venerdì 8 maggio 2026

... L'eccidio di Milano! ...

MILANO 6 - 9 MAGGIO1898 L'ECCIDIO. 
L'ESERCITO ITALIANO SPARA CONTRO IL POPOLO E I LAVORATORI MILANESI. 


Tra il 6 e il 9 maggio 1898 i lavoratori di Milano scendono nelle piazze per protestare contro il governo, l'aumento del prezzo del pane, per il lavoro. Le manifestazioni sono molto partecipate e per paura la città viene posta in stato d'assedio. Il comando viene affidato al generale Fiorenzo Bava Beccaris, comandante del III°Corpo d'Armata, che dopo la strage verrà soprannominato "il macellaio di Milano", premiato dal re Umberto I per il servizio reso e nominato senatore del regno. Dopo avere assunto i pieni poteri darà l'ordine di fare fuoco sui manifestanti anche con i cannoni. 400 saranno le vittime dei "cannoni di Bava Beccaris". Una vera e propria strage anti socialista. Esercito italiano contro altri cittadini e lavoratori italiani disarmati. Una macchia nera che peserà per sempre sulla sua storia. In numerose zone si erigono barricate: Porta Venezia, Porta Vittoria, Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Garibaldi. Piazza del Duomo diviene un bivacco dell'esercito mentre scattano numerosi arresti tra lavoratori, sindacalisti, politici, giornalisti, per un totale di 1750 persone. Scariche di fucileria, cariche di cavalleria e colpi di cannone sono le uniche risposte che il potere reazionario e anti socialista è in grado di offrire alla fame del popolo di Milano. L'enormità della repressione giunse al punto di cannoneggiare il convento dei Cappuccini in zona Monforte dove erano ricoverati poveri, mendicanti e anziani, tutti poi arrestati. I moti di Milano si estesero ad altre città della Lombardia fino ad arrivare al confine svizzero, tanto da far temere, da parte delle autorità italiane, un'invasione di lavoratori italiani provenienti dalla Svizzera. Solo il 10 maggio l'ordine venne ristabilito con il criminale esito di 400 morti e innumerevoli feriti gravi. Tra i morti vi furono, donne, bambini e anziani rei solo di affacciarsi alle finestre per osservare gli scontri nelle strade ma presi di mira dai cecchini dell'esercito. Anche un militare perì nella strage di Milano, Graziantonio Tomasetti, fucilato su ordine del Bava Beccaris perchè si rifiutò di sparare sulla folla inerme. 

Ieri come oggi il potere dei tiranni e dei loro servi non è cambiato. 

Ora e sempre Resistenza.

... indegno farabutto!! ...

Ci siamo indignati tutti per le parole indegne che è riuscito a vomitare La Russa sulla Global Sumud Flotilla, ma forse le parole migliori le ha trovate ieri Corrado Formigli a Piazza Pulita. 


"Questo è il nostro Presidente del Senato, seconda carica dello Stato" ha esordito. "Allora, caro Presidente La Russa, è vero, le flottiglie non hanno recapitato gli aiuti perché sono state bloccate, abbordate in acque internazionali dalla Marina Militare Israeliana, gli equipaggi sono stati alcuni arrestati, altri portati in Grecia. La volta scorsa andò molto peggio. Furono arrestati in Israele, furono picchiati, furono abusati, furono privati di alcuni bisogni essenziali. Mi domando: com'è che uno che ha, aveva, ha avuto in gioventù una passione politica così forte come lei e anche qualcosa di più di una passione politica, ma lasciamo stare, come possa lei non capire che è politica anche battersi, come fanno questi giovani, in senso politico alto, per sensibilizzare i governi contro delle violazioni internazionali continue e delle guerre illegali che sta portando avanti lo Stato di Israele, violazioni incessanti del diritto internazionale. E mi domando se lei non creda davvero, come non faccia a rendersi conto, che è sbagliato ma anche offensivo irridere chi mette il proprio corpo su una barca proprio a baluardo di una causa nobile, che è appunto quella di sensibilizzare l'opinione pubblica su queste violazioni del diritto internazionale nel vuoto drammatico dell'Europa di questi tempi, per spingerli a fare qualcosa contro la guerra. In Italia e in tutto il mondo democratico si stanno riducendo gli spazi di protesta, in Italia con i decreti sicurezza ripetuti, con l'etichettare le manifestazioni di giovani per Gaza come manifestazioni antisemite, nell'etichettare come terroristi quelli che protestano magari in difesa di un centro sociale, in una fase in cui i centri sociali, comunque gli spazi di discussione, vengono sistematicamente sgomberati. In America, con le pattuglie dell’ICE che fanno vere e proprie esecuzioni per le strade, fanno vere e proprie deportazioni, non mi risulta Presidente La Russa di aver sentito una sua parola. Né sua né del governo Meloni, di cui lei è espressione di quella maggioranza. Non mi risulta che lei alzò la voce o disse una parola quando cittadini italiani a settembre e ottobre furono abbordati e deportati in un carcere israeliano e tra loro c'era la nostra giornalista Emanuela Pala. Lei ci ha raccontato bene quello che è successo allora: donne a cui è stato tolto qualunque servizio igienico essenziale, persone a cui sono state date da mangiare cibo scaduto e cibo per cani, donne con il ciclo a cui non sono stati dati neanche gli assorbenti, donne chiuse dentro delle gabbie sotto al sole senza nessun capo di imputazione. Non abbiamo sentito una parola. Voi sarete anche il governo dei patrioti, ma in quel caso siete stati il governo dei patrioti completamente muto. Allora si può essere d'accordo con chi accusa Israele di genocidio, di apartheid, oppure anche non essere d'accordo con queste definizioni e non irridere mai in nessun caso chi pacificamente sale su una barca oppure va in piazza per protestare e difendere chi oggi viene detenuto senza lo straccio di un reato. Oggi ci sono due cittadini, un brasiliano e un europeo, che sono nelle carceri israeliane senza un capo di imputazione. E forse lei di fronte a questo fatto, all'ingiusta detenzione senza capo di imputazione in Israele, dovrebbe usare questa parola: barbarie. Perché di questo si tratta, anziché deridere chi semplicemente non la pensa come lei o non vota per voi". 

Fossi in La Russa tacerei per I prossimi dieci anni. Sulla questione p@lestinese e non solo. 

 Mario Imbimbo.

... Querele temerarie ...

𝐐𝐮𝐞𝐫𝐞𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐞𝐫𝐚𝐫𝐢𝐞: 𝐢𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐮𝐝𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Il 7 maggio è scaduto il termine per recepire la direttiva anti-SLAPP, nata in memoria di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese assassinata dopo anni di querele ricevute da politici. L'Italia non ha recepito nulla. La notizia sarebbe già abbastanza. Solo che lo stesso giorno Matteo Piantedosi depositava una querela contro il direttore di Dagospia, per aver scritto della relazione con Claudia Conte. Nella stessa settimana Carlo Nordio avviava un'azione civile contro Bianca Berlinguer e Mediaset, perché Sigfrido Ranucci aveva citato una fonte su una presunta visita del ministro in Uruguay. Ranucci si era poi scusato; Berlinguer no. Questo bastava. Due ministri che querelano giornalisti nello stesso giorno in cui il governo manca la scadenza europea sulle querele temerarie. L'Italia è il paese con più SLAPP censite in Europa: 26 casi nel 2023, 21 nel 2024. Il 44,6% delle allerte legali monitorate dal consorzio Media Freedom Rapid Response è promosso da attori politici. Sono loro la componente più attiva tra chi usa la legge come arma. Il governo intende recepire la direttiva al minimo: solo per i casi transfrontalieri. Il 90% delle SLAPP italiane ha però carattere nazionale. Un recepimento così è un ombrello che si apre solo quando non piove. È Nordio, il Guardasigilli, il nome a cui è indirizzata la lettera di diciassette organizzazioni che chiedono un tavolo sul recepimento. È lui a usare il tribunale per rispondere a una puntata in cui aveva già avuto replica in diretta. La logica è quella della soddisfazione del potente, non della giustizia come istituzione.

... editoriale ...

SPAGNA BATTE ITALIA 

 EDITORIALE DI MARCO TRAVAGLIO 
 IL FATTO QUOTIDIANO 


 Se fosse uno scherzo, sarebbe di pessimo gusto. Ma è tutto vero. Il governo italiano e la Commissione europea fanno a gara a risparmiare qualsiasi sanzione al governo sterminatore d’Israele, mentre sanzionano la Russia e ne perseguitano gli artisti alla Biennale di Venezia. Intanto il governo spagnolo porta in trionfo Francesca Albanese, cittadina italiana e relatrice Onu sui territori palestinesi occupati, e chiede all’Ue di proteggere legalmente con lo “Statuto di blocco” sia lei sia i giudici della Corte penale internazionale sanzionati dagli Usa per aver fatto il proprio lavoro: la Albanese per aver stilato rapporti per l’Onu sulle condizioni terrificanti dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania; i giudici della Cpi per aver spiccato mandati di cattura per Netanyahu e i suoi complici (l’avevano fatto per molto meno anche per Putin&C., ma quello andava bene a tutti). “La Spagna – ha detto il premier spagnolo Pedro Sánchez, anticipando la lettera scritta alla Von der Leyen – non sta zitta né distoglie lo sguardo: è un’ora decisiva per il diritto internazionale. Sono state imposte mesi fa sanzioni ai giudici della Cpi e alla relatrice per la Palestina per aver fatto il proprio dovere: hanno difeso il diritto internazionale contro il genocidio a Gaza e la loro vita è diventata un calvario”. Ma “se l’Ue attivasse subito lo Statuto di blocco, le sanzioni sarebbero neutralizzate. Madrid è al lavoro per ottenere l’appoggio di altri Stati in vista del Consiglio europeo del 18 giugno. L’Ue non può restare con le braccia conserte di fronte a questa persecuzione”. Invece la commissione Ursula – che gode dell’appoggio del governo Meloni e pure del Pd – non muove un dito neppure dinanzi all’appello del leader di uno dei suoi Stati membri. Del resto la maggioranza dei Ventisette, Italia e Germania in testa, s’è appena opposta financo a sospendere l’Accordo di Associazione Ue-Israele. E sia la Commissione Ue sia il governo italiano non dicono né fanno nulla di concreto contro il sequestro degli attivisti della Flotilla, illegalmente detenuti a Askhelon dopo essere stati rapiti dai pirati di Netanyahu in acque europee su una barca italiana, cioè sul nostro territorio sovrano. Anche quell’abominio lo denuncia solo Sánchez. Ora le chiacchiere stanno a zero. Anziché protestare contro il governo e recitare la solita filastrocca “riferisca in Parlamento”, il Pd ha una sola cosa da fare: passare all’opposizione della Commissione Ursula e chiedere al Pse di fare altrettanto. E magari, se gli reggono le gambe, appellarsi a Mattarella perché dica una parola contro le sanzioni Usa all’italiana Albanese e il rapimento degli attivisti su una nave italiana. 

Sempreché non sia troppo impegnato con la grazia alla Minetti. 

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giovedì 7 maggio 2026

... mitico SANCHEZ!! ...

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha fatto qualcosa che né l’Italia né nessuno in Europa ha avuto il coraggio di fare. Poco fa Sánchez ha formalmente chiesto alla Commissione Europea di attivare lo Statuto di Blocco per rendere immediatamente inefficaci sul territorio europeo le sanzioni americane nei confronti della relatrice Onu per i territori palestinesi occupati e dei magistrati dell’Aja che hanno messo sotto processo il governo israeliano. 
Quello che avrebbe dovuto fare la sedicente sovranista Giorgia Meloni verso una sua cittadina coraggiosa, lo ha fatto ancora una volta Sánchez. Con parole che inorgogliscono solo chi è spagnolo: 

“La Spagna non tace e non guarda dall’altra parte. Siamo davanti a un momento decisivo per il diritto internazionale. Da mesi vengono imposte sanzioni contro giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale e contro la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, Francesca Albanese. Sanzioni per aver svolto il proprio dovere. Sanzioni per aver difeso il diritto internazionale di fronte al genocidio a Gaza. Sono misure dalle conseguenze molto concrete: conti bloccati, restrizioni alla libertà di movimento, isolamento professionale. In altre parole: impedire che svolgano il loro lavoro in modo indipendente. L’Unione Europea deve smettere di restare a braccia conserte davanti a questa persecuzione. Per questo, oggi, chiediamo alla Commissione Europea di attivare lo Statuto di Blocco, affinché queste misure abusive non abbiano effetto in Europa. Va fermata ogni minaccia contro chi combatte le atrocità che si stanno commettendo in Palestina. Mentre alcuni tentano di demolire con la forza l’ordine internazionale, la Spagna continuerà a difendere i diritti umani e le persone e le istituzioni che lavorano perché siano rispettati”. 

Menomale che oggi, in questo mondo che rotola al contrario, esiste uno statista del calibro e dello spessore umano e politico di Pedro Sánchez. 

Lorenzo Tosa

... scintille in famiglia!! ...

𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐍𝐨𝐫𝐝𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐁𝐞𝐫𝐥𝐮𝐬𝐜𝐨𝐧𝐢. 𝐃𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐚𝐥𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐬𝐞 𝐬𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨, 𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐠𝐚 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Il ministro della Giustizia porta in tribunale l'emittente del proprio alleato di governo. La vicenda che genera la mossa - la grazia a Nicole Minetti, la puntata di Cartabianca, le scuse di Ranucci e il silenzio di Berlinguer - è già nota. Quello che vale capire è altro: perché il bersaglio è Mediaset e non Sigfrido Ranucci. Ranucci si era scusato. Bianca Berlinguer no. Fin qui la cronaca. Solo che Berlinguer non lavora per una televisione qualsiasi: Mediaset è la rete di Piersilvio Berlusconi e Marina Berlusconi, eredi diretti di Silvio Berlusconi, fondatore del partito alleato che siede nel governo. Colpire Mediaset significa mandare un messaggio alla famiglia che controlla Forza Italia, che ha i voti che tengono in piedi l'esecutivo. Secondo Il Fatto Quotidiano, gli uffici del ministero hanno trattato con alti dirigenti di Mediaset, a loro volta in contatto con Piersilvio, nelle ore prima dell'annuncio. La causa era preceduta da una trattativa. Il messaggio era già scritto: le scuse si chiedono, e se non arrivano si va in tribunale. Lo scontro tra Meloni e i Berlusconi covava da tempo. Il caso Minetti ha incrinato qualcosa: Mediaset aveva ospitato Ranucci, Meloni aveva parlato di «spettacolo indegno», FdI aveva ricevuto indicazione di disertare le trasmissioni del Biscione. Nordio ha premuto sul nervo che c'era già. La sede civile, dove basta il danno all'immagine, è scelta con cura. Il risarcimento andrà in beneficenza: il gesto è sobrio, il messaggio no. 
Dentro la coalizione, le scuse non sono un atto di cortesia. Sono una dichiarazione di fedeltà.

... tempo di rimpianti!! ...

DA BERLINGUER A SCHLEIN E TANTI ALTRI.. 


Non è stata una fusione, è stata un’annessione silenziosa, un’evaporazione programmata nei laboratori del potere. Un lento, elegante suicidio assistito compiuto nei salotti dove il rosso delle bandiere si è sbiadito fino a diventare un rosa pallido, buono appena per le tappezzerie dei ministeri. Siamo partiti dalla sobrietà di Enrico, da quella questione morale che era un modo di stare al mondo e un’idea di dignità, per arrivare a una sinistra che ha scambiato il conflitto sociale con l'armocromia e la difesa del lavoro con le slide dei tecnocrati. In mezzo c’è il disastro di un’operazione chirurgica mal riuscita: l'innesto degli ex democristiani che non si sono limitati a entrare in casa, ma hanno letteralmente fagocitato il partito, portando con sé il vizio atavico del compromesso senza principi. Hanno inventato la formula magica del "centro-sinistra", un contenitore vuoto dove la sinistra ha smesso di essere il motore del cambiamento per diventare il vagone di coda di un centrismo annacquato di destra. Sotto la guida di questi nuovi gestori del consenso, si è consumato il tradimento più profondo: una negoziazione permanente al ribasso sulla pelle e sul benessere delle persone. In nome di una presunta "governabilità", hanno barattato i diritti dei lavoratori con la flessibilità selvaggia e lo stato sociale con le compatibilità di bilancio. È stata una lenta ritirata strategica dove, a ogni passo indietro, si rassicuravano i mercati e si abbandonavano le periferie, trasformando la politica in una gestione burocratica dell’esistente che ha tolto speranza a chi non ha voce. Questa mutazione antropologica, guidata da una classe dirigente che ha inseguito il neoliberismo con lo zelo dei neofiti, ha creato un vuoto pneumatico di rappresentanza. Hanno chiamato "progresso" lo smantellamento delle tutele e "modernità" la precarietà esistenziale, spianando di fatto un’autostrada alla rabbia e alla frustrazione. È in questo deserto di idee e di anima che si è preparato il terreno per l'ascesa di questa destra post-fascista: la colpa storica di una sinistra fagocitata dal centro è stata quella di aver offerto su un piatto d'argento il monopolio della protezione sociale a chi oggi ne usa la retorica identitaria per nascondere il vuoto. Oggi resta una sinistra che corre affannata dietro ai sondaggi, guidata da volti che sembrano usciti da un casting pubblicitario, incapaci di ritrovare il contatto con la terra e con il dolore reale. Eppure, pur tra mille emozioni di disprezzo per questo mortificante percorso politico, la gente si ritrova costretta a fare il tifo per l'attuale tentativo (sincero?) di rintracciare qualche valore di sinistra. È una scelta di campo amara, quasi obbligata, ma questa precaria impalcatura politica che si ha davanti è l’unica diga al momento disponibile per le persone, l’unico argine che si frappone tra il Paese e il ritorno dei fantasmi del fascismo. Alla gente tocca fare il tifo, quasi per legittima difesa, in attesa che una sinistra vera, quella che oggi non ha voce né rappresentanza, riesca finalmente a crescere e a conquistare l’attenzione di una popolazione stanca, delusa e che non sa più dove sbattere la testa. 

Buona fortuna a chi ci prova, a chi ci spera e a chi ci crede, ne ha bisogno il Paese. 

Mauro David.