domenica 25 gennaio 2026

... il post - partita ...

Cruciani e Parenzo, nella loro disgraziatissima trasmissione, ogni sera ci presentano bevitori di piscio, gente che si fa piantare chiodi nei genitali, schiavi volontari, fenomeni da baraccone che almeno hanno la decenza di sapere cosa sono. Eppure, messi a confronto, quelli paiono artisti navigati. Noi invece restiamo mediocri: mediocri anche nel senso del ridicolo. Prendete una tifoseria che prende sei schiaffi netti, puliti, sei lapidi calate una dopo l’altra. Sei a zero. E cosa fa? Non esplode, non rompe nulla nemmeno a parole, non alza nemmeno troppo la voce. Nel finale di partita, pardon, di mattanza, al Sinigaglia, chiesto un confronto con le pecore scese in campo parlamenta senza essere in grado di articolare in modo vagamente comprensibile due concetti due, non trovando poi di meglio che insultare il povero Zapata, che se ne andava più per imbarazzo nei loro confronti che non per altro. Poi al Filadelfia si presenta in quattro gatti, composta, educata, quasi rassegnata, a chiedere rispetto a chi il rispetto ha dimostrato di non sapere cosa sia . A farsi prendere per il culo da un allenatore con l’aria da necroforo aziendale, uno che parla di “fuoco negli occhi” mentre firma certificati di morte sportiva, e da un DS appena arrivato che sembra il notaio chiamato a leggere il testamento del defunto. E non é uno qualunque. Lo stesso mezzo fallito che anni fa ci ha riempiti di bidoni come una discarica abusiva e poi è sparito portandosi via pure il database, come se fosse l’argenteria di famiglia. La scena è quasi commovente: il morto che ringrazia chi lo sta seppellendo perché almeno usa parole gentili. Bocconi di merda, tanti bocconi di merda. Li mastichiamo piano, con i denti rotti e la dignità in saldo. Però la cosa buffa, amarissima, è che stavolta non siamo soli a deglutire. Con noi ingoiano anche loro: gli influencer col pass al collo, gli speculatori col sorriso instagrammabile, i mangiatori seriali di tartine a scrocco che popolano i palchi come gabbiani sopra una discarica elegante. Niente champagne che tenga, il sapore arriva anche lì, sotto le luci buone. Non è giustizia, non è riscatto, non è nemmeno consolazione vera. È solo sapere che il disgusto è democratico, che la merda non fa distinzione di ceto né di accredito: fa schifo a tutti. Non è granché, ma meglio di nulla. E Cairo? Cairo prospera: naturalmente prospera. Gli sciacalli non hanno bisogno di procurarsi prede vive: gli bastano ed avanzano i cadaveri, e qui siamo pieni zeppi di cadaveri. Un banchetto infinito a spese di una tifoseria morta e sepolta, che dopo un 6-0 non pretende rispetto ma lo chiede con educazione, come se fosse un favore, come se non fosse un diritto minimo. La verità è semplice e feroce: non c’è più rabbia, non c’è più orgoglio, non c’è nemmeno più la finzione della ribellione. C’è solo gente che confonde la fedeltà con la sottomissione e scambia il silenzio per maturità. Cairese-Lecce fra sette giorni: sfida da dentro o fuori. Lo stadio sarà pieno, ancora una volta, perché i morti oramai non possono più imparare: avrebbero dovuto pensarci prima. 


 Ernesto Bronzelli.

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