mercoledì 11 febbraio 2026

... vergogna abissale!! ...

𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞́ 𝐢𝐧𝐝𝐚𝐠𝐚𝐭𝐚, 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐚𝐟𝐨𝐧𝐚 

iI buongiorno di Giulio Cavalli per Left 

La turista al ministero del Turismo, Daniela Santanché, è indagata per bancarotta. Per la precisione, la ministra del Turismo è indagata in un nuovo caso di bancarotta, sempre a Milano, per il fallimento della società Bioera, che si occupava di cibo biologico. È la seconda inchiesta per bancarotta che coinvolge direttamente la ministra. L’altra riguarda invece Ki Group srl, un’altra società dello stesso gruppo e controllata da Bioera stessa. Poi c’è anche un rinvio a giudizio per la vicenda Visibilia in cui Santanché è indagata per falso in bilancio. Il governo Meloni, addirittura Meloni stessa, negli ultimi mesi ha martellato persone colpevoli di scendere in piazza a manifestare il proprio dissenso, anche se pacifici. Negli ultimi mesi il governo Meloni, e Meloni stessa, hanno messo alla gogna coloro che denunciano il genocidio a Gaza. Negli ultimi mesi il governo Meloni, e Meloni stessa, hanno attaccato storici, cantanti, professori universitari, giornalisti (a iosa) e un’altra dozzina di persone di diverse categorie professionali per avere espresso delle idee. Nelle ultime ore il governo Meloni, e Meloni stessa, hanno sprecato quintali di fiato e inchiostro per difendere un comico scarso che si è autocensurato a un festival canoro. Da mesi la presidente del Consiglio non trova un alito, nemmeno una virgola, per parlarci di una ministra che, come unRe Mida al contrario, ha trasformato in fallimento molte delle sue attività imprenditoriali. 
Meloni che parla di tutto, quella con il pugno duro, scodinzola di fronte alla sua ministra. 
Bene, dai.

... toccare il fondo!! ...

𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨-𝐂𝐨𝐫𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐬𝐩𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐚 𝐑𝐚𝐢𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐜𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐨 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

Quello che sta accadendo a RaiSport durante Milano-Cortina racconta molto più di una telecronaca sbagliata. Racconta un metodo. Racconta un’idea di servizio pubblico piegata alla fedeltà e all’obbedienza, svuotata di competenza, ridotta a vetrina personale. Paolo Petrecca che si auto assegna la telecronaca della cerimonia inaugurale, dopo aver fatto fuori il suo vice, non è una gaffe isolata: è l’atto finale di una gestione che la redazione giudica talmente intollerabile da ritirare le firme da servizi e telecronache, mettendo a nudo una frattura profonda e irreversibile. Quando una redazione intera decide di non firmare il proprio lavoro, il problema non è l’orgoglio ferito di un direttore. È il collasso di una catena di responsabilità. È la certificazione di un danno inflitto ai telespettatori che pagano il canone, all’azienda e a chi lavora. E il fatto che l’azienda reagisca con una convocazione e una moral suasion tardiva dice tutto sulla normalizzazione del disastro. Il governo osserva e tace, come sempre quando la Rai diventa terreno di occupazione. Perché Petrecca non è un incidente, è un prodotto coerente della stagione meloniana: dirigenti scelti per allineamento, protetti finché servono, sacrificabili solo quando l’imbarazzo supera la soglia di sopportazione. La protesta di RaiSport viene derubricata a “questione interna”, mentre Usigrai denuncia comportamenti antisindacali e altre redazioni esprimono solidarietà. Un servizio pubblico che censura i comunicati sindacali durante le Olimpiadi mostra il suo vero volto: la paura di perdere il controllo. Milano-Cortina doveva essere la vetrina dell’Italia. Sta diventando il promemoria di come questo governo tratta l’informazione: occupazione, incompetenza, silenzio. E quando i giornalisti arrivano allo sciopero, significa che la linea è stata superata da tempo.

... che pena, l'Italia!! ...

Pucci doveva andare a Sanremo. Lì si che lo si poteva misurare e dimostrare che è un comico indecente. 

Testo di Scanzi. 

In questo contesto storico devastante, il presidente del consiglio pensa bene di parlare e riparlare di tal Pucci, uno dei comici più deboli e scontati di questo paese (che proprio in quanto debole e scontato gode da anni di un discreto successo). Giorgia Meloni non parla mai di Gaza; non dice nulla sulle atrocità dell’ICE del suo amico Trump; si nasconde puntualmente tutte le volte che le chiedono dei disastri del suo governo su migrazione, sicurezza, lavoro, trasporti eccetera; ha impiegato giorni per profferire anche solo mezza parola sulle calamità in Sicilia. Poi però, non appena scopre che Pucci non andrà a Sanremo, scatta sull’attenti e blatera sproloqui a uso e consumo della sua claque più verbalmente violenta. Tale reazione, ovviamente, viene ricalcata anche dai giornali di destra, pronti a tratteggiare Pucci come martire della libertà di pensiero e vittima della dittatura del politically correct (ciao core). Deliri e disonestà intellettuali a raffica, di cui il primo a godere sarà proprio Pucci, pronto a riempire ancora di più i palazzetti, sfruttando quello stesso “effetto Vannacci” che portò il generale a stravendere il suo libro d’esordio. La litania del “povero martire di destra” è stata salmodiata anche da Salvini, incidentalmente vicepresidente del consiglio e ministro; Tajani (idem come sopra); e La Russa, addirittura presidente del Senato e seconda carica dello stato, che ha trovato pure il tempo per telefonare a Pucci esortandolo a cambiare idea (per fortuna non l’ha cambiata). Ora: restare seri in questo paese, dove tutto diventa farsa a partire dalla tragedia, risulta sempre più complicato. Però proviamoci. Prima di tutto, essendo stato tra i primi a criticare (artisticamente) la scelta di Carlo Conti di affidarsi a Pucci come uno dei co-conduttori sanremesi, ribadisco che su quel palco ce lo avrei voluto e non ho mai chiesto la sua censura. Quella la chiedono gli idoli di Pucci. Lui doveva andare eccome a Sanremo: è un comico debolissimo (vale se va bene un centesimo di Giorgio Montanini) e ha fatto bodyshaming spinto e battute da trivio su Schlein, Bindi, eccetera, ma se lo ha scelto il direttore artistico, lui a Sanremo ci va. Fine. Se poi ha ricevuto insulti e minacce, ha la mia solidarietà (quella solidarietà che Pucci mai ha dedicato alle sue vittime). Ciò detto e ribadito, l’idea che questa Italia con le pezze al culo (ops) perda tempo a parlare di Pucci, dà la misura di quanto siamo ridotti male. E qui la colpa è tutta di Meloni e derivati. La Meloni che adesso frigna per Pucci, è la stessa che due anni fa attaccava la sinistra perché “in un’Italia piena di problemi” parlava del monologo sul 25 aprile di Scurati? E’ la stessa che vuole la libertà per i comici, ma ha chiesto al satirico Daniele Fabbri 20mila euro per danni psicologici con una querela temeraria? O è la stessa che, quando era all’opposizione, non voleva che Rula Jebreal facesse “un monologo senza contraddittorio” a Sanremo “a spese dei contribuenti”? Meloni parla ora – seriamente! – della cacciata di Pucci come prova di una “spaventosa deriva illiberale della sinistra” (e sì che il suo governo, di derive illiberali, pare intendersene parecchio). Lo fa per tre motivi, tutti banali e puerili come lei. Il primo è che Meloni soffre da morire il fatto che, negli ultimi ottant’anni, la destra non ha partorito culturalmente quasi nulla (infatti gli tocca celebrare un pesce piccolissimo come Pucci). E questo la manda proprio via di testa (da qui il suo continuo blaterare di “egemonia culturale di sinistra”). Il secondo motivo è che Meloni è una delle più grandi frignone del mondo e adora rifugiarsi nel vittimismo. Il terzo è che tutto (le) serve come arma di distrazione di massa. Tutto. Persino Pucci. L’importante è spostare l’attenzione dal sistematico e smisurato fallimento del suo governo. Che pena. 

(Uscito oggi sul Fatto Quotidiano)

 Paolo Ranzani.

martedì 10 febbraio 2026

... cercasi petomane! ...

Editoriale di Marco Travaglio

 - 10 Febbraio 2026 

CERCASI PETOMANE 

“La Bbc non mi piace, ma non posso farci niente”. Così rispondeva Margaret Thatcher a chi le chiedeva un commento sulle critiche della tv pubblica al suo governo. Noi speriamo sempre che quando a un politico italiano viene chiesto di questo o quel programma tv, o giornalista, o artista che lo critica rispondesse così. Invece tutti (o quasi) ficcano il naso, anche se nessuno glielo chiede, come se fossero direttori dei palinsesti e dei giornali: come se chi fa politica fosse tenuto a occuparsi di informazione, comicità e satira, e non viceversa. Il colmo del ridicolo l’hanno raggiunto il Pd e i Melones: con tutto quel che accade in Italia e nel mondo, hanno pensato bene di farci conoscere il loro decisivo pensiero su tal Andrea Pucci, il “comico” noto per le battute sull’avvenenza della Schlein e sui gay col tampone nel culo, dunque ingaggiato da Carlo Conti per co-condurre il Festival. “Sanremo… sto arrivando”, ha postato Pucci sotto una foto di spalle a culo nudo. “Però all’Ariston mettiti almeno un costumino!”, ha ribattuto Conti, bruciandosi la gag più esilarante dell’intera kermesse. Poi quei geni del Pd hanno chiesto “spiegazioni” alla Rai contro il tizio “palesemente di destra, fascista, omofobo, volgare e razzista” in Vigilanza, come se questa decidesse il cast dei programmi e come se il direttore Coordinamento generi e palinsesti della famosa TeleMeloni non fosse in quota Pd. La Rai ha invocato il diritto di satira per Pucci. Il quale, alla parola “satira”, s’è spaventato al punto di darsela a gambe. Con gran sollievo della Rai, che s’è risparmiata un’altra figura barbina dopo la telecronaca più pazza del mondo (l’inaugurazione olimpica vista da Paolo Petrecca). Ma la Meloni se l’è presa col “doppiopesismo della sinistra”, la “spaventosa deriva illiberale” che “censura la satira”. Una serie di ossimori da Guinness: Pucci non ha mai saputo di fare satira e soprattutto si è censurato da solo. E il pidino Graziano, lo stesso che chiedeva spiegazioni su Pucci, ha intimato ai destri di occuparsi “di Niscemi e altre emergenze sociali”, come se non avesse iniziato lui. Intanto il cucuzzaro dei Tajani, Salvini, Lupi, La Russa (il presidente del Senato ha persino telefonato al tizio), strillavano al “bavaglio” e all’“editto bulgaro”: cioè, denunciando il doppiopesismo dei sinistri, riuscivano a dimostrare il proprio, visto che l’editto di B. contro Biagi, Santoro e Luttazzi lo difendono (o lo negano) da 24 anni e qui nessuno – a parte Pucci – ha cacciato Pucci. Ora però il grande vuoto lasciato dalla sua rinuncia va in qualche modo riempito. In mancanza di Joseph Pujol, in arte il Petomane, prematuramente scomparso, si potrebbe ingaggiare Petrecca per un “Tutto Sanremo minuto per minuto”. 
Anche vestito, volendo. 

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... figure di M...A! ...

Le figure di m... ma quelle con la M maiuscola. "Care colleghe, cari colleghi, da 3 giorni siamo tutti in imbarazzo, nessuno escluso e non per colpa nostra. È tempo di far sentire la nostra voce perché siamo di fronte alla figura peggiore di sempre di Raisport all’interno di uno degli eventi più attesi di sempre, l’Olimpiade invernale di Milano-Cortina. Da oggi alle ore 17 e fino alla fine dei giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di Raisport ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento. Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far credere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico. Da oggi alle 17 abbiamo chiesto la lettura di un comunicato sindacale in tutti i tg Olimpici e nelle trasmissioni mattina Olimpica e notti Olimpiche. Al termine dei Giochi attueremo il mandato di 3 giorni di sciopero che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore". Questo il comunicato delle giornaliste e dei giornalisti di Raisport che ha detto No al direttore Paolo Petrecca imposto da TeleMeloni. A partire dalle 17.00 di oggi, ritireranno ogni firma da servizi, collegamenti e telecronache. Nel bel mezzo dell’Olimpiadi di Milano-Cortina e poi daranno il via ad uno sciopero. Una protesta senza precedenti in Rai. Di un coraggio, una forza e di una potenza da ammirare e sostenere. Siamo con voi e con un giornalismo al servizio di noi utenti e non dei potenti. 

Forza ragazzi non mollate. Siamo con voi! 

 Mario Imbimbo.

... "vittime" di successo! ...

- Apriamo il nostro incontro riservato alle vittime della censura della sinistra italiana. So che tutti voi state passando un periodo difficile, ma sappiate che questo è uno spazio sicuro e potete parlare liberamente. Vorrei cominciare la seduta di oggi dando il benvenuto al nostro membro più recente: Andrea Pucci. - Chi? - Proprio lui. Che ha dovuto rinunciare al palco dell'Ariston per colpa della solita campagna d'odio della sinistra italiana. Andrea, vuoi dire qualche parola? - Ieri facevo le battute sulle suocere e oggi sono il comico più cercato su Google. - E come ti fa sentire? - È devastante. - Lo so, tutti qui ci sono passati. La censura della sinistra non perdona. Qualcuno che vuole raccontare la sua esperienza? - Checco Zalone. La sinistra ha preso di mira per il mio ultimo film. Pessime recensioni, accuse di razzismo... - E che è successo? - Non so se riesco a parlarne... - Devi provarci. - Ho incassato 75 milioni di euro. - Terribile, ma grazie per la tua testimonianza. Qualcun altro? - Pino Insegno. - Prego, Pino. - Io ho supportato pubblicamente la Meloni. Non sia mai, sono stato subito messo in croce dalla sinistra. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. - Cioè? - Sono appena stato riconfermato in Rai. - E questo come ti fa sentire? - Ciò che sono: un martire. - Comprensibile. Chi vuole parlare adesso? - Roberto Vannacci. Ho scritto un libro che è stato subito tracciato di razzismo e omofobia dalla solita macchina del fango della censura di sinistra. - Dev'essere stato terribile. - Ho venduto duecentomila copie, sono diventato europarlamentare e adesso ho fondato il mio partito. - Un'agonia. Chi altro? - Beatrice Venezi, direttrice d'orchestra. La mia nomina a direttrice de La Fenice è stata duramente contestata da tutta la sinistra italiana perché imposta dall'alto e legata più alle mie simpatie politiche che alla mia esperienza. Non avete idea della levata di scudi, si sono mobilitati in massa per cacciarmi. - E adesso cosa fa? - Gliel'ho detto, la direttrice de La Fenice. - Poverina. Qualcun altro? - Povia, cantautore. La sinistra mi ha boicottato sistematicamente affinché io non potessi parlare. - E quindi lei adesso non parla? - Con nessuno a parte i miei 73 mila follower. - Dev'essere dura. - Ogni giorno è una battaglia. - Lasciatemelo dire, vi guardo e vedo delle vittime. Voi tutti siete vittime dello stesso ingiusto, spietato meccanismo. Voi avete osato andare contro, dire quello che nessuno aveva avuto il coraggio di dire. Avete osato dire che l'omosessualità è una malattia, che la teoria gender esiste, che sti palestinesi hanno rotto i coglioni e soprattutto che non si può più dire niente. E per questo siete stati puniti con la massima visibilità, un'enorme popolarità e uno smodato successo di pubblico. E avete rischiato tutto facendo la cosa più difficile: schierandovi col potere. Siete stati obbligati a fare carriera, fare soldi, e diventare fenomeni di costume, e tutto per colpa della maledetta censura di sinistra che strangola questo paese e i suoi migliori artisti. Io non uso spesso la parola eroe, ma con voi non mi sembra fuoriluogo. So che certi giorni saranno più difficili di altri, e che in quei giorni, nei vostri palazzetti strapieni, sarete colti da un momento di profondo sconforto. Ma in quel momento, ricordate sempre cosa vi ho insegnato a ripetere. - Che siamo vittime. - Non smettete mai di ricordarglielo. Magari continuano a cascarci.

lunedì 9 febbraio 2026

... Europa Kaputt? ...

Il sovranismo nazionale è il suicidio dell'Europa Smettiamola di perdere tempo con le vecchie etichette di destra e sinistra, che ormai servono solo a riempire i talk show mentre il mondo corre altrove. Qui non si tratta di simpatie politiche, ma di utilità e di sopravvivenza. La verità è cruda: il sovranismo nazionale, in questo periodo storico, è un fallimento certificato. È un lusso che non possiamo più permetterci. Pensare che l'Italia possa gestire una difesa individuale, una politica commerciale autonoma o la sicurezza energetica in un mondo dominato da colossi come la Russia di Putin, la Cina di Xi Jinping, l’India di Modi o l’America di Trump, è pura allucinazione. Questi giganti non trattano con i singoli staterelli, impongono la loro volontà. Se vai da solo a quel tavolo, non sei un interlocutore: sei la portata principale del loro banchetto. Dal punto di vista tecnico e strategico, la frammentazione è il nostro cappio al collo. Avere ventisette eserciti diversi, spesso incompatibili e burocraticamente pesanti, ci costa decine di miliardi in inefficienze ogni anno, lasciandoci paradossalmente vulnerabili e totalmente dipendenti dagli umori di Washington. È un’inefficienza criminale. La vera indipendenza non si ottiene con una bandierina sul balcone, ma costruendo una massa critica europea capace di fare investimenti massicci in tecnologia e difesa. Questo non significa cancellare chi siamo: l’Italia deve mantenere le sue tradizioni, la sua cultura e la sua identità unica. Ma la cultura è il nostro cuore, mentre lo Stato deve essere il nostro muscolo. È ora di iniziare a fare sul serio gli Stati Uniti d’Europa. Questo approccio federale è l’unico modo per gestire anche le emergenze che la propaganda politica usa solo per raccattare voti, come l’immigrazione. Dobbiamo imporre un concetto base: chi sbarca in Italia sbarca in Europa. Punto. Finché ragioniamo per "orticelli", l’Italia sarà sempre lasciata sola a gestire l’impossibile. Solo un’Europa federata può avere la forza diplomatica ed economica per governare i flussi, gestire le frontiere comuni e imporre accordi ai paesi d'origine. Passare dalla propaganda alla gestione reale significa smettere di fare i piccoli patrioti da tastiera e iniziare a pretendere una sovranità europea vera. Essere pragmatici oggi significa capire che l'unico modo per difendere il nostro benessere e la nostra libertà è smettere di giocare a Risiko con i confini del secolo scorso. O l’Europa diventa un blocco federale capace di guardare negli occhi i padroni del mondo senza chiedere il permesso, o rassegniamoci a essere il parco giochi dei turisti asiatici e il mercato di sbocco delle tecnologie altrui. Il sovranismo dei piccoli passi ci sta portando nel baratro; l'unica salvezza è il sovranismo europeo. O ci muoviamo come un blocco unico, o la storia ci passerà sopra senza nemmeno chiederci scusa. 


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 Fabrizio Uda.