Le relazioni tra Usa e Cina miglioreranno sempre di più e saranno basate sulla cooperazione, hanno assicurato in questi giorni Xi Jinping e Donald Trump. Quello che è certo che è nessuno conosce con esattezza quale sarà il mondo che le guerre, militari e commerciali, stanno cercando di istituire. Alcuni dicono che, a cominciare dalla gestione delle materie prime “rare”, la Cina può costituire un’alternativa alla distruttiva arroganza statunitense. Di certo anche la Cina ha un odioso sistema militare, per altro sempre più basato sull’IA, che ha bisogno di enormi quantità di energia. Di certo, la industrie cinesi, che restano in gran parte medio-piccole, sono ad altissima intensità di manodopera. Di certo, la qualità della vita nelle campagne della Cina non è paragonabile a quella delle città. Dal fragile microcosmo di uno spazio indipendente come Comune abbiamo anche altre tre piccole certezze.
La prima, le società in basso sono complesse ed è sbagliato farle coincidere con chi le governa.
La seconda: non esistono potenze buone: tutte sono parte dello stesso sistema capitalista, patriarcale e coloniale.
La terza: abbiamo sempre più bisogno di guardare il mondo non con la geopolitica e le guerre tra gli Stati, ma sappiamo che non è facile.

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