Se per comprendere la riforma serve una laurea in giurisprudenza e trent'anni di pretura, allora il referendum stesso è una truffa!
Si chiede al cittadino comune di decidere su una materia che viene definita "troppo tecnica" persino per un professore universitario.
Ci stanno dicendo:
"Questo quesito referendario è inaccessibile ai non addetti ai lavori, tranne quando ci serve il vostro voto per legittimarla".
Non ci chiedono di capire come funzioneranno i due CSM o il sorteggio (che Barbero critica).
Ci chiedono di fidarci ciecamente di loro.
Implicitamente stanno ammettendo che stanno promuovendo una materia referendaria che hanno reso volutamente oscura o che è strutturalmente troppo complessa per un Sì/No secco senza un dibattito onesto.
Se dovessero spiegare davvero nel merito le obiezioni di Barbero (ad es perché un PM che risponde a un CSM in parte nominato dalla politica dovrebbe essere più libero di oggi?), la discussione diventerebbe pericolosa, ma per loro.
Meglio dire "Lui non ha capito, fidatevi di noi", rendendo il voto un atto di fede politica verso il governo Meloni/Nordio piuttosto che una scelta consapevole sulla giustizia.
Stanno usando la complessità tecnica come uno scudo.
Se provi a guardare dietro lo scudo, come ha fatto Barbero, ti dicono che non sei qualificato per guardare.
Ma intanto ti chiedono di votare per approvare quello scudo!
È un cortocircuito democratico perfetto.
Si decidessero: o il referendum è troppo tecnico oppure - com'è giusto che sia - è politico.
E se è politico allora Barbero non solo è legittimato a parlare, ma lo sono tutti i cittadini allo stesso livello.
Se invece è la fiducia cieca che il governo cerca da noi allora voterò NO, NO,NO e ancora NO.
Lucia Coluccia.

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