Claudio Olcese.
sabato 27 dicembre 2025
... verrà quel giorno! ...
Molti auspicano la morte di Vladimir Putin. Io non condivido questa posizione. Mi auguro piuttosto che viva abbastanza da assistere al crollo del sistema che ha costruito, passo dopo passo, in oltre venticinque anni di potere: un regime autoritario, militarizzato e permeato da pratiche mafiose.
Chi conosce anche solo in parte la storia russa sa che la fine del regime non è un’ipotesi fantasiosa, ma un evento che si è già ripetuto più volte. Ogni volta che le ambizioni imperiali del Cremlino hanno superato le reali capacità economiche e militari del Paese, il prezzo è stato pagato dalla popolazione, fino al collasso del sistema.
L’Impero zarista crollò nel 1917 dopo l’ingresso disastroso nella Prima guerra mondiale. La Russia subì sconfitte militari gravissime, milioni di morti e feriti, e un’economia completamente assorbita dallo sforzo bellico. Nelle città mancava il cibo, scioperi e disordini erano continui, e il regime perse ogni residua legittimità.
L’Unione Sovietica collassò invece nel 1991, e tra le cause vi fu l’invasione dell’Afghanistan (1979–1989). Un intervento deciso per sostenere un regime alleato fragile si trasformò in una guerra lunga, costosa e senza vittoria. Circa 15.000 soldati sovietici morirono (secondo le stime ufficiali) e decine di migliaia rimasero feriti. L’esercito più potente del Patto di Varsavia si dimostrò incapace di sconfiggere una guerriglia locale. Come il Vietnam per gli Stati Uniti, l’Afghanistan rappresentò un logoramento morale, economico e strategico che contribuì in modo significativo alla fine dell’URSS.
Oggi la Russia affronta una nuova fase di isolamento. Le sanzioni l’hanno tagliata fuori da gran parte del sistema finanziario e tecnologico occidentale e il Paese ha perso il mercato energetico europeo, fondamentale per la sua economia.
Le conseguenze ricadono soprattutto sulla popolazione: inflazione persistente, peggioramento della qualità della vita, fuga di giovani e professionisti, centinaia di migliaia tra morti e feriti concentrati in larga parte nelle regioni più povere, e una società sempre più militarizzata e repressiva.
La storia insegna che sistemi costruiti sulla guerra permanente e sull’impoverimento del proprio popolo possono durare a lungo, ma non sono eterni.
Nella foto l’ammaina bandiera dell’URSS il 26 dicembre 1991. Uno dei giorni più belli per l’umanità. Arriverà anche il giorno del regime putiniano.
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