venerdì 11 settembre 2026
... un troll servo di Putin!! ...
LA RUSSIA HA L'ONERE DI PRESERVARE LA STORIA E I SUOI CONFINI.
Vladimir Putin che ci piaccia o no come politico e come persona , è uno statista di lungo corso e appartiene alla destra popolare.
Inutile negare che ha svolto operazioni militari dure in passato in Cecenia, Georgia, ma ha rinnovato la Russia ed è amato dal popolo, ha reso Mosca una della città più sicure al mondo col tasso più basso di omicidi e rapine .
Ha triplicato il pil russo in 20 anni, ha nazionalizzato le aziende russe strategiche e l'ha fatto utilizzando il sistema economico misto "capitalistico-sociale", inviso all'élite globalista anglo-americana indottrinate dal LIBERISMO SELVAGGIO.
Mentre i governanti attuali di Inghilterra, Germania Francia, Italia, hanno portato l'intera UE al fallimento economico e militare, si meravigliano se crescono partiti di destra, che si oppongono alle loro errate scelte economiche .
Come fanno i vari Merz Macron Meloni Rutte Draghi Von Der Layen , a non rendersi conto che le loro azioni sono tutte sbagliate? Bisogna essere ottusi per non capirlo, oppure non gli interessa perché pensano che cambiando il sistema da democratico ad autoritario continueranno a mantenere il potere.
Tornando alla storia da preservare: gli Usa hanno basi militari fisse in tutti i continenti, incentrate al mantenimento del controllo militare dell' egemonia Statunitense.
Io non nego la violenza della conquista, ma demonizzare la Russia come che sia l'unico "impero" che usi l'espansione militare per creare zone cuscinetto per proteggere i propri confini , è demenziale.
La Russia ha l'onere e la responsabilità della propria complessa eredità imperiale e dell'era post-sovietica da preservare, con confini di sicurezza e zone cuscinetto stabili.
... contenti gli italiani?? ...
Con una faccia di bronzo senza precedenti, la Presidente del Consiglio Meloni si sta vantando urbi et orbi di essere il governo che ha reintrodotto le preferenze alle elezioni politiche dopo 35 anni.
Peccato che oggi in aula le cose siano andate in modo “leggermente” diverso da come le spiega la propaganda meloniana e di come le ripetono a pappagallo social, tg e media di regime.
La destra oggi ha avuto l’occasione - quella sì, davvero storica - di votare un emendamento dell’opposizione che rimetteva le preferenze LIBERE e incondizionate.
E sapete come hanno votato?
Lo hanno bocciato. Totalmente.
Poi, come se nulla fosse, hanno approvato a colpi di maggioranza un proprio emendamento per introdurre… le preferenze.
Peccato che prevedano il capolista bloccato, che miracolosamente passa a prescindere da quanti voti prenda e, in caso di un seggio, è anche l’unico ad entrare.
Non solo. Resta anche il listino nazionale collegato al premio di maggioranza, che la sinistra avrebbe eliminato del tutto col proprio emendamento.
Tradotto? Fanno credere ai cittadini di scegliere e poi continuano a decidere le segreterie di partito.
Almeno il primo della lista, cioè il più importante.
E gli altri si scannino pure con le preferenze.
La verità è che stasera la destra aveva un’occasione storica per restituire ai cittadini un proprio diritto sacrosanto di scegliersi i propri rappresentanti.
E hanno preferito mantenere intatto il proprio potere, concedendo le briciole e spacciandolo pure per tartufo.
Questo è successo stasera.
Tutto il resto è propaganda e fumo negli occhi dei cittadini.
La vergogna di chi non conosce la parola vergogna.
Lorenzo Tosa.
... Emma Bonino ...
Il vuoto dopo la tempesta: Emma Bonino e il tramonto dell'eresia radicale.
Con la scomparsa di Emma Bonino non si chiude soltanto una pagina di storia, ma si spegne definitivamente quel faro di coraggio civile che ha guidato l'Italia fuori dal buio del bigottismo. Insieme a Marco Pannella, Emma ha rappresentato l'anima più autentica, tenace e a tratti dolorosa del mondo radicale: quella che metteva il proprio corpo al servizio delle libertà di tutti, accettando la solitudine e l'impopolarità pur di non piegarsi ai compromessi.
Oggi, guardando a chi si professa erede di quella straordinaria stagione, lo spettacolo è a dir poco desolante. La transizione dai giganti del passato alla burocratizzazione del presente trova una perfetta e triste sintesi locale in figure come Igor Boni.
Già presidente nazionale di Radicali Italiani e da sempre volto del movimento a Torino, Boni rappresenta, a mio parere, questa normalizzazione della lotta. I fatti parlano chiaro: i Radicali storici entravano nelle istituzioni solo per scardinarle o per accendere i riflettori sulle grandi piaghe sociali del Paese. Boni, al contrario, ha scelto la via della politica ordinaria. La sua candidatura a sindaco attraverso le primarie cittadine del 2021 fotografa perfettamente questa mutazione: la ricerca di un posizionamento istituzionale e di un'approvazione formale ben lontane dall'indipendenza dissacrante e corsara di chi lo ha preceduto.
Laddove un tempo c'era l'azione transnazionale, lo sciopero della fame duro, l'eresia consapevole e il corpo come arma politica, oggi rimangono l'ordinaria amministrazione e le alchimie elettorali per la sopravvivenza. Si è passati dall'essere "guerriglieri dei diritti" a inseguire la rassicurante routine della politica di professione.
Emma ci lascia una lezione immensa: i diritti si difendono con il coraggio delle proprie idee, anche quando si è da soli contro tutti.
Una lezione che i leader locali di oggi farebbero bene a rileggere, invece di continuare a richiamarsi a un nome e a una storia che, a mio avviso, chiederebbero un coraggio oggi difficile da ritrovare.
Buon viaggio, Emma. L'Italia libera ti deve tutto.
#EmmaBonino #Radicali #MarcoPannella #IgorBoni #Torino #PoliticaItaliana
Paolo Ranzani
... fuori le chat!!! ...
La Procura di Roma ha annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale per sollevare un conflitto di attribuzione contro la Camera dei deputati a proposito delle chat secretate di Delmastro. Da indicrezioni filtrate in giornata i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Roma, guidati dal procuratore Francesco Lo Voi, sono pronti a presentare formalmente il ricorso nei prossimi giorni.
Il motivo del ricorso della Procura è ottenere dall'organo costituzionale l'annullamento della decisione del 5 agosto scorso, giorno in cui l'Aula della Camera dei deputati ha votato contro l'autorizzazione all'utilizzo delle chat intercorse tra il deputato ed ex sottosegretario Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia.
Avanti così! Hanno infangato per mesi Sigfrido Ranucci che è parte lesa e non risulta indagato ed invece stanno proteggendo l'ex sottosegretario alla Giustizia, che riuniva allegramente i vertici del Dap (Dipartimento dell'amministrazione Penitenziaria) nel ristorante di un prestanome del clan Senese di cui era socio, secretamdone le chat?
Fuori la verità sui rapporti opachi di Delmastro. Altro che Ranucci!
Mario Imbimbo.
giovedì 10 settembre 2026
... Del Rio, un alieno nel PD! ...
DEL RIO: COSA CI FACCIO IO QUI?
La sinistra che strizza l’occhio alla destra. Non bastava Renzi ed i suoi accoliti a sostenere le porcate che spesso fanno quelli della destra. Tra i firmatari del ddl Antisemitismo, di cui Montanari in questo articolo illustra le pecche, c’è Graziano Del Rio che, sino a prova contraria rappresenta un esponente di spicco. Continuo a meravigliarmi di quanta gente, malgrado le numerose decisioni tutt’altro che progressiste continuano a sostenerli. Certo sono sempre meglio dei destrorsi nostrani la cui ipocrisia non conosce limiti ma si affannano molto per non rimanere indietro!!
Con curiosità attendo i nomi di chi lo voterà.
IL DDL ANTISEMITISMO PROTEGGE SOLO ISRAELE: LA SINISTRA NON LO VOTI
TOMASO MONTANARI - IL FATTO - 10.09.2026
Se passasse il ddl “Antisemitismo” che ieri è approdato alla Camera, si potrebbe proibire una manifestazione “in base alla probabilità di grave rischio” di comparazione delle politiche di Israele a quelle della Germania nazista, perché questo paragone rientra tra gli atti di antisemitismo, secondo la screditatissima dichiarazione dell’IHRA che ora si vuole adottare come ‘legge’. Il problema non pare che Netanyahu e i suoi assomiglino oggettivamente sempre di più ai nazisti: ma è dirlo. Dalla scuola alla polizia, un nuovo catechismo morale verrebbe a stroncare la libertà di espressione prevista dalla Costituzione, e un’intollerabile ipocrisia userebbe le vittime della Shoah per negare giustizia alle vittime di Israele. Se c’è davvero, oggi, un pericolo grave per gli ebrei è la deriva etnico-nazionalista di estrema destra per cui questo Israele criminale non solo è ormai uno Stato ebraico, ma vorrebbe accreditarsi come l’unico rappresentante dell’ebraismo mondiale. Non per caso a proporre questa legge è, in Italia, una destra ancora antisemita e fascista, ma incondizionatamente sionista. Come ha scritto Luciano Belli Pace, “importanti esponenti delle comunità ebraiche, anche davanti al ‘folklore’ fascista, non solo si voltano dall’altra parte per non vedere la regressione, ma arrivano a ‘kasherizzare’ il partito della Meloni, eleggendolo a baluardo contro l’anti - semitismo becero diffuso nelle componenti più radicali della sinistra antisionista e apprezzandolo come un prezioso alleato di Israele. Assistiamo a un rinnovato commercio delle indulgenze: tu appoggi incondizionatamente Israele (rectius, la destra sovranista e con componenti fasciste e razziste che in questo momento governa Israele) e noi in cambio certifichiamo il tuo inesistente approdo antifascista”. Di fronte a tutto questo non ci possono essere dubbi o astensioni: il grande mondo della sinistra che manifesta a Montecitorio non voterà per partiti che non dicano un chiaro e netto ‘no’ a questo scempio. E ha sacrosanta ragione.
Mauro Coltorti.
... Sanchez Vs Abascal!! ...
ieri mattina, durante il Question time al Congresso spagnolo sulla questione Ceuta, il leader dei neofranchisti di Vox Santiago Abascal ha avuto una pessima idea: sfidare dialetticamente il premier spagnolo Pedro Sánchez in aula con la solita, trita, sequela di fake news, insulti, offese e complottismo da bar.
Lo ha accusato esplicitamente di essere “sotto ricatto” del Marocco e addirittura che “il governo spagnolo si trovi a Rabat”, e infine ha invocato la messa sotto accusa di Sánchez al Tribunale supremo per alto tradimento.
A quel punto ha preso la parola Sánchez e ha deciso di rispondergli direttamente.
Ne è uscita fuori una lezione politica - l’ennesima - oltreché di stile, ricordando ad Abascal l’immane (e verissimo) conflitto di interessi dell’estrema destra spagnola con Stati Uniti e Israele.
“A parte la quantità di falsità e disinformazione del suo discorso, è curioso che mi accusiate di questo quando, se c’è qualcuno qui che porta un guinzaglio al collo, quello è lei. È per questo che applaude i dazi degli uni e i genocidi degli altri, e ha cercato di mettere le mani avanti quando ha parlato di Tel Aviv e Washington.
Questo Governo non accetta il ricatto di nessun partito, di nessun Paese e, naturalmente, neppure di nessun potere. E non lo facciamo perché non lo accetteremmo in nessuna circostanza e, naturalmente, non abbiamo nulla da nascondere.
Oggi stesso verranno pubblicati tutti i rapporti dall’1 luglio all’1 agosto sulla crisi di Ceuta, affinché tutti possano sapere che cosa è successo.”
Poi la conclusione, da applausi a scena aperta.
“Guardi Abascal, in tutto questo anno, l’unico suo contributo alla politica spagnola sono stati l’odio, gli insulti e la xenofobia. Lei mi ha chiamato autocrate e dittatore, mi chiamano persino ‘cane’. Proprio così, mi chiamano ‘cane’. Io sarò anche un cane, ma a differenza sua non ho padroni”.
Doveva solo rispondergli, non annientarlo.
D’altra parte, ogni volta che Abascal ha provato a sfidare Sánchez in quell’aula, è finito per essere politicamente e dialetticamente umiliato.
Peccato che noi un premier così possiamo giusto guardarlo da lontano e invidiarlo.
Lorenzo Tosa
... meno reati, più paura?? ...
𝐌𝐞𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐚𝐮𝐫𝐚: 𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐞𝐩𝐢𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
I numeri non interpretabili: 1.916 omicidi nel 1991, 319 nel 2024, reati giù del 10 per cento nel primo semestre di quest'anno. Sono cifre ufficiali del ministero dell'Interno, e il 15 agosto il ministro Matteo Piantedosi ha sbavato spiegandoci che «l'Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo». Ma c'è altro, le famiglie che dichiarano di vivere in una zona a rischio erano il 23,3 per cento nel 2023 e sono il 26,6 nel 2024: la paura quindi sale mentre i reati scendono. E sale perché fra televisioni, internet, giornali e social l'egemonia culturale della destra ha infettato tutto e adesso detta il tema pure a chi dovrebbe combatterla.
Martedì Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, ha posto tre domande al centrosinistra, da segnarsi in stampatello sull'agenda. Se trent'anni di decreti hanno lasciato la paura dov'era, cosa promette la dose successiva? Se l'insicurezza cresce mentre la criminalità cala, cosa stiamo curando davvero? Poi la terza: quando diciamo sicurezza di chi parliamo, del lavoratore o del padrone, dell'inquilino sfrattato o di chi lo sfratta?
Rispondere è già un programma di governo, e conviene scriverlo prima di occuparsi della guida dell'opposizione. Le primarie per il leader si facciano pure, servono, ma accanto ne servono altre sul programma, e il criterio ce lo lascia Pepino quando ricorda che al vetro rotto si può rispondere "investendo in poliziotti e giudici o in vetrai e assistenti sociali". Chi sceglie i vetrai ha qualcosa da dire in campagna elettorale, e da fare il giorno dopo. Gli altri hanno una scaletta che gli scrivono al Viminale.
Per approfondire: "La fabbrica della paura. Il senso del governo Meloni per lo Stato di polizia", il nuovo libro di Left curato da Federico Tulli.
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