sabato 20 giugno 2026

... i dieci stadi ...

I DIECI STADI DEL GENOCIDIO DI STANTON 


di Lavinia Marchetti 

 L'articolo lo trovate qui: 

https://laviniamarchetti.substack.com/.../i-dieci-stadi... 

Credo sia importante, in epoca di negazionismo, tenere sempre presente questi stadi, lui li definisce un "termometro". Dobbiamo partire dal suo presupposto secondo cui Il genocidio non scoppia, ma si costruisce. Gradino dopo gradino, e Stanton, studiando i peggiori orrori genocidari del 900 quei gradini li ha individuati e contati. Nell' articolo seguo i dieci stadi del genocidio individuati da Gregory Stanton, che confronta l'Olocausto con i massacri di Ruanda e Cambogia, e cerco di compararli a Gaza (ed al Libano) oggi. Dalla prima divisione tra «noi e loro» fino alla negazione che ai morti toglie perfino la memoria. In mezzo sta la disumanizzazione, il gradino in cui un ministro chiama l'altro «animale umano» e la strage diventa "liberazione dal terrorismo" (bambini compresi). A mio avviso seguire gli stadi ci serve a riconoscere ciò che accade a Gaza e in Cisgiordania mentre accade, e ciò che comincia ad accadere anche in Libano. Chi conosce la scala non potrà più dire che non sapeva.

... Delirio-Trump!! ...

Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte e Giulio Cesare. Ma anche Hitler, Stalin e Mao, fino ad Attila e Gengis Khan. Donald Trump si lancia in un delirio di onnipotenza che attraversa la storia e arriva ai tempi dei grandi imperatori. “I miei poteri sono illimitati" ha dichiarato, "Sono la persona più temuta di sempre". In un’intervista ad Axios ha detto di aver scoperto, dall’inizio della guerra in Iran, di non avere “alcun limite” al proprio potere. Un concetto ben ribadito da un libro a breve disponibile nelle librerie americane: Regime Change. La firma sul volume è dei reporter del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan. Secondo il loro ritratto - e non è difficile immaginarlo - al presidente piace pensare di essere l’uomo più potente della storia, di avere più potere di Hitler, Stalin e Mao, ma anche di Attila e Gengis Khan. Secondo Axios, Trump si (auto)collocherebbe “nella linea di discendenza di conquistatori, dittatori e uomini forti che piegano le nazioni al proprio volere”

... Trump e Meloni ...

 Non ci vuole molto per capire cosa sta succedendo. Meloni, da quando è in carica, ha fatto una scelta di campo: servilismo spinto nei confronti degli USA per farsi spalleggiare, pesare di più rispetto a Germania e Francia e restare a galla. Funzionava (in apparenza) con Biden, che rispettava (più o meno) le forme del linguaggio diplomatico, mentre non funziona più con Trump, che vuole vassalli. 

E Meloni vassalla lo è! Il suo problema è il non poterlo essere fino in fondo, perché ci sono interessi economici che lo impediscono. 

 La realtà, che prende forma da decenni, è che Stati Uniti ed Europa sono concorrenti naturali: l'alleanza tra le due sponde dell'Atlantico non ha materialmente senso all'insegna della cosiddetta "civiltà occidentale" e dei suoi presunti "valori", ma ne ha ancora meno quando al governo ci sono destre cavernicole, razziste e autoritarie che basano il loro consenso su balle spaziali e violenza omicida contro migranti, marginali e oppositori (interni ed esterni). 

 In sintesi: L'ATLANTISMO È MORTO! 
È un relitto della guerra fredda che non ha nulla a che vedere col mondo contemporaneo. 
 Se ne facciano una ragione, a Libero: le menzogne dell'estrema destra mondiale stanno crollando, e loro non possono nascondersi dietro gli insulti al padrone. 

#usa #europeanunion #Trump #Meloni

venerdì 19 giugno 2026

... cara Gioggia ...

Cara Giorgia Meloni, 


se Donald Trump ti ha umiliata, ha umiliato te come capo del governo, non l'Italia. Perché c'è un errore che voi, Fratelli d'Italia e gran parte della maggioranza, continuate a commettere: pensare che l'intero Paese si identifichi con voi, che ogni cittadino si senta rappresentato dalle vostre scelte e dalla vostra visione del mondo. 

Non è così. 

Molti italiani non si riconoscono nell'idea di un Occidente chiuso, identitario, costruito attorno a slogan sulla superiorità culturale, religiosa o nazionale. Molti italiani credono ancora nella cooperazione internazionale, nella diplomazia, nella solidarietà tra i popoli e nel rispetto del diritto internazionale. Trump ha mentito? Ha detto la verità? Non possiamo saperlo con certezza. Ma una cosa è certa: la fiducia non si costruisce con video studiati per i social o con la comunicazione da influencer. Si costruisce con la credibilità politica. E oggi quella credibilità è messa in discussione da scelte e alleanze che molti cittadini non condividono. Continuiamo a sentire parlare di premi Nobel per la pace mentre si sostengono governi coinvolti in conflitti che causano migliaia di vittime civili. Continuiamo a sentire applausi per politiche economiche, come i dazi di Trump, che rischiano di colpire proprio quelle piccole e medie imprese italiane che vivono di esportazioni e che rappresentano il cuore produttivo del Paese. E mentre si annunciano grandi successi diplomatici, assistiamo a viaggi cancellati, relazioni internazionali indebolite e a un progressivo isolamento politico che viene raccontato come una vittoria. La verità è che non è Trump a umiliare l'Italia. L'Italia viene umiliata ogni giorno quando si sacrificano principi fondamentali per convenienza politica; quando si indebolisce il valore del diritto internazionale; quando si dimentica che la vita dei civili, dei bambini, delle donne e degli innocenti dovrebbe essere sempre al centro di ogni scelta politica, senza doppi standard e senza eccezioni. L'Italia merita di più. Merita una politica estera autorevole, indipendente e coerente. Merita una classe dirigente capace di rappresentare tutti gli italiani, non soltanto chi la vota. Essere patrioti dovrebbe significare difendere la dignità del Paese, non quella del proprio schieramento. 


Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

... una riflessione ...

Il dottor Frankenstein, nel romanzo di Mary Shelley, alla fine è divorato dalla propria creatura. La domanda aperta, per l’Europa, è se saremo capaci di riconoscere il mostro prima che bussi alla porta. 


 /La riflessione di Alberto Pagani/ 


C’è una scena ricorrente nei romanzi gotici dell’Ottocento: il dottore folle che di notte fruga nei cimiteri, strappa arti da cadaveri diversi e li cuce insieme sperando di ridar vita a qualcosa che non ha mai avuto una vita unitaria. È la metafora più precisa per descrivere l’architettura della guerra cognitiva russa nel conflitto ucraino: una narrativa “Frankenstein” che assembla frammenti di ideologie morte — anticapitalismo, antimperialismo, nostalgia sovietica, neopaganesimo slavo, suprematismo bianco, retorica pacifista — e li cuce in un mostro coerente solo nell’odio per l’Occidente liberaldemocratico. Il paradosso al cuore dell’operazione è tanto evidente quanto sistematicamente ignorato: la Russia di Putin giustifica la propria invasione dell’Ucraina come una “missione di denazificazione”, mentre le sue unità d’élite sul campo ostentano apertamente la simbologia del Terzo Reich. Il Gruppo Rusich, guidato da Alexei Milchakov, neonazista dichiarato, sfoggia rune Waffen-SS e il Kolovrat, variante slava della svastica. La brigata “Española” era identificata dal codice 88 — abbreviazione cifrata di “Heil Hitler” — operativa fino alla fine del 2025. Dmitry Utkin, fondatore operativo del Gruppo Wagner, portava tatuati sulle clavicole i simboli delle SS, e il nome stesso “Wagner” fu scelto come omaggio al compositore prediletto di Hitler. Denazificare l’Ucraina usando neonazisti: la contraddizione non è un errore logico, è un metodo. Quel metodo si chiama guerra cognitiva. Non è propaganda nel senso tradizionale del termine — la diffusione di un messaggio univoco verso un pubblico passivo. È qualcosa di più sofisticato e più destabilizzante: la produzione industriale di contraddizioni, l’inquinamento sistematico del campo semantico, la trasformazione del dubbio in arma. L’obiettivo non è convincere che la Russia ha ragione, ma convincere che non esiste una ragione verificabile, che tutto è relativo, che “anche dall’altra parte ci sono nazisti”, che la verità è irraggiungibile. In questo spazio di nebbia cognitiva il mostro di Frankenstein prospera, perché nessuno ha più gli strumenti per identificarne le suture. La specificità italiana di questa operazione merita attenzione particolare. L’Italia si è rivelata il laboratorio più fertile per testare la saldatura tra opposti estremismi. Il meccanismo è stato elaborato attraverso la cosiddetta “Quarta Teoria Politica” di Alexander Dugin — importata e adattata al contesto italiano da figure come Orazio Maria Gnerre — che propone un asse trasversale tra estrema destra e sinistra antagonista unificato dall’avversione all’atlantismo e al liberalismo. Il risultato è una narrativa in cui il pugno chiuso copre il saluto romano, e la lotta al “fascismo ucraino” diventa l’involucro ideologico che nasconde la più grande forza mercenaria neonazista e reazionaria del XXI secolo. Il volto umano di questo inganno ha un nome: Edy Ongaro, militante veneto della sinistra radicale morto nel 2022 combattendo con il Battaglione Prizrak nel Donbass. La sua figura è stata trasformata da Mosca in un’icona propagandistica: il “nuovo partigiano internazionalista” che dà una parvenza di antifascismo a un’invasione condotta da unità dichiaratamente neonaziste. Il cortocircuito è deliberato: se anche un militante di sinistra combatte per il Donbass, allora forse lì davvero c’è qualcosa che vale la pena difendere. La logica del testimone oculare ideologicamente orientato, trasformato in strumento di influenza post-mortem. Questa “disinformazione a cascata” — che non mira a formare una convinzione ma a saturare l’ambiente informativo di rumore — trova in Italia una rete di amplificatori che va dai canali Telegram privi di fact-checking agli ospiti fissi dei talk show di prima serata. L’Italia è l’unico Paese del G7 che ospita regolarmente propagandisti del Cremlino nei propri spazi mediatici mainstream. La soglia di riconoscimento del mostro di Frankenstein si abbassa ogni volta che il mostro viene invitato a sedersi al tavolo come interlocutore legittimo. La sfida che il conflitto ucraino pone alle democrazie europee non è quindi soltanto militare né soltanto economica: è cognitiva. Richiede la capacità di riconoscere le suture del mostro di Frankenstein — di distinguere l’anticapitalismo genuino dalla sua versione teleguidata da Mosca, il pacifismo autentico dalla sua variante funzionale al disarmo dell’aggredito, il giornalismo di inchiesta dal “dubbio metodico” che si trasforma in rendita di posizione. Richiede, in ultima analisi, quella che potremmo chiamare immunità narrativa: la capacità collettiva di non essere reclutati come parti del corpo del mostro, ignari che le nostre braccia siano già cucite al torso di qualcun altro. Il dottor Frankenstein, nel romanzo di Mary Shelley, alla fine è divorato dalla propria creatura. 
La domanda aperta, per l’Europa, è se saremo capaci di riconoscere il mostro prima che bussi alla porta. 


https://formiche.net/.../mostro-frankenstein-guerra.../...

... solo disprezzo!!! ...

Questa è la plastica rappresentazione per cui mi è impossibile non disprezzare questo centrodestra. Avete esultato per la elezione di uno psicopatico, che ha quasi fatto un colpo di Stato, che minaccia da due anni la democrazia americana, deporta migranti regolari, vuole distruggere l'indipendenza della magistratura , della cultura e delle Università, la libertà delle persone di essere quello che ritengono giusto, per sessualità, religione, cultura, avete detto che avrebbe portato la pace nel mondo, meritando addirittura il Nobel per la Pace. Avete accettato che facesse radere al suolo Gaza, aprisse un conflitto stupido e controproducente contro l'Iran e voi sempre zitti scodinzolanti. Perché sotto sotto è quello che vorreste fare anche voi in Italia ed in Europa, ma che, fortunatamente, non siete in grado di fare E vi scandalizzate solo ora se vi attacca personalmente. E ora magari volete anche solidarietà. Perché attaccando voi, attaccherebbe l'Italia. 
Per me potete andare solo a zappare la terra. Magari al posto di quei migranti che vengono sfruttati e uccisi nel silenzio grazie alle leggi e ai mancati controlli che avete fatto negli anni. 

 @follower 
 Davide Bono.

... frontiera blindata! ...

𝐋𝐚 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐛𝐥𝐢𝐧𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐥'𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐢𝐬𝐭𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 La penna che ha scritto il regolamento sulle procedure d'asilo, l'architrave del nuovo Patto migrazione e asilo, è di Fabienne Keller, gruppo Renew. La penna del regolamento rimpatri, approvato dal Parlamento europeo il 17 giugno con 418 voti, è di Malik Azmani, ancora Renew. I due testi che blindano la frontiera europea portano la firma del centro che si proclama europeista. A votarli, il Ppe insieme ai conservatori di Fratelli d'Italia, alla Lega e all'estrema destra dell'AfD: la maggioranza che regge la Commissione si è rotta proprio sull'immigrazione, e ha vinto la linea più dura. Comodo addossare tutto alla "destra". I popolari, che del diritto internazionale e umanitario dovrebbero essere i custodi, ne sono diventati gli avversari. Col Patto in vigore dal 12 giugno la detenzione supera i 18 mesi della vecchia direttiva, gli hub di rimpatrio sbarcano in paesi terzi, l'asilo si fa procedura accelerata. Amnesty parla di norme punitive, il Ceps teme la violazione della Convenzione di Ginevra. La vergogna è non vedere la mutazione. Renew, qui da noi, è la famiglia di Renzi, Bonino, Calenda, rimasta sotto il 4% alle europee del 2024. Eppure un eurodeputato italiano il gruppo l'ha appena trovato: il 4 giugno Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo eletta col Pd, ha lasciato i socialisti ed è entrata in Renew, in nome dell'europeismo e dell'atlantismo. Il manto nobile attira, e copre chi smonta i patti fondativi mentre giura di difenderli. L'Unione europea si tradisce a ogni passo e chiama solidarietà il proprio tradimento. Da noi qualcuno dovrebbe dirlo, invece di applaudire.