lunedì 6 aprile 2026

... meme's battle!! ...

Le ambasciate iraniane nel mondo e la loro battle sui social a suon di meme. Vi racconto cosa sta succedendo su X. Sì, perché lo so: qui su Facebook e Instagram X lo usiamo poco o niente. Ma quello che sta succedendo lì è troppo surreale per ignorarlo. È in corso un attacco coordinato delle ambasciate iraniane nel mondo. E no, non parliamo di missili. Parliamo di meme. Negli ultimi giorni diverse testate internazionali parlano apertamente di una vera e propria “meme war” diplomatica contro gli Stati Uniti e Donald Trump. Le ambasciate pubblicano immagini modificate, battute sarcastiche e post provocatori per ridicolizzare le dichiarazioni americane e colpire direttamente Trump sul suo terreno preferito: i social. Trump preso in giro sullo stretto di Hormuz, battute tipo “calmati” oppure “ci stiamo annoiando”. Contenuti che diventano virali nel giro di poche ore. Ma attenzione: non è trolling casuale. È una strategia precisa. Una nuova forma di comunicazione internazionale che abbandona il linguaggio formale e punta tutto su ironia, viralità e impatto immediato. L’obiettivo è chiaro: – influenzare l’opinione pubblica globale – parlare direttamente alle persone, non ai governi – usare i meme come arma di propaganda In pratica, la diplomazia si è trasformata in una timeline. E la domanda è: funziona davvero? Perché se i comunicati ufficiali non li legge nessuno… i meme sì. 

Genialata o livello bassissimo della politica internazionale?

... pacchi bomba? ...

A una settimana dal cruciale voto in Ungheria potrebbe essere arrivata la “false flag” che molti si aspettavano. Una notizia, cioè, montata ad arte per influenzare il voto, per risollevare l’autocrate ungherese Viktor Orbán nei sondaggi che lo danno una quindicina di punti dietro al rivale Peter Magyar. La polizia serba avrebbe trovato “due grandi pacchi di esplosivi con detonatori” nella municipalità di Kanjiža, in Serbia, ossia “un paio di centinaio di metri dal gasdotto” Turkstream che trasporta gas dalla Turchia attraverso la Serbia in Ungheria. Il commento su X del vicepremier e ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski riassume la reazione del resto dell’Europa: “Un timing conveniente e sospetto”. Vari giornalisti ungheresi hanno avvertito nelle settimane precedenti che il Cremlino avrebbe costruito una falsa notizia ad arte per influire sull’umore degli ungheresi, alimentando un clima violento, filorusso e anti-ucraino che ha caratterizzato l’intera campagna di Orbán. 




--------------------------------------------------------




 C’è qualcosa di profondamente inquietante in quello che sta accadendo. Ogni volta che il potere vacilla, ecco che spunta una nuova “emergenza”, una nuova minaccia, un nuovo nemico da agitare davanti all’opinione pubblica. È un copione logoro, eppure sempre efficace. È lo stesso metodo che abbiamo visto applicare da Viktor Orbán: alimentare la paura, dividere, distrarre, pur di restare aggrappati al potere. E allora questi pacchi esplosivi arrivano proprio ora? Proprio alla vigilia di un voto? Davvero dovremmo credere che sia solo una coincidenza? O piuttosto siamo davanti all’ennesimo tentativo di spostare l’attenzione, di avvelenare il clima, di trasformare una campagna elettorale in una guerra emotiva? Il parallelo con quanto accaduto a Donald Trump è inevitabile: eventi drammatici che diventano subito strumenti politici, benzina per polarizzare, per rafforzare una narrativa fatta di assedio e nemici. Ma la democrazia non può vivere di paura. Non può essere ostaggio di chi usa la tensione come leva elettorale. Da elettore di sinistra, tutto questo provoca rabbia e amarezza. Perché mentre si costruiscono fantasmi, i problemi reali restano lì: salari, diritti, sanità, futuro. E invece di affrontarli, si preferisce giocare con il fuoco della paura. La verità è semplice: quando la politica smette di parlare alle speranze e comincia a nutrirsi delle paure, non sta più governando. Sta manipolando. 
E noi non possiamo accettarlo. 

Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

... Pasquetta!! ...

... una "confort zone" tutta per noi, un momento di vero relax!!

domenica 5 aprile 2026

... incapaci!!! ...

Leggete con estrema attenzione cosa scrive l'ambasciata iraniana a Roma sul suo profilo X: 


"Prima di parlare della riapertura dello stretto di Hormuz, l'Italia deve opporsi con fermezza alla palese violazione del Diritto Internazionale da parte degli aggressori americano-sionisti. L'insicurezza nello stretto di Hormuz è il risultato diretto dell'aggressione degli Stati Uniti e del regime sionista, non della legittima difesa dell'Iran. Se siete preoccupati per la crisi globale dell'energia e dei fertilizzanti, costringete gli aggressori a porre fine completamente e definitivamente alla guerra, affinché la stabilità possa tornare nella regione". 

Perfino Macron è riuscito a far attraversare lo Stretto di Hormuz a una nave francese. La donna, madre e Cristiana invece, quella della famosa credibilità internazionale, continua a prendere badilate adesso anche dall'Iran.
E oggi è una delle cose più gravi! 

T.me/GiuseppeSalamone
Rientro trionfale dal blitz nei paesi arabi del golfo della benzivendola della Garbatella che dichiara: 

"Ahoooo, regà me so fatta er pieno disciamo pe' la gitarella fori porta disciamo di pasquetta. Ahoooo, regà disciamo 10 euri 'na stagna disciamo de super"

... un fallimento!! ...

Nelle ultime 36 ore la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni se n’è andata in giro col cappello in mano a baciare la pantofola di più o meno tutti gli emiri, gli sceicchi e i principi ereditari del Medio oriente. 

 Per fare cosa? 

A parole - tenetevi forte - per sbloccare la crisi energetica e petrolifera nello stretto di Hormuz. Qualcuno prima o poi dovrà dire a Giorgia Meloni che l’unico vero e solo responsabile di questa crisi - e pure quello che potrebbe farla finire in due minuti - è il suo amichetto e padrone americano Donald Trump, senza la cui megalomania - assieme al criminale di guerra Benjamin Netanyahu - non ci sarebbe nessuna crisi. Ma soprattutto, queste immagini sono la fotografia impietosa del fallimento di tutte le strategie e ideologie energetiche negazioniste e regressive dell’Italia di Giorgia Meloni, ridotta a pregare e lisciare i padroni del petrolio perché da questo - e dal gas - ormai dipendiamo quasi totalmente, senza uno straccio di alternativa, di piano, di visione, di apertura alle rinnovabili. Questa immagine non è solo l’umiliazione pubblica di un Paese e della sua leader. Non è solo totalmente inutile e forse pure dannosa. Ma ha un costo preciso: 157 Megawatt/ora, contro i 37 della Spagna di Sanchez in cui si è investito sulle rinnovabili. Soldi nostri, dei cittadini italiani. Telemeloni sta propagandando queste immagini come una grande missione internazionale per salvare l’Italia dalla crisi. Non è altro che la prova finale e definitiva del suo fallimento. 
Che pagheremo carissimo. 
Lo stiamo già pagando. 

 Lorenzo Tosa.

... Pisa 0 - Torino 1 ...

Parliamoci chiaro: Il Torino è sceso in campo come uno che si presenta a lavorare dopo tre giorni di sbronza: occhi vuoti, gambe molli, anima già altrove. E dall’altra parte c’era una squadra praticamente già retrocessa che si gode gli ultimi scampoli di sole in A, ma con più dignità di chi da vent’anni ci tiene nella naftalina, e ci vuole anche poco. Eppure, in qualche modo, l’ha vinta. Non sai come, non sai perché. Un assist sghembo di un giocatore sghembo… Una vittoria che non sa di impresa, ma quasi di incidente. Perchè guardi Coco e ti viene da ridere. Non perché sia divertente, ma perché sembra una barzelletta scritta male, un articolo di Lercio di cui pensi abbiano esagerato… Ed invece no: è tutto vero. È lì, in carne, ossa e scelte sbagliate. E in mezzo a tutto questo, in qualche modo, esce pure vincente. Assurdo. Tameze che entra in campo dopo aver evidentemente ingoiato del Tavor. Kulenovic in gita con le medie a piazza dei miracoli a vedere la torre. Prati a raccogliere margherite. E poi c’è anche Paleari. Fa il suo eh, ma è sempre più simile al padre della famiglia nel bosco: da un momento all’altro ti aspetti che esca a funghi. Ci si mette pure Vlasic con i baffoni a manubrio stile Village People a rendere tutto ancora più kitsch. La verità è che questo Torino non gioca. Sopravvive. Male. Non un tiro in porta vero nella sostanza dei fatti. E se lo racconti, non ci credono. “Avete vinto?” “Sì.” “Come?” Silenzio. E la fortuna, quella sporca, quella indecente, è tutta nelle mani di quel Caino di Urbano Cairo. Perché questo campionato è talmente basso, talmente povero, che anche una squadra così riesce a galleggiare. Anzi, a vincere. A sfangarla pure quando onestamente non lo merita fino in fondo. Una vittoria che non cambia niente. Non cancella nulla. È solo un numero in più in classifica, terribilmente importante però. Ed intanto arriva Pasqua. Resurrezione, redenzione, nuova vita. Belle parole. Non riguardano noi però, a quanto pare. Almeno per ora.
 Prendiamo i tre punti, buttiamo il resto. 
Cairo merda. 

 Ernesto Bronzelli.

... Santa Pasqua ...

... godiamoci questa oasi di Pace ... e poi riprenderemo la battaglia!!!