domenica 17 maggio 2026

... coscienze degradate!! ...

Seminare l’odio è diventata una pratica quotidiana. 

 Una liturgia povera. Non richiede intelligenza, né cultura, né coraggio. Basta una frase urlata, una menzogna ripetuta mille volte, un bersaglio da indicare al popolo affamato di rabbia. Lo straniero, il povero, il diverso, il fragile. E il gioco è fatto. Io credo che il vero degrado italiano degli ultimi vent’anni non sia stato economico. Nemmeno politico. È stato antropologico. Hanno trasformato il linguaggio pubblico in una fogna dove l’insulto vale più del pensiero e la brutalità viene scambiata per sincerità. Il populismo ha avuto questo merito oscuro, ha insegnato alle persone a diffidare della complessità. Ha convinto milioni di italiani che studiare fosse inutile, che ragionare fosse un difetto, che ogni competenza fosse “elitismo”. E mentre il Paese smetteva di leggere, smetteva anche di comprendere. Un popolo che non comprende diventa facilmente manipolabile. Ha paura di tutto. E chi ha paura finisce sempre per odiare qualcuno. Così sono cresciute generazioni intere nutrite dalla televisione urlata, dai social trasformati in arene, da politici che non governano emozioni ma le sfruttano. L’odio è stato industrializzato. Reso spettacolo. Monetizzato. Persino premiato elettoralmente. La destra italiana contemporanea non ha inventato questo degrado, lo ha raccolto, coltivato e organizzato. Ha capito che un cittadino arrabbiato è più utile di un cittadino cosciente. Per questo ogni problema sociale viene trasformato in guerra tra poveri. Mai contro i privilegi veri, mai contro il potere economico. Sempre contro gli ultimi. E allora si vedono uomini e donne umiliati dalla vita accanirsi contro chi è ancora più debole di loro. È il capolavoro del potere, convincere gli sfruttati a odiare altri sfruttati. La tragedia è che molti non si accorgono nemmeno più della propria miseria culturale. Ripetono slogan inventati da altri, come devoti senza fede. Parlano per odio preso in prestito. Difendono idee che spesso feriscono persino loro stessi. E credono di essere liberi mentre diventano eco. Io continuo a pensare che una società che perde empatia perde anche umanità. 
 E quando un Paese smette di provare vergogna per la crudeltà, allora il degrado non è più nelle periferie, nei muri sporchi o nelle strade abbandonate. 
È dentro le coscienze. 


Giovanni Pugliese 

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