martedì 7 luglio 2026

... Rima Hassan ...

Voglio esprimere la mia piena e totale solidarietà all’eurodeputata Rima Hassan, oggi sottoposta a un clima crescente di intimidazione politica e pressione giudiziaria per aver scelto di dire la verità su ciò che accade al popolo palestinese. So cosa significa essere colpiti non per ciò che si è fatto, ma per ciò che si rappresenta e per le parole che si hanno il coraggio di pronunciare. So cosa significa essere trascinati dentro meccanismi giudiziari e mediatici che mirano a isolare e delegittimare chi non si piega. So anche cosa significa la parola solidarietà. La conosco non come formula retorica, ma come scelta politica e umana. Dal sostegno al popolo palestinese al gesto del gemellaggio con Gaza, ho sempre ritenuto necessario stare dalla parte di chi subisce oppressione, assedio e violazione dei diritti fondamentali. A Gaza, davanti agli occhi del mondo, si consuma una tragedia che numerose voci autorevoli descrivono come una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo, mentre le potenze globali restano a guardare o intervengono troppo tardi, quando il danno è già compiuto. In questo contesto, colpire chi denuncia, chi parla, chi prende posizione non è un fatto isolato: è un segnale politico preciso. Ed è per questo che oggi la solidarietà non può essere tiepida né diplomatica. Ribadisco quindi la mia vicinanza politica, umana e militante a Rima Hassan. Difendere la sua libertà di parola significa difendere la libertà di tutti. Il diritto di denunciare l’ingiustizia non è un crimine. Tacere di fronte all’ingiustizia è complicità con chi commette ingiustizie. 


 #rimahassan #theleftintheeuropeanparliament #freepalestine🇵🇸 #freedom 


 Mimmo Lucano.

... cose inaudite!!! ...

La grazia di Trump pretesa e accordata dal suo servo strisciante Infantino è una condanna per il calcio USA. Cosa succede nella testa dei giocatori quando sei consapevole di aver barato, di essere protagonista di una truffa orchestrata dal Presidente del tuo paese, una roba oscena che oltrepassa la linea rossa che mai nessuno, pur in quel carrozzone di maneggioni corrotti della Fifa aveva osato oltrepassare? Innanzitutto bisogna tener conto che negli States esiste una cultura sportiva sincera, vincere con l'inganno, oltretutto perpetrato per via politica, è una infamia. Tant'è che le critiche sono state fortissime, con tanto di editoriali infuocati sul New York times. Gli americani esaltano oltre misura il merito, e si sentono spesso i migliori in tanti sport, dove vincono essendo i più forti. Provate a pensare cosa possano aver pensato gli atleti di altre discipline, della NBA, del Football, del Baseball. Cosa penserebbero se durante un loro torneo capitasse una cosa del genere, per favorirli? Ai giocatori USA dunque è calato addosso, loro malgrado, il marchio dell'infamia. Provate a pensare se avessero vinto contro il Belgio: sarebbero tutti passati alla storia come gli infami dei Mondiale, dando materiale per chissà quanti film hollywoodiani sulla grande truffa orchestrata dal loro governo e dalla Fifa. Non dico certo che abbiano giocato per perderla, ma un tarlo si annidava nei loro cervelli. Quel tarlo che inconsciamente ti fa fare il gesto sbagliato, come é capitato nella topica del loro portiere che ha regalato il 3 a 1 che di fatto ha chiuso il match. La sconfitta non cancella il fattaccio, ma lo ridimensiona, e la debordante vittoria dei belgi con tanto di balletto finale di Lukaku e annessa presa per il culo di Trump ("annulla anche queste 4 pere, coglione") scomoda il giudizio divino. E in fondo evita ai 22 pedatori a stelle strisce un futuro di ricostruzioni infuocate, interviste corrosive, film e doc di denuncia in cui sarebbero comparsi nelle vesti dei truffatori, dei paraculati che si son piegati all'inciucio politico senza reagire, un marchio che li avrebbe accompagnati per sempre: non c'è nessun "eroe" in questo film americano, quello che si alza, da solo, e dice NO! dal mister all'ultima riserva, nessuno che abbia detto: "cosi non vale, Balogun non gioca lo stesso, sta in panca". Tutti vili, tutti accucciati, tutti complici. 
Vi è andata meglio così, sappiatelo. 

 Paolo Soglia.

... tanti, tanti servi!!! ...

𝐈𝐧𝐟𝐚𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨, 𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩 𝐞 𝐑𝐮𝐭𝐭𝐞: 𝐥'𝐞𝐩𝐨𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 La Fifa ha cancellato la squalifica di Folarin Balogun, l'attaccante degli Stati Uniti espulso l'1 luglio contro la Bosnia. Il perché lo ha spiegato Donald Trump: aveva telefonato a Gianni Infantino per chiedere una revisione. Dal 1962 non si vedeva un rosso ai Mondiali cancellato. Infantino giura che i suoi giudici "sono indipendenti", poi ammette la telefonata e la racconta come una cortesia tra pari. L'Uefa parla di linea rossa superata, il Belgio si dice sbigottito. Trump, da parte sua, si gode il regalo e chiama il presidente Fifa «un uomo sveglio e duro». Era prevedibile. A dicembre lo stesso Infantino aveva inventato un "Premio Fifa per la pace" da consegnare a Trump. È l'uomo che nel 2018 sedeva tra Vladimir Putin, oggi ricercato dalla Corte penale internazionale, e Mohammed bin Salman, e che ha portato i Mondiali in Qatar e in Arabia Saudita. Un ex investigatore della Fifa, Mark Pieth, lo ha chiamato servo dei peggiori autocrati. Lo stesso servilismo tiene in piedi la Nato. Mark Rutte la guida da meno di due anni con un metodo solo, adulare. A giugno ha portato alla Casa Bianca una lavagna dorata sui miliardi europei per le armi, ha chiamato Trump «leader del mondo libero», un anno prima lo aveva paragonato a un «papà». E Trump lo tiene lì proprio per questo: «Non ci serve il vostro denaro. Voglio lealtà». È l'epoca dei servi. Gente senza qualità spinta in alto per fedeltà, lobbisti scambiati per esperti, difensori dell'indifendibile pronti a perdere la faccia pur di restare fedeli. 
Il pallone e la guerra hanno lo stesso arbitro, e fischia sempre per chi comanda.

lunedì 6 luglio 2026

... INDECENTE!!! ...

LA DIGNITA' PERDUTA 


Ogni giorno Trump trova un modo nuovo per umiliare la sua più fedele sostenitrice italiana. L'ultimo episodio è il meme pubblicato su Truth con la frase: "Serve un ordine restrittivo". E pensare che pochi giorni fa il governo aveva mandato i propri rappresentanti a Villa Taverna per l'Independence Day, in una dimostrazione di ossequio che non ha prodotto rispetto, ma soltanto l'ennesima mortificazione. Ma il problema non è Trump. Trump fa Trump. Il vero problema è Giorgia Meloni, che sembra aver smarrito il senso della dignità istituzionale. Un Presidente del Consiglio dovrebbe rappresentare un Paese sovrano, non inseguire il consenso del potente di turno. Invece ogni affronto viene minimizzato, ogni umiliazione trasformata in successo diplomatico, ogni schiaffo raccontato come una carezza. La propaganda può riscrivere i comunicati, ma non i fatti. E i fatti raccontano di una premier che rincorre il proprio modello politico senza ottenerne né rispetto né considerazione. Quando chi guida il Paese rinuncia alla propria autorevolezza, a perdere non è solo la sua credibilità: è l'Italia. 

Se questa è la longevità di cui il governo si vanta, assomiglia più a un lento accanimento terapeutico della dignità nazionale che a un successo politico 

 Paolo Masia.

... intanto a GAZA ...

Non sappiamo chi è l’autore della foto, ormai diffusissima su siti e social. Chi avesse notizie certe può scrivere a info@comune-info.net. Ci siamo permessi di pubblicarla per il suo grande valore: la vita che si difende contro l’orrore 


Questa foto sarà in tutti i libri di storia. La foto del medico di Gaza che si para contro i carri armati dell’esercito per impedire loro di distruggere l’ultimo ospedale funzionante. Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, il bilancio del personale medico ucciso a Gaza ha superato quota 1.700. Uno studio pubblicato sull’European Journal of Public Health di Oxford University Press a inizio 2026 ha documentato come il rischio di morire per un medico – e per un giornalista – a Gaza non ha pari in nessun contesto storico o geografico ed è nettamente e sproporzionatamente più elevato rispetto a quello della popolazione civile generale (“Mortality risk for healthcare workers and journalists in the Gaza Strip over 2023–24”). I medici, come i giornalisti, a differenza dei civili, non muoiono solo nei bombardamenti a tappeto e certamente non sono vittime accidentali, “danni collatarali”. Sono proprio l’obiettivo, sono nel mirino dei cecchini e dell’esercito che ha bombardato tutti e 36 gli ospedali della Striscia al fine di distruggere l’intero sistema sanitario e provocare così la morte di quante più persone possibili: feriti, denutriti, malati cronici. Un dato per comprendere gli effetti della distruzione intenzionale e sistematica delle strutture ospedaliere e della mancanza di farmaci e cure è l’impatto sull’assistenza prenatale resa quasi impossibile. L’accesso ai servizi ginecologici e ostetrici è ridotto al minimo. Gli aborti spontanei sono triplicati e il tasso di natalità è crollato del 67%. Oxfam lo definisce un “genocidio riproduttivo”. Infinite sono le testimonianze documentate dell’uccisione a sangue freddo di medici disarmati, di ambulanze bombardate per impedire che soccorressero i feriti. Il caso più celebre è quello della bambina di 5 anni Hindi Rajab, rimasta intrappolata per ore in un’auto sotto i cadaveri dei suoi familiari e morta dopo aver passato ore al telefono con i soccorritori implorando aiuto. L’ambulanza che stava andando a soccorrerla è stata deliberatamente bombardata. Non è un caso isolato. Il 23 marzo 2025 le Nazioni Unite e la Croce Rossa hanno denunciato e documentato il ritrovamento dei corpi di 15 operatori sanitari uccisi dall’esercito israeliano e successivamente sepolti con le loro ambulanze sotto la sabbia. Israele ha prima negato poi ammesso e promesso come sempre promette un’indagine interna che come sempre si è conclusa senza condanne e colpevoli. Ai medici uccisi e feriti si aggiungono le centinaia di medici arrestati e torturati senza processo, capo d’accusa, diritto alla difesa, nella totale illegalità costituita dal sistema carcerario e dalla giustizia israeliana secondo i parametri del diritto internazionale. Attualmente sono più di 80 i medici detenuti senza processo e imputazione formale. Tra loro c’è l’uomo della foto: il dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale pediatrico Kamal Adwan fino al nel dicembre 2024, quando l’esercito israeliano ha preso di mira l’ospedale – l’ultimo che era rimasto funzionante nel nord della Striscia – ordinandone l’evacuazione. Abu Safiya, disarmato, era andato incontro ai carri armati, camminando tra le macerie per chiedere all’esercito di fermare i colpi. I soldati lo hanno prelevato e da allora è detenuto senza processo e capo d’accusa. Tecnicamente, rapito, ostaggio. Dal 3 giugno 2026 Abu Safiya è detenuto in isolamento, una misura che si protrae molto oltre quindici giorni consecutivi, il limite stabilito dalle “Regole Mandela” del diritto internazionale, le regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti. Un isolamento di questa durata costituisce una violazione del divieto di tortura e di altri maltrattamenti. Il 16 giugno, la Corte suprema israeliana ha però stabilito che il dottor Abu Safiya resterà in carcere almeno fino a ottobre. Le sue condizioni di detenzione, denuncia Amnesty, così come quelle di altre persone, sono estremamente precarie: è confinato in una cella sotterranea, non ha accesso alle cure mediche e le quantità di cibo sono misere. Abu Safiya ha perso 40 chili. Il 2 luglio il suo avvocato è finalmente riuscito a incontrarlo, nel carcere di Nitzan. Il legale ha raccontato di come Abu Safiya abbia subito torture e percosse, ripetuti colpi alla schiena, al collo e al volto. «Mi hanno portato qui per uccidermi, questa è l’ultima volta che mi vedrai», gli ha detto il medico, la cui colpa, agli occhi di Israele, non è solo quella di curare i feriti ma quella di aver lanciato l’allarme sulla grave malnutrizione dei bambini di Gaza per la mancanza di latte materno. Per Medici Senza Frontiere, A Gaza, la malnutrizione colpisce in modo devastante fino a sette madri su dieci in gravidanza e in allattamento. Una condizione che si ripercuote direttamente sui neonati: si registra il 90% di parti prematuri. Il 91% dei neonati malnutriti è a rischio di ritardi nella crescita e nello sviluppo. Anche l’associazione israeliana Physicians for Human Rights ha dichiarato che la vita di Abu Safiya è in pericolo immediato e ne chiede la liberazione. In questa pagina tre mail già scritte e documentate chiedono alle istituzioni di prendere posizione: una per gli psichiatri, una per i medici in generale e una per chiunque, indirizzata a redazioni e parlamentari. Scrivete, facciamo pressione, facciamo girare questo appello. C’è una collina, in Israele, dalla quale si vede Gaza. la collina di Sderot. Gli israeliani ci vanno a fare i pic-nic mentre osservano la distruzione di Gaza. Pagano pochi spicci per guardare dal binocolo e godersi lo spettacolo degli ospedali in macerie, delle colonne di fumo, delle città rase al suolo. Quanto a noi, ci sono solo due posti dove possiamo stare, con il cuore, con la testa. Su quella collina in Israele o tra le macerie di Gaza. Non c’è un terzo spazio, non c’è un’altra posizione, un’altra postura che non sia a difesa di chi muore sotto le macerie, di chi muore per mancanza di cibo e cure, di chi muore prima di nascere. 

Sei con loro o sei su quella collina, voltato di spalle ma su quella collina, a banchettare durante il genocidio. Teniamoci stretti.

... lo "spauracchio"!! ...

Anche Trump, capitalista miliardario e guerrafondaio, resuscita lo spauracchio del “comunismo”. Evidentemente è l’arma preferita della propaganda farlocca dei miliardari viziosi in crisi di consensi. Ne abbiamo conosciuto uno anche in Italia! Di fronte ai colpi di coda di un capitalismo violento e in crisi profonda, che spinge moltitudini di uomini nella sofferenza e nella disperazione, che aumenta in maniera insopportabile il divario tra ricchi e poveri, che sottrae risorse per il lavoro, la scuola, la sanità, la spesa sociale e le impegna in una assurda e suicida corsa agli armamenti che sta facendo ballare il mondo sul ciglio del baratro di una guerra nucleare,…non è forse arrivato il momento di reagire? Rileggere, oggi, Gramsci e Berlinguer ci aiuta ad alimentare la fioca fiammella della speranza, a reagire ad una deriva violenta e autoritaria dove i ricchi ed i potenti (i “padroni del vapore” o i “padroni dell’universo” per dirla con Gramsci e, oggi, con Giulietto Chiesa) sembrano invincibili. 

“La lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi!” ha sentenziato un altro capitalista miliardario, guarda caso anch’egli americano. Io dico che non è vero! Io non ci sto!! 


 Adriano Salis

... C,so Svizzera 32 ...

... appuntamento alle 12,00 con il Dottor Domenico Tommasi per il ripristino del nostro conto San Paolo dopo il maledetto furto!