***
«Non l’equilibrio, ma il dominio. I romani inventarono il motto “si vis pacem para bellum”. L’equilibrio nei rapporti internazionali, nei pochi momenti in cui c’è stato, fu sempre un fragile castello. Nessuno può prevedere fino in fondo le mosse degli altri. Per questo si punta sulla corsa agli armamenti».
Come si inverte il processo?
«Abbiamo completamente dimenticato la via dell’accordo come quello stipulato nel 1968 inizialmente da Stati Uniti e Unione Sovietica per il controllo degli armamenti atomici, in vista di un progressivo disarmo. Era qualcosa di simile a ciò che chiedono, inascoltati, anche i papi Leone XIV e Francesco prima di lui».
Non mi pare che Trump ascolti il suo connazionale in Vaticano.
«Eppure, qui siamo di fronte ad un’alternativa chiara. Da un lato la costruzione di “case di dinamite”, considerata come massima forma di deterrenza, dall’altro il dialogo per il disarmo. La prima strada ha come meta, anche se non desiderata, la guerra che travolge il mondo. Esattamente come successe all’inizio del Novecento. Nessuno voleva il conflitto, eppure esplose».

Nessun commento:
Posta un commento