
In queste ore la relatrice Onu per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese è sottoposta a una gogna spaventosa e di una ferocia inaudita orchestrata dalla Francia e cavalcata indegnamente da tutta la destra di casa nostra, per chiederne la “testa” e le dimissioni dall’Onu.
E la “ragione”, a sentire gli indignati a targhe alterne, sono le parole definite “gravissime”, “vergognose”, addirittura “antisemite” (la solita, trita e pigra accusa) che Francesca Albanese avrebbe pronunciato nel suo ultimo discorso di sabato scorso al forum di Al-Jazira.
Poi vai a sentire il discorso integrale e scopri che per 3 minuti e 30 secondi Albanese non ha detto nulla che non sia assolutamente e insopportabilmente - per alcuni - condivisibile.
Ha parlato di genocidio a Gaza.
Ha detto che non è ancora finito, anzi, ora è ancora più visibile.
Ha smascherato le finte tregue americane e le inesistenti paci.
Ha parlato delle molteplici violazioni del diritto internazionale da parte di Israele.
Ha denunciato, soprattutto, il silenzio e della complicità di quasi tutti i governi occidentali.
Di tutto quel discorso, inattaccabile, inappuntabile e pure necessario, hanno estrapolato solo quattro paroline. Quattro. “Nemico comune dell’Umanità”.
Come se Albanese stesse parlando di Israele.
Basterebbe avere la pazienza e l’onestà intellettuale di ascoltarlo tutto quel discorso - e in particolare quel passaggio - per capire che non stava affatto parlando di Israele, semmai del sistema che ha reso possibile il genocidio a Gaza.
Cioè anche Noi, come società, i nostri “capitali finanziari”, l’economia di guerra, “algoritmi e armi”.
Testualmente, ha detto Albanese:
“Il fatto che invece di fermare Israele la maggior parte del mondo l'abbia armato, gli abbia dato scusanti politiche, copertura politica, supporto economico e finanziario, questa è una sfida. Il fatto che la maggior parte dei media occidentali abbia amplificato la narrativa pro-apartheid e genocida è una sfida. E allo stesso tempo, è anche un'opportunità.
Se il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore, è anche vero che mai prima d'ora la comunità globale aveva visto le sfide che tutti noi affrontiamo – noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi. Ora vediamo che noi come umanità abbiamo un nemico comune, e le libertà, il rispetto delle libertà fondamentali, sono l'ultima strada pacifica, l'ultimo strumento pacifico che abbiamo per riguadagnare la nostra libertà".
È un discorso di una lucidità disarmante, e proprio per questo hanno preferito ignorarlo, fraintenderlo, equivocarlo.
Perché il “nemico comune” di cui parlava Albanese non era affatto Israele in quanto tale, men che meno gli ebrei (sciocchezza assoluta), ma gli stessi che oggi la accusano in malafede di antisemitismo per non dover guardare la verità e la responsabilità politica, economica, MORALE che Francesca Albanese gli ha sbattuto davanti agli occhi.
Per questo la attaccano e ne chiedono con la bava alla bocca le dimissioni, spesso senza neanche aver ascoltato mezza parola di quel discorso.
Perché gli altri, quelli che lo hanno ascoltato, ne sono stati colpiti drammaticamente nel vivo.
E in prima fila l’Italia e il governo e tutta la destra in massa e tutti i negazionisti del genocidio.
Perciò solidarietà totale a Francesca Albanese, per quello che ha detto e per quello che ha fatto negli ultimi tre anni, spesso sola a combattere contro un potere quasi assoluto, contro tutto o contro tutti, o quasi.
Sappia che siamo in tanti con lei. Anche oggi che non è facile, soprattutto oggi che non è comodo.
Ma è semplicemente GIUSTO.
Lorenzo Tosa.