mercoledì 17 dicembre 2025

... il boia nostrano ...

GIOCHIAMO INSIEME ! SECONDO VOI COSA STA DICENDO IL DITTATORE? 

 16 dicembre 1944 - A MILANO MUSSOLINI PARLA PER L’ULTIMA VOLTA IN PUBBLICO. 

 Ad ascoltarlo ci sono soprattutto militari: per questo non c’è connessione con la folla di piazza Loreto, pochi mesi dopo: A Milano, il 16 dicembre 1944, esattamente 80 anni fa, ci fu per Mussolini l’ultimo bagno di folla, con tanto di discorso, applausi, scene di entusiasmo, acclamazioni al suo passaggio. A festeggiarlo fu la stessa folla che, pochi mesi dopo, il 29 aprile 1945, in piazzale Loreto si sarebbe orribilmente accanita contro il suo cadavere? Quella folla era davvero così volubile da cambiare radicalmente, e in pochissimo tempo, il proprio atteggiamento passando dal tripudio al vilipendio? Il dubbio espresso (“è la stessa folla delle adunate oceaniche”?) immediatamente a ridosso degli eventi, da Leo Valiani, allora uno dei massimi dirigenti del Partito d’Azione, aveva dunque qualche fondamento? Cominciamo col dire che il discorso di Mussolini, che si tenne al Teatro Lirico, fu una scelta consapevole. La Repubblica sociale era in balia degli ufficiali della Wermacht e delle SS che spadroneggiavano impunemente e l’ultima incarnazione del potere mussoliniano era uno “Stato fantoccio”, tenuto insieme soltanto dalla poderosa macchina bellica dell’alleato tedesco. «Andare a Milano», pensare di trasferirvi addirittura la capitale repubblicana, era quindi il tentativo di riaffermare la propria indipendenza, con una iniziativa fragorosa almeno sul piano simbolico. Cogliendo l’occasione della cerimonia prevista per ricordare il federale Aldo Resega (ucciso dai partigiani il 18 dicembre 1943), la visita del Duce provocò una febbrile mobilitazione delle gerarchie del PFR (il Partito Fascista Repubblicano) che attinsero a tutte le loro risorse organizzative, così come fecero le varie “bande” armate che componevano l’apparto repressivo della repubblica ( la “Muti”, l’ 8° Brigata Nera “Aldo Resega”, la “Leonessa”, il corpo delle ausiliarie, eccetera), tutte sollecitate a garantire una partecipazione massiccia dei propri militanti all’evento. Il podestà diede disposizioni perché il teatro «fosse imbandierato e che fosse eretto un grande podio sul palcoscenico»; bandiere furono distribuite in tutta Milano; i 1600 posti, in platea e nei palchi, furono riservati ai “fedelissimi” della “Muti”, della “X Mas”, delle camicie nere, «tutti invitati con biglietto controllato all’ingresso». Mussolini arrivò al Lirico tra le 10 e 30 e le 11, su un’auto scoperta. Il suo intervento durò circa un’ora. Fu un discorso reso memorabile dal contesto di guerra in cui fu pronunciato piuttosto che dai suoi contenuti. In pratica si trattò di un riassunto delle tappe più significative della breve storia della Repubblica sociale, riproponendo i punti essenziali della “Carta di Verona”, il piano programmatico che il governo della RSI si era dato, approvata il 14 novembre 1943, in quello che fu il primo (e ultimo) Congresso del PFR. Quando ebbe finito, più o meno alle 12, tra applausi scroscianti, «riuscendo a stento a passare nello stretto corridoio che i militi della Resega e della Muti avevano forzato nella ressa dei fascisti e dei cittadini», rientrò in prefettura; verso le 13 raggiunse la mensa collettiva comunale di piazza Diaz per pranzare. Si trattenne a Milano fino al 19 dicembre. Ovviamente il Luce “coprì” interamente le manifestazioni milanesi. Il 27 dicembre il cinegiornale dedicò infatti cinque sequenze ai momenti salienti di quelle giornate e quelle immagini sono oggi preziose per capire di che natura fosse la folla che intervenne al Lirico. La cinepresa indugia sulle persone che al bar, nelle case, negli ospedali ascoltano il discorso alla radio, poi inquadra il pubblico che acclama Mussolini in Piazza San Sepolcro, presso la sede del “fascio primigenio”. E da quel punto in poi si disvela l’arcano. C’era molta gente ad applaudire il Duce, ma c’erano soprattutto tanti, tantissimi militari, moltissime divise che rimbalzavano dal variegato mondo di Salò e sono immortalate nei fotogrammi del Luce: la X Mas, la Muti, la GNR (Guardia Nazionale Repubblicana), l’esercito di Graziani con i soldati che corrono affannati, bambini in divisa, pezzi di artiglieria, il comandante della X Mas, Junio Valerio Borghese, le ausiliarie, due brevi discorsi di Mussolini (uno, su un blindato davanti alla caserma della “Muti”, con Pavolini e altri gerarchi arrampicati al suo fianco; l’altro con lui che parla, inerpicatosi sulla torretta di un carro armato della “Leonessa”), bersaglieri di corsa, in una confusione che non riesce a vincere la tristezza di quei giorni di guerra. Alle ali di folla plaudente si sostituivano gruppi di fedelissimi in divisa; le caserme e il “covo” di via San Sepolcro prendevano il posto delle piazze ruggenti e delle aie assolate; nei rari incontri con la “città reale”, (i sinistrati dai bombardamenti di Porta Ticinese, gli affamati in fila per il “rancio unico”) la guerra non faceva sconti e si mostrava in tutta la sua brutalità. E alle fabbriche e agli operai Mussolini non aveva nemmeno pensato di potersi rivolgere. Insomma a circondarlo erano manipoli di uomini e donne in divisa, spettatori e spettatrici plaudenti in una profusione di armi e uniformi. No, quella folla “militarizzata” non era la stessa che, domenica 29 aprile 1945, sarebbe accorsa a Piazzale Loreto per vedere il Duce appeso a testa in giù. Mettiamola così: nelle giornate di dicembre del 1944 l’altra Milano, quella che a Piazzale Loreto ricordava i 15 partigiani fucilati e lasciati insepolti il 10 agosto 1944, si era astenuta, era stata a guardare e i gappisti avevano smesso di sparare; Mussolini, commentando la sua trasferta, era soprattutto di questo che si compiaceva, quasi che non ci avesse sperato. Quando lasciò il capoluogo lombardo, si avviò dove lo avrebbe poi portato il suo destino: vi sarebbe tornato nei giorni convulsi dell’ aprile 1945, quelli delle trattative affannose, della resa, del tentativo di fuga, della sua morte e dello scempio del suo corpo ad opera di una folla, questa sì, spontanea e rabbiosa. Il discorso al Lirico si sarebbe rivelato il classico fuoco di paglia. Un appunto del servizio segreto della RSI, (il SID), del 26 dicembre 1944, era molto esplicito: «Si può dire che la prima e più profonda impressione destata dalla visita del Duce a Milano non è dovuta tanto al contenuto del suo discorso, quanto al fatto che il Duce abbia parlato, ed abbia parlato in pubblico a Milano». Troppo poco per vivere e sopravvivere. 

 FONTE : https://www.lastampa.it/.../l_ultimo_discorso_del_duce.../ FOTO : Mussolini il 16 dicembre del 1944 a Milano dopo aver tenuto il discorso della riscossa (o discorso del Lirico) 

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