Ho guardato "Sono tornato" di Luca Miniero, dove un Mussolini risorto trova un'Italia pronta a piegarsi ancora. Mi ha impressionato. Allora ho provato a immaginare il ritorno dell'unico uomo capace di fermare quella deriva: Sandro Pertini.
Immaginate il "Presidente Partigiano" che cammina oggi per Roma. Vede i busti del Duce nelle case di chi governa, della seconda carica dello Stato, legge di ministri che esaltano Almirante, osserva i tagli feroci alla sanità mentre si spendono miliardi in armi.
Quella sera Pertini non resterebbe a casa. Correrebbe al Quirinale. Si siederebbe nell'ombra, ascoltando l'ultimo discorso di Mattarella: parole misurate, felpate, "istituzionali". Appena spenta la luce rossa della diretta, Pertini balzerebbe in piedi. Non sarebbe solo deluso. Sarebbe furibondo.
FACCIA A FACCIA: "SERGIO, QUESTA NON È PRUDENZA, È RESA!"
Pertini: (urlando, sbattendo la pipa sul tavolo di rappresentanza) «Sergio, basta! Ho ascoltato mezz'ora di nebbia! "Auguri", "speranza", "coesione"... Ma quale coesione?! Fuori c'è un Paese che brucia e tu parli col velluto! Hai visto quei ragazzi nelle piazze? Manganellati perché chiedono un futuro! E tu, che sei il Capo dello Stato, non hai detto una parola ferma contro chi usa la forza per tappare la bocca ai giovani! Ti ricordi cosa dissi nel 1983? "Battetevi sempre per la libertà e la pace!" (31/12/1983). Oggi quei giovani sono soli, e lo Stato li tratta da criminali!»
Mattarella: «Sandro, il mio ruolo impone equilibrio tra i poteri...»
Pertini: «L'equilibrio con chi?! Con chi occupa la Rai e ne fa l'ufficio stampa del regime? Con chi vuole la Magistratura sottomessa alla politica? Io nel 1979 dissi che le istituzioni devono essere una "casa di vetro" (31/12/1979). Oggi quella casa è oscurata dalla propaganda!
E vogliamo parlare della Costituzione? La stanno smontando pezzo per pezzo! Il Premierato per dare tutto il potere a uno solo, l'Autonomia per condannare il Sud alla fame. Io nel 1982 avvertivo: "Guai a chi cercherà di manometterla!" (31/12/1982). E tu stai lì, a firmare decreti che umiliano la nostra storia? Questa Carta è nata dal sangue di chi è morto in montagna, non nei salotti della diplomazia!»
Mattarella: «La situazione internazionale è complessa, Sandro...»
Pertini: (lo interrompe, la voce vibra di sdegno) «È complessa perché abbiamo smesso di avere coraggio! Ho visto i nipoti di chi mi ha torturato seduti al governo. Ho visto il revisionismo che vuole equiparare le vittime e i carnefici. E tu, Sergio, non gridi? Non urli che l'Italia è, e deve restare, visceralmente Antifascista?
Le istituzioni non si difendono col silenzio cortese mentre il Paese scivola nel baratro. Si difendono facendo sentire il fiato sul collo a chiunque sogni di trasformare la nostra Repubblica in un feudo autoritario. Sergio, sveglia gli italiani! Digli che la libertà senza giustizia sociale è solo un'illusione per chi muore di fame. Esci da questo palazzo e vai a gridare la verità, prima che sia troppo tardi!»
In sintesi, Il Mussolini di Miniero vince se restiamo indifferenti. Il Pertini che sogniamo vince se smettiamo di aver paura delle parole. Non chiamatela "prudenza istituzionale" quando è solo paura di disturbare il manovratore.
Se Pertini tornasse oggi, ci chiederebbe una cosa sola: non fatevi rubare la dignità. Ribellatevi, in modo democratico.. fino a quando ne avrete la possibilità.
Mauro David.

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