domenica 3 maggio 2026

... qualcuno lo fermi!! ...

Non è una “scoperta geografica”, è una forzatura politica. 

Il Mediterraneo non è diventato improvvisamente un lago privato. Il punto è un altro, molto più scomodo: il diritto internazionale esiste… ma funziona solo quando conviene a qualcuno farlo funzionare. Sulla carta, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare stabilisce regole chiarissime: le acque territoriali sono limitate, il resto è mare condiviso. Fine. 
Nella realtà, chi ha forza militare sufficiente prova ad allargare il proprio raggio d’azione, chiamandolo “sicurezza”. E allora la domanda diventa inevitabile: Qualcuno può battere un colpo… oppure il diritto vale solo quando non dà fastidio? 
Qualcuno crede ancora che esista un sistema che faccia rispettare le regole… oppure siamo tornati alla legge del più forte, con un lessico più elegante? Perché il problema non è Israele, o quel singolo episodio. Il problema è quando tutti guardano… e nessuno decide di guardare davvero. 

#globalsumudflotilla

... l'orrenda Israele!! ...

LA FLOTILLA, UNO SPECCHIO OLTRE L'ASSEDIO 


Non è soltanto un carico di aiuti, la #Flotilla è un gesto politico, un atto di testimonianza, una ribellione contro l’assuefazione. Se Israele continua a vedere la potenza militare come l’unica garanzia della sua esistenza, e la gran parte degli israeliani è convinta che tutto gli sia permesso, la presa di parola di cittadini, associazioni, intellettuali ebrei contrari alle politiche governative diventa sempre più essenziale 

I [Disegno di Gianluca Costantini]

... un canto "inclusivo" ...

NO: “Bella Ciao” non era un canto delle mondine che, successivamente, fu adattato e fatto passare per un inno partigiano. Vi prego, basta. È esattamente il contrario: Bella Ciao era un canto dei partigiani che, nel 1951, fu adattato da Vasco Scansani, un ex partigiano, come canto delle mondine nelle risaie. E francamente non se ne può più di quelli che vengono, col ditino alzato, a insegnarti le cose che non sanno. Ci sono poche cose al mondo più fastidiose di un ignorante che pretende di insegnarti le due stronzate che ha imparato guardando i reel di TikTok. Esistono diverse testimonianze sul fatto che i partigiani della Brigata Maiella la conoscessero e la cantassero. Parecchi partigiani delle Brigate Garibaldi operanti nell'Appennino emiliano hanno confermato di averla cantata durante la guerra. È vero, però, che non si trattava di certo del canto più popolare, tra i partigiani. Quello probabilmente era “Fischia il Vento”. Però “Fischia il Vento” aveva una fortissima connotazione comunista (del resto era modellato su “Katyusha” e il testo della versione italiana fu scritto da un altro partigiano: Felice Cascione), e i partigiani non erano tutti comunisti (sebbene questi fossero la maggioranza). Bella Ciao divenne popolarissima più tardi, negli anni 60, un po’ perché era oggettivamente meravigliosa, un po’ perché (indovinate un po’?) fu considerata più “neutrale” (“inclusiva” diremmo oggi), perfetta per unire tutte le anime della Resistenza (comunisti, cattolici, azionisti, liberali, anarchici) sotto un unico inno nazionale. 
Il brano che, oggi, alcuni idioti e alcune idiote canterine considerano “divisivo” divenne così noto proprio perché era perfetto per unire, per rappresentare tutti, insomma. 

 Tutti quelli che non erano fascisti, ovviamente. 

 Emiliano Rubbi.

... un cappio per Ben! ...

Ieri sera, in un moshav vicino Ashdod, Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale di Israele, ha festeggiato i suoi cinquant'anni. Per l'occasione, gli hanno regalato due torte. La prima, a tre piani. In cima, un cappio dorato. Alla base, due pistole puntate su una mappa di Israele che ingloba Gaza e la Cisgiordania. La seconda, gliel'ha portata sua moglie, Ayala. Sopra, di nuovo, un cappio. E una scritta in ebraico: "Auguri al ministro Ben Gvir. A volte i sogni si avverano". Avete letto bene: a volte i sogni si avverano. Il sogno è impiccare i palestinesi. Il cappio rimanda alla legge votata dalla Knesset a marzo 2026: pena di morte per impiccagione per i palestinesi condannati nei tribunali militari. Una legge che Ben Gvir ha cavalcato per anni. Quando è passata, in aula, si è presentato con una spilla a forma di cappio appuntato sulla giacca. E ha brindato con lo champagne. Da quando è ministro, oltre 110 prigionieri palestinesi sono morti nelle carceri israeliane per torture e maltrattamenti. E al cinquantesimo compleanno, una torta col cappio dorato. Tagliata davanti ai vertici della polizia israeliana, invitati alla festa. Tagliata tra le risate degli attivisti dell'estrema destra, dei ministri del governo, degli ospiti che applaudivano. Qual è la differenza tra questi qui e quelli della Germania na*ista? Quale? Lui ride. Lui taglia la torta col cappio. E i suoi sogni, dice, si stanno avverando. 

Ricordatevi questa foto, ricordatevi questi mostri, ricordatevi la torta. Perché un giorno, quando proveranno a raccontare un'altra versione della storia, queste immagini saranno lì. 
A dire come sono andate davvero le cose. 
A dire chi erano. 
A dire cosa hanno festeggiato.
This is the symbol for Israel's final solution for "the Palestinian problem". Anyone that wears it should be tried at The Hague.

sabato 2 maggio 2026

... Grazia Minetti ...

Grazia Minetti: atto di clemenza o corto circuito istituzionale?

 ​La vicenda della grazia a Nicole Minetti, concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, delinea uno scenario istituzionale che va ben oltre l'ordinaria amministrazione. La richiesta di accertamenti urgenti rivolta al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, suggerisce che non ci troviamo di fronte a un mero passaggio formale, ma a una verifica di tenuta del sistema. ​

Provo a mettere ordine. 

Se gli accertamenti confermassero che l’istruttoria è stata condotta correttamente — nel rispetto dei presupposti giuridici e delle prassi consolidate — la grazia resterebbe pienamente valida. In questo caso, la vicenda si chiuderebbe sul piano procedurale, ma resterebbe aperta su quello politico: la discrezionalità dell’atto di clemenza, quando interseca figure pubbliche controverse, non è mai neutra e sollecita inevitabilmente il dibattito sull'opportunità. Qualora emergessero lacune, omissioni o valutazioni incomplete nella fase preparatoria — di stretta competenza del Ministero della Giustizia — il quadro cambierebbe radicalmente. Se il Quirinale dovesse ritenere compromessa la correttezza del procedimento a causa di informazioni parziali o errate fornite da Via Arenula, si aprirebbe una crisi di fiducia senza precedenti. È bene ricordare che la grazia è un atto formalmente presidenziale, ma sostanzialmente istruito dal Ministero. Se gli accertamenti evidenziassero negligenze gravi, la posizione di Carlo Nordio diventerebbe difficilmente sostenibile. In un sistema di pesi e contrappesi, quando si incrina il rapporto fiduciario su atti così sensibili, le dimissioni non sono solo un’ipotesi, ma una conseguenza della logica istituzionale. Nel caso peggiore, assisteremmo a una frizione tra Quirinale e Ministero: un evento raro che mette a nudo la fragilità degli equilibri tra i poteri dello Stato. La questione, dunque, non riguarda solo una firma apposta su un decreto. È un test sulla credibilità delle istituzioni e sulla trasparenza delle procedure. ​Perché, in ultima analisi, il quesito non è solo se un atto di clemenza possa essere messo in discussione, ma quanto possa costare al Paese un errore quando a commetterlo è lo Stato stesso. 

G.S.

... 1° Maggio down!! ...

Il concertone del 1° Maggio a Roma è stato un fallimento. 

Uno spreco disumano, un'occasione persa. E non parlo di share, di numeri o di presenze, ma chi se ne frega di share, di numeri e presenze. 
Parlo del paniere di simboli che questo evento dovrebbe veicolare, specialmente verso le nuove generazioni. Il Primo Maggio è, o dovrebbe essere, tutela del lavoro, speranza in una tassazione equa, denuncia dei morti bianche, delle donne disoccupate e delle madri costrette a rinunciare alla carriera dopo il primo figlio. Sono "pipponi"? Forse per qualcuno sì. Ma questi "pipponi" sono i nostri diritti. Se accettiamo l'idea che discutere di diritti equivalga a annoiare il pubblico, stiamo spianando la strada al totalitarismo di domani. Il disinteresse verso la politica diventerà così profondo che in futuro potremmo ritrovarci a cedere volentieri il nostro potere a chiunque millanti di "saperne più di noi", senza neppure accorgercene! Partecipare al concertone e parlare di pipponi riferendosi ai diritti è una stronzata. E quando a guardarti dire qiesta roba sono milioni di giovani, è una stronzata e pure pericolosa. Così come lo è, la scelta di evitare termini come "partigiano" preferendo un generico "essere umano" perché considerato "divisivo". Attenzione anche qui, perchè è una strategia pericolosa. È il trionfo dell'equidistanza sulla posizione. È il tentativo di spegnere la coscienza critica in favore di una narrazione neutra che non disturba nessuno, ma che non costruisce nulla. Quando sul palco del lavoro si comincia a non voler disturbare, a dare spazio alla metrica dei follower e al successo commerciale, il messaggio che passa è che il valore di una persona risieda nella sua commerciabilità, non più nella sua dignità di lavoratore o cittadino. 
Noi invece non dobbiamo mai smettere di avere una coscienza politica. Non dobbiamo smettere mai di dare fastidio. 

 Lucia Coluccia.

... Udinese 2 - Torino 0 ...

Ad Udine i giocatori (?) della Cairese si sono presentati come ad una riunione fissata per sbaglio: ci sono andati ma non hanno capito perché. Qualcuno ha provato a fare qualcosa, più per riflesso che per convinzione, come quelli che applaudono quando atterra l’aereo, ma dopo venti minuti anche l’impegno era andato in archivio. La baracconata targata Cairo è ormai diventata un’arte minimalista: ogni anno si toglie un pezzo, ogni stagione si lima un’ambizione, si abbassa l’asticella come in un esperimento di sopravvivenza al ribasso. Una squadra totalmente svuotata di valori tecnici ed umani, come un quadro senza colore, lasciato lì a vedere se regge ancora appeso al muro. Quest’anno il capolavoro: salvezza con il secondo portiere dell’anno scorso, uno che non distingue un pallone da un goldone ed un cazzo da una corda e che anche oggi ci ha tenuto a dimostrarlo. Un campionato talmente sghembo e storpio che, a quattro giornate dalla fine, mezza classifica è già in ferie mentali: un’eternità da passare osservando partite inutili oppure dedicandosi ad altro. Questa tenzone ne è stato il manifesto: ventidue uomini in campo come comparse di un film senza trama, dove anche il regista ha perso interesse a metà delle riprese. L’Udinese vince senza sforzo e senza nemmeno sudare troppo: fa tutto la famiglia nel bosco in maglia granata, che in un sol colpo (dis)onora un campionato al quale non ha nei fatti partecipato, ed il Grande Torino che lunedì sarà salutato a Superga fra selfie, risatine, probabili insulti ai tifosi, ricchi premi e cotillons. 
 Una tifoseria seria pretenderebbe che questi cialtroni su quel colle non si presentassero nemmeno. Ma abbiamo smesso da tempo di esserlo: siamo diventati spettatori rassegnati di un lento naufragio, seduti sul ponte mentre l’acqua sale. 

 Morto il Toro. Morti noi. 

 E andate tutti a fare in culo. 

 Ernesto Bronzelli.