domenica 31 maggio 2026

... fine mese ...

... immagini che valgono più delle parole, con una degna conclusione di mese!!

... Edgar Morin ...

Ricordando Egdar Morin 


Sociologo e filosofo francese, nato a Parigi nel 1921, è stata una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea. Ha dedicato la gran parte della sua opera alla riforma del pensiero e dell’educazione del futuro, portando avanti una conoscenza che si ripromette di superare la babelica separazione dei saperi. Convinto che la crisi dell’educazione rinvia alla crisi della complessità sociale e umana, che traduce e aggrava, riteneva che proprio dall’educazione venisse la forza di una sua rigenerazione. “Un’educazione rigenerata non saprebbe da sola cambiare la società. Ma potrebbe formare adulti più capaci di affrontare il loro destino, più capaci di far fiorire il loro vivere, più capaci di conoscenza pertinente, più capaci di comprendere le complessità umane, storiche, sociali e planetarie, più capaci di riconoscere gli errori e le illusioni nella conoscenza, nella decisione e nell’azione, più capaci di comprendersi gli uni con gli altri, più incapaci di affrontare le incertezze, più capaci di affrontare l’avventura della vita” (Morin E. (2015). Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione. Cortina). “Molti credono che abbiamo perduto tutto perdendo le nostre illusioni. Al contrario, abbiamo fatto una acquisizione prodigiosa perdendo i nostri errori, quella della presa di coscienza necessaria e, può essere, nel gioco della verità e dell’errore, salutare. Abbiamo perduto la promessa del progresso, ma è un grande progresso scoprire che il progresso era un mito. Abbiamo appreso che una ragione chiusa usurpa il posto della razionalità. 

Ma è una grande conquista della razionalità questa derazionalizzazione. Abbiamo perduto il futuro garantito ma siamo capaci di agire per il futuro”. 

(Morin E. (2012).Dove va il mondo? Armando Ed.)

... la Comunione!! ...

... un caldo terribile, 17 a pranzo, un tempo infinito passato a tavola, una volta finite le portate, usanze meridionali predominanti, un principio di mal di pancia, per fortuna rientrato ... insomma la prima comunione del nipote Marco!!

sabato 30 maggio 2026

... il "melonellum" ...

Qualche giorno addietro avevo dato notizia della iniziativa lanciata dal Quirinale per festeggiare l'ottantesimo compleanno della Repubblica Italiana, nata dal voto popolare del 2 giugno 1946, all'indomani del crollo rovinoso del fascismo. Avrei voluto anche io partecipare col mio modestissimo contributo ed elogiare ciò che mi ha reso e mi rende ancora fiero di vivere nella Repubblica e nella Costituzione... 
Grazie alla attuale Repubblica, in cui sono nato e vissuto, ho potuto studiare, laurearmi, esercitare la libera professione, vincere un concorso a cattedra, insegnare per trentasei anni, andare in pensione ...ed essere curato quando ne ho avuto bisogno. 
Ma poi ho deciso, a beneficio di molti e soprattutto di quei 15.085.410 elettori che hanno detto e votato #NO al referendum sul DdL Nordio-Meloni, quello sulla riforma della Giustizia (divenuto carta straccia), di scrivere ciò che la Repubblica NON è per me. 

NON è la #autonomiadifferenziata, che mira a sfasciare l'unità d'Italia e sostituirla con venti piccoli staterelli "l'un contro l'altro armati" e tutti sottomessi al potere centrale, il quale agisce serrando e disserrando i cordoni della borsa, ma solo a favore di chi si mostra servile e prono. 

NON è il #premierato, che mira a sostituire la democrazia con la "democratura", cioè con l'investitura popolare come ai tempi del "Duce". 

NON è lo #stabilicum, da più parti dichiarato incostituzionale, come già il "Porcellum" (sentenza Corte Costituzionale n.1/2014) e l'"Italicum" (sentenza Corte Costituzionale n.35/2017) e tanto ma tanto simile alla legge-truffa della DC, quella del 1953, se non peggiore. Con esso, ribattezzato subito "melonellum", chi è oggi al governo governo mira a stabilizzare ...solo se stesso ed a togliere rappresentatività agli altri che la pensano diversamente e che potrebbero avere ragione su tante, tantissime cose. 

Che fare? #votare e trasformare il "melonellum" in un boomerang per la Meloni. 

 Antonio Anelli.

... Vannacci, "il lupo" ...

Quello che io chiamo "effetto Vannacci" funziona più o meno così. 

Immaginiamo un allevamento in cui ogni giorno vengono uccise centinaia di galline. Migliaia ogni mese. È un fenomeno costante, enorme, ma ormai considerato normale. Nessuno ne parla, nessuno si scandalizza. Poi arriva un lupo e uccide una gallina. La notizia si diffonde immediatamente. Dibattiti, titoli, indignazione. Dopo qualche tempo il lupo ne uccide una seconda e l'attenzione pubblica esplode. Tutti discutono delle due galline morte per colpa del lupo. Nel frattempo, le migliaia di galline che continuano a morire ogni mese passano inosservate. Non perché non esistano, ma perché non sono al centro della narrazione. A questo punto entra in scena Vannacci. Nella metafora, il lupo rappresenta l'immigrato. Non importa che la stragrande maggioranza degli immigrati lavori, viva la propria vita e non commetta alcun reato. L'attenzione viene concentrata sui casi più eclatanti, più emotivi e più facili da trasformare in simboli. Le due galline uccise dal lupo diventano così la prova che il problema principale del Paese sono i lupi. E più se ne parla, più l'immagine del lupo finisce per rappresentare tutti gli altri, anche quelli che non hanno fatto nulla. Secondo questa lettura, la forza della retorica della paura non sta nel negare che esistano reati commessi da immigrati. Sta nel selezionare alcuni episodi reali, amplificarli fino a farli apparire come la questione dominante e spostare l'attenzione collettiva lontano da altri problemi che, per dimensioni o impatto, potrebbero essere molto più rilevanti. Alla fine il lupo non viene giudicato per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta nella narrazione. 
E quando una categoria di persone viene trasformata in un simbolo di pericolo, ogni suo gesto viene interpretato attraverso quella lente. È così che la percezione può finire per contare più della realtà. 


Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione 

Vincenzo San

... il crimine d'Israele! ...

Il crimine dei crimini Ieri ho pubblicato sul mio profilo un lungo articolo, uscito su Left, che prova a fare il punto sul procedimento in corso davanti alla Corte internazionale di giustizia tra Sudafrica e Israele. Al centro c’è l’accusa di genocidio e l’eventuale violazione della Convenzione ONU del 1948. Un tema complesso, che offre materia per ragionamenti giuridici capaci di affascinare chi continua a vedere nel diritto internazionale uno strumento per comprendere e, forse, governare i conflitti del mondo. La realtà, tuttavia, è sempre più ostinata delle categorie giuridiche. In una lunga intervista pubblicata oggi su L’Unità, Anna Foa sostiene che Israele sia ormai prigioniero del sionismo, un’ideologia che, a suo giudizio, entra in tensione con i principi della democrazia liberale. Richiama le limitazioni alla partecipazione politica dei partiti arabi e descrive una società attraversata da paure, pulsioni suprematiste e derive che stanno erodendo i fondamenti democratici dello Stato. Per quel che vale, e anche alla luce di esperienze ormai lontane nel tempo, credo che questa fotografia colga aspetti reali della situazione. Non so se ciò che sta accadendo a Gaza sia genocidio. Non so se si tratti di genocidio, di atti genocidari o di altro ancora; se le responsabilità siano individuali, statali o entrambe le cose. E, a dire il vero, mi interessa relativamente attribuire un nome giuridico alla morte, alla distruzione e alla sofferenza. Le qualificazioni giuridiche sono importanti; le vite umane lo sono di più. Il 17 giugno, alle ore 17 (non è un venerdì, peccato: sarebbe stato perfetto), presenterò insieme ad amiche e amici il mio libro sul genocidio alle Oblate. Parleremo probabilmente anche di questo, e sarà soprattutto un’occasione di confronto. 


 Massimo Lensi.

venerdì 29 maggio 2026

... indecenti!! (2) ...

Lo hanno eletto sindaco di Reggio Calabria con il 65% dei voti. Sessantacinque per cento. Si chiama Francesco “Ciccio” Cannizzaro, è di Forza Italia, e il suo comizio conclusivo, quello con cui ha chiuso la campagna elettorale e convinto quasi sette reggini su dieci ad andare a votarlo, è questo che state per leggere. Non un’imitazione di Cetto La Qualunque, ma il comizio vero, dell’uomo vero, che da oggi guiderà una delle principali città del Mezzogiorno. 

Leggetelo tutto. 
Poi possiamo continuare a parlare di programmi, di idee, di visioni per il Sud, di rinascita del Mezzogiorno, di classe dirigente. Possiamo riempire convegni, scrivere editoriali, organizzare scuole di formazione politica. 
Tanto poi al seggio succede questo: 

“Mi candido a guidare Reggio, permettetemi la presunzione, e può anche apparire un pizzico di arroganza, ma è il sentimento, io mi candido a scrivere la storia insieme a voi. Mi candido a diventare il miglior sindaco che la città di Reggio Calabria abbi (pronunciato proprio così, ndr) mai avuto, perché io mi candido a scrivere la storia. Io, insieme a voi scriveremo la storia. Quella storia che i bambini di oggi e gli adulti di domani leggeranno… e poter soltanto dire: beh, questa cosa l'ha realizzata il sindaco Cannizzaro con la sua squadra. Mi piacerebbe immaginare fuori dalle scuole, dai seggi elettorali, file chilometriche perché proprio quelle immagini rappresenteranno la voglia del cambiamento, la voglia del risorgimento. E io vi prometto, io vi prometto, io vi prometto che Reggio, con l'aiuto di Dio e della Madonna della Consolazione risorgerà! Reggio risorgerà! Viva Reggio! Viva Reggio! Viva i reggini! Che Dio vi benedica! Che Dio benedica i reggini! Che Dio benedica Reggio! Che Dio benedica la Calabria! Adesso Reggio! Adesso Reggio! Adesso Reggio! Adesso Reggio!” 


 Lo hanno eletto sindaco di Reggio Calabria con il 65% dei voti. Sessantacinque per cento. 


Gianni Cali'

... indecenti!!! ...

In un gruppo WhatsApp, chiamato "Congresso FdI", dirigenti territoriali e candidati di Fratelli d’Italia si scambiano messaggi antisemiti senza alcun imbarazzo. Cristian Zanetti, ex candidato alla presidenza provinciale di FdI in Trentino e oggi nel coordinamento locale del partito, scrive: “Peggio degli ebrei non so cosa possa esserci”. Sotto quella frase arrivano altre risposte dello stesso tono: Antonio Manara parla dei “leccaculo dei giudei”, mentre Silvia Farci, candidata del partito alle comunali, rincara la dose. Parliamo di persone che hanno ricoperto ruoli politici, che siedono nei coordinamenti provinciali, che si sono candidate nelle liste del partito della presidente del Consiglio. Davanti a tutto questo, la signora M non apre bocca. La premier che ogni 27 gennaio compare puntuale con il post sulla Shoah, che stringe la mano ai rappresentanti della comunità ebraica nelle foto ufficiali, cosa ha da dire mentre i suoi dirigenti si scambiavano quei messaggi? Il suo partito ha provato a cavarsela dicendo che quel gruppo non gli apparteneva. Ma il nome del gruppo richiama esplicitamente il partito, gli autori dei messaggi sono organici al partito. E poi è arrivato il capolavoro: il problema, secondo loro, non sarebbero i messaggi antisemiti ma chi li ha resi pubblici. Come sempre, quando il contenuto è indifendibile, si prova ad attaccare il metodo. E infatti Zanetti, nel giro di poche ore, è passato dal dire che gli screenshot fossero “falsi” al sostenere che le frasi fossero “decontestualizzate”. 

Qualcuno dovrebbe spiegargli che certe parole non hanno un contesto che le renda accettabili. 

Se messaggi identici fossero emersi da una chat di attivisti dell'opposizione, qualcuno starebbe ancora minimizzando? 


(Fonti: Domani, Rai News, Fanpage)

... no comment!!! ...

"Duecentoventi studenti italiani ammessi a Medicina si ritrovano spediti d’ufficio a Tirana, in un ateneo privato convenzionato con Tor Vergata, con una retta iniziale vicina ai diecimila euro l’anno: non è un errore burocratico, è una dichiarazione politica sul valore reale del diritto allo studio in questo Paese. E che a pronunciare la parola “revisione” sia la stessa ministra che ha voluto il semestre filtro, rende questa storia ancora più amara. Perché qui non c’è solo il destino di 220 ragazzi finiti in fondo a una graduatoria e in cima a una fattura fuori portata: c’è uno Stato che chiama “opportunità” ciò che assomiglia più a un esilio di classe, un modo elegante per dire a chi ha meno che può studiare, sì, purché accetti di farlo lontano, pagando cifre che un’università pubblica non dovrebbe neanche sognarsi. E c’è un ministero che si accorge “all’improvviso” che chiedere quasi 10 mila euro l’anno, in un’unica soluzione, a ragazzi di vent’anni contraddice ogni retorica sul merito, sulla mobilità sociale, sull’Italia che “non lascia indietro nessuno”. Le storie che arrivano da questa graduatoria sono di ragazzi che hanno superato un semestre filtro pensato per selezionare, non per umiliare: in molti non avevano nemmeno compreso che quella “sede di Tirana” significasse un corso privato all’estero, con tasse oltre i 9.600 euro, costi di vita aggiuntivi, famiglie a cui dire che no, Medicina forse non è più possibile, non per mancanza di capacità ma per mancanza di conto in banca. Il merito qui è un paravento: chi ha preso meno voti paga di più, chi è più fragile economicamente viene invitato con garbo a cambiare sogno. Intanto la ministra Bernini definisce “sbagliata” e “sproporzionata” la tassazione, convoca il rettore, promette che gli studenti a Tirana pagheranno le stesse tasse di Roma, come se il problema fosse solo la cifra in bolletta e non l’idea di un sistema che gioca con la vita delle persone come con caselle di un foglio Excel. Si interviene dopo, sempre dopo: dopo le proteste, dopo i ricorsi annunciati, dopo che tremila studenti hanno già bussato agli studi legali per non vedersi trasformare in clienti forzati di un’università privata a centinaia di chilometri da casa. Ma si rende conto Bernini di cosa significa dire a un diciannovenne “sei idoneo, però vai in Albania e paga il triplo”? Di cosa significa chiedere a una famiglia di scegliere tra un mutuo e la vocazione del proprio figlio, mentre si continua a giurare in ogni conferenza stampa che il diritto allo studio è sacro, che la sanità ha bisogno di medici, che i giovani sono il futuro? Questo non è un incidente di percorso: è un messaggio chiarissimo. In Italia puoi diventare medico, sì, ma prima devi superare un semestre filtro, una graduatoria nazionale e, soprattutto, la prova definitiva: dimostrare di poterti permettere il lusso di studiare." 


(Fabrizio Nardelli)

... Meloni dixit!! ...

𝐌e𝐥o𝐧i d𝐢c𝐞 𝐪u𝐞l𝐥o c𝐡e a𝐢 𝐩a𝐜i𝐟i𝐬t𝐢 𝐞r𝐚 𝐩r𝐨i𝐛i𝐭o d𝐢r𝐞 


Il buongiorno di Giulio Cavalli 


A Mattino Cinque, il 28 maggio 2026, Giorgia Meloni ha detto una frase che andrebbe incorniciata, anzi inchiodata anche senza cornice: «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa». L'ha detto da persona che, ci tiene a precisare, ritiene indispensabile armarsi di più. Eccola qui la confessione, con solo tre anni di ritardo. Torniamo indietro, a marzo 2023, Aula del Senato, sempre lei: «Giudico puerile la propaganda di chi racconta che l'Italia spende soldi inviando armi sottraendo risorse alle necessità degli italiani, è falso». Poi, luglio 2025, audizione Camera-Senato dopo l'Aia: Guido Crosetto assicurava che «nessun euro verrà sottratto alla sanità, all'istruzione o alla spesa sociale», Antonio Tajani ci mette la firma, dice. Ottobre 2025, Giancarlo Giorgetti in commissione Bilancio non vuole «finanziare la Difesa togliendo risorse ad altre voci di spesa tantomeno sociale». Quattro voci, tre anni e sullo sfondo una favola: spendere in armi senza togliere a niente. Chi obiettava che i soldi non si moltiplicano veniva trattato da pacifista, ignorante, e Crosetto del resto definiva «vigliacca» l'idea stessa di mettere in concorrenza armamenti e welfare. Eccoli i numeri: nel triennio 2023-2025 il Servizio sanitario ha perso 13,1 miliardi. La sanità sul Pil è scivolata dal 6,3% al 6%, sarà al 5,9% nel 2027. Nel 2024 quasi un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi. La spesa militare 2025 è arrivata a 32 miliardi, più 12,4% in un anno. Su 2026-2028 l'Osservatorio Milex stima 23 miliardi di spesa militare aggiuntiva. La verità ora c'è, l'ha detta Meloni in persona. Manca solo che chieda scusa a chi era ignorante. Sì, come no.

giovedì 28 maggio 2026

... un 28 maggio!! ...

Da non dimenticare…. 

LA STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA. ERA IL 28 MAGGIO 1974. 


Alle 10 e 12 del 28 maggio 1974, durante un comizio antifascista, esplode un chilogrammo di tritolo, nascosto in un cestino della spazzatura sotto un colonnato, causando la morte di 8 persone e il ferimento di altre 102. Dopo anni di indagini, depistaggi e processi vengono riconosciuti colpevoli alcuni membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo e altri elementi della destra eversiva. Non si tratta di un caso isolato, mi è un episodio che rientra nel cosidetto 'stragismo', cioè quei massacri indiscriminati che puntano a colpire 'nel mucchio', senza alcuna selezione, per suscitare la paura di una minaccia oscura. Una lunga scia di attentati, da Piazza Fontana al treno Italicus, che hanno insanguinato l’Italia per anni
Il 28 maggio 1974, alle 10:12, i fascisti di Ordine Nuovo fecero esplodere in piazza della Loggia a #Brescia una bomba durante una manifestazione antifascista indetta dai sindacati confederali e dal Comitato Antifascista. Otto le vittime, oltre 100 i feriti. In piazza si trovavano lavoratori, studenti, militanti politici e sindacali scesi in strada contro il clima di violenza squadrista che da mesi colpiva la città. Le ultime parole del sindacalista Franco Castrezzati, prima dello scoppio della bomba, furono tutte dedicate a Giorgio Almirante, oggi assurto a padre della patria: "La nostra Costituzione, voi lo sapete, vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Eppure il Movimento Sociale Italiano vive e vegeta. #Almirante, che con i suoi lugubri proclami in difesa degli ideali nefasti della Repubblica Sociale Italiana ordiva fucilazioni e ordinava spietate repressioni, oggi ha la possibilità di mostrarsi sui teleschermi come capo di un partito che è difficile collocare nell'arco antifascista e perciò costituzionale." Dopo molti anni di indagini, depistaggi e processi, furono riconosciuti colpevoli e condannati in via definitiva alcuni membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo. 


Ecco i nomi delle vittime: Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, insegnante di francese. Livia Bottardi in Milani, 32 anni, insegnante di lettere alle medie. Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante di fisica. Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni, insegnante di lettere. Euplo Natali, 69 anni, pensionato, ex partigiano. Luigi Pinto, 25 anni, insegnante di educazione tecnica. Bartolomeo Talenti, 56 anni, operaio. Vittorio Zambarda, 60 anni, operaio. 


#qualcosadisinistra

... Vergogna infinita!! ...

𝐋𝐨 𝐬𝐜𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨𝐭𝐭𝐢 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞, 𝐢 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Lo scranno 14, quarta fila a sinistra dell'emiciclo di Montecitorio, da ieri ha una targa di metallo: "Da questo banco il deputato socialista Giacomo Matteotti pronunciò lo storico discorso del 30 maggio 1924, in difesa del libero Parlamento e contro le intimidazioni e le violenze fasciste che gli sarebbe costato la vita." Quel seggio resta lì, vuoto per sempre. Intorno, durante la cerimonia, i banchi della destra di Fratelli d'Italia erano semivuoti. L'ha fotografato l'Ansa, l'ha denunciato su X Arturo Scotto (Pd). L'episodio si legge meglio in serie. Il 30 maggio 2024, centenario, Il Foglio titolava "In Aula molto Pd e poco FdI" e Giorgia Meloni mandò un comunicato a cerimonia in corso: Matteotti "ucciso da squadristi fascisti per le sue idee". Mussolini mandante, scomparso. La parola antifascismo, scomparsa. Due anni dopo, stessa configurazione fisica, stesso silenzio politico. Da parte sua la replica del partito, filtrata anonima all'Ansa, suona rivendicativa: "Da adesso anche noi inizieremo a guardare le presenze in Aula della sinistra e ci sarà da divertirsi". Un applauso si nega, una conta si promette. In mezzo, due targhe divelte. Riano, 18 giugno 2024, "W fascio" sulla stele e sulla corona di Mattarella. Lungotevere Arnaldo da Brescia, 21 luglio 2025, distrutta la lapide con la frase attribuita a Matteotti: "Uccidete me, ma l'idea che è in me non l'ucciderete mai." Le targhe a Matteotti, da due anni, vengono colpite o disertate. Lo scranno 14 resta vuoto per delibera, accolta all'unanimità su proposta di Devis Dori (Avs). I banchi di FdI ieri erano vuoti per scelta. Due vuoti diversi: uno è memoria che parla, l'altro è la maggioranza che tace nel momento in cui la memoria parla.

... i Riformisti!!! ...

Avete letto Gavino Angius oggi sul Fatto? Un sussulto di lucidità in un mare di melassa. Dice una cosa sacrosanta, con la precisione di un chirurgo che opera un corpo ormai in putrefazione: “Dico basta al riformismo, ci trascina verso i liberisti. I riformisti sono la disgrazia di chi è a sinistra”. E come dargli torto? Guardateli, i nostri splendidi intellettuali della sfumatura, i professionisti del "ma anche", i geometri del compromesso utile solo a loro stessi. Quelli dentro il PD e quelli rimasti furbescamente fuori, a galleggiare nel centro del nulla. Il "riformista" moderno è una figura meravigliosa. Non fa la rivoluzione, per carità, fa troppo rumore. Lui "riforma". E vi riforma il lavoro, togliendovi i diritti. Vi riforma la scuola, aziendalizzandola. Vi riforma la sanità, svuotandola. Tutto con quel sorrisetto d'ordinanza, la camicia bianca perfettamente stirata e quel tono da persona civile che vi spiega che "ce lo chiede il mercato", che "bisogna essere pragmatici". Hanno passato trent'anni a depilare la sinistra di ogni briciolo di identità, a inseguire i banchieri, a spiegare agli operai che il capitale, in fondo, vuole loro bene. Hanno trasformato la lotta di classe in un aperitivo solidale. Si sono talmente fusi con l'agenda liberista che alla fine la gente, giustamente, ha preferito l'originale. E oggi? Oggi raccogliamo i frutti di questo capolavoro di modernizzazione. Ci ritroviamo con una deriva post-fascista al governo, un Paese incattivito e una destra reale che dilaga perché la "sinistra" ha smesso di fare la sinistra per fare la contabile dei ricchi. Loro, i geni della strategia, hanno spalancato le porte al peggior passato credendo di correre verso il futuro. E allora sapete che c'è? C'è che l'unica vera "riforma" urgente e necessaria che questi signori dovrebbero fare è una sola: un passo indietro. Lungo, definitivo. Avete fallito. Avete consegnato le chiavi di casa ai reazionari mentre eravate impegnati a essere "responsabili". Ora, per cortesia, abbiate almeno il pudore del silenzio. 
Tacessero. 
O, come direbbe qualcuno, facessero un fischio e se ne andassero. 

 Mauro David.

mercoledì 27 maggio 2026

... eccoli di nuovo!! ...

Due giovani nazifascisti, italiani, rispettivamente di 19 e 23 anni, hanno dato fuoco alla Casa del popolo di Abbadia di Montepulciano, un piccolo paese alle porte di Siena, in Toscana. Oltre al danno (400 Mila euro bruciati) e alla paura, questi episodi si inseriscono in una scia ben più ampia. Nelle ultime settimane, infatti, sia il sindaco di centrosinistra di Torrita di Siena, Giacomo Grazi, sia la sindaca di Chianciano Terme, Grazia Torelli, hanno ricevuto minacce di morte e offese tramite lettere anonime e iscrizioni sull'asfalto delle strade. 
Questi sono i fascisti. 

Da Penso dunque Sono 

 Cesare Di Trocchio.

... l'Enciclica ...

MAGNIFICA HUMANITAS 


Interessante è innanzitutto la data in cui Leone XIV ha firmato la sua enciclica: 15 maggio. Il 15 maggio del 1891 l'altro Leone (XIII) firmava la Rerum Novarum che rifletteva sui grandi cambiamenti della Rivoluzione Industriale, con i suoi cambiamenti nello scenario urbano, con l'affermarsi definitivo della borghesia, con l'emergere dei grandi movimenti di massa a difesa dei lavoratori. Nella stessa data del nostro anno Leone XIV firma la sua enciclica in cui parla - volendo semplificare - di Intelligenza Artificiale. 
Segnale importantissimo: sta a significare che i computer non sono un arredo, non sono neppure un utensile, ma rappresentano una svolta epocale: 

IV RIVOLUZIONE INDUSTRIALE INFORMATICA. 

I pionieri lo avevano già capito alla fine degli anni Sessanta, gli altri ci arrivano secondo tempi diversi. Con questa IV Rivoluzione Industriale dobbiamo fare i conti. Ma soprattutto dobbiamo farla nostra nel modo più proficuo e umanistico. Personalmente non ho paura che una macchina simuli le connessioni del pensiero. E dialogando, come faccio a lungo e con grande soddisfazione, con le varie IA - Gemini, Claude soprattutto - non per questo mi sento meno umano. Anzi. 

 Auguro a tutti una riflessione non luddista sulla Intelligenza Artificiale. 


 Alfonso Piscitelli.

... fascisti schifosi!! ...

Oggi alla Camera dei Deputati è stata inaugurata una targa in ricordo di #GiacomoMatteotti, nello scranno 14 dove pronunciò il discorso che gli costò la vita e che non sarà mai più assegnato. I deputati di Fratelli d’Italia non hanno partecipato alla seduta. 

Poi se li chiami fascisti, s'offendono e fanno partire le querele. 

Fate pena, per non dire altro. 

#qualcosadisinistra

... Delmastro vittima?? ...

𝐃𝐞𝐥𝐦𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 In commissione Antimafia, ieri, Andrea Delmastro si è dichiarato vittima. Vittima del sistema che non lo aveva avvertito su Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese condannato in Cassazione il 19 febbraio a quattro anni per intestazione fittizia aggravata. L'ex sottosegretario alla Giustizia, socio al 25% della srl che gestiva la Bisteccheria d'Italia insieme alla figlia diciannovenne di Caroccia, ha aggiunto che gli sarebbe bastato un giro su Google. Imperdonabile leggerezza politica, dice. Lo dice davanti alla bicamerale presieduta da Chiara Colosimo, amica e compagna di partito. Funziona così, l'inversione narrativa di questa generazione di parvenu cresciuta nel partito di Meloni. Il sottosegretario alla Giustizia che cenava in quel locale prima con la capa di gabinetto Giusi Bartolozzi, poi con i vertici penitenziari, si scopre danneggiato. Giovanni Donzelli passa di lì una sera, ma per pochi minuti. Tutti ignari, di fatto, mentre la sala era apparecchiata dal clan. Il sistema, dice Delmastro, doveva avvisarlo. Lui no. E intanto, lo stesso giorno, Roberto Vannacci dal Pirellone dice quello che persino dentro Forza Italia sussurrano da mesi: il partito è ostaggio della figlia del padrone, Marina Berlusconi, che da presidente di Mondadori dirige la linea politica del partito. Apriti cielo, ora: scuderie schierate, tutti a difendere la stortura. Perché stare nella corte della premier significa non raddrizzare mai i concetti: significa partecipare all'inversione continua che serve alla propaganda. La verità qui dentro conviene solo quando arriva da un generale in cerca di voti.

martedì 26 maggio 2026

... numeri non opinioni! ...

Da ieri la destra meloniana decanta e declama una presunta grande vittoria alle amministrative. Addirittura la Presidente del Consiglio in persona esulta tronfia e boriosa: “E anche oggi crolliamo domani”. E uno a quel punto si aspetta: ohibò, chissà che vittoria schiacciante, chissà che debacle a sinistra. Solo che io ho questo vizio: guardare i fatti, i numeri, la realtà. E la realtà dice che, dei 18 comuni capoluoghi al voto, il centrosinistra (o campo largo, chiamatelo come volete) ne ha conquistati ben 6, ovvero 1/3 del totale. Di cui 2 strappati alla destra: Pistoia col Verde Giovanni Capecchi e Avellino. A cui si aggiungono i quattro confermati: Prato, Mantova, Andria ed Enna. E sarebbero stati 7 se Vincenzo De Luca non avesse testardamente deciso di andare da solo. E la destra? Ne ha presi esattamente la metà (di cui due, va detto, Città Metropolitane): Venezia, Crotone e Reggio Calabria, ma solo quest’ultima ha visto un ribaltone, peraltro largamente prevedibile alla vigilia. Risultato finale: 6-3 per il centrosinistra. Il resto è diviso tra civici e ballottaggi. E allora? Dov’è questa fantomatica grande affermazione della destra? Semplicemente non esiste. È inventata di sana pianta, una bugia raccontata talmente tanto - e ripetuta da abbastanza giornali - da trasformarsi in verità. È il miglior risultato possibile? Assolutamente no. Certo, poteva andare ancora meglio, soprattutto a Venezia, e non c’è stato l’auspicato “effetto Referendum”, ma il campo largo nel complesso tiene, il Partito Democratico è quasi ovunque primo partito e il centrosinistra doppia la destra-destra (contenti loro…) Non sono opinioni. Sono numeri. È la realtà. E va raccontata tutta, sino in fondo. 

 Lorenzo Tosa.

... disprezzo e sdegno!! ...

Non avrei voluto sprecare tempo a commentare quello che ha detto Erri De Luca, cosa si dovrebbe mai commentare a qualcuno che dice di essere sionista e che nega il genocidio? Ma non riesco a evitare di farlo. Non ho nulla di suo nella mia libreria, nessuno dei suoi libretti, anche prima ho sempre pensato che la sua scrittura fosse di nessun interesse per me, ancora di più le sue melensaggini, oggi, mi paiono grottesche, quindi non ho nessuno dei suoi libroidi in casa, così non posso sfogarmi che dicendo qualcosa. Se avessi i suoi librucci da quattro soldi li butterei nel cesso? No, lo intaserebbero, li metterei nel bidone della differenziata, carta da buttare. Provo, però, un profondo disprezzo e sdegno per le sue parole, questo sì. Nelle ultime settimane leggere senza staccarmi quasi mai , a parte il lavoro e le altre cose indispensabili, da Victor Hugo e dal suo L'uomo che ride mi porta a fare una considerazione che ha a che vedere con la scrittura, perché appunto le parole grottesche pronunciate in quell'intervista sono incommentabili se non con l'esibizione dei corpi, delle violenze, delle umiliazioni, del genocidio che si sta consumando da così tanto tempo a opera di Israele. Tornando a L'uomo che ride è lo spazio in cui per tanti giorni hanno trovato rifugio il mio sdegno, il mio orrore, la mia paura, la sofferenza di vedere ogni giorno tanta violenza e anche la volontà di condividerla sempre di dirla sempre e per sempre. Ecco lui (Victor Hugo) usa una strategia del testo formidabile ( ne parlerò sul canale) per evocare questa ingiustizia, lo scherno dei nobili verso gli inermi, la loro noncuranza che si esterna in quotidiana tortura. Io di questo voglio parlare, della scrittura: la stortura mediocre che è nella scrittura di Erri De Luca, la sua "distorsione" di quello che vuol dire scrivere sul serio invece di fare sermoni è ora manifesta nel suo pensiero. Cada l'oblio sulle sue frasette grondanti il nulla. Cada il disprezzo sulle sue parole. In foto: un sioinista e un mentore morto che mi sta salvando dalla rabbia che altrimenti travolgerebbe tutto. leggiamo Victor Hugo come antidoto ai miserevoli tromboni dai quali siamo circondati. 

E sempre: Palestina Libera e Fuck Israel. 

#PalestinaLibera 

 Emanuela Cocco.

... un NO prestato!! ...

𝐈𝐥 𝐍𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐥𝐞: 𝐚 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐥𝐚𝐫𝐠𝐨 𝐬𝐢 𝐬𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 A Venezia ha vinto Simone Venturini al primo turno, oltre il 50%, undici anni dopo l'arrivo di Brugnaro a Ca' Farsetti. Andrea Martella si è fermato sotto il 40%, quando Bidimedia e Tecnè lo davano avanti di sei punti. Tredici punti di scarto contro un vantaggio atteso: la fotografia di un'illusione costata cara. Due mesi fa, il 23 marzo, era stata Elly Schlein a dichiarare dal Nazareno che «c'è già una maggioranza alternativa al governo». Il No alla riforma Nordio aveva incassato il 53,7% con un'affluenza del 58,9%, quindici milioni di voti contro la separazione delle carriere. Conte aveva rilanciato le primarie del campo largo. Sembrava un trionfo capace di riempire da solo i mesi successivi. Solo che quei quindici milioni non erano un elettorato. Erano una somma: magistrati e accademici, ex astenuti rientrati, giovani in cabina per la prima volta. Una mobilitazione di merito su un contenuto costituzionale, dove il 31% del No invocava il contrasto a Meloni e il 39% parlava di sorteggio del CSM. Trasformarla in capitale di coalizione era operazione contabile, mai politica. L'affluenza di ieri lo ha detto meglio di ogni commento: 60,06% complessivo, cinque punti in meno della tornata precedente. A Venezia 55,87%, sei punti sotto il 2020. L'onda referendaria non si è trasferita: ieri si è dispersa un bel po'. Per battere Meloni non basta opporsi. Bisogna costruire un campo proprio, con proposte e identità. Altro che facce da primarie. Il centrosinistra ha incassato troppo presto un voto prestato, non regalato. Resta da capire se saprà restituirlo in proposta o se vorrà rivendicarlo ancora. Di tempo ce n'è, ora bisogna scoprire se c'è anche la voglia e le capacità.

lunedì 25 maggio 2026

... il razzista Erri! ...

Erri De Luca è un irredentista nazionalista ottocentesco, coerente con la sua visione. Riconosce quella ebraica come una nazione, dunque ritiene sia diritto della nazione ebraica conquistarsi uno Stato e difenderlo. Lo stesso diritto riconosce, coerentemente, agli ucraini, ai catalani, ai curdi, eccetera eccetera. In più occasioni ha espresso la sua solidarietà con tutti questi popoli. Il problema per essere affrontato in tutta la sua vertigine e profondità andrebbe spostato dal singolo, che tutto sommato non conta nulla, al tema generale. Non è che parliamo di pizza e fichi: sul nazionalismo irredentista si scontrarono tutti i giganti socialisti e rivoluzionari del primissimo ‘900. Si tratta di un tema che nessuna persona seria si può permettere di liquidare in 4 battute. Personalmente non mi sono mai sentita affascinata dall’irredentismo nazionalista, perché dietro di esso si celava e a mio avviso si cela tuttora la tromba sonora del colonialismo e la grancassa del tribalismo, in ogni sua espressione. Proprio per questo motivo non mi sono mai innamorata degli indipendentismi, neanche di quelli che tanto piacciono o sono piaciuti a sinistra; né di quello curdo, né di quello basco, né tantomeno di quello catalano, che a mio avviso ha sempre avuto fin dal primo momento tratti di somiglianza col sionismo abbastanza da rabbrividire. Ma il sionismo non è soltanto un indipendentismo. Il sionismo è stato dall’inizio un progetto di insediamento coloniale in una terra già abitata. Non c’è solo tutto il male dell’irredentismo nazionalista, c’è che in più quel progetto si è costruito praticando fin dal primo momento la deumanizzazione di popoli che quella terra la abitavano, e prevedendo per questi stessi popoli un destino di sottomissione e di schiavizzazione. Il film “Tutto quel che resta di te” fa piuttosto impressione nel come mostra il lavoro di fatica che i palestinesi erano costretti a fare nell’aiutare i coloni sionisti a traslocare nelle case da cui loro, i palestinesi, erano stati appena cacciati. Non solo li bombardavano e pestavano per cacciarli, ma li schiavizzavano per far fare a loro tutto il lavoro di trasloco dei coloni. Il sionismo non ha mai previsto la sparizione assoluta dei palestinesi. Ha sempre previsto, e tuttora prevede, la loro esistenza come minoranza di servitori, popolo di serie B soggiogato ed obbediente, da utilizzare all’occorrenza. Questo francamente è un gradino in più rispetto all’irredentismo nazionalista (sebbene la tentazione del suprematismo nei confronti dei popoli vicini si ritrovi nelle pieghe di tutti i nazionalismi e di tutti gli indipendentismi). Ed è su questo che De Luca si tradisce. Il suo problema non sta neanche tanto nella sua idea di cosa sia il sionismo. Il suo problema sta nel fatto che ha un approccio impastato di indifferenza razzista nei confronti del popolo palestinese, che per lui, semplicemente, non esiste. 


 Federica D'Alessio.
ERRI DE LUCA A GERUSALEMME

 Erri De Luca si dichiara sionista su Israel Hayom — il quotidiano fondato da Sheldon Adelson come strumento di supporto a Netanyahu — e dice che definire “genocidio” quello che accade a Gaza è “una distorsione storica e verbale”. 
Lo fa il 25 maggio 2026, mentre i morti certificati a Gaza superano i 70 mila !!!

... l'utile idiota!! ...

𝐁𝐞𝐧-𝐆𝐯𝐢𝐫, 𝐥'𝐮𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐢𝐝𝐢𝐨𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐯𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐜𝐜𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Ben-Gvir è il regalo che il governo italiano stava aspettando. Un volto così feroce da rendere accettabile tutto il resto: i settantamila morti a Gaza, l'annessione strisciante della Cisgiordania, le navi sequestrate in acque internazionali, l'export di armi italiane verso Tel Aviv mai sospeso. Tutto sparisce dietro la maschera del ministro kahanista che fa inginocchiare gli attivisti e ride. Antonio Tajani chiede a Kaja Kallas sanzioni Ue contro Itamar Ben-Gvir. Un mese fa, il 21 aprile a Lussemburgo, lo stesso Tajani con la Germania bloccava la sospensione dell'Accordo Ue-Israele. Sei settimane fa l'Italia si opponeva in sede europea proprio alle sanzioni contro Ben-Gvir e Smotrich. Adesso, dopo il video di scherno, la Farnesina scopre la linea rossa. Il giochetto è chiaro. Ben-Gvir ha otto condanne in Israele, una definitiva nel 2007 per istigazione al razzismo e sostegno a organizzazione terroristica. A diciotto anni aveva decine di incriminazioni, l'esercito lo esentò dalla leva perché troppo estremista. Per anni in salotto, a Kiryat Arba, ha tenuto il ritratto di Baruch Goldstein, autore della strage di Hebron del 1994: ventinove musulmani uccisi in preghiera. È il curriculum di un uomo protetto dal governo italiano fino a martedì. E ieri, mentre Tajani scriveva a Kallas, gli eurodeputati di FdI, Lega e Forza Italia votavano contro l'embargo armi a Israele al Parlamento Ue. Indignarsi per Ben-Gvir costa zero. Sanzionare il sistema che lo nutre costa il prezzo degli F-35. Quindi Ben-Gvir è l'utile idiota. Serve a far passare i bombardamenti come incidente di stile.

... nuntio vobis! ...

... nuntio vobis gaudium magnum, habemus INTERNET!!

domenica 24 maggio 2026

... Zohar Regev ...

Che storia interessante! 

Chi è questa signora? 

Zohar Regev. 

Una donna velata in catene dentro una delle aule di tribunale dello stato di occupazione. Si chiama Zohar Regev. È sempre stata in prima linea in ogni flottiglia per la libertà e la solidarietà lanciata da Turchia, Grecia e Spagna - accompagnando attivisti e sostenitori internazionali nei loro pericolosi viaggi marittimi. Le autorità di occupazione hanno rilasciato tutti gli altri che erano stati a bordo dell'ultima flottiglia e li hanno rimandati nei loro paesi... eccetto lei. Lei possiede la nazionalità dell'occupazione, è nata nel cuore dell'entità in un kibbutz, e originariamente proveniva da uno sfondo sionista. Ma in un momento decisivo del 2004, Zohar Regev decise di abbandonare quello che lei vedeva come un velo di inganno. Emigrò e lasciò la terra occupata, trasferendosi a Betlemme in Cisgiordania. Lì si immerse nel volontariato e viveva tra le famiglie nei campi profughi. In seguito ha descritto quel periodo come un punto di svolta nel suo viaggio spirituale, il momento in cui ha approfondito la sua comprensione della costanza palestinese e del Corano. Dopo due anni e mezzo, ha abbracciato l'Islam interamente per sua scelta e ha dedicato la sua vita a difendere ciò che riteneva giusto con tutte le sue forze. Più tardi lasciò Betlemme e si stabilì in Spagna. Dal 2008 è diventata una voce incessante in ogni flottiglia volta a rompere l'assedio su Gaza. Una donna di Israele, nata in mezzo a loro, che porta passaporto e nazionalità, lascia alle spalle conforto, ricchezza, ricordi d'infanzia e amici — emigrava sia con il corpo che con l'anima perché non poteva accettare di vivere in una terra che credeva non fosse sua. Qualche giorno fa, mentre il mondo guardava la "Flottiglia della fermezza", Zohar era ancora una volta in prima linea, proprio come lo era stata ogni volta precedente. A differenza degli attivisti stranieri che sono stati deportati, è stata portata in tribunale ad Ashkelon con l'accusa di "tradimento" - semplicemente perché era un' "israeliana" che ha osato rivelare la verità. Si è messa dentro la gabbia dell'imputato con la dignità di chi non ha più nulla da perdere. Una persona che ha sacrificato famiglia e patria per amore dell'umanità non sarà scossa dalle sbarre del carcere. In verità, Zohar non è solo un attivista. Lei è la prova vivente che la verità non è determinata dal luogo di nascita. 

 Paolo Ranzani.

... Torino 2 - Juventus 2 ...

Torino Juventus 2 -2 post partita 

Va bene. Non volevo. Non ho visto la partita in diretta, la sto riguardando tutta grazie alla registrazione. Lasciamo stare tutto ciò che è (o non è) successo prima, quasi fosse un nuovo esperimento sociale. Non commento gli scontri perché non so nulla se non quello raccontato dai media . Ne parleranno altri. Ho guardato la partita, ho visto i gol di Vlaovic, che esulta come un indemoniato per nulla. Ho visto qualche sprazzo di Torino, con Casadei e Che Adams che hanno quasi ribaltato il risultato, e non abbiamo perso solo per il cuore, e la voglia dei ragazzi in campo. Stagione deludente per tutte e due le compagini, quella di Torino e l'altra di Venaria. I grandi stanno fuori dalla Champions, sesti in campionato, noi piccoli siamo dodicesimi, ma non abbiamo perso nessuno dei due derby. Resta il rimpianto, negli occhi di chi c'era, di una grande festa, di un' ambiente che pareva quello delle Coppe, prima della follia. Tutto sbagliato, orario, calendario, percorsi autorizzati e altre cose. Qualcuno, in alto, si faccia l'esame di coscienza. Con questo spettacolo sprecato finisce il campionato e finisco di rompervi le scatole, almeno con continuità. Buona estate a tutti. 

 Claudio Calzoni 

 #controcalcioradioweb #claudiocalzoni #iluoghideltoro #TorinoFC #toro #torino #derby #TorinoJuventus #calcio #campionatoitaliano
“Piccola domanda: se migliaia di italiani andassero educatamente a vedere la partita allo stadio, sarebbero in pericolo di vita? Una semplice domanda.” Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

sabato 23 maggio 2026

... il "becchino" Renzi!! ...

IL VIZIO ASSURDO DEL CENTROSINISTRA: PERCHÉ ALLEARSI CON RENZI È UN SUICIDIO POLITICO ANNUNCIATO 


Gira un’aria strana nel centrosinistra. Per battere quella che viene definita l'“Armata Brancameloni”, qualcuno nel cosiddetto campo largo sta accarezzando di nuovo l’idea di imbarcare Matteo Renzi. L'obiettivo? Qualche voto in più per vincere le elezioni. Il risultato garantito? Consegnare le chiavi del futuro governo a un "Demolition Man" seriale. C'è una celebre favola che spiega tutto: quella della rana e dello scorpione. La rana si fida, lo carica sulle spalle per traghettarlo dall'altra parte del fiume, e a metà strada lo scorpione la punge condannandoli entrambi alla fine. "Perché lo hai fatto?", chiede la rana morente. "Perché è la mia natura", risponde lui. Ecco, snoccioliamo punto per punto qual è la "natura" politica ed economica di Matteo Renzi e cosa succederebbe il giorno dopo il voto. 1. Il curriculum del distruttore (Cosa ha già fatto) Chi pensa che Renzi sia un alleato affidabile soffre di amnesia selettiva. Negli anni ha scientificamente demolito: • Il governo Letta (dopo il famoso "Enrico stai sereno"). • Il suo stesso governo e la segreteria del PD. • Il governo Conte II, aprendo la strada a Draghi e, di riflesso, spianando l'autostrada elettorale a Giorgia Meloni. • Le alleanze con i suoi stessi alleati di centro (Calenda e Bonino). • La Costituzione e la legge elettorale (salvate solo dai cittadini e dalla Consulta). 2. Il ricatto programmatico (Cosa farebbe al governo) Proviamo a immaginare il centrosinistra al governo con Renzi dentro. Il giorno dopo il giuramento inizierebbe il logoramento quotidiano fatto di trappole, imboscate parlamentari e minacce di crisi. Su cosa si metterebbe di traverso? Praticamente su ogni misura progressista: • No al salario minimo e al reddito di cittadinanza. • No alla tassa sugli extraprofitti delle banche, delle multinazionali delle armi (Big Arma) e del farmaco (Big Pharma). • No alle tasse green, ai patrimoniali sui grandi patrimoni e alle norme serie anti-evasione. • Sì al riarmo UE-NATO, alle grandi opere inutili (come il Ponte sullo Stretto) a discapito della sanità e della scuola pubblica. In poche parole: bloccherebbe l'agenda sociale per cercare sponde a destra, magari bussando alla porta di Marina Berlusconi per un nuovo "Patto del Nazareno" in salsa ereditaria, chiedendo rimpasti continui in nome di un fantomatico "equilibrio al centro". 3. L'errore di fondo: Politico o Affarista? Il vero cortocircuito di chi a sinistra vuole dialogare con lui sta nel considerarlo ancora un attore politico tradizionale. La realtà, guardando i fatti, è un'altra. Parliamo di un uomo saldamente inserito in una fitta rete di interessi privati globali: • Consulente per il Tony Blair Institute. • Inserito in società israeliane di criptovalute. • Già nel board dell'azienda italo-russa di car sharing. • Membro del board saudita del fondo di Bin Salman. Parliamo di un lobbista internazionale prestato al Parlamento italiano. Come si può pensare di costruire un programma di riscatto sociale, di difesa dei beni pubblici e di transizione ecologica con chi risponde a logiche che con il bene pubblico italiano non hanno nulla a che fare? In conclusione: Regalare posti in lista a Italia Viva significa fare da taxi gratuito a chi ha come unico obiettivo politico il proprio posizionamento e il logoramento degli alleati. Se il PD e il Movimento 5 Stelle decideranno di caricarsi lo scorpione sulla schiena, non potranno poi lamentarsi del veleno. La rana è avvisata. 


 Raffaele De Santis.

... la crisi d'Israele! ...

LA FORTEZZA DI SABBIA 


 L’economia israeliana ha un’infrastruttura tecnologica di prim’ordine, un importante sostegno per il settore militare dal Congresso Usa, un sistema bancario robusto e la borsa di Tel Aviv in salute. Ma la realtà dei consumi, dei salari reali, del debito pubblico e della legittimità internazionale racconta di un’economia che ha smesso di crescere. In questo contesto chi partecipa alle campagne di boicottaggio dell’economia di guerra di Israele si sente rispondere che è inutile. Ma quella crescita che non c’è più dimostra altro. Non che il movimento BDS abbia già vinto, ma che l’economia israeliana è strutturalmente dipendente da condizioni esterne. Che non sono immutabili. La storia insegna che le economie di guerra non crollano per un singolo shock. “Il Sudafrica dell’apartheid era considerato, fino agli anni ’80, un’economia solida - scrive Riccardo Taddei - La campagna internazionale di sanzioni e boicottaggio fu a lungo derisa… Israele non è il Sudafrica ma il principio rimane: le lotte che sembrano impotenti di fronte alla forza accumulano nel tempo una pressione che i modelli econometrici non sanno misurare… Le lotte non creano il problema, lo rendono irreversibile…” 


 [Foto BDS Lanciano: Ortona (Chieti), 17 maggio: 18.457 nomi scritti su pezzi di stoffa bianchi, cuciti assieme a ricordare i sudari con cui i corpi assassinati sono stati avvolti. Sono i nomi delle bambine e dei bambini uccisi a Gaza dal 07/10/23 al 31/07/2025]

... non illudetevi!! ...

Non illudetevi: una fascista e’ per sempre se poi e’ condita da ignoranza, be’ i risultati dopo 4 anni di governo sono sotto gli occhi di tutti sia negli approcci, che nelle menzogne che negli effetti nefasti del suo operato…Le sue origini fasciste sono note a tutti e lei non riesce a prenderne le distanze. Ed anche quest’anno ha celebrato Giorgio #Almirante, nascondendo la realtà e raccontando @ le solite menzogne abilmente travestite da verità. "Di lui restano il carattere, la forza delle idee, l'amore per l'Italia". Chiama #Almirante patriota, scordando che divento’ ministro della Repubblica di Saló, una roba da operetta messa lì su iniziativa del pazzo insieme ad #Hitler . È stato un fervente collaborazionista dei nazisti durante l'occupazione. #Almirante contribuì fattivamente alla fucilazione di moltissimi patrioti (quelli si veri). Quelli che contro l'invasore tedesco stavano lottando. E mentre i partigiani davano la vita, lui con i tedeschi condivideva ricche cene e degustazione di pregiati vini. Invitò i resistenti a consegnarsi ai tedeschi pena la fucilazione, che considerò una giusta punizione, giunse ad auspicarla e la facilitò in molti casi. Era un convinto sostenitore delle leggi razziali. Scrisse: "il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue". #Almirante era un dichiarato fascista, non ha mai smentito di esserlo e l'antifascismo è uno dei princìpi cardine sul quale è stata fondata la Repubblica Italiana. Il fascismo in Italia è un reato, non è un'opinione. Celebrare un collaborazionista nazista, teorico del primato della razza e del massacro di suoi connazionali da parte di un esercito di occupazione, non può essere accettato. Il post celebrativo di oggi dichiara la #Meloni, di fatto, ideologicamente al lato di Almirante. In tutti i sensi. Ha ragione Montanari a sostenere risolutamente che #Meloni è fascista. Punto. E per tutti i disastri che ha contribuito a determinare in questi anni senza arginarne alcuno, va mandata a casa senza indugi.

venerdì 22 maggio 2026

... OPEN FIBER ...

... problemi con il modem: domani mattina ore 11,30 interverrà il tecnico!

giovedì 21 maggio 2026

... Dario Carotenuto ...

Ci sono momenti in cui l'ignavia diventa complicità. E ci sono persone che scelgono invece di esporsi, di metterci la faccia e la libertà. Dario Carotenuto lo ha fatto. Insieme agli altri attivisti della Flotilla hanno sfidato un genocida, un criminale potente: hanno sfidato Benjamin Netanyahu. E lo hanno fatto per portare un messaggio di speranza a un popolo oppresso perché non è accettabile che un popolo venga lasciato solo sotto le bombe, nella fame a combattere inerme contro la barbarie perpetrata da Israele. Per questo anche Dario è stato arrestato, picchiato, umiliato. E mentre lui e gli altri attivisti subivano violenze fisiche e verbali, qui c’era chi li derideva. E allora lasciatemelo dire chiaramente: fate pena. Perché si può non condividere una scelta politica, ma perdere completamente l’umanità davanti a persone che rischiano la propria incolumità in nome dei diritti umani e della pace è qualcosa di profondamente miserabile. E attenzione: non basta indignarsi per il ministro estremista che umilia gli attivisti, perchè la responsabilità politica e morale di Benjamin Netanyahu è chiarissima. E proprio per questo ribadisco ancora una volta che non servono parole vuote ma fatti: le sanzioni, il ritiro dell’Italia dal Board of Peace, l'eliminazione del memorandum con Israele. Dario è un amico e un collega coraggioso, da sempre dalla parte di chi non ha voce e di chi viene schiacciato dall’indifferenza del mondo. 

Io sto con Dario. 
Io sto con gli attivisti della Flotilla. 
Io sto con chi continua ad alzare la testa anche quando sarebbe più facile girarsi dall’altra parte. 


 Chiara Appendino.

... la crisi d'Israele ...

La guerra e la trasformazione autoritaria interna procedono insieme In quella fantastica e tragica miniera di violazioni del diritto, la Knesset viene sciolta e Israele torna al voto mentre si accumulano fatti che ormai non possono più essere trattati come episodi separati. L’arrembaggio della Global sumud flotilla in acque internazionali, il sequestro degli attivisti, il trasferimento nel carcere di Ashdod, la propaganda punitiva diffusa da Itamar Ben-Gvir, la richiesta di mandato di cattura della Corte penale internazionale contro Bezalel Smotrich e lo stesso Ben-Gvir: tutto converge nella crisi dello Stato di diritto israeliano. La crisi non riguarda soltanto Gaza. Riguarda la struttura giuridica e costituzionale di Israele. La coalizione di governo tenta di approvare, prima dello scioglimento della Knesset, norme che ridimensionano ulteriormente i poteri di controllo sul potere esecutivo, a partire dal procuratore generale. È il proseguimento della lunga offensiva contro ogni residuo equilibrio istituzionale. La guerra esterna e la trasformazione autoritaria interna procedono insieme. Intanto la Corte penale internazionale sposta il baricentro delle accuse. Non più soltanto le operazioni militari a Gaza. Entrano al centro la colonizzazione, il trasferimento della popolazione occupante nei territori occupati, la persecuzione, l’espulsione forzata, l’apartheid. In altre parole: l’architettura politica dell’occupazione permanente. La risposta di Smotrich è stata illuminante. Non una difesa giuridica. Una minaccia politica. Ogni iniziativa della giustizia internazionale verrà seguita da un’accelerazione delle misure contro i palestinesi. Khan al-Ahmar, il villaggio beduino palestinese della Cisgiordania occupata che Israele tenta da anni di demolire per consolidare il controllo coloniale sull’Area C, diventa immediatamente il simbolo di questa rappresaglia annunciata. È una logica di intimidazione verso la Corte e verso l’Europa. Per anni molti governi occidentali hanno raccontato Israele come “l’unica democrazia del Medio Oriente”, separando Netanyahu dalle istituzioni dello Stato. Questa distinzione oggi si sta rapidamente consumando. La crisi non investe più soltanto un governo estremista. Investe l’intero assetto israeliano, il suo anomalo equilibrio costituzionale e la sua occupazione permanente. Mostra, soprattutto, una progressiva radicalizzazione politica e sociale. Si apre una stagione di instabilità interna molto dura. E quella instabilità avrà inevitabilmente ripercussioni regionali: sulla Cisgiordania, su Gaza, sui rapporti con gli Stati vicini, sulle guerre già in corso. Perché quando uno Stato entra in collisione con il diritto internazionale e contemporaneamente logora i propri meccanismi interni di garanzia, la crisi smette di essere contingente. Diventa una condizione permanente. 

 In apertura, elaborazione grafica di immagine originale da WMC

... la nostra vergogna!! ...

Eccola la cosiddetta "unica democrazia" del cosiddetto "Medio Oriente". Israele che prima abborda navi in acque internazionali (atto di pirateria, commesso anche su barche battenti bandiera italiana, il tricolore della "nazione" tanto sbandierato dalla destra nostrana). E poi, sempre il nostro alleato Israele, umilia le persone che hanno deciso di rompere con la Flotilla un assedio scandaloso e vergognoso e imperdonabile, l'assedio di Gaza dove il genocidio dei palestinesi è continuo e senza respiro. In questo fermo immagine, in questa mano che piega la testa di un'attivista che non cede la sua dignità, c'è tutto. Tutto quello che è successo in questi anni. Violazioni su violazioni del diritto internazionale. Crimini su crimini, proprio ora che i mandati di cattura arrivano anche a Ben Gvir e Smotrich. Dov'è Israele, dov'è la società israeliana, dove sono le istituzioni israeliane? Non è solo Netanyahu, non sono solo i suoi ministri e il suo governo ad assumersi la responsabilità di una massa di crimini difficilmente reperibili in altri luoghi e in altre epoche. E' lo stato di Israele che sta compiendo tutto questo, di fronte alle telecamere, fornendo prove su prove ai tribunali internazionali che giudicheranno. Eccome, se giudicheranno. E l'Italia? Dov'è l'Italia? Dov'è nascosta la retorica nazionale e nazionalista? Nel silenzio e nel balbettio di un governo che non sa più cosa fare per nascondere la sua ignavia. Lo scandalo del genocidio palestinese non può essere occultato, neanche da un silenzio complice. E' un capitolo della nostra storia, di cui siamo ormai non solo complici e responsabili. Siamo artefici. Lo stiamo compiendo, negli atti e nelle omissioni, se proprio vogliamo (anche) usare un linguaggio cristiano, che dovrebbe essere chiaro alla destra, ma solo nella retorica e non nel suo significato profondissimo. 
La vergogna ci ha ormai ricoperto, come un'onta, appunto. Come un peccato grave. 

Basta. 

 Paola Caridi.




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La situazione, dal punto di vista "scolastico!"



- La mamma di Israele? - Sì. - Prego, si accomodi. Allora da dove cominciamo. - Mi dica lei, professore. - C’è qualche problemino. - Eh, lo so. - Qualche problemino col comportamento. - Lo so, lo so, professore. - Non voglio drammatizzare, per carità. Diciamo che il ragazzo è… - Vivace. - Ecco, un po’ vivace. - Sta sulla difensiva. - Bravissima, diciamo sulla difensiva. - Però in quella classe l’hanno preso di mira. - Ha ragione, l’hanno preso un po’ di mira. - Perché è sensibile. - Stellina di David. - Non sembra sa, ma è un ragazzino molto fragile. - Ma si vede, è un ragazzino fragile di un metro e novanta per centodieci chili. Questo noi del corpo docente l’abbiamo capito. - Poi c’è quel bruttissimo trauma familiare. - Una tragedia. Noi non ce lo scordiamo mica. E neanche lui. Pensi che l’altro giorno me l’ha tirato fuori per saltare educazione fisica. - Vuole davvero far giocare mio figlio a palla prigioniera dopo tutto quello che ha passato?! - No, no, per carità. Perciò cerchiamo di essere comprensivi quando ci sono delle… criticità. - Ho sentito del genocidio. - Ma piccolo. I bidelli hanno pulito subito. - È solo un ragazzo spaventato. - Appunto signora. Ha bisogno dei suoi spazi, ce ne rendiamo conto, altrimenti non gli avremmo permesso di prendersi il banco del compagno. - Non è cattiveria, è che gli era stato promesso nel primo quadrimestre. - E infatti adesso ha due banchi. Sta bello largo. Però non posso negarle che dal punto di vista accademico c’è qualche lacuna. - Cioè? - Be’, in educazione civica molto male. - Non gli entra in testa. - Matematica malissimo. - Davvero? - Per lui mille o centomila sono la stessa cosa. Ma il problema vero è storia. L’altro giorno l’ho interrogato, non sa niente. - Guardi che è certificato. - Siamo perfettamente al corrente. - Ha un P.E. - Popolo Eletto, certo. - Lo dice lo psicologo, eh. Mica ce lo siamo inventati. - Ma no, ma ci mancherebbe. Chi è lo psicologo? - Dio. - Benissimo. Ma guardi che infatti ne teniamo conto ogni volta che c’è compito in classe, che si dovrebbe beccare una nota, o porta un drone a scuola, o spara agli alunni che provano ad avvicinarsi al suo banco. - Voi dovete capire che non è un ragazzo come gli altri. - Ce ne siamo resi perfettamente conto. - Però è molto amato dai compagni. - Da uno. - È pure arrivato secondo al saggio di canto. - Infatti. - Lo vede, professore. Lo vede che non è un criminale. - Ma ci mancherebbe altro, signora. Israele è un ragazzino speciale e come tale noi agiremo affinché possa trovare in classe l’ambiente migliore per esprimersi e fiorire. - Quindi non lo bocciate? - Signora, io insegno storia. Sa cosa mi piace della storia? - Cosa? - Il fatto che da centomila anni vincono sempre i buoni. Non è un’incredibile coincidenza? - Non la seguo. - Certo che non lo bocciamo, questa scuola non lo permetterà mai. Il punto è che qui nessuno viene lasciato indietro. Non mi stancherò mai di ripeterlo: i voti, l’atteggiamento, il comportamento e l’educazione non possono pregiudicare un percorso scolastico verso la democrazia. Qui da noi tutti devono avere l’opportunità di esprimersi e di crescere in un ambiente sicuro e stimolante. Perché la scuola è di tutti, per tutti e al servizio di tutti. - Grazie, professore. - Arrivederla, mi stia bene. Prossimo. - Salve. - Lei è la mamma di Palestina? - Sì. - Allora, questo è il modulo di rinuncia agli studi… 

mercoledì 20 maggio 2026

... da Obama e Biden in poi ...

PERO' TUTTO E' COMINCIATO CON BIDEN ( e OBAMA ) 

Proprio così, non è un dettaglio da poco. Serve a capire tante cose, Trump sta solo proseguendo una linea che è stata tracciata dai due democratici che l'hanno preceduto. Mi piace partire da Joe Biden perchè il tema è più attuale . C'è qualcuno che pensa che gli americani non sapessero nulla del 7 ottobre 2023 ? Se c'è , è un ingenuo . Ma aggiungo, l'ingenuità soltanto può farci credere che non sapessero nulla neppure le cancellerie europee, nonostante la loro modesta levatura. Insomma, qualcuno può pensare che l'imponente flotta americana si trovasse nel Mediterraneo e nel Mar Rosso pochi giorni prima dell'attacco di Hamas, così per caso ? Suvvia, hanno spostato quasi 30/40.000 soldati , hanno portato per la prima volta la più grande portaerei mai costruita, la Gerald Ford nei nostri mari , per turismo ? Ad essere sinceri, ne fecero di turismo, dovevano ingannare il tempo no ? I 4500 imbarcati su quella nave, insieme alla sua scorta ( altre 6/7 navi da guerra + un sottomarino nucleare ) hanno svernato in Italia per una decina di giorni. La Ford addirittura arrivò sino a Trieste, poi a Venezia. Più di una settimana a fare shopping e ingozzarsi di cibo italiano. Il TG3 sale sulla Ford, intervista l'immancabile oriundo italiano, poi il capitano al quale chiede perchè si trovano lì, ci sono esercitazioni , soli o con la Nato ? La risposta è no, non c'è alcuna esercitazione. E allora perchè siete qui ? La risposta è illuminante : "siamo qui perchè la sola nostra presenza garantisce la democrazia" ( testuale ). Poi il 26 settembre, piano piano, la Ford e tutto il suo codazzo bellico, scendono dall'Adriatico , ai primi di ottobre non visitano più niente, ci sono le isole greche, la Grecia, niente, il turismo è stato solo in Italia. Il 7 ottobre sono tutti pronti. Quindi è credibile che i governi europei, non si siano interrogati su questa massiccia presenza militare americana nel Mediterraneo ? Ci sono state nel passato altre vacanze premio per così tanti soldati e tantissime navi da guerra ? Certo che no. Quindi o pensiamo che siano tutti imbecilli oppure anche loro conoscevano le vere ragioni. Infatti sapevano, abbiamo conosciuto l'omertà europea nella migliore delle ipotesi, ma il sospetto della complicità è legittimo, se giudichiamo i comportamenti successivi dell'Europa. Quindi : l'amministrazione "democratica" di Joe Biden era perfettamente al corrente del piano, a cominciare dell'attentato. La storiella che Hamas ha colto tutti di sorpresa ormai non la si può dare da bere a nessuno. Tutti sapevano tutto il 7 ottobre 2023. Tranne noi comuni mortali, sparsi sul Pianeta. Eppure questo piano , studiato alla perfezione , una cosa non aveva previsto : la reazione popolare mondiale. Non mi dilungo qui sulle ragioni profonde che hanno spinto USA ed Israele a fare quel che hanno iniziato quel giorno e che ancora continua con Trump. A me interessa guardare al tutto con occhiali veri . Tutta la narrazione occidentale sull'attentato, alla luce di una semplice analisi dei fatti, appare come un castello di carta, è sotto gli occhi di tutti quindi , non di defaillance della sicurezza israeliana dobbiamo parlare, ma di un piano perfetto , che è andato in porto, è servito a mettere in atto lo sterminio,la distruzione della Striscia di Gaza , il genocidio. Il secondo step era la deportazione totale dei palestinesi. Questo andava di pari passo con l'attacco americano all'Iran. Scusate ma mica gli americani hanno spostato lì una flotta " capace di distruggere l'intero Medio Oriente " ( Sole 24 Ore ) per i tunnel di Hamas ? Solo uno scemo può bersi una minchiata come questa. L'obiettivo era l'Iran. Questo attacco all'Iran non c'è stato. La domanda seria da farsi è perchè ? Perchè gli USA , dopo aver concordato tutto con Netanyahu, si sono poi fermati ? Così come è fallito il piano di deportazione. Quando io, solo un paio di giorni dopo, ho cominciato a fare post sostenendo che questo fosse l'obiettivo israeliano, il NYT non aveva pubblicato il piano dei servizi segreti israeliani, consegnato al loro infame governo. La guerra attuale tra Netanyahu e il giornale americano, risale al 2023, quel rapporto , pubblicato senza commento, per intero, svelava al Mondo , il senso dell'attentato. Che diceva ? Il governo israeliano commissiona il rapporto ai propri servizi, la domanda è una sola : come si possono deportare da Gaza 2,5 milioni di palestinesi ? La domanda non è se, ma come. La risposta è corposa, mica poche paginette. In gran parte l'abbiamo vista, e il povero popolo palestinese l'ha vissuta sulla propria pelle. Dicevano, possiamo spostarli, piano, piano dal Nord di Gaza al centro, poi dal Centro verso il Sud, TUTTI. Dobbiamo ammassarli tutti a ridosso di Rafah ( il valico con l'Egitto ). Questo è tecnicamentr possibile, nessun problema, dicevano queste belve, che parlavano di numeri e non di persone in carne e ossa. Poi , dicono, abbiamo un problema : l'Egitto non li fa passare. Questa parte dell'Egitto è la più interessante, a mio avviso , di quel rapporto. Loro dicono : abbiamo tentato di convincerli , dicendo che noi ci assumiamo l'onere finanziario di costruire delle case nel deserto per i gazawi. Non hanno accettato. Abbiamo proposto loro di cancellare tutti i debiti che hanno con noi. Niente. Abbiamo offerto loro forniture a prezzo speciale di GAS ( quello rubato a libanesi e palestinesi ) , ci hanno detto che non hanno che farsene visto che loro ce l'hanno e lo esportano pure (vero ). E qui arriva la bomba : "forse potremmo convincerli con l'azzeramento dei debiti con la UE ". Cioè, cosa spinge i servizi israeliani a parlare di cose che riguardano la Comunità Europea? Cosa fa pensare loro di poter offrire l'azzeramento dei debiti egiziani ( non erano biscottini ) con la UE ? Era questo il lavoro sporco di cui parlerà Merz ? Certo è che durante il massacro a Gaza, la Ursula farà diversi viaggi al Cairo e solo al Cairo. Perchè ? La prima volta ci va con Borrell, ma la seconda, alla vigilia delle elezioni europee, ci va da sola. Incontra Al Sisi e tirano fuori uno strano comunicato, dove la nostra signora dice di essere contraria " alla deportazione forzosa dei palestinesi da Gaza ". Le parole sono importanti, il senso sta tutto nel FORZOSA . E' un ossimoro, come dire che sei contraria ad un assassinio violento. Evidentemente, ciò che la Ursula ha offerto al dittatore egiziano non è stato sufficiente, l'Egitto ha alzato un bel muro e portato al valico di Rafah carri armati e soldati. La deportazione violenta non è avvenuta. Il governo israeliano cerca da mesi di spingere "volontariamente" quanti più palestinesi ad uscire da Rafah, per ottenere questo deve continuare a bombandarli ( nonostante la tregua ) ed affamarli. Comunque questa parte del piano non è andata come si sperava. Resta da capire lo stop americano, nessun attacco all'Iran, la Ford e compagnia navale tornano , lemme lemme a casa, senza aver sparato un colpo. Io non ho tutte le risposte, mi piace pensare che Biden ha tirato i remi in barca perchè una cosa non avevano previsto : la reazione imponente della gente in tutto il Mondo, cominciata proprio negli States e addirittura guidata dalla fortissima comunità ebraica americana. L'attentato di Hamas , con la ferocia mostrata, gli ostaggi, doveva secondo le loro intenzioni assicurare un sostegno necessario alle vergogne che avremmo visto. Invece è avvenuto il contrario. Ecco, a me piace pensare questo, anche perchè, fateci caso, ovunque , è partito di pari passo l'attacco a questo movimento , bollato come pro-pal ( non è una bella definizione questo pro-pal ) , addirittura qualcuno che si dichiara di sinistra, anche in Israele, ha detto di sentirsi tradito dai "liberals" progressisti di tutto il Mondo. E' così, non se l'aspettavano questi milioni di uomini e donne, nelle piazze del Mondo, sino agli angoli più remoti della Terra. Non ci hanno visto arrivare. Se è andata così, bisogna continuare . 
 

 Pompeo Benincasa.