giovedì 27 agosto 2026
... 27 agosto 1950 ...
Il 27 agosto 1950, Cesare Pavese sceglieva di congedarsi dal mondo nella stanza di un hotel torinese, lasciando scritte le celebri parole: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi».
Oggi ricordiamo una delle voci più profonde e tormentate del Novecento italiano. Poeta delle langhe, della solitudine, del mito e del dolore d'oltremare, Pavese ha saputo trasformare l'inquietudine e la ricerca d'identità in una letteratura immortale. «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi»: il suo sguardo sul mondo resta un faro indelebile per chiunque cerchi la verità nelle parole.
***
Da VERRA' LA MORTE E AVRA' I TUOI OCCHI (11 marzo - 11 aprile ’50)
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi –
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
22 marzo 1950.
mercoledì 26 agosto 2026
... il woke è morto!!! ...
𝐌𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐰𝐨𝐤𝐞, 𝐥𝐞 𝐛𝐞𝐬𝐭𝐢𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐛𝐞𝐬𝐭𝐢𝐚𝐥𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Grazie al cielo hanno seppellito il woke, che in Italia nessuno ha mai visto, e da quando Giuseppe Conte ha scritto a Repubblica che sarebbe "una sorta di religione morale autoreferenziale" mi sento autorizzato anch'io alla schiettezza, e ne approfitto. Eccola qui, la convinzione: sotto i panegirici sulla libertà di espressione e sul "non si può più dire niente" c'è dell'altro. E non è nemmeno ben nascosto.
Sono convinto che questa manfrina serva ai razzisti per dichiararsi finalmente razzisti. Poveretti, per anni hanno vissuto la propria bestialità come una malattia, una stortura da tenere in cantina, e per un razzista non esiste niente di più liberatorio che fare schifo in pubblico, meglio ancora se ha l'illusione di un partito che lo rappresenta, tipo quello di Roberto Vannacci, che il piano di remigrazione se lo è scritto in programma in 22 punti, dentro quella che chiama emergenza nazionale.
Sono convinto che serva agli scarsi per vomitare l'invidia. Ho letto una giornalista prendersela con la scrittura di Michela Murgia in un post senza italiano corretto, e Murgia è morta da tre anni, ma chi se ne frega, tanto il woke l'abbiamo ammazzato. Sono convinto che serva ai riformisti per sculettare a destra come sognavano da sempre, ai criptocattolici per fare pure loro i pasdaran, ai vigliacchi per sentirsi eroi, agli oppressori per trovare fragili nuovi da opprimere, ai privilegiati per additare gli oppressi come falliti.
Insomma, serve alle bestie per essere più bestiali, ed è l'unico servizio di questa estate.
Contenti voi, oh, contenti tutti.
𝐵𝑎𝑛𝑘𝑠𝑦, 𝑆𝑡𝑒𝑛𝑐𝑖𝑙 𝑎𝑟𝑡, 𝑃𝑎𝑟𝑖𝑠 2018. 𝑃ℎ𝑜𝑡𝑜 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑖𝑡 𝐵𝑎𝑛𝑘𝑠𝑦
... quanti schiavi!!! ...
Mentana ha detto che La7 è diventata "la nuova Rai 3", una rete anti-Meloni, e che è un problema. Ha anche detto che o cambia rotta o lui può fare altro. Il contratto scade a dicembre 2026 e non è stato rinnovato.
Nel frattempo dall'altra parte ci sono sei canali tra Rai e Mediaset che trasmettono il libro di Meloni con le frasi sottolineate, i servizi del Tg1 che presentano la premier come fosse un comunicato stampa, Porro e Cruciani che ogni sera spiegano agli italiani cosa pensare.
Sei canali filo-governativi e qualcuno si preoccupa che La7 non sia abbastanza equilibrata.
La domanda di Riccardo Cucchi è legittima: chi ha ancora a cuore l'indipendenza dell'informazione in questo paese? Sempre meno, e sempre più soli.
... cultura generale ...
Per chi non se ne fosse accorto, siamo sull'orlo della terza guerra mondiale.
E molti non hanno superato nemmeno gli esami di seconda elementare.
Ecco un minimo di cultura generale.
- Le zecche sono artropodi del gruppo degli aracnidi, più precisamente del sottordine Ixodida; quindi non sono insetti ma parenti di ragni e acari. Possono avere un colore rossastro, ma non sono comuniste.
Destra e sinistra: in origine destra e sinistra indicavano i posti in parlamento: i deputati sedevano alla destra o alla sinistra del presidente dell’assemblea. Oggi sono diventate correnti ideologiche.
Il fascismo in Italia è esistito ed esiste ancora, dopo aver fatto centinaia di migliaia di morti.
Il comunismo, quello vero, in Italia non è mai esistito.
Per quanto riguarda la migrazione l'Italia ha fatto scuola con 5 -6 milioni di Italiani che hanno invaso l'America.
Oggi vivono in America più di 17 milioni di persone di origine italiana.
La sinistra nasce in Francia durante la Rivoluzione francese.
Una persona di sinistra è una persona con una certa visione della politica.
Un sinistro invece è riferibile per esempio ad un incidente stradale.
La pandemia da Covid è esistita non è stata un'invenzione di misteriosi poteri forti.
I vaccini non possono essere definiti sieri magici.
Un vaccino è un preparato biologico somministrato per indurre nell’organismo un’immunità acquisita attiva contro uno specifico agente infettivo.
L’mRNA del vaccino NON entra nel nucleo della cellula e NON modifica il DNA: rimane nel citoplasma, viene usato per produrre temporaneamente la proteina antigenica, poi viene degradato normalmente dalla cellula.
I vaccini anti Covid hanno completato le tre fasi classiche di sperimentazione clinica prima dell’autorizzazione e, da allora, sono stati monitorati su miliardi di dosi. Non si può dire che siano farmaci sperimentali.
La terra non è piatta.
È un globo terracqueo.
Lo sbarco sulla luna c'è stato, cercate le informazioni corrette.
Le scie chimiche non si chiamano scie chimiche, ma scie di condensazione, spiegate molto bene da coloro che hanno fatto gli studi necessari.
Occhio che più stupidità circola nella società, più diventa facile condurre quella società in guerra.
Su certe posizioni sarebbe meglio cambiare presto idea a costo di doversi dare del coglione, piuttosto che perseverare nella stupidità e pagarne le conseguenze.
Tenete a mente queste parole perché tra non molto ne capirete il significato.
PS: a seguito di diversi commenti da voltastomaco, che ho rimosso, avviso chiunque legga che qualsiasi offesa verrà perseguita tramite querela.
E che non sono interessato a ricevere pareri su quanto scrivo.
(Rappresentazione del Conte Ugolino - Inferno di Dante)
Gabriella Bernardini.
martedì 25 agosto 2026
... dieci anni dopo!!! ...
DIECI ANNI DOPO, ANCORA FUORI CASA
Mattarella dice che la ricostruzione va completata “nel più breve tempo possibile”.
Bella frase.
Peccato che Mattarella fosse già Presidente della Repubblica quando il terremoto ha distrutto Amatrice e devastato il Centro Italia.
Non stiamo parlando di un uomo arrivato ieri che osserva da fuori.
Non stiamo parlando di un testimone occasionale.
Stiamo parlando del Presidente che c’era allora e che c’è ancora oggi, mentre migliaia di persone non sono ancora tornate davvero a casa.
E allora il punto è tutto qui:
dopo dieci anni, sentirsi dire che bisogna fare presto non suona come una promessa.
Suona come una beffa.
Perché dieci anni non sono “il più breve tempo possibile”.
Sono un’eternità.
Sono un fallimento.
Sono la fotografia di uno Stato che riesce a trovare soldi, procedure, urgenze e velocità per tutto ciò che conviene al potere, ma quando si tratta di restituire una casa, una piazza, una vita normale ai propri cittadini, allora diventa lento, opaco, impacciato, infinito.
E la cosa più insopportabile è questa retorica da commemorazione permanente:
si va sul posto, si depone la corona, si pronunciano parole solenni, si parla di impegno, vicinanza, memoria.
Poi però la realtà resta lì, immobile, a smentire tutto.
Dieci anni dopo, la ricostruzione non dovrebbe essere “da ultimare”.
Dovrebbe essere già storia chiusa.
Giustizia compiuta.
Ferita almeno in parte rimarginata.
Invece no.
E allora il problema non è la frase di oggi.
Il problema è tutto quello che non è stato fatto in questi anni da chi governava, rappresentava, prometteva, visitava, rassicurava.
Mattarella oggi richiama alla rapidità.
Ma il punto politico e morale è che era già Presidente quando tutto è iniziato.
E se dopo tutto questo tempo siamo ancora qui a parlare di accelerare, vuol dire che qualcuno non ha semplicemente ritardato.
Ha fallito.
Don Chisciotte
https://t.me/donchisciotte667
#Amatrice #Terremoto #Ricostruzione #Mattarella #CentroItalia #DonChisciotte
... il femminicidio ...
Fateci caso, ogni volta che si parla di femminicidio, nei TG, nei talk show e nei dibattiti pubblici, sentiamo spesso la stessa lista di consigli rivolti alle donne:
«Non andare all'ultimo appuntamento.»
«Se ti minaccia, denuncia.»
«Non sottovalutare i segnali.»
«Non tornare da lui.»
«Chiedi aiuto.»
Tutto giusto. Tutto necessario.
Ma c'è una domanda che mi pongo da tempo:
Quando inizieremo a parlare anche agli uomini?
Quando sentiremo dire con la stessa forza:
Non accettare un "no" come un'umiliazione.
Non confondere l'amore con il possesso.
Non controllare una donna per gelosia.
Non perseguitarla quando decide di lasciarti.
Non trasformare la rabbia in minacce.
Non pensare che una separazione sia un affronto al tuo orgoglio.
E, soprattutto, se senti di non riuscire a controllare la tua rabbia o la tua aggressività, chiedi aiuto prima di fare del male a qualcuno.
Perché c'è una differenza enorme tra prevenire e spostare, anche involontariamente, il peso della prevenzione sulla vittima.
Una donna deve certamente essere messa nelle condizioni di riconoscere il pericolo e proteggersi.
Ma un uomo deve essere educato a non diventare quel pericolo.
E forse dovremmo smettere di chiederci soltanto:
«Come deve comportarsi una donna per salvarsi?»
E cominciare a chiederci anche:
«Come deve comportarsi un uomo perché una donna non debba avere bisogno di salvarsi da lui?»
Questa domanda, nei nostri dibattiti, la sentiamo abbastanza?
Io, sinceramente, penso di no.
Vincenzo San
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
... la vergogna l'hanno estinta!!
𝐈𝐥 𝐝𝐞𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞, 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐠𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐥'𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐩𝐨
𝐴𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑢𝑛 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑒𝑏𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑖 26 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑑𝑖 𝑎𝑙 𝑚𝑒𝑠𝑒
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Io lo so che a parlare di debito pubblico sembra di ripiombare nella Prima Repubblica, quando quello era un fardello scaricato sui figli e sui nipoti e ce ne vergognavamo. Poi la vergogna è passata e il debito è rimasto. Anzi, si è fatto adulto, si irrobustisce ogni anno e sparisce dai radar di un dibattito infestato dalle vannacciate del programma di Roberto Vannacci, più pasdaran lui di quelli che vorrebbe remigrare, o dai contorcimenti woke di alcuni nel centrosinistra che non trovano parole nuove per la loro voglia di essere di destra.
E il debito sta lì, con numeri che fanno impressione. A giugno la Banca d'Italia l'ha contato in 3.207,2 miliardi: 26,2 in più di maggio e 136 sopra il livello di dodici mesi fa. Nel Documento di finanza pubblica il rapporto col prodotto interno lordo sale dal 137,1 al 138,6 per cento e ci porta davanti alla Grecia che scende al 136,8, mentre il sorpasso era atteso per il 2028. Il primato che mancava. Gli interessi valgono il 4,1 per cento del PIL e sono attesi al 4,5 nel 2029, calcola l'Ufficio parlamentare di bilancio. La sanità pubblica resta congelata al 6,4 e alle Regioni mancheranno 30,6 miliardi, stima la Fondazione Gimbe. Ai creditori paghiamo due terzi di quello che spendiamo per curarci.
Domenica Giancarlo Giorgetti ha prorogato il taglio delle accise sul gasolio: 20,8 milioni, due giorni. Amministrano a quarantotto ore per volta un Paese che si indebita di 26 miliardi al mese, e a giugno Francesco Filini, di Fratelli d'Italia, ci vedeva "un vero e proprio miracolo economico". Il debito è cresciuto, la vergogna no: quella l'hanno estinta in anticipo.
lunedì 24 agosto 2026
... sdogana, sdogana!!! ...
𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐝𝐨𝐠𝐚𝐧𝐚 (𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚) 𝐢𝐥 𝐕𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐧𝐢𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐢𝐭𝐢𝐠𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐰𝐨𝐤𝐞
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
«Particolarmente complessa». Così Giorgia Meloni ha liquidato l'epoca fascista con Roger Cohen sul New York Times del 21 agosto. Ovviamente di queste cose parla con i giornali stranieri, perché con gli italiani non parla se non dai suoi giornalisti scendiletto. E intanto il centrosinistra si incartava da solo sul woke, per una frase che Alexandria Ocasio-Cortez non ha mai detto come sua, «Woke 1 was crazy», battuta di un consigliere comunale che lei citava in tv, arrivata qui tagliata e tradotta male, e qualcuno ci ha subito costruito sopra un posizionamento.
Sarebbe bastato leggere tutta l'intervista di Meloni, perché poche righe più giù, nello stesso pezzo, c'è Roberto Vannacci che spiega allo stesso Cohen come il nazismo abbia avuto «alcuni aspetti negativi», al pari di tanti altri periodi storici. E la grammatica è identica: il crimine diventa un'epoca, l'epoca diventa una sfumatura, e chi c'era dentro, poverino, non poteva mica capire.
Tutti addosso al generale per la feccia che vomita ogni giorno, e ci mancherebbe. Solo che quei concetti stanno nella pancia di Fratelli d'Italia da sempre, imbellettati e truccati per farsi vedere meno. Ora che Futuro Nazionale sta al 7,1 per cento nella Supermedia Youtrend per SkyTg24 e che il 53 per cento degli elettori meloniani lo vuole in coalizione, Meloni torna alle origini.
Anzi, non torna: cala la maschera, per paura di non rassicurare più i nostalgici in casa. Il 22 maggio aveva già celebrato su Instagram Giorgio Almirante, che sulla "Difesa della Razza" teorizzava il razzismo del sangue nelle vene, e in Fratelli d'Italia nessuno ha trovato la cosa particolarmente complessa.
... un'altra puntura!! ...
... lo confesso: ho perso il conto! Tante monetine negli occhi, sperando che se ne vadano in fretta!!!
domenica 23 agosto 2026
... un "vuoto politico" !!! ...
L’ostilità della quasi totalità degli “intellettuali organici” di area PD verso Giuseppe Conte ha origini sostanzialmente pre-politiche.
Da anni, tanti anni, questi intellettuali (spesso professori e professoresse universitari pluri-titolati, spesso appartenenti proprio a quella “sinistra ZTL” che non è affatto una parodia ma una realtà ben reale) dibattono quotidianamente su come “tornare ad essere sinistra vera”, su come “recuperare il rapporto con le classi popolari”, e via dicendo. Mancando un partito serio, e non essendolo più il PD, Facebook è diventato il luogo del dibattito; i più famosi, titolati e relazionati trovano ospitalità anche su qualche giornale di rilevanza nazionale (e spesso sono invidiati dagli altri, e corteggiati dai “codazzi”). È un grande onanismo collettivo, talvolta perfino annoiato; c’è spesso tanta autocritica verso il PD, anch’essa spesso molto annoiata come lo sono i dibattiti e le autocritiche di quei pezzi di società intellettualmente attiva che si rendono conto della situazione, ma che sono sufficientemente benestanti da non aver davvero bisogno della politica.
È un teatrino, in cui sostanzialmente la stessa gente si parla addosso e si scambia i likes, che va avanti da anni. Anche grazie a questo teatrino viene tenuta in piedi la parvenza che il PD abbia ancora una attività politica ed intellettuale reale, e che non sia quindi semplicemente un vuoto involucro organizzativo preda delle correnti e dei centri di potere privati che stanno dietro alle correnti. Quando uso la parola “teatrino”, non lo faccio in modo dispregiativo: è proprio una messinscena funzionale a mostrare una attività partitica, una vitalità politica che non esiste più, e che pur si deve tenere in piedi per continuare ad attirare i voti della comunità di militanti / elettori più ampia che la osserva. Ad onor del vero, va detto che molti non si rendono conto di essere attori di questa messinscena: molti, credo la maggior parte, vi partecipano in modo sincero e genuino, con l’intenzione e la sincera credenza di tenere in vita l’attività intellettuale erede della tradizione del comunismo italiano.
Questa attività autoreferenziale collettiva è una delle ragioni della incredibile presunzione di questo pezzo di classe intellettuale. Non c’è “vera sinistra” che non passi attraverso questa classe intellettuale e che non riceva il timbro di autenticità di questa classe intellettuale, che si sente erede del nobile pensiero comunista e democratico; chi non vi appartiene, o decide di non avere alcuna intermediazione con essa, anche semplicemente per dargli credito e riconoscimento, riceve il marchio dell’ignominia. Pensare di poter fare politica a sinistra, con temi di sinistra, senza interfacciarsi con questa classe intellettuale, è considerato - consapevolmente e inconsapevolmente - come un atto di vera e propria blasfemia.
Giuseppe Conte ha tutte queste colpe. Non è un membro e un’espressione di questa classe intellettuale e di questo dibattito pluriennale sulla necessità di “ricostruire la sinistra” e “riconnettersi con il popolo”; ed è riuscito davvero, lui sì - colpa delle colpe! - a riconnettersi politicamente ed emotivamente con le classi popolari. Ma come, caro Conte, loro stanno lì da anni a disquisire in modo dotto e pacato sul popolo e sulle connessioni politico-emotive col popolo, e tu ci riesci? E neanche li consideri? Ma come ti permetti? Hai un bidone dell’immondizia al posto del cuore!
Tutto il rancore, l’odio, la stizza, lo scandalo che questa classe intellettuale del PD prova per Conte ha origine da tutto questo, ed è un’origine sostanzialmente prepolitica. Conte gli sta rubando il pallone da tempo, e glielo sta mettendo in saccoccia con una capacità politica inedita. Gli ha pure soffiato il riferimento alla Ocasio Cortez, anticipandoli tutti! Non si fa, proprio non si fa.
Giuseppe Conte potrebbe pure tatuarsi la faccia di Draghi e Mattarella sul petto, mettersi a cucinare una bella pastasciutta antifascista con il grembiule dell’Anpi, e scrivere il menù con la schwa, ma finirebbe comunque sotterrato di insulti e rancori da parte dei nostri intellettuali di area PD per aver sbagliato qualche ingrediente.
E sarebbero pure quelli che, nella loro testa, costituiscono la speranza della sinistra del nostro Paese. Gli chiudessero i profili social nei sei mesi prima delle elezioni, il campo largo avrebbe qualche speranza di vincere le elezioni.
... la "ducetta" schifosetta! ...
Nell'intervista rilasciata al New York Times Meloni sostiene che le femministe avrebbero combattuto "le battaglie sbagliate", per esempio sulle quote di genere. E ha difeso la scelta di utilizzare per sé il maschile e poi precisa: "Quello che mi interessa è se sono libera di diventare presidente del Consiglio dei ministri".
"Questa è uguaglianza, non essere chiamata 'la presidenta'". Alla domanda successiva però se sia femminista, invece, non risponde. Ecco io ora su questo breve stralcio vorrei riflettessimo tutti. Quali erano, e quali sono, le battaglie delle femmiste, beh non certo e non quelle di rivendicare una dimensione femminile per ogni ruolo sociale. Quella al più è una battaglia simbolica, ma accessoria. La battaglia principale delle femministe era una e una sola avere gli stessi diritti degli uomini indipendentemente dal genere. Non può essere il genere un elemento di discriminazione.
Una battaglia per tutte le donne. Più diritti per tutte. Parità salariale per tutte, diritto al lavoro per tutte (anche se la natura assegna alla donna parto, allattamento etc...). E invece significativamente come la declina la Meloni la parità di genere? "Diventare Presidente del Consiglio". Ovvio che una donna abbia diritto a ricoprire qualunque ruolo apicale ed ovviamente senza in questo esser sfavorita.
Ma questa declinazione è esattamente una declinazione di destra. Una declinazione carrierista e classista. E le altre? Tutte le altre che non scmmiottando le dinamiche di comando maschili non ci arrivano a ruoli apicali? S'attaccano? In tutta evidenza sì.
Più simile ad una sorta di Berlusconi al femminile che non invece ad una "ducetta". Per questo forse se esiste una citazione che più di tutte descrive il suo modo di vedere la vita è la famosa battuta di Sordi ne "Il Marchese del Grillo "Io sono io e voi non siete un c@z*o
Mario Imbimbo.
sabato 22 agosto 2026
... i Dublinanti!!! ...
E FU COSÌ CHE ANCHE DUBLINO CI RISPEDÌ INDIETRO I DUBLINANTI
La retorica dei confini che si ritorce contro
C'è una lista che continua ad allungarsi: Germania, Austria, Svizzera, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi... e adesso anche l'Irlanda.
Il meccanismo è quello che per anni abbiamo conosciuto come sistema di Dublino e che, dal 12 giugno scorso, è stato sostituito dalle nuove regole del Patto europeo su migrazione e asilo, mantenendo però sostanzialmente il principio secondo cui il Paese di primo ingresso può essere chiamato a farsi carico della domanda d'asilo.
E indovinate quale Paese continua a comparire molto spesso in questa partita?
L'Italia.
La cosa interessante è che per anni abbiamo sentito ripetere che il Paese di primo ingresso deve assumersi la responsabilità, che i confini vanno difesi, ma che l'Italia, proprio perché è uno dei principali Paesi di primo approdo, non può essere considerata il campo profughi d'Europa. Una posizione che il governo italiano ha trasformato in una delle sue principali battaglie politiche europee.
Nel frattempo, però, l'Italia aveva sospeso dal dicembre 2022 i trasferimenti in ingresso nell'ambito delle procedure di Dublino e, con diversi Paesi, erano state raggiunte intese che avevano di fatto limitato o rinviato la possibilità di rimandarci i cosiddetti dublinanti. Nel 2025, infatti, a fronte di 19.889 richieste ricevute dall'Italia, non ci sono stati trasferimenti in ingresso attraverso la procedura “take back”.
Adesso la musica è cambiata.
Con l'entrata in vigore del nuovo Patto europeo, diversi Stati hanno deciso di riattivare i trasferimenti verso l'Italia. La Germania sostiene che gli accordi raggiunti con Roma prevedessero proprio la ripresa del meccanismo con il nuovo sistema europeo; anche Austria, Svizzera, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi si stanno muovendo nella stessa direzione. E nelle ultime ore si è aggiunta anche l'Irlanda.
Non significa che domani arriveranno in Italia decine di migliaia di persone. Nel sistema di Dublino le richieste sono sempre state molto più numerose dei trasferimenti effettivamente eseguiti: nel 2025, per esempio, l'Italia ha ricevuto 19.889 richieste secondo i dati della Dublin Unit, mentre i trasferimenti effettivi sono rimasti pochissimi.
Ma il dato politico è un altro.
Per anni l'Italia ha chiesto che il principio del Paese di primo ingresso fosse riconosciuto e rispettato, mentre contemporaneamente cercava di limitare gli effetti pratici di quel principio attraverso sospensioni e intese con gli altri Stati. Oggi quei Paesi stanno tornando a chiedere l'applicazione delle regole che riguardano proprio il Paese di primo ingresso: l'Italia.
E qui sta il paradosso.
Non perché Germania, Austria, Svizzera, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi o Irlanda siano improvvisamente diventati nemici dell'accoglienza. Al contrario: stanno facendo esattamente quello che conviene ai loro interessi nazionali, utilizzando gli strumenti che il nuovo sistema europeo mette a disposizione.
E forse è proprio questa la parte che rischia di essere più indigesta alla propaganda.
Quando costruisci una politica europea fondata sul principio che il Paese di primo ingresso deve essere responsabile, devi essere pronto ad accettare che quel principio possa essere applicato anche quando sei tu il Paese di primo ingresso.
La sovranità nazionale funziona benissimo negli slogan. Ma quando gli altri Stati cominciano a esercitare la propria, utilizzando le stesse regole che tu hai invocato per anni, la musica cambia.
E così quello che doveva essere il grande “modello italiano” rischia di diventare una curiosa lezione di politica europea: abbiamo chiesto che le regole fossero rispettate.
Gli altri hanno cominciato a rispettarle.
E adesso presentano il conto proprio a noi.
... la "guitta" schifosa!!! ...
COSTEI NON CONOSCE VERGOGNA
LE FAVOLE DELLA PRESIDENTA....CHE
IN UN ’INTERVISTA AL “NEW YORK TIMES ”, CI HA TENUTO COME SEMPRE A FORNIRE UNA SUA NARRAZIONE “STORICA ” E PERSONALE DI COSA È STATO IL FASCISMO....TALMENTE RIDICOLA E PATETICA...CHE
IN APPENA TRE RIGHE HA RIMESSO IN DISCUSSIONE VENT'ANNI ’DI FASCISMO E OTTANT'ANNI ’ DI ANTIFASCISMO.
IL TUTTO RIDOTTO IN QUESTE POCHE PAROLE..( CHE MI VIEN DA PENSARE..O FA LA FURBA O È IGNORANTE...?)
ECCO LE SUE PAROLE PER UN TOTALE DI OTTANT'ANNI DI STORIA:
“È STATA UN ’EPOCA PARTICOLARMENTE COMPLESSA. CHIARAMENTE, SE GUARDIAMO A QUESTA STORIA OGGI, È UNA COSA. SE L'AVESSIMO VISTA STANDO NEL MEZZO DI QUEGLI EVENTI, PROBABILMENTE L'AVREMMO PERCEPITA DIVERSAMENTE, NO?”.
NO PRESIDENTA...
SOLO I FASCISTI POTEVANO PERCEPIRLA DIVERSAMENTE
E ANCORA NO, PERCHE IL FASCISMO NON ERA "DIVERSO SE VISTO DA DENTRO".
ERA CHIARISSIMO ANCHE ALLORA A CHI VENIVA PERSEGUITATO, INCARCERATO, TORTURATO, ASSASSINATO!
ERA CHIARISSIMO A MATTEOTTI, A GRAMSCI, AI ROSSELLI AI FRATELLI CERVI, A TUTTI GLI OPPOSITORI POLITICI, AGLI EBREI DEPORTATI, AI PARTIGIANI IMPICCATO E LASCIATI ESPOSTI.PERCHE LA GENTE DOVEVA VEDERE..ED AVERE PAURA DELLA LORO VIOLENZA E DEL LORO SCHIFOSO POTERE,
IL PROBLEMA PRESIDENTA NON È LA COMPLESSITÀ DELLA STORIA..PERCHE NON ESISTE COMPLESSITA... IL PROBLEMA È L'AMBIGUITÀ E L'IPOCRISIA VIGLIACCA DI CHI, ANCORA OGGI, NON RIESCE A DIRE UNA COSA SEMPLICE: IL FASCISMO È STATO IL MALE ASSOLUTO, E L 'ANTIFASCISMO È IL FONDAMENTO DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA!
E COME DICEVO SOPRA
PER TUTTI GLI ALTRI ERA STATO CHIARISSIMO FIN DAL PRIMO GIORNO QUELLO QUELLO CHE SAREBBE DIVENTATO IL FASCISMO,
SOLO CRIMINI E BRUTALITA
COME I SINDACALISTI MANGANELLATI E INGOZZATI DI OLIO DI RICINO, I GIORNALISTI INCARCERATI, GLI INTELLETTUALI AL CONFINO, GLI INSEGNANTI IMBAVAGLIATI E COSTRETTI ALL’OBBEDIENZA .E POI I 45.000 PARTIGIANI CADUTI NELLA RESISTENZA. AI 650MILA MILITARI ITALIANI INTERNATI NEI LAGER NAZISTI DOPO
l’8 SETTEMBRE, PER ESSERSI RIFIUTATI DI CONTINUARE A COMBATTERE AL FIANCO DI HITLER E DELLA REPUBBLICA DI SALÒ.
AI 6.000 EBREI DEPORTATI DALL’ITALIA ’, 5.900 DEI QUALI NON TORNARONO PIÙ.
ALLE VITTIME DELLE FOSSE ARDEATINE, DELL ’ECCIDIO DI MONTE SOLE E SANT’ANNA ’DI STAZZEMA, PER DUE TERZI DONNE E BAMBINI.
ALLE OLTRE 23 MILA VITTIME DELLE STRAGI NAZISTE E FASCISTE CENSITE IN ITALIA TRA IL 1943 E IL 1945.
GLIELO VADA A DIRE A TUTTI LORO COSA È STATO IL FASCISMO.
E, SE PROPRIO NON È IN GRADO DI DEFINIRSI ANTIFASCISTA, ALMENO CHIEDA SCUSA E PROVI VERGOGNA...OVVIO CHE NON LO FARA MAI ..PERCHE LEI E FASCISTA CONVINTA..DELLA SCUOLA DI ALMIRANTE..
PER CUI RADICI PROFONDE...
E DEVO DARE ANCORA RAGIONE AI MIEI NONNI..
CLASSE 1924...CHE MI RIPETEVANO SPESSO...CHE SOLO CHI NON LO HA VISSUTO..PUO RIMPIANGERE QUEL PERIODO ORRIBILE...
SENZA GIUSTIZIA NE DEMOCRAZIA....ERA SOLO TERRORE..MISERIA E FAME...
QUESTO PRESIDENTA
E' STATO
IL FASCISMO ....E NON
LA SUA FAVOLETTA!!!!!
Silvana Correggioli.
... la "borgatara" fischiata!!! ...
Quando un domani ricorderemo la parabola discendente della Meloni probabilmente accanto alla batosta referendaria metteremo la bordata di fischi che la hanno raggiunta ai giochi del Mediterraneo. A pochi giorni da quel fatidico 4 settembre in cui festeggerà i 1413 giorni di governo è arrivata la certificazione popolare della fine della sua parabola.
Si certo forse la vicinanza con l'ex Ilva e la sua vicenda hanno inciso, ma quel che è vero è che la narrazione della Premier del popolo, voluta dagli italiani, che ha con sé la maggioranza degli italiani è finita da un pezzo e questi fischi ne sono la prova più grande. Se possibile il suo crollo stride ancor di più accanto all'affetto immutato della gente per il Presidente Mattarella.
Infatti ben diversa è stata l’accoglienza riservata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, salutato da un lungo e caloroso applauso. Applausi per Mattarella fischi per la Meloni. È la fine di un ciclo. Potrà forse tornare a vincere? Dimezzata se si carica Vannacci o potrà perdere con orgoglio. Ma un pezzo della sua storia con questi fischi è decisamente al tramonto.
Mario Imbimbo.
venerdì 21 agosto 2026
... uscire dal buio!!! ...
È il buio totale.
Le menti sembrano sempre più offuscate da messaggi semplicistici, fuorvianti e costruiti per alimentare paure e risentimenti. L’immigrazione clandestina, la criminalità, i femminicidi, la violenza nelle strade: per ogni problema complesso arriva la soluzione miracolosa. E, naturalmente, arriva Lui.
L’uomo forte. Quello che, con il suo immancabile sorrisetto e una comunicazione apparentemente semplice e diretta, dovrebbe risolvere tutto.
Il problema non è soltanto chi lancia questi messaggi. Il problema è chi li accoglie senza interrogarsi, senza verificare, senza distinguere tra slogan e soluzioni concrete. È il trionfo dell’analfabetismo funzionale applicato alla politica: non comprendere la complessità dei problemi, ma cercare risposte facili, immediate e rassicuranti.
E qui sta il vero pericolo.
L’ex generale Roberto Vannacci ha dimostrato di saper utilizzare con abilità i nuovi strumenti della comunicazione. Sa parlare alla “pancia” delle persone, utilizzare parole semplici, individuare paure e malcontenti e trasformarli in consenso politico. Non è necessario condividere le sue idee per riconoscere questa capacità comunicativa.
Proprio per questo non basta indignarsi. Non basta etichettare chi lo vota o lo ascolta come “ignorante” o “fascista”. Anzi, sarebbe un errore strategico.
Bisogna confrontarsi. Bisogna spiegare, punto per punto, dove finiscono gli slogan e dove iniziano i problemi reali. Bisogna dimostrare con i fatti, con i numeri e con argomentazioni comprensibili quali siano i limiti, le contraddizioni e le conseguenze concrete delle sue proposte.
E soprattutto il centrosinistra deve svegliarsi.
Non può continuare a parlare soltanto a chi è già convinto. Deve tornare nelle piazze, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, sui social, nei luoghi dove si formano le opinioni. Deve fare proselitismo democratico, senza arroganza e senza paternalismi.
È tempo di una nuova RESISTENZA democratica: non contro le persone, ma contro la semplificazione della realtà, contro la manipolazione della paura, contro l'idea che per governare un Paese complesso bastino slogan, nemici da indicare e un uomo forte da applaudire.
La democrazia non si difende insultando chi la pensa diversamente.
Si difende convincendo.
E per convincere bisogna esserci, parlare, ascoltare e soprattutto spiegare. Perché lasciare campo libero a chi sa comunicare meglio significa consegnargli anche il monopolio del racconto della realtà.
Diamoci una svegliata. La democrazia non è mai conquistata una volta per tutte. Va difesa ogni giorno.
Raffaello Briguglio.
... non ci sono parole!!! ...
«Dovremmo uccidere 30-40 persone ogni notte». E ancora: «Non sono degni di vivere».
Non sono parole di un estremista qualunque. Sono le ultime dichiarazioni di Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale del governo israeliano, che ha anche sostenuto l’emigrazione di massa dei palestinesi da Gaza e rivendicato la Striscia come territorio israeliano.
E mentre a Gaza si continua a morire, in Cisgiordania occupata proseguono aggressioni, intimidazioni e tentativi di espulsione da parte dei coloni. A Qusra, negli ultimi giorni, coloni israeliani hanno accerchiato abitazioni palestinesi per oltre una settimana; persino l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee ha definito gli autori di queste azioni «terroristi israeliani».
Human Rights Watch ha denunciato inoltre una forte escalation della violenza dei coloni, documentando a luglio attacchi nei pressi di Nablus costati la vita anche a palestinesi.
Chiamare tutto questo per nome non significa attaccare un popolo o una religione. Significa contestare le responsabilità di un governo e di chi pratica o sostiene queste violenze.
Israele: governo terrorista e genocida.
Giacomo Pellini.
... un po' di serietà!!! ...
𝐄𝐩𝐩𝐮𝐫𝐞 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐩𝐨𝐜𝐨: 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨, 𝐨𝐠𝐠𝐢
Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
Che il governo rimesti nel torbido attorno a Sigfrido Ranucci, che in quell'indagine per attentato è la parte lesa, o si impunti su qualche decina di stranieri caricati sui treni, i quattro che l'Austria ci ha rispedito da giugno con il biglietto in tasca, ce lo aspettiamo, era prevedibile. Lo sanno fare benissimo.
In questo Giorgia Meloni è maestra, e da anni. Non affronta i giornalisti in pubblico, le sue decisioni le annuncia con un post su Facebook, e in privato tiene una schiera di distrattori che lavora a pieno ritmo, con la ripetitività di una scadente intelligenza artificiale. Che poi l'opposizione e i giornali di opposizione seguano la linea tracciata dalla maggioranza è l'ennesima dimostrazione di come l'egemonia della destra sia figlia anche della fragilità di tutti gli altri.
Eppure basterebbe poco. Basterebbe raccontare le sei donne uccise da Ferragosto, tutte per mano di mariti o compagni, per dire quanto sia fallimentare l'idea di educazione che pervade il ministero di Giuseppe Valditara. Basterebbe raccontare che il 18 agosto, tre settimane dopo il no di Antonio Tajani all'annessione, Israele ha messo a bando 1.234 case nel piano E1, per tratteggiare l'evanescenza della Farnesina. Basterebbe la benzina a 2,002 euro e il gasolio a 2,116, con lo sconto valido solo sul diesel, per fotografare un governo in vacanza. Basterebbe dire che dal 2022 il reddito delle famiglie italiane è cresciuto del 2,9 per cento contro il 7 della media Ocse, come ha rimesso in fila Pagella Politica proprio ieri, per inchiodare la propaganda.
Basterebbe essere seri, insomma, per una volta.
giovedì 20 agosto 2026
... più Antifascismo!!! ...
CI VUOLE PIÙ ANTIFASCISMO
Sulle pareti di questo profilo non ci sono mezze misure. Questo profilo è orgogliosamente e irriducibilmente ANTIFASCISTA.
Stamattina mi sono svegliato così. Con il bisogno di ribadirlo. Perché vedo troppe scorie fasciste trattate con sufficienza. Liquidate come semplice folclore. Occhio. Si inizia così. Normalizzando il grottesco. Trasformando l’ennesima sparata suprematista in macchietta. Derubricando l’anti-antifascismo a nostalgia da bar.
Il nuovo fascismo non arriva col botto. Con un golpe. S’infila piano piano, come una muffa. Roberto Vannacci non è una meteora caduta per sbaglio nel dibattito pubblico. È il sintomo, in alta uniforme, di qualcosa che covava sotto la cenere da un pezzo.
Il meccanismo è vecchio come il mondo: prendi un linguaggio d'ordine, travestilo da "coraggio delle idee" o da sfacciata "libertà di pensiero", e servilo a una platea stanca, spaventata, affamata di scorciatoie. In un Paese che ha un rapporto irrisolto con la propria memoria, le parole del Generale sono un richiamo della foresta.
I nostalgici ci vedono un leader, i progressisti un bersaglio perfetto per indignarsi a costo zero, e i salotti tv il carburante per fare ascolti. Ma a guardare oltre i toni da caserma, la sostanza è fredda. Quella che divide il mondo tra "noi" e "loro", e che ti dice che per stare in piedi devi per forza calpestare qualcun altro.
Apro una parentesi, e la apro da osservatore della storia di questo Paese. Non ho carte firmate o scottanti. Sia chiaro. Ma le dinamiche del potere non cambiano mai davvero spartito. Chi conosce come funzionano certi ingranaggi sa che i personaggi pubblici non nascono quasi mai per caso nel vuoto spinto. Dietro questa figura è difficile non intravedere la regia di quei mondi di mezzo abitati da Logge occulte, cenacoli coperti, settori deviati degli apparati. Quelle reti d'influenza che da sempre, in Italia, usano l'uomo d'ordine del momento per sondare il terreno e misurare quanto si sia disposti ad arretrare.
In questo Paese il potere reale non ha mai giocato a carte scoperte. È una lunga storia di stanze segrete e burattinai d'alto bordo. Vedi: la regia d'oltremare della CIA, la Gladio blindata da Cossiga, l’Anello ombroso vicino ad Andreotti, l’Ufficio Affari Riservati dell’infedele D’Amato, fino ai cappucci della P2 di Licio Gelli. Non hanno semplicemente tramato. Hanno disegnato i contorni della Repubblica con il compasso della strategia della tensione, muovendo le pedine nell'ombra mentre sul tabellone ufficiale si fingeva di fare la democrazia.
Occhio. La memoria non è un monumento di marmo. L'antifascismo militante è un atto di vigilanza collettiva. Guardare a vista il presente significa non cedere neanche un centimetro di strada alla rimozione.
Alfredo Facchini
... il ruggito del coniglio!! ...
𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐠𝐠𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐦𝐮𝐠𝐨𝐥𝐢𝐨
Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
L'autorevolezza di una voce si misura da quel che provoca intorno quando decide di alzarsi. Giorgia Meloni l'ha alzata il 31 luglio, con la faccia golosa davanti alle immagini di Ceuta: "L'immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei", scriveva, e subito giù la sospensione di Schengen con la Spagna, la lettera di 22 governi contro Madrid. Tutto vannaccismo preventivo in purezza nella speranza di non avere bisogno di Roberto Vannacci, che Youtrend dà al 7,6%.
Cosa abbia provocato si è visto ieri, quando anche l'Austria ha rimandato in Italia quattro richiedenti asilo con un biglietto del treno o dell'autobus pagato da Vienna. L'ennesimo episodio dopo Germania e Svizzera. Lo strumento usato è il Patto europeo su migrazione e asilo, in vigore dal 12 giugno, quello che Matteo Piantedosi salutava come «un grande successo per l'Europa e per l'Italia»: il Paese di primo ingresso resta responsabile, e i vicini adesso hanno le procedure bell'e scritte per attivare il meccanismo.
Il grande successo urlato da Piantedosi del resto sta scritto tra i numeri di Eurostat: nel 2025 l'Italia ha ricevuto 24.152 richieste di riprendersi i dublinanti, la Germania ne ha spedite 35.993. Forse prima di alzarla, la voce, converrebbe guardare da che parte pende la bilancia. E mentre quelli a Palazzo Chigi provano a capire cosa hanno firmato Berlino ne vorrebbe spedire indietro tre arrivati prima del 12 giugno e, secondo il Quotidiano Nazionale, la via d'uscita allo studio sarebbe accettarne due, mentre sull'Austria, scrive l'Ansa, dal governo italiano ieri non è arrivata mezza parola.
Insomma, la voce alzata contro Madrid è finita a risuonare come un mesto mugolio.
Quattro biglietti di seconda classe: ecco quanto pesa la voce di Meloni.
... false flag ...
L'Ucraina sta chiaramente esaurendo carne da macello per la NATO, il suo crollo economico è senz'altro più accelerato di quello Russo. Buttare ancora soldi e armi non servirà a cambiare lo stallo attuale, ci può essere solo un'escalation che semplicemente ucciderà altre centinaia di migliaia di persone, da una parte e dall'altra (ricordo che molti soldati sono letteralmente buttati in trincea senza preparazione e senza consenso). C'è bisogno di nuova carne e nuova spinta per rinvigorire le "truppe" e soprattutto per tagliare completamente il welfare e comprare armi, armi e ancora armi. Per questo serve un nemico, possibilmente più credibile dei russi, che, in fin dei conti, in Europa, salvo pochi esaltati calendiani o picierniani, fatichiamo a riconoscere come nemici. Il nuovo sistema tedesco di reclutamento militare ha inviato quasi 300 mila questionari ai diciottenni. A metà giugno soltanto 530 giovani provenienti da questo canale erano già stati assegnati al servizio nel 2026, malgrado uno stipendio iniziale di circa 2.600 euro lordi. I giovani europei non ne vogliono sapere di fare la guerra. Per cosa poi? Per arricchire i già ricchi? Quindi c'è bisogno di una minaccia su cui tutti i governi lavorano da decenni: i cattivissimi islamici! Peraltro in combutta con i russi! I media stanno già preparando la strada. Sicuramente qualcuno a Washington si è chiesto: come facciamo a ribaltare una guerra persa? Ma è ovvio, costringere gli alleati-sudditi a buttarsi nella mischia. Come si fa? Si costruisce una profezia che si autoavvera. E se non si autoavvera, visto che abbiamo esperienza di 11 settembre, 7 ottobre e Nord Stream, prima costruiamo minacce immaginarie e poi alla fine una meravigliosa e spettacolare "false flag" e poi vediamo che succede.
Ecco questo è ciò che penso.
Lavinia Marchetti.
... Marco tra le onde! ...
... tre bellissime foto di nostro nipote Marco alle prese con il mare ... un periodo di gioia in un nuovo ambiente, lontano dal grigiore della città!
mercoledì 19 agosto 2026
... ORRENDA ISRAELE!!! ...
Orribile e disumano.
Le immagini di queste ore di giornalisti e cittadini palestinesi marchiati con dei numeri dai soldati israeliani in Cisgiordania rimandano ai periodi più bui della nostra storia.
Nel mentre continua senza sosta l'orrore in Palestina.
Oltre 300 bambini sono stati uccisi dall'inizio di quella che doveva essere una tregua.
Sempre più famiglie palestinesi sono sotto assedio dei coloni in Cisgiordania, senza cibo né acqua. Mi scrivono da Khirbet Umm Al-Khair, dove il governo israeliano ha modificato la classificazione di quella zona per permettere ai coloni di occupare quella terra. Non sono riusciti a cacciare i palestinesi con la violenza e gli omicidi, ora ci provano con la legge.
E ancora mancano cure, elettricità, cibo e acqua: l'essenziale per sopravvivere.
La verità è di fronte ai nostri occhi e di chiunque voglia guardare.
Israele non vuole la pace, non vuole fermarsi. Vuole perseguire il suo piano di annessione illegale e apartheid, il piano della cosiddetta "grande Israele".
Anche perché Netanyahu ha bisogno dello Stato di guerra permanente per non perdere il potere.
E, ancora una volta, l'Italia e l'Europa non dicono e non fanno alcunché.
Non interrompono l'accordo di associazione UE-Israele.
Non condannano il genocidio, l'apartheid, l'occupazione illegale.
Non riconoscono nemmeno lo stato di Palestina.
Una vergogna senza fine, alla quale abbiamo il dovere politico e morale di mettere fine.
Per questo al Governo riconosceremo lo Stato di Palestina e voteremo in EU per l'interruzione del patto con Israele.
Nicola Fratoianni.
... fuori controllo!!! ...
Il costo del carocarburante è fuori controllo, l'intervento tardivo e ridicolo del Governo del 4 agosto è stato immediatamente mangiato dagli aumenti: la mazzata resta da mesi a carico di cittadini e imprese. Secondo il presidente di Federpetroli Italia nei prossimi mesi non sarà difficile toccare i 3 euro al litro sul gasolio se si continua così. Per non parlare dell'inflazione e dei rincari generalizzati, del preoccupante prezzo del gas che potrebbe tradursi in nuove stangate sulle bollette.
Sono mesi che si fischietta. Un Governo all'altezza della sfida dovrebbe riunire immediatamente il Consiglio dei Ministri per adottare misure di emergenza recuperando tutte le risorse possibili da extraprofitti dei colossi energetici, delle banche e delle industrie militari per distribuire per sostegni mirati alle famiglie più in difficoltà e dosare interventi sui prezzi e sui crediti d'imposta per le imprese.
Dovrebbe inoltre esercitare un ruolo vero a Bruxelles, dopo 4 anni di nulla. L'Europa dovrebbe mettere in campo un nuovo Pnrr per energia, lavoro e industria anziché favorire spese pazze sul Riarmo dei singoli Stati. Dovrebbe inoltre investire sulla diplomazia in maniera decisa: ha lasciato completamente impunito Netanyahu, che si è trascinato Trump in una guerra illegale all'Iran per cui gli italiani pagano il prezzo col caroenergia e anche i rischi di possibili ritorsioni di Teheran sulle basi in Europa di cui si parla in queste ore.
Mi pare invece che si continui a far finta di niente. Meloni fa interviste per dire che "l'Italia è più forte di prima" e cercano di coprire l'emergenza economica arruolando tutti i giornali e le tv che controllano per buttare fango 24 ore su 24 sulla redazione di un programma d'inchiesta quale Report, che ha costituito una vera spina nel fianco di un Governo che vuole TeleMeloni a reti unificate soprattutto adesso che la campagna elettorale è alle porte.
Teniamo alta la guardia: Report e le sue inchieste non sono un problema per gli italiani ma solo per i politici che non tollerano il giornalismo d'inchiesta. Il problema degli italiani è un governo che dopo 4 anni è rimasto immobile senza offrire soluzioni.
Giuseppe Conte.
... tragicomica questua! ...
𝐈𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐝𝐞𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚 𝐟𝐚 𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐮𝐚 𝐚 𝐁𝐫𝐮𝐱𝐞𝐥𝐥𝐞𝐬
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
È la solita, tragica barzelletta. Il governo più sovranista della storia repubblicana passa l'estate a compilare domande per Bruxelles. La giunta di centrodestra della Regione Piemonte ha chiesto lo stato di calamità e notificato alla Commissione la delibera di emergenza, perché gli allevatori scesi in anticipo dagli alpeggi bruciati rischiano pure i contributi comunitari. A inizio agosto sono arrivati 45,6 milioni dalla riserva di crisi della Politica agricola comune. Li ha chiesti lo stesso governo che considera il cambiamento climatico una bugia.
Il conto finale l'ha firmato in calce il caldo. Coldiretti ha stimato l'11 agosto che i danni all'agricoltura italiana hanno superato i 3 miliardi di euro fra caldo, siccità e roghi, mentre nelle stalle del Parmigiano Reggiano il latte è calato in media del 10 per cento perché a 40 gradi la mucca mangia meno.
Ecco, il 22 ottobre 2025 in Senato Giorgia Meloni spiegava che i concorrenti globali fanno salti di gioia davanti alle «follie verdi che ci siamo autoimposti», e due settimane più tardi il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin proponeva a Bruxelles un ulteriore 5 per cento di crediti internazionali, cioè riduzioni pagate altrove invece che a casa nostra. E il 10 giugno 2026 il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha chiesto la sospensione di Cbam ed Ets invitando la Commissione ad abbandonare "posizioni ideologiche", nella stessa nota in cui ringraziava per i quattrini.
Il Pnacc, il piano di adattamento al clima approvato nel 2023, sta lì senza risorse. Si può irridere il termometro per tre anni e poi mettersi in fila allo sportello che si è passato il tempo a insultare. Si chiama questua.
martedì 18 agosto 2026
... buio programmato!! ...
QUANDO TUTTI I RIFLETTORI SONO SU RANUCCI, COSA FINISCE NEL BUIO?
Da settimane la vicenda Ranucci-Lavitola occupa un'enorme quantità di spazio sui mezzi d'informazione: Rai, La7, Mediaset, Corriere, Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, Libero, Il Tempo e praticamente tutti i principali siti e quotidiani nazionali.
Ogni giorno arrivano nuovi articoli, servizi, talk show, interviste e retroscena: l'attentato, l'amicizia con Lavitola, le frequentazioni, le intercettazioni, le presunte ambizioni politiche, la confessione di Lavitola, le sue dichiarazioni dal carcere e le successive ricostruzioni.
Sia chiaro: è una vicenda seria e merita di essere raccontata, soprattutto alla luce dei nuovi sviluppi giudiziari. Ma una domanda credo sia legittimo porsela e cioè quando una storia occupa quasi tutto lo spazio dell'informazione, cosa succede alle altre?
Prendiamo il caso Delmastro-Caroccia.
Qui c'è stata una novità istituzionale di enorme rilievo. Il 5 agosto la Camera, a scrutinio segreto, ha negato alla Procura di Roma l'autorizzazione ad acquisire e utilizzare le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, con 206 voti favorevoli al diniego e 133 contrari. La decisione ha impedito ai magistrati di utilizzare quelle conversazioni nell'ambito dell'inchiesta.
Non è una vicenda secondaria: riguarda il rapporto tra Parlamento e magistratura, l'utilizzabilità di materiale potenzialmente rilevante per un'inchiesta e il tema della trasparenza delle istituzioni.
Eppure, quanto spazio ha ricevuto tutto questo rispetto alla vicenda Ranucci?
È questa la riflessione che vorrei condividere.
Non sostengo che qualcuno abbia deciso di "oscurare" il caso Delmastro. Non abbiamo elementi per affermarlo. Ma l'informazione non si condiziona soltanto scegliendo cosa raccontare, si può condizionare anche, attraverso la quantità di spazio, di tempo e di attenzione dedicata alle diverse notizie.
E quando una vicenda diventa onnipresente, altre finiscono inevitabilmente sullo sfondo.
Il problema, quindi, non è Ranucci.
Il problema è l'equilibrio dell'informazione.
Un'informazione davvero libera dovrebbe raccontare tutto ciò che è rilevante, senza trasformare una singola vicenda nella lente attraverso cui guardare l'intera realtà politica e istituzionale del Paese.
Perché mentre noi discutiamo per giorni dell'amicizia di Ranucci con Lavitola, delle loro frequentazioni e delle dichiarazioni dell'uno o dell'altro, ci sono decisioni parlamentari che meritano altrettanta attenzione e che rischiano invece di scivolare rapidamente nell'oblio.
E allora la domanda finale è semplice:
chi decide quanto deve durare un riflettore e dove deve essere puntato?
Perché il vero rischio per l'informazione non è soltanto ciò che viene censurato.
È anche ciò che, semplicemente, viene fatto dimenticare perché tutti stanno guardando da un'altra parte.
G.S.
... NO ed ancora NO!!! ...
Eppure a marzo, in occasione del referendum #popolare, l'avevamo già gridato in faccia alla Meloni che la Costituzione non si tocca con i nostri 15.085.410. #No
Vuoi dire che saremo costretti a ripetertelo in occasione delle prossime elezioni.
#fischiailvotoilvotofischia
Bye bye, baby: game over don't try again, please
... Feccia, ma al 7%!!! ...
𝐅𝐞𝐜𝐜𝐢𝐚, 𝐚𝐩𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
In bella mostra sulla parete dello studio milanese dell'avvocato Maturo c'è una copia della Costituzione, elegantemente incorniciata. L'ha indicata ai cronisti mentre spiegava la merda nella chat di Futuro nazionale che amministra, raccontata ieri da Repubblica: sono quasi trecento iscritti. Mica persone qualsiasi ma gente che conta, dirigenti e capi dei comitati lombardi. Lì dentro la nostra Costituzione è "da buttare nel cesso", gli ebrei sono "bestie adoratori di Satana" e "pedofili, cabalisti, cannibali", gli arabi "dovrebbero essere sterminati", e "ci vorrebbe un altro Valerio Borghese". Nessuno di quella chat contesta queste affermazioni.
Maturo si difende così: chiunque può entrare, saranno provocatori, sarebbe «come entrare in un bar ed essere responsabile di tutto ciò che dicono gli avventori», e ci spiega che un messaggio in chat, dice, è «aria fritta».
Il 13 giugno, dal palco dell'assemblea costituente, Roberto Vannacci aveva già usato il termine esatto: «Noi rappresentiamo lo scarto, la feccia, ma siamo orgogliosi di esserlo». Feccia, aveva ragione.
E i grandi difensori dell'antisemitismo? Il 4 marzo il Senato ha approvato il ddl sull'antisemitismo del leghista Massimiliano Romeo, quello che pesava parola per parola le piazze per Gaza, e l'hanno votato Italia Viva, Azione e sei senatori del Pd. Nella stessa seduta, sull'ordine del giorno contro i simboli nazifascisti, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia si sono astenuti: mancavano quelli comunisti e quindi niente.
Ora, cinque mesi dopo, l'antisemitismo vero sta nella chat di un partito al sette per cento, e non si leva nemmeno un refolo di protesta. Sul muro dello studio la Costituzione resta appesa, incorniciata e al sicuro: del resto è l'unico posto dove a certa gente non dà fastidio. Basta esibirla e poi calpestarla. Feccia, appunto.
lunedì 17 agosto 2026
... il ceto medio, non medio!! ...
IL CETO MEDIO CHE NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI ESSERE MEDIO.
Un tempo appartenere al ceto medio significava avere una vita dignitosa: lavorare, comprare casa, mantenere una famiglia e guardare al futuro con serenità. Oggi, invece, sempre più persone, pur lavorando, fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.
Il problema sono salari che non tengono il passo con il costo della vita, contratti precari e una sicurezza economica sempre più fragile.
Eppure la politica continua spesso a indicare nell'immigrazione il principale responsabile del degrado sociale. Ma perché non si parla con la stessa forza di chi paga stipendi troppo bassi? Perché non si combatte lo sfruttamento del lavoro e la precarietà?
Non tutti gli imprenditori sono uguali, naturalmente, ma un'economia sana non può basarsi sulla compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori.
Il governo dovrebbe occuparsi di far crescere gli stipendi, ridurre la precarietà, rendere più accessibile la casa e difendere il potere d'acquisto delle famiglie, invece di alimentare la guerra tra poveri.
Il ceto medio non chiede privilegi: chiede semplicemente di poter vivere dignitosamente del proprio lavoro.
Vincenzo San.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
... la sudditanza!!! ...
Come si coltiva la sudditanza.
L’ultimo rapporto della Banca d’Italia sulla finanza pubblica ha certificato un nuovo e preoccupante record storico per il debito pubblico italiano, che nel mese di giugno 2026 ha ufficialmente sfondato la barriera dei 3.200 miliardi di euro, attestandosi con precisione a 3.207,2 miliardi.
Il dato più significativo emerso dal rapporto riguarda la mutata composizione della platea dei detentori, con un prepotente riaffacciarsi degli investitori esteri che hanno visto la loro quota salire fino al 35,9% del totale.
E’ interessante capire allora chi sono tali investitori.
In base ai dati del medesimo rapporto di Bankitalia e alle analisi sulla scomposizione del portafoglio estero, la percentuale del debito pubblico italiano nelle mani dei fondi finanziari statunitensi si attesta oggi intorno all'11% del valore totale, rappresentando circa un terzo dell'intera quota in mano agli investitori stranieri che, come riportato, è salita complessivamente al 35,9%.
Colossi della gestione del risparmio come BlackRock, Vanguard e State Street, insieme a grandi hedge fund americani, hanno incrementato l'esposizione verso i titoli di Stato italiani attirati dai rendimenti reali positivi, rendendo i fondi USA i principali detentori esteri privati davanti a quelli francesi e tedeschi.
Per quanto riguarda invece la Banca Centrale Europea, decisiva nel recente passato per la gestione del debito italiano, occorre fare una distinzione tecnica fondamentale: la stragrande maggioranza dei titoli italiani acquistati tramite i programmi PSPP e PEPP non è detenuta direttamente a Francoforte, bensì dalla Banca d'Italia per conto dell’Eurosistema.
La quota detenuta "direttamente" dalla BCE nei propri bilanci si aggira attualmente intorno al 2% del debito totale italiano, riflettendo la scomposizione degli acquisti che prevede che la BCE acquisti solo una piccola frazione (circa il 10%) dei titoli, lasciando il restante 90% alle banche centrali nazionali. Sommando la quota di Via Nazionale (16,7%) e quella diretta della BCE, il sistema delle banche centrali controlla ancora circa il 18,7% del debito, un dato in sensibilissimo calo rispetto agli anni passati a causa del proseguimento della strategia di riduzione del bilancio (Quantitative Tightening) che sta spostando il peso del finanziamento dello Stato dai canali istituzionali europei ai mercati privati, in particolare proprio verso i grandi fondi d'investimento americani.
Per essere più espliciti, le politiche monetarie restrittive della Bce, impegnata nel vendere i titoli dei debiti pubblici dei singoli Stati, obbligano di fatto tali paesi ad alzare i tassi d’interesse, con un aumento del costo del loro debito, per attrarre i grandi fondi finanziari, destinati così a diventare decisivi nella tenuta dei conti pubblici con conseguenze facilmente immaginabili in tema di perdita di sovranità nazionale.
Testo di Alessandro Volpi.
... POYEKHALI ...
YURI GAGARIN DISSE SEMPLICEMENTE : "POYEKHALI! (Andiamo)"..
il suo sorriso per 108 minuti conquistò l'universo.
Come l'Ulisse di Dante nel XX Canto dell'Inferno, che spinge i suoi compagni oltre le Colonne d'Ercole dicendo "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza", Gagarin ha valicato il confine definitivo dell'umanità, l'atmosfera terrestre, accettando di guardare oltre la soglia del mondo conosciuto.
La figura di Gagarin incarna l'archetipo puro dell'esploratore: non un conquistatore armato, non un politico, ma un figlio di contadini che con un sorriso ha preso su di sé la vulnerabilità e la curiosità di tutta la specie umana. In un secolo segnato da guerre terribili e dalla minaccia atomica, la sua figura ha unito idealmente il pianeta per un istante, mostrando che l'uomo sa essere anche poesia, coraggio e sete di conoscenza.
Il fatto che la sua impresa sia rimasta così pulita, leggendaria e priva di retorica aggressiva lo rende un vero grande Maestro senza tempo... Chi è profondamente umile non ha un ego da difendere, non deve dimostrare niente a nessuno se non compiere il proprio dovere. È proprio questa assenza di vanità che regala una calma olimpica di fronte al pericolo e la forza di affrontare l'incredibile senza farsi travolgere dalla paura o dall'arroganza.
Gagarin incarnava questo equilibrio perfetto:
L'umiltà di chi sa di essere solo un piccolo uomo di fronte all'immensità del cosmo. La calma di chi non perde il controllo nemmeno quando la capsula gira su se stessa durante il rientro nell'atmosfera;
Il coraggio di salire su quella bomba di metallo sorridendo e dicendo semplicemente "POYEKHALI (Andiamo)!".
In un mondo dove spesso scambiamo la prepotenza per forza e l'arroganza per sicurezza, figure come la sua mi ricordano ogni giorno che la grandezza autentica ha un profilo discreto, composto e sereno....
Karima Angiolina Campanelli
... l'affaire Lavitola ...
𝐓𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐋𝐚𝐯𝐢𝐭𝐨𝐥𝐚, 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐚 𝐑𝐚𝐧𝐮𝐜𝐜𝐢
Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
"Io al Cefalù? Certo, per quelle vongole già sgusciate". Paolo Mieli ha spiegato così al Corriere, sabato, le sue cene nel ristorante di Valter Lavitola, reo confesso da mercoledì, dopo oltre cinque ore davanti al gip, come mandante della bomba esplosa il 16 ottobre 2025 sotto casa di Sigfrido Ranucci.
Ha ragione chi ricorda che un cane da guardia del potere dovrebbe misurare le distanze, perché frequentare per raccontare è un mestiere e frequentare per coltivare relazioni è un altro, e su questo Ranucci una risposta la deve prima di tutto al suo pubblico.
Solo che dalla telenovela, a fascicolo ormai aperto, spuntano gli altri. Il direttore di Repubblica Stefano Cappellini, che giovedì ha ricostruito in un lungo articolo il sondaggio su Ranucci premier commissionato da Lavitola, un progetto che racconta di aver liquidato subito. Italo Bocchino, che a Leggo ha detto che il faccendiere gli fornisce il pesce e che da lui con Ranucci ci ha pure cenato. Il caposervizio di Open, che per Lavitola raccoglieva materiale per un libro e si è sentito proporre una rete di contatti.
Nessuno lo usava come fonte: cortesie tra gli ospiti, e qualcuno anche lavoro. Eppure Lavitola era Lavitola, condannato per le tentate estorsioni a Berlusconi e all'Impregilo, con oltre 23 milioni di fondi all'editoria da restituire secondo la Corte dei conti. Il senso di opportunità preteso da Ranucci valeva per tutti. Siamo sicuri che il problema sia un conduttore e non una categoria da Grande bellezza, stregata dalle faccende, dalle amicizie giuste, dal pettegolezzo e dai faccendieri? Sempre a proposito di autorevolezza.
domenica 16 agosto 2026
... ma quale invasione? ...
Qualche centinaio di disperati respinti con l'uso dei lacrimogeni. Quello che i nostri governanti prospettavano come un'invasione si è trasformata in un nulla di fatto. Le forze di sicurezza del Marocco hanno respinto e disperso con l'uso di gas lacrimogeni qualche centinaio di migranti.
Si erano nascosti nelle aree montuose della periferia di Fnideq con l'obiettivo di forzare la frontiera ma ogni sforzo si è rivelato vano.
L'invasione di terroristi islamici in Europa attraverso Ceuta, annunciata per ferragosto che ha addirittura reso necessaria la sospensione degli accordi di Schengen, s'è risolta per quello che era.
Qualche decina di poveracci disperati respinti coi lacrimogeni tanto per dar qualcosa in pasto a favore di telecamere ai destropitechi affamati di capri espiatorio.
Ma quanto è indecente e populista questa destra? Senza parole!
Mario Imbimbo.
... elezioni ...
LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE CAMBIERANNO IL DESTINO DEL MONDO
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Il prossimo martedì 27 ottobre, il giorno delle elezioni politiche in Israele, non sarà un giorno importante solo per Tel Aviv e dintorni, o per Gaza, o per la Cisgiordania e per il Libano o l’Iran. Sarà un giorno in cui con ogni probabilità cambierà, in un senso o nell’altro, il destino prossimo del mondo. Anche perché il martedì successivo, il 3 novembre, ci saranno pure le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti d’America, che alle elezioni israeliane sono legate a doppio filo. In una settimana, in pratica, si giocano i destini politici di Benjamin Netanyahu e Donald Trump.
Di midterm parleremo presto, però. Oggi ci concentriamo sulle elezioni in Israele. Perché si terranno prima. Perché il loro esito condizionerà le midterm americane. E perché, soprattutto, è possibile che da qui al 27 ottobre succederà di tutto. E forse è utile avere un quadro chiaro del contesto, per poi leggere quel tutto.
Com’è messo Netanyahu a tre anni dal 7 otttobre e dopo il fallimentare attacco all’Iran? Quanto possono pesare ancora Ben Gvir e Smotrich? E come sono messi gli oppositori dell’attuale primo ministro israeliano? Per rispondere a queste domande non potevo che chiedere a mia volta una mano a Elena Testi, inviata in Medio Oriente per La7 e autrice di un incredibile libro, Genesi, che racconta alla perfezione l’ascesa dell’estrema destra in Israele.
Vi lascio giusto una delle risposte che mi ha dato, la più decisiva di tutte:
"Se dovessero perdere entrambi, Netanyahu e Trump, che cosa accadrebbe a Israele? Beh, questa è una domanda alla quale è difficile rispondere, perché poi eh sicuramente, come ho spiegato, i democratici si stanno allontanando da Israele, ma qualora cambiasse la leadership israeliana, ci sarebbe chiaramente un riavvicinamento. Molto probabilmente ci sarebbe un riavvicinamento. Diciamo che Israele ha avuto sempre un appoggio bipartisan. Non è che sono sempre stati solo i repubblicani ad appoggiare Israele, ma anche i democratici. Per quanto riguarda la domanda se vincessero entrambi, spero di sbagliarmi, veramente spero di sbagliarmi, ma si potrebbe tornare a combattere nuovamente contro l'Iran, che poi in realtà è la grande battaglia della vita di di Benjamin Netanyahu, sempre stata la sua grande ragione di vita, quella di sconfiggere l'Iran”.
Francesco Cancellato.
... primi scontri ...
Vinciamo e passiamo il turno 🐂💪 #TorinoCarrarese
Torino, dov'è il calcio frizzante promesso? Contro la Carrarese riaffiorano i fantasmi del passato
Doveva essere il Torino delle idee nuove, moduli alternativi e calcio più dinamico. Questo il messaggio della dirigenza.
La Coppa Italia con la Carrarese ha raccontato altro.
Chi si aspettava una squadra aggressiva ha visto possesso lento, costruzione prevedibile e poche occasioni.
La Carrarese è stata ordinata e coraggiosa, vicina a un pareggio meritato.
Le promesse di un Torino offensivo rischiano di ritorcersi contro: più offensivo verso i tifosi, ancora delusi.
Le responsabilità non sono solo di allenatore e ds: la contestazione è rivolta alla proprietà e a Cairo, accusato di pochi investimenti e ambizioni ridotte.
Il divario tra promesse e realtà cresce e la pazienza dei tifosi è al limite. Una partita con la Carrarese non cancella l’estate di proclami: resta la domanda, dov’è il nuovo Torino promesso?
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