

Non avrei voluto sprecare tempo a commentare quello che ha detto Erri De Luca, cosa si dovrebbe mai commentare a qualcuno che dice di essere sionista e che nega il genocidio? Ma non riesco a evitare di farlo. Non ho nulla di suo nella mia libreria, nessuno dei suoi libretti, anche prima ho sempre pensato che la sua scrittura fosse di nessun interesse per me, ancora di più le sue melensaggini, oggi, mi paiono grottesche, quindi non ho nessuno dei suoi libroidi in casa, così non posso sfogarmi che dicendo qualcosa. Se avessi i suoi librucci da quattro soldi li butterei nel cesso? No, lo intaserebbero, li metterei nel bidone della differenziata, carta da buttare. Provo, però, un profondo disprezzo e sdegno per le sue parole, questo sì. Nelle ultime settimane leggere senza staccarmi quasi mai , a parte il lavoro e le altre cose indispensabili, da Victor Hugo e dal suo L'uomo che ride mi porta a fare una considerazione che ha a che vedere con la scrittura, perché appunto le parole grottesche pronunciate in quell'intervista sono incommentabili se non con l'esibizione dei corpi, delle violenze, delle umiliazioni, del genocidio che si sta consumando da così tanto tempo a opera di Israele.
Tornando a L'uomo che ride è lo spazio in cui per tanti giorni hanno trovato rifugio il mio sdegno, il mio orrore, la mia paura, la sofferenza di vedere ogni giorno tanta violenza e anche la volontà di condividerla sempre di dirla sempre e per sempre. Ecco lui (Victor Hugo) usa una strategia del testo formidabile ( ne parlerò sul canale) per evocare questa ingiustizia, lo scherno dei nobili verso gli inermi, la loro noncuranza che si esterna in quotidiana tortura. Io di questo voglio parlare, della scrittura: la stortura mediocre che è nella scrittura di Erri De Luca, la sua "distorsione" di quello che vuol dire scrivere sul serio invece di fare sermoni è ora manifesta nel suo pensiero. Cada l'oblio sulle sue frasette grondanti il nulla. Cada il disprezzo sulle sue parole.
In foto: un sioinista e un mentore morto che mi sta salvando dalla rabbia che altrimenti travolgerebbe tutto. leggiamo Victor Hugo come antidoto ai miserevoli tromboni dai quali siamo circondati.
E sempre: Palestina Libera e Fuck Israel.
#PalestinaLibera
Emanuela Cocco.
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