domenica 18 gennaio 2026

... Requiem precoce? ...

REQUIEM PRECOCE PER LA NATO 


Ci sono poche testimonianze migliori (se ancora ce ne fosse bisogno) del perdurante analfabetismo militare che perdura in questo paese, delle tante messe di requiem già cantate in queste ore per la NATO. C'è chi lo dice con malcelata soddisfazione - Caracciolo e i suoi epigoni, per capirci - chi con rassegnazione, ma insomma...tutti a stabilire con sicumera che la prima vittima dell'avventurismo trumpiano in Groenlandia sarà proprio l'Alleanza. Sgomberiamo il campo dagli equivoci. È dal minuto secondo in cui la coppia Trump - Vance è salita al potere che al Quartiere generale di boulevard Leopoldo III si ipotizzano scenari che due anni fa sarebbero sembrati surreali. E non perché il magnifico duo degli autocrati in chief porti con sé una rivoluzione. Il disimpegno statunitense dal teatro europeo è una realtà dalla fine della Guerra Fredda. C'è chi lo ha portato avanti con più delicatezza, come Obama, chi lo ha frenato, come Biden (l'ultimo presidente che ha creduto davvero nel legame con l'Europa). Ma la sostanza è rimasta. Gli USA non hanno, e non hanno mai avuto, le risorse operative per fronteggiare simmetricamente due possibili fronti, vecchio mondo da un lato e indo-pacifico dall' altro. Le comiche di questi giorni, con gruppi d'attacco e portaerei a rimbalzare da un angolo all'altro del globo per seguire le alzate di ingegno di mr. Trump sono una tangibile, per quanto deprimente, dimostrazione non solo dell' assenza di una ponderata strategia globale, ma anche della pianificazione e delle forze per implementare una. Ma alla tradizionale linea del disimpegno si aggiunge una verità lapalissiana, che sarebbe chiara a chiunque si degnasse di leggerle ogni tanto le fonti, non solo di fare finta di conoscerle nei salottini dei talk show. Trump e Vance (la vera anima nera del nuovo potere americano) l'Europa, semplicemente, la odiano. Noi storici (quelli veri, almeno) passeremo probabilmente un bel po' di tempo a discutere perché. Ma è un dato di fatto: non considerano solo l'Europa come entità unita irrilevante, la disprezzano, e forse la temono anche. I singoli staterelli, invece, vanno bene. Purché si acconcino a recitare bene la parte dei servi nell' era dei predatori brutali. Questo comporta automaticamente la fine della NATO? Forse. Forse no. Non è la prima volta che si dà per defunta l' Alleanza. Anni fa, fu Macron a definirla "cerebralmente morta". Salvo poi riconoscere che l'imperialismo di Putin le aveva regalato non solo una seconda giovinezza, ma un nuovo significato e ruolo. Dal 2014 in avanti, nonostante il primo mandato di Trump, la NATO sì è rafforzata. Ha aumentato le sue forze, migliorato le sue strutture, sviluppato strategie e sistemi d' arma, e non da ultimo arricchito il suo budget: nel 2025 per la prima volta la quota degli europei + Canada è ascesa a due terzi della quota USA. Dieci anni fa era un terzo. Se invece di pontificare, sfregandosi le mani, sul dissolvimento dell' alleanza che ha garantito la nostra sicurezza dal 1949 si studiassero i suoi documenti, si scoprirebbe una storia infinitamente più complessa e sfumata di quanto gli analfabeti dei talk show affettino di conoscere. Ma allora dovremmo presupporre che gli Orsini, i Travaglio, i Canfora e compagnia sappiano distinguere un cannone da un cannolo o sappiano cos' è una Joint Winter. E non mi pare proprio il caso. Che in Groenlandia si sia palesato il desiderio dell' attuale potere statunitense di disfarsi di questa zavorra che è l' Alleanza, non c' è dubbio. Che questo possa succedere non è necessariamente detto. Dipenderà da molti fattori che oggi sono sotto superficie in quello sconfortantemente rozzo teatrino retto dagli analfabeti che viene allestito sugli schermi, e che dovrebbe passare come dibattito pubblico. La resistenza di buona parte dei vertici militari USA, per dirne una, in larga parte tiepidi se non ostili a quei manigoldi installatisi a Washington. Le possibili conseguenze di un progressivo slittamento di consenso del magnifico duo, per dirne un' altra. L'attrito di una coalizione che è fatta da uomini, molto dei quali americani, che da anni vivono in Europa e che amano e non disprezzano il nostro mondo. Potrei andare avanti. Questo esime gli europei dal considerare lo scenario peggiore? No. Assolutamente. A differenza delle anime belle che predicano amore e diplomazia nelle loro terrazze romane, chi ha un minimo di buon senso sa che le minacce del presente sono infinitamente più dirompenti di quanto si potesse pensare anche solo quattro anni fa. E, per una volta tanto, gli europei devono guardare in faccia la realtà. Ogni scenario è possibile, non tutti hanno la stessa probabilità. Di certo, il mondo di ieri, confortevole, pacifico, in cui potevamo vivere come consumatori irresponsabili perché tanto Zio Sam pensava a difenderci, è finito. Ma non c'è niente da festeggiare. Solo da rimboccarsi le maniche e cominciare a calcolare il costo in armi, soldi e uomini per difendere la nostra isola di democrazia e di libertà. Beninteso, a meno che non vogliate vivere come delle vittime. O delle prede. Perché è l'unica altra scelta nel mondo di domani. 

 Marco Mondini.

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