sabato 24 gennaio 2026

... Como 6 - Torino 0 ...

6:0 Game Over!!!
Non sei certo di aver toccato il fondo, fino a quando continui a scavare nel torbido delle illusioni con le tue stesse mani. Deluso, schifato, soprattutto umiliato dal Torino Football Club e da un allenatore che ha fallito dal primo giorno. Una stagione da buttare (l’ennesima) e lo spettro della B che inizia ad appiccicarsi alle facce dei giocatori…indifendibili. 

Ps_ il Como 1907 é una grande squadra!
Chiedere dignità a chi non sa nemmeno cosa sia è un esercizio inutile: è come urlare al muro sperando che ti risponda. La dignità non si improvvisa, non si compra, non si simula con le interviste ben pettinate. O ce l’hai o non ce l’hai: e qui non ce l’ha nessuno. Solo questa mattina Mario Pagliara, la Pagliaccia per gli amici, scriveva di “aggressione alta, uomo contro uomo, baricentro spinto” ed alla fine il baricentro ce l’hanno spinto nel culo, senza nemmeno sforzarsi. Su Urbano Cairo si è già detto di tutto. Parla, parla, parla sempre. È il presidente di cui si parla di più perché è quello che parla di più: il karaoke del potere. Il più patetico di tutti, perché mentre affonda pretende pure l’applauso. Il suo Torino diventato Cairese è una scopata raccontata ma mai esistita. È un vaneggio da bar, una smargiassata alla Calboni. Cairo se ne fotte e se ne fotterà sempre: della storia, del mito, di noi, dei 7-0, dei 6-0. Leggerà una favola firmata Pagliaccia su carta rosa e si sentirà un vincente comunque, anche se la gente prega che le poste creino un francobollo con il suo muso stampato sopra per potergli sputare in faccia. Gestire un marchio storico in questo modo non è solo triste: è irresponsabile. È prendere una storia e ridurla a burletta, a comparsa fissa nel teatro degli altri. Anzi no: neppure comprimario ma vittima sacrificale, quella che entra in scena solo per prendere schiaffi e far sembrare grandi gli altri. Il Jimmy il fenomeno del calcio. E poi c’è quella che sarebbe la farsa finale: continuare a confermare Baroni. Una scelta che in un mondo vagamente normale non esisterebbe. Perchè in un mondo vagamente normale uno che incassa sei gol senza battere ciglio starebbe a chiedersi dove ha sbagliato la vita, non a parlare di “processo” e “lavoro settimanale”, cosa che puntualmente farà, statene certi. In un mondo vagamente normale starebbe a chiedere un piatto di minestra alla Caritas, non a spiegare il calcio a chi lo subisce. Ma questo mondo non è normale. È un posto dove l’umiliazione viene riciclata come progetto, dove la mediocrità è scambiata per stabilità, e dove Pagliaccia continua a scrivere favole mentre la casa brucia, e statene certi: lo farà anche domani. Il Toro non perde solo le partite: ha perso se stesso, un pezzo alla volta, sotto gli applausi registrati di chi non ha mai capito cosa stava guardando. E il 6-0 di Como non è un fondo: è solo un altro gradino scavato più in basso. 

 Ernesto Bronzelli.

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