Per gli smemorati, per gli ignoranti e soprattutto per gli stupidi.
I comunisti, in quanto partito politico e movimento di massa in grado di influenzare e modificare i rapporti sociali, non ci sono più.
Da quasi quarant’anni.
I poveri si, ma non hanno rappresentanza, aumentano a dismisura secondo tutti i dati e sono continuamente taglieggiati da questo governo.
Eliminato il reddito di cittadinanza, alzata l’età pensionabile, precarizzato ulteriormente i contratti, negato il salario minimo.
Queste non sono opinioni.
Sono fatti, purtroppo.
Quando dicono “poveri comunisti” per loro l’accento va messo sull’aggettivo, non sul sostantivo.
Perché, siccome i comunisti italiani hanno costruito la democrazia di questo paese, chiederei di contare fino a dieci prima di sparare cazzate.
Anche se sei ministro.
Perché siedi su quella sedia perché prima di te c’è qualcuno che ha scavato il pozzo.
E quel pozzo lo ha scavato chi ha preso le armi e cacciato la più terribile dittatura che il mondo abbia conosciuto.
I fascisti invece prima si alleavano con l’invasore e poi vigliaccamente scappavano.
Essere chiamato comunista in Italia non è un insulto, dunque, ma un complimento.
Hanno realizzato qualcosa che nessuno aveva osato pensare: che i subordinati contassero qualcosa, che gli ultimi della fila potessero alzare la mano e dire come la pensavano.
E soprattutto hanno contribuito a scrivere le pagine di una Costituzione che è il terreno più avanzato ancora oggi per la rimozione delle diseguaglianze sociali.
Imparino a governare piuttosto.
Cosa che pare non gli interessi più di tanto.
Arturo Scotto.

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