venerdì 15 maggio 2026

... Giorgetti "ah boh" ...

𝐋'«𝐚𝐡 𝐛𝐨𝐡» 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Federico Freni, sottosegretario all'Economia, ha rinunciato ieri alla corsa per la presidenza Consob. Giancarlo Giorgetti, il suo ministro, anche lui leghista, il proponente della candidatura in Consiglio dei ministri lo scorso 20 gennaio, è uscito di corsa dalla Camera dopo il question time e ha liquidato i giornalisti così: «Sono contentissimo, Federico continua a lavorare con me. Chi sarà il prossimo presidente? Ah boh, chiedetelo a Meloni». Quattro mesi di trattative finite con un «ah boh». Nel Transatlantico, intanto, Matteo Salvini sbottava: «Ragazzi, oggi non parlo». E Forza Italia spiegava per bocca del portavoce Raffaele Nevi che la decisione, in fondo, dipende dalla premier: «È lei che istruisce». Dietro il passo indietro di Freni c'è un parere riservato circolato dentro la stessa Consob, venti pagine che richiamano la legge Frattini e il decreto legislativo 39/2013 e parlano di «profili di illegittimità» per la nomina di un sottosegretario in carica. C'è un'indagine delle autorità europee di vigilanza sull'indipendenza delle authority italiane. C'è il veto reiterato di Antonio Tajani. E c'è l'ombra di Marina Berlusconi, che a Cologno Monzese ha ridisegnato Forza Italia mentre Palazzo Chigi cercava di chiudere la partita. La Consob è senza presidente da marzo. L'Antitrust dal 4 maggio. Due autorità di vigilanza chiave senza guida, mentre in Borsa si muovono scalate e Opa. Il governo che si era venduto come decisionista, dopo la sconfitta al referendum di marzo, oggi rimpalla persino le nomine che voleva controllare di più. Giorgetti dice «chiedetelo a Meloni». Salvini non parla. Tajani aspetta che gli portino il candidato giusto. E intanto la Consob si guarda allo specchio, con il commissario vicario che firma le carte. Quando il ministro dell'Economia, davanti ai cronisti, dice «ah boh» della presidenza dell'autorità che vigila sulla Borsa italiana, sta dicendo che la regia non c'è più e sta restituendo l'esatta cifra del governo di cui fa parte.

... Imperi allo specchio ...

𝐈𝐦𝐩𝐞𝐫𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 


Articolo di Carla Corsetti 


 Un antico proverbio, forse cinese, dice: “Siediti sulla riva del fiume e prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. Xi Jinping non si è fermato a guardare il fiume scorrere in attesa del cadavere. Mentre il duo Epstein, ovvero Trump e Netanyahu , infiammava il Medio Oriente e mandava in recessione l'Europa, Xi Jinping ha diversificato rotte commerciali e fonti energetiche. Gli Usa annunciavano dazi apocalittici e guerre economiche definitive, la Cina pianificava con la calma di chi sa che l’avversario cambia presidente ogni quattro anni e strategia ogni crisi isterica. E adesso è arrivato a Pechino Donald Trump, quello che doveva mettere in ginocchio Xi, accolto tra tè, giardini di rose e citazioni di Tucidide che probabilmente scambia per un marchio di whisky scozzese. Naturalmente entrambi gli imperi amano presentarsi come fari della civiltà. Uno con le conferenze stampa sulla libertà del suprematismo bianco, l’altro con i congressi sulla stabilità armoniosa. Poi però, quando qualcuno disturba troppo, scoprono improvvisamente la passione comune per carceri, repressione e manette. Anche sulla pena di morte riescono a trovarsi: culture diverse, sistemi opposti, stesso entusiasmo per l’idea che lo Stato possa decidere chi deve smettere di respirare. E siccome il potere personale è una lingua universale, entrambi hanno pure ridimensionato o epurato i propri collaboratori per ricordare a tutti chi comanda davvero. Cambiano le uniformi, non il copione. In questo scenario che sancisce la definitiva irrilevanza generale dell'Europa, l'Italia di Meloni, che ha bruciato gli accordi con la Cina nel 2023, ora è stata licenziata anche da Trump, come si licenzia la servitù in esubero. Senza un piano industriale, senza un piano commerciale, senza un piano sanitario, senza una linea di politica estera, l'Italia è mera spettatrice delle strategie imperialiste della Cina e degli Usa, da cui aspetta briciole come un cane sotto il tavolo del banchetto. La differenza tra Usa e Cina, tuttavia, è anche estetica. La Cina può rivendicare qualche millennio di filosofia, dinastie, calligrafia, strateghi e imperatori. Gli Usa invece vaneggiano di supereroi ispirati dall’amico immaginario, vantano portaerei spettacolari, e sono convinti che la storia del mondo sia iniziata nel 1776.

... governo schifoso!!! ...

𝐒𝐨𝐬𝐩𝐞𝐬𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩 𝐚𝐝 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐞𝐬𝐞. 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥'𝐢𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐥𝐚: 𝐜𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐚𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐩𝐚𝐠𝐧𝐨𝐥𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Un giudice federale di Washington, Richard Leon, ha sospeso le sanzioni che l'amministrazione Trump aveva imposto a Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati. Nelle ventisei pagine dell'ordinanza c'è una frase che dovrebbe far arrossire chi siede ai vertici della Farnesina: "se Albanese si fosse opposta all'azione della Cpi contro cittadini statunitensi e israeliani, non sarebbe stata sanzionata". Tradotto: la punizione era per le idee. "Repressione di espressioni sgradite", scrive il giudice, peraltro nominato da George W. Bush. Intanto a Madrid, una settimana fa, Pedro Sánchez consegnava ad Albanese l'Ordine al Merito civile e scriveva alla Commissione europea per attivare lo Statuto di blocco contro le sanzioni americane. Una posizione di governo messa per iscritto. Madrid difende la sua relatrice italiana, mentre Roma si gira dall'altra parte. A Roma, niente. Antonio Tajani, ieri in Senato, ha liquidato la questione: "Mica devo commentare le decisioni di ogni tribunale nel mondo". Sostanzialmente: una cittadina italiana sanzionata per il suo lavoro Onu, costretta a fare causa negli Usa perché lo Stato che dovrebbe difenderla preferisce tacere, viene ridotta a notiziola estera. Meloni l'aveva definita "la nuova eroina del Pd". Difesa zero, alibi infiniti. Quando la Casa Bianca punisce chi documenta un genocidio, l'Italia gira la testa. Cos'è? Si chiama complicità, e ha la firma dei silenzi istituzionali. 
È un giudice americano a ricordarci cosa sia la libertà di espressione: deve venire da Washington la lezione che i nostri ministri rifiutano di pronunciare.

--- ignorante con saggio!! ...

Xi Jinping che cita Tucidide a Donald Trump è una delle immagini contemporanee più surreali degli ultimi anni. Da una parte la diplomazia millenaria cinese, che ragiona per simboli, filosofia, riferimenti storici e pazienza strategica. Dall’altra Trump, che probabilmente pensava che Tucidide fosse un nuovo marchio di steakhouse texana o un giocatore serbo della NBA. 
Per capirci: la “trappola di Tucidide” è la teoria secondo cui, quando una potenza emergente minaccia di sostituire quella dominante, il rischio di guerra diventa quasi inevitabile. Tucidide lo scriveva raccontando il conflitto tra Sparta e Atene: “Fu l’ascesa di Atene e la paura che questo provocò a Sparta a rendere la guerra inevitabile”. Oggi il parallelismo è evidente: Cina in ascesa, Stati Uniti potenza dominante in paranoia strategica. Ora immaginate Xi che, con tono confuciano e aria da mandarino imperiale, spiega il concetto durante il vertice. E Trump che ascolta annuendo serio per dieci secondi, prima di chiedere se “Tucidide” abbia votato repubblicano o se produca dazi migliori di quelli cinesi. 
La scena è metafisica. Xi parla di equilibrio storico delle civiltà, Trump pensa agli hamburger, ai coyote da mitragliare al confine e ai post su Truth Social scritti come messaggi inviati alle tre di notte dopo sei lattine di Diet Coke: “KISS MY A#S!!!”. 
Ed è questa la vera fotografia dell’Occidente contemporaneo. La Cina che usa i classici greci per discutere di equilibrio multipolare. Gli Stati Uniti che rispondono con meme, minacce commerciali e slogan da wrestling.

ps: comunque, con Kulturjam.it siamo sempre avanti. Sulla "trappola di Tucidide" e sue varianti, grazie all'acume del buon professor Francesco Dall'Aglio, abbiamo scritto un intero capitolo del volume "Gli analfoliberali" 

 Paolo Ranzani.

giovedì 14 maggio 2026

... Adone Brandalise ...

È scomparso oggi Adone Brandalise: filosofo, critico letterario e docente di Teoria della letteratura. Laureato con Vittore Branca, ha a lungo insegnato presso l’Università di Padova. Studioso di Spinoza e Plotino, di Hegel e dell’idealismo tedesco e di Lacan, la sua attività di ricerca si caratterizza per l’intreccio tra riflessione filosofica e interpretazione del testo letterario. Ha collaborato a riviste quali «Lettere italiane», «Studi novecenteschi», «Il centauro» e «Filosofia politica». Ni commenti a questo post, riproponiamo questa lunga intervista del 2019 in cui, prendendo avvio dall’esperienza del ‘68 e passando per le riforme degli ultimi decenni, Brandalise affronta la questione dell’Università e dei suoi problemi, dai vincoli di un definanziamento strutturale alla crescente burocratizzazione. La riflessione dello studioso si allarga poi toccando altre questioni attuali: i processi di “decostituzionalizzazione” in atto a livello globale, la fuga dei cervelli, la risposta ai “populismi”. L’intervista è a cura di Giovanni Comazzetto e Mauro Azzolini.

... i due "Leoni" ...

Disteso sul letto di morte, ma lucidissimo come sempre, quando il suo segretario nelle giaculatorie latine si fece scappare un “moriri”, con un ultimo scatto vitale lo corresse dicendo: “Mori, prego!”. Un fine latinista come lui, che le sue 86 encicliche se l’era scritte tutte di proprio pugno nella lingua di Cicerone, certo non poteva restare indifferente di fronte a quell’infinito deponente clamorosamente errato. Quando spirò il 20 luglio 1903, Papa Leone XIII di record ne aveva collezionati un bel po’ e molti di essi gli sopravvivono ancora. Dopo quelli di Pio IX e Giovanni Paolo II, con la durata di 25 anni e 150 giorni il suo a tutt’oggi rimane il terzo pontificato più lungo della storia della Chiesa, a dispetto delle aspettative che, quando nel 1878 fu eletto al soglio petrino all’età di 68 anni con llsalute malferma, lasciavano prevedere un papato breve. Invece, morì a 93 anni suonati meritandosi l’affettuoso appellativo di “Padre Eterno” che poco a poco sostituì il convenzionale “Santo Padre”. Vincenzo Gioacchino Pecci, figlio del conte Domenico, nacque a Carpineto Romano il 2 marzo 1810 quando il Continente Europeo era sconvolto da una tempesta chiamata Napoleone e Pio VII, il Papa di allora, per volontà del primo si trovava in esilio coatto a Savona, prima di essere estradato in Francia. Dopo aver completato il ciclo di studi classici presso i Padri Gesuiti, entrò in seminario insieme al fratello, ricevendo nel 1837 l’ordinazione sacerdotale. Equilibrato, pronto all’ascolto, bravo tanto ad amministrare quanto a mediare, dotato di memoria eccezionale, il giovane Monsignor Pecci avanzò rapidamente nei gradi di una carriera che lo vide delegato papale a Benevento, nunzio apostolico in Belgio e infine, a partire dal 1846 e per i 30 anni a seguire, Arcivescovo di Perugia. La berretta cardinalizia impostagli da Pio IX nel 1853 non mise a tacere la sua indipendenza di giudizio rispetto al Papa regnante, dal quale non mancò di marcare deferentemente le distanze, quando non approvò certe intransigenze dogmatiche in materia d’infallibilità papale. Pur se favorevole al dominio temporale della Santa Sede, nei confronti della questione nazionale non dimostrò alcuna avversione preconcetta e quando nel 1869 Vittorio Emanuele II visitò Perugia, come Arcivescovo della città non mancò di recapitargli un biglietto di saluto. Forse anche per questo motivo, nel Conclave seguito ai 32 lunghi anni del pontificato di Pio IX, i Cardinali elettori individuarono in lui la figura di cerniera fra un papato in stile “uomo-solo-al comando” e un altro più collegiale, pronto all’ascolto e attento alle sfide mondiali, secondo un cliché ripresentatosi anche in tempi recentissimi. A dispetto dell’età e della salute cagionevole, forse perché alleggerito dal fardello del potere temporale, Papa Leone XIII divenne il primo “Papa sociale” della storia, perché nell’enciclica “Rerum Novarum” (1891) gettò le basi della moderna dottrina sociale della Chiesa cattolica, meritandosi l’appellativo di “Papa dei lavoratori”. Condannando sia l’ateismo marxista che il capitalismo selvaggio, Papa Pecci individuò nella collaborazione fra le classi sociali la ricetta ai mali del tempo, denunziando con parole infuocate il comportamento di quanti “opprimono per utile proprio i bisognosi e gli infelici, perché defraudare il giusto salario, è colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio”. Leone XIII fu anche il primo pontefice a farsi riprendere in video ad opera di un collaboratore dei fratelli Lumière, e il primo a farsi audio-registrare. Se di Papa Leone, per i circa 4.000 residenti di Carpineto Romano, ce n’è uno e uno soltanto, senza bisogno di numerazione, dall’8 maggio dello scorso anno, per il resto del mondo, col nome di Leone XIV lo statunitense Robert Francis Prevost esercita il suo altissimo ministero sulle orme di Sant’Agostino, ma anche di questo vegliardo canuto meritevole di maggior fama. Auguri, Santità! 


 (Testo di Anselmo Pagani)

... il Salone del Libro ...

Il Salone Internazionale del Libro (dal 1988 al 1998 Salone del Libro, dal 1999 al 2001 Fiera del Libro, dal 2002 al 2009 Fiera Internazionale del Libro) è un progetto di promozione del libro, della lettura e della cultura, la cui prima edizione risale al 1988. Si tratta della più importante manifestazione italiana nel campo dell'editoria. Il Salone si svolge una volta all'anno nel mese di maggio, organizzato fino al 1991 all’interno del complesso di Torino Esposizioni e dal 1992 presso il centro congressi Lingotto Fiere di Torino. Dal 2019 la manifestazione occupa gli spazi del Lingotto Fiere, dell'Oval e del centro congressi Lingotto. La XXXVII edizione si è tenuta negli stessi spazi tra il 15 e il 19 maggio 2025. Con uno spazio espositivo di 137.000 m², che include i padiglioni 1, 2, 3 Oval del Lingotto Fiere di Torino, gli spazi del Centro Congressi Lingotto e un’ampia area esterna, il Salone internazionale del Libro, in quanto evento fieristico e culturale, ospita case editrici di varie dimensioni, insieme a istituzioni pubbliche e private. Dal 2023 si aggiunge il progetto artistico sviluppato dalla Pinacoteca Agnelli sulla Pista 500. Dal 2024 viene creato il padiglione 4 dedicato ai progetti per i giovani: uno spazio costruito per “migliorare la fruibilità generale del Salone e dare maggiore visibilità alla programmazione del Bookstock”. Presenta all’interno delle sale convegni un denso calendario di conferenze, spettacoli, presentazioni di libri e iniziative didattiche. Nel 2025 il Salone coinvolge gli spazi di UCI Cinemas con il progetto "Romance Pop Up". Dal 1996 per ogni edizione viene scelto un tema portante e dal 2001 un paese ospite, di cui sono invitati editori e autori. Come il Salone del libro di Parigi, si rivolge sia ai professionisti del settore sia al pubblico dei lettori. Per numero di espositori è la seconda fiera del libro in Europa dopo la Buchmesse di Francoforte. In concomitanza alla manifestazione fieristica localizzata attorno al complesso del Lingotto, a partire dal 2004, il Salone internazionale del Libro organizza il Salone Off, una programmazione di eventi culturali, diffusi, in luoghi canonici e non, all’interno delle otto Circoscrizioni di Torino, in molti centri della Città Metropolitana e della regione e, con il progetto Voltapagina, in tutte le strutture carcerarie del Piemonte. Dal 2014, il programma del Salone Off si è esteso a tutto l'arco dell'anno con il nome di Salone 365: un calendario di incontri con autori in sedi diverse della città (teatri, biblioteche, librerie, scuole) in collaborazione con le Circoscrizioni di Torino, le Biblioteche civiche torinesi, la Scuola Holden, le librerie torinesi e associazioni varie. Accanto all’evento fieristico, il Salone del Libro promuove il libro, la lettura e la cultura attraverso numerosi progetti, rivolti al pubblico generalista, alle scuole e ai professionisti. Cura l’organizzazione, la programmazione e direzione culturale di eventi che si tengono in lungo l’anno in diverse città di Italia, come Portici di carta a Torino, Lungomare di libri a Bari, la Festa del libro medievale e antico di Saluzzo e Mi prendo il mondo a Parma; collabora inoltre alla realizzazione di Carte da decifrare, progetto della Fondazione Artea. Come SalTo Scuola propone un’offerta continuativa di attività per studenti e docenti. Tra i progetti, si contano Adotta uno scrittore, Un libro tante scuole, Oltre la notizia, Educare alla lettura. Come SalTo Pro offre percorsi e opportunità di formazione e crescita delle professionalità della filiera editoriale. Il Salone si offre come promotore di scambi e competenze tra gli operatori del settore sia a livello nazionale, che a livello internazionale, con il progetto del Rights Centre, l’area dedicata all’acquisto e alla vendita di diritti letterari e audio-visivi all’interno dell’evento fieristico del Salone Internazionale del Libro di Torino. ll Salone Internazionale del Libro è un progetto di Associazione culturale Torino, la Città del Libro, promosso insieme a Fondazione Circolo dei Lettori e organizzato da Salone Libro Srl, e sostenuto da Regione Piemonte e Città di Torino.