
Erri De Luca è un irredentista nazionalista ottocentesco, coerente con la sua visione. Riconosce quella ebraica come una nazione, dunque ritiene sia diritto della nazione ebraica conquistarsi uno Stato e difenderlo. Lo stesso diritto riconosce, coerentemente, agli ucraini, ai catalani, ai curdi, eccetera eccetera. In più occasioni ha espresso la sua solidarietà con tutti questi popoli.
Il problema per essere affrontato in tutta la sua vertigine e profondità andrebbe spostato dal singolo, che tutto sommato non conta nulla, al tema generale.
Non è che parliamo di pizza e fichi: sul nazionalismo irredentista si scontrarono tutti i giganti socialisti e rivoluzionari del primissimo ‘900. Si tratta di un tema che nessuna persona seria si può permettere di liquidare in 4 battute.
Personalmente non mi sono mai sentita affascinata dall’irredentismo nazionalista, perché dietro di esso si celava e a mio avviso si cela tuttora la tromba sonora del colonialismo e la grancassa del tribalismo, in ogni sua espressione.
Proprio per questo motivo non mi sono mai innamorata degli indipendentismi, neanche di quelli che tanto piacciono o sono piaciuti a sinistra; né di quello curdo, né di quello basco, né tantomeno di quello catalano, che a mio avviso ha sempre avuto fin dal primo momento tratti di somiglianza col sionismo abbastanza da rabbrividire.
Ma il sionismo non è soltanto un indipendentismo. Il sionismo è stato dall’inizio un progetto di insediamento coloniale in una terra già abitata. Non c’è solo tutto il male dell’irredentismo nazionalista, c’è che in più quel progetto si è costruito praticando fin dal primo momento la deumanizzazione di popoli che quella terra la abitavano, e prevedendo per questi stessi popoli un destino di sottomissione e di schiavizzazione.
Il film “Tutto quel che resta di te” fa piuttosto impressione nel come mostra il lavoro di fatica che i palestinesi erano costretti a fare nell’aiutare i coloni sionisti a traslocare nelle case da cui loro, i palestinesi, erano stati appena cacciati. Non solo li bombardavano e pestavano per cacciarli, ma li schiavizzavano per far fare a loro tutto il lavoro di trasloco dei coloni. Il sionismo non ha mai previsto la sparizione assoluta dei palestinesi. Ha sempre previsto, e tuttora prevede, la loro esistenza come minoranza di servitori, popolo di serie B soggiogato ed obbediente, da utilizzare all’occorrenza.
Questo francamente è un gradino in più rispetto all’irredentismo nazionalista (sebbene la tentazione del suprematismo nei confronti dei popoli vicini si ritrovi nelle pieghe di tutti i nazionalismi e di tutti gli indipendentismi). Ed è su questo che De Luca si tradisce. Il suo problema non sta neanche tanto nella sua idea di cosa sia il sionismo. Il suo problema sta nel fatto che ha un approccio impastato di indifferenza razzista nei confronti del popolo palestinese, che per lui, semplicemente, non esiste.
Federica D'Alessio.
ERRI DE LUCA A GERUSALEMME
Erri De Luca si dichiara sionista su Israel Hayom — il quotidiano fondato da Sheldon Adelson come strumento di supporto a Netanyahu — e dice che definire “genocidio” quello che accade a Gaza è “una distorsione storica e verbale”.
Lo fa il 25 maggio 2026, mentre i morti certificati a Gaza superano i 70 mila !!!