Referendum, cambia il quesito: la Cassazione dà ragione ai promotori della raccolta firme. E ora la data è a rischio
di Paolo Frosina
L'Ufficio centrale della Suprema Corte ha riformulato il testo ammesso a novembre: il governo potrebbe essere costretto a riconvocare le urne
Cambia il quesito del referendum sulla riforma Nordio. L’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione ha riformulato il testo già ammesso a novembre sulla base della richiesta dei parlamentari, accogliendo la versione proposta dai 15 giuristi promotori della raccolta firme. I due quesiti differiscono per un aspetto: l’indicazione degli articoli della Costituzione – ben sette – modificati della riforma. Secondo la tesi dei giuristi, accolta dalla Cassazione, quell’indicazione è obbligatoria in base alla legge 352 del 1970 sul referendum.
La decisione riapre la partita sulla data del voto, convocato dal governo – forzando la prassi costituzionale – per il 22 e 23 marzo: è dubbio infatti se l’esecutivo possa modificare il quesito tenendo ferma la delibera già adottata oppure se debba convocare di nuovo le urne. In questo caso servirebbe un anticipo compreso tra i cinquanta e i settanta giorni, pertanto non si potrebbe votare prima di metà o fine aprile.
sabato 7 febbraio 2026
...REFERENDUM! ...
Ne avevamo parlato, ora è pronto.
Guida al Referendum 22–23 marzo.
Partiamo dalle basi, che male non fa.
È un referendum costituzionale confermativo, non abrogativo.
Tradotto:
– non esiste quorum
– qualunque sia l’affluenza, il risultato è valido
– se non votate, non state facendo un gesto politico raffinato, state semplicemente rinunciando a un vostro diritto
– e no, dopo non potete lagnarvi se vince ciò che non vi piace. Avete scelto di non scegliere.
A questo giro l'astensione strategica non funziona. Punto.
Premessa necessaria
Questo post non nasce per convincere.
Io non faccio catechismo, non arruolo truppe, non salvo anime.
Votate SÌ, votate NO, votate seguendo l’oroscopo o tirando una monetina.
Però fatelo sapendo (almeno) cosa state votando, non ripetendo uno slogan sentito distrattamente in un talk show.
Prima falsità da smontare
“È il referendum sulla separazione delle carriere”
No.
O meglio: non solo.
Ed è una differenza enorme.
Il quesito non vi chiede:
“Vuoi la separazione delle carriere tra giudici e PM?”
Vi chiede invece se approvate un testo costituzionale intero, che si intitola:
Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare
Traduzione: un pacchetto chiavi in mano.
Dentro c’è la separazione delle carriere, sì.
Ma ci sono anche altre cose, per nulla marginali.
Se vi vendono questa riforma come una singola misura “pulita”, vi stanno semplificando troppo.
E quando la semplificazione è eccessiva, di solito non è innocente.
Seconda cosa che non viene mai detta
Questa riforma non riguarda i processi.
Non accelera i tempi
Non rende i processo più equi domani mattina
Non cambia il codice di procedura penale
Non migliora l’efficienza della giustizia nel quotidiano
Non può farlo perché non è una riforma “operativa”.
È una riforma strutturale.
Parla di assetti di potere, non di udienze, fascicoli o sentenze.
Terza cosa: i numeri (quelli antipaticim che nessuno guarda perché non mentono)
Negli ultimi anni, il passaggio di magistrati da funzione requirente (PM) a giudicante (giudice) e viceversa è inferiore allo 0,5% dell’organico.
Zero virgola cinque.
Non cinque.
Zero.
Questo dato serve a una cosa sola: capire che non siamo davanti a un’emergenza pratica.
La separazione delle carriere non risolve un abuso diffuso.
Interviene su un fenomeno già talmente marginale da essere insignificante.
Il che non significa che sia sbagliata in assoluto.
Significa che non è una risposta urgente a un disastro imminente.
Il vero cuore della riforma (qui bisogna fermarsi un attimo)
Il centro di tutto non è il giudice.
Non è il PM.
Non è il processo.
È il Consiglio Superiore della Magistratura.
La riforma:
– sdoppia il CSM (uno per giudici, uno per PM)
– cambia radicalmente il metodo di selezione dei suoi componenti
– toglie al CSM il potere disciplinare
– lo trasferisce a una nuova Alta Corte disciplinare
Questo significa una cosa molto semplice:
si mette mano all’organo che garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura come potere dello Stato.
È legittimo farlo?
Certo. La Costituzione si può cambiare.
Ma non è una riformetta tecnica, ed è disonesto raccontarla come tale.
È una riforma profondamente politica.
Il punto politico (quello vero)
Qui non si discute se i magistrati siano buoni o cattivi.
Qui si discute quanto e come devono essere autonomi rispetto agli altri poteri.
C’è chi dice:
– meno correntismo
– più controllo
– più responsabilità
E sono argomenti seri. E dire che negli anni non ci siano stati abusi da parte della magistratura in tal senso significa mentire.
C’è chi risponde:
– attenzione a non indebolire l’indipendenza
– attenzione ai rinvii a future leggi ordinarie
– attenzione a creare spazi di interferenza politica
Anche questi sono argomenti seri. Perché in questo modo la politica diventa controllore assoluto con buona pace dell'eterna domanda che ci si dovrebbe porre: "Chi controlla il controllore?"
Ridurre tutto a “toghe contro politica” è infantile.
Tutto ciò premesso io voterò NO.
Non perché penso che la separazione delle carriere sia un’eresia. Anzi sarebbe pure condivisibile-
E neppure perché difendo l’esistente per principio.
Ma perché questa riforma mette insieme cose che non stanno bene nello stesso sacchetto.
Condivido una parte.
Non condivido l’architettura complessiva, soprattutto sul governo della magistratura.
E siccome qui non si può votare “sì a metà”, io scelgo di dire no.
Riformulino, spieghino meglio, e senza troppi tecnicismi cosa voglioni davvero fare e poi, solo poi, ne riparliamo.
Detto questo andate a votare.
Qualunque cosa votiate.
Consapevoli che
– non votare NON è una strategia
– NON è un referendum semplice
– NON riguarda solo una cosa
E soprattutto basta dire “tanto non cambia niente”
Cambia eccome.
Non subito.
Non in modo spettacolare.
Ma nei meccanismi profondi dello Stato.
Ed è esattamente lì che, di solito, si decide il futuro.
Ultim'ora
... il Generale Inverno! ...
Il Generale Inverno parla Ucraino.
di Micol Flammini, Il Foglio di oggi
Putin impone ai civili ucraini il Kholodomor, la morte per freddo, ma lungo il fronte sono i soldati di Kyiv ad avere il meglio. I russi si muovono a piedi, senza equipaggiamento, puniti dal gelo. ( e ora anche senza Starlink)
"I droni ucraini colpiscono e spiano. Spesso, lungo il fronte, sono in grado di vedere la vita dei soldati di Mosca, di mostrare le loro abitudini, i loro problemi. Molto di quello che sappiamo dell’esercito della Russia ci è stato mostrato dai droni ucraini che avanzano oltre le linee nemiche e guardano, osservano, catturano o colpiscono anche in questi giorni di freddo rigido, di temperature abbondantemente sotto lo zero. Kyiv ha creato un neologismo carico di storia e di dolore per raccontare il trattamento del gelo imposto dalla Russia, che da settimane, da quando il freddo si è fatto insostenibile tanto che ormai è ufficiale che si tratti dell’inverno più rigido degli ultimi anni, bombarda le infrastrutture energetiche per fare in modo che i civili non possano usare il riscaldamento. Lo chiamano Kholodomor, un gioco di parole fra la parola “freddo” e Holodomor, la morte per fame imposta da Stalin all’Ucraina negli anni Trenta. La morte per freddo è la strategia di punta del Cremlino, anche perché lungo il fronte i suoi uomini non si muovono, anzi muoiono, spesso per ipotermia.
Le ultime avanzate russe sono state condotte allo stesso modo: piccoli gruppi di sabotatori vengono mandati avanti, a piedi, a volte vestiti da civili, per infiltrarsi dietro alle linee ucraine. Il loro compito è raggiungere una città o un villaggio e poi attendere l’arrivo dei rinforzi, che partono, proprio come i precedenti, in piccoli gruppi e si muovono a piedi. Se riescono ad arrivare si sistemano in case disabitate, in rovina, o in scantinati. L’esercito cerca di rifornire i suoi uomini mandando dei droni. In questo modo i russi sono riusciti durante la scorsa estate a conquistare gran parte della città di Pokrovsk. Anche in primavera o d’estate con il caldo il cammino è difficile e bisogna schivare i droni degli ucraini; con il freddo invece l’impresa è devastante. Se a Kyiv la temperatura arriva a meno venti, nel Donbas è ancora più rigida. I soldati mandati avanti spesso non hanno l’equipaggiamento giusto, devono resistere all’aperto, nascondersi dai droni, non possono né usare stufe portatili né accendere un fuoco per riscaldarsi: verrebbero subito visti.
L’avanzata è impossibile e anche per coloro, i pochi, che riescono a raggiungere la meta, a sistemarsi nello scantinato di una casa in rovina in attesa che qualcuno arrivi a rinfoltire il gruppo di sabotatori per poter sferrare l’attacco dall’interno, sopravvivere è complicato: così come gli ucraini non possono riscaldarsi, non possono farlo neanche i russi che rimangono in attesa, al gelo, sperando di sentire un drone che possa portare i rifornimenti. Quando lunedì nello Studio ovale Donald Trump si è vantato di essere riuscito a persuadere Vladimir Putin ad accettare una tregua energetica, ha detto che il capo del Cremlino conosceva il tipo di freddo con cui hanno a che fare gli ucraini. E’ vero, lo conosce, ma nonostante tutto non soltanto non ha fermato gli attacchi alle infrastrutture energetiche, ma ha continuato a mandare i suoi soldati a morire nella neve.
L’inverno per i civili ucraini è un tormento, ma lungo il fronte i soldati di Kyiv si muovono molto meglio dei russi: sono meglio equipaggiati, hanno dei tunnel in cui resistere al freddo durante gli attacchi e lasciano che siano i russi a essere consumati dal gelo. Il nuovo ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, ha detto di voler portare le vittime russe a 50 mila al mese, il freddo sta rendendo questa impresa più semplice.
Prima dell’arrivo del secondo inverno di guerra, nel 2022, era spuntato un nuovo personaggio immaginario che i russi vedevano come un loro alleato: il Generale Inverno, che aveva aiutato Mosca a sconfiggere Napoleone e Hitler. Sembrava che sarebbe bastato il freddo a far procedere i soldati russi dentro al territorio ucraino. I dubbi però erano molti: gli ucraini conoscono bene il loro inverno, non sono Napoleone o i nazisti. E soprattutto sono i russi gli invasori, proprio come lo erano Napoleone e i nazisti, alle prese con un territorio non loro, a temperature insostenibili per il corpo umano, senza cibo, senza acqua, esposti alla sorveglianza e ai colpi dei droni di Kyiv.
di Micol Flammini. Il Foglio di oggi.
venerdì 6 febbraio 2026
... un'icona falsa? ...
𝐋’𝐢𝐜𝐨𝐧𝐚 𝐟𝐚𝐥𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐓𝐨𝐫𝐢𝐧𝐨
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Il primo febbraio gli account social della Polizia italiana hanno pubblicato un post per esprimere la propria vicinanza agli agenti feriti durante gli scontri di Torino. Nella foto pubblicata si scorgono Alessandro Calista e Lorenzo Virgulti nell’iconico frame in cui uno protegge l’altro dopo essere stato assalito dai manifestanti.
I due poliziotti sono stati usati dalla presidente del Consiglio e dalla maggioranza come simbolo degli scontri: quell’immagine è stata strumentalizzata per chiedere di votare sì al prossimo referendum sulla giustizia, è stata esposta per giustificare l’urgenza dell’ennesimo decreto sicurezza, è diventata clava per accusare l’opposizione di essere troppo compiacente nei confronti dei violenti.
Isolare un frame per trasformarlo in icona è un esercizio pubblicitario, spesso anche giornalistico. Farlo per motivazioni politiche invece è una scorciatoia: ci si può permettere di non aggiungere nessuna narrazione lucrando sulla reazione di pancia di chi vede l’immagine. Divulgare quell’immagine consente di omettere tutto il resto: strumentalizzare fingendo di semplificare.
C’è un problema: quell’immagine è stata ritoccata con l’intelligenza artificiale. Lo hanno certificato diversi media che si occupano di sofisticazione digitale. Quindi non solo quell’immagine è stata utilizzata come sineddoche (pretendendo di raccontare tutto) ma addirittura è stata resa più sentimentale attraverso strumenti di ritocco. E tutto questo è opera di un corpo dello Stato che ha l’enorme responsabilità di ricostruire i fatti senza condizionamenti. Ognuno tiri le proprie conclusioni.
L'immagine che ha fatto il giro del web è stata modificata tramite l'intelligenza artificiale.
A questo punto, potreste pensare di star seguendo una pagina che dà voce ai complottismi, ma se conoscete questo spazio, sapete bene che non è così. Lasciatemi spiegare.
Il video che tutti noi abbiamo visto è vero. E ripetiamo una volta, ancor di più, che i violenti, infiltrati nella manifestazione, devono essere identificati e processati. MA.
Molte delle immagini che abbiamo visto, si sono trasformate in volantini da campagna elettorale. E, difatti, sono state alterate tramite l'uso di intelligenza artificiale.
Questa immagine, nello specifico, ripubblicata dalla stessa Polizia di Stato, presenta numerose incongruenze. Dal video, vediamo che Alessandro, il poliziotto aggredito, aveva i capelli rasati, mentre nella foto sono magicamente ricresciuti.
Così come la strada asfaltata, si è trasformata in una strada in sampietrini.
Inoltre, l'immagine presenta diversi errori tipici della generazione di immagini tramite AI, come la scritta, incomprensibile dietro al casco del poliziotto e gli altri elementi indicati.
Questo è estremamente grave, perché dimostra che si è cercato di costruire una narrazione faziosa su quanto accaduto, speculandoci sopra.
Infatti, prima ancora che venisse ripostata dal canale ufficiale della Polizia di Stato, la foto era già comparsa in una pagina Instagram dal titolo inequivocabile: "Siete dei poveri comunisti" (fonte Open).
La veridicità di quanto riporto, non solo è sotto agli occhi di tutti, ma è stata confermata da alcuni fact-checker di Meta (Facta.news e Open), che hanno analizzato le immagini tramite l'utilizzo di SynthID, lo strumento di Google per il rilevamento di contenuti generati da intelligenza artificiale.
... Baroni forever? ...
TORO, IN CASO DI SALVEZZA RIMANE BARONI FINO AL 2027 ?
Archiviata la coppa Italia, dove i granata si sono classificati tra le migliori 8 in Italia, ma sono usciti ai quarti di finale contro l'Inter, rimane un solo obiettivo da perseguire, ovvero la salvezza.
Con la venuta di club ricchissimi come il Como, sembra non esserci più spazio per una società come il Torino nei piani alti della classifica e tocca accontentarsi di lottare per obiettivi più alla portata come la salvezza.
Riuscire ad ottenerla sarebbe un grandissimo risultato e porterebbe a una grande festa finale, con invasione di campo e champagne all'interno degli spogliatoi.
Conseguenza finale? Baroni resterebbe sulla panchina granata anche per la stagione 2026/27 visto che il suo contratto scade proprio al termine della prossima stagione.
Ecco il cammino in coppa Italia negli anni del NULLA COSMICO ( da quando il cancro si è preso possesso del Toro ) con a capo un Presiniente senza ambizioni , senza un programma , senza la benché minima capacità gestionale di una squadra di calcio : solo mediocrità , anonimato , scoppio e e figure di merda : tutti record negativi della Cairese
... Stato di polizia? ...
𝐅𝐞𝐫𝐦𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨, 𝐜𝐚𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐢 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚
Articolo di Vincenzo Musacchio
Dalle bozze del nuovo decreto voluto dal governo Meloni emergono misure che comprimono libertà fondamentali
Con il pretesto degli scontri avvenuti pochi giorni fa a Torino, il governo Meloni intende approvare immediatamente un nuovo “Pacchetto Sicurezza”. Ho letto le bozze circolate su alcuni giornali, se fossero confermate, saremmo di fronte ad un’ulteriore svolta repressiva da Stato di polizia. Dalla prima lettura – non conosciamo il testo ufficiale definitivo – emergono evidenti profili di forte criticità costituzionale. Tre misure sono, a mio avviso, particolarmente pericolose: 1) il fermo preventivo fino a dodici ore per i manifestanti ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico; 2) la cauzione obbligatoria per gli organizzatori di manifestazioni; 3) lo scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine. Tutte e tre le norme palesano rilevanti ed evidenti dubbi di costituzionalità. La prima misura, in particolare, comprime la libertà personale, la seconda la libertà di manifestazione subordinandola alla capacità economica e, infine, la terza, la parità di trattamento dei cittadini di fronte alla legge. La proposta riguardante il fermo preventivo prevede che le forze di polizia possano trattenere una persona fino a dodici ore (la Lega ne vorrebbe estendere la durata fino a 48) se ritenuta potenziale pericolo per l’ordine pubblico poco prima dell’inizio di una manifestazione.
I destinatari sarebbero soggetti con “precedenti specifici”, cioè persone già coinvolte in episodi di scontri o violenze durante proteste, individuate mentre si preparano a partecipare a un evento di piazza. Le mie perplessità di natura costituzionale si concentrano su una norma che, di fatto, autorizzerebbe una limitazione della libertà personale senza il controllo preventivo della magistratura, con evidenti violazioni dell’articolo 13 della Costituzione. La misura richiama alla mente i fermi preventivi adottati in passato contro oppositori politici, suscitando confronti storici e preoccupazioni per una possibile regressione istituzionale. Noi siamo una democrazia costituzionale di matrice parlamentare in cui la libertà personale è garantita dalla magistratura. Se la libertà personale fosse privata esclusivamente su decisione delle forze di polizia ci sarebbe un’evidente incompatibilità con l’articolo 13 che evidenzierebbe l’alto rischio di una deriva verso lo Stato di polizia. La proposta che si riferisce al versamento di una cauzione per gli organizzatori di manifestazioni, fortemente sostenuta dalla Lega, introduce l’obbligo per chi promuove una manifestazione di versare una garanzia finanziaria — ad esempio una fideiussione — finalizzata a risarcire eventuali danni a beni pubblici, vetrine o persone verificatisi durante i cortei di manifestanti. L’intento dichiarato è dare responsabilità gli organizzatori e impedire che i costi dei vandalismi ricadano sulla collettività.
L’obbligo della cauzione, però, comporta nei fatti una discriminazione di natura economica all’accesso del diritto di riunione. Si arriverebbe all’assurdo che soltanto chi ha risorse finanziarie potrebbe organizzare proteste di ampia portata. Siamo di fronte ad un ostacolo economico all’esercizio del libero diritto di manifestare. Il codice civile e quello penale già disciplinano adeguatamente questa materia in base ai principi di responsabilità civile e penale. La norma sarebbe superflua. Lo scudo penale per le forze dell’ordine, infine, prevede un ampliamento delle tutele legali per gli agenti di polizia, con lo scopo di evitare conseguenze immediate — quali iscrizione nel registro degli indagati, sospensione dal servizio o blocco dello stipendio — in seguito all’uso di armi o della forza in situazioni critiche, fino a che non sia accertata una responsabilità concreta. Forti dubbi di costituzionalità sono evidenti anche per questa misura soprattutto rispetto al principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.
Si determinano spazi d’impunità o trattamenti giuridici diversi rispetto ai cittadini comuni che inficiano anche il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale. Potremmo assistere a forme d’immunità legale per gli agenti, simili a modelli adottati in altri contesti, con effetti negativi sul bilanciamento tra effettività della tutela dell’ordine pubblico e responsabilità individuale degli operatori. Mi colpisce la spinta verso lo Stato di polizia e l’apparente mancanza di umanità e di attenzione alle vittime in casi gravi, indipendentemente dalle circostanze. Non vedo onestamente in queste norme il dovuto bilanciamento tra ordine pubblico, sicurezza dello Stato e diritti costituzionali come la libertà personale, il diritto di riunione e il principio di uguaglianza. Il rischio di rafforzare e ampliare il già esistente diritto penale del nemico è altissimo.
L’autore: Vincenzo Musacchio è docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS di Newark (USA)
Foto di Marioluca Bariona
giovedì 5 febbraio 2026
... controllo referti ...
... nel pomeriggio controllo dei referti per gli esami di Maria Rosa in vista dell'operazione all'alluce valgo ... e domani mattina iniezione intravitreale anche per lei!
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