
Lavitola è in carcere perché accusato di essere il mandante dell'attentato contro Ranucci, quello che nel 2025 gli ha semidistrutto l'auto con un ordigno. Il gip è stato esplicito: nessun elemento per ritenere che Ranucci sapesse o fosse d'accordo. Ranucci è la vittima, non un complice.
Nel mezzo di tutto questo il Tg1 ci costruisce un servizio che mette in dubbio la posizione del giornalista, Salvini chiede pubblicamente la sua sospensione da Report e la RAI convoca il Comitato Etico.
Non sappiamo ancora chi c'è dietro Lavitola, chi lo manovrava e perché, quali interessi politici o economici ruotavano intorno a quell'attentato, non lo sa ancora nemmeno la magistratura che sta indagando.
Sappiamo invece con certezza chi sta usando questa vicenda per tentare di eliminare il giornalista che da anni fa le inchieste più scomode sul potere italiano: Salvini, il Tg1 e il governo Meloni.
Chi ha ordinato l'attentato è ancora da accertare, chi sta cercando di far fuori Ranucci approfittando del casino è sotto gli occhi di tutti.
Cesare Di Trocchio.


Ha ragione Sigfrido Ranucci. La sua è una "voce che spaventa". E non esagera affatto quando scrive che nella vita ha "imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza.
Muoiono tutti nello stesso identico modo — non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l'ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta".
E chi ha interesse a zittire questa voce che spaventa? Beh due conticini li hanno fatti tutti. E chi muove i fili di Telemeloni è chiaro anche alle pietre. E sappiate che usare un attentato di cui ricordiamolo, in ogni caso, Ramicci è vittima sarà il macigno più grande sulla vostra coscienza. Giù le mani da Report!
Mario Imbimbo.