lunedì 4 maggio 2026

... un abisso fascista!! ...

NON È GIORNALISMO, È CIRCO BARNUM. 

 Mettetevi comodi, perché qui siamo al cortocircuito cognitivo totale. 

Da una parte abbiamo i patrioti dell’ultima ora che riscoprono il galateo del giornalismo: "Diffondere notizie senza prove è diffamazione!" urlano contro Ranucci. Dicono che il diritto di cronaca è sacro, ma calunniare no. Bellissimo. Commovente. Quasi ci credevo. Peccato che mentre facevano la morale a Report, la loro stampa di riferimento sparava titoli in prima pagina da fantascienza distopica: “Vogliono indagare Arianna Meloni”. Uno scoop basato sul nulla cosmico, sul vuoto pneumatico, sulle "sensazioni" di Sallusti. 

Facciamo due pesi e due misure? 

Ranucci (Report): Parla di piste, voci di corridoio da verficare, segue filoni, fa domande scomode (che sarebbe poi il mestiere del giornalista). 

La stampa di regime: Inventa indagini inesistenti per gridare al complotto dei giudici, rispolverando lo "schema Berlusconi" per vittimizzare la Premier. 

La differenza è semplice, ma fa male: Una cosa è seguire una pista giornalistica (anche se vi scotta il sedere), un'altra è delegittimare la magistratura inventandosi procure d'assalto che non esistono per coprire i propri fallimenti. 
Gridano alla diffamazione contro i ministri, ma poi usano i giornali come manganelli contro i giudici. 

Siete fantastici: volete la libertà di stampa per inventare indagini, ma volete il bavaglio per chi le indagini le fa davvero. 

Povera Italia. Anzi, poveri noi.

... un PD inquinato! ...

Da iscritta al PD, o meglio, da sognatrice senza scopo di lucro che ha fatto il salto dalla Sinistra Giovanile con l’entusiasmo della venticinquenne con troppo entusiasmo, ammetto che questa storia mi fa ribollire il sangue. Sia chiaro, che Marianna Madia se ne sia andata mi rende felice. Chi se lo dimentica quel "porto in dote la mia straordinaria inesperienza" pronunciato da neoletta. Era l'apice di quella miope deriva giovanilistica veltroniana, capace di premiare i "figli di" ignorando platealmente lo stuolo di attivisti che avevano la stessa età della Madia o della Picierno, ma molta più polvere sulle spalle. E sì, lo confesso: ho rosicato allora e rosico ancora oggi per quella meritocrazia al contrario. Il punto, però, è un altro. Perché solo ora? Mi chiedo quanta credibilità avrebbe recuperato il mio partito se i "Renziani rimasti" non avessero occupato le poltrone per mero calcolo elettorale. Sapevamo tutti a quale Segretario rispondessero davvero eppure sono rimas nel PD a inquinare referendum e linea politica, solo per proteggere quel piccolo tesoretto di voti garantito dal sistema. Penso ai momenti in cui il cortocircuito è diventato insostenibile. Al referendum sul lavoro e all'opposizione dei riformisti in trincea per difendere il Jobs Act. Al referendum sulla giustizia, con quel comitato della "Sinistra per il Sì" privo di ogni legittimazione. Alla difesa cieca di Israele, forse il punto in cui l'abisso morale dei riformisti si è fatto più profondo. Nel frattempo, fuori dai palazzi, tanti compagni hanno continuato a difendere un attivismo puro, totalmente scevro da questi cinici calcoli di bottega. Quindi, sono felice che la Madia sia uscita? Ovvio. Spero che gli altri seguano a ruota? Lo firmo col sangue. Basterà questo esodo per riparare i danni causati in questi anni? Purtroppo, resta il dubbio amaro. Proprio per questo, il mio augurio è uno solo: che il futuro "campo largo", quando dovrà decidere chi coinvolgere, si dimentichi finalmente l'indirizzo di certi riformisti. 

Evitiamo di citofonare. 
Una volta e per tutte. 

 Lucia Coluccia.
Testo di Lorenzo Tosa. 

La notizia è che Marianna Madia ha appena lasciato il Partito Democratico e se ne va - anzi, sarebbe meglio dire torna - con Renzi. Ed è una ottima notizia. Ha scoperto, dopo tre anni dalle primarie, che il Pd di Elly Schlein è un partito di sinistra, che dice e fa finalmente cose di sinistra, o quantomeno di centro-sinistra, non di centro o peggio di centro-destra. Capisco che per la povera Madia tutto questo sia uno shock, ma per un partito che si oppone alla peggior destra regressiva è il minimo sindacale. Meglio tardi che mai, sperando che in molti seguano il suo esempio - a cominciare da Pina Picerno - e liberino il Pd da quell’odore di centrismo e moderatismo pavido troppo spesso spacciato per riformismo. Non credo che in molti ne sentiranno la mancanza. 

Vai avanti così, Elly. Sei sulla strada giusta!

... 4 Maggio 1949!! ...

Il quattro maggio non è una ricorrenza: è una ferita che pretende silenzio. 

Superga non si celebra, si ascolta. Eppure oggi quel silenzio è diventato rumore, rito svuotato, retorica marcia a palate, memoria stirata per stare comoda nelle tasche del presente. 
 Il quattro maggio dovrebbe ricordare che ci sono nomi troppo grandi per essere piegati a scenografia, e storie troppo pesanti per diventare abitudine. Il quattro maggio non chiede artificiosità ma schiena dritta. Chiede pudore. Chiede di guardare quella collina e sentirsi piccoli, ma non rassegnati. Perché se c’è qualcosa che il Grande Torino lascia in eredità non è nostalgia, ma la pretesa di essere all’altezza di chi è venuto prima, e soprattutto di non usare il mito come coperta per scaldare mediocrità presenti. Perché la coperta sarà sempre troppo corta ed i piedi resteranno fuori. 
 Se gli Invincibili potessero essere qui anziché osservarci dal cielo, non servirebbero parole: si alzerebbero, prenderebbero una cassa di pomodori, e li tirerebbero dietro a chi ci ha ridotto così. 

 Perché non c’è nulla di peggio dell’ipocrisia travestita da contrizione. Perché il Grande Torino era rosso come il sangue, qualcun altro, al massimo, rosso di vergogna.

Ernesto Bronzelli.

domenica 3 maggio 2026

... qualcuno lo fermi!! ...

Non è una “scoperta geografica”, è una forzatura politica. 

Il Mediterraneo non è diventato improvvisamente un lago privato. Il punto è un altro, molto più scomodo: il diritto internazionale esiste… ma funziona solo quando conviene a qualcuno farlo funzionare. Sulla carta, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare stabilisce regole chiarissime: le acque territoriali sono limitate, il resto è mare condiviso. Fine. 
Nella realtà, chi ha forza militare sufficiente prova ad allargare il proprio raggio d’azione, chiamandolo “sicurezza”. E allora la domanda diventa inevitabile: Qualcuno può battere un colpo… oppure il diritto vale solo quando non dà fastidio? 
Qualcuno crede ancora che esista un sistema che faccia rispettare le regole… oppure siamo tornati alla legge del più forte, con un lessico più elegante? Perché il problema non è Israele, o quel singolo episodio. Il problema è quando tutti guardano… e nessuno decide di guardare davvero. 

#globalsumudflotilla

... l'orrenda Israele!! ...

LA FLOTILLA, UNO SPECCHIO OLTRE L'ASSEDIO 


Non è soltanto un carico di aiuti, la #Flotilla è un gesto politico, un atto di testimonianza, una ribellione contro l’assuefazione. Se Israele continua a vedere la potenza militare come l’unica garanzia della sua esistenza, e la gran parte degli israeliani è convinta che tutto gli sia permesso, la presa di parola di cittadini, associazioni, intellettuali ebrei contrari alle politiche governative diventa sempre più essenziale 

I [Disegno di Gianluca Costantini]

... un canto "inclusivo" ...

NO: “Bella Ciao” non era un canto delle mondine che, successivamente, fu adattato e fatto passare per un inno partigiano. Vi prego, basta. È esattamente il contrario: Bella Ciao era un canto dei partigiani che, nel 1951, fu adattato da Vasco Scansani, un ex partigiano, come canto delle mondine nelle risaie. E francamente non se ne può più di quelli che vengono, col ditino alzato, a insegnarti le cose che non sanno. Ci sono poche cose al mondo più fastidiose di un ignorante che pretende di insegnarti le due stronzate che ha imparato guardando i reel di TikTok. Esistono diverse testimonianze sul fatto che i partigiani della Brigata Maiella la conoscessero e la cantassero. Parecchi partigiani delle Brigate Garibaldi operanti nell'Appennino emiliano hanno confermato di averla cantata durante la guerra. È vero, però, che non si trattava di certo del canto più popolare, tra i partigiani. Quello probabilmente era “Fischia il Vento”. Però “Fischia il Vento” aveva una fortissima connotazione comunista (del resto era modellato su “Katyusha” e il testo della versione italiana fu scritto da un altro partigiano: Felice Cascione), e i partigiani non erano tutti comunisti (sebbene questi fossero la maggioranza). Bella Ciao divenne popolarissima più tardi, negli anni 60, un po’ perché era oggettivamente meravigliosa, un po’ perché (indovinate un po’?) fu considerata più “neutrale” (“inclusiva” diremmo oggi), perfetta per unire tutte le anime della Resistenza (comunisti, cattolici, azionisti, liberali, anarchici) sotto un unico inno nazionale. 
Il brano che, oggi, alcuni idioti e alcune idiote canterine considerano “divisivo” divenne così noto proprio perché era perfetto per unire, per rappresentare tutti, insomma. 

 Tutti quelli che non erano fascisti, ovviamente. 

 Emiliano Rubbi.

... un cappio per Ben! ...

Ieri sera, in un moshav vicino Ashdod, Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale di Israele, ha festeggiato i suoi cinquant'anni. Per l'occasione, gli hanno regalato due torte. La prima, a tre piani. In cima, un cappio dorato. Alla base, due pistole puntate su una mappa di Israele che ingloba Gaza e la Cisgiordania. La seconda, gliel'ha portata sua moglie, Ayala. Sopra, di nuovo, un cappio. E una scritta in ebraico: "Auguri al ministro Ben Gvir. A volte i sogni si avverano". Avete letto bene: a volte i sogni si avverano. Il sogno è impiccare i palestinesi. Il cappio rimanda alla legge votata dalla Knesset a marzo 2026: pena di morte per impiccagione per i palestinesi condannati nei tribunali militari. Una legge che Ben Gvir ha cavalcato per anni. Quando è passata, in aula, si è presentato con una spilla a forma di cappio appuntato sulla giacca. E ha brindato con lo champagne. Da quando è ministro, oltre 110 prigionieri palestinesi sono morti nelle carceri israeliane per torture e maltrattamenti. E al cinquantesimo compleanno, una torta col cappio dorato. Tagliata davanti ai vertici della polizia israeliana, invitati alla festa. Tagliata tra le risate degli attivisti dell'estrema destra, dei ministri del governo, degli ospiti che applaudivano. Qual è la differenza tra questi qui e quelli della Germania na*ista? Quale? Lui ride. Lui taglia la torta col cappio. E i suoi sogni, dice, si stanno avverando. 

Ricordatevi questa foto, ricordatevi questi mostri, ricordatevi la torta. Perché un giorno, quando proveranno a raccontare un'altra versione della storia, queste immagini saranno lì. 
A dire come sono andate davvero le cose. 
A dire chi erano. 
A dire cosa hanno festeggiato.
This is the symbol for Israel's final solution for "the Palestinian problem". Anyone that wears it should be tried at The Hague.