venerdì 1 maggio 2026

... sul Fascio non si può! ...

Ieri, durante la conferenza stampa di Giorgia Meloni sul tanto sbandierato “piano casa”, quello con dentro anche la stretta sugli sgomberi più veloci e “garantiti”, a un certo punto è successa una cosa interessante. 
Un giornalista, evidentemente più coraggioso della media, ha fatto la domanda che tutti stavano pensando ma pochi osano dire ad alta voce: 
“Quindi, presidente, possiamo aspettarci lo sgombero di CasaPound?” 

Silenzio. O meglio: risposta. 
Meloni non ha detto sì. 
Non ha detto no. 
Non ha detto quando. 

Ha fatto quello che in politica riesce benissimo: ha risposto senza rispondere. 
Ha parlato di legalità, di principi generali, di norme che valgono per tutti… senza mai arrivare al punto. Tradotto: sgomberi rapidi, certi, inflessibili, ma sugli indirizzi più scomodi, la certezza evapora. 

Curioso, no? Quando si tratta di stringere, lo Stato deve essere veloce. 
Quando si tratta di quel palazzo a Roma, invece, improvvisamente il tempo si dilata. 

Due pesi e due misure? No, no. Sarà sicuramente un caso.

... 1° Maggio!! ...

Il primo maggio 1886 a Chicago gli operai scendono in piazza per rivendicare la giornata lavorativa di 8 ore. Nelle fabbriche della più grande città dell’Illinois, così come in tutti gli Stati Uniti e in Europa, le condizioni di lavoro sono massacranti e i salari da fame. Condizioni spesso riservate anche a donne e bambini, che dal lunedì al sabato si spaccano la schiena per 14 ore al giorno, magari per finire anzitempo in una bara a causa delle inesistenti norme di sicurezza. Lo sciopero di Chicago assume presto i toni di una grande protesta popolare. E così le manifestazioni non si fermano ma proseguono con ancor più vigore nei due giorni seguenti. Il tre maggio, però, un gruppo di operai riuniti davanti alla fabbrica di mietitrici McCormick viene attaccato dalla polizia. Ci sono due morti e centinaia di feriti. L’indignazione e la rabbia tra gli operai crescono a dismisura. Giorno quattro, migliaia di persone si riversano ad Haymarket Square. Mentre August Spies, un anarchico leader della protesta, tiene un comizio in cui invita gli operai a stare calmi e a non fare gesti avventati, la polizia decide di disperdere la manifestazione. Appena gli agenti si avvicinano ai manifestanti una bomba viene lanciata verso la loro prima fila. La deflagrazione uccide un poliziotto di nome Mathias J. Degan. A quel punto gli agenti si mettono a sparare all’impazzata ammazzando 11 persone, tra cui 7 poliziotti uccisi dal fuoco amico. Nei giorni seguenti le forze dell’ordine arrestano tutti i principali esponenti dello sciopero: August Spies, Samuel Fielden, Adolph Fischer, George Engel, Michael Schwab, Louis Ling, Oscar Neebe. Dopo poco si consegna anche Albert Parsons; latitante, decide di condividere la stessa sorte dei suoi compagni. Tre degli arrestati sono stati oratori ad Haymarket Square, alcuni non erano nemmeno in piazza, sei di loro sono di origine tedesca, praticamente tutti sono anarchici. Parte un processo in cui l’accusa non riesce a dimostrare alcun collegamento tra gli imputati e l’ordigno che ha ucciso l’agente Degan. Nonostante ciò, anche grazie a una giuria selezionata ad hoc per l’occasione, gli otto sono tutti condannati. Neebe a quindici anni, gli altri a morte. Per Fielden e Schwab la pena sarà commutata in ergastolo, Ling si suiciderà in carcere, mentre Spies, Parsons, Fischer ed Engel, nonostante una grande mobilitazione nazionale e internazionale, saranno impiccati l’11 novembre 1887. Con il suo ultimo respiro Spies pronuncerà queste parole: "Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che strangolate oggi". Alcuni anni dopo Fielden e Schwab saranno graziati mentre il capo della polizia di Chicago verrà condannato per corruzione. Proprio in ricordo degli eventi di Chicago, il 20 luglio del 1889, durante la Seconda Internazionale, si deciderà di fissare al primo maggio la Giornata dei Lavoratori. 

Cronache Ribelli

... calendario ...

... ogni inizio di mese è per me ormai una tortura a cui vorrei porre fine ... forse un giorno troverò il coraggio!!

... maggio ...

... non c'è niente da fare! Le immagini che si avvicendano mese per mese non possono essere altro che tragiche perché questa è la mia, la nostra situazione, avviluppati come siamo in una melma schifosa, fatta di sfiga e dolore, frustrazione e rabbia!!

giovedì 30 aprile 2026

... fine mese ...

... rabbia e disgusto, schifo e voltastomaco per te, merdoso Aprile e tutte la schifezza che ci hai procurato!

... down with USA! ...

Il 30 aprile 1975, dopo due decenni di atroci sofferenze imposte dalla guerra genocida condotta dagli Stati Uniti, il Vietnam socialista trionfava, con la liberazione di Saigon (oggi Ho Chi Minh) e la riunificazione del paese. 

 Resistendo con ogni mezzo a sua disposizione e non arrendendosi neanche di fronte ai crimini più efferati, il popolo vietnamita ha dimostrato che gli oppressi possono sconfiggere gli oppressori e i carnefici e diventare padroni della propria Storia. 
 Oggi quell'esempio vive nella lotta di tutti i popoli che rifiutano di arrendersi alla brutalità dell'imperialismo. 

#Vietnam #socialismo #guerradelvietnam #anniversario

... Pirateria israeliana! ...

𝐅𝐥𝐨𝐭𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐚𝐛𝐛𝐨𝐫𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢: 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐞𝐨 𝐢𝐧 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Un soldato armato sale a bordo nel buio. L’equipaggio con le mani alzate. Le comunicazioni interrotte. Il Mediterraneo, a 960 chilometri da Gaza, trasformato in acque di occupazione israeliana. La Global Sumud Flotilla è stata abbordata nella notte. Mentre scrivo almeno 22 imbarcazioni intercettate, circa 50 sequestrate, 400 persone dichiarate «in arresto» dalla marina di Tel Aviv. Civili disarmati, in acque internazionali, puntati con laser e armi semiautomatiche, costretti a mettersi a quattro zampe a prua. Il portavoce Gur Tsabar ha detto ad Al Jazeera una parola: pirateria. La parola giusta. Israele ha deciso che il Mediterraneo è suo. Un funzionario di Tel Aviv ha spiegato, senza imbarazzo, che le dimensioni della flottiglia, oltre cento navi e mille persone a bordo, hanno reso necessario intercettarla «a grande distanza». Più è grande la missione civile, più lontano si porta la violenza. Antonio Tajani ha fatto sapere che la Farnesina ha chiesto «informazioni» a Israele. Come se non circolasse già il video dell’abbordaggio, con il soldato che sale a bordo e gli attivisti a mani alzate. Come se l’Italia non avesse connazionali su quelle barche. La diplomazia si informa chiedendo spiegazioni all’aggressore: passeggero per caso che domanda ragguagli al pirata. Solo la pressione civile funziona quando la politica è vigliacca. Mentre leggi queste righe le persone scendono in piazza, a Roma, a Milano, a Genova. Senza aspettare comunicati, senza aspettare il permesso di indignarsi. Sanno che il diritto internazionale è carta straccia finché rimane nei libri.