Giuseppe Conte.
sabato 18 luglio 2026
... gli invisibili!! ...
Sono diventati tutti invisibili. I cittadini bastonati dai rincari al distributore di benzina o fra i carrelli della spesa, i lavoratori stremati e sottopagati, gli imprenditori travolti dall’aumento dei costi dell’energia e dalle tasse.
Ma mi raccomando: non disturbate il Governo, che su questi temi fischietta e non si degna neppure di discutere le nostre proposte. Sono impegnati a firmare e a progettare folli spese militari per il riarmo anziché a ottenere nei vertici europei investimenti per imprese e famiglie come abbiamo fatto col Pnrr nel 2020.
Per loro le emergenze del paese sono altre. Bloccano per mesi il Parlamento su una legge elettorale truffa, del tutto incostituzionale, in cui hanno infilato norme vergognose fatte a loro misura: “salva-Lupi”, “taglia-+Europa”, e da ultimo una norma fatta apposta per sabotare la vittoria delle forze di opposizione cancellando dal conteggio dei voti utili alcuni partiti. Intanto fanno a gara a chi primeggia nello sciacallaggio sul caso del gioielliere, per cui non c'entra nulla la legittima difesa. Dopo avere fallito sulla sicurezza, con una criminalità che dilaga dappertutto, hanno trovato la ricetta furba per scaricare sui cittadini la responsabilità: cari cittadini, procuratevi un’arma e fatevi giustizia da soli.
Non ci dicono, però, che se tutti applicassero la regola della “giustizia fai da te”, lo stesso gioielliere sarebbe morto da tempo. Nel 2005 il sig. Roggero fece irruzione nell’abitazione del fidanzato della figlia, aggredendolo violentemente ed estraendo infine una pistola con cui minacciò lui e i suoi genitori. Applicando i ragionamenti con cui il governo fa propaganda sul caso Roggero, gli aggrediti avrebbero quindi potuto raggiungerlo all’uscita dell’abitazione per poi sparargli alle spalle?
È lo Stato che deve garantire la nostra sicurezza, se non vogliamo che l’Italia diventi un far west.
Non dobbiamo rassegnarci a questa palude, a un Governo che pensa solo a blindare se stesso anziché dare risposte e soluzioni ai problemi reali.
Da questo pantano si esce insieme. Saranno mesi di battaglia, impegno e partecipazione.
... Pacifismo? ...
𝐂𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐜𝐢𝐟𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐥𝐞 𝐛𝐨𝐦𝐛𝐞: 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Nel 1921 il generale Giulio Douhet pubblicò Il dominio dell'aria e spiegò come si vince una guerra dal cielo: colpire città e fabbriche, spezzare il morale di un popolo con bombe esplosive, incendiarie e velenose, le ultime per impedire i soccorsi. Cent'anni dopo, sull'HuffPost, Mattia Feltri riscopre la stessa idea e la battezza "la più formidabile dimostrazione di pacifismo".
Il genio, per lui, sono i droni ucraini che centrano depositi e raffinerie russe "a migliaia di chilometri di distanza". La "guerra che non uccide", dice, perché "non c'è spargimento di sangue". Francesco Vignarca, della Rete Italiana Pace e Disarmo, ha già fatto notare che è tutto vecchio: i bombardamenti strategici di Douhet, riverniciati da avanguardia.
E il sangue c'è, eccome. Il 28 giugno un drone ucraino ha ucciso un civile a Slavyansk-na-Kubani e uno nel Belgorod; l'8 luglio un morto a Saratov, e a Belgorod un centro commerciale colpito, sei feriti, un bambino. Ma i morti grossi si contano a centinaia di migliaia di soldati, da una parte e dall'altra, e stanno svuotando due Paesi. Nel 2024 l'Ucraina ha contato quasi 500 mila decessi, quasi il triplo delle nascite, e oltre 10 milioni di persone hanno lasciato casa. La Russia ha la natalità più bassa da due secoli e ha secretato i dati nel 2025. Due nazioni che si combattono e nel frattempo hanno smesso di nascere.
Il punto non è Mattia Feltri. Conta l'aria putrida che pur di difendere la guerra chiama pacifismo un bombardamento che dissangua due popoli. Douhet, almeno, non fingeva: le sue bombe le chiamava bombe.
In foto, abitazioni civili a Kyev dopo un bombardamento russo
venerdì 17 luglio 2026
... VERGOGNA!!! ...
🛑 FINITA LA RECITA: IL FALLIMENTO DI UN SISTEMA E LA VERGOGNA DI UNA CLASSE POLITICA
Ci siamo. La Procura di Milano ha messo nero su bianco quello che in tanti sospettavano da tempo: l’indagine sul "sistema Santanchè" è ufficialmente chiusa. Non stiamo parlando di voci di corridoio, ma della notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari (il cosiddetto 415-bis) che inchioda Daniela Santanchè e altri 15 soggetti alle proprie responsabilità. E il quadro che emerge è devastante.
COSA HANNO COMBINATO: IL DISASTRO SOCIETARIO
Al centro di questo crac non c'è stata una sfortunata gestione imprenditoriale, ma un susseguirsi di manovre su Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria Srl. Le accuse sono pesanti come macigni: bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato. In pratica, si contesta l’aver portato al fallimento delle società lasciando dietro di sé una scia di debiti e ombre inquietanti.
IL CUORE DELLA TRUFFA: LA CASSA INTEGRAZIONE E I PRESTITI
Il punto più basso, quello che fa più rabbia, è l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Gli inquirenti hanno puntato il faro sulla gestione della Cassa Integrazione in deroga durante il periodo Covid. L’accusa parla di lavoratori che avrebbero continuato a lavorare mentre l’azienda chiedeva (e otteneva) il sussidio pubblico. Invece di tutelare i dipendenti in un momento di crisi nazionale, si è preferito intascare soldi pubblici. Non basta: sotto la lente c'è anche il sistema di finanziamenti ottenuti, in particolare quelli erogati da Banca Progetto, che sarebbero stati ottenuti – secondo l'accusa – attraverso pratiche opache.
COSA SUCCEDERÀ ORA: IL PROCESSO
Questa notifica non è un dettaglio burocratico, è il segnale che la Procura ha raccolto elementi solidi. Ora gli indagati hanno un tempo limitato per tentare di difendersi o chiedere di essere interrogati. Ma la strada è segnata: il prossimo passo sarà, con ogni probabilità, la richiesta di rinvio a giudizio. A quel punto, toccherà a un GUP decidere se ci sono abbastanza prove per celebrare un processo pubblico.
LA VERGOGNA DI CHI COMANDA
Vedere chi ha ricoperto la carica di Ministro della Repubblica coinvolto in un'inchiesta di tale portata – dove si parla di distrazione di fondi, fallimenti pilotati e truffe sui sussidi – è uno schiaffo a tutti i cittadini onesti. È la dimostrazione plastica di un modo di fare politica e impresa dove il "bene comune" è solo una parola vuota usata per nascondere interessi personali.
La politica dovrebbe essere sacrificio e servizio. Qui abbiamo visto solo il contrario: l'uso del potere e della posizione per salvare le proprie aziende dal naufragio, incuranti del danno causato alla collettività. Non c'è giustificazione che tenga. La legge ora farà il suo corso, ma il giudizio morale, per chi si è comportato così, è già stato emesso da tempo.
... ancora su Roggero! ...
Mi spiegate una cosa?
Se uno entra nel tuo negozio con una pistola e un coltello, tu hai il tempo di chiedergli se la pistola è vera o è un giocattolo?
Hai il tempo di ragionare, di guardare, di verificare?
Oppure reagisci con la paura di morire?
Perché è questo il punto.
Oggi si discute se Mario Roggero abbia reagito qualche secondo prima o qualche secondo dopo.
Si misura il tempo.
Si ricostruiscono i movimenti.
Si stabilisce il momento esatto in cui il pericolo sarebbe finito.
Ma chi ha vissuto anche solo un istante di terrore sa che la paura non si spegne quando parte il cronometro.
La paura non ha un interruttore.
Il terrore non guarda l’orologio.
È facile stabilire, anni dopo, che il pericolo era finito.
Molto meno facile è spiegare a chi si è visto puntare una pistola e un coltello addosso e che ha visto minacciare i propri familiari, in quale preciso secondo avrebbe dovuto smettere di avere paura.
Quattordici anni e nove mesi. E le famiglie dei ladri risarcite.
A me questa sentenza lascia addosso una sensazione terribile. Perché temo che il messaggio che passa sia che, se ti trovi davanti dei criminali, devi sperare che vada tutto bene. Perché se sopravvivi, potrebbe iniziare un altro incubo.
Una persona per bene non dovrebbe mai avere paura dei criminali e nemmeno di ciò che potrebbe accadergli dopo averli affrontati.
#MarioRoggero #Sicurezza #LegittimaDifesa #Giustizia #Commercianti #Italia
Marco Della Pietra.
... mandato a ripasso!! ...
𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Le telecamere della gioielleria hanno ripreso tutto, e chi in queste ore trasforma Mario Roggero nel santino del giustiziere fai da te quei fotogrammi li ha saltati. Il 15 luglio 2026 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi, come già la Corte d'assise d'appello di Torino, che nelle motivazioni aveva scritto una frase sola: l'azione aggressiva dei rapinatori era "totalmente conclusa". Erano in fuga verso l'auto, e lui è uscito con il revolver. Era esasperato, dicono.
Nel 2005 una condanna per minaccia, per aver mostrato la pistola al fidanzato di una delle figlie, gli era già costata il porto d'armi. Chissà se anche l'esasperazione di quella sera meritava una pallottola e un morto.
Sopra Roggero, però, c'è tutto il resto. Carlo Nordio ha aperto l'istruttoria per la grazia e Sergio Mattarella lo ha convocato al Quirinale per puntualizzargli i limiti delle sue attribuzioni: la grazia la Costituzione la riserva al capo dello Stato, e lo ha confermato la Corte costituzionale con la sentenza 200 del 2006. Un ministro della Giustizia mandato a ripasso di Costituzione dal Colle.
Del resto era già successo nell'aprile scorso, quando il governo ha corretto in corsa il decreto sicurezza con un secondo decreto e l'ha blindato con la fiducia dopo i rilievi del Quirinale. Ed è successo il 9 ottobre 2025, quando la Camera ha negato l'autorizzazione a procedere sul caso Almasri e Nordio ha parlato dello "strazio" del diritto compiuto dal Tribunale dei ministri. Dilettanti allo sbaraglio ma pericolosi, che l'autoritarismo lo indossano perfino per fame di propaganda.
Le telecamere restano lì.
Sono i ministri a guardare altrove. E noi esasperati, ma senza pistola, che ce li dobbiamo sorbire.
giovedì 16 luglio 2026
... trasmigratori! ...
Insegnamo un pó di storia ai fascistelli che inneggiano al Duce.
C'è un paradosso che vale la pena ricordare.
Nel 1935 Benito Mussolini celebrava gli italiani definendoli:
Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di Trasmigratori ».
Quel termine, TRASMIGRATORI, non era casuale: riconosceva una caratteristica storica dell'Italia, quella di un popolo che, per secoli, è emigrato in ogni parte del mondo in cerca di lavoro, dignità e futuro. Milioni di italiani sono stati accolti, con difficoltà e spesso subendo discriminazioni, in Europa, nelle Americhe e in Australia.
Oggi, invece, molti di coloro che si richiamano al fascismo o ne rivendicano simboli e idee sostengono la remigrazione , cioè l'espulsione o il rimpatrio forzato di immigrati e, in alcune versioni del concetto, anche di persone nate e cresciute in Europa ma considerate "non appartenenti" per origine.
Fa riflettere che gli stessi che si richiamano a quella tradizione politica sembrino dimenticare una parola incisa persino sul Palazzo della Civiltà Italiana: trasmigratori.
La storia dell'Italia è anche una storia di emigrazione. Ricordarlo non significa negare il diritto di discutere le politiche migratorie di oggi, ma evitare di cancellare ciò che siamo stati.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Vincenzo San.
... Meloni!! ...
Furbizia tanta, statura da statista poca: Meloni doveva dimettersi un minuto dopo il referendum. Invece sceglie un anno di agonia, a fare la babysitter di una maggioranza a pezzi e di un governo disoccupato.
Iscriviti a:
Post (Atom)
