E’ la Giornata della responsabilità
di Raffaele Crocco
D’accordo, quest’anno c’è voluta la televisione. È stata la Rai a raccontarci – ancora una volta – come questo Paese non voglia fare davvero i conti con la propria storia. Semplicemente, non voglia “fare memoria”.
L’occasione è stata il recente sceneggiato RAI sul rastrellamento del ghetto di Roma. Una fantastica ricostruzione in cui i fascisti, quelli veri, quelli con nome, volto e responsabilità precise e documentate, sono semplicemente scomparsi. Spariti. È come se quella mattina del 16 ottobre 1943 le SS tedesche – i soli cattivi per la Rai del 2026 – avessero agito in un vuoto pneumatico, in una città senza occhi, senza complicità, senza mani italiane impegnate a indicare, registrare, obbedire, caricare sui treni, collaborare.
È ridicolo, sì. È falso, certo. Soprattutto è significativo. Racconta, meglio di tante analisi, la rimozione collettiva che ci accompagna da ottant’anni. Una rimozione che questo governo, nipote dichiarato e orgoglioso di quei fascisti criminali, alimenta ogni giorno, modificando non solo i programmi televisivi, ma quelli scolastici e culturali.
La scelta della Rai, racconta un Paese che non sa, o più spesso non vuole sapere, che il fascismo non fu un incidente, né una parentesi imposta. Fu una scelta di massa, una cultura diffusa, un sistema condiviso, tenuto in piedi magari non dalla fede nel Duce, ma certamente dall’indifferenza, dall’egoismo spicciolo e individuale. Quella macchina di violenza funzionò perfettamente proprio perché migliaia di italiani, in divisa e senza, la alimentarono ogni giorno.
La rimozione delle responsabilità, oggi come allora, è il terreno più fertile affinché l’idea fascista — che è, lo ripeto, un’idea criminale prima ancora che un regime — continui a trovare consenso. Non per nostalgia, ma per ignoranza. Per convenienza. Perché se nessuno ha colpa, allora tutto è possibile di nuovo.
La verità, per i fascisti di ieri e di oggi, è sempre stata un ostacolo. E come tale è stata ed è manipolata, taciuta, ridotta, distorta. Allora servì a far accettare le leggi razziali, trasformando i cittadini italiani di religione ebraica prima in un nemico interno, poi in esseri sub umani. Fu utile a giustificare la persecuzione di rom, omosessuali, disabili, oppositori politici. Servì a creare il clima che rese possibile la deportazione e lo sterminio di sei milioni di persone in Europa. La menzogna come arma, la propaganda come anestetico morale: è così che si costruiscono i massacri, molto più che con i fucili.
La scuola della manipolazione non ha mai chiuso. Oggi è uno strumento usato ovunque, nelle crisi internazionali, nei conflitti, nelle retoriche che giustificano violenze e soprusi. È usata da governi e potenti che, invece di confrontarsi con il limite etico imposto dalla memoria, lo piegano alla propria convenienza.
Così assistiamo a tragedie contemporanee che mostrano comunque la stessa logica di disumanizzazione: la sicurezza usata come scusa universale, l’altro trasformato in animale senz’anima e bersaglio, la storia piegata a ragione di Stato.
Ed è proprio questo il punto. La memoria non serve a nulla se la usiamo per consolare. Deve essere la clava che rompe lo schema, che disturba il potere e il criminale. Deve farci capire che ciò che è accaduto con la Shoah non fu inevitabile e non fu esclusivamente nazista. Ci riguarda. Ci definisce. E ci obbliga a cambiare.
Per questo, quando la RAI cancella i fascisti dallo schermo, non sta facendo solo un errore storico: sta offrendo al fascismo di oggi un alibi. E lo offre creando la giustificazione collettiva per tutti noi. Sta dicendo, ancora una volta: “tranquilli, noi non c’eravamo, non siamo mai stati complici”. Così, il male è sempre altrove.
La Giornata della Memoria dovrebbe invece insegnarci altro. L’unico modo per coltivare la pace è riconoscere le proprie responsabilità. Tutte. Anche quelle che non fanno comodo. Anche quelle che fanno male.
Solo così la storia smette di essere un archivio manipolabile, a disposizione della verità di comodo. E solo così la memoria torna a essere, finalmente, una coscienza.
www.unimondo.org
Alessandro Negrini
Carlo Martinelli
Radio Onda d'Urto Left
Il Dolomiti
Festival Del Cinema dei Diritti Umani di Napoli
Articolo 21
Andrea Tomasi
Uno Maggio Taranto Libero E Pensante
Arci Empolese Valdelsa

Nessun commento:
Posta un commento