SIAMO ICEBERG ALLA DERIVA, UN ESPERIMENTO DI CONGELAMENTO SOCIALE...
C’è un tipo di freddo che non ha niente a che fare con il meteo. È un gelo che batte sui vetri dell'anima, che siede a tavola con te, ti guarda fisso negli occhi congelando il cuore.
Non è una stagione.
È la nostra paura e indifferenza.
Succede quando l’intelligenza diventa un’armatura di ghiaccio, lucida, tagliente... ma perde il coraggio della reazione.
È il cuore?
Quello è rimasto chiuso fuori nella tormenta a bussare, con le nocche insanguinate. Abbiamo trasformato la nostra mente in un ufficio asettico dove la musica dell’anima non entra perché "disturba il nostro oblio".
E fuori?
Fuori c’è solo il silenzio monumentale di un mondo che ha smesso di ascoltare perché ha troppa paura di sentire.
Guardiamoci allo specchio, se abbiamo il fegato di farlo.
Non siamo più esseri umani, siamo iceberg alla deriva in un oceano di indifferenza.
Il gelo di cui parlo non è una metafora letteraria, è la cristallizzazione delle nostre anime. Ci siamo trasformati in minerali. Fuori, il mondo è un mattatoio a cielo aperto gestito da assassini assatanati di potere, folli che giocano a dadi con la carne dei figli degli altri. E noi? Noi guardiamo lo schermo, sorseggiamo il caffè e non sentiamo più niente.
Siamo diventati monumenti alla solitudine, statue di marmo che sanno tutto ma non provano più niente, capaci solo di beceri sentimentalismi da telenovela. Stendiamo i nostri panni sporchi sotto i riflettori dei social come stendardi ridicoli delle nostre meschine vite . Siamo diventati esperti nel sopravvivere, ma abbiamo dimenticato come si brucia di passione per un alto ideale di vita.
L’intelligenza è diventata un’arma bianca, ci serve per analizzare l’orrore senza lasciarci toccare il cuore.
Siamo diventati chirurghi del nulla. Vediamo la violenza, la ferocia, il sopruso sistematico, e la nostra reazione è un commento acido o, peggio, un silenzio monumentale.
Questa è la vera morte, non quando il cuore smette di battere, ma quando smette di ribellarsi. Quando l'anima diventa un pezzo di ghiaccio talmente denso che nemmeno il grido di una madre riesce a incrinarlo.
Siamo l'apice della paralisi. Più il mondo brucia sotto i colpi della tirannia e della follia, più noi diventiamo freddi, lucidi, immobili. Una solitudine definitiva, perché chi non sa più inorridire è già un cadavere che cammina.
Ma ricordate, anche il ghiaccio più spesso, alla fine, si spacca. Sotto quella crosta c'è un seme che non ha ancora rinunciato a sognare la primavera, una primavera fatta di sana rabbia e di vita vera.
Svegliatevi o godetevi l'inverno. Perché il silenzio di oggi è la complicità di domani.
Non lasciate che il gelo vinca l'ultima partita. Smettetela di essere così maledettamente intelligenti da dimenticarvi di essere vivi. Fate in modo che il vostro cuore torni a sognare il sole della RIVOLUZIONE, unica fonte di vita per rigenerare questa rinsecchita umanità... prima che il silenzio diventi l'unica lingua che sapete parlare.
Karima Angiolina Campanelli