
La giornalista del The Washington Post Hannah Natanson è stata minacciata, trascinata in tribunale e ha visto l'FBI perquisire casa sua all'alba, sequestrandole telefono, computer e strumenti di lavoro. Non era l'indagata. Era la giornalista.
La sua "colpa" sarebbe questa: aver raccontato come l'amministrazione di Donald Trump, con Elon Musk e il progetto
DOGE, volesse smantellare lo Stato dall'interno. Tagli, epurazioni, licenziamenti via mail comunicati all'improvviso, agenzie svuotate, servizi pubblici indeboliti, migliaia di lavoratori espulsi e la macchina pubblica trasformata in un laboratorio ideologico.
Quel lavoro, costruito con oltre mille fonti federali, protette e ascoltate, oggi ha vinto il Pulitzer Prize per il Public Service, il riconoscimento più importante del giornalismo americano. Il Pulitzer ha premiato proprio questo: aver squarciato il velo di segretezza sulla demolizione del governo federale, raccontandone con precisione il caos e le conseguenze reali e tangibili sulla vita di milioni di persone.
Mentre il potere intimidiva, lei indagava.
Mentre cercavano di spaventarla, lei continuava a pubblicare.
Mentre provavano a zittirla, il suo lavoro faceva luce.
Il giornalismo non è un crimine.
Il giornalismo è luce nel buio.
Testo di Roberto Saviano
Paolo Ranzani.