Mettetevi comodi, perché qui siamo al cortocircuito cognitivo totale.
Da una parte abbiamo i patrioti dell’ultima ora che riscoprono il galateo del giornalismo: "Diffondere notizie senza prove è diffamazione!" urlano contro Ranucci. Dicono che il diritto di cronaca è sacro, ma calunniare no. Bellissimo. Commovente. Quasi ci credevo.
Peccato che mentre facevano la morale a Report, la loro stampa di riferimento sparava titoli in prima pagina da fantascienza distopica: “Vogliono indagare Arianna Meloni”. Uno scoop basato sul nulla cosmico, sul vuoto pneumatico, sulle "sensazioni" di Sallusti.
Facciamo due pesi e due misure?
Ranucci (Report): Parla di piste, voci di corridoio da verficare, segue filoni, fa domande scomode (che sarebbe poi il mestiere del giornalista).
La stampa di regime: Inventa indagini inesistenti per gridare al complotto dei giudici, rispolverando lo "schema Berlusconi" per vittimizzare la Premier.
La differenza è semplice, ma fa male:
Una cosa è seguire una pista giornalistica (anche se vi scotta il sedere), un'altra è delegittimare la magistratura inventandosi procure d'assalto che non esistono per coprire i propri fallimenti.
Gridano alla diffamazione contro i ministri, ma poi usano i giornali come manganelli contro i giudici.
Siete fantastici: volete la libertà di stampa per inventare indagini, ma volete il bavaglio per chi le indagini le fa davvero.
Povera Italia. Anzi, poveri noi.








