(Fabrizio Nardelli)
venerdì 29 maggio 2026
... no comment!!! ...
"Duecentoventi studenti italiani ammessi a Medicina si ritrovano spediti d’ufficio a Tirana, in un ateneo privato convenzionato con Tor Vergata, con una retta iniziale vicina ai diecimila euro l’anno: non è un errore burocratico, è una dichiarazione politica sul valore reale del diritto allo studio in questo Paese. E che a pronunciare la parola “revisione” sia la stessa ministra che ha voluto il semestre filtro, rende questa storia ancora più amara. Perché qui non c’è solo il destino di 220 ragazzi finiti in fondo a una graduatoria e in cima a una fattura fuori portata: c’è uno Stato che chiama “opportunità” ciò che assomiglia più a un esilio di classe, un modo elegante per dire a chi ha meno che può studiare, sì, purché accetti di farlo lontano, pagando cifre che un’università pubblica non dovrebbe neanche sognarsi.
E c’è un ministero che si accorge “all’improvviso” che chiedere quasi 10 mila euro l’anno, in un’unica soluzione, a ragazzi di vent’anni contraddice ogni retorica sul merito, sulla mobilità sociale, sull’Italia che “non lascia indietro nessuno”.
Le storie che arrivano da questa graduatoria sono di ragazzi che hanno superato un semestre filtro pensato per selezionare, non per umiliare: in molti non avevano nemmeno compreso che quella “sede di Tirana” significasse un corso privato all’estero, con tasse oltre i 9.600 euro, costi di vita aggiuntivi, famiglie a cui dire che no, Medicina forse non è più possibile, non per mancanza di capacità ma per mancanza di conto in banca. Il merito qui è un paravento: chi ha preso meno voti paga di più, chi è più fragile economicamente viene invitato con garbo a cambiare sogno. Intanto la ministra Bernini definisce “sbagliata” e “sproporzionata” la tassazione, convoca il rettore, promette che gli studenti a Tirana pagheranno le stesse tasse di Roma, come se il problema fosse solo la cifra in bolletta e non l’idea di un sistema che gioca con la vita delle persone come con caselle di un foglio Excel. Si interviene dopo, sempre dopo: dopo le proteste, dopo i ricorsi annunciati, dopo che tremila studenti hanno già bussato agli studi legali per non vedersi trasformare in clienti forzati di un’università privata a centinaia di chilometri da casa. Ma si rende conto Bernini di cosa significa dire a un diciannovenne “sei idoneo, però vai in Albania e paga il triplo”? Di cosa significa chiedere a una famiglia di scegliere tra un mutuo e la vocazione del proprio figlio, mentre si continua a giurare in ogni conferenza stampa che il diritto allo studio è sacro, che la sanità ha bisogno di medici, che i giovani sono il futuro? Questo non è un incidente di percorso: è un messaggio chiarissimo. In Italia puoi diventare medico, sì, ma prima devi superare un semestre filtro, una graduatoria nazionale e, soprattutto, la prova definitiva: dimostrare di poterti permettere il lusso di studiare."
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