sabato 11 luglio 2026

... l'uovo di Colombo! ...

Le prime crepe dell'uovo di Colombo 


 Il Campo Largo ha finalmente liberato tutta una serie di personalità un po' costrette nel recinto dell'invisibilità mediatica. Frequentare la solitudine del pensiero critico non dà grandi soddisfazioni carismatiche in effetti. E dunque la trovata geniale per accodarsi al Campo Largo è l'entrismo partecipativo. Cioè condizionare, grazie alle proprie ed enormi capacità persuasive, il centrosinistra per convincerlo dell'esattezza di alcune criticità del sistema. Come è stato possibile non averci pensato prima? L'uovo di Colombo era lì, proprio a portata di mano. Peccato però che, nonostante i continui sermoni esplicativi di questi infaticabili ottimisti, la realtà già appare nuda e cruda. A un timido accenno di Giuseppe Conte sulla pretestuosità di alcune posizioni riguardo la Russia, tanto per giustificare guerre e riarmo, ecco che è partita di slancio la controffensiva democratica. Una fuoco di fila a più voci condanna le parole dell'avvocato del popolo, fino a mettere in discussione l'alleanza stessa e il prossimo comizio congiunto. La Russia non deve partecipare alle Olimpiadi, per sempre. Così si esprime il bellicismo democratico. Appare chiaro chi detta la linea e chi si deve adeguare. Quindi, come qualcuno sommessamente provava a ribattere di fronte a quell'esercizio prestazionale rappresentato dalla litania spiegona degli ottimisti, la questione Partito democratico non si risolve con una Pina Picerno qualsiasi e la questione alleanze non si liquida con l'accantonamento del renzismo. Il punto critico sono proprio il Partito democratico e la sua pertinenza manipolatoria rosé chiamata AVS. I democratici rappresentano il perno strutturale del sistema che ha il dovere di garantire la supremazia della sfera sovranazionale. Loro, quei dirigenti così educatamente levigati non fanno nient'altro e non servono a nient'altro se non alle loro truppe cammellate, chiamate alle armi a ogni tornata elettorale. Il Pd, insomma, deve assicurare stabilità istituzionale, motivo per cui non potrà mai rinunciare al Quirinale. Il giochino è molto semplice. Creare un'alleanza per disinnescare i pochi elementi di novità politica portati dai 5Stelle in questi anni. E cioè intimidirli per minimizzare quello sguardo più attento alla democrazia economica e correggere una postura meno asservita alle leggi della Ue e della Nato. Il progressismo di sinistra, difatti, ha partecipato a tutte le controriforme reazionarie degli ultimi trent'anni. Tutte, nessuna esclusa. Ma non lo ha fatto causa l'irruzione di stravaganti personaggi sempre attenti a insultare il vecchio vocabolario socialista. Il Pd ha costruito la dittatura dei mercati e dei vincoli esterni grazie all'opera scrupolosa dei suoi generali più genuinamente di sinistra. Bersani rappresenta il prototipo di questa illusione ottica. Il posizionamento del Partito democratico sui diritti economici e sulla politica internazionale è esiziale per la sua sopravvivenza. Qualora tradisse il mandato per cui vive, scomparirebbe in venti secondi contati. Libera circolazione dei capitali, europeismo e americanismo imperiale. E da qualche anno guerra alla Russia. Questi i dogmi indissolubili. Quindi quante dosi di ottimismo appiccicaticcio ancora dovremo ascoltare prima di una presa di coscienza definitiva sul ruolo antisocialista della sinistra italiana? Quanto tempo dovrà passare prima di comprendere che è proprio lei il problema politico del Paese e che non c'è alcun entrismo che tenga di fronte ai suoi interessi costitutivi? Quanti fascismi dovranno affacciarsi per capire che questi fioriscono quando l'orizzonte socialista scompare dallo sguardo della politica? Nessun potere è stato mai scalzato dall'interno. Nessuno. Fossi stato a Napoli mi sarei accodato a quella contestazione, a quei sonori e meritati fischi. Ovviamente ignorati da Gruber e sodali, da quel circo civilizzato di casa a La7, sempre pronto, al contrario, nel dar voce, spazio e credibilità mediatica a generali da operetta, comunque orgogliosamente fedeli alla Nato, perché il ricatto sull'antifascismo sia sempre in prima pagina a corrompere il consenso. Non sia mai che qualcosa spunti all'esterno del sistema. Meglio continuare a spiegare quanto è saggio l'entrismo. 
E spiega dai. 

 Ferdinando Pastore.

... siamo arrivati!!! ...

venerdì 10 luglio 2026

... - Euro 917,00!!! ...

Milano, 10 luglio 2026 


OGGETTO: Pratica di disconoscimento n. 010252026000949919 


Gentile Cliente CURTA RENATO, 


ci riferiamo alla pratica nr 010252026000949919 relativa al disconoscimento delle operazioni eseguite tramite l'utilizzo dei seguenti rapporti: carta pagamento nr. 516795******1662 per l'importo totale di Euro 917,00, che le è già stato accreditato dalla Banca in attesa delle opportune verifiche. 

Abbiamo rilevato che le informazioni fornite con il modulo di disconoscimento non risultano tra loro coerenti in quanto, nello stesso modulo inizialmente lei dichiara di non avere eseguito tali operazioni, mentre nella denuncia è stata fornita una descrizione diversa della dinamica dell'evento. Considerata tale difformità, la invitiamo a rivolgersi alla sua filiale/gestore che le fornirà il necessario supporto. 

Sulla base delle informazioni finora da lei rilasciate, non possiamo accogliere la richiesta di disconoscimento. 
Provvediamo pertanto all'addebito dell'importo che le avevamo accreditato all'apertura della pratica.




... Auguro al BASTARDO che mi ha colpito di morire tra atroci sofferenze e, per quanto mi riguarda, spero che questo periodo di Merda finisca, prima o poi!!!

... intervento ...

Avete visto che polverone? In Italia basta mettere in discussione i miliardi buttati per la corsa al riarmo per finire bersaglio di attacchi da tutte le direzioni. Io lo confermo: non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci e che quindi la nostra emergenza sia buttare montagne di miliardi per una affannosa corsa al riarmo. Mi preoccupano altre minacce. Il crollo dei salari rispetto al 2021, i costi energetici che mandano sul lastrico le aziende, i 130 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate aumentate in appena due anni, le file in ospedale, il record storico di persone in assoluta povertà. Comunque se il problema è quel che dico io potete rileggere la dichiarazione di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa San Paolo: "se mi si chiede qual è la priorità dico il sociale, non la difesa militare. Vedendo 95mila bambini in famiglie con reddito sotto i 15mila euro, il fatto che stiamo ragionando su come aumentare le spese per le armi mi fa sentire in imbarazzo da cittadino italiano". Quanto alla minaccia russa nei confronti dei Paesi europei, che i potenti comparti industriali e finanziari che ne traggono profitto economico hanno interesse ad alimentare sempre più, si può leggere la valutazione del comandante Nato Grynkewich secondo cui "la Russia non sta cercando un conflitto". Io e la mia comunità politica continueremo a contrastare la folle logica del riarmo e tutta la retorica che la accompagna per interessi che sono molto lontani da quelli reali dei cittadini. Su questo fronte, basterebbe costruire una difesa comune europea per ottenere un notevole risparmio delle spese militari. Ma soprattutto non dovremmo perdere tempo nel designare – sono passati ormai due mesi e non abbiamo ancora un nome – un delegato europeo per negoziare con la Russia, visto che la diplomazia non costa nulla e la storia ci insegna che è efficace, ben più del riarmo, per assicurarci un futuro di pace e di effettiva sicurezza. Se ne facciano tutti una ragione. 


 Giuseppe Conte.

... il costo della "paura" ...

Ad Ankara non si è discusso di pace. Si è stabilito quanto dovrà costare la "paura". I capi hanno sorriso davanti alle telecamere, si sono stretti le mani, hanno pronunciato la parola sicurezza. È una parola elegante. Sta bene nei comunicati ufficiali. Trump ha ottenuto ciò che voleva. Un’Europa più povera, più armata, più dipendente. Non ha cercato alleati. Ha preteso clienti. E l’Europa ha accettato. Naturalmente anche l’Italia. Ci raccontano che aumentare le spese militari significhi proteggere l’interesse nazionale. Come se una nazione fosse più sicura quando rinuncia alle scuole, agli ospedali, al lavoro, per riempire i depositi di missili. Come se il futuro potesse essere custodito dentro un arsenale. L’Occidente somiglia ormai a un vecchio sovrano che continua a sedersi a capotavola, senza accorgersi che gli invitati hanno imparato a mangiare altrove. Il mondo è cambiato. Sono cresciute nuove potenze, nuove economie, nuove tecnologie, nuove forme di influenza. Altri Paesi hanno smesso di muoversi dentro confini tracciati da altri. Hanno scelto di parlare con la propria voce. Ed è proprio questo che non viene perdonato. Perché il vero scandalo, agli occhi di chi ha comandato per secoli, non è l’esistenza di altri modelli. È la possibilità che quei modelli funzionino senza inchinarsi. Così, quando non si riesce più a guidare il mondo con il prestigio, si prova a governarlo con il timore. Quando la cultura non seduce più, si mostra il ferro. Quando il consenso si spezza, si fabbrica un nemico. Il riarmo non è il segno della forza occidentale. È il sintomo della sua inquietudine. La febbre di un sistema che sente sfuggirgli il tempo e, invece di cambiare, prepara il conflitto. L’America teme di non essere più indispensabile. L’Europa teme di restare sola. Da queste due paure nasce un patto triste. Una comanda, l’altra paga. La NATO non protegge più soltanto un confine. Difende una gerarchia. Sorveglia un ordine che si sta consumando, ma pretende ancora obbedienza e tributi. E i governi europei si adeguano. Pronunciano parole solenni. Patria, libertà, responsabilità. Poi consegnano bilanci, industrie e futuro a un progetto che non appartiene ai loro popoli. La sovranità viene celebrata nei discorsi e ceduta nei fatti. Ci diranno che non esisteva alternativa. È la frase preferita di chi ha già deciso al posto nostro. Intanto le spese militari cresceranno. Le risorse civili diminuiranno. I sacrifici avranno il volto della gente comune. A chi governa resteranno i palazzi sorvegliati. A chi specula, i profitti. A chi produce armi, nuovi mercati. Agli altri resterà il conto. Ci sono epoche in cui i popoli vengono condotti verso il pericolo al suono delle fanfare. Questa è più cupa. Non ci sono inni. Soltanto grafici, percentuali e dichiarazioni prudenti. La guerra oggi arriva in giacca e cravatta. Parla di stabilità. Sorride. E mentre i potenti celebrano l’unità ritrovata, 

l’Europa si allontana lentamente da se stessa. Non cade. Si consegna. 


( Illustrazione di Paweł Kuczyńsk via Pinterest )

... finalmente!! ...

... domani mattina si parte per Mattie ... ore 8 e 30 come da orario fissato dal Comandante Antonio (FUCK ALL THEM!!).

giovedì 9 luglio 2026

... una vergogna!!! ...

Non ci andare Giovanna, non ci andare. Questo le aveva detto suo padre Pasquale quando Giovanna gli aveva detto che iniziava a lavorare nella fabbrica di materassi di Biagio Miceri, a Montesano sulla Marcellana. Pensava che la figlia fosse troppo giovane, che quel salario di 1,5 euro l’ora (due per le sue colleghe maggiorenni) fosse una vergogna, che lei doveva studiare per migliorare il suo futuro. Ma Giovanna voleva darsi da fare, voleva aiutare i suoi genitori, padre forestale e madre disoccupata, a mandare avanti la famiglia e così alla fine aveva accettato quello stipendio così basso e quelle condizioni di lavoro terrificanti proposte da Miceri. Non era solo un lavoro mal retribuito ed in nero, si trattava di stare ore e ore, anche più di dieci, in un sottoscala non arieggiato pieno di materiale infiammabile. L’azienda, totalmente illegale, non era registrata presso nessun ufficio pubblico, il locale privo delle elementari norme di sicurezza, i contratti verbali, spesso disattesi, i libretti di lavoro addirittura sequestrati. Insomma un ambiente malsano da ogni punto di vista nel quale donne di ogni età passavano l’intera giornata per portare a casa una ventina di euro. E fu in quell’ambiente che finì la vita di Giovanna e di una sua collega, Annamaria Mercadante, di 49 anni. Nella fabbrica di materassi c’era un impianto elettrico vecchio e non a norma e numerosi materiali infiammabili. E così il 5 luglio del 2006, quando probabilmente un cortocircuito, intorno alle dieci e mezza fece divampare le fiamme, queste presto avvolsero l’intera struttura. Biagio Miceri si diede subito alla fuga abbandonando le sue operaie in mezzo ai fumi. Due di loro riuscirono a fuggire: non Giovanna che, forse per spegnere l’incendio o più probabilmente per salvare Annamaria, collega alla quale era legatissima, tornò sui suoi passi e rimase intrappolata tra le fiamme. Le due donne si rintanarono nel bagno e lì morirono soffocate a causa di una combinazione di monossido di carbonio, benzene e acido cianidrico. Ovviamente non vi erano porte di sicurezza e nemmeno estintori, anzi i vigili del fuoco giunsero appena in tempo per arginare l’incendio prima che arrivasse alle bombole di gas lasciate sulla porta della fabbrica abusiva. Bombole che avrebbero fatto saltare in aria l’intera palazzina - comprese le scuole elementari pubbliche lì presenti. Tutti in paese sapevano della fabbrica abusiva, comprese le istituzioni. I vigili locali l’avevano multata per non aver pagato alcune imposte comunali ma non avevano certo chiamato l’ispettorato del lavoro o fatto una denuncia, mentre il sindaco di un comune vicino era la persona che aveva “procurato l’impiego” a Giovanna. Giovanna, morta a 15 anni per un euro e mezzo l’ora. 

Cronache Ribelli