venerdì 14 agosto 2026

... luridi figuri!!! ...

Lavitola è in carcere perché accusato di essere il mandante dell'attentato contro Ranucci, quello che nel 2025 gli ha semidistrutto l'auto con un ordigno. Il gip è stato esplicito: nessun elemento per ritenere che Ranucci sapesse o fosse d'accordo. Ranucci è la vittima, non un complice. Nel mezzo di tutto questo il Tg1 ci costruisce un servizio che mette in dubbio la posizione del giornalista, Salvini chiede pubblicamente la sua sospensione da Report e la RAI convoca il Comitato Etico. Non sappiamo ancora chi c'è dietro Lavitola, chi lo manovrava e perché, quali interessi politici o economici ruotavano intorno a quell'attentato, non lo sa ancora nemmeno la magistratura che sta indagando. Sappiamo invece con certezza chi sta usando questa vicenda per tentare di eliminare il giornalista che da anni fa le inchieste più scomode sul potere italiano: Salvini, il Tg1 e il governo Meloni. Chi ha ordinato l'attentato è ancora da accertare, chi sta cercando di far fuori Ranucci approfittando del casino è sotto gli occhi di tutti. 


 Cesare Di Trocchio.

... sbagli da Nobel!! ...

"... MA L'HA DETTO UN PREMIO NOBEL!" Molti scienziati, ricercatori, addirittura premi Nobel, durante la loro rispettabile carriera hanno sostenuto ed appoggiato teorie alquanto bizzarre e prive di alcun fondamento scientifico. Ciò a conferma che, in questo campo, non vige il principio di autorità. Si possono acquisire titoli e riconoscenze, ma le affermazioni devo essere sempre sostenute da prove ed evidenze. Nessuna laurea o traguardo rende infatti gli scienziati immuni da errori, abbagli o da comportamenti eticamente scorretti. 

Ecco quindi qualche esempio di premio Nobel che, nella sua carriera, ha preso qualche cantonata.  

James Watson (Nobel per la medicina nel 1962) Biologo statunitense, insieme a Francis Crick, MauriceWilkins e Rosalind Franklin, individuó la struttura del DNA. Riteneva che le persone di colore sono geneticamente meno intelligenti rispetto ai bianchi e ha dichiarato che la presenza di donne nel campo scientifico riduce l’efficienza dei ricercatori maschi. 

 Konrad Lorenz (Nobel per la medicina nel 1973) Padre dell’etologia moderna, aderì al Partito Nazionalsocialista e sostenne la necessità di selezionare geneticamente gli esseri umani. 👉🏻 Nikolaas Tinbergen (Nobel per la medicina nel 1973) Collaboratore di Lorenz, sostenne l’ipotesi della cosiddetta “madre frigorifero", teoria secondo la quale la freddezza della madre nei rapporti con il figlio sarebbe alla base dello sviluppo dell'autismo. 

 Pierre Curie (Nobel per la fisica nel 1902) Marito di Marie Curie, anche lei premio Nobel, Pierre credeva ai fenomeni spiritici. Assieme alla moglie, prese parte alle sedute della celebre medium Eusapia Palladino e considerò autentici i trucchi usati. 

 William Shockley (Nobel per la fisica nel 1956) Premiato per l’invenzione del transistor, riteneva che l’intelligenza umana stesse regredendo e che i propri figli fossero meno intelligenti di lui, attribuendone la responsabilità alla moglie. Divenne così sostenitore di un programma eugenetico diventando donatore della cosiddetta “Banca del seme dei Nobel”, ideata nel 1980. 

 Fritz Haber (Nobel per la chimica nel 1918) Premiato per la sintesi dell’ammoniaca, partendo dall’azoto atmosferico, mise le sue conoscenze al servizio dei conflitti mondiali, suggerendo allo Stato Maggiore tedesco l’uso di armi chimiche come Cloro, iprite e il famoso Zyklon B. 

 Luc Montagnier (Nobel per la medicina nel 2008) Premiato per la ricerca sull'HIV, si è espresso in modo controverso su teorie come l'omeopatia e cura del Parkinson con l'estratto di papaya, teorie mai supportate dalla comunità scientifica. ... 

Ecco, quando sentite dire "eh, ma l'ha detto un premio Nobel, quindi è vero!", fate leggere questo post 


 Dott.sa Alice Rotelli.

... beceri ignoranti!! ...

Roberto Vannacci ha pubblicato l'11 agosto il documento programmatico di Futuro Nazionale, e tra i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana spunta la richiesta di un livello C1 di italiano parlato e scritto. Non un B1, non un B2, il livello più alto prima della piena padronanza da madrelingua, quello che serve per affrontare un esame universitario o scrivere una relazione tecnica senza sbavature grammaticali. Chi lo propone dovrebbe fare i conti con la propria community. Basta scorrere pochi commenti sotto ai post di Vannacci per trovare "un pò" con l'accento al posto dell'apostrofo, "ha" senza h quando serve e con la h quando non serve, "qual'è" con l'apostrofo che non esiste, "a posto" scritto "apposto", congiuntivi assenti anche dove sarebbero obbligatori. Migliaia di commenti, ogni giorno, sotto contenuti che chiedono un C1 agli altri. Non è un dettaglio da social, è la prova che la lingua come discriminante di appartenenza è uno strumento usato solo verso il basso, mai verso l'alto. Chi la agita in un programma politico non la applica mai a se stesso. Chi chiede il C1 agli altri dovrebbe iniziare a chiederlo ai propri commentatori. La lingua non è mai stata il problema, è sempre stato il pretesto. Un esame di italiano non ha mai fermato una migrazione, ha solo escluso chi non poteva permetterselo. Chi scrive "un pò" con l'accento non ha titolo per fissare lo standard degli altri. L'ortografia non è un'opinione politica, ma pretenderla solo da chi arriva sì. Un paese che si vanta della propria lingua dovrebbe insegnarla meglio prima di pretenderla. Il congiuntivo mancante nei commenti vale più di mille programmi elettorali. La cittadinanza non si misura in virgole messe al posto giusto. Chi giudica la grammatica altrui reggerebbe a stento la propria in un tema di terza media. Il pò con l'accento è già di per sé un esame di italiano fallito, e siamo ancora ai commenti. Qual'è con l'apostrofo sotto un post sulla purezza linguistica è la sintesi perfetta della giornata. Se il C1 valesse per tutti, la sezione commenti chiuderebbe per esaurimento candidati. Prima l'esame agli elettori di Vannacci, poi si può discutere di quello per gli stranieri. 


 Cesare Di Trocchio.

... il pasticcio ANAC!! ...

𝐋'𝐀𝐧𝐚𝐜 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐚 𝐚𝐝 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨, 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Novantacinque acquisti pubblici su cento, nel 2025, sono stati affidati senza gara. Lo scrive l'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, nella relazione al Parlamento del 21 aprile, dove gli affidamenti appena sotto la soglia che obbliga alla gara risultano passati da 1.549 nel 2021 a 13.879 nel 2025. Ecco, quella è l'autorità che l'11 settembre si azzera: scadono insieme Giuseppe Busia e i quattro consiglieri. E qui la commedia si scrive da sola. I nuovi vertici dell'ente che deve imporre trasparenza sulle nomine altrui si nominano senza bando e senza curriculum depositati: propone il governo, e il parere delle commissioni a maggioranza dei due terzi, pensato per obbligare maggioranza e opposizione all'accordo, diventa merce di scambio. La casella tocca alla Lega. MilanoFinanza il 31 luglio dava il nome del ministro Matteo Piantedosi, poi Lettera43 il 12 agosto ha scritto che, sfumato il rimpasto, nella Lega si fa strada quello di Simonetta Matone. Che è deputata leghista, eletta nel 2022 e in carica adesso. Solo che la legge sull'Anac vieta di sceglierne i vertici fra chi riveste incarichi pubblici elettivi o cariche di partito, e pure fra chi li ha rivestiti nei tre anni prima della nomina: è l'argine che dovrebbe tenere il controllore lontano dal controllato, e lo stanno misurando come una staccionata bassa. Stamattina sul Sole 24 Ore tredici studiosi, fra loro Nando dalla Chiesa, hanno chiesto che l'Anac resti fuori dalla conquista partitica. Roba da educazione civica, in un Paese dove il guardiano se lo sceglie il sorvegliato, a ferragosto, con le commissioni vuote.

giovedì 13 agosto 2026

... rozzo fascismo!!! ...

Il programma dei neofascisti di Futuro Nazionale è proprio come uno se lo immaginava, un fascismo rozzo e brutale come quello di una volta, di una “destra identitaria, pura e vitale, radicata nella tradizione romana e cristiana”, anche se purezza e vitalità richiamano più il linguaggio nazista che fascista. (Poi, a un certo punto, parlano di civiltà greca, romana e cristiana: forse forse vorranno ripristinare i camerateschi rapporti sessuali tra maestro e discepolo?). Tanto per iniziare, i vannaccini dicono No ai reati d'opinione e chiedono l'abrogazione della legge Mancino, così finalmente si potrà dire di essere fascisti senza più paura, senza i sotterfugi della X Mas e dell'arditismo, basta coi giri di parole. E basta, soprattutto, coi veri mali di questo tempo: il “relativismo etico”, il “nichilismo”, “l’ideologia femminista che fomenta la contrapposizione tra maschi e femmine” (che, bada bene, sostituisce “l’ormai logora opposizione tra proletari e padroni”) e lo “sradicamento legato all’immigrazione di massa”: tutto questo provoca “fenomeni di violenta barbarie”, e se le donne vengono uccise queste sono le ragioni. Perciò, basta col femminicidio, che non esiste. Non può esistere, in una società improntata, udite udite, al “patriarcato mediterraneo”, in cui verranno formati “maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società”. Uomini-uomini, uomini che reprimono le emozioni che sono roba da femminucce, le quali devono essere protette essendo minori per natura; uomini che siano sacrificabili per la patria patriarcalmediterranea. Considerando che anche la “transizione verde” non rientra nei “bisogni nazionali”, gli uomini-uomini patriarcali hanno deciso di votare al sacrificio non solo se stessi, ma il pianeta intero. E' chiaro, non si può che ridere di fronte a questa immondizia, ma ci tocca prenderla sul serio, perché è l'estremità di una condizione reale di barbarie esistente. Una cosa lucida, però, la dicono: il nemico principale è il femminismo, e tutto ciò che lo riguarda. A questa barbarie fascista e patriarcale, occorre contrapporre un concetto che viene proprio dalla pratica e dall'elaborazione del femminismo: la Cura. Qui ha radici la speranza. Perché la dimensione politica della Cura emerge proprio nella qualità specifica dell'essere nel mondo delle giovani generazioni, nella loro corporeità, nella centralità dell'affettività nella loro esperienza, perchè la cura coinvolge l'orizzonte esistenziale dei giovani, la loro soggettività in formazione, e implica il loro essere soggetti sociali, politici. Le parole chiave della Cura, per una parte consistente degli adolescenti e dei giovani adulti, sono Ascolto, Empatia, Dignità. Cose che stanno all'opposto dell'universo di questi barbari che parlano di futuro ma sono installati in un remoto passato immaginario. 


 Marco Rovelli.

... Renzi, sempre lui!! ...

𝐈𝐥 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐧𝐳𝐢: 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐮𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Renzi ha detto la verità e l'ha detta con un aggettivo possessivo. Silvia Salis, ha spiegato mercoledì al Corriere della Sera, «somma al nostro voto organizzato una sua forza personale rilevante». Nostro. I voti sono suoi, la popolarità è di lei, la somma la firma lui. Quando da queste parti scrivemmo che la sindaca di Genova era il cavallo di Troia per l'ennesimo agguato al Partito democratico arrivarono lo sconcerto, la rabbia, l'accusa di maldicenza, perfino il sospetto di chissà quale pregiudizio verso di lei. Non serviva l'indovino. Bastava guardare quali giornali e quali firme la spingevano al posto di Elly Schlein. A Genova, del resto, Italia Viva stava già dentro una delle liste che l'hanno eletta. L'11 aprile, alla Stampa, il senatore di Rignano aveva già consegnato il piano intero: se vince le primarie si prende Palazzo Chigi, se le perde guida «una lista riformista che a quel punto va oltre il 10%». Testa vince lui, croce vince lui. E parliamo di un partito che la Swg del 5 agosto dà al 2,2 per cento contro il 21,4 del Pd. Insomma il velo è caduto, e sotto c'era il paternalismo di chi ci dava dei malpensanti. Salis per ora tace e fa la sindaca, scrive l'Ansa: dovrà smettere, perché prendere posizione chiaramente si chiama politica. Magari oggi ci spiega che al giochino non ci sta. Renzi intanto recrimina: il campo largo sono Pd, M5S e Avs, i riformisti stanno fuori dalla porta. Fuori dalla porta ci sta lui, e da lì decide chi siede a capotavola. Il paternalismo del senatore, quando gli riesce, lo chiamano autorevolezza.

... che l'inse? ...

E SE FACESSIMO LA SINISTRA? 


Qualcuno diceva che l’ideologia è un’intenzione che si è persa lungo la strada. E oggi, a guardare il panorama, la strada sembra essere diventata un’unica, sterminata autostrada privata, con il casello salatissimo e due corsie che vanno esattamente nella stessa direzione. Da una parte c’è la Destra, che fa il suo mestiere con una certa coerenza: mercato, spinta individuale, privatizzazioni e qualche slogan urlato per scaldare i cuori. Dall’altra parte c’è quel fenomeno affascinante chiamato Centro-Sinistra. Una sinistra talmente moderna, levigata ed elegante che quando sente la parola "lotta di classe" si guarda intorno imbarazzata e cambia subito discorso, magari citando l'ultimo indice di borsa o proponendo un master in flessibilità felice. Una sinistra da aperitivo, che si indigna moltissimo per il bon ton istituzionale ma che, sui temi che cambiano la vita vera delle persone, ha finito per firmare gli stessi trattati, approvare i soliti tagli e benedire la solita precarietà, solo accompagnando il tutto con un sospiro di colta rassegnazione. Il risultato di questo impeccabile duetto è che la gente ha smesso di andare a votare. E parliamoci chiaro: è proprio a loro che bisogna rivolgersi. Non a chi si è già sistemato o a chi tifa per partito preso, quelli ormai, per ora, sono persi. Questo nuovo soggetto deve parlare a quel popolo immenso che ha scelto l'astensione per un sanissimo principio di realtà, e a chi, dopo decenni passati a ingoiare il rospo del cosiddetto "voto utile", comincia a sentire una stanchezza insostenibile. Perché uscire di casa sotto la pioggia per scegliere se farsi togliere un diritto da chi porta la cravatta scura o da chi indossa il maglioncino di cachemire? Ecco perché costruire un’alternativa autentica non è una nostalgia da reduci, ma un’esigenza quasi fisiologica. Certo, dire di voler fare la Sinistra non è sicuramente un'idea originale, ma oggi è diventato un bisogno prioritario e improcrastinabile. Significa rimettere al centro le cose elementari, quelle che abbiamo dimenticato mentre insegnavamo il mito dell'efficienza: il diritto di curarsi in un ospedale pubblico senza doversi vendere un rene, l'idea che il lavoro debba dare dignità e non soltanto ansia, una scuola che formi il pensiero critico e non dei piccoli ingranaggi pronti per la produzione, e una politica estera che non confonda la parola pace con l'ennesimo listino prezzi delle armi. Ma chi potrebbe mai lanciare un’idea del genere senza farla sembrare la solita operazione nostalgica? Certo non l'ennesimo professionista della politica in cerca di una poltrona personalizzata. Servirebbe qualcosa di diverso, una spinta che nasca dal basso, da chi quelle contraddizioni le vive sulla propria pelle ogni mattina. Potrebbero essere i sindacati di base e le reti dei lavoratori precari, insieme a quei sindaci e amministratori locali che nei territori provano ancora a difendere i beni comuni contro la speculazione. A loro dovrebbero unirsi quegli intellettuali, quegli economisti e quei pensatori eretici che non hanno venduto l'anima al pensiero unico, e soprattutto i tanti movimenti giovanili ed ecologisti che hanno capito che non si può salvare il pianeta lasciando intatto il sistema che lo sta distruggendo. Non serve un messia, serve una firma collettiva. Un manifesto firmato da chi lavora, da chi studia, da chi cura e da chi non ne può più di dover scegliere ogni volta il male minore. La Destra fa la Destra, la finta Sinistra fa finta. Non sarebbe ora che qualcuno ricominciasse a fare sul serio? 


 Mauro David.