mercoledì 28 ottobre 2026

... bastarda fascista!!! ...

Con un atto di una gravità inaudita ma purtroppo con molti precedenti, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è entrata a gamba tesa sulla decisione della Gip di Milano Tiziana Landoni di scarcerare Youssef Siher per mancanza di elementi. Lo ha fatto con parole di pura propaganda che mortificano ogni principio costituzionale, ogni concezione di separazione dei poteri, l’intero Stato di diritto. “Lo dirò senza mezzi termini” ha tuonato Meloni. “Considero vergognosa la decisione del Gip di Milano di non convalidare l'arresto di Youssef Siher (…) Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell'Ordine, degli inquirenti, del Ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente per bene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali. Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura.” “Cara” (non particolarmente) Presidente del Consiglio, l’unica cosa che c’è da sapere qui è come funziona il diritto penale in un Paese democratico, in cui per convalidare un arresto è necessario ci siano dei presupposti di legge. E qui quei presupposti, semplicemente, non c’erano, al di là delle dichiarazioni di Siher. E, per fortuna, viviamo ancora – e chissà per quanto – in un Paese in cui questa decisione non spetta né alla Presidente del Consiglio, né al ministro dell’Interno né a un pugno di propagandisti travestiti da giornalisti, ma solo e soltanto ai GIUDICI. Si chiama Stato di diritto. E, se c’è qualcuno che non lo conosce e non lo rispetta, è lei, Presidente Meloni. Quello che ha in mente lei, la politica che si sostituisce alla magistratura ha un nome preciso: si chiamano regimi. Solidarietà totale e assoluta alla Gip Tiziana Landoni, colpevole di aver fatto solo il proprio mestiere ben sapendo a cosa sarebbe andata incontro. E per questo è finita nella gogna social della destra che in queste ore la sta letteralmente inondando di insulti e infamie di ogni genere. Loro, la “gente perbene”. Solo che a mettercela, alla gogna, non è stato qualche influencer di passaggio ma la Presidente del Consiglio in persona. Ed è la cosa più grave di tutte. 


 Lorenzo Tosa.

... Del Vecchio vuole "i ratti"!!! ...

𝐃𝐞𝐥 𝐕𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐅𝐚𝐭𝐭𝐨, 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚 𝐝𝐚 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐮𝐭𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐁𝐨𝐫𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐚𝐮𝐝𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


Un oligarca che si compra il giornale che parla male di lui è una scena da Russia di Vladimir Putin: nel 2001 Gazprom-Media si prese Ntv, la tv che raccontava la Cecenia senza il permesso del Cremlino. Da noi succede alla luce del sole e la Borsa applaude. Il 22 ottobre Leonardo Maria Del Vecchio chiamava su X i giornalisti del Fatto Quotidiano “ratti del giornalismo”, domenica la sua Lmdv Media ha annunciato un’Opa su Seif, l’editrice del giornale, a 0.286 euro ad azione, e martedì ha proposto a Marco Travaglio un “confronto pubblico” sui “piani industriali”. Che accada in Italia stupisce poco: qui la tenuta della democrazia è un flebile intralcio nella cavalcata dei prepotenti, figurarsi in quel mondo fragile di parole che tutte insieme pesano qualche ettogrammo. I giornali sono sempre meno solo giornali: lubrificante di altri affari, sostituto del barboncino (manco bisogna portarli fuori per sporcare), folto ufficio stampa permanente, ramo di tutt’altra azienda. Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, di lavoro fa il figlio di suo padre in un Paese che è soprattutto ereditocrazia, ed è solo l’ennesimo strapotere convinto che tutto si possa comprare. Del resto ha ragione lui: in America Paramount ha pagato 16 milioni di dollari a Donald Trump per chiudere la causa su 60 Minutes, e nello stesso luglio del 2025 la fusione con la Skydance degli Ellison, «big supporters» del presidente parola sua, è passata liscia. “Il pluralismo non si dichiara, si finanzia”, ha scritto Lmdv nella nota che corteggia il Fatto. Appunto: con il libretto degli assegni di papà.

... ignobili buffoni!!! ...

Tutto quello che avevamo detto è puntualmente successo. Youssef Siher è libero, il suo arresto non convalidato dal Gip ed è scattato, automatico, l’ordine di scarcerazione. E il motivo è ovvio a chiunque abbia letto le carte, invece della carta da pesce di certi “giornali” di destra che avevano sbattuto il mostro in prima pagina con titolo ignobili e razzisti. Perché non ci sono le condizioni minime per reggere le accuse, pesantissime, di terrorismo, istigazione a delinquere e pure la nuova fattispecie del governo di violenza organizzata, puntualmente caduta nel vuoto. Di più: non c’erano neppure fondate ragioni giuridiche per arrestarlo sabato notte. La gip milanese Tiziana Landoni ha fermato tutto per almeno cinque ragioni cristalline: Non c’è nessuna istigazione alla violenza. Nessuna esaltazione degli scontri. Nessuna organizzazione di azioni violente. Nessuna condotta terroristica, figuriamoci. Nessun pericolo di fuga. Lo ha riassunto lei stessa in quattro righe: “Nei post e nei comunicati Siher non prospetta mai il ricorso ad azioni violente o ad altri comportamenti integranti altre fattispecie di reato. Solo disobbedienza civile”. Punto. E il fatto che in passato Siher abbia usato parole orribili e condannabili sul 7 ottobre, questo non fa di lui né un terrorista né un crimimale, e men che meno giustificano l’arresto. Si chiama Stato di diritto. La destra e i suoi trombettieri di regime hanno provato a trasformare un giovane italiano di origini marocchine nel capro espiatorio perfetto delle manifestazioni per distrarre l’opinione pubblica dalle ragioni enormi di quelle proteste. Bè, gli è andata malissimo. E, se avessimo una Presidente del Consiglio degna di questo nome, invece di gridare alla “vergogna”, rispetterebbe i giudici e il loro lavoro. E questo si chiama Costituzione. 

Ora qualcuno dovrebbe chiedergli scusa. E spero non solo quello. 

 Mike Cut.

... un bastardo vero!!! ...

Un eroe vero... 

Flavio Bolsonaro scappa dal Brasile come un ladro (quale poi è) inseguito da inchieste per corruzione, rifugiandosi negli Usa dal suo padrone, il paparino Trump. Questo vile e infame voleva fare il Presidente del Brasile conto terzi, per lasciare saccheggiare il paese dalle multinazionali americane. Gli è andata male, ma per un pelo. 

I brasiliani ricchi li capisci pure, volevano restaurare la loro supremazia, ma ai poveri che lo hanno votato passerà mai nella loro testolina una domanda semplice, tipo: 

"vi piace proprio prenderla in quel posto, essere sedotti da ladri criminali e golpisti e mettergli in mano le vostre vite?" 

Datevi una svegliata. 

 Paolo Soglia.

martedì 27 ottobre 2026

... sono accuse certe? ...

Youssef Siher è il nuovo '"Ugo Tognazzi capo delle BR"? 

Peccato che quella era una geniale satira del settimanale "Il Male", qui siamo di fronte a provvedimenti giudiziari concreti, la galera. Dunque mi chiedo da giornalista d'inchiesta che crede nello stato di diritto: quali sono non solo le motivazioni ma le circostanze e le prove? Di cosa è accusato esattamente questo Youssef Siher denominato sbrigativamente dai media corifei del governo "il capo dei Maranza"? Siamo al paradosso che non si sa bene neanche di che reati sia accusato: di opinione? Adunanze sediziose? Terrorismo? E con quali prove a carico? La limitazione della libertà personale nel nostro codice è definita rigidamente: per sbattere uno in carcere senza processo servono prove a supporto, molto solide e motivate. Dove sono? Cosa dice il Gip e il Gup? Basta il Governo e gli articoli dei suoi servi su tg e giornali embedded per sbattere il mostro in prima pagina? Eh no, la nostra Costituzione prevede ben altro. E la magistratura, potere autonomo, cosa ci sta a fare? Regge il moccolo al governo? Quindi tirate fuori circostanze e prove plausibili, a dimostrare le vostre accuse, altrimenti siamo di fronte a un processo politico e al classico capro espiatorio che serviva subito al governo per rilegittimarsi e placare la piazza. Per la cronaca ecco le bizzarre considerazioni dei pm: "Per la procura, Siher ha dato "prova di conoscere gli strumenti informatici idonei a sviluppare la sua strategia rivoluzionaria, anche mediante la redazione di comunicati idonei a concentrare nelle piazze migliaia di persone pronte a tutto". E i suoi messaggi su Instagram e sul gruppo Telegram, con oltre 11mila persone, sarebbero stati "una dichiarazione di 'guerra' continua (...) deliberatamente volta, e sicuramente idonea, a incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l'ordinario corso della vita civile". Un progetto "eversivo", di "rivoluzione contro l'attuale governo" e di sostegno "alla rivolta", che lui, secondo i pm, potrebbe portare ancora avanti sfruttando pure "il suo elevato background culturale ed i suoi contatti relazionali". Da qui la richiesta di carcere, anche perché altrimenti, grazie alla sua "rete relazionale", potrebbe fuggire "all'estero". 

 Con queste stesse accuse Zuckenberg e gli altri miliardari proprietari delle big tech che manovrano gli algoritmi andrebbero condannati all'ergastolo. 


 Paolo Soglia.

... un verme nero!!! ...

Dovremmo ricordarci ogni giorno che questo fascista - che non prova certo dispiacere a essere chiamato così ma non può sopportare che una storica gli faccia presente cosa ha combinato insieme ad altri vermi neri della sua stirpe - ricopre la seconda carica di uno stato la cui costituzione è figlia dell’antifascismo e del sangue versato da migliaia di giovani che hanno combattuto, lasciandoci la pelle, l’orrore disumano perpetrato da soggetti che sono padri attivi di quel pensiero ignobile. La seconda carica dello Stato. Ripetiamolo, stampiamocelo bene in testa: non sarebbe bastato questo per scendere in piazza? 

Questa immagine viene dall’inizio di Sbatti il mostro in prima pagina, il capolavoro di Marco Bellocchio del 1972,  con una di quelle belle manifestazioni fasce, un precedente, uno dei tanti, di quello che ci ha raccontato Michela Ponzani che ora viene querelata da questo fascista per avergli sostanzialmente ricordato cosa fa un fascista. 


 Giulia Cavaliere.

... Siher, no password!! ...

𝐈𝐥 "𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚" 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐰𝐨𝐫𝐝 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


Due messaggi programmati su Telegram, per le 14.31 e le 15.31 di sabato, sono rimasti nel notebook senza password di Youssef Siher, secondo gli atti letti dal Fatto Quotidiano, il ricercatore di 30 anni che la Procura di Milano vuole in carcere perché saprebbe usare gli strumenti informatici fino a “sviluppare una strategia rivoluzionaria”. La strategia rivoluzionaria, insomma, era in bella mostra dopo avere lasciato aperto WhatsApp web. E i pm ammettono che nei post di Siher “non vi sono diretti riferimenti alla commissione di atti di devastazione e saccheggio”. Poi c’è la moglie di Siher, Sagia Hammoud, indagata a piede libero come presunta co-amministratrice delle pagine, e tanto è bastato per i ritratti con le origini in mostra e per un titolo del Giorno che la dà già “accusata di aver fomentato violenze e saccheggi”. Garantisti a marzo, al referendum sulla giustizia, forcaioli a ottobre. Resta da decidere per legge qual è il reddito minimo per meritarsi il garantismo della nostra stampa. A Padova un diciassettenne gestiva su Instagram un profilo da circa 200 follower dove ci si organizzava per fingersi manifestanti, saccheggiare due negozi di scarpe e tirare fumogeni “contro gli sbirri”: perquisizione e istigazione alla disobbedienza delle leggi. Ma è troppo poco islamico, non va benne per l'esposizione pubblica. Gli mancava il master di Siher. Intanto ieri Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che qualcuno vede in fila per il Quirinale (e che piace ai riformisti del Pd), ha aggiunto la droga: «Se io conduco un’autovettura e taglio i freni, poi vado a sbattere». Siamo al Paradiso degli orchi di Daniel Pennac, con Benjamin Malaussène capro espiatorio a stipendio: i messaggi di Siher sono rimasti nel notebook, i messaggi del governo arrivano puntuali, un colpevole al giorno.

... Torino 1 - Como 3 ...

lunedì 26 ottobre 2026

... Let's gooooo!!! ...

America, it's our turn next. Let's gooooo!

... la caccia continua!!! ...

𝐃𝐨𝐩𝐨 𝐢𝐥 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨, 𝐥’𝐢𝐬𝐥𝐚𝐦𝐢𝐜𝐨: 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐢𝐧𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


Una pagina del Corriere della Sera mette in fila sotto il titolo “Le frasi” i passaggi degli articoli di Youssef Siher: l’intifada studentesca nelle università arabe per il Fatto Quotidiano, il Pakistan per il Foglio, la visita di Erdogan in Egitto per l’Ispi. Analisi di politica estera esposte come reperti di un delitto che nessuno è ancora riuscito a nominare. Dopo la caccia al bambino è arrivata la caccia all’islamico, e i giornali si sono tuffati a pesce: Libero lo chiama “la mente islamica delle proteste”, Panorama “il capo e ideologo dei maranza”. Il ministro della Difesa Guido Crosetto (FdI) si complimenta per aver individuato l’ideatore, che sarebbe una persona molto introdotta, come se ideare fosse un reato e un curriculum fosse un’aggravante. Siher è in carcere a San Vittore con l’accusa di terrorismo, eppure la pagina che avrebbe guidato la rivolta è nata dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre. Gli contestano pure la violenza organizzata nelle manifestazioni, reato inventato dal decreto del 20 ottobre, e l’avvocato Paolo Di Fresco ha spiegato a Fanpage che una norma penale più severa vale solo per i fatti successivi. Se le sue chat istigano, il codice ha già un nome per farlo e un giudice lo dirà. Il terrorismo serve ad altro: regala al governo un nemico col nome giusto. Intanto sabato a Bologna i manifestanti feriti erano 19, gli agenti restavano senza un numero sul casco che permetta di riconoscerli e c’è chi si gode i video delle manganellate scambiandole per forza, perché gli piace sentirsi dalla parte del bastone. Finirà male. Il manganello, prima o poi, cambia indirizzo.

... LULA ha vinto!!! ...

Lula ha sconfitto l'internazionale nera nazicapitalista. 

Non ha battuto solo Bolsonaro figlio, una cimice nera come Bolsonaro padre, fascista golpista condannato a 27 anni di carcere per il tentato golpe e l'assalto a Brasilia dopo le scorse elezioni. Ha dovuto combattere contro Trump che vuol mettere le mani su tutto il Sud America per rifarne il cortile di casa nord americano, contro Netanyahu e i nazisionisti che ha duramente condannato per lo sterminio a Gaza, contro la feccia evangelica che tira sempre in ballo "Deus" per sostenere i peggiori pezzi di merda di questo mondo, contro gli Epstein, contro i Musk, Meta e le big tech che boicottavano la sua campagna con gli algoritmi, contro Milei che lo ha attaccato frontalmente definendo Lula un «ladro», un «carcerato» e «spazzatura socialista». Nemici potentissimi che fino all'ultimo hanno fatto di tutto per far vincere Bolsonaro, compreso il golpe bianco di ieri quando nelle zone a maggioranza PT sindaci e amministratori bolsonaristi hanno boicottato i servizi di trasporto pubblico, togliendo gli autobus per impedire alla gente di andare a votare e inducendo la Corte Suprema brasiliana a prorogare l'apertura delle urne di due ore. Stiamo pur certi che questi nemici potentissimi non si rassegneranno, già Bolsonaro contesta il verdetto spalleggiato da Trump, c'è il pericolo che facciano scoppiare una guerra civile o tentino un altro golpe perchè hanno già dimostrato che non si fermano davanti a nulla e nessuno. Sarà dunque necessaria una resistenza interna e un'ampia solidarietà internazionale per difendere il Brasile e la sua indipendenza. 

Quindi giusto festeggiare, se cadeva Lula cadeva tutto il sud america e avrebbe avuto ripercussioni mondiali, ma la battaglia continua. 


Lula e il popolo brasiliano ringraziano sentitamente i "progressisti" europei, e in particolare quelli italiani, per la grandissima solidarietà dimostrata quando la battaglia sembrava persa e le destre trionfanti, grazie per le parole pesanti come il piombo, le oceaniche manifestazioni a difesa della democrazia, dell'Amazzonia e contro il fascismo...
Ah no? Non hanno detto un cazzo? Lo hanno lasciato solo? Ma cosa mi dici mai...
Ah beh, c'è da decidere le primarie del campo largo, mica si possono perdere in queste quisquilie... Magari un piccolo post a cose fatte per salire sul carro del vincitore, avesse perso muti come pesci.

 Paolo Soglia.

... due splendide notizie ...

Due splendide notizie. 

 In Serbia la lista indipendente degli studenti che riuniva le opposizioni batte a sorpresa la destra di Vučić, mentre in Brasile Lula per la prima volta nella storia ribalta il risultato al secondo turno e batte Flavio Bolsonaro. Due grandi risposte di popolo chiare e forti, che in Paesi e contesti molto diversi fermano l'avanzata della destra estrema e autoritaria, offrendo un'alternativa concreta al proprio popolo scegliendo un futuro di diritti e libertà invece che di odio e paura. La dimostrazione che è possibile battere la destra e la sua internazionale nera, al servizio di potenti e grandi capitali, attraverso la mobilitazione di piazza, proposte radicali e una grande partecipazione popolare. Un’onda democratica di speranza e di riscatto che parla al mondo intero. Ascoltare questo messaggio è anche compito nostro. 

 Oggi ci svegliamo più felici. C’è alternativa alla destra dell’autoritarismo e della guerra. 


 Nicola Fratoianni.

domenica 25 ottobre 2026

... comunicato ...

Con i colleghi Verducci e Verini abbiamo diramato poco fa questo comunicato. 


 "Parrini, Verducci e Verini: solidarietà alla storica Ponzani. No querele-bavaglio intimidatorie " 


È un triste giorno quello nel quale il Presidente del Senato annuncia una querela contro una storica di valore come Michela Ponzani. La professoressa in una trasmissione televisiva ha ricordato, correttamente, una pagina buia della storia italiana, il Giovedì Nero di Milano. Era il 12 aprile 1973. A Milano - con tra i promotori i deputati del Msi Servello e Petronio e l'allora capo cittadino del Fronte della Gioventù Ignazio La Russa - i missini decisero di sfidare il divieto della Prefettura motivato da gravi ragioni di ordine pubblico. Tennero comunque la manifestazione, che avrebbe dovuto concludersi con un comizio del senatore del Movimento Sociale Ciccio Franco, già tristemente noto per i disordini verificatisi durante i moti insurrezionali del "boia chi molla" nel 1970 a Reggio Calabria. È ampiamente e tragicamente noto che il corteo di Milano degenerò presto in gravissimi atti di violenza e teppismo culminati nell'uccisione tramite bomba a mano di un poliziotto 22enne, Antonio Marino. Per tale crimine vennero giudicati responsabili i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli condannati in via definitiva nel 1978 a 19 e 18 anni di reclusione. Essendo questi i fatti, storiograficamente accertati, la querela annunciata da La Russa appare un atto grave e infondato. E la seconda carica dello Stato dovrebbe evitare di muoversi con lo stile delle querele temerarie. La libertà di espressione e la libertà della cultura sono un bene intoccabile. Alla storica Michela Ponzani esprimiamo solidarietà e ribadiamo la necessità che l'odio di quegli anni non trovi più spazio nel confronto politico. 

Questa vicenda è emblematica e gravissima: non riguarda solo Michela Ponzani, ma anche la difesa del principio della libertà di ricerca e della libera discussione pubblica dei suoi risultati, in questi anni ripetutamente minacciata dalla pratica delle querele intimidatorie. 
Questo principio è un fondamentale perno di ogni democrazia. 


 Dario Parrini.

... Youssef Siher ...

Sui siti dei principali organi di stampa campeggia la sua foto e si legge il dettaglio della sua carriera accademica, riportato in modo che il suo campo d'interessi possa essere travisato e strumentalizzato. Poi, l'elencazione delle accuse su cui "si indaga" e delle relative pene, in gran parte derivate dai deliri autoritari dell'attuale governo di estrema destra. Stanno trasformando Youssef Siher in vittima sacrificale. Vogliono un "mostro" da sbattere in prima pagina, da dare in pasto al ventre putrido di questo paese in crisi terminale che chiede una catarsi violenta tramite la quale dimenticare il proprio collasso sistemico. E a questo fine, stanno rovinando la vita di un giovane uomo, accusato di "terrorismo" solo per aver gestito una pagina social su cui rilanciare la convocazione di manifestazioni "non autorizzate". 

Non permettiamolo. 

#youssefsiher #17ottobre

... una voce nel deserto!! ...

Pasolini non parlava solo di economia, di ricchezza o di classi sociali. Parlava di qualcosa di molto più profondo: la nostra coscienza. Di quel meccanismo invisibile per cui finiamo per accettare di essere sfruttati, riducendo la libertà a un semplice scaffale di consumi e misurando il nostro valore, e quello degli altri, in base al potere o al denaro. A distanza di anni, quel grido ci interpella ancora, in modo quasi scomodo: Non c’è vera pace finché c’è chi comanda e chi è costretto a obbedire. Non c’è normalità in una società che si regge sull’ingiustizia silenziosa. Non c’è futuro finché la verità continua a farci più paura della menzogna. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di una forma di ribellione diversa: non violenta, ma mentale. Di riprendere a pensare con la nostra testa. Di rimettere il valore dell’essere umano al primo posto, prima di ogni ruolo, prima di ogni logica di profitto. 

Solo allora potremo cominciare a costruire, davvero, un tempo giusto.

... il fascista La Russa!! ...

Il Presidente del Senato Ignazio #LaRussa ha fatto sapere tramite il suo portavoce che ha deciso di "adire le vie legali" contro la prof.ssa Michela Ponzani, che ha ricordato durante la trasmissione Otto e mezzo un fatto storicamente accertato. Il fatto in questione risale al 12 aprile 1973, il c.d. "giovedì nero" di #Milano. La prof.ssa Ponzani, nel commentare le dichiarazioni del presidente del Senato sul nuovo decreto sicurezza, ha ricordato come se fosse stato in vigore all'epoca non sarebbe finita bene per l'allora responsabile milanese del Fronte della Gioventù, la giovanile del Movimento Sociale Italiano. Che Il prefetto di allora, Libero Mazza, vietò la manifestazione per motivi di ordine pubblico è storia; che il gruppo dirigente locale del MSI decise di tenerla ugualmente pure. Che Almirante dopo l'omicidio di Antonio Marino, i cui responsabili furono individuati in Vittorio Loi e Maurizio Murelli, andò su tutte le furie e commissariò la sezione milanese della giovanile è un fatto ricordato a Report dallo stesso Murelli, militante MSI. Il portavoce di La Russa però ha ha annunciato il "monitoraggio" delle dichiarazioni di altri soggetti e ha minacciato azioni giudiziarie contro chiunque associ il suo nome alla morte dell'agente, ricordando come il presidente del Senato possa vantare un "certificato penale intonso". Ma né Michela Ponzani né nessun altro ha mai affermato il contrario. Il punto è la responsabilità politica, essendo uno tra gli organizzatori, di aver deciso di tenere lo stesso quella manifestazione, non quella penale (su quel fronte fu archiviato). Tanto che le cronache riportano che fu il MSI a farsi carico dei risarcimenti alla famiglia (anche se Murelli, intervistato da Report, ha sostenuto che fu il padre di La Russa a pagare per lui i 20 milioni di lire dell'epoca, oggi quasi 180mila euro). 

La nostra solidarietà quindi alla prof.ssa Ponzani. 


 #qualcosadisinistra
Caro Presidente La Russa, con la querela alla prof.ssa Michela Ponzano non ha cancellato la Storia, quella si studia. 

La foto risale al 12 aprile 1973, il cosiddetto "Giovedì nero di Milano". Quel giorno si tenne una manifestazione promossa dal Fronte della Gioventù e dal MSI, esplicitamente vietata da Prefetto e Questore. Gli scontri degenerarono nel lancio di bombe a mano, causando la tragica morte del giovane agente di polizia Antonio Marino. ​In prima fila a guidare quelle proteste c'era l'attuale Presidente del Senato, seconda carica dello Stato. ​Oggi, dai vertici delle istituzioni, si invocano la linea dura, strette sulla piazza e limiti alla libertà di scendere in strada per manifestare. È fondamentale ricordare da dove provengono le figure che guidano il Paese per valutarne la coerenza e l'autorevolezza politica. 


 Vittorio Franco Imbrogno.

sabato 24 ottobre 2026

... Gratteri DOCET!!! ...

Nicola Gratteri è intervenuto per riportare la discussione su un piano di verità. Ha ricordato che quella che abbiamo visto non è stata una rivolta caotica, né una mobilitazione manipolata da chissà quali poteri: è stata una protesta democratica, legittima, fatta come si devono fare le proteste. «Io ai presidi ho visto gente pulita, gente normale che protestava», ha detto con chiarezza. È una fotografia precisa. Ai presidi c’erano agricoltori, famiglie, piccoli imprenditori, autotrasportatori, cittadini comuni. Persone che ogni giorno lavorano, pagano, si spaccano la schiena e che, semplicemente, non ce la fanno più. Gratteri ha respinto con forza la narrazione che ha provato a sporcare la protesta, quella che parla di “infiltrazioni”, “manovre oscure”, “mafie dietro ai blocchi”. Una narrazione comoda, perché permette alla politica di evitare la domanda più scomoda: perché così tante persone, così diverse tra loro, sono scese in strada? Semplicemente perché sono stanche. Perché sono strozzate dai costi. Perché vivono ogni giorno la distanza tra ciò che guadagnano e ciò che devono pagare. Perché il carburante è diventato un lusso, la spesa una scelta sui beni indispensabili, il lavoro che non garantisce più una vita dignitosa. Gratteri ha anche invitato a distinguere la responsabilità personale da quella collettiva. Se qualcuno sbaglia, risponde personalmente. Ma non si può usare l’errore di pochi per criminalizzare la protesta dei molti. Non si può trasformare un disagio reale in un pretesto per delegittimare chi ha scelto di manifestare in modo civile. E infatti la protesta si è allargata. Agli agricoltori si sono aggiunti gli autotrasportatori, poi altri cittadini. Un allargamento spontaneo, non organizzato da nessuno, che ha reso più incisivo il blocco fino a provocare ripercussioni sulla distribuzione delle merci. Non è stato il caos a rendere visibile la protesta: è stata la realtà. La realtà di un Paese che non riesce più a respirare. La realtà di persone che non chiedono privilegi, ma ascolto. La realtà di una mobilitazione che non nasce dalla violenza, ma dalla necessità. 

E Gratteri lo ha detto senza giri di parole. 


 Domiziano Mastrangelo.

... nessun compromesso! ...

NESSUN COMPROMESSO. IL TALK CHE HA SQUARCIATO IL VELO DI IPOCRISIA. 


Basta con la fuffa dei talk show dove tutti si danno ragione. A Piazza pulita è andato in scena uno scontro frontale che non ha fatto sconti a nessuno. Altro che una corsa o una serata a pesca per rilassarsi, l'adrenalina è corsa a fiumi e le idee si sono scontrate senza filtri! Sul ring di Corrado Formigli si sono confrontati due mondi totalmente incompatibili. Da una parte l’intransigenza sacrosanta di Tomaso Montanari, che ha difeso i valori della Costituzione senza arretrare di un millimetro. Dall’altra, la provocazione storica di Paolo Mieli. Non è stato semplice intrattenimento, ma una lezione di fronte alla quale ognuno è stato costretto a scegliere da che parte stare. I fatti messi sul tavolo hanno preteso risposte chiare, senza giri di parole: • L’ombra di Mosca su Vannacci: Un’inchiesta durissima che ha scavato nei misteri russi dell’ex generale. La verità è venuta a galla, senza censure. • Piazze blindate e diritti: Il dibattito infuocato sugli scontri di Milano e sulla stretta securitaria del Governo. Un focus necessario su che direzione sta prendendo la nostra democrazia. • L'Italia spezzata: La rabbia del Sud con il blocco dei trasporti che ha paralizzato il Paese mentre la politica romana restava a guardare. In uno studio elettrico, insieme a Rula Jebreal, Nicola Fratoianni e Giorgio Mulè, ieri sera si è capito che quando si parla di libertà e giustizia sociale la moderazione diventa complicità. Ieri si è giocato a carte scoperte e nessuno si è potuto nascondere. Chi ha difeso davvero l'Italia in quel perimetro di verità? 


Antonio Lonardo 

#Piazzapulita #La7 #Montanari #Mieli #Intransigenza #Verità #Politica

... gli "scassa - tutto" ...

BÜCHERVERBRENNUNGEN 


“Che coerenza commovente. Siamo passati dai ventimila libri dati alle fiamme nella Berlino del 1933 con tanto di scenografia wagneriana allestita dai bravi ragazzi della Deutsche Studentenschaft e la benedizione di Goebbels ai campioni odierni del pensiero “a-critico” che, per sfogare i loro furori geopolitici a Torino hanno pensato di prendersela con la libreria Feltrinelli di Porta Nuova. Certo, i nazisti almeno ci mettevano una certa coreografia mitteleuropea, con tanto di liste nere tirate su da professionisti della censura come Wolfgang Herrmann. I nostri “scassa-tutto” da TG4 invece, hanno scelto la via low-cost, dimenticandosi pure che Freud, Marx o Brecht non stavano certo lì sugli scaffali per farsi corrompere. È la magnifica illusione di questi impavidi difensori dell’esistente, sottoprodotti del capitalismo dell’apparenza che li riduce a sudditi di periferia, illusi griffettari senza quattrini, senza storia e, probabilmente, senza futuro. L’altro giorno a Torino, hanno immaginato che spaccare tutto o vandalizzare i romanzi in vetrina significasse sconfiggere quel sistema che inveceli manipola, li usa e poi li getta. Il tutto con la finezza intellettuale di un elefante in un negozio di cristalleria ma, per loro fortuna, senza la seccatura di dover leggere quei libri, o di sforzarsi di elaborare un pensiero in grado di andare oltre al coro da stadio. Povero Heinrich Heine e la sua celebre profezia del 1820, quella incisa sulla Bebelplatz. Evidentemente non poteva immaginare che, un secolo e mezzo dopo, i nipotini della catastrofe avrebbero barattato i roghi di massa con le felpe nere e le pietre contro i vetri, scambiando la guerriglia urbana per alta diplomazia. La buona notizia, in fondo, è che tra Berlino e Torino la carta e la dignità umana continuano a resistere. La cattiva è che l'allergia congenita al cervello, a quanto pare, gode ancora di un'ottima e solidissima salute. Ma, per fortuna, non ci sono solo gli “scassa-tutto”. Non se n’è parlato molto nei telegiornali o sui social ma sono centinaia di migliaia le ragazze e i ragazzi che stanno riempiendo le piazze d'Europa, da Roma a Parigi, da Milano a Madrid passando per Torino, con una protesta civile e democratica che ci riempie di speranza. Loro i libri li leggono, li interrogano e se li portano dentro come arnesi magici per crescere, per capire il mondo e lottare per cambiarlo. A loro va riconosciuto il coraggio di opporsi, usando la forza delle idee, a chi vorrebbe trascinarci in un eterno ritorno di ignoranza, discriminazioni, violenza e disuguaglianza, dove a farla da padroni sono il consumismo, l'apparenza e le guerre. Ma sono gli altri ragazzi, gli “scassa-tutto” quelli a cui bisogna tendere la mano affinchè sappiano sottrarsi da quel potere distruttivo che insegna loro, soltanto a distruggere. Cambierà…”.

-Maurizio Bonugli. 


#bücherverbrennungen #lafeltrinelli #leggerefabene #glieroisontuttigiovaniebelli #cambierà …Neffa, “Cambierà” (Alla fine della notte) 2006 https://www.youtube.com/watch?v=nfoL3miD_vk

... meglio tardi che mai!!! ...

FINALMENTE LO HANNO CAPITO..DI ESSERE STATI PRESI PER IL CULO “IO HO VOTATO GIORGIA MELONI ” SONO STATE LE PAROLE DI UN AUTOTRASPORTATORE INCAZZATO.... INTERVISTATO IN STRADA DA DIEGO BIANCHI, E NON È UN AVVERSARIO POLITICO: È UNO CHE l’HA VOTATA. LUI STESSO FA I CONTI: E DICE "IL 90% DEI COLLEGHI CHE STANNO FACENDO LE MANIFESTAZIONI HA VOTATO A DESTRA". E POI LA STOCCATA: “È INUTILE CHE DICE LA SINISTRA E CETTO LA QUALUNQUE … AL GOVERNO CI SONO LORO . ANZI: LORO SONO COME CETTO LA QUALUNQUE.” CHE DIRE. PER ANNI LA RISPOSTA A OGNI PROBLEMA È STATA “È COLPA DI CHI C ’ERA PRIMA ”. IL GUAIO È CHE PRIMA O POI ARRIVA IL MOMENTO IN CUI “PRIMA ” SEI TU, E A RICORDARTELO È PROPRIO CHI TI HA VOTATO E MESSO LÌ. SUCCEDE QUANDO FAI L ’AMICO/a DI TUTTE LE CATEGORIE FINCHÉ SONO COMODE E POI TI ACCORGI CHE I CAMIONISTI, A DIFFERENZA DEI SONDAGGI, QUANDO SONO INCAZZATI SI FANNO SENTIRE DI BRUTTO, E CON 18 TONNELLATE DI ARGOMENTI. IL PARADOSSO È TUTTO QUI: IL “NEMICO ” DA INCOLPARE NON C ’È PIÙ, E L ’ELETTORE DELUSO È SEDUTO NELLA CABINA DEL TIR DAVANTI A PALAZZO CHIGI. CHISSÀ SE STAVOLTA LA COLPA SARÀ ANCORA DELLA SINISTRA...??... 


 Silvana Correggioli.

venerdì 23 ottobre 2026

... Rogo a Borgone ...

Rogo al presidio di Borgone Chiara Sasso 23 Ottobre 2026 Nessuna traccia di dolo. È questo il primo bilancio dei Vigili del Fuoco, intervenuti nella notte di giovedì 22 ottobre tra le macerie del presidio No Tav di Borgone, uno dei simboli storici della protesta. Tra i sentieri della Valle, lo scetticismo domina. Di certo c’è che quel avamposto di legno e lamiera ha racchiuso vent’anni di vita, passioni, lotta. Era nato nell’estate del 2005 per sbarrare la strada ai primi sondaggi geognostici, le trivellazioni calate per violare le viscere della montagna. Chiara Sasso ne rievoca la fondazione così: «Era lunedì 20 giugno 2005 e quella mattina fra il consiglio comunale organizzato sul prato, il santo rosario detto dal parroco del paese con i fedeli, il canto di Bella ciao per irrompere, le truppe di occupazione erano state rimandate al mittente. Non c’era stato il tempo di festeggiare perché bisognava riproporre il “format” per Bruzolo dove sarebbe avvenuto il secondo tentativo di presa dei terreni. Al presidio di Borgone si è discusso delle strategie da adottare per trovarci pronti a Bruzolo. Partivano le email con il decalogo: 1: non farsi malmenare. 2: mantenere un clima allegro, disteso. 3: sindaci e gonfaloni in prima fila. 5: presentarsi con gli scolapasta in testa…» Anche questa volta dal rogo del presidio di Borgone, la sera di giovedì 22 ottobre, è rimasta la ferraglia. Spuntoni di ferro che non si piegano nonostante tutto attorno ci sia solo cenere. Del resto cosa ci può mai essere dentro a una casetta di legno costruita da presidianti? Un luogo che avevano ricostruito dopo che il vecchio presidio era stato sua volta bruciato (16 gennaio 2010). Questo, dopo altri incendi avvenuti al presidio di Bruzolo, seguito a quello di Vaie e poi a San Didero. Cosa ci può mai essere di cosi pericoloso dentro un presidio se non libri, qualche pentola e piatti per incontri mangerecci, e ormai foto appese ai muri di chi “è andato avanti”. Parole sì, tante per appuntamenti, manifestazioni, per organizzare ogni anno il banchetto sangria al festival Alta Felicità, per organizzare la pulizia dei sentieri di montagna fra Bruzolo e Borgone (comunità). Ultimamente per partecipare agli incontri contro la riapertura dell’acciaieria Beltrame poco distante. Ma soprattutto tanti ricordi, feste di compleanni di figli e nipoti, incontri dei giovani notav. Un patrimonio immateriale che va avanti da molti anni e più nello specifico per Borgone da 21 anni da quando era stato costruito il primo presidio notav per opporsi ai sondaggi. Era lunedì 20 giugno 2005 e quella mattina fra il consiglio comunale organizzato sul prato, il santo rosario detto dal parroco del paese con i fedeli, la madonna del Rocciamelone che assisteva, il canto di Bella ciao per irrompere, le truppe di occupazione erano state rimandate al mittente. Non c’era stato il tempo di festeggiare perché bisognava riproporre il “format” per Bruzolo dove sarebbe avvenuto il secondo tentativo di presa dei terreni. “Ieri sera al presidio di Borgone si è discusso delle strategie da adottare per trovarci pronti a Bruzolo lunedì”. Partivano le email con il decalogo: Uno: non farsi malmenare. Due: mantenere un clima allegro, disteso. Tre: non accettare provocazioni. Quattro: sindaci e gonfaloni in prima fila. Cinque: presentarsi con gli scolapasta in testa. Sei: arrivare all’alba per non farci fregare il posto. Sette: attenzione non finire sotto un’auto attraversando la statale. Otto: ricordarsi che la lotta sarà ancora lunga, dopo Borgone, Bruzolo ci sarà Venaus (il libro Facce notav ripercorre la storia). Poi nel gennaio 2010 il presidio di Borgone era stato raso al suolo. Sul campo scritte “Si Tav” e la stufa di ghisa, ferma in mezzo al disastro, simbolo della ripartenza. Sembrava smagrita nella sua forma bombata, generosa di ferraglia ma ancora riconoscibile. Per cinque anni aveva riscaldato quel luogo, a volte infeltrendo il bordo di giacche di chi per cercare il caldo l’abbracciava un po’ troppo. Nessun passo indietro la voglia immediata di ricostruire il presidio ancora più bello. “Brucia più a voi che a noi”. Non si può pensare che non cambi niente in una storia che sta attraversando mezzo secolo. Cambiano le persone, la velocità della comunicazione, e di pensiero, cambiano i progetti. Ne arrivano altri. Il presidio di Borgone, parlandolo da vivo, un mese fa aveva ricevuto la notifica di esproprio del terreno da parte delle ferrovie per la costruzione di una mega rotonda che andrà ad attraversare i prati fino a quel momento incontaminati. L’obiettivo, dicono, è chiudere un piccolo passaggio a livello e dare accesso all’area “industriale” di Borgone. Già si progettava di spostare il presidio poco più in là, senza drammi. Ogni tanto si pensa di trovare un luogo dove far confluire pezzi che raccontino e materializzino questa storia. Ecco arrivata l’ennesima risposta. Meglio continuare a custodire in decine decine di case private, pensando che sia una grande collezione a cielo aperto. E poi non è ancora arrivato il momento di pensare alla “memoria”… Finché qualcosa vive ha bisogno di spazio di tempo di possibilità di aggregazione. Non è un racconto compiuto non ancora eredità. La notte di giovedì 22 ottobre i vigili del fuoco hanno detto di non aver trovato nessun segnale che possa far pensare a un atto doloso. Comunque tutto è strano, nei giorni precedenti il presidio non era stato aperto. Anche ora davanti a tutta quella cenere non si fanno drammi. C’è piuttosto un sentimento personale di “magone” senza lacrime. 

“Il magone denota l’accoramento con la suprema finezza dei sensi interni, di quella miriade di percezioni invisibili che scocca fra noi e il nostro corpo. Si tratta quindi di una parola di grande intelligenza: una sensazione forte che nasce dentro il corpo” (Dizionario delle parole perdute, Giorgio Moretti). 

 Articolo inviato anche a Volerelaluna.it. 

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... sangue a Parigi!!! ...

Un terribile attentato terrorista a sfondo razziale ha scosso oggi Parigi. Poche ore fa un uomo ha sparato con una mitragliatrice sulla folla nelle banlieue di Trappes e La Verrière, mirando a intenzionalmente a persone di origine straniera, come confermato dalle autorità. Il bilancio è di un morto e quattro feriti gravi, tra cui una bambina di 12 anni. Di fronte al dolore e all'orrore causato dall'odio razziale non può esserci ambiguità. Tutte e tutti noi, partiti ed esponenti politici prima di tutto, abbiamo il dovere di non alimentare questa spirale di violenza e il vento della discriminazione che soffia forte in tutta Europa. Al popolo francese tutta la nostra vicinanza e solidarietà, con la forte speranza che le persone ferite possano riprendersi e guarire al più presto. Nessuno spazio al razzismo verbale, politico o istituzionale che sia. Né in Italia, né altrove. 
 Perché il razzismo uccide. 

Nicola Fratoianni.

... Torino 3 - Monza 2 ...

... ancora una puntura!! ...

... ma questa volta non è per me, io sono solo l'accompagnatore!!!

giovedì 22 ottobre 2026

... CIAK - SI GIRA!!! ...

CIACK, SI GIRA! Comunicazione 10 e lode, risultati zero. 

 Giorgia Meloni davanti alle telecamere è una professionista: tono deciso, sguardo sicuro, parole studiate per conquistare la scena. Il problema è che, quando si spengono le telecamere, gli italiani hanno ancora gli stessi problemi di prima. La sicurezza non si garantisce con gli slogan, le conferenze stampa e la continua ricerca di un nemico da additare. Si garantisce con risultati concreti, prevenzione, controlli, forze dell’ordine messe nelle condizioni di lavorare e una giustizia che funzioni. E invece assistiamo all'ennesimo spettacolo: si rilanciano reati, aggravanti e misure repressive, si evocano emergenze e si alimenta la paura. Ma una domanda è inevitabile: se governate voi, da anni, di chi sarebbe la responsabilità della sicurezza nel Paese? Non basta annunciare nuove strette per dimostrare di aver risolto un problema. E non basta cambiare le parole per cambiare la realtà. Se le persone continuano a sentirsi insicure, se nei quartieri persistono situazioni di degrado e violenza, il Governo deve rispondere dei risultati, non organizzare l'ennesima operazione di comunicazione. E la storia dei gruppi di cinque o più persone? La sicurezza non può diventare un quiz numerico: cinque persone sono un problema, quattro no? La responsabilità penale si accerta sulla base dei comportamenti e delle norme applicabili, non con gli slogan costruiti per impressionare chi guarda. Il vero capolavoro della propaganda è un altro: trasformare chi governa in chi denuncia e chi dovrebbe chiedere conto dei risultati in un imputato permanente. Così, se qualcosa non funziona, la colpa diventa sempre dell'opposizione, dei giudici, di chi protesta o di chi c'era prima. Tutti colpevoli, tranne chi ha il potere di decidere. E qui entra in gioco anche l'opposizione, che troppo spesso sembra comportarsi come un opossum: si finge morta proprio quando dovrebbe reagire. Non basta indignarsi sui social, non basta una dichiarazione ogni tanto. Servono una voce riconoscibile, proposte credibili, presenza nei territori e la capacità di smontare le narrazioni del Governo con fatti, numeri e alternative concrete. Quanto agli elettori più fedeli, nessuno è uno zombie e nessuno dovrebbe essere trattato come incapace di ragionare. Ma proprio per questo bisogna pretendere da tutti uno sforzo di lucidità: non si può giudicare un Governo soltanto da ciò che promette, ma da ciò che realizza. La destra governa l'Italia dal 2022. Non può presentarsi all'infinito come opposizione di sé stessa. Non può promettere sicurezza e poi chiedere altri anni di fiducia senza rendere conto dei risultati. E non può pensare che basti ripetere una paura per dimostrare di averla risolta. Meloni può anche incantare davanti allo schermo. Ma governare non è recitare, e la propaganda non sostituisce i risultati. Meno conferenze stampa, meno nemici immaginari, meno propaganda. Più sicurezza reale, più responsabilità, più risposte ai cittadini. Perché alla fine il giudizio non lo danno le telecamere. Lo dà la realtà. E dopo anni al Governo, la domanda resta sempre la stessa: quante promesse ancora dobbiamo ascoltare prima di cominciare a parlare seriamente dei risultati? 

 Vincenzo San. 

 Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione 

... che tempi, quelli!!! ...

Dopo le polemiche, anche all'interno del partito, per la sua partecipazione al picchetto davanti alla Fiat, #EnricoBerlinguer sbottò sempre a Torino contro i membri della Direzione che non ritenevano opportuna la sua partecipazione, sia pure dal marciapiede, ad una manifestazione di metalmeccanici, per non offendere la sensibilità di qualche sindacalista: 

 «Sono un cittadino comunista con diritto di libera circolazione, e per di più sono il segretario del partito che conta nelle sue file una maggioranza di operai: nessuno può impormi di stare alla finestra quando gli operai sono in piazza. E dicano pure che sono operaista, tanto lo dicono lo stesso». 


#Berlinguer Fonte: Libro "Per Enrico, Per Esempio", p. 28. 


 Paola Agosti

... la soluzione? ARRESTARE! ...

𝐀𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐨𝐜𝐨, 𝐚𝐫𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


«Conosciamo le difficoltà di tanti giovani», ha detto Giorgia Meloni (FdI) nel video registrato martedì sera dopo il Consiglio dei ministri, e subito dopo ci ha spiegato come intende curarle: un nuovo reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, punito da due a cinque anni di carcere, il fermo preventivo esteso ai ragazzi dai 16 anni, multe da 500 a 1.000 euro ai genitori. Insomma, la diagnosi è il disagio e la ricetta è la cella. Del resto bastava guardare la solita sineddoche con cui la destra ha raccontato il fine settimana di Milano: le vetrine di via Torino e il supermercato saccheggiato al posto di un intero corteo contro il carovita, e pazienza se il venerdì, come ha ricostruito il Post, migliaia di studenti avevano sfilato pacificamente per le condizioni delle loro scuole. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lunedì aveva chiesto «un’analisi intelligente e approfondita». Missione fallita: gli hanno risposto con il codice penale. E per fortuna dal testo sono saltati, dopo l’unica eccezione sollevata dal Quirinale, i poteri di polizia giudiziaria per i 500 militari in arrivo in città. Quattro anni di governo e l’allarme sicurezza è sempre lì, identico, con 57 nuovi reati contati dai penalisti: evidentemente i decreti servono a calmare gli intestini degli elettori, visto che le strade nel loro racconto restano sempre quelle di prima. Solo che chiudere in un angolo una generazione che chiede di arrivare a fine mese e di avere un po' di speranza è il modo più rapido per alzare lo scontro. Se qualcosa andrà storto l’indirizzo è uno solo: Palazzo Chigi, dove le difficoltà dei giovani le conoscono benissimo.

... chi protesta e chi sgoverna! ...

𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐧𝐨, 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


“Bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”, ha scritto sui social il ministro Francesco Lollobrigida e ieri alla Camera il ministro Adolfo Urso ha spiegato che anche fermare i soli camion è blocco stradale, carcere compreso. Hanno ragione: la legge c’è già ed è la misura di quanto viva sulla luna un governo che martedì si è inventato un reato nuovo per chi lancia pietre ai cortei, fino a 5 anni parola di Giorgia Meloni, quando chi spacca in piazza ne rischiava già da 1 a 5 e chi devasta e saccheggia, codice del 1930, da 8 a 15. Poi il dito puntato sulla frangia violenta, per non nominare le aule che cadono a pezzi e il gasolio. Poi la guerra ibrida via TikTok di Guido Crosetto, frenata da Matteo Piantedosi e smontata da Matteo Salvini che teme l’invasione islamica, mica i russi. Poi le infiltrazioni criminali che Lollobrigida vede fra i camionisti e i “cattivi maestri” a sinistra, mentre un autotrasportatore a LaC News24 spiegava di avere votato la destra. Poi i genitori, che pagheranno di tasca propria per i figli minorenni che rompono. Qualsiasi cosa pur di non entrare nel merito. E nel merito, del resto, non possono entrarci: come tutti quelli che vogliono comandare per manifesta incapacità di governare non hanno idea di come agire, e la loro reazione riesce a essere perfino più degradante del previsto. 
Salvini, quello dei blocchi illegali, il prossimo tavolo con gli autotrasportatori lo tiene al 27, mentre i sindaci di Napoli e Bari gli chiedono di anticiparlo prima di ritrovarsi le città sommerse dai rifiuti.

mercoledì 21 ottobre 2026

... la deterrenza ...

Vittorio V. Alberti - 

Margaret Thatcher parlò al Congresso degli Stati Uniti il 20 febbraio 1985. Questo brano, quindi, va capito nel quadro della guerra fredda e nel riferimento, che Thatcher fece, anche all’inizio della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, occorre ragionare sul percorso che differenzia la deterrenza nucleare, allora e oggi. Durante la guerra fredda, la deterrenza, di fatto, assicurava stabilità. Oggi, genera un aumento di guerre convenzionali. Allora, il mondo era diviso in due blocchi: NATO e Patto di Varsavia. Eppure, nonostante la perenne tensione, le due superpotenze, USA e URSS, evitarono lo scontro diretto e mantennero costanti relazioni diplomatiche fra loro, riservate o palesi. Ma cos’era la deterrenza? Non che le armi coincidano con la pace, ma che la pace sia più probabile quando un potenziale aggressore comprende che il costo di un attacco sarebbe così elevato da rendere la guerra una scelta irrazionale. Per Thatcher, quindi, la forza non era il fine, ma il mezzo per impedire che un conflitto iniziasse. A distanza di quarant'anni, questa impostazione continua a influenzare la politica internazionale, ma in modo diverso e più preoccupante. Oggi, taluni sostengono che una difesa credibile sia il principale deterrente contro nuove aggressioni. Altri, che l'aumento degli armamenti alimenti sfiducia, incremento del rischio (“escalation”) e instabilità. Una cosa è certa: sulla deterrenza si è costruita la sicurezza internazionale dalla seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri. Oggi sembra invece che la guerra sia, per così dire, fine a se stessa, e non che essa sia “politica condotta con altri mezzi”. In altre parole, non si vede un disegno, un chiaro fine della guerra. Personalmente, non avrei sostenuto la politica generale di Thatcher, ma è indubbia la sua grandezza storica. 


 #politica #margaretthatcher #guerra #pace #news

... LA CHUTE!!! ...

... oggi pomeriggio ci siamo recati alla C.M.L. di via Farinelli 25 per avere chiarimenti sull'esame da rifare per la patente ... 23,80 euro di taxi per 10 minuti di colloquio! al ritorno abbiamo preso l'autobus ed io sono caduto salendoci sopra!!! Viatico negativo per il proseguimento della pratica!!

... una lista nera!!! ...

Non lo ascolterete sui tg di Telemeloni, ma la Corte dei conti ha appena bocciato il governo su (quasi) tutta la linea. È una lista infinita di moniti, bacchettate, pesanti critiche - non solo economiche - quella che emerge dalla requisitoria sul rendiconto dello Stato nell’ultimo anno. 
Il risultato è una radiografia drammatica del nostro Paese: 

Le liste d’attesa “vergognose per un Paese civile”. 

Le proroghe infinite ai balneari. 

Il sistema fiscale che “premia i furbi e punisce chi ha sempre pagato”. 

Una gestione imbarazzante del Pnrr, dove il rischio di frodi e infiltrazioni criminali è altissimo. 

L’aumento delle spese per la difesa al 5% in un momento di affanno nazionale. 

Le condizioni disastrose delle carceri su cui serve un piano straordinario di edilizia penitenziaria. 

La scarsa retribuzione nelle Pa. 

Mancanza di trasparenza nei confronti del Parlamento. 


Siamo di fronte a un quadro drammatico. Ma, tranquilli, di tutto questo a malapena se ne parlerà. E chi lo farà a destra sarà per dare dei comunisti pure alla Corte dei conti. 
Come chiunque in questo Paese provi ad alzare un dito. 


Da Lorenzo Tosa

martedì 20 ottobre 2026

... post - partita ...

Parma Torino 0-3 


Lo so, praticamente non mi sono ancora seduto, finita la cena ho acceso la TV, il tempo di imprecare per la pubblicità ed ecco che osservo Belgbali involarsi sul servizio di Braganca. Il cross è perfetto per il sinistro di Simeone che insacca. Non siamo ancora al 5 minuto ed il Torino è in vantaggio. Bel gol per il Cholito e buon viatico per la digestione. La settimana è stata quantomeno colma di ricordi e memorie granata. Tra l'anniversario della morte di Gigi Meroni e il centenario dell'inaugurazione del Filadelfia abbiamo avuto più di qualche momento di emozione, senza dimenticare la scomparsa di Angelo Marello, grande, grandissimo tifoso granata. Mentre la partita va avanti, ormai siamo al 20 esimo. Il Torino domina, sul campo fisicamente e tatticamente. Arriva spesso vicino alla porta felsinea e segna anche il secondo gol con Adams, che devia di testa un tiro di Simeone. Bene la coppia dei piccoletti va in gol, finalmente. Due a zero con i parmensi che per ora non hanno visto il pallone e i granata che gestiscono, e giocano, con una inedita tranquillità. Allora torniamo a pensare agli eventi della settimana mentre Perri dopo aver sbagliato un rinvio fa una grande parata, la prima dell' anno. Poi , mentre i granata si distraggono troppo, il portiere, chiamato al rinvio, si fa contrastare e torna subito in porta per evitare il gol degli emiliani. Dal 30 esimo i granata sembrano tornati quelli un po' distratti e un po' molli di tante partite. Ma siamo sul doppio vantaggio e può essere anche comprensibile, visto che, quando la squadra attacca sembra incontenibile. Così finisce il primo tempo, con poco, pochissimo da rimproverare ai ragazzi e, sinceramente, anche ad Abate. Per i primi venti minuti, anche per la sciagurata impostazione dei parmensi, i granata hanno mostrato una verve insolita, Vlasic, Simeone e Adams lì davanti, supportati a turno da Braganca e Mandragora hanno fatto veramente bene, anche, per una volta, tecnicamente. Buone le incursioni di Cacciamani (quando imparerà a fare i cross diventerà irresistibile) e Belghali. Sicuri, fino a prova contraria Coco, Ismahili e Comuzzo, con il portiere che ha fatto una gran bella parata. Per il resto non sembra vero che tutto sia ancora a posto in casa, nessuno abbia scagliato cose a caso in terra, o si siano udite urla inconsulte, nominando a caso questo o quel giocatore. Stasera, per ora, nulla è capitato. Le squadre tornano in campo e i ragazzi del Parma paiono indemoniati, smossi un po' dal pubblico e dall' entrata di un 2008, tal Lontani, un po' snobbato dai distratti granata, che devono stringere un po' i denti. Passano i minuti e il Parma non fa più toccare palla ai ragazzi del Torino..Non si trova più la forza di uscire palla al piede. Con gli emiliani che conquistano sempre più calci d'angolo. Escono Mandragora e Che Adams per Gineitis e Kulenovich. Il Parma è pericoloso, direi troppo. Ma, nel momento in cui tutti si aspettano il ritorno del Parma, Simeone si inventa, dopo essere partito da centrocampo, un gol di destro meraviglioso da fuori area. Tre a zero. Siamo al 70 esimo, escono Vlasic, imponente, per Casadei, finalmente, e Belghali per Abu. Cerca di reagire il Parma e, naturalmente, va in gol con Cacciamani e Gineitis che si tolgono da Diallo. Il gol viene annullato, ma va bene lo stesso visto che. mancano una decina di minuti. Entra anche Zapata al posto di Simeone. Si fa male Gineitis alla fronte, ma ormai è finita. Altri tre punti che portano questo torello un po' di Abate, un po' di Petrachi, a un punto dalla Juve Spallettiana. Dai che li prendiamo. 


Claudio Calzoni 


 #controcalcioradioweb #TORO #TorinoFC #calcio #SerieA #claudiocalzoni #granata

... un Paese diverso!! ...

Ora il Ministro della Difesa, nel certificare il fallimento di quello dell'Interno, parla addirittura di "guerra ibrida" per giustificare l'invio di 500 militari a Milano. Intanto il Sud Italia continua ad essere bloccato, e qualche tg di regime ha iniziato ad occuparsene solo perché la Presidente del Consiglio ha usato quelle proteste per l'ennesimo attacco alla magistratura, cui per legge deve arretrati dal 2018 che si rifiuta di dare. E mentre tra i fermati a #Milano c'è anche uno degli scampati all'incendio di Crans-Montana, a riprova della natura totalmente eterogenea dei protagonisti degli scontri dello scorso weekend, l'unica cosa che riescono a concepire è l'ennesimo pacchetto di leggi repressive che non risolveranno nulla come i precedenti. Perché il problema è il modello di società che oramai non funziona più. La cosa politicamente inaccettabile è che è stato implementato e difeso per 15 anni dal centrosinistra che governa la capitale economica d'Italia, salvo ora invocare "discontinuità". Quando vinse Pisapia nel 2011 ci avevano promesso una città per tutti: nel 2026 ci ritroviamo con una città diventata il parco giochi dei miliardari, che sfruttano centinaia di migliaia di lavoratori con stipendi da fame che non possono più vivere questa città. 

 Il Paese "normale" non basta più: serve un Paese DIVERSO. 


#qualcosadisinistra

... ritorno alla base!! ...

Sigfrido Ranucci ha scelto RaiNews24. Tra le possibilità che gli erano state proposte dalla Rai dopo la rimozione dalle conduzione di Report, il giornalista ha optato per il ruolo di vicedirettore del canale televisivo all-news, con delega agli approfondimenti. Le altre opzioni offerte dall’azienda erano il Tg3 e l’assegnazione all’ufficio di corrispondenza da Il Cairo. Ranucci tornerà dunque nella redazione in cui aveva lavorato dal 1999 al 2006, venendo nominato nel 2001 inviato speciale. 

“Ringrazio il direttore Luca Terzulli e i colleghi del Tg3 per avermi aperto, in un momento così complicato della mia vita professionale, le porte di quella testata dove trentasei anni fa ho mosso i primi passi: prima come assistente ai programmi, poi come giornalista. Dopo giorni tormentati ho scelto di tornare a RaiNews, il porto da cui ero salpato prima di approdare a Report”, 

ha scritto su Instagram Ranucci, che ha comunicato nella tarda serata di lunedì alla Rai la sua decisione con una mail. 


 https://www.ilfattoquotidiano.it/.../ranucci.../8543936/

... l'Italia protesta!! ...

Anche oggi l'Italia è in strada a protestare perché sconvolta dalla crisi, dagli stipendi troppo bassi, dal carovita. Blocchi da nord a sud e scaffali dei supermercati sempre più vuoti. Studenti, lavoratori, famiglie, giovani e pensionati. Tutti uniti contro il governo, che non dà risposte. Anzi. Ieri Meloni ha convocato un CDM d'urgenza. Mi sarei aspettato qualche miliardo a favore degli stipendi e contro il carovita. E invece no. Solo altro carcere e altra repressione. Pensano di cavarsela con la propagande e il pugno di ferro, come al solito. Non hanno capito che la gente è disperata e non ce la fa più. Dovrebbero fare quello che ripetiamo da anni. Contenere il costo della vita tassando gli extraprofitti e aumentare gli stipendi adeguandoli in automatico al costo della vita. Stracciare l'accordo NATO per le spese militari al 5% e investire quei miliardi in scuola, sanità e servizi. 

Queste sono risposte concrete alla rabbia di un Paese in ginocchio. 
Meloni non lo fa? Lo faremo noi appena vinceremo le elezioni. 


 Nicola Fratoianni.