martedì 23 dicembre 2025

... Putin ha fallito? ...

IL FALLIMENTO DI PUTIN. 

C’è ancora chi continua a capovolgere fatti e logica sulla guerra in Ucraina, come se una trattativa di pace dovesse partire dal presupposto, falso, che l’Ucraina abbia perso la guerra e che, come accade sempre a chi perde, debba essere lei a pagare il conto. Mettiamo da parte, per un momento, le considerazioni etiche, chi ha aggredito e chi è stato aggredito, chi combatte per difendere la propria terra e chi l’ha invasa. Distinzioni tra giusto e ingiusto che, per qualcuno, sembrano fastidiosi dettagli. Con la vecchia tecnica di attribuire agli altri parole mai dette, gli amici di Putin ripetono: “gli ucraini avevano detto che potevano vincere contro la Russia, ma non è successo. Quindi si arrendano”. Peccato che il ragionamento sia sbagliato alla radice. In una guerra come questa la vittoria non consiste solo nel conquistare l’altro. Vince anche chi riesce a impedire all’aggressore di raggiungere i suoi obiettivi. Per Putin la vittoria consiste, come ha detto più volte, nel “conseguire tutti i nostri obiettivi”. Tradotto, occupare tutta l’Ucraina e insediare a Kyiv un governo fantoccio, completamente sottomesso a Mosca, persino più di quello bielorusso. La vittoria ucraina, invece, è tutt’altra cosa, vuol dire resistere, far fallire quel progetto, mantenere l’indipendenza, entrare nell’Unione Europea con diritti e doveri e ottenere vere garanzie internazionali di sicurezza. È per questo che Putin, pur impantanato da mesi su una linea del fronte che non avanza, preferisce continuare a bruciare uomini e risorse piuttosto che sedersi davvero a un tavolo di pace. Perché una trattativa seria costituirebbe già in partenza l’ammissione del suo fallimento e il riconoscimento di una parte decisiva della vittoria dell’Ucraina. Perché le guerre sono due, quella russa, di conquista, e quella ucraina, di resistenza. E vanno giudicate su piani diversi. Non è l’Ucraina che deve dimostrare di poter vincere militarmente. Come in un processo garantista, dove non è l’innocente che deve dimostrare di esserlo, è la Russia che ha aggredito che deve provare di poter raggiungere “tutti i suoi obiettivi”. L’Ucraina, in quanto paese aggredito, deve solo dimostrare di saper resistere finché Mosca capirà di non poter vincere, di non poter conquistare tutto, di non poter conseguire “tutti i suoi obbiettivi” e, dissanguata, sarà costretta a trattare sul serio. I fatti, oggi, parlano chiaro. La Russia doveva occupare l’Ucraina in pochi giorni: non ci è riuscita. Doveva prendere tutto il Donbass: non ci è riuscita. Doveva sostituire Zelensky con un fantoccio: fallito. Doveva isolare l’Ucraina: oggi Kyiv è più vicina all’Europa e più sostenuta di quattro anni fa. Doveva ricostruire la sua zona d’influenza post-sovietica: ha ottenuto l’effetto opposto, spingendo Svezia e Finlandia dentro la NATO. Di certo non si può dire che la guerra stia andando bene per Putin. Una frustrazione che si traduce ogni giorno nel massacro di civili ucraini. Purtroppo l’inspiegata cedevolezza di Trump verso Putin ha prolungato l’illusione del criminale allungando la guerra. Altro che Nobel per la Pace! Anche l’insolenza arrogante contro l’Europa rivela la comune stizza dei due contro chi intralcia il loro modello di business. Per finanziare la guerra, Mosca sta svendendo se stessa al mondo. E non a caso qualcuno ha già parafrasato il saggio di Amalrik del 1970 chiedendosi: “Sopravviverà la Russia di Putin fino al 2027?”. Nel frattempo c’è anche un effetto collaterale inatteso per il Cremlino, un’Unione Europea più unita. Ventiquattro paesi su 27 hanno adottato la procedura della cooperazione rafforzata, aprendo la strada al debito comune europeo, finora osteggiato dalla Germania e dai cosiddetti “Paesi frugali”, per sostenere l’Ucraina. In pochi giorni l'UE ha abbattuto il tabù del debito comune e superata l'insidia dell'unanimità, due obbiettivi federalisti inseguiti da anni. Un passo che, al di là della guerra, apre a investimenti comuni, come da tempo chiedevano Italia e Francia, non solo nella difesa. Gli asset russi vengono definitivamente congelati e finalizzati al risarcimento dei danni provocati all’Ucraina alla quale l’UE, assumendosene la responsabilità in prima persona come chiedeva anche Trump, garantisce così due anni di resistenza. Che speriamo non servano per la guerra ma per concludere prima la pace. Forse i pacifisti amici di Putin, invece di chiedere la capitolazione dell’Ucraina, potrebbero impegnarsi a convincere Putin a rinunciare alla guerra e sedersi davvero a un tavolo di trattative. Non l’hanno mai fatto, ma sarebbero di certo più utili alla pace. Altrimenti resta una domanda: qual è, davvero, la loro causa? 

 Umberto Mosso.

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