sabato 20 dicembre 2025

... 20 dicembre 1973 ...

OGRO 


«Non rinunciare mai ai tuoi sogni! Se ci credi, nulla è impossibile! A Luis dissero che non sarebbe mai diventato astronauta perché la Spagna non aveva un programma spaziale! Ma lui voleva volare, e volò!» Madrid, 20 dicembre 1973. Un’esplosione di eccezionale potenza scaglia nel cielo della capitale l’auto sulla quale viaggia l’ammiraglio Luis Carrero Blanco, detto «l’Orco», presidente del governo fascista spagnolo e delfino del dittatore Francisco Franco. L’attentato viene rivendicato dall’ETA. La preparazione dell’operazione, battezzata “Ogro” (“orco” in italiano), dura nove mesi ed è affidata al “Commando Txikia”. In origine l’idea è quella di sequestrare Carrero Blanco per chiedere, in cambio, la liberazione di alcuni detenuti politici; ma quando, a luglio, “Ogro” diventa capo del governo, la scorta militare viene rafforzata e il piano di sequestro abbandonato. I quattro militanti del commando di “Euskadi Ta Askatasuna” si convincono che il modo migliore per eliminare Carrero Blanco sia farlo saltare in aria con la dinamite. Scavano una galleria sotto il manto stradale all’altezza di calle Claudio Coello. Tre cariche da 15 kg ciascuna vengono posizionate nella galleria e collegate da un cavo elettrico lungo 50 metri, per essere fatte esplodere contemporaneamente. Carrero Blanco esce dalla sua abitazione nel centro di Madrid per recarsi prima in chiesa e poi in ufficio. I dittatori sono tutti molto religiosi. Una Morris 1300 viene parcheggiata in seconda fila, in modo che il corteo di auto dell’ammiraglio sia costretto a transitare al centro della strada. La Morris è imbottita di dinamite. Quando l’auto di Carrero Blanco, una Dodge Dart blindata, raggiunge il punto stabilito, viene fatta brillare la carica esplosiva. L’effetto è devastante. L’auto del dittatore viene catapultata in aria per oltre venti metri, scavalca un palazzo antistante e atterra su un balcone che dà sul cortile interno. Carrero Blanco non muore all’istante, ma in ospedale, dopo essere stato estratto agonizzante dal veicolo. L’auto di scorta finisce contro un muro e gli agenti che la occupano, feriti dall’esplosione, non si rendono immediatamente conto dell’accaduto. I guerriglieri baschi, gli etarra, hanno tutto il tempo di allontanarsi indisturbati dalla scena della deflagrazione. 
Operazione compiuta. 
 Vola, Carrero, vola. 

Alfredo Facchini
Il 1973 è un anno cruciale nella storia del franchismo: il Caudillo Franco, che fino a quel momento aveva mantenuto tutto il potere per sé, a 81 anni decide di nominare il fidato Luis Carrero Blanco nuovo capo del governo. Essedo uno dei suoi più stretti collaboratori la scelta di Carrero come nuovo primo ministro sembrava la più logica per la successione. Nato nel 1904 da una famiglia ricca, Luis Carrero Blanco nel 1918 entra alla accademia navale. Incontrò per la prima volta Franco nel 1925 e da quel momento in poi la sua figura sarà per sempre legata a quella del Caudillo. Nel 1936 Carrero Blanco si schiera immediamente con la Falange e Franco. Scala la gerarchia militare fino a diventare capo di stato maggiore della marina nel 1939. Nel 1940 fu autore di una relazione in cui sconsigliava l'ingresso in guerra al fianco di Italia e Germania. La militante comunista catalana Eva Forest (nota come Julen Agirre) dirà poi di lui: "incarnava meglio di chiunque altro la figura del "franchismo puro" che, senza legarsi ad alcuna corrente, perseguiva la presa del potere in Spagna da parte dell'Opus Dei. Uomo senza scrupoli, aveva creato un suo stato nello Stato, una rete di informatori dentro ministeri, esercito e Falange così come nell'Opus Dei stessa. Divenne presto elemento centrale del sistema e pedina fondamentale dell'oligarchia, personaggio insostituibile per le sue capacità di manovra e ai fini degli equilibri di potere." Il 20 dicembre del 1973, prima di andare al lavoro, si recò come al solito a messa. Dopo la funzione entrò in macchina e una violenta esplosione fece volare la sua auto, che superò il tetto di un palazzo di sei piani e ad atterrò su un balcone. L'esplosione, causata da un quintale di dinamite, fu talmente violenta che causò la distruzione della facciata di due edifici, della chiesa e di una trentina di auto parcheggiate nella stessa strada. I due agenti morirono sul colpo, Carrero Blanco morì solo dopo essere arrivato in ospedale. L'attentato venne immediatamente rivendicato dall'ETA, organizzazione paramilitare che lotta per l'indipendenza del popolo basco. Dopo l'attentato, i responsabili attraversarono il confine col Portogallo per poi imbarcarsi di nascosto in una nave diretta a Nantes, in Francia. In un'intervista rilasciata nel 2006, l'indipendendista basco Iñaki Pérez Beotegui affermava ancora con orgoglio il ruolo dell'ETA nell'attentato, dicendo che "se non lo facevamo noi, non lo faceva nessuno". Disse che il piano originale era quello di rapire Carrero Blanco, ma che nel momento in cui venne nominato capo del governo si decise per una azione più drastica; inoltre, riferendosi a Carrero lo definì, ancora, 33 anni dopo l'attentato: "Luisito, ese hijo de puta". 

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