venerdì 9 gennaio 2026

... blocchi navali ...

Blocchi navali e fronti di guerra 

di Raffaele Crocco 

Il Risiko non ha fine e, anche questa settimana, si gioca soprattutto sul mare. Sullo sfondo resta il clamore per l’azione degli Stati Uniti in Venezuela, con l’arresto e il trasferimento coatto a New York del presidente Maduro. Collegato a questo fatto, c’è da registrare il sequestro di una petroliera battente bandiera russa, ma collegata a interessi venezuelani, nel Nord dell’Atlantico. Anche qui, l’azione è firmata da Washington, con il supporto britannico. L’episodio riporta alla ribalta il nodo delle sanzioni energetiche, mostrando come i conflitti armati continuino a intrecciarsi con le rotte del petrolio e con la guerra economica globale. Sulla costa di una altro mare, il Mediterraneo, si continua a morire. Ora nel silenzio quasi totale di un’opinione pubblica distratta da altre notizie. A Gaza, nonostante la tregua annunciata nei mesi scorsi, gli scontri non si sono fermati. Nella zona di Khan Younis, nel sud della Striscia, attacchi e operazioni militari hanno provocato nuove vittime civili: almeno cinque morti questa settimana, tra cui una bambina. Secondo dati diffusi da fonti sanitarie locali e ripresi da agenzie internazionali, dall’avvio della tregua di ottobre 2025, oltre 420 palestinesi sono stati uccisi, insieme a tre soldati israeliani. Lo Stato ebraico continua inoltre a mantenere il controllo militare del 53% del territorio della Striscia, elemento che rende fragile e incompleta qualsiasi ipotesi di cessazione reale delle ostilità. Più a nord, anche il fronte libanese resta altamente instabile. I bombardamenti israeliani nel Sud del Libano e nella valle della Beqaa sono proseguiti nel corso della settimana, colpendo infrastrutture considerate legate a Hezbollah e Hamas. Gli attacchi sono stati preceduti da ordini di evacuazione, ma hanno comunque causato feriti civili. Secondo le Nazioni Unite, dall’inizio della nuova fase di violenze più di 120 civili libanesi sono morti, segno anche qui di una tregua che esiste solo sulla carta e di un confine settentrionale di Israele sempre più militarizzato. Sul fronte europeo, l’Ucraina continua a vivere una guerra di logoramento. Dal punto di vista militare, i combattimenti si concentrano ancora nell’est del Paese, con pressioni russe nelle aree di Donetsk e lungo l’asse di Pokrovsk. L’uso intensivo di droni, artiglieria e guerra elettronica segna una fase sempre più tecnologica del conflitto, mentre nessuna delle due parti sembra in grado di ottenere un vantaggio decisivo. Sul piano diplomatico, la settimana è stata segnata da incontri tra Stati Uniti, alleati europei e rappresentanti di Kiev. Al centro dei colloqui, ci sono le cosiddette “garanzie di sicurezza” per l’Ucraina in caso di cessate il fuoco. Si ipotizzano sistemi di monitoraggio, sorveglianza satellitare e droni, ma non c’è alcun impegno diretto di truppe occidentali sul terreno. Resta irrisolta anche la questione territoriale, con Mosca che continua a rivendicare le regioni occupate e Kiev che rifiuta qualsiasi riconoscimento delle annessioni. Altrove, si muore per altre guerre. In Nigeria, la violenza jihadista e criminale non rallenta. Nel nord-est, nello Stato di Borno, un’imboscata contro un convoglio militare ha causato la morte di almeno nove soldati e il ferimento grave di altri cinque. In quest’area operano gruppi affiliati allo Stato islamico. Nel centro-nord del Paese, nello Stato di Niger, un attacco a un villaggio e a un mercato locale ha invece provocato almeno trenta morti civili e diversi rapimenti. Sono episodi, dicono gli analisti, che confermano l’incapacità del governo di controllare vaste aree del territorio. Più in generale, l’Africa continua a essere attraversata da scontri armati e guerre. Nella Repubblica Democratica del Congo, nuovi attacchi nel Nord Kivu e nel territorio di Lubero hanno ucciso almeno quindici civili. In Somalia raid aerei governativi, con supporto internazionale, hanno portato all’uccisione di decine di miliziani al-Shabaab. Dal Sudan al Sahel, il continente resta segnato da guerre seminascoste, crisi umanitarie e milioni di sfollati. 


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