mercoledì 13 maggio 2026

... Putin e l'Armenia ...

Per minacciare l’Armenia il Cremlino si è fatto scappare la verità: a causare l’invasione è stato il desiderio ucraino di entrare nell’Ue 

/di Francesco Cundari/ 


In un solo giorno Vladimir Putin ha clamorosamente smentito tutti gli argomenti della propaganda putiniana da cui veniamo quotidianamente sommersi. L’occasione è stata la grande parata del 9 maggio con cui da anni il regime celebra se stesso e il suo progetto imperialista, mascherato dietro la rievocazione della vittoria contro il nazismo nella Seconda guerra mondiale. Il fatto stesso che quella solenne cerimonia si sia dovuta tenere alla svelta, con ben pochi armamenti e ancor meno ospiti internazionali da esibire, e solo dopo avere fatto pressione su Donald Trump perché pregasse l’Ucraina di non bombardare la piazza Rossa durante la sfilata, è la più clamorosa smentita del principale argomento della propaganda putiniana di questi quattro anni: la forza schiacciante della Russia, che le avrebbe consentito di fare dell’Ucraina quel che voleva, ragion per cui Kyiv avrebbe fatto meglio ad arrendersi subito, perché la resistenza avrebbe potuto solo prolungare le sue sofferenze (il classico argomento di tutti i supercattivi dei fumetti). Ancora più significative però sono state le parole di Putin sull’Armenia, pronunciate poco dopo in una conferenza stampa, in cui ha detto chiaramente, con ovvio scopo intimidatorio nei confronti del vicino, che la guerra in Ucraina è stata causata proprio dai tentativi di entrare nell’Unione europea. Altro che accerchiamento della Nato, genocidio nel Donbas, persecuzioni contro i russofoni e tutto il resto del campionario di falsità e fesserie da cui siamo tempestati regolarmente sulla stampa e nei talk show. Putin lo ha detto nel modo più chiaro qual è stato il vero motivo, e c’è da credergli, perché l’unica reale minaccia al suo potere è lo spettacolo di una democrazia libera e prospera proprio di fronte ai suoi confini, che dimostri ogni giorno ai russi il costo esorbitante della cleptocrazia putiniana. Per minacciare l’Armenia il Cremlino si è fatto scappare la verità: a causare l’invasione è stato il desiderio ucraino di entrare nell’Ue Quanto poi alla sua presunta volontà di pace, o anche solo disponibilità a trattare, che tanti giornali, a dire il vero non solo italiani, hanno voluto vedere persino nello stringato discorso del 9 maggio, fa fede la smentita dei portavoce ufficiali del regime. «È chiaro che la parte americana ha fretta, ma la questione di una soluzione ucraina è troppo complessa e raggiungere un accordo di pace è un percorso molto lungo con molti dettagli complicati», ha detto Dmitry Peskov. Mentre Yury Ushakov, consigliere di Putin, ha ribadito che l’Ucraina dovrà ritirarsi dal Donbas, cioè cedere spontaneamente pure quei territori che i russi non sono mai riusciti a conquistare: una singolare idea di mediazione diplomatica. Ma state pur sicuri che sui giornali e nei talk show italiani i nostri infaticabili capitori di Putin e delle ragioni della Russia continueranno a ripetere che è l’Europa a volere la guerra e a rifiutare la soluzione diplomatica che sarebbe a portata di mano.


 https://www.linkiesta.it/.../putin-russia-parata-mosca.../

... Spinoza e Marx ...

Mentre il dannunziano ministro della Cultura, Alessandro Giuli, discetta sulla Biennale di Venezia e immagina un’arte subordinata all’indirizzo politico del governo, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – quello dell’umiliazione dei ragazzi come “fattore di crescita”– ha emanato nuove linee guida per le scuole superiori da cui spariscono Baruch Spinoza e Karl Marx. È una precisa e aberrante scelta politica e culturale. I nomi dei due grandi del pensiero materialista e critico vengono evidentemente percepiti come espressione di quella presunta “egemonia culturale della sinistra” che la destra italiana contesta da anni e verso la quale manifesta ormai un malcelato desiderio di rivalsa e di vendetta culturale tipico di chi avverte una propria irrimediabile inferiorità. Così nasce il moderno MinCulPop del governo Meloni. Il “MinCulPop” era il Ministero della Cultura Popolare del regime fascista: l’apparato che controllava stampa, cultura, propaganda e orientamento ideologico durante il governo di Benito Mussolini. Naturalmente oggi non siamo in presenza della censura fascista. Ma quando un governo interviene sul canone culturale della scuola scegliendo quali autori ridimensionare e quali valorizzare si apre un problema democratico enorme. A mio avviso sbaglieremmo a sottovalutare questi problemi e a commettere l’errore di guardare a queste operazioni culturali del governo con quel misto di ironica sufficienza e distacco che a volte contraddistingue la sinistra. Avendo studiato filosofia all’università e amando Spinoza e Marx sopra tutti gli altri pensatori, ritengo che si debba riconoscere a questa destra la capacità di scegliere bene i suoi principali avversari da eliminare sul piano culturale. Colpire Spinoza e Marx non significa semplicemente modificare un programma scolastico. Significa prendere di mira due tradizioni filosofiche che hanno fondato il pensiero critico moderno, l’analisi dei rapporti sociali e il rifiuto del conformismo. Contro le linee guida si è schierato un gruppo di circa 60 docenti universitari, professori e intellettuali, tra cui Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Gaetano Lettieri, che in una lettera aperta hanno criticato l’esclusione di Spinoza e Marx della tradizione filosofica europea. Nella lettera, i professori parlano apertamente di un tentativo di indirizzare culturalmente l’insegnamento, accusando il governo di voler lasciare una sorta di “eredità ideologica” nel sistema scolastico e nella formazione delle nuove generazioni. Le linee guida di Valditara, prima del via libera definitivo, saranno sottoposte a un processo di ascolto che durerà alcuni mesi e si concluderà con il parere definitivo del Consiglio superiore della pubblica istruzione e con il timbro del Consiglio di Stato. La partita non è chiusa affatto. Le associazioni degli insegnanti, i presidi, le società filosofiche e storiche hanno voce in questi processi e possono usarla in modo organizzato. Sul piano parlamentare l’interrogazione di De Cristofaro di AVS è un primo passo, ma può essere rafforzata. Le opposizioni possono chiedere audizioni in commissione Istruzione, convocare esperti, produrre una contro-narrazione documentata e pubblica. Il PD, AVS e il M5S possono coordinarsi su una posizione comune a difesa del pluralismo culturale oggi minacciato. A mio avviso, i partiti di opposizione devono mobilitarsi anche sul territorio e spiegare perché Spinoza e Marx contano, non come simboli ideologici, ma come strumenti di pensiero critico che contribuiscono a formare una libera coscienza nei giovani. L’appello dei sessanta professori è già un fatto politico. Va ampliato, pubblicizzato e reso veramente accessibile a tutti. Ma cosa fa paura di Spinoza e di Marx? Nell’Etica, Spinoza identifica Dio con la natura e espone un materialismo integrale in cui la ragione è l’unico criterio di libertà autentica per l’uomo. Nel Trattato teologico-politico, demolisce l’uso della religione come strumento di obbedienza politica e identifica la democrazia come unica forma di governo conforme all’essere umano. Sono idee scomode che non invecchiano e che non piacciono a chi preferirebbe che i cittadini diventassero sudditi. Marx insegna in modo irreversibile che dietro ogni merce c’è il lavoro umano e lo sfruttamento. dell’uomo sull’uomo e ci sollecita a pensare che questo tipo di società alienata, la società capitalista, non è l’ultimo orizzonte possibile della storia e delle società umane e che si può lottare per un mondo in cui siano soddisfatti i bisogni di tutti e la libertà sia non solo formale ma sostanziale. Questa idee rivoluzionarie sono ovviamente inaccettabili per il potere economico e politico. 

Eliminare Spinoza e Marx dai programmi dei licei é un gesto tipico di un regime illiberale. 
Non possiamo accettarlo. 

 Enrico Rossi.

... gente inqualificabile! ...

Alberto Pento è uno convinto dei suoi perversi sproloqui e copia incolla: mi ha lungamente commentato un post. Nessuno si è accorto di lui. L' ho bloccato e prima di farlo ho ricopiato alcune sue cosette del profilo aperto. 
Liberi voi di decidere cosa fare di costui che secondo me ci crede davvero.

 Doriana Goracci 

 🛑 A Prevost che invita i suoi cristiani a farsi strumenti di pace, ricordiamo che: disprezzare, criminalizzare, colpevolizzare, calunniare, disumanizzare, demonizzare, ... gli uomini di buona volontà (tra cui gli ebrei e il loro Israele, l'America di Trump, i bianchi e il loro Occidente) che si guadagnano il pane con i sudore salato della fronte e il diritto alla vita con la sudorazione rossa del cuore e che non vivono di predazione, di parassitismo, di imbrogli, di illusionismi miracolistici e di provvidenza divina come se fosse Dio a dover lavorare per l'uomo e non l'uomo per se stesso; che promuovono il bene, la responsabilità, il merito e l'ordine naturale delle cose (tra cui la sovranità nazionale e la difesa dei confini); che perseguono, combattono e si difendono dal male e dai malvagi; istigando odio e violenza contro di loro; vittimizzando, sminuendo e/o santificando il male e i malvagi (tra cui i nazi maomettani); propagandando disvalori e menzogne politicamente e religiosamente corretti, false e impossibili fratellanze, responsabilità e doveri inesistenti; non è operare per la pace ma farsi complici del male e dei malvagi, delle loro aggressioni e delle loro guerre al bene e agli uomini di buona volontà che lo perseguono e lo praticano. 

🛑 Non riconoscere agli ebrei il loro diritto ad esistere come popolo, come stato nazionale ebraico e come Israele è antisemitismo razziale e politico religioso; come è antisemitismo calunniare per disumanizzare e demonizzare gli ebrei e il loro Israele; come è antisemitismo non riconoscere agli ebrei di Israele e a Israele il diritto a difendersi dall'aggressione genocida dei nazi maomettani impropriamente detti palestinesi; come è antisemitismo caluniare e demonizzare il legittimo e democraticamente eletto governo di Israele e il suo Primo Ministro Netanyahu. Chiunque assuma e manifesti atteggiamenti e comportamenti di questo tipo è un malvagio e pericoloso antisemita che si fa complice del nazismo maomettano genocida e dell'antisemitismo razzista genocidario. Ricordiamo che a liberare l'Italia dal nazifascismo furono prevalentemente gli alleati con i loro eserciti, che i partigiani furono secondari in questo processo. Ricordiamo che l'ANPI non sono tutti i partigiani ma solo quelli rossi social comunisti che volevano portare l'Italia nel regime sovietico dell'URSS che era assai peggiore dei regimi nazifascisti e che furo la causa dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Ricordiamo che tra costoro io vi erano bande di assassini come quelli che agirono nel Triangolo Rosso. Ricordiamo che il loro antisemitismo e filo nazismo maomettano è una mostruosità immorale e criminale che dovrebbe essere perseguita giudiziariamente. Ricordiamo che gli ebrei del Mondo e d'Italia vivono in un clima di persecuzione, pericolo e di minaccia violenta, proprio a causa di questo sinistro arcipelago associativo antisemita, di cui l'ANPI fa parte, che diffonde calunnie e che istiga all'odio e alla violenza contro gli ebrei e che gli ebrei hanno tutto il diritto a difendersi anche personalmente, qualora le istituzioni pubbliche non agiscano come dovrebbero in loro difesa, come qualsiasi altro cittadino aggredito dai malvagi delinquenti comuni o politici. 

🛑 Anche basta La sua foto profilo comprende i suoi beniamini. 

... una formazione debole! ...

Qualcuno denuncia un ulteriore tentativo di costruzione, per sottrazione, di quell’egemonia culturale tanto cara alla destra. C’è invece chi si difende sostenendo che, in fondo, è impossibile stilare un “elenco completo” di tutti gli autori da studiare. Quel che è certo è che i nuovi programmi per i licei voluti dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara tornano a far parlare di sé. Dopo le polemiche sui Promessi sposi e sulla proposta di rinviare lo studio del classico manzoniano al quarto anno, ora è il turno delle indicazioni nazionali per l’insegnamento della filosofia. Ci sono dei grandi assenti: Marx su tutti, ma anche Leibniz e Spinoza. Gramsci, poi, non viene neanche nominato. E così oltre 60 professori universitari, tra cui Massimo Cacciari, firmano una petizione contro queste esclusioni così “inopinate” da non poter essere “innocenti”. Una riforma che, secondo i firmatari, è “un vero disastro”. “Dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone degli autori meritevoli di essere studiati - inizia così la petizione -, le ‘Indicazioni nazionali’ procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico”. “Pare evidente - si legge nella petizione - che la composizione quantomeno bizzarra di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di ‘egemonia culturale’ che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni”. Non solo. Ecco la conclusione: “Un vero disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto - sostengono i firmatari - come le parti organiche di un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole”.

martedì 12 maggio 2026

... Legge Elettorale ...

Quasi un’ora di vertice a Palazzo Chigi al termine del quale la maggioranza si dice decisa ad andare avanti. E lancia un appello al centrosinistra affinché sulla legge elettorale si arrivi a un punto di caduta che sia il più condiviso possibile. “Nelle prossime ore i capigruppo alla Camera dei deputati del centrodestra contatteranno quelli dell'opposizione per avviare il tavolo di confronto”. "Per verificare se, come si auspica - questo il testo consegnato alle agenzie -, vi sia convergenza sull'obiettivo della stabilità, o se piuttosto si preferiscano sistemi che, non garantendo un risultato chiaro, consentono di governare anche a chi non ha il consenso della maggioranza dei cittadini. Sul merito della proposta depositata in Parlamento, su cui sono in corso le audizioni, sono intervenuti - criticamente - 120 professori di diritto costituzionale. “Riteniamo necessario esprimere una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all’esame della Camera dei deputati. Essa presenta rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un’impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa”. Secondo i firmatari, “la legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: incide direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull’eguaglianza del voto e sull’equilibrio complessivo della forma di governo”. Per questo giudicano “grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto” e contestano “meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori”. Tre i nodi evidenziati. Il primo riguarda “l’eccessivo” premio di maggioranza; il secondo punto riguarda “l’incompatibilità del premio con il bicameralismo disciplinato dalla Costituzione”.Infine, si contesta l’indicazione preventiva del candidato premier, che “contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del governo”.

... amichettismo!! ...

POI, A ROMA COME A MILANO, A MARINO COME A CATANIA, NON CI DITE CHE NON SE NE SAPEVATE UNA BENEAMATA "MINCHIA"! 


Dopo i milioni bruciati per amici e parenti dei membri di questo governo, ne vedremo altri bruciati perché da "prima gli italiani" a "prima chi vogliamo" è stato un attimo. Partiamo da Daniele Martinelli e da un suo articolo di qualche mese fa, dopo " I 35 assunti nella parentopoli delle Olimpiadi invernali, fra cui Lorenzo La Russa detto Cochis, figlio del presidente del Senato assunto a 110 mila euro in veste di manager junior event, ruolo per il quale il direttore del personale delle Olimpiadi nelle intercettazioni diceva di non capire a cosa servisse visto che La Russa al lavoro non lo vedeva mai.... o meglio, i pm di Milano Alessandro Gobbis e Francesco Cajani, per questo filone di nepotismo clientelare parlano solo di malcostume non perseguibile in primis perché La Russa assieme al governo Meloni hanno abolito l’abuso d’uffficio. E a cascata la turbativa d’asta la può contestare solo la Corte dei conti per eventuali assunzioni inadeguate con stipendi importanti, gli sprechi patrimoniali e gli eventuali timbri di dipendenti assenti. Infatti i pm hanno inviato tutto alla corte dei conti... nel personale potenzialmente inutile per le Olimpiadi invernali non c’è solo il secondo figlio di La Russa, Lorenzo, che non è Geronimo, quello degli 8 incarichi che è a capo dell’Aci e non è nemmeno Apache quello che non va processato nell’inchiesta di violenza sessuale. C’è anche l’ex segretaria di La Russa, Lavinia Prono, assunta con stipendio da oltre 100 mila euro raccomandata dal portavoce del presidente della Lombardia Attilio Fontana, almeno così ha messo a verbale l’indagato Vincenzo Novari assieme a Malagò di quand’era presidente del Coni. Lo hanno ammesso candidamente che raccomandavano i loro conoscenti. Quelli che per la procura di Milano rivelano «carente trasparenza, pubblicità e imparzialità» ma sono solo ANOMALIE. E allora nessun problema se tra gli assunti ci sono anche Livia Draghi, nipote di Mario, (314.000 euro come «capo dei contenuti video»), Ursula Bassi vicina alla Leopolda, Giacomo Granata, figlio del manager Eni Claudio, Flaminia Tamburi, figlia di Carlo, ad di Enel Italia. C’è «l’autista a spese della Fondazione» del presidente Rai Antonio Marano. Tommaso Gatta, figlio di un dipendente della presidenza del Consiglio dei ministri, e alcuni ex lavoratori di H3G quando il colosso era guidato da Novari, poi ad di Milano-Cortina indagato per corruzione e turbativa". Una brutta lista di parassiti pagati forzatamente dagli italiani che non hanno soldi per se stessi. Ma La Russa è generoso assai coi soldi degli altri e quindi altro giro altra corsa; un altro posto d'oro per un'altra ex segretaria. Come indica Il Fatto Quotidiano in edicola oggi, Valeria Giovanna Venuto sta per approdare alla Leonardo S. P A perché il merito è la prima cosa...il merito di essere amici di chi dispone i posti. "La Venuto ha rapporti stretti con il vertice di Fratelli d’Italia, che esprime il nuovo presidente di Leonardo, Francesco Macrì, ex consigliere comunale di Arezzo e candidato sindaco nel 2011 (al primo turno ottenne solo il 2,7% dei voti), dirigente del partito di Meloni. Venuto è stata segretaria particolare di Ignazio La Russa quando l’attuale presidente del Senato era ministro della Difesa nel quarto governo Berlusconi, dal 2008 al 2011. È approdata alla sua corte nello stesso anno della laurea in giurisprudenza a Catania. Quando era responsabile delle relazioni istituzionali di Trenitalia, da novembre 2022 a dicembre 2024, è stata coinvolta nel caso della “fermata straordinaria” del Frecciarossa a Ciampino concessa al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Il 21 novembre 2023 il ministro aveva preteso di scendere perché il ritardo del treno gli avrebbe impedito di arrivare in tempo a Caivano per un evento. Dopo il rifiuto del capotreno, Lollobrigida fece pressioni sui vertici di Trenitalia, con una prima telefonata a Venuto, poi all’ad Luigi Corradi e ottenne la fermata. Da gennaio 2025 Venuto è responsabile dei rapporti istituzionali dell’Anas. L’aspirante a Leonardo è la moglie di Giovannantonio Macchiarola, già uomo di fiducia di Angelino Alfano, assunto all’Eni nel 2017, all’Enav dal 2023, capo della comunicazione e rapporti istituzionali dell’ad Pasqualino Monti, che il governo ha deciso di promuovere ad di Terna". Niente male per il governo che premia il merito e che "l'amichettismo è finito..." 


 Paolo Ranzani

... Egemonia Culturale ...

LA DESTRA CHE INSEGUE L'EGEMONIA CULTURALE CHE NON HA 


"E' emblematico che i maggiori scossoni politici per il primo governo della storia repubblicana a guida destra-destra, abbiano l’epicentro al ministero della Cultura. Perché la cultura è da sempre il nervo scoperto (c’è chi dice il tallone d’Achille) della destra italiana. Le cui radici storiche, si sa, non affondano nella Resistenza al nazismo del generale De Gaulle come in Francia, né nel conservatorismo liberale come nel Regno Unito. Ci sono voluti anni, alla destra italiana, la cosiddetta destra sociale, per cercare un profilo culturale che fosse proponibile anche fuori dalla cerchia classica del neo-fascismo. Il primo Campo Hobbit è del 1977. Appena tre anni prima era morto Julius Evola, teorico di una destra esoterica e del cosiddetto razzismo spirituale, figura che aveva esercitato una grande fascinazione in quegli ambienti politici. I giovani di allora cercarono, se non di rottamare i labari, i teschi e i gagliardetti dei padri, di ammantarli almeno di qualcosa di diverso, a suo modo di moderno: un’idea di eroismo che si affrancasse dall’ideale di bella morte che fino a quel momento era stato prevalente nella destra italiana. Lanciarono una sorta di Opa culturale su Tolkien e sulle tradizioni celtiche, cercarono di cambiare musica nel senso letterale della parola, con gruppi rock e radio, pubblicarono fumetti e riviste di satira. Il fatto è che in quella proposta di identità culturale c’era un po’ di tutto: bisognava tenere insieme Prezzolini e certi simbolismi orientali, un tradizionalismo che si diceva cristiano e rituali dal sapore neopagano, Celine e le avventure di Tintin... Esercizi di equilibrismo per non tornare alle solite radici fasciste. E troppa foga e fretta nel cercare d’imporre l’egemonia tanto agognata con nomine sventolate come bandiere e sbrigative etichettature. Ma quel po’ di tutto oggi è ancora lì. Messo alla prova del Governo (non a caso con due profili assai diversi: prima un conservatore classico come Sangiuliano, poi un identitario futurista come Alessandro Giuli), sta mostrando tutti i suoi limiti strutturali. Le radici profonde non gelano, si ama spesso dire a destra, citando ancora Tolkien. Però, a quanto pare, dividono". 


(Danilo Paolini oggi su Avvenire, sintesi).

lunedì 11 maggio 2026

... Da che parte stare ...

Alla fine questi giorni ci hanno restituito un chiaro spaccato del modo in cui Vladimir Putin intende le relazioni internazionali, a dispetto di quanti, anche alle nostre latitudini, continuano a giustificare le sue attitudini criminali e i suoi metodi mafiosi. E soprattutto ha picconato lui stesso le balle che Travaglio & Co. ci propinano quotidianamente. Anche volendo sorvolare sull’indicazione di un burattino al libro paga come Gerhard Schröder, per trattare con l’Europa, le dichiarazioni più interessanti riguardano senza dubbio l’Armenia, alle cui ambizioni europee Putin ha candidamente risposto che se divorzio ci deve essere, si farà alle sue condizioni, prospettando per il vicino uno scenario ucraino, con una chiara allusione all’annessione della Crimea e alla prima invasione del Donbas (spacciata per guerra civile) del 2014, avvenute proprio dopo le rivolte pro-Europa a Maidan e culminate a fine febbraio con la fuga del presidente Yanukovich. D’altra parte, dopo la firma da parte di Yerevan del trattato di Roma (che imporrebbe l’arresto di Putin in caso di ingresso in Armenia) e la sospensione dell’adesione al CSTO (la NATO a guida russa), Mosca ha già iniziato ad esercitare sulla pressioni commerciali sulla piccola repubblica caucasica, proprio come fece nel 2013 per scoraggiare la firma dell’accordo di associazione con l’UE da parte di Kyiv. Un avvertimento da “padrino” che si atteggia a padrone che esige lealtà senza però in cambio offrire sicurezza, visto il mancato intervento nel contenzioso con l’Azerbaijan sul Nagorno Karabakh. In un momento in cui le sue paranoie sul crollo di un impero che continua a perdere pezzi, hanno superato i livelli di guardia, portando ad un giro di vite sulla sicurezza interna e ad uno sdoppiamento del registro retorico nei rapporti con l’Ucraina, tra la sua timida apertura al dialogo e l’approccio muscolare di fedelissimi scagnozzi come Peskov (“Questa è la nostra guerra e la vinceremo”). Paranoie amplificate anche dalla precaria situazione proprio del Caucaso, con la Georgia in piazza da quasi 600 giorni contro il governo filorusso e la Cecenia che rischia di precipitare nel caos qualora il dittatore Kadyrov, malato da tempo, dovesse non essere più in grado di governare. Un’eventualità, quest’ultima, che sarebbe anche un sinistro presagio, visto che proprio con la sanguinosa riannessione della Repubblica di Ichkeria è iniziata la più che venticinquennale carriera di invasioni criminali di Putin. Ciò che sorprende è che lo zar ammetta ora chiaramente che il propagandato allargamento della NATO è solo un paravento per giustificare l’invasione. La realtà è che anche l’adesione di un qualunque stato ex sovietico all’Unione Europea (e la conseguente uscita dalla sfera di influenza di Mosca) è per la Russia un pericolo, che, a suo modo di vedere, legittima una eventuale reazione, a dimostrazione del fatto che tra le “cause profonde” della guerra non c’è mai stata alcuna reale minaccia subita o percepita dalla cricca mafiosa del Cremlino, ma piuttosto la convinzione che Mosca abbia tutto il diritto di negare ai paesi confinanti la loro sovranità. Ora più che mai, davanti a tutto questo, siamo chiamati a scegliere da che parte stare e a domandarci se possiamo permetterci di chiudere gli occhi o di voltarci dall’altra parte. Per quanto ci piaccia immaginare che nulla di ciò che vediamo dentro lo schermo di una tv ci possa arrivare in casa, non esistono più realtà a compartimenti stagni. I valori di libertà, democrazia ed autodeterminazione per i quali da 4 anni (o meglio da 12) si combatte nelle trincee ucraine sono gli stessi che consentono a noi di parlare liberamente, esprimere opinioni ed anche scrivere sui social senza essere arrestati o uccisi. Chi oggi pensa che tutto questo non ci riguardi o, peggio, crede a chi lo invita a tifare per l’aggressore, sta offendendo il sacrificio di quanti sono morti per permetterci di costruire un società libera e sovrana, ma sta anche svendendo la propria umanità oltre che la propria libertà, in cambio di qualche consolatoria menzogna che appaghi la propria incapacità di guardare la realtà per quella che è, anziché ostinarsi ad adattarla a qualche tossica e suicida ideologia 


 Marco Setaccioli.

... il Sionismo è alla fine? ...

Il quotidiano israeliano Haaretz, una delle pubblicazioni più importanti e rispettate di Israele, ha pubblicato un articolo il 1° maggio 2026 che ha lasciato tutti a bocca aperta. L'editorialista Carolina Landsmann lo ha intitolato senza giri di parole: “Netanyahu uscirà, ma lo Stato morirà con lui”. Lo Stato sionista è arrivato alla fine? In termini chiari e diretti, la giornalista afferma che Netanyahu alla fine si ritirerà dalla politica (ci sono voci di un accordo che gli permetterà di uscire senza andare in prigione), ma che il danno che ha già causato al paese è così grande che lo Stato di Israele, come lo conosciamo, non sopravviverà. Questa non è una critica esterna. Appartiene a qualcuno dall'interno di Israele, che scrive su un giornale israeliano, dichiarando che l'intero progetto è finito. Secondo lei Netanyahu ha completamente smantellato le fondamenta del paese. La società israeliana è frammentata, più divisa che mai, e non c'è modo di ricostruirla. L'esercito, un tempo l'orgoglio di tutti, è stanco, consumato e senza la sua forza precedente. Israele non ha più amici al mondo: prima era vista come una democrazia forte, ora è visto come un paese che genera odio in tutto il mondo a causa delle sue azioni. E la cosa peggiore, dice Landsmann, è che aggiustare tutto questo non è più possibile. È come un sogno impossibile, un miraggio Perché? Perché le istituzioni più importanti del paese — magistratura, media e parlamento (la Knesset) — sono state distrutte. Non funzionano più come dovrebbero sono sbilanciate, controllate da un lato e hanno perso l'equilibrio. Non si torna indietro. L'autrice spiega che non importa più se ci saranno le elezioni, se si formano nuovi partiti o se cambia la composizione del parlamento. Tutto questo è una perdita di tempo il danno è troppo profondo e il punto di non ritorno è già stato superato. Netanyahu non ha solo governato il paese... è diventato il suo paese. La sua fine sarà la fine dello Stato. L'ha ucciso lui. Questo non viene da un nemico di Israele. La dichiarazione viene da una voce di spicco all'interno di Israele stesso. È come se il paese stesse ammettendo apertamente che il sogno che ha venduto per decenni — di essere invincibile, stabile ed eterno — sta crollando dall'interno. Netanyahu se ne va Ma lo Stato che ha difeso con tanta forza se ne andrà con lui. L'articolo è un'autopsia brutale e onesta di quanto accaduto negli ultimi anni. Ed emerge proprio quando il mondo sta guardando. Non si può più nascondere: il progetto sionista è giunto al termine. 

(Orchidea Oliveira)

 #PalestinaLivre #fuckisraehell 

 Domenico Farina.

... un posto ameno ...

... oggi pomeriggio blitz a Villa Pia dal Dottor Parino per la rimozione dei punti ... un posto ameno: una foto anche al padrone di casa!!

domenica 10 maggio 2026

... "la pagherà cara!" ...

La cena ufficiale sta finendo quando Henry Kissinger si avvicina ad Aldo Moro. Gli parla a bassa voce: “Onorevole, lei deve smettere di perseguire il suo piano politico oppure la pagherà cara”. 

 Siamo a Washington, è il 1974. Aldo Moro è in quel momento ministro degli Esteri. Kissinger è il personaggio politico più influente degli Usa. Quel piano politico a cui l’americano fa riferimento è il compromesso storico. Moro vuole aprire al Partito comunista italiano di Enrico Berlinguer, il più forte partito comunista dell’Occidente. Per gli Stati Uniti, nel pieno della Guerra fredda, è uno scenario inaccettabile: l’Italia è un Paese Nato strategico e Washington non vuole comunisti nell’area di governo. Moro però è convinto che quella sia l’unica strada per tenere insieme il Paese. L’Italia degli anni Settanta è attraversata da terrorismo, tensioni sociali, scontri politici. Berlinguer e Moro, da mondi opposti, pensano entrambi che serva un equilibrio nuovo. La forza di Berlinguer e del Pc italiano, però, sono concausa di quello che accadrà dopo. Un partito comunista debole avrebbe fatto finire la partita in altro modo? Chissà. Probabile. Quattro anni dopo, il 16 marzo 1978, le Brigate Rosse bloccano l’auto di Moro in via Fani, uccidono i cinque uomini della scorta e lo sequestrano. Durante la prigionia Moro scrive lettere disperate alla Democrazia Cristiana. Al segretario della Dc Benigno Zaccagnini lascia una frase che pesa come una condanna: “Il mio sangue ricadrà su di voi”. Zaccagnini, moroteo e amico personale, non muove un dito. Né lui, né Andreotti. Tantomeno Cossiga. Il Vaticano propone: “Paghiamo un riscatto, con soldi nostri”. Niente. Lo Stato italiano con le Br non tratta. Sopratutto se il prigioniero è Aldo Moro. Il 9 maggio il corpo di Aldo Moro viene trovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani, tra la sede della Dc e quella del Pci. 
Il compromesso storico finisce lì, dentro quel bagagliaio. 

 
𝑪𝒍𝒂𝒖𝒅𝒊𝒐 𝑪𝒉𝒊𝒔𝒖 

#diagonale #aldomoro #henrykissinger #democraziacristiana 

... ancora D'Aversa, o no? ...

La gente si affeziona in fretta, specialmente quando non hai nulla a cui aggrapparti. Bastano due parole giuste in conferenza, qualche partita sporca tirata fuori con dignità, un gruppo che corre un pochino più del solito, ed ecco che allenatore, tifosi e giocatori si stringono come reduci sotto la stessa pioggia. Così oggi molti vogliono D’Aversa ancora sulla panchina della Cairese per la prossima stagione, e forse lo vogliono davvero. Per riconoscenza, per paura di ricominciare, perché nel calcio la mediocrità rassicura più del salto nel vuoto. Ma la verità è che la sua conferma sarebbe soprattutto la miglior garanzia per Cairo. Perché D’Aversa, se resta, si accontenterà delle briciole. Non farà guerre pubbliche, non pretenderà rivoluzioni, non spaccherà i tavoli. Lavorerà con quello che passa la casa e proverà pure a dire grazie. Lo ha già fatto solo poche settimane fa quando ha dichiarato che Cairo è un “valore aggiunto” perché resta accanto alla squadra. D’altra parte arriva da una serie di situazioni una più disperata dell’altra: salvare questa banda di falliti per lui era quasi l’ultima spiaggia. Ci è riuscito: bravo lui, ci mancherebbe. Ma c’è un dettaglio che molti fingono di non vedere: se Cairo avesse davvero voluto confermare D’Aversa, lo avrebbe già fatto. Invece non è convinto, per niente. Per mille motivi, giusti o sbagliati che siano. Cerca altro, si guarda in giro, annusa disponibilità da parte di terzi. Ed allora, qual’ ora lo confermasse, mister braccino corto avrebbe il capolavoro perfetto: spendere poco, rischiare meno ed avere già pronto il parafulmine. Perché alla prima sconfitta pesante, al primo accenno di fondo classifica, al primo impantanamento nel fango dei pareggi inutili, potrà alzare le spalle e dire: “Lo avete voluto voi”. 
E la cosa peggiore è che avrebbe pure drammaticamente ragione. 
Perché alla fine deve decidere lui. 
Non i tifosi. 
Non i giocatori. 
Lui. 
Da più di vent’anni quest’aborto targato mandrogne è roba sua. Oneri ed onori compresi. 
Gli oneri finge di non sapere cosa siano, gli onori non arrivano mai. 
Ma allora anche gli errori devono essere suoi fino in fondo. 
Se sbaglia, devono essere cazzi suoi, non nostri. 
Abbiamo già fin troppi sagrin: non accolliamocene altri. 


 Ernesto Bronzelli.

... la satira e la guerra ...

La satira e la guerra 

Michele Serra 

Comunque la si pensi su Zelensky, il decreto nel quale “per motivi umanitari” autorizza “lo svolgimento di una parata a Mosca” è tecnicamente satirico; e piuttosto spiritoso. Date le circostanze, può essere considerato fuori luogo. Ma, forse per deformazione professionale, mi ha fatto sorridere. Sarebbe magnifico, sebbene altamente improbabile, se Putin rispondesse sullo stesso terreno, per esempio invitando ufficialmente Zelensky a partecipare alle prossime parate sulla Piazza Rossa, ma in qualità di trofeo impagliato. Purtroppo il livello di humour (anche di humour nero) di un duce e della sua claque è in genere vicino allo zero, a causa del fatto che umorismo e senso del limite sono strettamente connessi. Ditemi, da uno a dieci, quanto è presente in Putin il senso del limite, e vi dirò quanto è presente il senso dell’umorismo. E dunque è da escludere che la guerra russo-ucraina apra anche un fronte satirico. Peccato, perché i presupposti ci sarebbero. La letteratura russa, benché incline ai grandi temi e ai toni alti, ha nelle sue corde il comico, il surreale, il satirico. Tra i miei trascorsi più onorevoli c’è la riduzione teatrale, per Luca De Filippo, del “Suicida” di Nikolaj Erdman, satira esilarante sulla convivenza forzata e sul conformismo politico nella Russia sovietica (l’autore scampò miracolosamente, e spiritosamente, allo stalinismo). Sergej Dovlatov (in Italia pubblicato da Sellerio) è uno dei più stimati scrittori comici del Novecento. E Gogol, naturalmente. E a modo suo Bulgakov: ma tutti e due, Gogol e Bulgakov, tra i grandi della letteratura russa del Novecento, erano ucraini. 

Per dire quanto assurdo e atroce sia lo scannamento in atto tra popoli fratelli.

... Festa della Mamma ...

... auguri a tutte le mamme del Passato, del Presente ... e del Futuro!
NON UNA DI NOI 


Basta, basta con la glorificazione della "mamma che si sacrifica". Lo faccia lei per prima Presidente! No, non c’è nulla di poetico nel sacrificio di una mamma, non c'è bellezza nel dover scegliere tra una scrivania e un figlio, né c’è nobiltà nel sentirsi dire che la stanchezza è un "dono" o una "sfida profonda" da affrontare con il sorriso. La narrazione della madre onnipresente, che trova forze sovrumane anche quando è distrutta, è un’arma a doppio taglio, serve a normalizzare l’assenza di servizi, di welfare e di una reale condivisione dei carichi. Se la mamma è un'eroina per natura, allora non ha bisogno di aiuto. Vi piacerebbe! Basta credere a questa favoletta. Oggi il nostro pensiero, il nostro augurio deve volare altrove: Alla Madre chi si arrende, perché la forza è finita e non c’è vergogna nell'ammetterlo. Alla Madre che guarda i propri figli e prova il peso del rimpianto, schiacciata da una responsabilità che il mondo le ha scaricato addosso senza sconti. Alla Madre chi è in coda alla Caritas, o aspetta un aiuto dal vicino, perché l’amore non paga le bollette né riempie i piatti. Alla Madre che convive con la depressione e resta in silenzio per paura del giudizio, o peggio, per il terrore che quello Stato che la loda a parole le porti via i figli nei fatti. Il sacrificio materno non è né romantico, né nobile. Non c'è dignità nella disperazione. Nel sacrificio materno, spesso, c'è solo solitudine. Smettiamo di celebrare la fatica e iniziamo a pretendere il diritto di essere madri senza dover per forza essere martiri. 

#festadellamamma #governomeloni 


 Lucia Coluccia.

sabato 9 maggio 2026

... 9 maggio 1978 ...

PER ALDO MORO, PEPPINO IMPASTATO E TUTTE LE VITTIME DI MAFIA E TERRORISMO 


 🔴 Il 9 maggio 1978 è una delle date più drammatiche della storia repubblicana. Nello stesso giorno, a Roma, veniva ritrovato il corpo di Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia. A Cinisi, in Sicilia, venivano rinvenuti i resti di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia per il suo coraggio e la sua denuncia contro Cosa Nostra. Due delitti politici. Due ferite profonde. Due simboli di un’Italia attraversata da terrorismo, mafia, depistaggi e oscuri intrecci di potere. 

🔴 Nella scorsa legislatura ho avuto l’onore di presiedere la sottocommissione Antimafia sul caso Moro. Un lavoro serio, rigoroso, condotto insieme al giudice Guido Salvini, che ha portato a una relazione finale a mia prima firma: 

 https://bit.ly/3VOKGYv 
Abbiamo approfondito le interferenze di ambienti istituzionali italiani e stranieri nella preparazione del sequestro, nella gestione delle trattative e persino nell’eccidio di via Fani. E ciò che emerge è inquietante. I brigatisti, per loro stessa ammissione, non avevano né l’addestramento militare né le capacità operative necessarie per portare a termine un’azione di quella complessità. È evidente che vi fosse il supporto di soggetti esterni, esperti nell’uso delle armi e nelle operazioni paramilitari. 

🔴 A sparare in via Fani non furono soltanto i quattro brigatisti ufficialmente riconosciuti. Altri soggetti erano presenti e sono rimasti impuniti. Così come è sempre più difficile credere alla versione ufficiale sull’esecuzione di Moro. Per questo sarebbe necessario continuare a indagare, approfondire, cercare la verità senza paura. E invece oggi assistiamo a una Commissione Antimafia che sembra avere altre priorità: attaccare l’antimafia stessa, delegittimare anni di battaglie civili e giudiziarie, stravolgere la storia delle stragi e mettere in discussione il lavoro di magistrati, giornalisti e familiari delle vittime. 

🔴 È gravissimo. Perché senza verità non c’è giustizia. E senza memoria non c’è democrazia. Oggi ricordiamo Aldo Moro, Peppino Impastato e tutte le vittime del terrorismo e della mafia. Persone che hanno pagato con la vita le proprie idee, il proprio impegno, il proprio coraggio. Per loro continueremo a chiedere verità e giustizia. Sempre. 


 Stefania Ascari.

... blitz a Mattie! ...

... e finalmente toccò a me di raggiungere il nostro "buen retiro", anche se per pochissimo tempo!!!

... Torino 2 - Sassuolo 1 ...

La cosa più IMBARAZZANTE sono i commenti di quelli che dopo una vittoria in amichevole fra due squadre senza obiettivi ed in ciabatte parlano di confermare D’aversa ed inserire 3/4 innesti per “puntare in alto”… 
Ti fa veramente capire che è giusto stare nella merda in cui stiamo e starci a vita. Solo la settimana scorsa uscivamo umiliati da Udine, stasera vinci una partita TOTALMENTE INUTILE e si parla di Europa…. 
Capite perché Cairo ci piscia in culo da 21 anni? 


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 Gattuso è una brava persona. Di quelle dirette, senza giri strani, che non ti raccontano storie per farti piacere il racconto. È anche un discreto allenatore, nel senso più onesto possibile del termine: lavoro, disciplina, organizzazione, zero illusioni inutili. Uno che mette ordine dove c’è disordine…o almeno ci prova con convinzione. A volte gli va bene, altre male: ci sta. Ha lavorato spesso in condizioni pessime, a volte senza vedere un euro. Roba seria per uomini seri. Ma il punto non è lui. È come sempre Urbano Cairo. Si perché nella derelitta Torino color granata, dopo trent’anni di attesa e ventuno sotto la stessa gestione scellerata, se ci sono cose di cui la gente granata non ha davvero più bisogno sono l’ennesima liturgia sul “cuore Toro”, sulla “grinta”, sul “non mollare mai”. Sono slogan che hanno fatto il loro tempo. Ripetuti così tante volte da diventare rumore di fondo. Ed i coglioni toccano terra per rimanerci. Perché parliamoci chiaro, la verità è che il pubblico non è stanco del Toro: è stanco della sua versione imbalsamata targata Masio. Gattuso, nel bene e nel male, sembra una scelta comoda, una scelta facile. Una di quelle che rassicurano perché non spaventano nessuno, non aprono conflitti, non promettono rivoluzioni. Un uomo che porta ordine, sì, ma anche continuità con un certo tipo di pensiero: solido, prevedibile, difensivo e difensivista, perché l’unica cosa che interessa ad Urbano il munifico è limitare i danni, sfangarla, portare a casa la salvezza ed i diritti tv che sostengono la sua gestione da amministratore di condominio. Una scelta facile come facile è quel 3-5-2 che gli atterriti sostenitori granata si sucano da lustri. Sistema che per attitudine sicuramente ti permette di mascherare le magagne difensive, coprendo le crepe con ordine e densità, e che trasforma gente con il cemento ai piedi in difensori decenti, ma che resta, nel suo fondo più sincero, la castrazione congenita del talento. Nel 3-5-2 non si dribbla. Non si salta l’uomo. Non si prova la giocata sugli esterni. È tutto un ripiegare, un tornare indietro, un passaggio prudente che rinvia la responsabilità. Dall’area avversaria a quella propria, come se il rischio fosse sempre un errore e mai un’opportunità. Ed il talento, in tutto questo, impara a stare zitto, non si espone, non emerge. Al Torino fu Toro, e per Toro ritornare, servirebbe altro. Un allenatore giovane, con idee nuove, offensive, ma non nel senso di insultanti per chi guarda la partita. Un calcio che prenda iniziativa, che vada a comandare, che non si vergogni di creare. Un calcio brioso, spregiudicato, che provi far divertire. Perchè, porca troia, il calcio è colore, è passione, è vertigine, è divertimento. Invece sono trent’anni che qui manca la gioia, e, lasciatemelo dire: non è vivere. Tutto inutile ovviamente: discorsi sul nulla di un povero disco rotto targato Cuneo. 
Arriverà Gattuso, e se non sarà lui sarà uno su quella falsariga, lo so, lo sappiamo. 
E quindi? 
E quindi nulla. 
Speriamo almeno che prima o poi sia qualcun altro a fare le valigie. 


 Ernesto Bronzelli.

venerdì 8 maggio 2026

... L'eccidio di Milano! ...

MILANO 6 - 9 MAGGIO1898 L'ECCIDIO. 
L'ESERCITO ITALIANO SPARA CONTRO IL POPOLO E I LAVORATORI MILANESI. 


Tra il 6 e il 9 maggio 1898 i lavoratori di Milano scendono nelle piazze per protestare contro il governo, l'aumento del prezzo del pane, per il lavoro. Le manifestazioni sono molto partecipate e per paura la città viene posta in stato d'assedio. Il comando viene affidato al generale Fiorenzo Bava Beccaris, comandante del III°Corpo d'Armata, che dopo la strage verrà soprannominato "il macellaio di Milano", premiato dal re Umberto I per il servizio reso e nominato senatore del regno. Dopo avere assunto i pieni poteri darà l'ordine di fare fuoco sui manifestanti anche con i cannoni. 400 saranno le vittime dei "cannoni di Bava Beccaris". Una vera e propria strage anti socialista. Esercito italiano contro altri cittadini e lavoratori italiani disarmati. Una macchia nera che peserà per sempre sulla sua storia. In numerose zone si erigono barricate: Porta Venezia, Porta Vittoria, Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Garibaldi. Piazza del Duomo diviene un bivacco dell'esercito mentre scattano numerosi arresti tra lavoratori, sindacalisti, politici, giornalisti, per un totale di 1750 persone. Scariche di fucileria, cariche di cavalleria e colpi di cannone sono le uniche risposte che il potere reazionario e anti socialista è in grado di offrire alla fame del popolo di Milano. L'enormità della repressione giunse al punto di cannoneggiare il convento dei Cappuccini in zona Monforte dove erano ricoverati poveri, mendicanti e anziani, tutti poi arrestati. I moti di Milano si estesero ad altre città della Lombardia fino ad arrivare al confine svizzero, tanto da far temere, da parte delle autorità italiane, un'invasione di lavoratori italiani provenienti dalla Svizzera. Solo il 10 maggio l'ordine venne ristabilito con il criminale esito di 400 morti e innumerevoli feriti gravi. Tra i morti vi furono, donne, bambini e anziani rei solo di affacciarsi alle finestre per osservare gli scontri nelle strade ma presi di mira dai cecchini dell'esercito. Anche un militare perì nella strage di Milano, Graziantonio Tomasetti, fucilato su ordine del Bava Beccaris perchè si rifiutò di sparare sulla folla inerme. 

Ieri come oggi il potere dei tiranni e dei loro servi non è cambiato. 

Ora e sempre Resistenza.

... indegno farabutto!! ...

Ci siamo indignati tutti per le parole indegne che è riuscito a vomitare La Russa sulla Global Sumud Flotilla, ma forse le parole migliori le ha trovate ieri Corrado Formigli a Piazza Pulita. 


"Questo è il nostro Presidente del Senato, seconda carica dello Stato" ha esordito. "Allora, caro Presidente La Russa, è vero, le flottiglie non hanno recapitato gli aiuti perché sono state bloccate, abbordate in acque internazionali dalla Marina Militare Israeliana, gli equipaggi sono stati alcuni arrestati, altri portati in Grecia. La volta scorsa andò molto peggio. Furono arrestati in Israele, furono picchiati, furono abusati, furono privati di alcuni bisogni essenziali. Mi domando: com'è che uno che ha, aveva, ha avuto in gioventù una passione politica così forte come lei e anche qualcosa di più di una passione politica, ma lasciamo stare, come possa lei non capire che è politica anche battersi, come fanno questi giovani, in senso politico alto, per sensibilizzare i governi contro delle violazioni internazionali continue e delle guerre illegali che sta portando avanti lo Stato di Israele, violazioni incessanti del diritto internazionale. E mi domando se lei non creda davvero, come non faccia a rendersi conto, che è sbagliato ma anche offensivo irridere chi mette il proprio corpo su una barca proprio a baluardo di una causa nobile, che è appunto quella di sensibilizzare l'opinione pubblica su queste violazioni del diritto internazionale nel vuoto drammatico dell'Europa di questi tempi, per spingerli a fare qualcosa contro la guerra. In Italia e in tutto il mondo democratico si stanno riducendo gli spazi di protesta, in Italia con i decreti sicurezza ripetuti, con l'etichettare le manifestazioni di giovani per Gaza come manifestazioni antisemite, nell'etichettare come terroristi quelli che protestano magari in difesa di un centro sociale, in una fase in cui i centri sociali, comunque gli spazi di discussione, vengono sistematicamente sgomberati. In America, con le pattuglie dell’ICE che fanno vere e proprie esecuzioni per le strade, fanno vere e proprie deportazioni, non mi risulta Presidente La Russa di aver sentito una sua parola. Né sua né del governo Meloni, di cui lei è espressione di quella maggioranza. Non mi risulta che lei alzò la voce o disse una parola quando cittadini italiani a settembre e ottobre furono abbordati e deportati in un carcere israeliano e tra loro c'era la nostra giornalista Emanuela Pala. Lei ci ha raccontato bene quello che è successo allora: donne a cui è stato tolto qualunque servizio igienico essenziale, persone a cui sono state date da mangiare cibo scaduto e cibo per cani, donne con il ciclo a cui non sono stati dati neanche gli assorbenti, donne chiuse dentro delle gabbie sotto al sole senza nessun capo di imputazione. Non abbiamo sentito una parola. Voi sarete anche il governo dei patrioti, ma in quel caso siete stati il governo dei patrioti completamente muto. Allora si può essere d'accordo con chi accusa Israele di genocidio, di apartheid, oppure anche non essere d'accordo con queste definizioni e non irridere mai in nessun caso chi pacificamente sale su una barca oppure va in piazza per protestare e difendere chi oggi viene detenuto senza lo straccio di un reato. Oggi ci sono due cittadini, un brasiliano e un europeo, che sono nelle carceri israeliane senza un capo di imputazione. E forse lei di fronte a questo fatto, all'ingiusta detenzione senza capo di imputazione in Israele, dovrebbe usare questa parola: barbarie. Perché di questo si tratta, anziché deridere chi semplicemente non la pensa come lei o non vota per voi". 

Fossi in La Russa tacerei per I prossimi dieci anni. Sulla questione p@lestinese e non solo. 

 Mario Imbimbo.

... Querele temerarie ...

𝐐𝐮𝐞𝐫𝐞𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐞𝐫𝐚𝐫𝐢𝐞: 𝐢𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐮𝐝𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Il 7 maggio è scaduto il termine per recepire la direttiva anti-SLAPP, nata in memoria di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese assassinata dopo anni di querele ricevute da politici. L'Italia non ha recepito nulla. La notizia sarebbe già abbastanza. Solo che lo stesso giorno Matteo Piantedosi depositava una querela contro il direttore di Dagospia, per aver scritto della relazione con Claudia Conte. Nella stessa settimana Carlo Nordio avviava un'azione civile contro Bianca Berlinguer e Mediaset, perché Sigfrido Ranucci aveva citato una fonte su una presunta visita del ministro in Uruguay. Ranucci si era poi scusato; Berlinguer no. Questo bastava. Due ministri che querelano giornalisti nello stesso giorno in cui il governo manca la scadenza europea sulle querele temerarie. L'Italia è il paese con più SLAPP censite in Europa: 26 casi nel 2023, 21 nel 2024. Il 44,6% delle allerte legali monitorate dal consorzio Media Freedom Rapid Response è promosso da attori politici. Sono loro la componente più attiva tra chi usa la legge come arma. Il governo intende recepire la direttiva al minimo: solo per i casi transfrontalieri. Il 90% delle SLAPP italiane ha però carattere nazionale. Un recepimento così è un ombrello che si apre solo quando non piove. È Nordio, il Guardasigilli, il nome a cui è indirizzata la lettera di diciassette organizzazioni che chiedono un tavolo sul recepimento. È lui a usare il tribunale per rispondere a una puntata in cui aveva già avuto replica in diretta. La logica è quella della soddisfazione del potente, non della giustizia come istituzione.

... editoriale ...

SPAGNA BATTE ITALIA 

 EDITORIALE DI MARCO TRAVAGLIO 
 IL FATTO QUOTIDIANO 


 Se fosse uno scherzo, sarebbe di pessimo gusto. Ma è tutto vero. Il governo italiano e la Commissione europea fanno a gara a risparmiare qualsiasi sanzione al governo sterminatore d’Israele, mentre sanzionano la Russia e ne perseguitano gli artisti alla Biennale di Venezia. Intanto il governo spagnolo porta in trionfo Francesca Albanese, cittadina italiana e relatrice Onu sui territori palestinesi occupati, e chiede all’Ue di proteggere legalmente con lo “Statuto di blocco” sia lei sia i giudici della Corte penale internazionale sanzionati dagli Usa per aver fatto il proprio lavoro: la Albanese per aver stilato rapporti per l’Onu sulle condizioni terrificanti dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania; i giudici della Cpi per aver spiccato mandati di cattura per Netanyahu e i suoi complici (l’avevano fatto per molto meno anche per Putin&C., ma quello andava bene a tutti). “La Spagna – ha detto il premier spagnolo Pedro Sánchez, anticipando la lettera scritta alla Von der Leyen – non sta zitta né distoglie lo sguardo: è un’ora decisiva per il diritto internazionale. Sono state imposte mesi fa sanzioni ai giudici della Cpi e alla relatrice per la Palestina per aver fatto il proprio dovere: hanno difeso il diritto internazionale contro il genocidio a Gaza e la loro vita è diventata un calvario”. Ma “se l’Ue attivasse subito lo Statuto di blocco, le sanzioni sarebbero neutralizzate. Madrid è al lavoro per ottenere l’appoggio di altri Stati in vista del Consiglio europeo del 18 giugno. L’Ue non può restare con le braccia conserte di fronte a questa persecuzione”. Invece la commissione Ursula – che gode dell’appoggio del governo Meloni e pure del Pd – non muove un dito neppure dinanzi all’appello del leader di uno dei suoi Stati membri. Del resto la maggioranza dei Ventisette, Italia e Germania in testa, s’è appena opposta financo a sospendere l’Accordo di Associazione Ue-Israele. E sia la Commissione Ue sia il governo italiano non dicono né fanno nulla di concreto contro il sequestro degli attivisti della Flotilla, illegalmente detenuti a Askhelon dopo essere stati rapiti dai pirati di Netanyahu in acque europee su una barca italiana, cioè sul nostro territorio sovrano. Anche quell’abominio lo denuncia solo Sánchez. Ora le chiacchiere stanno a zero. Anziché protestare contro il governo e recitare la solita filastrocca “riferisca in Parlamento”, il Pd ha una sola cosa da fare: passare all’opposizione della Commissione Ursula e chiedere al Pse di fare altrettanto. E magari, se gli reggono le gambe, appellarsi a Mattarella perché dica una parola contro le sanzioni Usa all’italiana Albanese e il rapimento degli attivisti su una nave italiana. 

Sempreché non sia troppo impegnato con la grazia alla Minetti. 

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giovedì 7 maggio 2026

... mitico SANCHEZ!! ...

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha fatto qualcosa che né l’Italia né nessuno in Europa ha avuto il coraggio di fare. Poco fa Sánchez ha formalmente chiesto alla Commissione Europea di attivare lo Statuto di Blocco per rendere immediatamente inefficaci sul territorio europeo le sanzioni americane nei confronti della relatrice Onu per i territori palestinesi occupati e dei magistrati dell’Aja che hanno messo sotto processo il governo israeliano. 
Quello che avrebbe dovuto fare la sedicente sovranista Giorgia Meloni verso una sua cittadina coraggiosa, lo ha fatto ancora una volta Sánchez. Con parole che inorgogliscono solo chi è spagnolo: 

“La Spagna non tace e non guarda dall’altra parte. Siamo davanti a un momento decisivo per il diritto internazionale. Da mesi vengono imposte sanzioni contro giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale e contro la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, Francesca Albanese. Sanzioni per aver svolto il proprio dovere. Sanzioni per aver difeso il diritto internazionale di fronte al genocidio a Gaza. Sono misure dalle conseguenze molto concrete: conti bloccati, restrizioni alla libertà di movimento, isolamento professionale. In altre parole: impedire che svolgano il loro lavoro in modo indipendente. L’Unione Europea deve smettere di restare a braccia conserte davanti a questa persecuzione. Per questo, oggi, chiediamo alla Commissione Europea di attivare lo Statuto di Blocco, affinché queste misure abusive non abbiano effetto in Europa. Va fermata ogni minaccia contro chi combatte le atrocità che si stanno commettendo in Palestina. Mentre alcuni tentano di demolire con la forza l’ordine internazionale, la Spagna continuerà a difendere i diritti umani e le persone e le istituzioni che lavorano perché siano rispettati”. 

Menomale che oggi, in questo mondo che rotola al contrario, esiste uno statista del calibro e dello spessore umano e politico di Pedro Sánchez. 

Lorenzo Tosa

... scintille in famiglia!! ...

𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐍𝐨𝐫𝐝𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐁𝐞𝐫𝐥𝐮𝐬𝐜𝐨𝐧𝐢. 𝐃𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐚𝐥𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐬𝐞 𝐬𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨, 𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐠𝐚 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Il ministro della Giustizia porta in tribunale l'emittente del proprio alleato di governo. La vicenda che genera la mossa - la grazia a Nicole Minetti, la puntata di Cartabianca, le scuse di Ranucci e il silenzio di Berlinguer - è già nota. Quello che vale capire è altro: perché il bersaglio è Mediaset e non Sigfrido Ranucci. Ranucci si era scusato. Bianca Berlinguer no. Fin qui la cronaca. Solo che Berlinguer non lavora per una televisione qualsiasi: Mediaset è la rete di Piersilvio Berlusconi e Marina Berlusconi, eredi diretti di Silvio Berlusconi, fondatore del partito alleato che siede nel governo. Colpire Mediaset significa mandare un messaggio alla famiglia che controlla Forza Italia, che ha i voti che tengono in piedi l'esecutivo. Secondo Il Fatto Quotidiano, gli uffici del ministero hanno trattato con alti dirigenti di Mediaset, a loro volta in contatto con Piersilvio, nelle ore prima dell'annuncio. La causa era preceduta da una trattativa. Il messaggio era già scritto: le scuse si chiedono, e se non arrivano si va in tribunale. Lo scontro tra Meloni e i Berlusconi covava da tempo. Il caso Minetti ha incrinato qualcosa: Mediaset aveva ospitato Ranucci, Meloni aveva parlato di «spettacolo indegno», FdI aveva ricevuto indicazione di disertare le trasmissioni del Biscione. Nordio ha premuto sul nervo che c'era già. La sede civile, dove basta il danno all'immagine, è scelta con cura. Il risarcimento andrà in beneficenza: il gesto è sobrio, il messaggio no. 
Dentro la coalizione, le scuse non sono un atto di cortesia. Sono una dichiarazione di fedeltà.

... tempo di rimpianti!! ...

DA BERLINGUER A SCHLEIN E TANTI ALTRI.. 


Non è stata una fusione, è stata un’annessione silenziosa, un’evaporazione programmata nei laboratori del potere. Un lento, elegante suicidio assistito compiuto nei salotti dove il rosso delle bandiere si è sbiadito fino a diventare un rosa pallido, buono appena per le tappezzerie dei ministeri. Siamo partiti dalla sobrietà di Enrico, da quella questione morale che era un modo di stare al mondo e un’idea di dignità, per arrivare a una sinistra che ha scambiato il conflitto sociale con l'armocromia e la difesa del lavoro con le slide dei tecnocrati. In mezzo c’è il disastro di un’operazione chirurgica mal riuscita: l'innesto degli ex democristiani che non si sono limitati a entrare in casa, ma hanno letteralmente fagocitato il partito, portando con sé il vizio atavico del compromesso senza principi. Hanno inventato la formula magica del "centro-sinistra", un contenitore vuoto dove la sinistra ha smesso di essere il motore del cambiamento per diventare il vagone di coda di un centrismo annacquato di destra. Sotto la guida di questi nuovi gestori del consenso, si è consumato il tradimento più profondo: una negoziazione permanente al ribasso sulla pelle e sul benessere delle persone. In nome di una presunta "governabilità", hanno barattato i diritti dei lavoratori con la flessibilità selvaggia e lo stato sociale con le compatibilità di bilancio. È stata una lenta ritirata strategica dove, a ogni passo indietro, si rassicuravano i mercati e si abbandonavano le periferie, trasformando la politica in una gestione burocratica dell’esistente che ha tolto speranza a chi non ha voce. Questa mutazione antropologica, guidata da una classe dirigente che ha inseguito il neoliberismo con lo zelo dei neofiti, ha creato un vuoto pneumatico di rappresentanza. Hanno chiamato "progresso" lo smantellamento delle tutele e "modernità" la precarietà esistenziale, spianando di fatto un’autostrada alla rabbia e alla frustrazione. È in questo deserto di idee e di anima che si è preparato il terreno per l'ascesa di questa destra post-fascista: la colpa storica di una sinistra fagocitata dal centro è stata quella di aver offerto su un piatto d'argento il monopolio della protezione sociale a chi oggi ne usa la retorica identitaria per nascondere il vuoto. Oggi resta una sinistra che corre affannata dietro ai sondaggi, guidata da volti che sembrano usciti da un casting pubblicitario, incapaci di ritrovare il contatto con la terra e con il dolore reale. Eppure, pur tra mille emozioni di disprezzo per questo mortificante percorso politico, la gente si ritrova costretta a fare il tifo per l'attuale tentativo (sincero?) di rintracciare qualche valore di sinistra. È una scelta di campo amara, quasi obbligata, ma questa precaria impalcatura politica che si ha davanti è l’unica diga al momento disponibile per le persone, l’unico argine che si frappone tra il Paese e il ritorno dei fantasmi del fascismo. Alla gente tocca fare il tifo, quasi per legittima difesa, in attesa che una sinistra vera, quella che oggi non ha voce né rappresentanza, riesca finalmente a crescere e a conquistare l’attenzione di una popolazione stanca, delusa e che non sa più dove sbattere la testa. 

Buona fortuna a chi ci prova, a chi ci spera e a chi ci crede, ne ha bisogno il Paese. 

Mauro David.

mercoledì 6 maggio 2026

... Hannah Natanson ...

La giornalista del The Washington Post Hannah Natanson è stata minacciata, trascinata in tribunale e ha visto l'FBI perquisire casa sua all'alba, sequestrandole telefono, computer e strumenti di lavoro. Non era l'indagata. Era la giornalista. La sua "colpa" sarebbe questa: aver raccontato come l'amministrazione di Donald Trump, con Elon Musk e il progetto DOGE, volesse smantellare lo Stato dall'interno. Tagli, epurazioni, licenziamenti via mail comunicati all'improvviso, agenzie svuotate, servizi pubblici indeboliti, migliaia di lavoratori espulsi e la macchina pubblica trasformata in un laboratorio ideologico. Quel lavoro, costruito con oltre mille fonti federali, protette e ascoltate, oggi ha vinto il Pulitzer Prize per il Public Service, il riconoscimento più importante del giornalismo americano. Il Pulitzer ha premiato proprio questo: aver squarciato il velo di segretezza sulla demolizione del governo federale, raccontandone con precisione il caos e le conseguenze reali e tangibili sulla vita di milioni di persone. 

Mentre il potere intimidiva, lei indagava. 
Mentre cercavano di spaventarla, lei continuava a pubblicare. 
Mentre provavano a zittirla, il suo lavoro faceva luce. 

Il giornalismo non è un crimine. 
Il giornalismo è luce nel buio. 

Testo di Roberto Saviano 

 Paolo Ranzani.

... Valditara delira! ...

Valditara nell’ultima delirante intervista rilasciata a Libero attacca “gli antifa”, sostenendo che sono “intolleranti come lo erano i comunisti". E poi parla di incompatibilità tra chi in questi mesi ha animato le piazze italiane contro il genocidio in Palestina e quelle del 25 aprile o del 1° maggio con la nostra costituzione. Ovviamente si tratta dell’ennesimo tentativo di revisionismo storico. Valditara non soltanto sa benissimo che in Italia i comunisti hanno partecipato alla Resistenza e scritto quella Costituzione che il suo governo vorrebbe stravolgere. Ma sa anche che i movimenti attuali vivono di esperienze e riflessioni che in larga misura travalicano le esperienze e le sconfitte del Novecento. Quello che si vuole attaccare con questa propaganda - e, soprattutto, bloccare coi decreti sicurezza - è una grande massa di persone che finalmente ha deciso di rimettere in discussione un ordine sociale fondato sul privilegio, sulla diseguaglianza, sulla progressiva cancellazione dei diritti faticosamente conquistati. Si usano i fatti del passato come spettri per distrarre le persone da una vita sempre più precaria, da un’inflazione devastante, dal collasso dei servizi pubblici. In questo quadro arriviamo all’assurdo di evocare le morti di Gobetti, Matteotti e Rosselli come strumento per attaccare l’antifascismo contemporaneo. Gobetti morì nel 1926 in esilio a Parigi per le conseguenze delle percosse dei fascisti; Matteotti fu rapito e assassinato nel 1924 da una squadraccia legata al regime dopo aver denunciato in Parlamento le violenze e i brogli elettorali; Rosselli venne ucciso nel 1937 in Francia da sicari legati a gruppi dell’estrema destra francese in collegamento con l’apparato fascista italiano. 

 La verità è che se Gobetti, Matteotti e Rosselli fossero qui sarebbero a lottare contro gli eredi politici di quelli che li hanno ammazzati, contro questo governo e le sue politiche liberticide e classiste.

... chi semina vento ...

𝐂𝐡𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨: 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢 𝐞 𝐥'𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Benedetta Fiorini è già stata deputata di Forza Italia poi passata alla Lega, senza precedenti nel settore cinematografico, nel CdA di Enac e appena eletta in quello di Eni. Fino a poche settimane fa era nella sottocommissione del Ministero della Cultura che ha bocciato i 131.000 euro chiesti dal film "Tutto il male del mondo" su Giulio Regeni. Ieri mattina al Quirinale il ministro Giuli ha definito quella bocciatura «un'inaccettabile caduta». Ha promesso «mai più». Giuste parole, per chi ha firmato la nomina. Funziona così: i corpi intermedi imparano a leggere l'aria. La stessa Meloni aveva parlato di "filmopoli del PD". Speranzon (FdI) aveva dichiarato finita la pacchia dei «film inutili coi soldi dei contribuenti». Donzelli scriveva di «mangiatoia» e «case amiche della sinistra». In quel clima nessuna direttiva serviva. Ginella Vocca, unica ad aver dichiarato la propria opposizione nella sottocommissione, si è dimessa scrivendo di essersi «fermamente opposta». Con lei hanno lasciato Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti. Nella stessa sessione: un milione al biopic su Gigi D'Alessio, 800.000 a un film di Pingitore. È lo stesso meccanismo che ha prodotto il monologo di Scurati cancellato all'ultimo minuto dalla Rai e la notizia del treno di Lollobrigida data da RaiNews24 solo dopo che il comitato di redazione aveva scritto una nota di protesta. Nessun ordine scritto. Solo l'aria. Giuli si duole. Ma è la stessa aria che il suo governo ha respirato con soddisfazione, presentando ogni finanziamento alla cultura come un furto. Chi semina vento raccoglie tempesta e la chiama «mai più».