sabato 28 febbraio 2026

... fine mese!! ...

L’ULTIMO SPUTO DI TRUMP E NETANYAHU... PISCERANNO SULLE VOSTRE CENERI 



Prosegue il banchetto dei vermi oro e sangue. Guardateli bene, questi due aborti della storia, queste escrescenze purulente che chiamate leader. Trump e Netanyahu: un grumo di grasso dorato e un blocco di ghiaccio cinico, due facce della stessa sifilide globale. Non sono uomini, sono sacchi di bava razzista, di odio idrofobo vestito da democrazia. Hanno gli occhi di chi non fa più sesso con la vita, ma solo con la morte, con il possesso, con lo stupro sistematico di ogni terra che osi respirare senza il loro permesso. Hanno sventrato la Palestina, ne hanno fatto un trofeo di ossa calcinate e carne infantile, un deserto di urla che non disturba i loro aperitivi. E ora? Ora la bava cola verso l’Iran. Vogliono il botto finale, il grande falò atomico per scaldarsi le membra marce. È la danza dei pazzi, la dittatura del capitale che si fa carnefice, che non vede popoli ma solo carne da cannone e giacimenti da stuprare. 

E voi? Voi, l’Europa, questa vecchia baldracca rintronata che si trucca davanti allo specchio mentre la casa brucia. Siete lì, miseri falliti governanti senza dignità e onore con la spina dorsale spezzata, a fare i servi, a lucidare gli stivali di questi due psicopatici sperando di ricevere un avanzo dal trogolo del loro porcile.... questa carcassa di continente che si crede civile mentre tiene il sacco ai ladri. Siamo i camerieri del disastro. Aspettiamo gli ordini da Washington col colletto inamidato, mentre le fiamme che hanno acceso in Medio Oriente stanno già leccando i nostri confini. Siete i complici silenziosi, i ragionieri del massacro, quelli che "bisogna capire il contesto" mentre i bambini evaporano sotto il fosforo bianco. Sentitelo il puzzo di bruciato che arriva? Non è lontano, è già sotto le vostre lenzuola pulite. Quando il Medio Oriente sarà un cratere di cenere, credete che i vostri conti in banca o le vostre patetiche libertà da schiavi istruiti vi salveranno? Quando la loro follia razzista e dittatoriale avrà raso al suolo ogni equilibrio, resterà solo il silenzio di chi non ha avuto il coraggio di sputare in faccia ai propri padroni. State dormendo mentre vi scavano la fossa. Questi assassini non si fermeranno finché non avranno trasformato ogni goccia di sangue in dividendo azionario. Vi schiacceranno come scarafaggi sotto il tacco della loro follia bellica. Siete morti e non lo sapete. Siete già cadaveri che camminano, nutriti di propaganda e indifferenza borghese. Se non sentite il sangue ribollire, se non volete strappare a morsi questa finta realtà, allora meritate di affogare nel merda che questi assassini stanno preparando per tutti noi. Se non sentite il vomito risalire, se non sentite il bisogno di urlare fino a spaccarvi i polmoni contro questa democrazia da bordello, allora siete già cenere. Siete già complici. Siete già morti. Svegliatevi, maledetti, o preparatevi a crepare in silenzio nel vostro salotto bene. Maledetti loro, e maledetti voi che guardate dall'altra parte. 

La festa sta per finire. E il conto lo pagherete con la vostra misera pelle. 


Karima Angiolina Campanelli

... SVEGLIAAA GENTE!!! ...

LA RANA È BOLLITA: SVEGLIA, L’ITALIA STA DIVENTANDO UN’OLIGARCHIA! 


Il disegno eversivo della banda Meloni è ormai sotto gli occhi di tutti. Non è politica, è un assalto frontale alla Costituzione. Stanno smantellando la democrazia pezzo dopo pezzo, mentre noi restiamo a guardare. 

 IL ROGO DELLA GIUSTIZIA 

Il 22 e 23 marzo non si vota una riforma, si vota il funerale della legalità. Vogliono una magistratura sottomessa ai desiderata del Governo. Addio separazione dei poteri: sarà la politica a decidere chi indagare e, soprattutto, chi proteggere. Il principio "la legge è uguale per tutti"? Diventerà "la legge è uguale solo per i nemici dei potenti". 

 IL "MELONELLUM": LA TRUFFA È SERVITA 

Dopo anni a urlare contro le "nomine dall'alto", la Regina del Voltagabbana ci rifila il pacco definitivo: 

 LISTE BLOCCATE: 
La Meloni le chiamava "vergogna", oggi sono il suo strumento per piazzare i soliti noti. I cittadini non scelgono più nessuno. 

 SUPERPREMIO TRUFFA: 
Con solo il 40% dei voti (che col calo dell'affluenza significa una minoranza ridicola) si prendono il 55% dei parlamentari. 

 L'OBIETTIVO FINALE: LO "STRIKE" ISTITUZIONALE 
Hanno capito tutto: svuotano il Parlamento, si prendono la Magistratura e con i loro "nominati" si sceglieranno il prossimo Presidente della Repubblica e tutti gli organi di garanzia. È un colpo di stato silenzioso. 

 NON DIVENTARE UNA RANA BOLLITA! 

 L'unica arma che ci resta è il NO. Il 22 e 23 marzo dobbiamo andare a votare per azzoppare questo disegno criminale. Non cadranno oggi, ma devono uscirne distrutti. 

 Maurizio Moroni.

... la Storia si continua!! ...

105 anni fa, oggi, i fascisti entrarono nell'ufficio di un ferroviere e gli spararono quattro colpi a bruciapelo. Poi rimisero il cadavere sulla sedia. Con la sigaretta accesa in bocca. Si chiamava Spartaco Lavagnini. Aveva 31 anni. Era ragioniere alle Ferrovie dello Stato dal 1907. Era diventato segretario toscano del Sindacato Ferrovieri. Aveva appena fondato il Partito Comunista a Firenze — il congresso di Livorno era un mese prima. Via Taddea 2, Firenze. Al primo piano c'erano la sede del sindacato ferrovieri, la federazione comunista, la redazione dell'Azione Comunista. Lavagnini era alla scrivania, preparava il prossimo numero del giornale. Tre squadristi salirono le scale, aprirono la porta e spararono. Due colpi alla testa, uno al petto, uno alla schiena. A bruciapelo. Sapete cosa successe dopo? I ferrovieri bloccarono i treni. Rifredi, Campo di Marte, San Donnino: tutto fermo. Lo sciopero generale fu immediato, totale. A San Frediano, quartiere popolare, il proletariato alzò le barricate. Per due giorni gli operai furono padroni dei loro borghi. E lo Stato? Il prefetto di Firenze, Carlo Olivieri, fece arrestare i dirigenti operai "per precauzione". I fascisti? Mano libera. Due giorni dopo entrarono nella Camera del Lavoro e nella sede FIOM e le devastarono. Senza che le forze dell'ordine muovessero un dito. E il prefetto? Espresse — testuali parole — "soddisfazione per la severa lezione data agli estremisti grazie al sorgere potente e audace del fascismo." A Palazzo Chigi sedeva Giovanni Giolitti. Il grande statista liberale. Quello che i libri di scuola ti vendono come il "modernizzatore democratico". Salvemini lo chiamava il ministro della malavita — mafie al Sud per comprare voti, pallottole ai braccianti quando alzavano la testa. Bordiga lo definì "il sagace ed abile capo delle forze borghesi italiane": non un insulto, una diagnosi. Perché Giolitti fu il primo a capire che agli operai organizzati non si spara subito. Prima li si addomestica con le concessioni al Nord, li si lascia sfogare nelle fabbriche. Poi, quando non basta più, si lascia il campo a chi spara davvero. Da Giolitti a Mussolini non c'è rottura. C'è staffetta. Il parlamento liberale non fermò i fascisti. Li coprì. Il primo governo Mussolini includeva deputati giolittiani, popolari, liberali. Tutti a dare il voto di fiducia al capo delle squadracce. Non fu un colpo di stato: fu un passaggio di consegne tra soci. Questa è la democrazia parlamentare. Non è mai stata un argine contro la violenza di classe. È il suo travestimento elegante. Oggi, 27 febbraio 2026, i ferrovieri scioperano di nuovo. Non perché qualcuno li ha ammazzati con la pistola. Li stanno ammazzando con metodi più puliti: il contratto collettivo è scaduto da quattordici mesi. Gli organici tagliati. I turni allungati. Gli stipendi mangiati dall'inflazione. Chi guida il treno su cui ti lamenti del ritardo lo fa con meno colleghi, meno soldi e più ore di un anno fa. E il governo? Salvini ha precettato lo sciopero aereo del 16 febbraio perché cadeva durante le Olimpiadi invernali. La vetrina dei ricchi non si tocca. E adesso vuole aumentare le sanzioni per chi proclama scioperi. Rileggi: non sanzioni per chi non rinnova i contratti. Sanzioni per chi sciopera. Il prefetto Olivieri nel 1921 esprimeva "soddisfazione" per la lezione ai lavoratori. Salvini nel 2026 vuole punire chi osa fermarsi. Cambiano le cravatte, non la funzione. Lo sciopero non è un "disagio per i viaggiatori." Lo sciopero è l'unica arma che la classe operaia possiede contro chi la deruba — con le pallottole nel 1921, con i contratti scaduti nel 2026. La legge 146 del 1990 ti dice che hai diritto di scioperare, ma solo se non dai fastidio a nessuno. Uno sciopero che non dà fastidio non è uno sciopero. È una supplica in ginocchio. 105 anni fa Spartaco Lavagnini fu ammazzato alla scrivania per aver organizzato i ferrovieri. Il suo partito aveva un mese di vita. Oggi quel nome — Partito Comunista — fa ridere i cinici e tremare i borghesi. Ma i treni si fermano ancora. E si fermano per le stesse ragioni. La storia non si ripete. Si continua. 


 Sinistra Comunista Internazionalista — 27 febbraio 2026 #ScioperoTreni #Sciopero27Febbraio #Ferrovieri #SpartacoLavagnini #27Febbraio1921 #Salvini #Giolitti #DirittoDiSciopero #LottaDiClasse #SinistraComunista #Internazionalismo 

 Alessio Lamparelli.

venerdì 27 febbraio 2026

... ti chiami Paolo ...

PAOLO 

Ti chiami Paolo. Paolo Mieli. 
E sei nato il 25 febbraio 1949 con un talento raro: sopravvivere a tutte le stagioni senza mai sporcarti davvero di fango. O, se ti sei sporcato, lo hai fatto con eleganza. Hai attraversato la sinistra movimentista quando essere rivoluzionari faceva curriculum morale. Poi hai attraversato i corridoi del potere editoriale quando essere moderati faceva curriculum professionale. Un’evoluzione? Forse. O forse un istinto impeccabile per il vento. Sei stato due volte direttore del Corriere della Sera. Non un dettaglio. Il Corriere non è un giornale: è un termometro del sistema. E tu sei sempre stato lì, con la mano sulla colonnina di mercurio, a regolare la temperatura. Mai troppo calda. Mai troppo fredda. Giusta per non ustionare nessuno che conti davvero. Ti si riconosce intelligenza, memoria, cultura. Sarebbe ridicolo negarlo. Ma la cultura può essere un bisturi o un cuscino. Tu l’hai usata spesso come cuscino: attutire, limare, contestualizzare fino a rendere ogni colpa un episodio, ogni scandalo una dinamica storica, ogni responsabilità una sfumatura. Nei talk show sei l’uomo della frase misurata, del “attenzione, però”, del “ricordiamoci che”. Funzioni come una nota a piè di pagina vivente. Il problema è che a volte le note a piè di pagina servono a non leggere il testo principale. Hai raccontato Tangentopoli, il berlusconismo, l’antiberlusconismo, le metamorfosi della Repubblica. Ma raramente hai scelto una trincea. Sei rimasto sempre un passo indietro rispetto al fronte. Posizione comodissima: vedi tutto, rischi poco. Qualcuno ti chiama garante dell’equilibrio. Altri, più maligni, ti considerano l’incarnazione perfetta del giornalismo che non rompe mai davvero il tavolo. Quello che analizza il potere con finezza, ma raramente lo mette con le spalle al muro. Non sei un urlatore, e questo è un merito. Ma non sei neppure un incendiario quando servirebbe accendere un fiammifero. Hai fatto della misura una cifra stilistica. Il punto è che la misura, in certi momenti storici, può diventare complicità involontaria. Perché mentre tu ricordi, spieghi, storicizzi, qualcun altro decide. Ti chiami Paolo. Sei l’uomo che ha sempre saputo come funziona il Palazzo. Il dubbio, legittimo, è se tu abbia mai davvero desiderato cambiarlo o se ti sia limitato a raccontarlo, con impeccabile educazione. E in Italia l’educazione, talvolta, è il modo più elegante per non disturbare.

... Fascismo!! ...

SULLA VOLGARITÀ E LA PREPOTENZA DEI NOSTRI GIORNI 


«Non sono pochi i segnali che mostrano il desiderio di fascismo che attraversa i nostri giorni: lo spregio della cultura e degli intellettuali; lo spregio ancora più rabbioso della bontà e dei miti; la volontà di potenza praticata come volontà di prepotenza; l’estetica della trasgressione; l’irrisione delle istituzioni; l’ideale volgare del maschio alfa (che avvince anche non poche donne); il desiderio del pericolo e di tutto ciò che è estremo e smodato; la violenza gratuita contro deboli e animali; la volgarità e la cattiveria del linguaggio. Ovunque imperversa uno stile che è l’opposto della mitezza, tanto elogiata da Norberto Bobbio in uno dei suoi saggi più belli, visto che persino tra i filosofi è diffusa la pratica sistematica della collera, di quel parlare rabbioso di chi sa che, alzando la voce nei dibattiti, soprattutto se televisivi, e interrompendo e persino insultando l’avversario, egli avrà emotivamente ragione perché si dimostrerà più forte, e la gente, soprattutto oggi quando è sempre meno dêmos e sempre più óchlos, adora i più forti (non i più giusti). Non possiamo vivere senza democrazia, ma questa democrazia, ridotta al populismo, produce oclocrazia, e da qui probabilmente, in un futuro non lontano, una nuova tirannide. Cosa fare allora? Superare la democrazia? Per andare dove? Una democrazia imperfetta e decadente come la nostra rimane sempre di gran lunga preferibile a una tirannide, fosse pure la più illuminata. Perché? Per il semplice motivo che la tirannide più illuminata, alla fine, inevitabilmente, si trasforma in tirannide e basta. Spegne la luce, getta la maschera, e inizia a divorare i suoi figli. Ogni posizione totalitaria, di destra o di sinistra, o anche di centro se si considera quella ecclesiastica che forse fu la prima con i suoi roghi di libri e di persone, è la negazione dello scopo primario dell’esistenza umana in quanto esperienza della libertà e della relativa responsabilità che ne discende». 


 #VitoMancuso #Nontimanchimailagioia #garzanti

... scuse di carta! ...

𝐒𝐜𝐮𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐨 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


Arrivano le scuse. Arrivano per iscritto, su carta, dal carcere. Carmelo Cinturrino affida al suo avvocato una lettera: «Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto… Perdonatemi, pagherò per il mio errore». La parola scelta è “errore”. 𝐄𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐮𝐧 𝐯𝐞𝐫𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐦𝐚𝐥𝐞, 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐭𝐚𝐭𝐚, 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐟𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨𝐥𝐨𝐬𝐚. 𝐐𝐮𝐢 𝐜’𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐮𝐨𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐩𝐩𝐚, una pistola finta fatta portare da un collega e posata accanto al corpo per costruire la scena della legittima difesa, circostanza che l’indagine considera falsa. E infatti la famiglia di Abderrahim Mansouri risponde senza giri: «Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non è un errore». Nella lettera Cinturrino parla di paura, rivendica encomi, si definisce servitore dello Stato. La famiglia replica che, se ha un briciolo di coscienza, deve confessare «tutto il male» e chiarire il ruolo dei complici. In mezzo restano i tentativi di depistaggio contestati, i colleghi indagati per favoreggiamento e omissione, un commissariato sotto la lente della Procura. Si è scusato l’assassino primo del ministro Salvini, dei parlamentari meloniani, dei giornalisti con la bava alla bocca e dei leghisti infoiati. Quelli, no. Ma un agente dello Stato non chiede indulgenza pubblica. Un uomo di Stato denuncia, racconta, consegna ai magistrati ogni dettaglio, anche quello che lo riguarda. Le scuse appartengono alla sfera privata. La verità è un atto pubblico. I familiari lo dicono con chiazza: se davvero c’è coscienza, servono confessioni piene, nomi, responsabilità. Il resto è carta. E la carta, quando si parla di un proiettile alla testa e di una scena manipolata, pesa meno dei fatti.

giovedì 26 febbraio 2026

... Poveri Fascisti!!! ...

C’è un’aria strana, un’aria di sventura che perseguita il Potere. Avete notato? Non è sfortuna, no.. è una specie di accanimento terapeutico del destino. È il karma che ha deciso di dare un appuntamento collettivo a questa destra che fa la gara a chi fa la figuraccia più grossa, scatenando l'ilarità di chi ancora ha il coraggio di stare a guardare. C’è la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, che smette i panni istituzionali per farsi agente teatrale: lancia un appello video, si accalora, chiede a Conti il risarcimento per il comico Pucci. Perché si sa, le priorità della nazione oggi si risolvono così: tra un videomessaggio social e la difesa dello sketch. Ma è solo l'inizio. Perché poi arriva la realtà, quella che non risponde ai comandi. C’è il caso di Rogoredo, dove il destino - quel gran bastardo - fa confessare il poliziotto e sbriciola la narrazione dell'eroismo da copertina su cui la premier e il suo vice avevano giurato "senza se e senza ma". E mentre loro cantano l'inno dell'ordine, ecco che spuntano altri ventuno eroi, indagati per aver confuso la difesa della patria con uno shopping compulsivo alla Coin. Ma loro odiano le intercettazioni, lo sapete? Perché la verità registrata è un fastidio, è un rumore di fondo che rovina la propaganda. C’è un ministro Nordio che spara assurdità con la sicurezza di un filosofo del diritto, finché la Lega - proprio la Lega! - non lo strattona per la giacca dicendo: "Taci, che fai solo danni!".. praticamente figuraccia di Nordio e dell'esponente leghista. E il Presidente della Repubblica deve correre al CSM a chiedere il rispetto, come si chiede un po' di silenzio in un condominio troppo rumoroso. E mentre si giocano il tutto per tutto con una riforma che vorrebbe fare un lifting alla Costituzione per renderla più "comoda", i sondaggi gli dicono che il "NO" corre e i giovani rispondono con un "NO" che sembra un muro di cemento. Ma il tocco di classe, la sberla morale del destino, arriva sul palco di Sanremo. La serata della "Repupplica" con due P, la gaffe perfetta per un'estetica del refuso. E lì compare lei, Gianna Pratesi. Centocinque anni di lucidità contro un secolo di amnesie. Ti guarda e ti dice, con quella semplicità che fa tremare i palazzi: "Noi eravamo di sinistra. Abbiamo votato Repubblica". E poi, con quel gesto della mano che cancella decenni di retorica, fa un bel "ciao ciao" ai fascisti. Dalla platea una ovazione! Capite? Non è politica. È il bagnato su cui piove. È il karma che ti restituisce gli scontrini. È la storia che, quando provi a chiuderla in un cassetto, scappa fuori da un televisore a colori e ti fa la linguaccia. 
E' proprio il caso di dirlo: Piove, governo ladro! 

 Mauro David.