
Quando lo dicevo io venivo insultato, deriso, chiamato “comunista di m***a”.
Oggi invece lo dice Trump stesso, senza più nemmeno fingere:
“Saremo finalmente coinvolti nell’industria petrolifera venezuelana.”
Ecco la verità, nuda e cruda.
Altro che “democrazia”, altro che “libertà del popolo venezuelano”.
Si è sempre trattato di petrolio. Del più grande bottino energetico del pianeta.
Gli Stati Uniti — una superpotenza militare ed economica — pretendono di mettere le mani sulle risorse di un altro Paese sovrano, e c’è ancora chi ha il coraggio di chiamarlo “aiuto”, “transizione”, “intervento necessario”.
No: questo è colonialismo moderno, è rapina geopolitica, è il solito copione riscritto mille volte.
E fanno ancora più schifo tutti i governi che applaudono, che si accodano, che giustificano. Governi servi, senza dignità, pronti a chiudere gli occhi davanti al furto purché arrivi una briciola di vantaggio politico o economico.
Gli stessi che parlano di diritto internazionale solo quando conviene.
Gli stessi che gridano allo scandalo se lo fa un nemico, ma tacciono quando lo fa Washington.
Il Venezuela non è “malato”:
è ricco di petrolio, ed è questo il suo vero crimine.
E Trump, con la sua solita brutalità, ha fatto quello che gli altri facevano in silenzio: ha detto la verità.
A chi mi insultava, a chi rideva, a chi difendeva l’indifendibile:
non servono più spiegazioni.
Servirebbero solo delle SCUSE.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Vincenzo San.
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