Cronache Ribelli
domenica 28 dicembre 2025
... Fede e Lavoro ...
Fede e lavoro. Erano queste le parole d'ordine in casa Cervi. Il padre Alcide era iscritto già dal 1921 al Partito Popolare e crebbe i suoi 9 figli (sette fratelli e due sorelle) nelle campagne del reggiano, dove al sudore dei campi si coniugava l'impegno religioso. Contadini ed allo stesso tempo appassionati lettori, studiosi, per i Cervi l'emancipazione passa appunto dal lavoro nei campi, e ben presto diversi figli maturano un forte sentimento antifascista e una crescente coscienza comunista, proprio nel momento in cui il fascismo consolida il potere in maniera definitiva. Casa Cervi diventa, in definitiva, un vero e proprio laboratorio di antifascismo.
Con il conflitto e soprattutto in seguito all'8 settembre, i Cervi iniziano una militanza sempre più attiva a supporto del crescente movimento partigiano. Molti dei fratelli collaborano in importanti azioni partigiane ed il loro casolare diventa un punto di riferimento nella zona, un centro di latitanza e di supporto logistico fondamentale per i gruppi di resistenza del reggiano.
Nel novembre del 1943 il casolare dei Cervi viene circondato da oltre un centinaio di guardie repubblichine che sorprendono i fratelli ed altri componenti della loro banda. Segue un rapido scontro a fuoco, ma i fascisti decidono di velocizzare la resa dei Cervi dando fuoco alle stalle ed al casolare con dentro donne e bambini. Anni di lavoro, di risparmi e fatica vengono mandati in fumo in pochi minuti. Alcide Cervi, i suoi figli ed i loro compagni saranno arrestati.
Infine, il 28 dicembre dello stesso anno, tutti i sette fratelli Cervi, Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore, insieme al loro compagno di lotta Quarto Camurri, verranno fucilati al poligono di tiro di Reggio Emilia. Sette fratelli massacrati in un istante. Il verbale proveniente dall'amministrazione repubblichina in seguito al rapporto chiederà, laconico: "Sono sette fratelli?".
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