
Da iscritta al PD, o meglio, da sognatrice senza scopo di lucro che ha fatto il salto dalla Sinistra Giovanile con l’entusiasmo della venticinquenne con troppo entusiasmo, ammetto che questa storia mi fa ribollire il sangue.
Sia chiaro, che Marianna Madia se ne sia andata mi rende felice.
Chi se lo dimentica quel "porto in dote la mia straordinaria inesperienza" pronunciato da neoletta.
Era l'apice di quella miope deriva giovanilistica veltroniana, capace di premiare i "figli di" ignorando platealmente lo stuolo di attivisti che avevano la stessa età della Madia o della Picierno, ma molta più polvere sulle spalle.
E sì, lo confesso: ho rosicato allora e rosico ancora oggi per quella meritocrazia al contrario.
Il punto, però, è un altro.
Perché solo ora? Mi chiedo quanta credibilità avrebbe recuperato il mio partito se i "Renziani rimasti" non avessero occupato le poltrone per mero calcolo elettorale. Sapevamo tutti a quale Segretario rispondessero davvero eppure sono rimas nel PD a inquinare referendum e linea politica, solo per proteggere quel piccolo tesoretto di voti garantito dal sistema.
Penso ai momenti in cui il cortocircuito è diventato insostenibile.
Al referendum sul lavoro e all'opposizione dei riformisti in trincea per difendere il Jobs Act.
Al referendum sulla giustizia, con quel comitato della "Sinistra per il Sì" privo di ogni legittimazione.
Alla difesa cieca di Israele, forse il punto in cui l'abisso morale dei riformisti si è fatto più profondo.
Nel frattempo, fuori dai palazzi, tanti compagni hanno continuato a difendere un attivismo puro, totalmente scevro da questi cinici calcoli di bottega.
Quindi, sono felice che la Madia sia uscita? Ovvio.
Spero che gli altri seguano a ruota? Lo firmo col sangue.
Basterà questo esodo per riparare i danni causati in questi anni? Purtroppo, resta il dubbio amaro.
Proprio per questo, il mio augurio è uno solo: che il futuro "campo largo", quando dovrà decidere chi coinvolgere, si dimentichi finalmente l'indirizzo di certi riformisti.
Evitiamo di citofonare.
Una volta e per tutte.
Lucia Coluccia.
Testo di Lorenzo Tosa.
La notizia è che Marianna Madia ha appena lasciato il Partito Democratico e se ne va - anzi, sarebbe meglio dire torna - con Renzi.
Ed è una ottima notizia.
Ha scoperto, dopo tre anni dalle primarie, che il Pd di Elly Schlein è un partito di sinistra, che dice e fa finalmente cose di sinistra, o quantomeno di centro-sinistra, non di centro o peggio di centro-destra.
Capisco che per la povera Madia tutto questo sia uno shock, ma per un partito che si oppone alla peggior destra regressiva è il minimo sindacale.
Meglio tardi che mai, sperando che in molti seguano il suo esempio - a cominciare da Pina Picerno - e liberino il Pd da quell’odore di centrismo e moderatismo pavido troppo spesso spacciato per riformismo.
Non credo che in molti ne sentiranno la mancanza.
Vai avanti così, Elly. Sei sulla strada giusta!
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