lunedì 5 gennaio 2026

... solo una transazione! ...

La giornalista di New Station, Libby Dee: "Lei ha detto di essere stato molto arrabbiato. In realtà ho molte domande". Donald Trump: "Sì. È così. Mi dica, da dove viene?" Libby Dee: "Vengo da New Station, mi chiamo Libby Dee. Dunque, lei ha detto di essere stato molto arrabbiato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, se fosse stato lui a colpire la residenza di Vladimir Putin". Donald Trump: "Non credo affatto che un attacco del genere sia mai avvenuto. Davvero". Libby Dee: "Quindi, in quella telefonata Putin le ha detto che l’attacco c’è stato. Lei poi è uscito pubblicamente dichiarando di aver creduto a Putin. Questo ha suscitato critiche." Donald Trump: "Qualcosa è effettivamente successo nelle vicinanze, ma non aveva nulla a che fare con questo". Libby Dee: "Perché in quel momento ha creduto a Putin e poi è uscito a dire queste cose sull’Ucraina?" Donald Trump: "Perché allora nessuno sapeva nulla. L’ho sentito per la prima volta proprio in quel momento. Lui (Putin – ndr) ha detto che la sua casa era stata attaccata. Noi non crediamo che sia successo — almeno adesso, dopo aver potuto verificare. Ma allora era la prima volta in assoluto che ne sentivamo parlare. Noi speriamo semplicemente che la Russia e l’Ucraina risolvano la questione. Sa, a noi non costa nulla. In realtà, noi addirittura guadagniamo, perché, a differenza di Biden… Biden ha dato 350 miliardi di dollari — li ha semplicemente regalati. Io invece ne ho recuperata una parte significativa, perché abbiamo concluso un accordo sulle terre rare, siamo entrati nel settore dei metalli rari. E recupereremo molti di quei soldi — forse tutti, forse addirittura più di tutti." Ovviamente non esiste una cifra reale di 350 miliardi di dollari “dati” all’Ucraina. Le stime ufficiali USA (aiuti militari, finanziari e umanitari) sono molto più basse e soprattutto spalmate su più anni. Trump somma tutto, spesso includendo aiuti futuri non ancora erogati, valore nominale di armamenti vecchi, costi interni USA (produzione, stoccaggio, rinnovo scorte), a volte persino contributi europei. Ogni volta che ripete il numero, lo alza, perché l’effetto emotivo aumenta: indignazione, rabbia, “spreco”. Ma il passaggio più grave non è nemmeno il numero falso. È questo: “Biden li ha regalati, io invece li recupero”. Qui l’aiuto a un Paese invaso viene reinterpretato come un investimento da monetizzare. Con questo approccio la guerra diventa un bilancio, la sicurezza collettiva un affaree gli accordi internazionali carta straccia se non rendono. Non stancherò di ripetere: gli Stati Uniti sono firmatari del Memorandum di Budapest. Non era beneficenza, non era un favore all’Ucraina: era un impegno politico e di sicurezza in cambio della rinuncia all’arsenale nucleare. E oggi sentir dire “non ci costa nulla, anzi guadagniamo” è una negazione esplicita dello spirito di quell’accordo. Il messaggio implicito è devastante: rinunciare alle armi nucleari non conviene, le garanzie di sicurezza valgono finché sono convenienti, la difesa dell’ordine internazionale diventa una transazione. 

 Kateryna Sadilova.

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