Poco prima di morire ammazzato in circostanze orribili insieme alla moglie, ha rilasciato un’intervista al “Venerdì” di una lucidità disarmante. Su Trump, sul razzismo dilagante negli Usa, sulla libertà di stampa, sul valore fondante della democrazia.
Parole che oggi, dopo la sua morte, suonano come il suo testamento politico e spirituale.
“A volte è impossibile leggere oltre i titoli perché è davvero inquietante. E mi riferisco al fervore nazionalista, al razzismo e alla misoginia che dilagano negli Stati Uniti. E mi preoccupa la non idoneità mentale del presidente Trump e la pressione stile McCarthy che l’ufficio della presidenza esercita su giornalisti e libera stampa.
Per non parlare del disprezzo dello Stato, della Costituzione, e dei suoi continui attacchi alle istituzioni democratiche.
Bisogna fare tutto il possibile. Nel mio, cerco di oppormi nel miglior modo possibile, con i mezzi a mia disposizione, nella speranza di riuscire a preservare la democrazia, perché si tratta di un esperimento che dura da 250 anni e che, a singhiozzo, è riuscito a migliorarsi.
Abbiamo superato tante tappe importanti: c’è stato un tempo in cui le donne non potevano votare, ora possono farlo. C’è stato un tempo in cui i neri non potevano votare, ora possono farlo. Abbiamo avuto un presidente nero. Abbiamo commesso degli errori, anche incredibili, ma siamo andati avanti.
È la prima volta che vedo questa cosa così difficile da mantenere, così effimera, essere distrutta in meno di un anno. Le istituzioni reggono solo se le persone concordano sull’importanza dello Stato di diritto e della Costituzione. Se non ci crediamo, allora si può fare quello che si vuole. Ed è quello che sta succedendo ora”.
Queste sono le parole di uno straordinario essere umano, al cospetto di un uomo piccolissimo.
La migliore risposta possibile (postuma) alla disumanità di Trump.
Lorenzo Tosa.
Io davvero non ho mai visto un essere umano - anche se di umano ha pochissimo - toccare un livello di abiezione come ha fatto stasera Donald Trump.
Commentando su Truth la tragica morte del regista Rob Reiner e la moglie, ammazzati dal figlio a Los Angeles, Trump ha detto testualmente:
“Reiner è morto per la sua rabbiosa ossessione contro Donald Trump.”
Più esplicitamente:
“È morto a causa della rabbia che ha provocato negli altri attraverso la sua grave, inflessibile e incurabile malattia, una malattia che debilita la mente nota come ‘sindrome da derangement di Trump‘, a volte chiamata anche Tds”.
Nel caso ve lo steste chiedendo, sì, lo ha detto davvero. Di un uomo appena morto in circostanze atroci.
Senza un briciolo di umanità, di compassione, di empatia, di nulla che possa essere anche associato alla parola umano.
Solo che questa non è una bestia qualsiasi da tastiera. Questo è disgraziatamente l’uomo più potente del mondo, quello che ha in mano i bottoni nucleari.
E no, non è “scemo”, come dice qualcuno.
Questo individuo è pericoloso per l’umanità.
Uno che è capace di partorire un abominio del genere, è capace di tutto.
Prima lo capiamo tutti, meglio è. Un pensiero a Rob Reiner, alla moglie Michelle, alle loro famiglie.
E uno all’Umanità.
Ne avremo bisogno.
Lorenzo Tosa.


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