martedì 14 aprile 2026

... un grande uomo!! ...

Per lui la camorra mandò sei sicari. Lo inseguirono e fermarono sulla tangenziale e lo crivellarono di colpi. In sei, per uccidere un uomo. Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale, aveva fatto una cosa irricevibile per la camorra: aveva perquisito lui stesso Raffaele Cutolo. «Dottò, cosa dobbiamo fare? Sa, noi abbiamo famiglia…», gli avevano infatti detto i suoi agenti quando Cutolo si era rifiutato di farsi perquisire lì in carcere. Lui non ci pensò due volte e andò a farlo lui stesso, perfettamente conscio di cosa andava ad affrontare. Lo fece al posto degli agenti. Cutolo gli mollò infatti uno schiaffo e Salvia capì subito che quello non era solo un gesto di stizza, ma una condanna a morte. La eseguirono in questo giorno, il 14 aprile del 1981. 
 Al suo funerale, arrivarono ben sessantotto corone di fiori. Le spedirono gli stessi carcerati che lui doveva sorvegliare. Lo fecero perché Salvia non era solo un grande uomo di Stato, ma anche un uomo buono che non aveva mai trasformato il “suo” carcere in un inferno per i detenuti, ma anzi lo aveva umanizzato. 

In questo giorno, anche quest'anno il nostro ricordo va a lui. 

Fa bene rinfrescare la memoria su questi personaggi. Alla sua storia, il suo coraggio, il suo essere stato ed essere ancora un grande esempio.

... una violenza cieca!! ...

𝐀 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐬𝐢 𝐦𝐮𝐨𝐫𝐞. 𝐀 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐬𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 «Babbo, alzati. Per favore alzati.» Lo ha detto un bambino di undici anni stringendo la mano al padre che moriva in piazza Felice Palma a Massa. Giacomo Bongiorni, 47 anni, aveva chiesto a un gruppo di ragazzi di smettere di lanciare bottiglie contro una vetrina. Lo hanno ammazzato. Il figlio undicenne ha visto tutto. Cinque gli identificati dai carabinieri: due maggiorenni di 19 e 23 anni, indagati per concorso in omicidio volontario, e tre minorenni la cui posizione è al vaglio della procura minorile di Genova. I fermi, spiega la procura, sono stati possibili grazie alle telecamere di sorveglianza della piazza. Matteo Salvini (Lega), vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture, ha aperto i social e ha scritto: "Basta col buonismo: chi delinque deve avere certezza e paura di pagare i suoi errori fino in fondo". Pene certe, nessuno sconto. Il sindaco di Massa, Francesco Persiani, governa con il sostegno di Lega e Forza Italia da quasi otto anni. La sua risposta all'omicidio: controlli rafforzati e un coprifuoco. Pochi giorni prima, nello stesso centro storico, c'era già stata un'altra rissa con lancio di bottiglie. Salvini governa l'Italia. Il suo partito siede al tavolo del governo da tre anni. Su sicurezza e pene può legiferare quando vuole. Ha tempo. Ha i voti. L'indignazione ha un vantaggio rispetto alle leggi: richiede molto meno sforzo. Un post alle dieci di mattina, il dolore della città trasformato in carburante per il prossimo comizio. Il bambino che chiedeva al padre di alzarsi meritava qualcosa di più.

... un finto pazzo? ...

L'ULTIMA RECITA DI CALIGOLA: LA DEMENZA COME CORAZZA.. 


La pazzia è un mestiere che s'impara presto, la presunta pazzia di Trump ha ali d'aquila, lingua di pappagallo e occhi di talpa. Quelli di Trump non chiamateli deliri; chiamateli scialuppe di salvataggio. Quello a cui assistiamo non è il collasso di una mente, ma l’astuta messinscena di un organismo che ha capito di essere braccato. L'Es di quest'uomo, quella forza oscura, egoistica e primordiale che lo ha spinto sul trono, ha fiutato l'odore del ferro: quello delle sbarre, non quello del potere. È la strategia del naufrago, il "pazzo" che oggi urla sui palchi non sta cercando voti, sta cercando un’infermità mentale preventiva. È la Madman Theory applicata al codice penale. Se il mondo lo crede incapace di intendere, come potranno condannarlo per i file Epstein quelli che scottano come le fiamme dell'interno, per le trame oscure con i predatori della peggior specie o per aver aizzato la folla come un macellaio di democrazie? Trump è un narciso in fuga.. per un uomo che ha vissuto nel mito della propria onnipotenza, la sconfitta è una morte simbolica. Piuttosto che accettare il fallimento del "vincente", preferisce il travestimento del "folle". La pazzia è l’unico rifugio dove il tribunale non può entrare senza guanti di velluto. Sono convintissima che la sua è una dissociazione strategica: ogni parola sconnessa è un mattone rimosso dall'edificio della sua responsabilità penale. È un escapismo calcolato, se distruggi la realtà, non devi rispondere delle macerie che hai lasciato. Non è solo la legge a fargli tremare le membra; è il peso dei segreti condivisi con i macellai della storia. La sua "follia" è un sudario sotto cui nascondere le mani sporche del sangue versato in Medio Oriente. È il patto osceno con i destabilizzatori che lo inchioda: dietro i suoi deliri si cela il terrore di essere trascinato alla sbarra come il complice silenzioso e cinico di Netanyahu. Sa bene che la Storia lo marchierà come l'architetto del caos, colui che ha dato il via libera alla tentata destabilizzazione del pianeta per puro tornaconto elettorale. Teme che il mondo smetta di vederlo come un leader e inizi a guardarlo come un complice di genocidio, un uomo che ha giocato a scacchi con la sopravvivenza dei popoli. Il terrore della sedia elettrica lo sta consumando nell'anima: ma c'è un terrore ancora più intimo, un verme che gli rode il ventre, è il fantasma di Epstein che lo perseguita, le liste di Epstein sono nelle mani di Netanyahu. Il solo pensiero che i file segreti possano vomitare la verità sui suoi abusi, sulle depravazioni commesse su minori indifesi, lo riduce a una larva. Non teme solo la condanna; teme la "morte sociale" prima di quella fisica. La sua maschera da folle è l'ultimo tentativo di evitare la destinazione finale: il cemento freddo della peggiore galera americana. Immagina se stesso lì, privato dell'oro, della lacca e dei servi, costretto a marcire tra le mura di un braccio di massima sicurezza, dove il suo nome non incuterà più rispetto ma solo disprezzo. Egli sa che per i crimini contro l'umanità e per l'orrore della pedofilia non esiste perdono elettorale. La sua strategia del "pazzo" non è che il rantolo di un condannato che vede già la porta della cella chiudersi per l'eternità. È il terrore di morire da mostro, nudo e dimenticato, nel buio di un penitenziario federale. L'impostura finale è un teatro dell’assurdo dove il carnefice si trucca da vittima del proprio cervello. Ma dietro il fumo dei suoi sproloqui, restano i fatti: le magagne societarie, il tradimento dei valori fondamentali, l'ombra dei complici genocidi, Netanyahu lo tiene ben stretto non solo per i testicoli, ma per il ciuffo, pronto a tagliare la sua testa. Fingersi pazzo non è un segno di debolezza, è l’ultimo, disperato atto di un predatore che, vistosi circondato dai cacciatori della giustizia, decide di fingersi morto o infetto per non essere toccato. Ma il trucco è logoro. La sua non è una "fuga psicogena", è una ritirata vigliacca verso l'impunità. Il verdetto della storia non si farà incantare da un tic nervoso o da una frase sconnessa: la sua "follia" è solo la maschera di un terrore purissimo. Il terrore di essere, inesorabilmente, un uomo comune davanti alla legge. 


Karima Angiolina Campanelli

lunedì 13 aprile 2026

... VERGOGNATEVI!!! ...

“Sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana”. 

Ve la ricordate questa frase di Meloni? Quei tempi sono lontanissimi. Abbiamo già visto come il suo essere donna non solo non ha portato alcun miglioramento per le donne, ma ne ha persino peggiorato la condizione. Quel che è ancora più assurdo è che la cristianità esibita a tutto spiano si sia fermata davanti all’amico Trump che può maltrattare il Papa, colpevole di condannare la guerra folle scatenata in Iran. Non riesce a dire una parola chiara nemmeno in questo caso. 

Abbiamo bisogno di un governo con la schiena dritta contro gli USA e Trump. 

 Nicola Fratoianni.
Avevamo sottovalutato le ambizioni del nostro caro Trump. Pensavamo che si accontentasse di un secondo mandato, di qualche dazio e di un muro qua e là. E invece no. Il raggio d'azione si è spostato più in alto. Decisamente troppo in alto. Ad un'altezza decisamente allarmante, diciamo. Perché limitarsi alla modifica della costituzione quando puoi riscrivere i 10 comandamenti? "Non avrai altro Dio all'infuori di me... o almeno controlla i sondaggi prima di decidere". Il Papa è stato ufficialmente bollato come "Un debole". Per il nostro Donald, le chiavi del Vaticano sono nelle mani sbagliate. Lui le avrebbe già usate per aprire un resort di lusso con vista sul limbo e una moquette dorata sulla scalinata di giacobbe. Mentre noi discutiamo di welfare e diritti civili, lui sta già pensando a come lottizzare il regno dei cieli. La prossima cinferenza stampa sarà direttamente sul monte Sinai. Per sicurezza portiamo dietro le tavole della legge, ma assicuriamoci che siano in formato Kindle (e con il logo dorato).

... He's not well!! ...

Trump is having a mental health episode right now. He’s been posting on social media all night. He posted at: 9:49pm (AI Jesus photo) 9:50pm (Trump Tower on the moon) 10:10pm (dumb meme) 10:32pm (news clip) 10:53pm (news clip) 12:43am (announcing Hormuz blockade) 2:35am (article about Biden) 2:36am (article on naval blockade) 2:37am (article on Rep. Swalwell) 2:37am (posted the same article about Biden again) 2:38am (article on his ballroom) 4:10am (article on Iran) He’s not sleeping, he’s pretending to be Jesus, and he’s posting all night. He’s not well. h/t to Harry Sisson on Twitter
BREAKING: “I genuinely believe Trump is currently demon-possessed!” Prominent Trump supporters react in disgust and anger after Trump posts a picture of himself as Jesus Christ with a demon in the background! At least some of the pedophile president’s evangelical supporters had the grace to pretend to be offended when their cult leader posted a picture of himself as Jesus Christ. “I genuinely believe Trump is currently demon possessed” wrote fascist Christian pastor Joel Webbon. “I don’t know if the President thought he was being funny or if he is under the influence of some substance or what possible explanation he could have for this OUTRAGEOUS blasphemy. But he needs to take this down immediately and ask for forgiveness from the American people and then from God,” complained Daily Wire writer Megan Basham. “Why? Seriously, I cannot understand why he'd post this. Is he looking for a response? Does he actually think this? Either way, two things are true. 1) a little humility would serve him well, 2) God shall not be mocked” whined Riley Gaines, the mediocre swimmer who turned losing races into a career of anti-trans grifting. “This is gross blasphemy. Faith is not a prop,” cried Brilyn Hollyhand, the anointed successor of Charlie Kirk as the super annoying young person evangelizing Republicanism to his peers. “Oh hell no. We tolerated this kind of meme against our better judgment because he promised to save America and only when it was clear he didn’t actually think he was the Messiah. Why do I feel like Paula White did this to him, and to us? Pray for his soul. Pray for us all,” wrote evil gay influencer Milo Yiannopolis. Little late for all that, guys! Donald Trump is possibly the closest embodiment of the anti-Christ to ever walk the earth, and you idiots voted for him THREE TIMES! What did you think was going to happen? You all knew there isn't a single ounce of religious faith or moral principle in this man's entire bloated, corpulent body. You all knew he was an unrepentant criminal and a sinner, a man who spent his entire life lying, thieving, and raping. But *THIS* is what crosses the line for you? Your faith is just as fake as his.
BREAKING: “I have no fear!” Pope Leo responds with grace and dignified defiance to Donald Trump’s insults and attacks against him! Speaking with the media on a flight, the Holy Father refused to back down to Trump’s threats and made it clear that he will continue to speak out against the evils of the Trump administration and the disastrous consequences of Trump’s warmongering. “I have no fear of the Trump administration or speaking out loudly of the message of the Gospel, which is what I believe I am here to do, what the Church is here to do. We are not politicians. We don’t deal with foreign policy with the same perspective he might understand it, but I do believe in the message of the Gospel, as a peacemaker.” While we all knew that Trump was a fake Christian who couldn’t care one bit about the teachings of Jesus Christ or any conception of guiding morality, since he has none, but it is still shocking to see him flaunt his blasphemy and his irreverence so flagrantly in front of his evangelical followers. The Pope is absolutely right to speak out against Trump and his horrifying, illegal wars that have killed so many innocent children around the world and torn so many families apart. The response from so many of Trump’s supporters attacking the pope shows that their faith is just as fake as Trump’s.

... INAUDITO!!! ...

LA MACCHINA DA GUERRA AMERICANA MINACCIA APERTAMENTE LA CHIESA CATTOLICA 


 A gennaio, il sottosegretario per le politiche del Dipartimento della Difesa degli Usa, Elbridge Colby, ha convocato al Pentagono il cardinale Christophe Pierre — all’epoca ambasciatore di papa Leone XIV negli Stati Uniti — per impartirgli, a porte chiuse, una lezione. Colby e i suoi colleghi hanno detto al cardinale che l’America ha la potenza militare per fare ciò che vuole nel mondo, e che la Chiesa cattolica farebbe meglio a schierarsi dalla sua parte. Mentre gli animi si surriscaldavano, un funzionario statunitense ha rispolverato un’arma dal XIV secolo evocando il periodo avignonese, in cui la Corona francese ricorse alla forza militare per piegare il vescovo di Roma al proprio volere. Quella scena, riportata alla luce questa settimana da Mattia Ferraresi in un servizio giornalistico per The Free Press, potrebbe essere stata il momento più significativo nella lunga e complessa storia del rapporto tra la repubblica americana e la Chiesa cattolica. Il reportage conferma che il Vaticano ha declinato l’invito della Casa Bianca di Trump e Vance a ospitare Papa Leone XIV per il 250° anniversario dell’indipendenza americana nel 2026. Ferraresi ha ottenuto resoconti da funzionari vaticani e statunitensi informati dell’incontro al Pentagono. Secondo le sue fonti, il team di Colby (foto) ha analizzato riga per riga il discorso sullo stato del mondo pronunciato dal Papa a gennaio, interpretandolo come un messaggio ostile diretto all’amministrazione. Ciò che li ha fatti infuriare di più è stata l’affermazione del Papa secondo cui “una diplomazia che promuova il dialogo e cerchi il consenso tra tutte le parti viene sostituita da una diplomazia basata sulla forza”. Il Pentagono ha interpretato quella frase come una sfida frontale alla cosiddetta “Dottrina Donroe” – la rivisitazione della dottrina Monroe da parte di Trump – che afferma il dominio incontrastato americano sull’emisfero occidentale. Il cardinale ha ascoltato la lezione in silenzio. Ma da quel giorno, la Santa Sede non ha ceduto di un millimetro. JD Vance aveva portato personalmente l’invito nel maggio 2025, appena due settimane dopo l’elezione di Leone XIV al conclave. Secondo un alto funzionario vaticano citato nell’articolo, la Santa Sede inizialmente aveva preso in considerazione la richiesta, per poi rinviarla a tempo indeterminato a causa delle divergenze in politica estera, della crescente opposizione dei vescovi americani al regime di deportazioni di massa di Trump-Vance e del rifiuto di diventare una pedina della propaganda politica nelle elezioni di medio termine del 2026. “L’amministrazione ha tentato in ogni modo di far sì che il Papa venisse negli Stati Uniti nel 2026”, ha dichiarato un funzionario vaticano a Free Press. Invece, il 4 luglio 2026, il primo papa americano si recherà a Lampedusa, l’isola italiana dove migliaia di migranti nordafricani approdano sulle coste. Robert Francis Prevost è un uomo troppo ponderato per aver scelto quella data per caso. L’incontro al Pentagono chiarisce anche la portata morale della posizione pubblica assunta da Leone XIV nelle ultime sei settimane. Dopo la conferenza di Colby, il Papa non si è rifugiato nella diplomazia vaticana. Ha anzi insistito con maggiore fermezza nella sua posizione. Il 1° marzo, mentre le bombe americane cadevano sull’Iran, Leone XIV ha apertamente condannato quegli attacchi. Durante la Settimana Santa, la sua oratoria si è inasprita, trasformandosi in una denuncia di quella che ha definito “l’occupazione imperialista del mondo”, e in un monito secondo cui Dio respinge le preghiere “di coloro che fanno la guerra”. Infine, la domenica di Pasqua, davanti a un quarto di milione di persone in Piazza San Pietro, il Papa ha implorato i leader mondiali di deporre le armi e abbandonare “il desiderio di dominare sugli altri”. Il Pentagono pensava di poter intimidire il primo papa americano. Non aveva valutato bene l’uomo. Prevost è figlio dei Quartieri Sud di Chicago, frate agostiniano formatosi nei quartieri poveri di Trujillo, canonista che ha trascorso vent’anni in Perù a difendere i contadini dai generali. Si è preparato a uno scontro come questo per tutta la sua vita sacerdotale, e gli uomini che hanno convocato il suo nunzio al Pentagono scopriranno ciò che generazioni di regimi militari latinoamericani hanno già imparato su di lui: non si piega. Ciò che Ferraresi ha documentato rappresenta, a tutti gli effetti, un punto di svolta nella storia morale degli Stati Uniti. Per la prima volta a memoria d’uomo, la macchina da guerra americana sta minacciando apertamente la Chiesa cattolica, e la Chiesa cattolica, nella persona di un papa americano, ha risposto con l’unica arma che il Vangelo consente: la verità, pronunciata senza mezzi termini, di fronte all’impero 

Da Giubbe Rosse

... perdenti ... mondiali!! ...

𝐃𝐢𝐨 𝐯𝐢 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚, 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 «Il risultato delle elezioni è chiaro e doloroso». Viktor Orbán lo ha detto ieri sera ai suoi sostenitori a Budapest, sedici anni dopo aver vinto il potere e averlo blindato pezzo per pezzo. Péter Magyar ha conquistato i due terzi del parlamento, la supermaggioranza che permette di riscrivere la Costituzione. Orbán fuori. Con lui fuori, anche chi lo aveva scelto. Donald Trump su Truth Social aveva scritto agli ungheresi: «Il 12 aprile votate per lui. È un vero amico e ha il mio totale sostegno». JD Vance era andato a Budapest per salire sul palco di un comizio di Orbán. Washington aveva messo la faccia su un'elezione europea come non faceva da decenni. Ha perso. Intanto i sondaggi americani collocano Trump al 36% di approvazione, minimo storico dall'inizio del secondo mandato. I midterm di novembre si avvicinano, i Democratici sono avanti nel dato nazionale. Il re Mida al contrario funziona in entrambe le direzioni. A gennaio, nel video elettorale di Orbán, comparivano anche Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) e Matteo Salvini (Lega). Lei: «Insieme difendiamo un'Europa che rispetta la sovranità nazionale. Dio vi benedica tutti». Lui: «Se vuoi la pace, vota Fidesz». Tre mesi dopo, Fidesz ha 57 seggi su 199. Meloni ha sostenuto i sovranisti in Polonia, in Spagna, ora in Ungheria: tre volte. Tre sconfitte. Intanto si presenta come mediatrice credibile tra Washington e Bruxelles, interlocutrice affidabile dell'Europa che conta. Gli ungheresi, con un'affluenza record del 78%, hanno risposto. Da Budapest, ieri sera, è arrivato un messaggio semplice: i capoclan tramontano. E la credibilità dei loro amici italiani langue sullo sfondo.