Ascoltate che capolavoro di ingegneria politica.
I Cinque Stelle un programma ce l'hanno: niente spesa militare e niente armi all'Ucraina. Una posizione rigida, lineare, persino comprensibile nella sua ostinazione. Poi c'è AVS, che naviga sulla stessa onda pacifista ma, quando la sedia scotta, si adatta alla bisogna con la flessibilità di un giocoliere. La solita arte del galleggiamento.
E poi il capolavoro assoluto: il PD. Lì la schizofrenia è un valore fondativo. C'è chi vuole il riarmo ma non l'invio di armi a Kiev, chi vuol mandare i carri armati ma disarmare pure i vigili urbani, e chi è contrario a tutto, persino a se stesso. In mezzo a questo buffet svetta la segretaria Schlein che, dopo tre anni, sei mesi e dieci giorni, non è ancora riuscita a dare una faccia al partito. Non per incapacità, ma per pudore: che faccia dai a un organismo con quattro braccia, sei gambe e lo sguardo rivolto in tre direzioni diverse?
Eppure questi due punti sono la bomba di fine mondo del Campo Largo. Ognuno recita la sua parte, ma tutti sanno che andare divisi sarebbe un suicidio politico senza appello, l'ecatombe del centro-sinistra e la condanna all'irrilevanza. E allora quali sublimi possibilità restano?
La prima è il "Super-documento del nulla": quattrocento pagine di programma con una frase sulle armi così ambigua che al primo voto parlamentare il governo cade in quattro secondi. La seconda è la "Menzione d'onore alla coscienza": ognuno vota come gli pare e la politica estera si decide tirando i dadi in un'assemblea condominiale permanente. La terza è la "Capitolazione della notte prima": uno dei blocchi cede di schianto all'ultimo minuto e gli elettori si disperdono sconfortati nell'astensionismo. La quarta è la "Scommessa delle primarie": fare votare la base dopo aver firmato col sangue un patto dove chi vince fa la linea. Peccato che verrebbe calpestato subito dopo, specialmente da un PD che assomiglia più alla Jugoslavia del dopo Tito che a un partito coeso. Infine c'è la "Fuga dalla realtà": un patto per parlare solo di sanità e salario minimo, facendo finta che la geopolitica non esista. Un piano perfetto, a patto che nel mondo regni la pace per i prossimi cinque anni.
Insomma, sono condannati a stare insieme per pura sopravvivenza. Un matrimonio d'interesse dove ci si odia ma si condivide il mutuo. Salvo che, dentro i Cinque Stelle, ci sono già anime pronte a rischiare la catastrofe pur di dire "andiamo da soli e lasciamo che il PD affondi nella sua solenne confusione".
Mauro David.

