
L’autostima del narciso di destra non nasce dalla forza, ma dalla comparazione.
Ha bisogno di sentirsi superiore, perché dentro è fragile.
Superiore per razza, per pelle, per conto in banca.
Non costruisce sé stesso: si eleva schiacciando qualcun altro.
Chi cade, chi ha bisogno, chi attraversa un momento di difficoltà diventa subito “accattone”, “fannullone”, “parassita”.
La povertà, per loro, non è una condizione: è una colpa.
La fragilità non è umana: è vergogna.
Eppure lo stesso narciso di destra che disprezza il povero
evade,
condona,
rottama i debiti,
chiede aiuto allo Stato che dice di odiare.
Ma quando lo fa lui, non è assistenzialismo: è “furbizia”.
Non è accattonaggio: è “merito”.
Si sente superiore per il colore della pelle,
per l’orientamento sessuale che non comprende,
per un’idea di normalità che serve solo a mascherare la paura.
L’omofobia, il razzismo, il disprezzo non sono forza:
sono specchi dietro cui nascondere il vuoto.
Questo sistema lo protegge.
Una destra che difende il capitalismo predatorio,
che non tassa gli extraprofitti delle banche,
delle armi, del petrolio, del gas.
Perché tassare significherebbe fermare la corsa malata
di chi accumula denaro anche mentre semina distruzione.
Così il mondo viene diviso in due:
il povero è un fallito,
il ricco è un modello.
Anche se distrugge, sfrutta, inquina, uccide.
Ma la verità è un’altra.
Se il narciso di destra avesse davvero autostima,
non avrebbe bisogno di disprezzare nessuno.
Potrebbe guardare in faccia l’umanità,
riconoscere il valore della solidarietà,
capire che aiutare il più debole non toglie dignità:
la crea.
E forse, solo allora, si accorgerebbe che il suo tesoro
non è la ricchezza accumulata,
ma ciò che ha sacrificato per ottenerla.
E che tutto quel superfluo
non ha mai riempito il vuoto
che si porta dentro insieme all'ignoranza.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Nessun commento:
Posta un commento