giovedì 8 gennaio 2026

... il post partita ...

Il Torino di Agonia BarBoni perde in casa con l’Udinese, e non è nemmeno una notizia: è un referto medico. Cuore debole, anima assente, piedi storti. Prognosi: cronica mediocrità. L’atmosfera era triste sin dal principio. Triste il tifo, che non spinge ma accompagna, come si accompagna un parente al cimitero con alcuni cori tipo “Gam Gam” Che non sentivo dai tempi di “Non è la Rai”. Triste lo stadio, un enorme frigorifero emotivo. Tristi i giocatori, che parevano reduci dal loro stesso funerale, già vestiti di nero dentro, con quello sguardo da “facciamo presto che tanto è finita”. Una squadra che non gioca: sopravvive, e lo fa pure male. Una realtà patetica e perdente, ratificata, se ancora fosse servito, dal suo presidente e dal suo allenatore, uno che parla come un manuale di istruzioni scritto in cinese per una squadra comprata su AliExpress. Nel post-partita già me lo vedo: ci racconterà che “subentra la stanchezza”, che “il castello difensivo va migliorato”, che ci sono “dettagli su cui lavorare”. Ma quali dettagli? Ma quali cazzo di dettagli? Non basterebbe limare tutti i dettagli di questo mondo per correggere i piedi a banana di Coco, per raddrizzare il cervello di Lazaro, per far diventare calciatori veri gente come Ilkhan, Ismajli, ma anche lo stesso Paleari, che para solo quando gliela tirano addosso. Qui non è questione di dettagli. È tutto sbagliato, tutto da rifare. È la filosofia del niente, del galleggiare, del “non facciamoci troppo male”. È una squadra che gioca per non perdere e riesce comunque a perdere: un capolavoro al contrario. Salvi il buon momento di Casadei. E cos’altro? Il fatto che non retrocederai in Serie B? Ma anche no, dai: cerchiamo di mantenere un minimo di decoro, se ancora ce ne resta un pizzico. 

 Ernesto Bronzelli.

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