azione con Calenda • ANDREA MARCUCCI; Ricchissimo industriale del ramo farmaceutico e turistico. Ex esponente del PLI (Liberali). Viene eletto per la prima volta in parlamento come deputato del PLI. Passa alla Margerita e, poi al PD. Capogruppo al Senato del PD all’epoca di Renzi. Esce dal PD e aderisce al Partito Liberal-democratico. • LUIGI MARATTIN, ex deputato renziano. Esce da PD per passare a Italia Viva, poi esce da Italia Viva e fonda il Partito Liberaldemocratico su posizioni classiste e ultraliberiste. • PINA PICIERNO: ultima uscita. Vero tormento interno al PD. Parlamentare europeo. Ex democristiana di area De Mita, di Avellino. Finalmente se ne va. • CATERINA CHINNICI, era tanto di sinistra da andare in Forza Italia. • CARLO COTARELLI: Economista di valore internazionale, ma su posizioni liberal-liberiste. Esce dal PD e si dimette anche da parlamentare, non aderisce ad altre formazioni. SONO RIMASTI ANCORA NEL PD. SPERANDO CHE PRIMA O POI ESCANO. Walter Veltroni, Lia Quartapelle, Giorgio Gori, Beppe Sala, Silvia Salis, Lorenzo Guerini, Giorgio Gori, Filippo Sensi, Simona Malpezzi, Simona Bonafè, Paolo Gentiloni, Graziano Del Rio, Piero Fassino, Luigi Zanda, Anna Ascani, Enrico Letta, Dario Franceschini, Stefano Ceccanti (coordinatore della sinistra per il SI), e molti altri. 

DOPO 45 anni di militanza politica di partito (PCI, PDS, DS), dopo aver lavorato e sperato nella creazione di un grande unitario partito socialista con la fusione tra PSI e PCI, quando si costituì il PD, decisi di non aderirvi e al compagno che mi proponeva la tessera, dissi “Non posso che augurarmi che si scinda al più presto) con un partito socialista di classe e anticapitalista da un lato e un partito democratico, cattolico e liberale dall’altro. FORSE PIAN PIANO ci arriviamo 


 Nicola Caprioni.

... Patrimoniale ...

Patrimoniale e cambi di casacca 

Chiamatela contributo di solidarietà o se vi va anche Pippo, ma vedere gli ambienti conservatori e non solo all'attacco di uno dei punti del programma di un partito progressista, idea che non è di destra o di sinistra, è semplicemente giusta in un paese come il nostro dove ormai le disuguaglianza sono diventate intollerabili e la povertà anche del ceto medio insostenibile da la misura di quanto alcuni ,inclusi cosiddetti riformisti( ma di che?) vivono fuori dal mondo reale.Questi benaltristi che poi la hanno favorita ora parlano di recupero di evasione fiscale come se una cosa escludesse l'altra. Avanti cosi, soprattutto spiegando bene che non si tratta di chiedere a quelli che hanno una o due case e due spicci di risparmio sudato, ma a gente che ha tanti immobili e tanti, tantissimi soldi e che darebbero un piccolo segnale di solidarietà. Fa sorridere poi che i soliti che si definiscono riformisti( ma di che?) parlino di democrazia violata in un partito come il PD, dove tutti, e troppo spesso parlano a briglia sciolta al di fuori dei luoghi preposti e spesso a vanvera.Non c'e' purtroppo nessuna Rosa Luxemburg a alimentare la dialettica, ma solo in tempi elettorali chi cerca visibilità e posto sicuro da qualche parte nonostante purtroppo un pensiero debole.Meglio così e speriamo che non finisca qui, Almeno cosi si fa un po' di chiarezza e tutti ne trarranno beneficio 


 Zelig Savarese.

venerdì 5 giugno 2026

... follia fascista!! ...

Siamo ben oltre la follia.

 Paola Cortellesi ha aperto la festa per gli ottant'anni della Repubblica, in piazza del Quirinale, con un monologo dedicato alle donne italiane: a quelle che fino al 1946 venivano cresciute nell'obbedienza e nel silenzio, e che poi, per la prima volta, hanno messo una scheda nell'urna. E Fratelli d'Italia, invece di applaudire, ha aperto una sorta di fascicolo nei suoi confronti. Le accuse, messe in fila dal quotidiano La Stampa, danno la misura della follia. 

Prima accusa: Cortellesi ha parlato a lungo del ruolo della donna in Italia senza citare Giorgia Meloni, prima premier donna. Per loro una scelta politica, uno sgarbo studiato. Pretendevano, in sostanza, che durante le celebrazioni della Repubblica un'attrice celebrasse la presidente del Consiglio in carica. Come se gli ottant'anni della nostra democrazia fossero il curriculum di Giorgia Meloni. 

Seconda accusa: Cortellesi avrebbe lasciato intendere che le donne hanno subìto soprusi soprattutto sotto il Ventennio. E lì Fratelli d'Italia, non si sa bene perché, deve essersi sentita chiamata in causa. 

 Terza accusa: il monologo ricordava quanta strada resti da fare contro la violenza sulle donne e per la parità sul lavoro. Una verità sacrosanta. La loro replica: "Appunto, la prima premier donna fai finta non ci sia?". 

Quarta accusa, forse la più imbarazzante: sul palco Cortellesi ha ricordato le partigiane e le madri costituenti, Irma Bandiera, Tina Anselmi, Nilde Iotti, Teresa Mattei. Donne che la democrazia l'hanno costruita davvero, partendo dalla galera, dalla clandestinità, dalla tortura. Da qui, dopo che altri ospiti hanno ricordato Moro e Berlinguer, il lamento: "Ecco, non hanno nominato nessuno dei nostri. È inaccettabile". Si sono offesi perché, nel racconto della Repubblica nata dall'antifascismo, mancava un nome della loro parte. Cioè della parte che, in quegli anni, le partigiane come Irma Bandiera le torturava e le fucilava. 

A Paola Cortellesi va la nostra piena solidarietà. Ha fatto ciò che andava fatto: ha ricordato da dove veniamo e quanto cammino manca ancora. Ha trattato le donne come protagoniste della storia, altro che comparse buone per un applauso di circostanza. Il problema, semmai, è di chi ha trasformato il compleanno della Repubblica in un test di fedeltà. Di chi misura una festa nazionale col bilancino dei ringraziamenti dovuti alla propria leader. Per loro vale una regola sola. Che a un certo punto, sul palco, qualcuno si inchini a Giorgia. 
E se nessuno si inchina, allora ecco la "faziosità". Non hanno davvero limiti.

... una lettera ...

Lettera alla Procuratrice 

Di Marco Travaglio 
Direttore del Fatto Quotidiano 


Egregia procuratrice generale Francesca Nanni, 


lei è liberissima di credere a Santa Nicole Minetti, di passare un colpo di spugna sulle sue condanne per reati gravissimi senza che abbia scontato un minuto di pena; di cancellare le pesanti accuse lanciate da una testimone oculare senza neppure ascoltarla, anzi facendola “smentire” dai testimoni della difesa, cioè affidando alla Minetti le indagini sulla Minetti; di rinunciare alla rogatoria in Uruguay perché si tratta di un procedimento amministrativo e poi di prendere per oro colato le “indagini difensive” della coppia (quindi nei procedimenti amministrativi indaga solo la difesa?), anche se basta googlare i nomi giusti o andare a Ibiza e Punta del Este e tendere l’orecchio per conoscere la verità. Tutto questo lei lo può fare perché è nel suo potere insindacabile (nel procedimento amministrativo non esistono gradi di giudizio ed è lei a giudicare se stessa). Ciò che lei non può fare, perché non è nei suoi poteri, è infangare e diffamare con accuse di falso il lavoro giornalistico di un quotidiano, il Fatto che ho l’onore di dirigere, in un comunicato che non ammette contraddittorio, ma permette alla peggior feccia di darci dei falsari come se l’avesse accertato una sentenza definitiva (la famosa presunzione d’innocenza). Dopo i nostri scoop, delle 23 righe del suo parere pro grazia non resta in piedi una virgola sui due punti-cardine: la nuova vita di Santa Nicole (ha continuato quella di prima) e l’esigenza di evitare i servizi sociali per far curare il bimbo negli Usa (poteva farlo in 9 ospedali italiani). Abbiamo intervistato Graciela, ex massaggiatrice di casa Cipriani, riportando fedelmente ciò che ci ha detto e ha poi ripetuto, terrorizzata dalle possibili conseguenze, a una tv uruguayana, sui festini nel ranch di Cipriani con escort d’importazione selezionate dalla Minetti. In tv ha aggiunto di avere altre cose da riferire per non passare da “complice” di ciò che ha visto e subìto, ma che l’avrebbe fatto solo “alla Procura italiana che presumibilmente mi convocherà”. Cioè a lei, dottoressa Nanni, che invece ha scelto di non ascoltarla. Se l’avesse fatto, avrebbe potuto sapere le “altre cose” e sottoporle alle doverose verifiche. Magari sentire le due ex colleghe che le hanno scritto lodandone il “coraggio” (quindi escludono che stia mentendo). O trovare altri testimoni che i nostri cronisti sul campo continuano a incontrare registrando sempre nuove conferme su quei festini che presto il Fatto racconterà e che la Procura generale ha omesso di cercare, esponendo la Presidenza della Repubblica a nuove figuracce involontarie. Le auguro di lavorare un giorno con la passione, lo scrupolo e il culto della verità che contraddistingue i giornalisti del Fatto. Intanto attendo le sue scuse. 

5 giugno 2026