lunedì 23 marzo 2026

... tanto rosso!!! ...

Vi presento la nuova mappa aggiornata dell’Italia nel giorno del Referendum Costituzionale. Una marea rossa di No, dal Sud al Centro, alle isole, fino al Nord ovest e pure pezzi del Nord est, a casa loro. L’Italia che resiste e dice NO! 

❤️🙏🌹 Lorenzo Tosa.
A oltre il 60% delle schede scrutinate, possiamo parafrasare #SandroPertini: 

"NON CI PRENDONO PIU'!" 

 Dopo mesi di fango e di una campagna elettorale oscena, gli italiani per la seconda volta in dieci anni hanno dimostrato di non voler essere presi per i fondelli dalla maggioranza di turno, perché la #Costituzione NON SI CAMBIA A COLPI DI MAGGIORANZA E CONTRO QUALCUNO. 

Grazie a tutte le compagne e i compagni che in queste settimane si sono impegnate da Nord a Sud per un risultato insperato fino a due mesi fa. Ora il Governo #Meloni la smetta di frignare e inizi davvero a fare qualcosa per far funzionare la giustizia in #Italia, anziché continuare a varare leggi che favoriscono corrotti e mafiosi! Viva la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista! 

#qualcosadisinistra

... FUCK MELONI and friends! ...

+ 𝐓𝐨𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀, 𝟔𝟎% 𝐍𝐨 𝐞 𝟒𝟎% S𝐢̀, 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐄𝐱𝐢𝐭 𝐩𝐨𝐥𝐥 ++ A Torino stravince il No, dicono i primi exit poll: il 60% dei votanti, infatti, avrebbe optato per negare la riforma e solo il 40% per approvarla. Un dato che è da considerarsi significativo anche in vista delle prossime elezioni comunali, poiché il voto referendario è stato molto politicizzato in campagna elettorale, da entrambi gli schieramenti.

... vince il NO!! ...

Ha vinto il NO, di 8 punti, risultati oltre ogni previsione! 

È il momento delle riflessioni. 

Ricapitolando. 

Il primo dato positivo è l’affluenza, più alta rispetto ad altre occasioni. Questo significa che le persone hanno ancora voglia di partecipare e di confrontarsi sulla politica. E quando la partecipazione cresce, cresce anche la richiesta di contenuti veri, di serietà, di risposte concrete. Non è un caso che queste siano state elezioni fortemente tematiche: un referendum sulla giustizia più che uno scontro tra partiti. Lo dimostra anche il fatto che, all’interno degli stessi schieramenti, non tutti hanno seguito la linea ufficiale. È un segnale chiaro: tutti, nessuno escluso, hanno materia su cui riflettere. La maggioranza dei votanti si è espressa: il risultato è quindi una chiara e legittima espressione della volontà popolare. Questo è il punto da cui partire, senza scorciatoie e senza interpretazioni di comodo. Nonostante le spinte e le forzature a favore del “Sì”, ha prevalso il “No”. E questo accade perché il popolo non è composto da burattini da manovrare, ma da persone consapevoli, capaci di scegliere con la propria testa. Persone che vivono tempi, bisogni e priorità spesso diversi da quelli di chi le rappresenta. Ed è proprio qui che la politica dovrebbe interrogarsi: sulla distanza che esiste, ancora oggi, tra chi decide e chi vive le conseguenze di quelle decisioni. In conclusione, la proposta sulla separazione delle carriere, così com’era strutturata, non ha convinto. Il popolo si è espresso, e la democrazia ha fatto il suo corso. Ora spetta alla politica ascoltare davvero. Ai politici, ma anche ai politicanti.

... Vittoria!!! ...

Ora è ufficiale. ABBIAMO VINTO!!!!!!!!!! 

HA VINTO IL NO! Con 8 punti percentuali in più!!!!! 

Ha vinto, soprattutto, la Costituzione. Ed è una vittoria storica, epocale, dal valore non calcolabile e che è anche difficile fino in fondo realizzare. Ha vinto il buon senso della maggioranza degli italiani che non si sono lasciati fregare dall’oscena propaganda della destra-destra di governo sui giuidici, dalla montagna di insulti, fake news, veri e propri agguati. Ha perso (malamente) Giorgia Meloni, anche se non lo ammetterà mai. Milioni di italiani hanno capito l’enormità di quello che c’era in gioco e l’importanza di una giustizia libera, autonoma, indipendente, non asservita a nessun potere politico, men che meno un potere che, invece di separare le carriere, voleva cancellare la separazione dei poteri. Abbiamo vinto TUTTI NOI che per tre mesi abbiamo fatto una campagna elettorale a tappeto nelle piazze, sui social, negli uffici, in radio, in televisione, persino in casa con lo zio leghista. Quella di oggi, credetemi, è la vittoria più importante degli ultimi 20 anni. La conferma che gli italiani sono spesso indifferenti, stanchi, impigriti, rassegnati, ma quando osi toccargli la Costituzione con questa violenza mista a dilettantismo, si alzano in piedi, vanno alle urne e la difendono con una matita in mano. Gli sia lieve il No ai Meloni, ai Nordio, Salvini, Bartolozzi, ai Delmastro, ai Sallusti, ai Bocchino e a tutti i lacché di regime che stanno rosicando in tempo reale a media unificati. C’è un’Italia molto migliore di come la vorrebbero trasformare. 

OGGI È UNA GIORNATA BELLISSIMA e commovente. Che sia l’inizio di una riscossa politica, civile, morale. Deve esserlo. Non abbiamo più alternative né scuse. Ha vinto l’Italia! Ha vinto la Costituzione! 

 Lorenzo Tosa.

domenica 22 marzo 2026

... Ana Kasparian ...

Il messaggio di Ana Kasparian rivolto agli israeliani sta facendo discutere milioni di persone. Per alcuni ha detto una verità scomoda. Per altri ha superato il limite, scivolando nell’antisemitismo. Di certo, nessuno lo sta ignorando. Ana Kasparian, volto di The Young Turks, ha lanciato una dura critica a Israele in un video diventato virale. Rivolgendosi direttamente agli israeliani, ha detto che il Paese è “odiato a livello internazionale” e ha accusato Israele di comportarsi “come dei demoni”, pur continuando a richiamarsi all’idea di essere il popolo eletto. Ha precisato che la sua condanna non riguarda la religione, ma l’uccisione di civili. La polemica è aumentata quando, su X, Kasparian ha definito Israele “malvagio” e “genocida”, aggiungendo che avrebbe “distrutto il nostro Paese”. Dopo essere stata accusata di antisemitismo, ha replicato in modo duro, usando anche il termine “goyim”, e ha poi fissato in alto un nuovo messaggio in cui rifiutava di scusarsi. Ha ribadito che le sue critiche sono rivolte al sionismo e alle politiche del governo israeliano, non all’ebraismo, citando anche alcuni commentatori ebreo-americani per cui ha rispetto. Diverse organizzazioni ebraiche, tra cui l’ADL, hanno condannato le sue parole, definendole antisemite secondo la definizione dell’IHRA. I suoi sostenitori, invece, difendono il suo diritto a criticare apertamente le azioni del governo israeliano. Kasparian, che è di origine armena, non ha ritirato nessuna delle sue dichiarazioni.

... siamo bersagli!! ...

L’INVERNO NEL DESERTO 

- Dimona e l'inizio di un'altra Storia. 
di Lavinia Marchetti 


 Se, e dico se perché il condizionale è d'obbligo in tempi di guerra, come suggeriscono le ricostruzioni più critiche, i sistemi di difesa non sono più in grado di garantire l'inviolabilità del territorio più "critico" per Israele, cioè il centro di ricerca tecnologico e il centro dell'energia atomica, ci troviamo di fronte a un "momento Sputnik" per il Medio Oriente. La capacità iraniana di saturare i cieli, non solo con quantità, ma con una precisione balistica capace di sfidare l'Iron Dome e l'Arrow-3, segna un passaggio fondamentale di questa guerra. Intanto da "asimmetrica" si fa "simmetrica". L'Iran ha risposto simmetricamente all'attacco sul suo territorio al sito nucleare iraniano a Natanz. Quindi non si tratta più di un esercizio di superiorità unilaterale, ma di una guerra d'attrito tecnologico dove peraltro il costo di un intercettore supera di cento volte quello di un drone o di un missile d'attacco. Il concetto classico di "deterrenza" che ha ricattato mezzo mondo viene meno. E anche il trionfalismo a stelle e strisce appare grottesco. Liquidare la resistenza iraniana come un’agonia tecnologica ("hanno finito i missili", "la vittoria è questione di ore") ha prodotto un distacco fatale dalla realtà sul campo. Il Pentagono ha sottovalutato la capacità di Teheran di operare una disintermediazione della difesa. L'Iran ha saturato i sistemi di intercettazione con precisione e non solo con numero, i gangli vitali del nemico, trasformando, di fatto, il "vantaggio tecnologico" americano in un costoso ingombro burocratico. Posso anche sbagliarmi, ma dopo la crisi dei missili a Cuba del 1962 credo che non siamo mai stati così vicini ad una guerra atomica. Infatti l'atomica potrebbe diventare l'unica extrema ratio di attori che si sentono con le spalle al muro e se Israele non ha più i mezzi per contrastare i missili iraniani l'ipotesi atomica in mano a uno stato canaglia non è così remota. Dobbiamo anche pensare che mancano ancora due attori a pieno regime nello scacchiere. Hezbollah e gli Houthi. Hezbollah può diventare la profondità strategica mobile per l'Iran. Se la difesa israeliana ha mostrato crepe contro i lanci dall'Iran, un'attivazione massiccia dal Libano, con tempi di reazione azzerati dalla vicinanza geografica, renderebbe lo spazio aereo israeliano un colabrodo. Gli Houthi, ancora inattivi, rappresentano la capacità di trasformare una guerra regionale in una crisi energetica mondiale chiudendo anche lo stretto nel Mar Rosso. Colpendo le arterie del commercio mondiale e le infrastrutture petrolifere, questi attori dimostrano che la sicurezza dell'Occidente non dipende dai suoi eserciti, ma dalla fragilità dei suoi approvvigionamenti. In questo scacchiere, la stupidità europea non si fa attendere e si distingue, come sempre, per una forma di nichilismo burocratico. Rifiutare l'idrocarburo russo per legarsi a un Medio Oriente che sta bruciando le proprie riserve, e la propria stabilità, sotto i colpi di un conflitto dagli esiti catastrofici ed escatologici è l'apice dell'irrazionalità. La realtà materiale, evocata con durezza dalle cancellerie orientali, sta per presentare il conto con una deindustrializzazione forzata e una crisi sociale che nessuna propaganda potrà censurare perché la vedremo nella nostra quotidianità. Infine, la rivelazione tecnologica della notte di Dimona ha lacerato l’ultimo velo di Maya, con la conferma non solo che i cieli Occidentali sono scoperti ma che la gittata dei missili balistici iraniani ora è attestata oltre i 4.000 km, Roma, Parigi, Berlino... La rassicurante finzione della "guerra vista da lontano" è definitivamente tramontata. Abbiamo vissuto nell'illusione che la nostra sicurezza fosse un diritto acquisito e che la complicità nelle politiche di aggressione non avesse ricadute sulle nostre belle e patinate città dai salotti borghesi. Oggi comprendiamo che la distanza geografica era solo una tregua temporanea. Il tempo del distacco è finito e la storia, con la sua ferocia circolare, ci ricorda che la complicità strategica è un debito che si paga sempre in natura.

... ci siamo!!! ...