Sia finalmente lodata la chiaroveggenza di questo esecutivo che ha saputo leggere nel cuore profondo di noi italiani, finalmente liberati dall’ipocrisia di dover fingere che ci importi qualcosa della nostra stessa sopravvivenza.
Ma chi è quel povero illuso che ancora perde tempo a lagnarsi per uno stipendio da fame o per un contratto che scade dopodomani, quando può finalmente saziarsi con l’inebriante nettare della separazione delle carriere?
Che delizia infinita è stendersi sul linoleum sporco di un pronto soccorso, tra un lamento e l’altro, e pensare con orgoglio che, mentre noi crepiamo in corridoio, il Pubblico Ministero e il Giudice non potranno più prendere nemmeno un caffè insieme.
È questo il vero miracolo italiano:
morire sul lavoro o veder crollare il soffitto della scuola sulla testa dei propri figli, ma farlo con la consapevolezza che l'architettura giudiziaria è stata finalmente messa in sicurezza.
Abbiamo dato prova di una maturità commovente quando abbiamo disertato le urne per i nostri diritti, lasciando che il Jobs Act ci calpestasse come meritiamo, perché noi siamo un popolo di esteti che non si sporca le mani con le sciocchezze del welfare o della dignità lavorativa. Noi avevamo sete, una sete atavica e viscerale che nemmeno l’acqua pubblica o un futuro dignitoso avrebbero potuto placare: noi bramavamo Nordio.
Che importa se non possiamo più permetterci una casa o se i nostri giovani fuggono all'estero come profughi del benessere; che vadano pure, purché sappiano che in patria abbiamo risolto il problema fondamentale del caffè tra magistrati.
È una soddisfazione sublime vedere il Paese che affonda nel fango della miseria e della denatalità, mentre noi restiamo a galla aggrappati a un comma costituzionale, ridendo in faccia a chi ancora crede che la priorità fosse curarsi, mangiare o semplicemente restare vivi.
Nicola Gentile.

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