
In tempi di magra e con l'accusa di essere cameriera prediletta di Trump, la ducetta ha fame di propaganda e come si dice a Napoli, ogni buco è pertuso.
Forse non tutti sanno che abbiamo richiamato il nostro l'ambasciatore dalla Svizzera, praticamente il grado due della guerra diplomatica, dopo c'è solo la chiusura dell'ambasciata.
E perché l'abbiamo fatto? Perché la ducetta ha deciso di cavalcare l'ondata di sdegno dei populisti italiani, suo elettorato prediletto, per la cauzione che ha consentito a Moretti di Cras Montana di uscire di galera.
E quando le ricapita di poter fare la dura legge e ordine, visto che finora ha preso schiaffi a destra e sinistra e in Italia pare esserci tutto tranne legge e ordine? Quando le ricapita di poter fare la sovranista in casa altrui, e senza pagare pegno?
Ed ecco quindi l'occasione propizia: attaccare la Svizzera, approfittando anche della minore difesa che il paese elvetico può esercitare, alle prese com'è con un danno di immagine colossale. Insomma, una sciacallata. Tipica da quelle parti, dove di agguati se ne intendono.
Quindi ecco la strategia dello squallore sui morti. Prima ha protestato contro la liberazione del Moretti, lei che nel curriculum vanta perfino la liberazione di un criminale libico ricercato dalla Corte penale internazionale con tanto di aereo privato Italia-Libia. Se non altro il Moretti per uscire di galera ha pagato di tasca sua, sia la cauzione, sia il taxi per tornare a casa.
Poi visto che la Svizzera non rispondeva - avendo ovviamente capito subito lo scopo propagandistico interno di tale squallore internazionale - la ducetta ha rilanciato, chiedendo alla Svizzera di accettare una squadra di polizia italiana "da affiancare a quella svizzera nelle indagini sull'incendio".
Come se non ci potessimo fidare di loro. Come se dovessimo controllare l'operato, che sti svizzeri, aò, ma a chi la vojono raccontare, disciamo.
Una richiesta naturalmente assurda, immaginiamocela solo a parti invertite: cosa risponderemmo al governo del Marocco che chiedesse di inviare una squadra di investigatori a indagare per la morte del giovane ucciso da un poliziotto ieri a Milano? Ogni paese si fa le sue indagini, è l'abc della sovranità. Ma si sa che ogni sovranista è sempre più sovrano degli altri.
Del resto noi siamo abituati a chiedere e ottenere dagli altri paesi collaborazione e a inviare squadre italiane, vedi il caso Regeni, dove da dieci anni dall'Egitto ci prendono a pesci in faccia, governo ducetta compreso (anzi visto la longevità, si può dire che è il governo che ha preso più pesci in faccia dall'Egitto).
Anche in questo caso la Svizzera non ha risposto, per carità di patria e la ducetta si è ulteriormente adirata. Non basta trattare da sciacquetta la Svizzera, c'è bisogno che questa risponda e magari si incazzi, in modo da poter alzare il livello della polemica e raccattare voti nei sondaggi, quindi ecco addirittura il richiamo dell'ambasciatore italiano che non tornerà a Berna fino a quando la Svizzera non risponderà, sulle indagini, sulla squadra italiana - magari scusandosi, magari strisciando, chissà - al governo italiano.
"Dal mare, dal cielo, dai monti, un solo grido: spezzare le reni alla Svizzera!".
Ovviamente la Svizzera non ha alcun interesse ad aprire un fronte di conflitto con l'Italia, quindi in queste ore starà cercando di capire come rispondere al meglio e come pagare questa tassa di propaganda alla ducetta, nonostante sia di una volgarità e di uno sciacallaggio infinito, ovviamente senza passare per un paese sottosviluppato alla mercé delle ducette di passaggio.
Ma quanto sarebbe bella invece una risposta a tono, tipo, una bella restrizione a tutti i lavoratori italiani che ogni giorno passano il confine per andare a lavorare, magari con una bella tassa d'ingresso? Chiamiamola, tassa sulla propaganda, o sull'educazione minima o sull'Impara a campare.
Nicola Gentile.
Nessun commento:
Posta un commento