mercoledì 13 maggio 2026
... una formazione debole! ...
Qualcuno denuncia un ulteriore tentativo di costruzione, per sottrazione, di quell’egemonia culturale tanto cara alla destra. C’è invece chi si difende sostenendo che, in fondo, è impossibile stilare un “elenco completo” di tutti gli autori da studiare. Quel che è certo è che i nuovi programmi per i licei voluti dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara tornano a far parlare di sé. Dopo le polemiche sui Promessi sposi e sulla proposta di rinviare lo studio del classico manzoniano al quarto anno, ora è il turno delle indicazioni nazionali per l’insegnamento della filosofia.
Ci sono dei grandi assenti: Marx su tutti, ma anche Leibniz e Spinoza. Gramsci, poi, non viene neanche nominato. E così oltre 60 professori universitari, tra cui Massimo Cacciari, firmano una petizione contro queste esclusioni così “inopinate” da non poter essere “innocenti”. Una riforma che, secondo i firmatari, è “un vero disastro”.
“Dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone degli autori meritevoli di essere studiati - inizia così la petizione -, le ‘Indicazioni nazionali’ procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico”.
“Pare evidente - si legge nella petizione - che la composizione quantomeno bizzarra di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di ‘egemonia culturale’ che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni”. Non solo.
Ecco la conclusione: “Un vero disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto - sostengono i firmatari - come le parti organiche di un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole”.
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