Il vento della propaganda russa, sta avendo un effetto devastante.
Eppure basterebbe esaminare alcuni dati per svelare le falsità del racconto.
Prendiamo ad esempio la percentuale di occupazione del territorio ucraino da parte dei russi che, nal momento di massima espansione era arrivato al 30%. Oggi i russi controllano effettivamente circa il 20% del territorio, compresa la Crimea.
Negli ultimi tre anni le truppe russe sono riuscite ad aggiungere al conto solo l'1,45%, perdendo molto di più.
Se poi passiamo al prezzo non economico di queste conquiste, il quadro è tragico: un milione tra morti e feriti e una quantità enorme di mezzi distrutti o catturati dagli ucraini.
Si parla sempre e solo della difficoltà di reperimento di uomini da parte dell'Ucraina, degli arruolamenti forzati, delle fughe all'estero degli uomini abili a combattere, ma in Russia non va meglio.
Con le dovute proporzioni, gli errori di strategia dei russi, li stanno ponendo davanti a un'emergenza non inferiore a quella ucraina.
Quando Mosca invase l'Ucraina, inutile negarlo, contava su una guerra lampo: invasione, presa di Kiev e tutti a casa, per cui mandò sul campo i migliori battaglioni dell'esercito, senza ulteriori arruolamenti.
Quella era "un'esercitazione militare speciale" non una guerra, quindi niente nuovi arruolamenti che potevano fare scoprire la vera natura del conflitto: partiva chi era già in caserma e basta. Tanto sarebbero bastati anche meno uomini.
Bruciati quei reparti però, si tentò una mobilitazione parziale che costo' un milione di espatri dalla nazione, di uomini che in guerra proprio non ci volevano andare.
I russi questa guerra non la volevano, tanto è vero che gli è stata nascosta.
I russi non hanno niente contro i cugini ucraini da volerlo morti e non gli importa nulla delle terre rare.
I russi, come tutti gli uomini di buona volontà, vogliono vivere in pace.
Si passò quindi, alla creazione di un battaglione di mercenari.
Il compito di guidarli fu affidato ad un uomo d'affari amico di Putin: Evgenij Prigozin.
La compagine fu creata liberando 50.000 detenuti.
Quanto Prigozin, dopo l'esperienza sul campo, riferi' a Putin che l'Ucraina era una carneficina per l'incapacità dei comandanti in campo e che lui ne sarebbe venuto via con i suoi uomini, Mosca non autorizzò il ritiro che lui avviò lo stesso, arrivando a marciare, con un atto di ribellione, verso Mosca.
Questa ribellione costo' la vita a Prigozin che, dopo pochi mesi precipitò con un aereo.
Il dubbio era tra polonio, malore improvviso, finestra troppo bassa e aereo. Si scelse l'ultimo, ma i suoi uomini non tornarono sul fronte ucraino. Oggi sono per la maggior parte in Africa o dispersi per il mondo.
Esaurita la fase Wagner, fu la volta dei soldati coreani, inviati da Kim Jong Un.
10.000 ragazzi, ignari della loro sorte, arrivati in Russia, muniti in un giorno di divise e equipaggiamenti e senza alcuna formazione o esercitazione, si trovarono a rispondere a comandanti che non parlavano coreano, a loro che non conoscevano il russo.
Morivano come mosche i coreani e non ci volle molto perché di loro non si avesse più notizia.
C'è chi dice tornati a casa e chi li dà per fuggiti.
Oggi la Russia arruola chiunque: cubani, caucasici e immigrati giunti dai luoghi più disparati con la promessa di un lavoro comune che invece vengono equipaggiati e mandati al fronte.
Nei giorni scorsa il Parlamento ha varato una legge che obbliga chi vuole entrare in territorio russo a firmare un documento in cui dichiara di essere disponibile a combattere per la sua nuova patria.
Mandare in guerra chi potrebbe lavorare nelle fabbriche o nei cantieri tuttavia, sta impoverendo la nazione di manodopera necessaria nelle fabbriche e nei cantieri. Ogni anno la Russia ha bisogno di un milione di persone per poter garantire la continuazione del lavoro, nonostante i pensionamenti.
Oggi la Russia arruola chiunque e una pletora di uomini non addestrati e male equipaggiati vengono mandati in prima linea.
Nelle regioni più remote, sono stati assunti degli arruolatori che, in cambio di esagerate remunerazioni, raccolgono ragazzi dalle campagne, ai quali promettono bonus di arruolamento esagerati, stipendi folli e pagamenti alle famiglie.
Il meccanismo sta svuotando le casse delle regioni meno ricche, che già non riescono più a pagare i risarcimenti e le pensioni alle famiglie dei caduti e le indennità ai feriti non più abili al lavoro.
Se è vero quello che scrivono alcuni blogger russi che parlano di una aspettativa di vita, per chi viene mandato in prima linea di soli 12 giorni, il problema dei rimpiazzi sarà sempre più grave, soprattutto in quelle zone dove le casse sono ormai vuote.
Deriva da questo anche il bisogno da parte del governo russo, di contanti per i quali Mosca sta svendendo il suo petrolio a prezzi ben più bassi del mercato corrente.
È facile capire da questo perché Putin la pace non la vuole proprio.
Oltre a perdere la faccia col mondo, chiudere la guerra ora significherebbe riportare a casa centinaia di migliaia di uomini senza arte né parte, induriti dalla vita del fronte, che una economia oggi solo di guerra, non potrebbe assorbire.
Quando si ragiona di guerre non bisogna mai perdere di vista l'umanità che quella guerra la vive.
L'Ucraina sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite distrutte e per lei il problema è ancora più grave. Uomini uccisi, feriti , o danneggiati psicologicamente sono un problema di non poco momento, ma gli ucraini difendono con intelligenza e la perdita è inferiore.
La Russia continua a inanellare scelte e strategie sbagliate che stanno costando inutilmente migliaia di vite umane ogni giorno.
Aldilà della forza che la Russia ostenda in ogni occasione nelle parate, nelle foto di propaganda e nelle dichiarazioni ufficiali, i suoi problemi sono sempre più gravi e più difficili da nascondere.
La Russia è un colosso mondiale e metterla in ginocchio è difficile, se non impossibile, ma non è immune dalle leggi umane.
Ricordiamocelo
Elisabetta Capodilupo.

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