sabato 2 maggio 2026

... Udinese 2 - Torino 0 ...

Ad Udine i giocatori (?) della Cairese si sono presentati come ad una riunione fissata per sbaglio: ci sono andati ma non hanno capito perché. Qualcuno ha provato a fare qualcosa, più per riflesso che per convinzione, come quelli che applaudono quando atterra l’aereo, ma dopo venti minuti anche l’impegno era andato in archivio. La baracconata targata Cairo è ormai diventata un’arte minimalista: ogni anno si toglie un pezzo, ogni stagione si lima un’ambizione, si abbassa l’asticella come in un esperimento di sopravvivenza al ribasso. Una squadra totalmente svuotata di valori tecnici ed umani, come un quadro senza colore, lasciato lì a vedere se regge ancora appeso al muro. Quest’anno il capolavoro: salvezza con il secondo portiere dell’anno scorso, uno che non distingue un pallone da un goldone ed un cazzo da una corda e che anche oggi ci ha tenuto a dimostrarlo. Un campionato talmente sghembo e storpio che, a quattro giornate dalla fine, mezza classifica è già in ferie mentali: un’eternità da passare osservando partite inutili oppure dedicandosi ad altro. Questa tenzone ne è stato il manifesto: ventidue uomini in campo come comparse di un film senza trama, dove anche il regista ha perso interesse a metà delle riprese. L’Udinese vince senza sforzo e senza nemmeno sudare troppo: fa tutto la famiglia nel bosco in maglia granata, che in un sol colpo (dis)onora un campionato al quale non ha nei fatti partecipato, ed il Grande Torino che lunedì sarà salutato a Superga fra selfie, risatine, probabili insulti ai tifosi, ricchi premi e cotillons. 
 Una tifoseria seria pretenderebbe che questi cialtroni su quel colle non si presentassero nemmeno. Ma abbiamo smesso da tempo di esserlo: siamo diventati spettatori rassegnati di un lento naufragio, seduti sul ponte mentre l’acqua sale. 

 Morto il Toro. Morti noi. 

 E andate tutti a fare in culo. 

 Ernesto Bronzelli.

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