venerdì 26 giugno 2026
MALEDIZIONE!!!
Maledetto tu dio ed il tuo compare Satana che ancora una volta mi avete colpito, questa volta con una truffa on line con un disgraziato strumento subumano dal nome fasullo Maurizio Tognazzi!
Io non ho idea di dove vogliate arrivare ma Satana sarà felice perché avrà un anima in più d’ora in poi!! MALEDETTI ENTRAMBI!!!
giovedì 25 giugno 2026
... Barbarie!! ...
Tutto è passato in fretta, troppo in fretta: questa è una giornata nera per la storia della nostra nazione.
Al Senato, la maggioranza di centrodestra ha consumato un vero e proprio blitz, dando il via libera al disegno di legge sulla caccia del Ministro Lollobrigida -Meloni.
Ci troviamo davanti a un provvedimento scellerato e intollerabile, la più violenta offensiva mai sferrata contro la fauna.
Hanno scientemente scelto di piegarsi ai diktat delle lobby delle armi e dei cacciatori, calpestando la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini, che da anni chiede l'abolizione dell'attività venatoria e non il suo selvaggio ampliamento.
Questa decisione condanna a morte milioni di animali innocenti e trasforma il nostro territorio in un far west.
La sicurezza pubblica viene sacrificata: le doppiette potranno sparare persino a ridosso dei centri urbani, nel demanio forestale e con la nuova possibilità di oblazione per il reato di caccia nei parchi naturali e nelle oasi di protezione.. Si aggiunge la mobilità esasperata ingigantendo gli ATC, l'aumento del numero di richiami vivi utilizzabili giornalmente, l' impiego di visori notturni, la cancellazione del tetto massimo per concedere appostamenti fissi, e togliendo l'opzione obbligatoria del tipo di caccia sventrando l'articolo 9 della Costituzione che impone la tutela dell'ambiente e della biodiversità.
MA NOI NON CI ARRENDIAMO!
Adesso la battaglia si sposta alla Camera, l'ultimo argine rimasto per bloccare questa barbarie.
Ogni singolo deputato ha il dovere morale di metterci la faccia, difendere la fauna selvatica e votare contro. Fermiamo questa follia, proteggiamo l'Italia dalle armi!
#LAC
www.abolizionecaccia.it
#DDL1552
#NoDdlCaccia
#faunaselvatica
@tutti @followers
... un po' di ironia!! ...
Sentite, sono anni che i talk-show, i dotti opinionisti e una certa politica complice mi martellano la testa con questa storia che la Russia ci vuole invadere. Tutti uniti nel sacro dovere di spaventarci, magari per giustificare il miliardesimo stanziamento a favore dei soliti, famelici mercanti d'armi.
E io giuro che ci ho provato a farmela salire, questa benedetta paura. Mi sono sforzato con tutto me stesso per fare la mia parte di bravo cittadino terrorizzato. Ho passato intere serate a sbirciare da dietro le persiane aspettando i carri armati in Via del Corso, ho persino iniziato a fare scorte di vodka e a ripassare il cirillico la sera prima di dormire, non si sa mai. Per un periodo, ogni volta che sentivo un rumore sospetto in cantina, pensavo: "Ecco, ci siamo, è l’avanguardia di Mosca che sbuca dalle fogne".
Ma soprattutto, mi sono sforzato di capire quale incredibile colpo di genio strategico spingerebbe Putin a dichiarare guerra all'Europa. Ci penso e ci ripenso, ma il vantaggio mi sfugge. Cosa vorrà mai fare? Conquistare il Molise per controllare i pascoli? O forse il suo sogno segreto è invadere Bruxelles per prendersi il monopolio delle quote latte e dei divieti sui formaggi tipici? Immagino già lo stato maggiore russo che mappa palmo a palmo i caselli della Salerno-Reggio Calabria per bloccare i nostri vitali rifornimenti di mozzarelle. Un piano perfetto, non c'è che dire.
Niente. Non ci riesco. Non mi hanno convinto.
Ora, per favore, risparmiatemi il solito riflesso condizionato: non datemi del putiniano, perché non lo sono affatto.
Il punto è un altro. È che se si prova a guardare la cosa senza il copione della propaganda sotto il naso, al di là dei torti e delle ragioni - che ci sono sempre, ci mancherebbe - la sensazione è un'altra. La sensazione è che questo sia, molto banalmente e tragicamente, un gigantesco regolamento di conti privato tra stati. Una faccenda squisitamente loro, tra Russia e Ucraina.
Ma la nostra politica, si sa, ha questo disperato bisogno di trascinarci nel fango di un'apocalisse globale. Altrimenti, per far girare l'economia dei signori della guerra, quale altra scusa potrebbero mai inventarsi?
Mauro David.
... schiena dritta, o no? ...
𝐋𝐚 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐞𝐧𝐚 𝐝𝐫𝐢𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨, 𝐟𝐚 𝐜𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐥𝐥𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
«500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l'operazione.» Lo ha detto Mark Rutte, segretario generale della Nato, a Fox News il 24 giugno. Un numero "enorme", parola sua, dentro le 4-5mila missioni partite da tutta Europa per Epic Fury, la guerra americana contro l'Iran.
A fine marzo lo stesso governo aveva fatto del suo "no" un monumento. L'Italia negò la base di Sigonella a dei bombardieri statunitensi e la destra esultò: schiena dritta, sovranità, Guido Crosetto ribattezzato "Craxetto". Roberto Vannacci approvò, "ha fatto bene". Sara Kelany di Fratelli d'Italia rivendicò che l'Italia sa dire no quando è giusto dirlo.
E invece quel "no" era l'eccezione. I 500 sì erano la regola, e alle Camere nessuno li aveva raccontati.
Oggi il governo ha perso la sua epica. Il ministero della Difesa parla di "messaggio totalmente fallace", solo voli "tecnici e logistici". Antonio Tajani liquida tutto come "una tempesta in un bicchiere d'acqua". E a blindare la versione arriva Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato: dalle basi italiane "non è partito alcun attacco". La figlia dell'uomo della Sigonella vera, quella del 1985, a spiegarci che stavolta è tutto regolare.
Meloni tace, del resto ci aveva fatto sapere che la politica estera non è "Temptation Island". L'opposizione chiede che venga a riferire. Giuseppe Conte parla di "favolette del governo e dei suoi trombettieri"; il Pd la mette davanti a un bivio: o ha mentito lei al Parlamento, o mente il capo della Nato.
La schiena dritta di marzo, contata a giugno, fa cinquecento decolli.
mercoledì 24 giugno 2026
... Fuck All Them!! ...
🎬 Trama: un noto politico di estrema destra, passato dai pestaggi di gioventù alla poltrona di Sindaco di Roma grazie al pluripregiudicato Silvio Berlusconi, finisce in galera per traffico illecito d'influenze e abuso d'ufficio.
🤔 ⛓️ Il nostro protagonista, esponente dell'estremismo fascista più forcaiolo (contro poveracci, tossicodipendenti, migranti e marginali di ogni tipo, MAI contro politici corrotti, colletti bianchi, ricchi bancarottieri ed evasori o terroristi stragisti neri), scopre il segreto di Pulcinella del sovraffollamento e delle condizioni incivili in cui versano le carceri italiane (in buona parte grazie alle politiche dei governi da lui sostenuti) e, da perfetto opportunista politico, fiuta l'opportunità di rifarsi una verginità utile a rilanciarsi una volta uscito di prigione.
📕📣 Comincia così a farsi portavoce della battaglia contro il sovraffollamento delle carceri e le condanne facili alla detenzione (di cui lui e i suoi accoliti fascistoidi sono i principali responsabili politici e morali). L'occasione, naturalmente, è ghiotta per unirsi ancora una volta all'attacco contro la magistratura, perché si sa: la colpa delle condizioni vergognose delle nostre prigioni è solo di chi applica le leggi, NON di chi le fa!
🕊 Appena rilasciato, il nostro protagonista si precipita ad aderire al partituncolo razzista ed eversivo del generale Vannacci, che nel frattempo delira a reti unificate su deportazioni di massa, pene detentive per chiunque sgarri e non abbia conti in banca con cifre a parecchi zeri, negazione di diritti umani elementari a migranti, omosessuali e a qualunque genere di minoranza, ecc.
‼️ Ovviamente, nel frattempo il nostro protagonista ha ottenuto compassione e ascolto da parecchi "democratici" e "progressisti", talmente allo sbando a livello etico e politico, da avere a tutti i costi bisogno che certe cose le dicano "persino a destra" per non sentirsi in difetto.
ALEMANNO, MA VAFF.....
#alemanno #vannacci #carceri #giustizia
Fronte Popolare.
... oltre ogni limite!! ...
Nessun bambino nasce terrorista. Nessun bambino sceglie dove nascere, sotto quali bombe o sotto quale regime. Dire che i bambini uccisi a Gaza 'sono figli di terroristi' è un insulto alla morale, alla dignità umana e alla logica. Un bambino è una vittima, punto. Quando la retorica politica arriva a questo livello di cinismo, ha già perso ogni legittimità.
Giustificare o relativizzare la morte di innocenti non è politica, è disumanità. Quando la propaganda geopolitica diventa così cieca da cancellare l'empatia e la tutela dell'infanzia, significa che si è smarrita ogni bussola morale. La dignità umana non ha confini, bandiere o schieramenti. I bambini sono bambini, ovunque.
Quando il pensiero di un politico supera ogni limite di umanità, viene da chiedersi quali interessi si stiano davvero difendendo. Questo totale allineamento ideologico fa sorgere il forte sospetto che si preferisca tutelare l'agenda e l'influenza di potenti lobby internazionali come AIPAC ed ELNET, piuttosto che i valori fondamentali della dignità umana
... Bibi il terribile!! ...
Guerra a ogni costo. Benjamin Netanyahu non sta preparando Israele alla pace. Sta preparando Israele a combattere anche se gli Stati Uniti decidono di fermarsi. «Apprezzo molto il sostegno che abbiamo ricevuto dai nostri amici americani», ha detto davanti agli ufficiali della riserva a Gush Etzion. «Dobbiamo liberarci dalla dipendenza e costruire un nostro sistema autonomo di armamenti». Ha messo le cose in chiaro: faremo da soli. Non ci importano le conseguenze.
Il riferimento è l’Iran. «Non è ancora finita», ha detto Netanyahu. «Abbiamo colpito. Non è ancora finita». Per il premier israeliano la guerra resta aperta. La diplomazia americana può cercare un accordo con Teheran. Israele, però, vuole colpire ancora. Con o senza Trump.
Netanyahu ha bisogno della guerra. Ne ha bisogno il suo governo, appeso alla destra religiosa e nazionalista che considera ogni tregua una resa. Ne ha bisogno il premier, che da anni tiene insieme potere personale, sicurezza nazionale e nemico permanente. L’Iran serve a questo: spostare il centro della politica israeliana dalla crisi interna alla minaccia esterna.
«Voglio un Israele più forte e meglio armato dalla nostra forza», ha detto ancora Netanyahu. Il piano prevede circa 110 miliardi di dollari in dieci anni, per rafforzare l’industria bellica israeliana. Le aziende sono Elbit Systems, Rafael e Israel Aerospace Industries: munizioni, droni, missili, radar, sistemi antimissile.
Ma oggi Israele resta legato agli Stati Uniti. Washington garantisce 3,8 miliardi di dollari l’anno in aiuti militari. JD Vance ha ricordato che negli ultimi mesi «due terzi» delle armi difensive usate per proteggere Israele sono state prodotte negli Stati Uniti e pagate dai contribuenti americani.
𝑹𝒆𝒅𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆
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#diagonale #israel #iranwar #netanyahu
... sono mostri o no?? ...
𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐳𝐢, 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐧𝐞𝐫 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐚𝐫𝐢: 𝐥'𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐢 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐛𝐚𝐧𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Martedì 23 giugno cinque uomini del regime talebano sono stati ricevuti a Bruxelles, lontano dalle sedi della Commissione europea, da funzionari di 15 Stati membri. Riunione "a livello tecnico", senza politici, presieduta dalla Commissione e dalla Svezia, col Belgio a firmare i visti. Sul tavolo una cosa sola: come deportare in Afghanistan gli afghani che gli Stati considerano scomodi.
Sono gli stessi talebani che l'Europa esibisce come il volto del male ogni volta che serve a spaventare l'elettorato. Gli stessi che a luglio 2025 la Corte penale internazionale ha incriminato per persecuzione di genere, coi mandati contro la guida suprema Haibatullah Akhundzada e il capo della Corte suprema Abdul Hakim Haqqani (nella foto WP). Quelli di un Paese dove alle donne è tolta la scuola, il lavoro, il parco, la voce, e che l'Onu chiama apartheid di genere. Stesso regime, due usi opposti. Il cattivo da sventolare in campagna elettorale e il partner con cui chiudere l'accordo a porte chiuse.
Il commissario Magnus Brunner difende: parlarci è una necessità, non un'opzione. La Fidh chiedeva di arrestarli, quei delegati, appena scesi dall'aereo. Intanto il Patto asilo e migrazione è in vigore dal 12 giugno, e dei 14.270 afghani con ordine di rimpatrio nei primi nove mesi del 2025 ne sono tornati 340, il 2 per cento (Eurostat). Il resto è la fila da svuotare.
Tutto questo mentre in Parlamento ci si accapiglia sui nomi nei citofoni delle case popolari, e qualcuno scopre indignato il razzismo dei seguaci di Vannacci. Il razzismo che fa rumore sta in Aula.
Il volto del male va benissimo per i comizi. Per gli affari, ci si siede allo stesso tavolo.
Auguri all'Europa dei valori.
martedì 23 giugno 2026
... GENOCIDIO!!! ...
La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha dichiarato di aver trovato prove secondo cui bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane. Per gli investigatori ONU, si tratta di un elemento chiave del genocidio in corso a Gaza.
È una notizia gravissima.
E non arriva da una fonte qualsiasi: arriva da una Commissione indipendente delle Nazioni Unite.
Per mesi ci hanno chiesto prudenza. Ci hanno chiesto di non usare certe parole. Ci hanno detto che erano “danni collaterali”, “incidenti”, “tragiche conseguenze della guerra”.
Ma quando i bambini vengono deliberatamente presi di mira, quando un intero popolo viene bombardato, affamato, sfollato e privato di futuro, il nome è uno solo: genocidio.
E davanti a un genocidio non si resta neutrali: o si sta dalla parte delle vittime, o si diventa complici.
Carolina Morace.
... Giuseppe Conte ...
Bambini presi di mira e uccisi nel genocidio di Gaza.
Lo abbiamo detto e denunciato tante volte, ora questa realtà emerge anche dalle inchieste indipendenti in seno all’Onu.
Alla presidente Meloni, da italiano, chiedo:
volete continuare a chiacchierare di orgoglio nazionale con vaniloquenza o volete dimostrarlo con i fatti?
Vi decidete a promuovere sanzioni economiche e commerciali contro Netanyahu e i suoi sodali?
Vi decidete a strappare gli accordi militari con Israele e a togliere a Israele lo status di partner economico privilegiato?
Vi decidete a restituire il cappellino Maga a Trump e a rinunciare al ruolo di "osservatori" nel Board of Peace?
Vi decidete a riconoscere lo stato di Palestina?
... un po' di tregua! ...
Barcellona, 100.000 poesie dall'elicottero.
Ma perché da noi mai?
Forse perché qualcuno ululerebbe alla sporcizia senza capire che servirebbe eccome alla pulizia dell'anima.
Vabbe'.
Scusate l'intemerata poco adatta ai social.
Sarò vecchio, sarò pure un po' rincoglioni*o, ve lo concedo, ma conservo ancora gelosamente l'illusione di Vivere in un paese che ancora e nonostante tutto confida nel futuro senza rifugiarsi per frustrazione, ignoranza, apatia, abitudine o semplicemente paura, in fallimentari ricette del passato.
OK.
Torniamo all'odio.
Ricreazione finita.
Gustavo Ferretti.
... Starmer Kaputt!! ...
𝐒𝐭𝐚𝐫𝐦𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐝𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚. 𝐄 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐜'𝐞̀ 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐨 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Keir Starmer lascia Downing Street dopo nemmeno due anni, convinto di aver ereditato «un partito politicamente, finanziariamente e moralmente fallito». Quel partito l'aveva vinto lui, nel 2024, con la maggioranza più larga di una generazione. Si dimette il 22 giugno e si stupisce.
Si stupisce che imitare la destra da sinistra sia una pratica perdente. Aveva sistemato la bandiera, la sicurezza, i confini, e si vantava di stare «con orgoglio accanto alla nostra bandiera nazionale, non contro di essa». Solo che i conti li ha fatti YouGov: dopo le amministrative di maggio, dei suoi elettori del 2024 è rimasto fedele il 46%, il 22% è passato ai Verdi, il 16% ai Liberaldemocratici, appena il 6% a Reform UK. Ha perso a sinistra, non a destra. Rincorrere Nigel Farage, dicono gli stessi Verdi, è stato un fallimento spettacolare.
Si stupisce pure che insozzarsi di complicità lasci gli elettori di ghiaccio. Da capo dell'opposizione, nell'ottobre 2023, ripeteva che Israele «aveva quel diritto», compreso quello di tagliare acqua ed elettricità a Gaza. Poi le licenze d'armi sospese a metà, i pezzi britannici dentro gli F-35, il genocidio negato in tribunale. Il suo predecessore Jeremy Corbyn, che da quel partito è stato espulso, lo saluta con due parole: «complicità nel genocidio».
E chi piange, qui da noi? Ursula von der Leyen lo ringrazia come "uno statista in due anni". Del resto le lacrime più amare le versano proprio quelli che da sinistra sognano di fare la destra, e che il modello Starmer volevano importarlo.
L'hanno visto cadere prima ancora di copiarlo.
lunedì 22 giugno 2026
... DIMISSIONI!!! ...
Il recente, durissimo scontro diplomatico tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca segna il definitivo collasso della politica estera di Giorgia Meloni. L'illusione di poter addomesticare il nazionalismo di Donald Trump attraverso una linea di subalternità ideologica si è tradotta in un fallimento strategico di vaste proporzioni. Avendo sacrificato i rapporti europei sull'altare di un asse personale mai nato con il tycoon, la premier si ritrova ora respinta da Washington e guardata con diffidenza da Bruxelles. Questo cortocircuito distrugge la credibilità internazionale del paese e demolisce la narrazione interna di una destra pragmatica e capace di governare, rivelando una profonda e strutturale inaffidabilità della leadership.
Le pesanti ricadute per il sistema paese
Il vuoto diplomatico generato da questo strappo produrrà conseguenze immediate e concrete sull'economia e sulla sicurezza nazionale. Sul piano commerciale, l'Italia si trova ora totalmente esposta alle politiche protezionistiche americane, senza alcuna sponda politica per negoziare deroghe sui dazi che colpiranno le nostre esportazioni. Dal punto di vista geopolitico, il paese va incontro a una progressiva emarginazione dai dossier strategici nel Mediterraneo e in Medio Oriente, declassato a spettatore passivo delle decisioni prese dall'asse franco-tedesco. Infine, l'isolamento internazionale si ripercuoterà inevitabilmente anche sulla stabilità interna, aprendo insanabili linee di frattura all'interno di una maggioranza in cui l'anima moderata difficilmente potrà avallare una rottura totale con l'alleato atlantico.
La via d'uscita e l'impasse della leadership
Uscire da questa palude richiederebbe un'inversione di rotta radicale, articolata su tre capitoli fondamentali. Il primo è l'ancoraggio di necessità al nucleo decisionale europeo, l'unico vero scudo contro le guerre commerciali globali. Il secondo è la de-personalizzazione della politica estera, restituendo centralità alla diplomazia istituzionale. Il terzo è il passaggio dalla propaganda nazionalista a una strategia concreta, capace di negoziare con gli altri stati in base ai reali benefici per l'interesse nazionale.
Tuttavia, si tratta di soluzioni che Meloni è impossibilitata ad attuare. Da un lato vi è un'insuperabile barriera ideologica: il dna politico della premier rifiuta per principio le dinamiche di integrazione europee, rimanendo fatalmente ancorato alla retorica nazionalista. Dall'altro, emerge una manifesta incapacità strategica, che ha ridotto la complessa scacchiera geopolitica a una sequenza di mosse d'immagine a uso dell'elettorato interno.
Un atto di responsabilità necessario
Di fronte a un simile stallo, le ambizioni personali e di partito dovrebbero cedere il passo alla tutela della Repubblica.
Se Giorgia Meloni tenesse davvero al destino e alla dignità dell'Italia, prenderebbe atto del fallimento della propria linea strategica e rassegnerebbe le dimissioni. Sarebbe l'unico gesto politico responsabile per permettere al paese di ritrovare una guida autorevole e credibile sullo scenario internazionale, ammesso e non concesso che l'attuale panorama politico sia ancora in grado di esprimere una figura all'altezza di tale compito.
Mauro David.
... l'unico vero Leader!! ...
È passato piuttosto inosservato qui da noi uno dei punti più bassi della storia dell’Unione europea.
Tutti i partiti di destra ed estrema destra - e sono oggi la maggioranza - hanno votato compatti il Regolamento Rimpatri, ovvero quella che è di fatto l’anticamera della Remigrazione in Europa.
418 voti a favore (contro 218), tra cui Popolari, Conservatori, sedicenti “Patrioti”, sovranisti, Afd, al grido di “Send them back”, “Rimandateli indietro”.
Mentre Giorgia Meloni straparla di “successo storico”, l’unico leader europeo ad aver preso con forza posizione contro la negazione stessa del concetto di Europa è stato - avevate dei dubbi? - il premier spagnolo Pedro Sánchez.
Che non solo si è dichiarato assolutamente contrario, ma ha spiegato nel dettaglio perché è un modello miope oltreché disumano.
"La Spagna ha manifestato la propria contrarietà verso la politica europea dei rimpatri che è stata approvata anche dal Parlamento europeo.
L'Europa sta trasmettendo un messaggio sbagliato: non è quello di condividere la sfida della migrazione insieme ai Paesi di origine e ai Paesi di transito, bensì quello di comunicare che questo è un problema dei Paesi terzi e che l'Europa si chiuderà in se stessa. Dal punto di vista economico, politico e della diffusione dei valori che l'Europa dovrebbe manifestare e diffondere, è un messaggio assolutamente negativo".
Il problema è che quest’uomo è rimasto l’unico e l’ultimo leader europeo a dirlo.
Lorenzo Tosa.
... Meloni, fai schifo!! ...
Una grande lezione di stile l'ha data Sánchez.
Da mesi attaccato da Fdi e Meloni, che gli ha anche fatto lo sgarbo di non riceverlo quando è venuto a Roma e che ogni volta che lo vede ha quella fastidiosa espressione altezzosa e da persona sempre infastidita, Sánchez non appena ha saputo che Trump l'aveva offesa le ha subito espresso solidarietà e l'ha difesa pubblicamente.
A parti inverse, da Chigi non sarebbe volata una mosca; o, a seconda del periodo, con buone probabilità Meloni si sarebbe pure unita agli attacchi, nel guicciardiniano e tipicissimo tentativo di lisciarsi il potente di turno, di compiacerlo e fargli capire che si è sempre dalla sua parte (e abbiamo visto com'è andata: vivaddio un po' di giustizia morale c'è stata, su questa fastidiosissima attitudine).
Non la coglierà nessuno, al governo. Figuriamoci Meloni che ha anche avuto il "coraggio" di fare un video dove diceva che "l'Italia non si piega" e ha smentito quanto accaduto (ma figuriamoci, chi conosce la destra italiana sa benissimo che quella è una delle caratteristiche tipiche: cercare il selfie del potente di turno per accreditarsi in patria).
Ma forse a qualcuno qui smuoverà qualcosa.
Leonardo Cecchi.
... il "bunker" Gemona! ...
𝐆𝐞𝐦𝐨𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐛𝐮𝐧𝐤𝐞𝐫: 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐞𝐫 𝐬𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐄𝐯𝐢𝐚𝐧
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Giorgia Meloni è sfilata domenica tra le penne nere a Gemona del Friuli, al raduno degli alpini per i cinquant'anni dal terremoto, e ha spiegato il blitz con una confessione: «Avevo bisogno di un po' di sano orgoglio nazionale e, se non si trova qui, non so dove altro si potrebbe trovare». Traduzione: dopo lo scontro con Donald Trump le serviva un bagno di folla amica.
La premier ha sperato a lungo che il litigio col presidente americano fosse una parentesi. In fondo contava su un Trump troppo pazzo per fare sul serio. Solo che Trump è lucidissimo e cattivo come tutti i sovranisti che amano la violenza, quella fisica e quella verbale. Da egomaniaco ha preso una questione personale, la foto «concessa per pena» al G7 di Evian, e l'ha fatta politica. E Meloni, che a lui si era asservita per anni, ne esce ammaccata.
Andare tra gli alpini a cercare ristoro in una zona di comfort serve a poco. Come serve a poco recitare la generalessa più dura del generale Vannacci, che intanto le rosicchia voti a destra: Futuro Nazionale ha appena scavalcato la Lega nei sondaggi YouTrend, 5,9% contro 5,8%, primo sorpasso da quando il generale ha lasciato il Carroccio e ora punta a Fratelli d'Italia. E intanto Matteo Salvini sul litigio con Trump già si smarca: «Mi auguro che si chiuda in fretta questa parentesi di incomprensione».
La statura di Meloni si misura adesso sui tavoli internazionali, anche perché in casa il quadro è pessimo: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, l'8,4% delle famiglie, un milione in più rispetto al pre-pandemia secondo l'Istat. E lì Trump dovrà rincontrarlo, senza alpini e senza amici tra i banchetti.
domenica 21 giugno 2026
... davvero, ci riesci?? ...
"Meloni manda gentilmente a cagare Trump"
#Politica #Meloni #Trump #Italia #Europa #USA #Geopolitica
Alla fine è successo. Non poteva non succedere. Daje, picchia e mena... Dopo mesi di dichiarazioni che cambiano ogni settimana, e offese personali, Giorgia Meloni ha deciso che la misura era colma.
Senza sceneggiate e senza proclami, la premier italiana ha preso le distanze da Trump e dal suo entourage, diventando di fatto la prima leader europea a farlo in modo così netto e senza possibilità di fraintendimento.
La realtà è semplice: gli interessi italiani ed europei non possono essere subordinati alle improvvisazioni della politica americana e agli scatti d'ira di un ottantenne spesso impegnato in continue crisi autoreferenziali.
Quindi, caro Donald... passi lunghi e ben distesi. Con educazione, ma senza alcuna possibilità di equivoco.
AtSalut
... Memoria e Dignità ...
La dico diritta, perché resti agli atti.
Quello che sta accadendo, con stracci che volano ovunque, sta diventando il più grosso regalo politico ed elettorale che potesse ricevere Giorgia Meloni.
Talmente enorme da apparire persino sospetto, se di mezzo non ci fosse uno come Trump.
Ricapitolando.
Fino a 48 ore fa avevamo una Meloni in chiarissima difficoltà, con Vannacci che vola, il governo che perde colpi, i sondaggi che piangono, nessun risultato o misura degna di questo nome in quattro anni di esecutivo, e lei che letteralmente non tocca palla su tutti i fronti più caldi della politica internazionale.
E all’improvviso si ritrova su un piatto d’argento l’occasione di presentarsi agli italiani come martire della patria e sventolare davanti ai suoi elettori la carta della leader che non si lascia irretire dal potente di turno, che “non implora” e non si piega.
E pazienza se è la stessa che per quattro anni si è piegata eccome ai voleri del padrone americano, ha avallato ogni richiesta, giustificato ogni prepotenza, lo ha addirittura candidato al Nobel per la Pace, non ha speso una parola quando Pedro Sánchez osava tenere la schiena dritta - lui sì, per davvero - contro il bullismo dell’autoproclamato imperatore mondiale, anzi si è sempre e solo schierata dalla parte del più forte, perché era comodo e perché tanto non toccava a lei.
Tutto questo, nella narrazione dei meloniani è magicamente sparito, dimenticato, evaporato in una nuvoletta di propaganda da due spicci e revanscismo di quart’ordine.
Eh no, troppo comodo ora presentarsi come la campionessa della sovranità italica, dopo averla svenduta per anni per un piatto di lenticchie.
Troppo facile smarcarsi ora che non sono rimaste neanche le lenticchie nel piatto, ma solo gli insulti tanto sguaiati e intollerabili quanto prevedibili, perché è sempre andata così con Trump, solo che non toccava a lei.
Perciò no, mi spiace, non darò alcuna solidarietà a chi ci ha portato fino a questo punto, né mi lascerò incantare da una retorica di muscoli e slogan da parte di chi ha incarnato il concetto stesso di sudditanza.
Potrà anche prendere in giro milioni di italioti e fratellini d’Italia, gli stessi che per anni ci hanno ripetuto la favola del Trump pacifista.
Ma per fortuna siamo tanti, e anche molti di più, a non esserci dimenticati nulla di questi anni, ad aver segnato tutto, ogni dichiarazione, ogni cedimento di sovranità, ogni ridicolo salamelecco.
E quel pezzo di Paese non è mai stato dalla parte di Trump e certamente non diventerà trumpiano oggi.
Ma non starò e non staremo neanche dalla parte di chi lo ha prodotto e giustificato, in qualche modo creato.
Si chiama Memoria. Si chiama Dignità. E mai come oggi sono due facce della stessa medaglia.
Lorenzo Tosa.
... Giuseppe Conte ...
Potete anche controllare quasi tutte le tv e i giornali ma risparmiateci la favoletta del Governo Meloni che tutela l'Italia con la schiena dritta.
La premier si guardi allo specchio.
Ad aprile 2025 per far contento Trump è andata negli Stati Uniti a prendere impegni per acquisti di armi e gas americani, per non tassare i giganti del web statunitensi.
Nell'estate 2025 è andata a firmare l'aumento esorbitante delle spese militari al 5% del Pil per far contento Trump e non si è schierata con i leader europei che hanno alzato la voce come Sanchez.
Sui dazi imposti alle nostre imprese ha parlato di accordo "positivo" e "sostenibile" e ha fatto dire al suo vicepremier, sfidando il senso del ridicolo, che le misure contro le nostre aziende in fondo erano una "opportunità".
Rispetto agli attacchi al Venezuela ha parlato di azione difensiva legittima mentre lo stesso Trump spiegava che la ragione era il petrolio. Di fronte alle violazioni del diritto internazionale di Netanyahu e Trump in Iran ha detto "non condivido né condanno" ma a pagare sono stati gli italiani con il boom di prezzi, energia e carburante.
Di fronte a un genocidio con oltre 20mila bambini uccisi da Netanyahu ha mandato Tajani a "osservare" il Board of peace di Trump con il cappellino rosso Maga in mano mentre lo proponeva per il Nobel per la Pace.
Potrei continuare. Le favole di un Governo che tutela l'interesse nazionale la possono raccontare i giornali del deputato di maggioranza Angelucci e tutto il sistema informativo che controllano da Palazzo Chigi. Lo stesso che ha buttato fango su di noi, che abbiamo portato 209 miliardi quando ci volevano imporre il Mes. Lo stesso che rideva per "Giuseppi" mentre scontentavamo Trump su spese militari e Via della Seta per tutelare i nostri interessi nazionali, pur senza mettere in discussione le nostre alleanze storiche.
Lo scontro di oggi non è contro un leader che alza la testa, ma è un richiamo all'ordine verso chi ha sempre obbedito senza fiatare, assumendo impegni insostenibili per il popolo italiano.
Chi ha ridotto l'Italia così non la rimetterà in piedi di certo. Tocca a noi.
... ESTATE ...
Roma, 20 giugno 2026 –
Summer solstice: il solstizio d’estate 2026 cade domenica 21 giugno e segna l’inizio ufficiale dell’estate astronomica nell’emisfero boreale. In Italia il momento esatto sarà alle 10:24, corrispondenti alle 08:24 di TU, il sistema di riferimento orario internazionale usato in astronomia per indicare con precisione i fenomeni celesti.
Il solstizio d’estate rappresenta l’istante in cui il Sole raggiunge la massima altezza apparente nel cielo dell’emisfero nord. Perciò, coincide con il giorno più lungo dell’anno e con la notte più breve.
Che cos’è il solstizio d’estate
Il solstizio d’estate è un fenomeno astronomico legato all’inclinazione dell’asse terrestre. La Terra, infatti, ruota intorno al Sole mantenendo il proprio asse inclinato di circa 23,5 gradi. Nel giorno del solstizio di giugno, il Polo Nord è orientato nella posizione di massima inclinazione verso il Sole: la condizione fa sì che l’emisfero boreale riceva il maggior numero di ore di luce dell’anno.
Nello stesso momento, nell’emisfero australe accade il contrario: il 21 giugno segna l’inizio dell’inverno astronomico e il giorno più corto dell’anno. Per questo, in astronomia, si parla spesso anche di “solstizio di giugno”, una definizione più precisa rispetto a “solstizio d’estate”, perché evita confusioni tra i due emisferi.
Perché si chiama solstizio
La parola solstizio deriva dal latino solstitium, composto da sol, “Sole”, e da stare, “fermarsi”. Il significato letterale richiama l’idea del “Sole fermo”.
Il nome nasce da un’osservazione antica. Nei giorni che precedono e seguono il solstizio, il punto in cui il Sole sorge e tramonta sembra cambiare pochissimo sull’orizzonte. Anche la sua altezza a mezzogiorno pare arrestarsi per un breve periodo, prima di invertire il cammino apparente. Da qui l’immagine del Sole che si ferma.
Perché (o meglio, dove!) è il giorno più lungo dell’anno
La durata effettiva della giornata varia in base alla latitudine: più ci si sposta verso nord, più il Sole resta a lungo sopra l’orizzonte. Il 21 giugno 2026 sarà il giorno con più ore di luce nell’emisfero nord. Nelle aree vicine al Circolo Polare Artico si verifica il fenomeno del Sole di mezzanotte, con giornate in cui il Sole non tramonta.
In Italia la differenza si nota soprattutto nelle ore serali, con tramonti tardivi e una luce prolungata fino a sera. Il solstizio, però, non coincide con il giorno più caldo dell’anno. Le temperature più elevate arrivano di solito nelle settimane successive, tra luglio e agosto, perché terre e mari continuano ad accumulare calore anche dopo il massimo della luce.
Per secoli è stato legato a riti del fuoco, raccolta delle erbe, celebrazioni agricole e feste popolari, il solstizio resta uno dei momenti più simbolici dell’anno. Al solstizio si sovrappongono le tradizioni del giorno di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, quando falò, acqua profumata e rugiada conservano il ricordo di antichi rituali legati alla luce e al passaggio dell’estate.
sabato 20 giugno 2026
... i dieci stadi ...
I DIECI STADI DEL GENOCIDIO DI STANTON
di Lavinia Marchetti
L'articolo lo trovate qui:
https://laviniamarchetti.substack.com/.../i-dieci-stadi...
Credo sia importante, in epoca di negazionismo, tenere sempre presente questi stadi, lui li definisce un "termometro". Dobbiamo partire dal suo presupposto secondo cui Il genocidio non scoppia, ma si costruisce. Gradino dopo gradino, e Stanton, studiando i peggiori orrori genocidari del 900 quei gradini li ha individuati e contati.
Nell' articolo seguo i dieci stadi del genocidio individuati da Gregory Stanton, che confronta l'Olocausto con i massacri di Ruanda e Cambogia, e cerco di compararli a Gaza (ed al Libano) oggi.
Dalla prima divisione tra «noi e loro» fino alla negazione che ai morti toglie perfino la memoria. In mezzo sta la disumanizzazione, il gradino in cui un ministro chiama l'altro «animale umano» e la strage diventa "liberazione dal terrorismo" (bambini compresi).
A mio avviso seguire gli stadi ci serve a riconoscere ciò che accade a Gaza e in Cisgiordania mentre accade, e ciò che comincia ad accadere anche in Libano.
Chi conosce la scala non potrà più dire che non sapeva.
... Delirio-Trump!! ...
Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte e Giulio Cesare. Ma anche Hitler, Stalin e Mao, fino ad Attila e Gengis Khan. Donald Trump si lancia in un delirio di onnipotenza che attraversa la storia e arriva ai tempi dei grandi imperatori. “I miei poteri sono illimitati" ha dichiarato, "Sono la persona più temuta di sempre". In un’intervista ad Axios ha detto di aver scoperto, dall’inizio della guerra in Iran, di non avere “alcun limite” al proprio potere. Un concetto ben ribadito da un libro a breve disponibile nelle librerie americane: Regime Change. La firma sul volume è dei reporter del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan. Secondo il loro ritratto - e non è difficile immaginarlo - al presidente piace pensare di essere l’uomo più potente della storia, di avere più potere di Hitler, Stalin e Mao, ma anche di Attila e Gengis Khan. Secondo Axios, Trump si (auto)collocherebbe “nella linea di discendenza di conquistatori, dittatori e uomini forti che piegano le nazioni al proprio volere”
... Trump e Meloni ...
Non ci vuole molto per capire cosa sta succedendo. Meloni, da quando è in carica, ha fatto una scelta di campo: servilismo spinto nei confronti degli USA per farsi spalleggiare, pesare di più rispetto a Germania e Francia e restare a galla. Funzionava (in apparenza) con Biden, che rispettava (più o meno) le forme del linguaggio diplomatico, mentre non funziona più con Trump, che vuole vassalli.
E Meloni vassalla lo è! Il suo problema è il non poterlo essere fino in fondo, perché ci sono interessi economici che lo impediscono.
La realtà, che prende forma da decenni, è che Stati Uniti ed Europa sono concorrenti naturali: l'alleanza tra le due sponde dell'Atlantico non ha materialmente senso all'insegna della cosiddetta "civiltà occidentale" e dei suoi presunti "valori", ma ne ha ancora meno quando al governo ci sono destre cavernicole, razziste e autoritarie che basano il loro consenso su balle spaziali e violenza omicida contro migranti, marginali e oppositori (interni ed esterni).
In sintesi: L'ATLANTISMO È MORTO!
È un relitto della guerra fredda che non ha nulla a che vedere col mondo contemporaneo.
Se ne facciano una ragione, a Libero: le menzogne dell'estrema destra mondiale stanno crollando, e loro non possono nascondersi dietro gli insulti al padrone.
#usa #europeanunion #Trump #Meloni
venerdì 19 giugno 2026
... cara Gioggia ...
Cara Giorgia Meloni,
se Donald Trump ti ha umiliata, ha umiliato te come capo del governo, non l'Italia. Perché c'è un errore che voi, Fratelli d'Italia e gran parte della maggioranza, continuate a commettere: pensare che l'intero Paese si identifichi con voi, che ogni cittadino si senta rappresentato dalle vostre scelte e dalla vostra visione del mondo.
Non è così.
Molti italiani non si riconoscono nell'idea di un Occidente chiuso, identitario, costruito attorno a slogan sulla superiorità culturale, religiosa o nazionale. Molti italiani credono ancora nella cooperazione internazionale, nella diplomazia, nella solidarietà tra i popoli e nel rispetto del diritto internazionale.
Trump ha mentito? Ha detto la verità? Non possiamo saperlo con certezza. Ma una cosa è certa: la fiducia non si costruisce con video studiati per i social o con la comunicazione da influencer. Si costruisce con la credibilità politica. E oggi quella credibilità è messa in discussione da scelte e alleanze che molti cittadini non condividono.
Continuiamo a sentire parlare di premi Nobel per la pace mentre si sostengono governi coinvolti in conflitti che causano migliaia di vittime civili. Continuiamo a sentire applausi per politiche economiche, come i dazi di Trump, che rischiano di colpire proprio quelle piccole e medie imprese italiane che vivono di esportazioni e che rappresentano il cuore produttivo del Paese.
E mentre si annunciano grandi successi diplomatici, assistiamo a viaggi cancellati, relazioni internazionali indebolite e a un progressivo isolamento politico che viene raccontato come una vittoria.
La verità è che non è Trump a umiliare l'Italia. L'Italia viene umiliata ogni giorno quando si sacrificano principi fondamentali per convenienza politica; quando si indebolisce il valore del diritto internazionale; quando si dimentica che la vita dei civili, dei bambini, delle donne e degli innocenti dovrebbe essere sempre al centro di ogni scelta politica, senza doppi standard e senza eccezioni.
L'Italia merita di più. Merita una politica estera autorevole, indipendente e coerente. Merita una classe dirigente capace di rappresentare tutti gli italiani, non soltanto chi la vota.
Essere patrioti dovrebbe significare difendere la dignità del Paese, non quella del proprio schieramento.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
... una riflessione ...
Il dottor Frankenstein, nel romanzo di Mary Shelley, alla fine è divorato dalla propria creatura. La domanda aperta, per l’Europa, è se saremo capaci di riconoscere il mostro prima che bussi alla porta.
/La riflessione di Alberto Pagani/
C’è una scena ricorrente nei romanzi gotici dell’Ottocento: il dottore folle che di notte fruga nei cimiteri, strappa arti da cadaveri diversi e li cuce insieme sperando di ridar vita a qualcosa che non ha mai avuto una vita unitaria. È la metafora più precisa per descrivere l’architettura della guerra cognitiva russa nel conflitto ucraino: una narrativa “Frankenstein” che assembla frammenti di ideologie morte — anticapitalismo, antimperialismo, nostalgia sovietica, neopaganesimo slavo, suprematismo bianco, retorica pacifista — e li cuce in un mostro coerente solo nell’odio per l’Occidente liberaldemocratico.
Il paradosso al cuore dell’operazione è tanto evidente quanto sistematicamente ignorato: la Russia di Putin giustifica la propria invasione dell’Ucraina come una “missione di denazificazione”, mentre le sue unità d’élite sul campo ostentano apertamente la simbologia del Terzo Reich. Il Gruppo Rusich, guidato da Alexei Milchakov, neonazista dichiarato, sfoggia rune Waffen-SS e il Kolovrat, variante slava della svastica. La brigata “Española” era identificata dal codice 88 — abbreviazione cifrata di “Heil Hitler” — operativa fino alla fine del 2025. Dmitry Utkin, fondatore operativo del Gruppo Wagner, portava tatuati sulle clavicole i simboli delle SS, e il nome stesso “Wagner” fu scelto come omaggio al compositore prediletto di Hitler. Denazificare l’Ucraina usando neonazisti: la contraddizione non è un errore logico, è un metodo.
Quel metodo si chiama guerra cognitiva. Non è propaganda nel senso tradizionale del termine — la diffusione di un messaggio univoco verso un pubblico passivo. È qualcosa di più sofisticato e più destabilizzante: la produzione industriale di contraddizioni, l’inquinamento sistematico del campo semantico, la trasformazione del dubbio in arma. L’obiettivo non è convincere che la Russia ha ragione, ma convincere che non esiste una ragione verificabile, che tutto è relativo, che “anche dall’altra parte ci sono nazisti”, che la verità è irraggiungibile. In questo spazio di nebbia cognitiva il mostro di Frankenstein prospera, perché nessuno ha più gli strumenti per identificarne le suture.
La specificità italiana di questa operazione merita attenzione particolare. L’Italia si è rivelata il laboratorio più fertile per testare la saldatura tra opposti estremismi. Il meccanismo è stato elaborato attraverso la cosiddetta “Quarta Teoria Politica” di Alexander Dugin — importata e adattata al contesto italiano da figure come Orazio Maria Gnerre — che propone un asse trasversale tra estrema destra e sinistra antagonista unificato dall’avversione all’atlantismo e al liberalismo. Il risultato è una narrativa in cui il pugno chiuso copre il saluto romano, e la lotta al “fascismo ucraino” diventa l’involucro ideologico che nasconde la più grande forza mercenaria neonazista e reazionaria del XXI secolo.
Il volto umano di questo inganno ha un nome: Edy Ongaro, militante veneto della sinistra radicale morto nel 2022 combattendo con il Battaglione Prizrak nel Donbass. La sua figura è stata trasformata da Mosca in un’icona propagandistica: il “nuovo partigiano internazionalista” che dà una parvenza di antifascismo a un’invasione condotta da unità dichiaratamente neonaziste. Il cortocircuito è deliberato: se anche un militante di sinistra combatte per il Donbass, allora forse lì davvero c’è qualcosa che vale la pena difendere. La logica del testimone oculare ideologicamente orientato, trasformato in strumento di influenza post-mortem.
Questa “disinformazione a cascata” — che non mira a formare una convinzione ma a saturare l’ambiente informativo di rumore — trova in Italia una rete di amplificatori che va dai canali Telegram privi di fact-checking agli ospiti fissi dei talk show di prima serata. L’Italia è l’unico Paese del G7 che ospita regolarmente propagandisti del Cremlino nei propri spazi mediatici mainstream. La soglia di riconoscimento del mostro di Frankenstein si abbassa ogni volta che il mostro viene invitato a sedersi al tavolo come interlocutore legittimo.
La sfida che il conflitto ucraino pone alle democrazie europee non è quindi soltanto militare né soltanto economica: è cognitiva. Richiede la capacità di riconoscere le suture del mostro di Frankenstein — di distinguere l’anticapitalismo genuino dalla sua versione teleguidata da Mosca, il pacifismo autentico dalla sua variante funzionale al disarmo dell’aggredito, il giornalismo di inchiesta dal “dubbio metodico” che si trasforma in rendita di posizione. Richiede, in ultima analisi, quella che potremmo chiamare immunità narrativa: la capacità collettiva di non essere reclutati come parti del corpo del mostro, ignari che le nostre braccia siano già cucite al torso di qualcun altro.
Il dottor Frankenstein, nel romanzo di Mary Shelley, alla fine è divorato dalla propria creatura.
La domanda aperta, per l’Europa, è se saremo capaci di riconoscere il mostro prima che bussi alla porta.
https://formiche.net/.../mostro-frankenstein-guerra.../...
... solo disprezzo!!! ...
Questa è la plastica rappresentazione per cui mi è impossibile non disprezzare questo centrodestra.
Avete esultato per la elezione di uno psicopatico, che ha quasi fatto un colpo di Stato, che minaccia da due anni la democrazia americana, deporta migranti regolari, vuole distruggere l'indipendenza della magistratura , della cultura e delle Università, la libertà delle persone di essere quello che ritengono giusto, per sessualità, religione, cultura, avete detto che avrebbe portato la pace nel mondo, meritando addirittura il Nobel per la Pace. Avete accettato che facesse radere al suolo Gaza, aprisse un conflitto stupido e controproducente contro l'Iran e voi sempre zitti scodinzolanti.
Perché sotto sotto è quello che vorreste fare anche voi in Italia ed in Europa, ma che, fortunatamente, non siete in grado di fare
E vi scandalizzate solo ora se vi attacca personalmente. E ora magari volete anche solidarietà. Perché attaccando voi, attaccherebbe l'Italia.
Per me potete andare solo a zappare la terra. Magari al posto di quei migranti che vengono sfruttati e uccisi nel silenzio grazie alle leggi e ai mancati controlli che avete fatto negli anni.
@follower
Davide Bono.
... frontiera blindata! ...
𝐋𝐚 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐛𝐥𝐢𝐧𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐥'𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐢𝐬𝐭𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
La penna che ha scritto il regolamento sulle procedure d'asilo, l'architrave del nuovo Patto migrazione e asilo, è di Fabienne Keller, gruppo Renew. La penna del regolamento rimpatri, approvato dal Parlamento europeo il 17 giugno con 418 voti, è di Malik Azmani, ancora Renew. I due testi che blindano la frontiera europea portano la firma del centro che si proclama europeista.
A votarli, il Ppe insieme ai conservatori di Fratelli d'Italia, alla Lega e all'estrema destra dell'AfD: la maggioranza che regge la Commissione si è rotta proprio sull'immigrazione, e ha vinto la linea più dura.
Comodo addossare tutto alla "destra". I popolari, che del diritto internazionale e umanitario dovrebbero essere i custodi, ne sono diventati gli avversari. Col Patto in vigore dal 12 giugno la detenzione supera i 18 mesi della vecchia direttiva, gli hub di rimpatrio sbarcano in paesi terzi, l'asilo si fa procedura accelerata. Amnesty parla di norme punitive, il Ceps teme la violazione della Convenzione di Ginevra.
La vergogna è non vedere la mutazione. Renew, qui da noi, è la famiglia di Renzi, Bonino, Calenda, rimasta sotto il 4% alle europee del 2024. Eppure un eurodeputato italiano il gruppo l'ha appena trovato: il 4 giugno Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo eletta col Pd, ha lasciato i socialisti ed è entrata in Renew, in nome dell'europeismo e dell'atlantismo. Il manto nobile attira, e copre chi smonta i patti fondativi mentre giura di difenderli.
L'Unione europea si tradisce a ogni passo e chiama solidarietà il proprio tradimento. Da noi qualcuno dovrebbe dirlo, invece di applaudire.
giovedì 18 giugno 2026
... NO COMMENT!! ...
La vergogna nazionale...
Il presidente degli Stati uniti ritiene che sia sconveniente per Israele perseguire i suoi nemici facendo saltare in aria interi palazzi, dato che in quegli edifici "ci vive una sacco di gente che non c'entra niente". Accidenti. Se solo ci fosse stato modo di sapere che succedevano cose simili, magari si poteva fare qualcosa? Evitare di finanziare ed armare l'IDF impegnato a radere al suolo Gaza ed assassinare 20000 bambini? Chi lo sa. Intanto Trump al New York Times ha detto che "Netanyahu è un tipo davvero difficile." Gli improvvisi scrupoli dl presidentissimo hanno poco a che vedere con l'etica e molto con la disaffezione che serpeggia in Maga per l'alleanza "assoluta" con Israele. Che da canto suo non fa segreto della propria preoccupazione e lancia una controffensiva d'opinione in USA attraverso i canali lobby come AIPAC e alleati come il cristo-sionista ambasciatore USA a Gerusalemme Mike Huckabee. Tutto per sventare una "impensabile" rottura con lo sponsor. Ma le stesse qualità di ignavia, opportunismo e narcisismo sociopatico che hanno fatto di Trump il primo presidente USA malleabile al punto di mettere l'apparato militare americano al servizio della spedizione iraniana, ne fanno un alleato sommamente imprevedibile.
Ambrogio Pagani.
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Luca Celada.
... ed allora: che fare? ...
Un grande Luciano Canfora sulla questione del patentino antifascista:
«Ho ricevuto da Garzanti una settimana fa una enorme edizione del Mein Kampf.
Allora cacciamo Garzanti...
Io non amo Céline, il più antisemita del mondo, ma è un pezzo da novanta della Adelphi.
Laterza ha pubblicato Giovanni Gentile, filosofo del fascismo.
Allora via anche Laterza.
Coga pubblica il libro di Proudhon, La pornocrazia, un attacco alle donne in quanto tali.
Via anche la Dedalo, che è come Vannacci. Tutto assurdo».
Da La Fionda
#LucianoCanfora #Vannacci #Fascismo
... il metodo Salvini!! ...
𝐈 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐨, 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐭𝐞: 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐢𝐧𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Alle 10.20 di mercoledì la linea ad Alta velocità tra Milano Rogoredo e Piacenza è andata in tilt per un guasto alla linea elettrica, con tanto di incendio di sterpaglie sui binari. Tanto per non farsi mancare nulla. Sette treni cancellati, ritardi a cascata: il Frecciarossa 9311 per Torino ne ha accumulati 280 di minuti, un Italo atteso a Milano alle 10.45 è arrivato cinque ore dopo. Due convogli fermi nel Lodigiano senza aria condizionata, una passeggera soccorsa. Niente anarchici stavolta, solo un cavo bruciato e un campo che brucia.
E Matteo Salvini, che di mestiere fa il ministro dei Trasporti, cosa fa? Chiede una relazione a Trenitalia, poi corre a firmare un accordo ferroviario con l'Arabia Saudita. Da tre anni il copione è sempre lo stesso: quando non sono i sabotatori, la colpa è dell'azienda, dei cantieri, del regolamento europeo. Mai sua. Eppure i trasporti dovrebbe farli funzionare lui. Nel 2025 i Frecciarossa hanno totalizzato 676 giorni di ritardo, secondo lo studio di Europa Radicale, e dall'insediamento del governo nell'ottobre 2022 il conto supera i due anni interi.
I treni non trasportano, le opere non si aprono. Il Ponte sullo Stretto, il mausoleo annunciato, è stato bocciato due volte dalla Corte dei Conti, costa 13,5 miliardi, ha già visto slittare 2,8 miliardi e non ha posata un solo mattone sputato. Per i pendolari la soluzione studiata al ministero è tagliare il 15% delle corse: meno treni, così almeno arrivano in orario, si vede.
C'è da chiedersi se non sia uno dei peggiori ministri dei Trasporti della storia. Ma per carità, senza che se la prenda. Mica è colpa sua.
mercoledì 17 giugno 2026
... NORMAN FINKELSTEIN ...
NORMAN FINKELSTEIN:
"Se trattate le persone in questo modo, se le degradate, le umiliate, le assassinate, allora non sorprendetevi se accade una rivolta alla Nat Turner. Ed è esattamente ciò che ho detto riguardo al 7 ottobre.
Se sapevate, come io sapevo, ciò che era stato fatto alla popolazione di Gaza, il fatto che persino il capo del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano, Giora Island, nel 2004 abbia descritto Gaza come un enorme campo di concentramento. Oppure Mary Robinson, l’Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, che nel 2008 disse: «Un’intera civiltà viene distrutta. Non sto esagerando. Viene distrutta». Oppure, come disse The Economist nel 2023, proprio alla vigilia del 7 ottobre, quando definì Gaza una nave che affonda.
Di fronte a tutto questo, non potete sorprendervi del 7 ottobre. Non potete fingere di esserne scioccati. E si possono condannare le atrocità, ma proprio come gli abolizionisti non condannavano le rivolte degli schiavi, io non condannerò la rivolta dei detenuti di un campo di concentramento, nati dentro quel campo. Perché gli abitanti di Gaza che hanno sfondato i cancelli avevano perlopiù tra i venti e i ventidue anni. Erano nati in un campo di concentramento. Hanno languito in quel campo di concentramento, ed erano destinati e condannati a morire in quel campo".
Per chi non conoscesse Norman Finkelstein è un politologo, saggista e conferenziere statunitense, nato a Brooklyn nel 1953 da genitori ebrei sopravvissuti alla Shoah. È diventato noto a livello internazionale con libri come Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict, The Holocaust Industry, Beyond Chutzpah e Gaza: An Inquest into Its Martyrdom.
Lavinia Marchetti.
... il Memorandum ...
L’accordo con l’Iran “non è definitivo” ma è un “memorandum di intesa".
"Se non mi piace, torneremo a colpirli. Se non si comportano bene torneremo subito a bombardare”.
Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, a margine del bilaterale con l’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi.
Intanto, sta trapelando con sempre maggiore insistenza sui media internazionali il testo del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, che il presidente Donald Trump ha ipotizzato di leggere “parola per parola” in conferenza stampa per evitare che venga distorto.
Nelle scorse ore Bloomberg ha pubblicato la bozza di intesa, destinata a mettere fine alle ostilità e creare la cornice per un accordo più ampio e dettagliato. Ma una fonte vicina al team negoziale iraniano, citata dall’agenzia Tasnim’, ha contestato l’accuratezza del documento, sostenendo che la versione diffusa contiene “numerose inesattezze”.
https://www.ilfattoquotidiano.it/.../g7-a-evian.../8421657/ Vedi meno
... offerte di lavoro ...
𝐂'𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐓𝐢𝐤𝐓𝐨𝐤
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Scorrono da giorni sui gruppi TikTok e nelle storie di Instagram: screenshot di offerte che un tempo si accettavano in silenzio. 800 euro al mese per sette ore al giorno, sabato compreso. Turni che finiscono alle due di notte senza un euro di maggiorazione. Stavolta la risposta è un secco no, fotografato e messo in rete. Lo racconta oggi La Stampa, che ci legge un manifesto della Generazione Z contro il lavoro malpagato e senza contratto.
Liquidarli come la solita gioventù indolente, cresciuta col telefono in mano, è comodo. Solo che i numeri raccontano altro. Secondo l'ultimo rapporto AlmaLaurea, fra i laureati che a un anno dal titolo cercano ancora un impiego, la quota disposta ad accettare meno di 1.250 euro netti è scesa al 33% e al 26%. A Milano, dove l'affitto si mangia quasi tutto, quella cifra è la soglia della sopravvivenza.
La sociologa Chiara Saraceno, sulle stesse pagine, lo scrive senza troppi giri di parole: chiedere a quali condizioni si lavora è un diritto da esercitare, altro che pretesa da viziati. E quegli screenshot condivisi sono già una bacheca sindacale per una generazione che un sindacato quasi non ce l'ha più. Cambiano gli strumenti, non la sostanza: è organizzazione del disagio, con i mezzi di oggi.
Quelle richieste, del resto, sono politiche. Parlano di salari, di contratti, di welfare, di una pensione che a questi ragazzi nessuno osa più promettere, di affitti che si mangiano lo stipendio.
La domanda, a questo punto, è se la politica saprà ascoltarle, o se preferirà raccontarsi ancora la favola dei nativi digitali sdraiati sul divano. Aspettiamo.
... RUINI - in memoriam ...
IL CARDINAL RUINI - IN MEMORIAM
articolo di Giovanni Colombo, già responsabile dei giovani di Azione Cattolica della Diocesi di Milano e consigliere comunale di Milano.
Ha lasciato questa terra di terra e sassi colui che è stato il capo della Chiesa italiana per più di trent'anni. Eminence, come lo chiamava scherzosamente la Littizzetto, dal 1991, per 16 anni, ha guidato la Conferenza Episcopale italiana. Ma già dal 1986, da segretario, ha comandato. E la sua influenza si è stesa pure sui dieci anni di presidenza del suo successore, il fido cardinal Bagnasco. Di lui ho tre ricordi personali.
Nel 1977, quando era ancora il don Camillo alla guida degli Studenti Democratici di Reggio Emilia e io un adolescente in cerca d'autore, lo vidi sottrarsi alla sottoscrizione del manifesto del costituendo Coordinamento Interregionale Studenti - promosso dal Gruppo Confronto di Milano per riunire alcuni gruppi studenteschi di ispirazione cristiana del Nord Italia perché il testo gli suonava troppo di sinistra. Nel 1989, alla fine di una tristissima vicenda, pose il suo veto alla mia nomina a responsabile nazionale dei giovani di Ac perché "Colombo non può promuovere la comunione ecclesiale" (per forza, ero della diocesi del Cardinal Martini). Nel 1990, quando fu lui stesso per qualche mese assistente della Azione Cattolica Italiana, diede queste consegne al Consiglio Nazionale: obbedite ai preti (cioè a me), non fate politica (ovvero lasciatela a me), non litigate con gli altri movimenti (quindi fidatevi di me che so come trattarli).
Tre episodi che, nel piccolo, dicono tre aspetti fondamentali del suo modo di procedere. Anticomunismo viscerale: vedeva Pepponi da tutte le parti. Ortodossia inossidabile: fedele esecutore della linea wojtyliana, voleva una Chiesa disciplinata e forza sociale, in cui ovviamente non c'era più posto per un laicato vivace e intelligente. Centralismo ferreo: controllava tutto, ma proprio tutto, dall'articolino sulla stampa alle nomine dei vescovi. Non si muoveva foglia senza il suo placet. In un trentennio il cardinal Ruini (da ora in poi "lui") ha provato di tutto per contare nella vita sociale e politica. Ha sostenuto per anni l'insostenibile, ovvero la Dc compromessa con la corruzione e le mafie. Preso atto con grande ritardo che la stagione dell'unità politica era finita per sempre, ha inventato una serie di sigle dipendenti direttamente da "lui", pronte a muoversi ad un suo cenno: Progetto Culturale, Forum delle famiglie, Retinopera, Comitato Scienza e Vita (quest'ultimo fondamentale per la sua campagna astensionista sul referendum sulla procreazione assistita del 2005). Alla guida di Avvenire e della televisione Sat 2000 (ora TV2000) per 20 anni ha blindato il suo amato Dino Boffo. Quando ha avuto bisogno di sponde nel mondo economico, si è affidato per anni alle mani di Giampiero Fiorani, l'amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, un vero cattolico modello (chi se lo ricorda più?). In politica ha sempre preferito appoggiare Silvio, il libertino, piuttosto che Romano, il cattolico adulto di cui aveva celebrato le nozze. Quando ha fatto progetti in grande si è appoggiato ad Antonio Fazio, il governatore della Banca d'Italia (e quando Fazio nel 2005 venne coinvolto nelle inchieste bancarie sui "furbetti del quartierino", "lui" non fece un plissé, e subito ripartì con le telefonate, candidando alle politiche del 2006 alcuni suoi fiduciari). Non ha voluto dare il funerale religioso al povero Welby. Ha organizzato in prima persona il Family Day del 12 maggio 2007 contro i Dico, il progetto di legge sulle unioni civili proposto dal governo dell'Ulivo. Da pensionato non ha fatto mai mancare il suo puntuale sostegno al centrodestra e le sue puntute critiche al pontificato di Francesco, tramite le immancabili interviste di Aldo Cazzullo (assurto al ruolo di suo portavoce).
L'aspetto che mi ha sempre colpito di "lui", più che la contiguità con i poteri di tutti i tipi, è stata la disinvoltura nel far finta di niente. Ogni volta che un bubbone esplodeva e gli "amici" finivano nei guai, "lui" voltava pagina con freddezza, come era già successo con il crollo della Dc, senza mai fare i conti con la debolezza culturale prima ancora che spirituale ed etica che l'aveva portato a dare credito a personaggi senza scrupoli e ad affidare i progetti più ambiziosi a gente modesta. Al fine di combattere il relativismo con alleanze di ogni tipo, "lui", la Chiesa, l'ha ampiamente relativizzata. Le ha fatto perdere autorevolezza. Ha contributo a svuotarla. Il suo dominio è stato così lungo e devastante che anche oggi la Chiesa italiana stenta a riprendersi, nonostante il papato di Francesco e l'azione in sede Cei dei cardinali Bassetti e Zuppi. L'Ac è esausta, Cl si ritrova divisa e commissariata, gli altri movimenti vivacchiano. Nelle parrocchie rimangono preti in crisi di identità e tanti vecchi meditabondi sulla morte vicina. Le donne vanno a far yoga, i giovani cercano fremiti altrove. I discorsi sulla sinodalità non incidono. Aumentano le messe con preti extracomunitari che parlano a stento l'italiano. E chissà quali altri dati ha in mano Papa Leo, che sta facendo fatica a trovare nuovi vescovi.
Intanto "lui" è morto. Prendendo spunto dal finale dell'omelia dell'arcivescovo Delpini per il funerale di Silvio Berlusconi, mi vien da chiudere cosi: "In questo momento di cordoglio che cosa possiamo dire del cardinal Ruini? È stato un ecclesiastico assai importante: un desiderio di destra, un desiderio di potere, un desiderio di gloria. Ora incontra il giudizio di Dio."
martedì 16 giugno 2026
... il dilemma Trump ...
È ancora viva la memoria della bullesca propaganda con cui Trump e Netanyahu avevano dato inizio alla guerra contro l’Iran. Minacciavano l’annientamento di ogni traccia della civiltà persiana se i pasdaran non si fossero piegati, davano per imminente il cambio di regime, già preparavano riunioni con gli affaristi per spartirsi il paese.
Ebbene, il memorandum di pace che circola in queste ore delinea una situazione un po’ diversa.
Stando ai leaks pubblicati da Reuters e altri, ammesso che si arrivi alla firma, venerdì prossimo gli Stati uniti potrebbero accettare un protocollo che pare oggettivamente sbilanciato a favore del nemico.
Lasciamo ai geopolitici di grido occuparsi della telenovela nucleare e concentriamoci sul nocciolo del problema: la disputa commerciale e finanziaria. Ecco i punti principali.
In primo luogo, Washington si appresta a sbloccare circa 25 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati all’estero. Gli sherpa americani puntualizzano che lo sblocco avverrà «sotto condizioni» ma la precisazione appare ogni ora più flebile. Metà dei soldi potrebbero esser consegnati ai legittimi proprietari già all’atto della firma.
Inoltre, gli Stati uniti sono pronti a inaugurare una progressiva rimozione delle cosiddette «sanzioni» contro il regime teocratico. Significa, in sostanza, che saranno allentate le barriere protezioniste, non solo verso il petrolio ma anche verso le imprese estere che hanno continuato a interagire con Teheran. Lo sbandierato friend shoring americano potrebbe così diventare enemy shoring: una stagione di nuovi commerci col vecchio nemico.
C’è poi il capitolo dei fondi per la ricostruzione dell’Iran bombardato. Trump ha ancora la faccia di venderla come occasione di profitto per i sodali del suo golf club. Ma gli iraniani la vedono diversamente, come riparazioni di guerra a carico dei demolitori. In un caso o nell’altro, è difficile immaginare che gli investitori americani potranno muoversi a proprio agio, in un paese ormai ampiamente innestato nella fitta rete di relazioni inter-capitalistiche sino-russe.
Resta infine il disastro di Hormuz. All’inizio della guerra, Washington e Tel Aviv puntavano sulla presa del canale per condizionare i transiti verso oriente e mettere la Cina sotto scacco. Non è andata bene. Adesso si accontentano di invocare una riapertura senza condizioni. Ma potrebbe andargli peggio. Ora infatti è Teheran che esige denari da coloro che passeranno lo stretto, non più come «pedaggi» ma come «servizi di navigazione e sicurezza». Per il diritto internazionale la definizione è più digeribile. Ma la sostanza è la stessa: l’iniziale azzardo piratesco di americani e israeliani potrebbe sfociare in un umiliante ribaltamento di ruoli.
L’esito della contesa militare è alquanto sorprendente ma tra i contabili di guerra non c’è troppo stupore. Oggi l’America indebitata può spendere per armamenti meno di un decimo rispetto agli enormi investimenti militari che destinava alle campagne medio-orientali nell’epoca d’oro delle grandi invasioni.
La ragione risiede in un limite già delineato da Ian Ferguson: quando la spesa per interessi sul debito supera la spesa militare, l’espansione imperiale entra in crisi. Ferguson parla solo di debito pubblico, come vari commentatori poco avvezzi all’argomento. In realtà si tratta di debito verso l’estero, sia pubblico che privato. Ma l’implicazione è quella. Come era accaduto nella crisi dell’impero britannico, il cosiddetto vincolo esterno inizia a mordere anche l’impero americano.
Presi nell’inedita morsa, gli Stati uniti saranno presto o tardi forzati verso un drammatico bivio: rassegnarsi al declino imperiale e accettare di governarlo pacificamente con gli altri paesi, oppure giocarsi il tutto per tutto con una escalation bellica generale, in spregio al dissesto finanziario e forti di una supremazia militare ancora difficile da scalzare. O Pechino o morte.
A lungo il dilemma incomberà sul mondo. Per adesso, anziché affrettarsi a inviare navi italiane su Hormuz, Meloni farebbe bene a chiedere all’amico Trump in che direzione vuol mettere la freccia.
... Trump e Bibi ...
𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩 𝐞 𝐍𝐞𝐭𝐚𝐧𝐲𝐚𝐡𝐮 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥'𝐈𝐫𝐚𝐧, 𝐞 𝐚𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐚
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Donald Trump ha attaccato l'Iran il 28 febbraio per far cadere il regime e smantellare il nucleare. Quasi quattro mesi dopo il regime è in piedi, l'uranio arricchito è dov'era, e quello festeggia. La guida suprema Ali Khamenei è morta sotto le bombe, certo: solo che al suo posto siede il figlio Mojtaba, eletto dall'Assemblea degli esperti l'8 marzo, una dinastia al posto della dinastia. Cambio di regime da manuale, lo chiamava Trump. Auguri.
Ma attenzione, quello che si firma venerdì 19 giugno a Ginevra è un memorandum d'intesa, la pace è un'altra cosa: una tregua di 60 giorni che riapre lo Stretto di Hormuz e libera 25 miliardi di dollari di asset iraniani congelati. Teheran incassa ossigeno e tiene la sua postura. Washington rinvia il nucleare e porta a casa una foto. Due fasi di guerra, militare e blocco navale, costate decine di miliardi, e nessuna vera concessione strappata al tavolo.
E Israele? Benjamin Netanyahu non ha firmato niente, anzi continua a bombardare Beirut e si tiene le zone cuscinetto in Libano, Gaza e Siria. «Lo scontro non è ancora finito», dice, «non solo contro l'Iran ma anche contro i suoi proxy». Tradotto: la guerra resta aperta perché aperta conviene.
Intanto il 14 giugno, per i suoi ottant'anni, Trump si è regalato un torneo di arti marziali alla Casa Bianca, 60 milioni di dollari, gabbia ottagonale sul prato sud e un bombardiere a illuminare il cielo. Il 37% di gradimento e i gladiatori in giardino. La pace come spettacolo e la guerra come fondale: del resto chi guadagna dal conflitto permanente non ha motivo di chiuderlo. La prossima la stanno già preparando.
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