
Avete letto Gavino Angius oggi sul Fatto? Un sussulto di lucidità in un mare di melassa. Dice una cosa sacrosanta, con la precisione di un chirurgo che opera un corpo ormai in putrefazione: “Dico basta al riformismo, ci trascina verso i liberisti. I riformisti sono la disgrazia di chi è a sinistra”.
E come dargli torto?
Guardateli, i nostri splendidi intellettuali della sfumatura, i professionisti del "ma anche", i geometri del compromesso utile solo a loro stessi. Quelli dentro il PD e quelli rimasti furbescamente fuori, a galleggiare nel centro del nulla.
Il "riformista" moderno è una figura meravigliosa.
Non fa la rivoluzione, per carità, fa troppo rumore. Lui "riforma".
E vi riforma il lavoro, togliendovi i diritti.
Vi riforma la scuola, aziendalizzandola.
Vi riforma la sanità, svuotandola.
Tutto con quel sorrisetto d'ordinanza, la camicia bianca perfettamente stirata e quel tono da persona civile che vi spiega che "ce lo chiede il mercato", che "bisogna essere pragmatici".
Hanno passato trent'anni a depilare la sinistra di ogni briciolo di identità, a inseguire i banchieri, a spiegare agli operai che il capitale, in fondo, vuole loro bene. Hanno trasformato la lotta di classe in un aperitivo solidale. Si sono talmente fusi con l'agenda liberista che alla fine la gente, giustamente, ha preferito l'originale.
E oggi? Oggi raccogliamo i frutti di questo capolavoro di modernizzazione. Ci ritroviamo con una deriva post-fascista al governo, un Paese incattivito e una destra reale che dilaga perché la "sinistra" ha smesso di fare la sinistra per fare la contabile dei ricchi. Loro, i geni della strategia, hanno spalancato le porte al peggior passato credendo di correre verso il futuro.
E allora sapete che c'è? C'è che l'unica vera "riforma" urgente e necessaria che questi signori dovrebbero fare è una sola: un passo indietro. Lungo, definitivo.
Avete fallito. Avete consegnato le chiavi di casa ai reazionari mentre eravate impegnati a essere "responsabili". Ora, per cortesia, abbiate almeno il pudore del silenzio.
Tacessero.
O, come direbbe qualcuno, facessero un fischio e se ne andassero.
Mauro David.
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