Marco Nesci.
sabato 11 aprile 2026
... Silvia Salis ...
Lo dissi subito, quando uscì la candidatura di Silvia Salis a Sindaco di Genova, ( andate a vedere quello che scrivevo ) lei è il classico personaggio costruito a tavolino, ha una grande regia alle spalle, fatta dalla borghesia "illuminata" quella che diceva : fai fare le cose di destra alla sinistra e non avrai problemi, ha una buona dialettica, impara bene la lezione e la traduce in movimento conseguente. Una candidata perfetta, nata non per fare la Sindaca, quello è solo il trampolino di lancio, ma per sottrarre lo scettro alla Meloni in un più rassicurante processo liberista intoccabile nei secoli dei secoli. Politicamente è vuota, è eterodiretta in modo eccellente e se, come penso alla fine quella borghesia strapperà la guida del centrosinistra, sarà candidata con la possibilità di vincere e rassicurare i mercati quanto più non possano fare le oscillazioni della Schlein o Conte troppo soggetto agli strappi sinistrorsi del suo movimento. La carta liberale di Renzi e soprattutto del potere finanziario sta mettendo piede alla guida del paese, con buona pace del sistema sociale a cui benevolmente quella borghesia ogni tanto butterà qualche briciola su cui scannarsi.
... il PD come una pizza!! ...
Il Pd è diventato una pizza che si può condire con tutto.
Insisto, riscrivo e ripeto No alle primarie.
È importante fare un programma, andare alle
elezioni nazionali.
Chi prenderà più voti potrà fare il Presidente del Consiglio perché è il popolo sovrano che decide.
Il programma deve essere improntato sugli articoli della costituzione, dando valore assoluto al lavoro, alla sanità e scuola pubblica, al diritto all'asilo per i migranti e alla pace.
Questi sono i 5 punti salienti per costruire un programma, questi sono i valori della costituzione, questi sono i valori di sinistra in opposizione a quelli di una destra che sta smantellando la democrazia.
Non mi appassiona la politica del gossip, non mi appassiona chi vuol primeggiare a tutti i costi, non mi appassiona chi pensa di poter vincere le primarie perché ha avuto dei voti come sindaca e di scavalcare la segretaria.
Non è una lotta di Kramer contro Kramer ma la lotta per rafforzare la democrazia e la costituzione.
Si prenda esempio dalla Presidente della regione Sardegna Alessandra Todde, senza gossip, senza apparizioni in tv, senza foto in giornali come un'attricetta che deve a tutti costi sfondare, sta applicando la costituzione nella sua regione.
Ciò che sta facendo Alessandro Todde in Sardegna non lo trovate sui vari talk show, lei è assente da quei programmi, lei lavora non ha tempo per il gossip.
Renzi la deve smettere di voler le primarie e di cercare di mettere l'uno contro l'altro, il No al Referendum è stato chiaro applicazione della costituzione.
Non avete vinto i partiti di opposizione, ci sono circa 12 milioni di cittadini che hanno votato per il Si ed è a questi che bisogna dare una risposta e convincerli che la democrazia è fondamentale e necessaria per applicare i diritti umani e civili e i valori di sinistra.
Come cittadina sono stanca di gossip, non mi importano le foto della Salis o le sue comparsate nei talks show, desidero sapere che cosa sta facendo per Genova come sindaco.
Non mi importano i piagnistei di Emanuele Fiano che vuol uscire dal partito perché i vertici del Pd di Milano vogliono sospendere il gemellaggio con Tel Aviv, mi interessa che il Pd prenda posizione chiare su Israele, sul governo di Netanyahu e condanni il genocidio, le mire espansionistiche e le guerre.
È importante che il Pd costruisca la pace, non invii armi ma applichi l'articolo 11 della costituzione e non conceda le basi militari per le guerre.
A poche persone piace la pizza condita con l'ananas o con altri contorni strani, agli italiani piace la pizza Margherita, pomodoro, mozzarella e basilico, la pizza classica.
Il Pd decida cosa vuol fare, essere di sinistra o lasciarsi contaminare da elementi dal gusto esotico che non hanno nulla da condividere con la democrazia italiana.
La democrazia italiana è basata sulla costituzione.
Santina Sconza #antifascistademocraticapacifista
... Torino 2 - Verona 1 ...
Vince il Toro contro l’Hellas Verona per 2-1!
Dopo il gol lampo di Simeone (ex della gara) il Toro, come il Verona, si adagia in un primo tempo che non regala emozioni. Nel primo quarto d’ora della ripresa sono i granata ad imporsi, segnando il 2-1 e 3-1, quest’ultimo annullato ad Adams su fuorigioco di Simeone.
Il Toro trova coraggio e si allontana ancor di più dalla zona rossa, in attesa degli altri match, ma questa vittoria sa di salvezza.
#TorinoHellasVerona #SerieAENILIVE #ToroNews
commento del 10 aprile 2026.
Anche oggi la La Gazzetta dello Sport ci delizia con l’ennesima cronaca dall’universo parallelo granata, dove una manciata di risultati diventa epopea e la realtà viene accuratamente lasciata fuori dalla porta.
Basta poco: cinque partite, di cui due peraltro perse, qualche titolo gonfiato, ed il gioco è fatto.
È incredibilmente grottesco il modo in cui certi numeri vengono ignorati, piegati, stirati fino a diventare propaganda da quattro soldi.
Perché i numeri, quelli veri, sono lì: una carriera che oscilla tra lo 0,87 e poco più di 1 punto a partita, con un’unica parentesi dignitosa ormai lontana nel tempo.
Il resto è una lunga linea piatta, tendente verso il basso, come un elettrocardiogramma che ha smesso di lottare.
Eppure bastano tre vittorie di numero per scatenare le solite iperboli imbarazzanti (a firma di Pagliara ed altri servi della gleba assortiti, ça va sans dire) pronti a raccontarti la rinascita, la svolta, il progetto.
Parole vuote per teste vuote, buone solo a coprire il rumore di fondo: quello di un calcio che non evolve, che non rischia, che non vive.
Storia vecchia.
Stanno preparando il terreno per una conferma che suona come i rintocchi di una campana a morto.
Perché confermare Roberto D’Aversa per la prossima stagione, in questo contesto, sarebbe quasi un crimine contro l’umanità.
Sarebbe una scelta suicida.
Non per cattiveria, ma per accanimento.
Accanimento verso una tifoseria che da anni ingoia partite grigie, schemi prevedibili, lo stesso soporifero 3-5-2 con quel continuo ed ossessivo ricorso al retro passaggio al portiere (anche se si sta battendo un corner) che spegne anche l’ultimo barlume non di entusiamo, ma di speranza di vedere giocare a calcio.
Un calcio che non attacca, non offende in campo, ma finisce per essere offensivo per il gusto estetico e l’intelligenza di chi lo osserva.
E se davvero Urbano Cairo dovesse restare a dispetto dei santi, e l’ipotesi, inutile girarci attorno, attualmente è la più probabile con buona pace di sognatori e fantasticatori a stelle e strisce vari, allora il minimo sindacale sarebbe almeno cambiare aria in panchina.
Non per rivoluzionare il mondo, ma per smettere di ristagnare.
Servirebbe un tecnico giovane, uno che porti idee, che abbia il coraggio di sporcare la partita, di verticalizzare, di sbagliare persino, ma andando avanti.
Uno che intenda il calcio offensivo come capacità di ferire l’avversario, non come una parola da usare nei titoli mentre in campo si sopravvive.
Perché il popolo del Toro non chiede miracoli. Chiede di divertirsi.
Chiede di poter sognare, anche solo per novanta minuti.
Ed invece si ritrova intrappolato in un ciclo dove si aggiunge disperazione a disperazione, dove ogni partita sembra la replica sbiadita della precedente.
Ed allora quei tre, e dico tre eh, risultati non contano niente, la media punti da Europa conta ancora meno
È una parentesi insignificante in una storia che parla chiaro.
A cinquant’anni suonati, dopo una sequenza infinita di esoneri e ripartenze, non sei più una promessa: sei esattamente quello che dicono i numeri.
Ed i numeri, a differenza delle narrazioni, non mentono.
Parafrasando Mao, la situazione sotto il cielo di D’Aversa è incredibilmente comunque eccellente: si è giocato bene le sue carte, senza rischiare nulla.
Miracolato in Piazza dei Miracoli dalle talpe che si spacciano per attaccanti del Pisa, a fine partita è riuscito pure ad elogiare il presidentissimo per la vicinanza alla squadra, pensate un po’.
Adesso Verona e Cremonese come ostacoli da superare.
Non certo l’Alpe d’Huez ed il Tourmalet.
Se porterá a casa sei punti quasi certamente metterà la firma in calce alla sua riconferma, con buona pace di sogni ed illusioni, e qualche sciocco ne sarà pure felice.
E poi l’anno prossimo ci ritroveremo ancora qui, a parlare di quanto sia triste e grigio buttare le nostre domeniche, di quando siamo stufi, e poi di quali allenatori siano liberi sul mercato.
Forse è proprio questo il punto più amaro: non tanto quello che succede in campo, ma quello che accettiamo fuori.
Perché alla fine non è solo una squadra che ristagna.
È un’abitudine che si incrosta, una rassegnazione che diventa routine.
E quando smetti di pretendere qualcosa di meglio, quando ti abitui al nulla e lo chiami normalità, allora sì che hai già perso, molto prima del fischio finale.
Ernesto Bronzelli
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Non è un fenomeno
Fa il suo con quel poco che ha...
Ma ci ha tolto dalla merda
Complimenti!!
... "Don Demenza" ...
TRUMP PROVA AD INTESTARSI LA PROPRIETÀ INTELLETTUALE SU GESÙ MA IL PAPA GLI RISPONDE PICCHE...
Trump attacca Papa Leone XIV e riceve un sermone di FUOCO in risposta che non dimenticherà.
Donald Trump pensava di poter segnare punti politici a buon mercato definendo Papa Leone XIV un "insulto a Gesù" perché il pontefice è "oltre che sveglio" e crede che Dio non faccia discriminazioni sulla base del genere.
Purtroppo per "Don Demenza", ha scelto la persona sbagliata. In un luogo storico, Papa Leone XIV non si è limitato a applaudire, ha fatto un conto morale.
"Il presidente degli Stati Uniti ha appena detto che ho insultato Gesù", ha iniziato Papa Leone XIV. “Vuoi sapere cosa insulta Gesù? Stanno cacciando i malati dalla loro sanità mentre tagliano le tasse ai miliardari. ”
E quello era solo l'inizio.
"Sai cosa insulta Gesù? ” ha continuato. "Deportare lo straniero e separare i bambini dalle loro madri. ”
Poi si è spinto ancora oltre, prendendo di mira la guerra, la corruzione e l'ipocrisia.
"Sai cosa insulta Gesù? Bombardare bambini innocenti in Iran e mandare i nostri coraggiosi uomini e donne a morire in un'altra guerra... O coprire i file di Epstein e poi rifiutare di perseguire una sola persona.”
Questa non era politica fatta come al solito. Questo è stato un atto di accusa morale totale. Papa Leone XIV - che è stato attaccato da Trump per aver sostenuto gli individui transgender e aver affermato che "i bambini trans sono figli di Dio" - ha ribaltato completamente il copione.
Invece di tirarsi indietro, ha fondato il suo messaggio proprio negli insegnamenti che Trump ha cercato di usare come un'arma.
"Non sono un perfetto cristiano", ha detto. "C'è stato solo un cristiano perfetto ed è stato crocifisso su una croce 2.000 anni fa. ”
E poi arrivò la linea che colpì più duramente: "Gesù ci disse di amare i nostri vicini come noi stessi... Possiamo immaginare la guerra in paradiso? Possiamo immaginare il bigottismo in paradiso? Possiamo immaginare la povertà in paradiso? Allora perché tolleriamo queste cose sulla terra? ”
Ecco come si risponde. Non con gli insulti. Non con la paura. Ma con chiarezza e convinzione.
Trump ha cercato di diffamarlo. Invece Papa Leone XIV ha pronunciato un sermone che ora risuona ben oltre quella stanza!
venerdì 10 aprile 2026
... schifosa puttana!! ...
𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝'𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Giorgia Meloni si è presentata in Parlamento e questa, per la democrazia, è già una buona notizia. Dopo mesi di selfie adolescenziali sui social, di concetti più simili a cori da stadio e di video patinati con fotografia da telenovela turca la presidente del Consiglio s'è fatta materia. Bene così. Avrebbe potuto stupirci concedendosi perfino a un nugolo di giornalisti ma troppo confronto democratico tutto insieme avrebbe potuto congestionarla.
Meloni del resto è stata costretta a presentarsi in Parlamento perché lì fuori, oltre ai meme dei giovani d'Atreju e alle isterie dei giornali d'area, è accaduto qualcosa: un referendum rovinosamente perso dopo averlo rovinosamente politicizzato, un sottosegretario alla Giustizia socio della figlia di un mafioso a sua insaputa, una ministra del Turismo inelegantemente buttata nella plastica per mimare un po' di rinnovamento, il padrone americano che esporta psicopatia a suon di bombe, l'amico genocida israeliano che non riesce a smettere di genocidiare e di colpire anche convogli italiani, un popolo (gli amati italiani) che già povero s'impoverisce al cubo per fare il pieno per andare al lavoro (povero), i sondaggi come coltelli, l'amico Orbàn che si bacia con Putin per brogliare le elezioni, la crisi che annuncia di stringere ancora più il cappio. Troppo difficile fare finta di nulla.
C'è solo un piccolo problema: Meloni di tutto questo non ha parlato. Si è presentata con l'orologio politico piantato sul 2023 e ha ripiegato su un comiziaccio da campagna elettorale in vista del 2027 con il suo sempiterno ingrediente preferito: il vittimismo rabbioso. Non era un'informativa, era solo una deludente, fugace epifania.
... il mitico Gian Maria! ...
UN COMUNISTA AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO
Un gigante.
Alfredo Facchini
Qui, nella foto, siamo nel 1971: Gian Maria Volonté viene arrestato durante una manifestazione in solidarietà con i lavoratori della Coca-Cola, in sciopero da due mesi.
Si dirà: altri tempi. Un gesto che dà la misura della statura non solo artistica, ma civile di un uomo che non si limita a interpretare il conflitto ma ci entra dentro.
Di sé Volontè diceva: <>.
Gian Maria Volontè nasce a Milano il 9 aprile 1933. Nel dopoguerra il padre finisce in carcere per una serie di delitti commessi in nome del Duce. La vita prende subito un’altra piega. Nella primavera del 1947, Gian Maria abbandona gli studi e comincia a lavorare in alcuni alberghi di Torino e provincia per aiutare la madre e il fratello.
Due anni più tardi lascia Torino per il sud della Francia, dove va a lavorare nei campi alla raccolta delle mele. Dopo alcuni mesi, trovato sprovvisto di documenti, viene condotto in un istituto per minori di Marsiglia. Con l’aiuto dell’Esercito della Salvezza e di un amico di famiglia, rientra in Italia a fine agosto del 1950.
Volonté comincia a frequentare lo Studio Drammatico Internazionale i Nomadi. Gian Maria non può permettersi l’iscrizione regolare ai corsi, ma partecipa agli spettacoli allestiti dalla compagnia. L’Antigone di Anouilh, rappresentata il 20 aprile 1951, è la prima esperienza sul palco. Si fa le ossa con il teatro itinerante dei Carri di Tespi.
Nel 1957 si diploma all'Accademia di Arte Drammatica. Non passa inosservato. È il momento del teatro in tv. Con L'idiota di Dostoevskij e Il Caravaggio conosce un notevole successo televisivo.
Nel gennaio 1964 Volonté costituisce una compagnia di teatro militante con Carlo Cecchi, Claudio Meldolesi e altri artisti. Il gruppo passerà alla storia per aver tentato di rappresentare in via Belsiana 48 a Roma Il Vicario di Rolf Hochhuth. L’opera, almeno nella capitale, non verrà mai rappresentata se non in forma di semplice lettura, interrotta dalle forze di polizia in ossequio al Concordato del 1929
Negli anni Sessanta sbarca al cinema, affermandosi tra gli interpreti di punta del cosiddetto cinema politico: (Un uomo da bruciare, 1962; Il terrorista, 1963; Svegliati e uccidi, 1966; A ciascuno il suo, 1967; I sette fratelli Cervi, 1968; Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970, la pellicola riceverà il premio Oscar come miglior film straniero), Uomini contro (1970), Sacco e Vanzetti (1971), La classe operaia va in paradiso (1971), Il caso Mattei (1972), Sbatti il mostro in prima pagina (1972), Giordano Bruno e Lucky Luciano (1973), Il sospetto (1975), Todo modo (1976), Io ho paura (1977), Cristo si è fermato a Eboli (1979), Ogro (1979).
Si cimenta anche con il western all'italiana, in cui interpreta il ruolo del cattivo (Per un pugno di dollari, 1964; Per qualche dollaro in più, 1965, Quién sabe?, 1967.
Magnetico, mimetico sul set ripeteva con garbo: <>.
Ha lavorato anche all'estero: in Francia per I senza nome (1970) e L'attentato (1973), in Messico per Actas de Marusia (1976), in Svizzera per La morte di Mario Ricci che gli ha permesso di vincere a Cannes, nel 1983, il premio per la miglior interpretazione.
Tra i film successivi: Cronaca di una morte annunciata (1987), Il caso Moro (1986), L'opera al nero (1988), Tre colonne in cronaca (1990), Porte aperte (1990), Una storia semplice (1991).
6 dicembre 1994. Muore a Florina in Grecia sul set di Lo sguardo di Ulisse di Anghelopoulos.
... A 230 ...
... mattinata all'ospedale Regina Margherita per il ritiro degli esami genetici di Marco - nulla di rilevato, ripetere gli esami al compimento della maggiore età!
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