mercoledì 31 dicembre 2025

... occhio ai botti!!

... fine mese ...

... DEVO ESSERE UN GUERRIERO PER AFFRONTARE LE SFIDE CHE MI ATTENDONO!!

... una lettera ...

Illustrissimo presidente Mattarella, 

Le scrivo perchè questa sera come da tradizione staró davanti al televisore ad ascoltare il Suo discorso. E c’è una cosa che vorrei chiederLe. Ci faccia ridere. Si lo so che una richiesta del genere ad una figura così illustre è quasi un oltraggio. Peró Presidente… Io attorno a me vedo un sacco di gente che non ce la fa più. Gente che non tiene più il passo e cammina sempre sul filo di un precipizio. Vede Presidente. Io sono consapevole di stare molto meglio rispetto a come stavano i nostri nonni. Peró i miei vecchi mi dicevano sempre una cosa. Anche nei periodi più neri, la gente per strada cantava. E io non lo so se è vero, non c’ero. Peró Presidente… Perchè non canta più nessuno? Ci faccia una carezza Presidente. Lasci che siano i tecnici a dilaniarci coi numeri che non tornano e i problemi che non passano. Lasci che sia la realtá politica di questi anni a deprimerci. Lei no. Lei ci racconti una bella storia. Ci dica che nel 2026 andremo più piano per aspettare tutti quelli che non ce la fanno più. Ci dica che non spenderemo più soldi per comprare armi e soprattutto ci dica che quei soldi li useremo per garantire ai nostri ragazzi un’istruzione migliore. Che l’istruzione è l’unico investimento presente per costruire un futuro sensato. Ci dica che useremo quei soldi per una sanitá migliore e per tendere la mano a chi ha bisogno. Ci dica dei Caregiver. Ci dica che faremo star meglio anche chi è in carcere. Sa Presidente? Io di mestiere raccolgo immondizia. Ogni mattina davanti ai secchi dei supertmercati trovo sempre più fila. Ho smesso di andarci la mattina troppo presto per consentire a tutti di fare la “spesa”. Ci dica che nel 2026 nessuno avrà più bisogno di rovistare nei cassonetti. Lo so che magari non sará così e so che Lei non puó farci niente. Dipende tutto da noi. Ma se iniziamo a raccontarci un anno migliore poi riusciremo anche a viverlo. I miei vecchi mi dicevano che anche nei periodo più neri, la sera si intrattenevano raccontandosi storie seduti davanti i loro poderi. E una storia dopo l’altra hanno trovato il coraggio di credere nella speranza di un futuro migliore. Di un Paese migliore. Ci racconti Presidente che un futuro qui per i nostri figli è possibile. Ci dica che non dovranno scappare per forza. Lo so che il 2026 non sará così. Stiamo diventando un paese triste senza prospettiva. Non ride più nessuno Presidente. Per strada non canta più nessuno. Vedo solo rabbia e disillusione. Non ci sono più bambini in giro. Senza bambini chi ci fa andare avanti? Abbiamo bisogno di un nonno che ci prenda sulle ginocchia E lei è il nonno di tutti. Come fossimo bambini, ci prenda per mano e andiamo assieme incontro alla sera. Ci piacciono le storie che profumano di un futuro migliore. Vede Presidente, cosa si deve inventare Per poter riderci sopra Per continuare a sperare… Ci faccia sorridere Presidente. Ne abbiamo bisogno.

Con affetto, 
Uno dei Suoi 60 milioni di nipoti. 

 Emiliano Miliucci.

martedì 30 dicembre 2025

... ed un'altra! ...

Fa piacere che finalmente qualcuno, a sinistra, inizi a rendersi conto di cosa stia realmente accadendo in Ucraina, non solo della resistenza del popolo ucraino, ma anche della catastrofe che si é riversata sull’ordine mondiale internazionale, quello che, tra tanti limiti, abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi 80 anni. Alcuni ci erano già arrivati 4 anni fa. Altri 11 anni fa ai tempi di Maidan. Altri ancora già oltre 20 anni fa, al tempo delle rivoluzioni arancioni (che molti tacciavano di essere “sponsorizzate dalla NATO”). Ora vedo crescere il numero delle voci a sinistra che mettono in guardia per i rischi che corre “l’ordine mondiale internazionale” e che nelle relazioni internazionali si imponga la “legge del più forte” (cit. MicroMega). Bene! Si dirà: meglio tardi che mai. Purtroppo, però, arrivate quando di quel vecchio ordine internazionale, incluse le sue istituzioni, per non parlare di quel feticcio chiamato “diritto internazionale”, non c’è più nulla da difendere, perché è già morto, kaput, killerato dai nuovi grandi poteri oligarco-autoritari del pianeta (anche dall’indifferenza di tanti “distratti” o peggio complici). Siamo già oltre. Un nuovo ordine mondiale è già in formazione. Lo stanno scrivendo personaggi del calibro di Trump, Putin, Xi, Modi e tutta la variegata banda oligarchica al seguito. E vi assicuro, se quello vecchio aveva dei limiti, non avete la minima idea di cosa vi stia per arrivare. Altro che legge del più forte! Magari fosse solo quello. Pensate solo a cosa sono capaci di fare con l’AI e il controllo di tutti i dati e le comunicazioni del pianeta. Al mondo democratico ora è rimasta un’unica flebile speranza per evitare il peggio. E, non a caso, quei poteri gli hanno appena dichiarato una guerra di annientamento totale (ora codificata anche nell’ultimo documento strategico di sicurezza nazionale USA). Quella speranza si chiama Europa. Ha tanti difetti, ma è l’unico potenziale contropotere del nuovo ordine mondiale dove “diritto”, “democrazia”, “libertà”, “giustizia sociale”, “tolleranza”, “pace” (e ripeto “pace” mille volte) hanno ancora una speranza di sopravvivere. E il campo di battaglia dove oggi si difende l’Europa, in questa guerra disperata che ci vede accerchiati e fragili, sono le trincee dell’Ucraina, difese con il sangue di migliaia di eroi ucraini. Da lì si costruisce l’Europa. E solo da lì possiamo sperare in un nuovo ordine mondiale che non si riveli il peggiore dei peggiori incubi distopici. 

Peter W. Kruger.

... un'opinione ...

Da mesi il racconto pubblico sulla guerra in Ucraina procede su un binario unico. Chi prova a deviare di mezzo centimetro viene subito etichettato: filorusso, putiniano, vittima della propaganda. Fine della discussione. Eppure qualche domanda andrebbe posta, senza slogan. La realtà sul campo – piaccia o no – dice che la Russia avanza lentamente ma costantemente e controlla ormai circa un quarto del territorio ucraino. L’Ucraina, nel frattempo, sopravvive solo grazie agli aiuti economici occidentali: senza il sostegno dell’Unione Europea non sarebbe in grado nemmeno di pagare stipendi e pensioni. Il paese è allo stremo: milioni di cittadini sono fuggiti all’estero, la capacità di mobilitazione interna è quasi esaurita e sempre più spesso si ricorre a combattenti stranieri, attratti dalla promessa della cittadinanza ucraina e da una speranza – spesso illusoria – di accesso futuro all’Europa. Sul piano politico, Volodymyr Zelensky governa in regime di legge marziale, dopo la scadenza del mandato nel maggio 2024. È una condizione eccezionale, giustificata dalla guerra, ma che resta un fatto politico rilevante. C’è poi un altro nodo che viene sistematicamente rimosso: la corruzione. Già prima del conflitto l’Ucraina era considerata uno dei paesi più corrotti d’Europa. Oggi diverse stime parlano di una dispersione enorme di armi e fondi, finiti chissà dove. Anche solo una parte di questo fosse vera, sarebbe un problema gigantesco. Ma guai a dirlo. In questo contesto, l’Europa continua a spingere per la prosecuzione del conflitto, mentre si prepara a investire centinaia di miliardi in armamenti. Investimenti che – guarda caso – servono anche a tenere in piedi una manifattura, soprattutto tedesca, messa in crisi dalla rottura con l’energia russa. Quando la Russia ha avanzato una proposta di compromesso, basata su tre punti chiave – controllo del Donbass e riconoscimento della Crimea, – non ingresso dell’Ucraina nella NATO, – assenza di truppe NATO sul territorio ucraino, questa proposta è stata respinta in blocco. Non discussa, non problematizzata: respinta. Il risultato è un paradosso perfetto: chi rifiuta ogni mediazione si presenta come “difensore della pace”, mentre chi chiede di discutere viene dipinto come complice dell’aggressore. Non sto dicendo che la Russia abbia ragione. Sto dicendo che una pace senza compromessi non esiste, e che continuare una guerra per procura, sulla pelle di un paese devastato, non è moralmente superiore solo perché lo raccontiamo meglio. 
Se porre queste domande significa essere “filorussi”, allora il problema non è chi le fa. Il problema è che abbiamo smesso di voler capire. 

Gregorio Martino.

... chi vuole il Toro? ...

LA GRANDE MENZOGNA: NESSUNO VUOLE ACQUISTARE IL TORINO 


 Cari Fratelli di Fede, in questi ultimi due mesi, insieme ad alcuni amici, ho messo il naso nel “nessuno si è fatto avanti per comprare il Toro”. Un nasare che mi ha portato a scoprire che, nell'ultimo biennio, almeno tre importanti gruppi economici esteri avrebbero cercato un approccio con la società, trovando però sistematicamente la porta chiusa ad ogni trattativa. Uno di questi gruppi, è poi stato riferito da soggetto di alto profilo e certamente credibile, si sarebbe persino spinto ad offrire ben 70 milioni per le quote societarie, con accollo su di se dell'intera situazione debitoria in essere; offerta rimandata al mittente. Non solo. Un importante dirigente di un grande gruppo finanziario con sede a Londra, al nostro tentativo di sensibilizzarlo sull'acquisto del Torino F.C., ha detto ad un mio compagno di nasata che, viste le ripetute espresse volontà del masiota-meneghino di non voler cedere la società, i grandi gruppi han ormai depennato il Torino FC dalla lista delle potenziali acquisizioni, ascrivendolo a “società non in vendita”, perché questa è la sola ed unica verità: il masiota-meneghino non intende cedere e prende in giro l'intera mondo granata, affermando che all'orizzonte non v'è nessuno interessato al Toro. Balle, sempre balle, esclusivamente balle. Un mio nasare la situazione potenziali acquirenti respinti a cui si è poi aggiunto quanto raccontato dal collega avvocato Francesco Paulicelli, che, durante una trasmissione televisiva, ha comunicato, di aver condotto, affiancato da un importante Bank Officer svizzero, una trattativa, anzi di aver cercato di aprire una trattativa per l'acquisto del Torino nel 2018, offrendo in allora 130 milioni. Ovviamente porta sbattuta in faccia dal masiota-meneghino. E non ho motivo per non crederlo... se fosse in ricerca di pubblicità, come subito affermato da alcuni cairoti, avrebbe reso nota la vicenda già in allora. Un'attività di ricerca, svolta in quest'ultimo periodo, da cui è emersa l'assoluta convinzione che il masiota-meneghino non intende, allo stato dell'arte, cedere e liberare il Toro dalla sua presenza, facendo venire meno la distruzione sistematica della società, sia sotto il profilo sportivo che storico valoriale. Una società che abbiam fatto valutare, bilancio ultimo in mano, da soggetti professionalmente competenti in materia, con il risultato di un suo odierno valore, alla luce della situazione debitoria in essere, di non più di 40/50 milioni di euro, come peraltro si può ricavare anche dall'esame del bilancio della U.T. Communications spa, società proprietaria del 100% delle quote del Torino F.C., ossia del 100% di un capitale sociale pari a €883.400, uno dei più bassi del calcio professionistico italiano... tanto per avere una corretta valutazione in punto Capitali Sociali: Palermo (serie B) €1.044.000, Modena (serie B) €2.000.000, Bologna €5.976.255, Atalanta €4.893.750, Udinese 15.127.000... Una società che presenta, come da bilancio approvato nel marzo scorso, una posizione finanziaria netta (PFN) negativa per 43,5 milioni; debiti verso banche pari a circa 38,3 milioni, verso fornitori per circa 22 milioni, tralasciando gli ordinari e consueti debiti verso altre società, verso l'erario e verso il personale, propri dell'intero mondo calcistico. Debiti estremamente rilevanti (altroché scudetto del bilancio!!!), a fronte di cui non vi alcun bene materiale, visto che il Torino FC non possiede neppure un mattone o una zolla d'erba. Lo stesso Robaldo, spacciato per centro sportivo per le giovanili pur avvendo solo 4 campi di cui 2 sotto misura, è esclusivamente una superficie in concessione comunale sino al 2046 (21 anni da oggi), con obbligo in capo al Torino FC di mettere gratuitamente a disposizione delle scuole e dei servizi sociali della Circoscrizione 2 un campo dell’impianto tutte le mattine dal martedì al venerdì, nonché del Comune di Torino l'intero complesso per iniziative e manifestazioni anche di livello nazionale per 20 giornate l’anno. Non penso esista altro Centro Sportivo di società professionistica ove si alternano sul campo atleti e scolaresche... Uniche significative voci attive son quindi quelle ascrivibili ai beni immateriali, quali il Marchio, il cui valore risulta pari a €41,1 milioni (fonte Brand Finance, società di consulenza leader mondiale nella valutazione dei marchi), i diritti sportivi a portafoglio societario, stimabili, vista la pochezza assoluta della rosa con i “pezzi più pregiati” in prestito, in circa 80 milioni di euro e il diritto a percepire annualmente i Diritti TV, ammontanti a circa 50 milioni di euro. Come dire, quindi, un valore stimabile in circa 160/180 milioni di euro, somma peraltro condivisa dalle svariate fonti ove si è proceduto alla valutazione della società (professor Bernardo Bertoldi docente di Strategia all’Università di Torino, Tuttosport, Republica, Sole 24 ore, ecc.). Somma di 160/180 milioni di euro che esprime il reale ed oggettivo valore attuale del Torino FC, da decurtarsi della pesante odierna situazione debitoria di cui ho su detto, giacché, parole del predetto professor Bernardo Bertoldi, “chi comprasse il Torino dovrebbe far fronte, in base a quanto risulta a bilancio depositato nel marzo 2025, al pagamento di un flusso di debiti fino al 31 dicembre del 2028, ovvero nei canonici 5 anni post chiusura del bilancio: complessivamente, 133,3 milioni di debiti.” Da ciò, ossia dedotte le posizioni debitorie, una previsione di reale valore delle quote pari, come detto, a non più di 40/50 milioni di euro. Somma neppur presa in considerazione dal masiota-meneghino, che ebbe a rifiutare, tralasciando quella su riportata del 2018, un'offerta di €70 milioni della primavera scorsa, chiedendo in contro proposta non meno di 200 milioni, fonte Sole 24 Ore. Un preciso comportamento di chi non ha alcuna intenzione di vendere e, allorché pressato per farlo, nega scientemente l'esistenza delle pervenutegli offerte ed indica in un valore assolutamente fuori da ogni realtà il richiesto... Ed allora? Solo una reale pressione dai toni ben più forti della contestazione attuale ritengo possa portare il masiota-meneghino, obtorto collo, a cedere ad uno dei tanti gruppi che, in tal guisa, ritengo sarebbero pronti a riprendere l'iniziativa a suo tempo tarpatagli. Primo tra tutti un gruppo finanziario legato a Red Bull GmbH, all'epoca bloccatosi a fronte della folle richiesta del masiota-meneghino su riportata di 200 milioni di euro... e non è voce di Bar Sport, ma del principale giornale economico italiano, il Sole 24 Ore! Avendo già ampiamento superato la giusta lunghezza che deve avere un pezzo, dopo aver qui sbugiardato la leggenda metropolitana per cui non vi sarebbe nessuno interessato al Toro, da sempre sulla bocca dei cairoti, demando ora ad un prossimo post, che pubblicherò a breve, il dirvi qual è la mia opinione sulle forme e modi di una contestazione capace di giungere al da tutti i granata auspicato risultato: via Cairo da Torino e dal Torino. 

Buon 2026 a tutti i Fratelli di Fede.
Pierluigi Marengo.

lunedì 29 dicembre 2025

... Michele Serra ...

L'EUROPA DEI MASCHI ANZIANI AL POTERE CHE DIMENTICA L’ORRORE DELLA GUERRA E IL VALORE DI OTTANT’ANNI DI PACE 


"Non c’è cittadino europeo di buon senso che non capisca la necessità di ripensare daccapo la difesa del continente, su basi federali e non più nazionaliste. Esercito, intelligence, armamenti, logistica, cultura (soprattutto cultura: ovvero essere in grado di chiedersi perché si portano le armi, e di continuare a chiederselo ogni giorno). Con l’ovvia cura di stabilire, secondo i principi dell’Unione - che è post-nazionalista e post-imperialista per nascita - lo scopo rigorosamente, strettamente difensivo delle sue forze armate. Ci si arma (sì, ci si arma) per essere pronti al peggio e possibilmente per evitarlo. Certo non per provocarlo o innescarlo: come capita di pensare udendo e leggendo le parole di guerra che ultimamente sbocciano ovunque con una leggerezza feroce. Si è tornati a parlare della guerra non solo come una ordinaria circostanza della storia, ma come una prova del fuoco alla quale possono sottrarsi solo il pusillanime e l’imboscato; e di conseguenza si è tornati a parlare della pace come di una imbelle patologia del benessere. Si leggono costernati rimproveri ai giovani europei, che in larga parte, alla domanda se morirebbero per la Patria, rispondono, come Bartleby, “preferirei di no”. Aspettarsi un “preferirei di sì”, dopo ottant’anni di pace, corrisponde ad aspettarsi un “preferisco la fame” dopo ottant’anni di piatti pieni. Se quel poco o quel tanto di decente e di utile che noi europei adulti abbiamo portato in dote alle nuove generazioni, insieme a un relativo benessere e molte tangibili libertà, sono gli ottant’anni di pace, per la prima volta nella storia d’Europa, come può meravigliarci che la guerra sia considerata da figli e nipoti una caduta nell’abisso inconcepibile, e un tradimento delle premesse nelle quali sono nati? C’è poi la cordiale competenza degli strateghi e degli esperti, che nei talk show disegnano gli scenari di guerra come il geometra la sua villetta. E infine c’è il rassegnato fatalismo di chi, non bellicoso, valuta però che la guerra sia inevitabile perché la natura umana è aggressiva e sopraffattrice. E soprattutto: è immutabile, come se i millenni di civilizzazione non fossero un percorso accidentato ma effettivo; solo un falso movimento, un inganno auto consolatorio. Diceva Kurt Vonnegut che la guerra accade quando “vecchi porci mandano a morire i ragazzi”. Se la sintesi vi sembra brutale, ecco, sullo stesso identico tema, lo svolgimento di papa Leone XIV nella sua omelia di Natale: “Fragili sono le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l'insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire". Si è liberi di attribuire questo ripudio della guerra al rigore evangelico (papa Leone) o al pacifismo beatnik (Vonnegut), insomma a visioni “ottimistiche” degli esseri umani e del loro percorso. Ma non si è liberi di parlare di guerra omettendo di dirne ogni volta, fino allo sfinimento, la struttura materiale, ben visibile e immutabile (se non peggiorata) dalla protostoria ai nostri giorni: pochi maschi di potere, quasi sempre anziani e quasi sempre per ragioni di prevaricazione economica, mandano a morire moltitudini di maschi giovani, esponendo le città alla distruzione, le donne al silenzio e alla rassegnazione, quando non allo stupro, la natura e gli animali allo scempio. Di questo “scontro frontale di una virilità guerriera” che travolge nel suo farsi non solamente il presente, ma cancella ogni altra ipotesi differente di convivenza e perfino di conflitto, ha molto scritto Lea Melandri, e alla cultura femminista non sono certo serviti giri di parole o forzature ideologiche per inquadrare l’evidenza: la guerra è una pratica arcaica ed è una pratica maschile. Doppia circostanza che fa riflettere, inevitabilmente, sulla giustapposizione dei due concetti, arcaico e maschile, e giustifica e sollecita ogni possibile ragionamento su come e quanto muterebbero, le sorti dell’umanità, alla luce di una più forte presenza e influenza della cultura femminile nella società, nei luoghi di pensiero e nelle stanze del potere. Non è solo per un fortuito caso statistico che, a livello politico, i tre discorsi più recenti di leader europei che invitano a prepararsi alla guerra sono di tre maschi di potere, i capi di Stato Maggiore di Regno Unito e Francia e il segretario della Nato, l’olandese Mark Rutte. Non possiamo che fare nostre le desolate domande che si è fatto Gianni Cuperlo: “quando e come si è prodotto uno strappo così profondo anche nel linguaggio e nella possibilità di pronunciare frasi che soltanto una manciata di anni fa non avrebbero avuto cittadinanza alcuna nello spazio condiviso del discorso pubblico?... Quando e perché una parte della classe dirigente europea ha rimosso la consapevolezza di cosa siano guerre e conflitti?”. Anche Cuperlo, come chi scrive, è oramai un maschio anziano. Leggere le sue parole mi ha confortato perché siamo prima di tutto noi maschi anziani, quando parliamo e scriviamo di guerra, ad avere il dovere di riconoscere in quella parola una diretta, irrefutabile responsabilità di genere; e anche una responsabilità anagrafica. Perché – detto bruscamente – non saremmo noi a rischiare la pelle in trincea, ma i maschi giovani, e questo affido ad altri della morte “eroica”, più semplicemente della morte ordinaria e ripugnante nel fango di una trincea, dovrebbe suggerirci il massimo della cautela, della delicatezza, della compassione per noi stessi e per gli altri. Sapere di che cosa stiamo parlando, quando parliamo di guerra, è della massima importanza (nel senso che non riesco a vedere, in questo passaggio della nostra storia, argomenti altrettanto importanti). Dunque muniamo i nostri discorsi, per favore, di quell’arma indispensabile che è l’amore per gli esseri umani, per i bambini, le città, le scuole, i teatri, i negozi, i campi, gli alberi e gli animali. Senza temere che qualcuno faccia osservare che è la solita melassa. In quella melassa la vita vive, la vita è la regola, non il sospiro dello scampato".

 (Michele Serra, oggi su Repubblica)

... parlare di guerra ...

Parlare della guerra in Ucraina, soprattutto se si vuole essere obiettivi, è sempre più difficile. 

Il vento della propaganda russa, sta avendo un effetto devastante. Eppure basterebbe esaminare alcuni dati per svelare le falsità del racconto. Prendiamo ad esempio la percentuale di occupazione del territorio ucraino da parte dei russi che, nal momento di massima espansione era arrivato al 30%. Oggi i russi controllano effettivamente circa il 20% del territorio, compresa la Crimea. Negli ultimi tre anni le truppe russe sono riuscite ad aggiungere al conto solo l'1,45%, perdendo molto di più. Se poi passiamo al prezzo non economico di queste conquiste, il quadro è tragico: un milione tra morti e feriti e una quantità enorme di mezzi distrutti o catturati dagli ucraini. Si parla sempre e solo della difficoltà di reperimento di uomini da parte dell'Ucraina, degli arruolamenti forzati, delle fughe all'estero degli uomini abili a combattere, ma in Russia non va meglio. Con le dovute proporzioni, gli errori di strategia dei russi, li stanno ponendo davanti a un'emergenza non inferiore a quella ucraina. Quando Mosca invase l'Ucraina, inutile negarlo, contava su una guerra lampo: invasione, presa di Kiev e tutti a casa, per cui mandò sul campo i migliori battaglioni dell'esercito, senza ulteriori arruolamenti. Quella era "un'esercitazione militare speciale" non una guerra, quindi niente nuovi arruolamenti che potevano fare scoprire la vera natura del conflitto: partiva chi era già in caserma e basta. Tanto sarebbero bastati anche meno uomini. Bruciati quei reparti però, si tentò una mobilitazione parziale che costo' un milione di espatri dalla nazione, di uomini che in guerra proprio non ci volevano andare. I russi questa guerra non la volevano, tanto è vero che gli è stata nascosta. I russi non hanno niente contro i cugini ucraini da volerlo morti e non gli importa nulla delle terre rare. I russi, come tutti gli uomini di buona volontà, vogliono vivere in pace. Si passò quindi, alla creazione di un battaglione di mercenari. Il compito di guidarli fu affidato ad un uomo d'affari amico di Putin: Evgenij Prigozin. La compagine fu creata liberando 50.000 detenuti. Quanto Prigozin, dopo l'esperienza sul campo, riferi' a Putin che l'Ucraina era una carneficina per l'incapacità dei comandanti in campo e che lui ne sarebbe venuto via con i suoi uomini, Mosca non autorizzò il ritiro che lui avviò lo stesso, arrivando a marciare, con un atto di ribellione, verso Mosca. Questa ribellione costo' la vita a Prigozin che, dopo pochi mesi precipitò con un aereo. Il dubbio era tra polonio, malore improvviso, finestra troppo bassa e aereo. Si scelse l'ultimo, ma i suoi uomini non tornarono sul fronte ucraino. Oggi sono per la maggior parte in Africa o dispersi per il mondo. Esaurita la fase Wagner, fu la volta dei soldati coreani, inviati da Kim Jong Un. 10.000 ragazzi, ignari della loro sorte, arrivati in Russia, muniti in un giorno di divise e equipaggiamenti e senza alcuna formazione o esercitazione, si trovarono a rispondere a comandanti che non parlavano coreano, a loro che non conoscevano il russo. Morivano come mosche i coreani e non ci volle molto perché di loro non si avesse più notizia. C'è chi dice tornati a casa e chi li dà per fuggiti. Oggi la Russia arruola chiunque: cubani, caucasici e immigrati giunti dai luoghi più disparati con la promessa di un lavoro comune che invece vengono equipaggiati e mandati al fronte. Nei giorni scorsa il Parlamento ha varato una legge che obbliga chi vuole entrare in territorio russo a firmare un documento in cui dichiara di essere disponibile a combattere per la sua nuova patria. Mandare in guerra chi potrebbe lavorare nelle fabbriche o nei cantieri tuttavia, sta impoverendo la nazione di manodopera necessaria nelle fabbriche e nei cantieri. Ogni anno la Russia ha bisogno di un milione di persone per poter garantire la continuazione del lavoro, nonostante i pensionamenti. Oggi la Russia arruola chiunque e una pletora di uomini non addestrati e male equipaggiati vengono mandati in prima linea. Nelle regioni più remote, sono stati assunti degli arruolatori che, in cambio di esagerate remunerazioni, raccolgono ragazzi dalle campagne, ai quali promettono bonus di arruolamento esagerati, stipendi folli e pagamenti alle famiglie. Il meccanismo sta svuotando le casse delle regioni meno ricche, che già non riescono più a pagare i risarcimenti e le pensioni alle famiglie dei caduti e le indennità ai feriti non più abili al lavoro. Se è vero quello che scrivono alcuni blogger russi che parlano di una aspettativa di vita, per chi viene mandato in prima linea di soli 12 giorni, il problema dei rimpiazzi sarà sempre più grave, soprattutto in quelle zone dove le casse sono ormai vuote. Deriva da questo anche il bisogno da parte del governo russo, di contanti per i quali Mosca sta svendendo il suo petrolio a prezzi ben più bassi del mercato corrente. È facile capire da questo perché Putin la pace non la vuole proprio. Oltre a perdere la faccia col mondo, chiudere la guerra ora significherebbe riportare a casa centinaia di migliaia di uomini senza arte né parte, induriti dalla vita del fronte, che una economia oggi solo di guerra, non potrebbe assorbire. Quando si ragiona di guerre non bisogna mai perdere di vista l'umanità che quella guerra la vive. L'Ucraina sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite distrutte e per lei il problema è ancora più grave. Uomini uccisi, feriti , o danneggiati psicologicamente sono un problema di non poco momento, ma gli ucraini difendono con intelligenza e la perdita è inferiore. La Russia continua a inanellare scelte e strategie sbagliate che stanno costando inutilmente migliaia di vite umane ogni giorno. Aldilà della forza che la Russia ostenda in ogni occasione nelle parate, nelle foto di propaganda e nelle dichiarazioni ufficiali, i suoi problemi sono sempre più gravi e più difficili da nascondere. La Russia è un colosso mondiale e metterla in ginocchio è difficile, se non impossibile, ma non è immune dalle leggi umane. Ricordiamocelo 

 Elisabetta Capodilupo.

... self control ...

LO SFORZO TITANICO DI ZELENSKY NEL TRATTENERE UN VAFFAN**LO 


Dopo l’agguato di febbraio nel famoso incontro alla Casa Bianca in cui è stato trattato come un fastidioso e molesto pezzente, Zelensky ha imparato la lezione. Opportunamente istruito dai leader europei sa che deve sempre sorridere e ringraziare Trump, anche se gli mette un dito nell’occhio, soffocando in gola le parolacce che vorrebbe dirgli. Questo per non perdere completamente l’appoggio degli USA (cosa di fatto già avvenuta ma non c’è limite al peggio). Ma quello che è successo ieri dopo il summit di Mar-a-Lago ha qualcosa di sovrumano, siamo oltre i limiti dell’auto controllo che può essere legittimamente richiesto a un essere vivente. Trump, che ormai ha palesemente perso il controllo delle menzogne che dice e del senso del ridicolo, dichiara in conferenza stampa che: “La Russia vuole vedere l’Ucraina avere successo… Putin è stato molto generoso con l’Ucraina…” Quindi dopo aver scippato la Crimea, dopo aver tentato di invadere l’intera Ucraina senza aver subito alcuna minaccia alla sua sicurezza e cercato di catturare e/o far assassinare Zelensky, dopo essersi annesso unilateralmente altre 4 regioni, dopo le stragi nei territori occupati e le fosse comuni, dopo aver rapito migliaia di bambini, dopo i bombardamenti giornalieri su obiettivi civili e tanto altro, scopriamo che Putin è interessato al benessere dell’Ucraina. Zelensky non può far altro che sorridere (amaramente o per reprimere la rabbia, fate voi), probabilmente avrà pensato qualcosa del tipo: “Me cojoni, pensa se gli stavamo sulle balle cosa poteva fare”. 

Elio Truzzolillo 

La faccia di Zelensky mentre Trump ripete di aver messo fine a otto guerre è impagabile.

domenica 28 dicembre 2025

... Fede e Lavoro ...

Fede e lavoro. Erano queste le parole d'ordine in casa Cervi. Il padre Alcide era iscritto già dal 1921 al Partito Popolare e crebbe i suoi 9 figli (sette fratelli e due sorelle) nelle campagne del reggiano, dove al sudore dei campi si coniugava l'impegno religioso. Contadini ed allo stesso tempo appassionati lettori, studiosi, per i Cervi l'emancipazione passa appunto dal lavoro nei campi, e ben presto diversi figli maturano un forte sentimento antifascista e una crescente coscienza comunista, proprio nel momento in cui il fascismo consolida il potere in maniera definitiva. Casa Cervi diventa, in definitiva, un vero e proprio laboratorio di antifascismo. Con il conflitto e soprattutto in seguito all'8 settembre, i Cervi iniziano una militanza sempre più attiva a supporto del crescente movimento partigiano. Molti dei fratelli collaborano in importanti azioni partigiane ed il loro casolare diventa un punto di riferimento nella zona, un centro di latitanza e di supporto logistico fondamentale per i gruppi di resistenza del reggiano. Nel novembre del 1943 il casolare dei Cervi viene circondato da oltre un centinaio di guardie repubblichine che sorprendono i fratelli ed altri componenti della loro banda. Segue un rapido scontro a fuoco, ma i fascisti decidono di velocizzare la resa dei Cervi dando fuoco alle stalle ed al casolare con dentro donne e bambini. Anni di lavoro, di risparmi e fatica vengono mandati in fumo in pochi minuti. Alcide Cervi, i suoi figli ed i loro compagni saranno arrestati. Infine, il 28 dicembre dello stesso anno, tutti i sette fratelli Cervi, Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore, insieme al loro compagno di lotta Quarto Camurri, verranno fucilati al poligono di tiro di Reggio Emilia. Sette fratelli massacrati in un istante. Il verbale proveniente dall'amministrazione repubblichina in seguito al rapporto chiederà, laconico: "Sono sette fratelli?". 

Cronache Ribelli

... Adieu, Divina B.B.! ...

“La Fondazione Brigitte Bardot annuncia con immensa tristezza la scomparsa della sua fondatrice e presidente, Brigitte Bardot, attrice e cantante di fama mondiale, che ha scelto di rinunciare alla sua prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e le sue energie al benessere degli animali e alla sua Fondazione”, si legge nel comunicato inviato all’AFP, senza specificare la data o il luogo del decesso. Brigitte Bardot si è ritirata dalla recitazione più di cinquant’anni fa, lasciando dietro di sé una cinquantina di film e due scene entrate a far parte del pantheon del cinema: un mambo febbrile in un ristorante di Saint-Tropez in “E Dio creò la donna” e un monologo di nudo all’inizio di “Il disprezzo”. 

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... 9 anni, Marco!! ...

... 9 anni Marco ed oggi il tuo papà non è qui con te - se ne andato in Sicilia dallo zio e ci resterà fino al 5 di Gennaio! Forse farà una videochiamata ma se la può mettere nel culo la videochiamata! Marco sei doppiamente sfortunato: Hai una disabilità ancora da valutare e due genitori stronzi! che Dio ti protegga e ti salvi!!

sabato 27 dicembre 2025

... L. G. Ivashov ...

Il colonnello generale Leonid Grigoryevich Ivashov, ufficiale russo in pensione, analista geopolitico, storico e presidente dell'Assemblea degli ufficiali di tutta la Russia, ha lanciato una delle critiche più feroci alla condotta del Cremlino nella guerra in Ucraina, questa volta dall'interno dell'apparato militare russo. Ivashov, nato il 31 agosto 1943, è stato capo della Direzione principale per la cooperazione militare internazionale del Ministero della Difesa russo (1996-2001) e in seguito è diventato una voce autorevole sulle questioni militari e politiche russe.  Mentre molte dichiarazioni discordanti di esponenti militari russi sono circolate principalmente sui social media e sui post di notizie della diaspora, questa critica in particolare – che fa riferimento a "quasi 1.400 giorni" di campagna militare russa e ai suoi esiti – sembra essere stata condivisa online da commentatori e ripubblicata su piattaforme come LinkedIn e Facebook piuttosto che attraverso un importante organo di informazione occidentale.  In esso, Ivashov espone una valutazione cruda: "Quasi quattro anni di 'risurrezione', ed ecco i risultati". Secondo il post: • Nessun successo operativo o tattico. • Sconfitte strategiche su tutti i fronti. • Industria distrutta; scienza e istruzione in crisi. • Un patriottismo vuoto sostituito al vero progresso. • Corruzione endemica, con giudici e funzionari legati al partito al governo. • Difficoltà economiche e calo del tenore di vita. • Assistenza sanitaria smantellata e tagli ai bilanci regionali. • Qualità del cibo in peggioramento nonostante le affermazioni di sostituzione delle importazioni. • Crollo demografico in accelerazione, e la guerra non fa che aggravarlo. • Isolamento internazionale completo, con solo Bielorussia e Corea del Nord come apparenti "alleati". Il sostegno della Cina, sostiene, è in gran parte retorico. • Le affermazioni di "armi uniche" mascherano furti sistemici e cattiva gestione. • Putin vive in un bozzolo di propaganda e culto personale, distaccato dalla realtà, e questo potrebbe portare al collasso della Russia. La critica di Ivashov va ben oltre il mero disaccordo politico: è, nelle sue parole, una previsione strategica di sconfitta. Non si tratta della denuncia di un "traditore", di un "agente straniero" o di un dissidente in esilio. Questa è la voce di un veterano generale russo e pensatore militare, uno che ha previsto un conflitto lungo e costoso prima del suo inizio e ora sostiene che gli ultimi anni gli hanno dato ragione. Che si sia d'accordo o meno, questa accusa – diffusa online alla fine del 2025 – rappresenta un raro esempio di critica militare pubblica proveniente dagli ambienti professionali russi, che ha trovato profonda risonanza tra gli osservatori internazionali che hanno seguito il corso e le conseguenze della guerra. 

Alessia Fox.

... Torino 1 - Cagliari 2 ...

E arrivato l'ora di esonerare baroni non capisce un caxxooo!!!
Il Torino di Urbano Cairo perde in casa contro un Cagliari che sembra uscito da un deposito di anime smarrite, e lo fa con la solita eleganza da barbone che inciampa nel proprio cartone. Una squadra che entra in campo come chi sa già che la vita lo prenderà a schiaffi, ma resta lì, immobile, ad aspettare il prossimo. Il dettaglio grottesco sta tra i pali rossoblu: un ragazzo che si chiama Caprile. Uno che quest’estate il Torino aveva “seguito”, annotato, valutato con aria grave. Poi però costava più di un assegno cabriolet, roba da ricchi, evidentemente, e quindi niente. Troppo per questa gestione fatta di spicci e di alibi. Risultato? Oggi quel ragazzo ci para tutto, ci esulta in faccia, festeggia come uno che sa benissimo di essere scampato ad una disgrazia. Noi, invece, in porta schieriamo il secondo portiere dello scorso anno. Il simbolo definitivo: il piano B diventato progetto, la toppa elevata a strategia. Davanti a lui si muove, si fa per dire, una squadra di una pochezza tecnica, morale e tattica quasi commovente. Un gruppo che ha la stessa verve di un rosario recitato per abitudine, senza convinzione, con lo sguardo perso nel vuoto. L’allenatore è perfettamente coerente con il contesto: mai davvero messo in discussione, e soprattutto mai disposto a mettersi in discussione da solo. Tutto scorre, tutto resta uguale, tutto va bene purché non cambi nulla. Il 2025 si chiude come sempre: con una enorme cambiale di credito, di fede, di fiducia mal riposta. Una cambiale che nessuno sconterà, perché qui il debito morale non va mai a bilancio e la responsabilità è una parola che non compare nei comunicati. Le uniche note positive arrivano per sottrazione. Almeno Cairo non si riscoprirà rana dalla bocca larga e non vomiterà il solito tsunami di dichiarazioni inutili, e qualche tifoso idiota, per una settimana, terrà chiusi in soffitta i fantomatici carri dei vincitori sui quali ama salire appena intravede mezza vittoria. Non è una gran consolazione, ma con Cairo ci siamo abituati a questo livello di conforto minimo. Considerando poi che quel suino riesce a rovinare anche la goduria di una vittoria, sapere che almeno terrà quel forno di merda chiuso raddolcisce un po’ l’amaro di una sconfitta. Non è molto, ma è esattamente quello che questo Torino offre da vent’anni….insieme ai biglietti gratis per riempire uno stadio di cartone ovviamente. 

 Buon fine anno a tutti, e grazie ancora, banda di falliti. 

 Ernesto Bronzelli.

... verrà quel giorno! ...

Molti auspicano la morte di Vladimir Putin. Io non condivido questa posizione. Mi auguro piuttosto che viva abbastanza da assistere al crollo del sistema che ha costruito, passo dopo passo, in oltre venticinque anni di potere: un regime autoritario, militarizzato e permeato da pratiche mafiose. Chi conosce anche solo in parte la storia russa sa che la fine del regime non è un’ipotesi fantasiosa, ma un evento che si è già ripetuto più volte. Ogni volta che le ambizioni imperiali del Cremlino hanno superato le reali capacità economiche e militari del Paese, il prezzo è stato pagato dalla popolazione, fino al collasso del sistema. L’Impero zarista crollò nel 1917 dopo l’ingresso disastroso nella Prima guerra mondiale. La Russia subì sconfitte militari gravissime, milioni di morti e feriti, e un’economia completamente assorbita dallo sforzo bellico. Nelle città mancava il cibo, scioperi e disordini erano continui, e il regime perse ogni residua legittimità. L’Unione Sovietica collassò invece nel 1991, e tra le cause vi fu l’invasione dell’Afghanistan (1979–1989). Un intervento deciso per sostenere un regime alleato fragile si trasformò in una guerra lunga, costosa e senza vittoria. Circa 15.000 soldati sovietici morirono (secondo le stime ufficiali) e decine di migliaia rimasero feriti. L’esercito più potente del Patto di Varsavia si dimostrò incapace di sconfiggere una guerriglia locale. Come il Vietnam per gli Stati Uniti, l’Afghanistan rappresentò un logoramento morale, economico e strategico che contribuì in modo significativo alla fine dell’URSS. Oggi la Russia affronta una nuova fase di isolamento. Le sanzioni l’hanno tagliata fuori da gran parte del sistema finanziario e tecnologico occidentale e il Paese ha perso il mercato energetico europeo, fondamentale per la sua economia. Le conseguenze ricadono soprattutto sulla popolazione: inflazione persistente, peggioramento della qualità della vita, fuga di giovani e professionisti, centinaia di migliaia tra morti e feriti concentrati in larga parte nelle regioni più povere, e una società sempre più militarizzata e repressiva. La storia insegna che sistemi costruiti sulla guerra permanente e sull’impoverimento del proprio popolo possono durare a lungo, ma non sono eterni. Nella foto l’ammaina bandiera dell’URSS il 26 dicembre 1991. Uno dei giorni più belli per l’umanità. Arriverà anche il giorno del regime putiniano. 

Claudio Olcese.

venerdì 26 dicembre 2025

... imbarazzante!! ...

Giorgia Meloni ha deciso di superarsi. E in questo soleggiato venerdì, riuscendo a non ridere, ha dichiarato: "Mi ricandiderò potendo dire: lo avevamo promesso, lo abbiamo fatto". E allora vale la pena chiedersi: ma che cosa, esattamente, avrebbero prima promesso e poi “fatto”? 

Ricapitoliamo: 

- Avevano giurato di cancellare la Legge Fornero. L’hanno resa più rigida. 

- Avevano promesso 1.000 euro con un click. Il click l’abbiamo fatto, ma i soldi non li abbiamo mai visti. 

- Avevano giurato di abolire le accise. Le hanno aumentate. 

- Avevano promesso pensioni minime a 1.000 euro. Hanno aggiunto 1,80 euro al mese. 

- Avevano proposto 400 euro per ogni figlio fino ai 6 anni. Una leggenda metropolitana. 

- Avevano garantito l'Iva azzerata su pane, latte, pasta. Non solo non è avvenuto, ma i prezzi sono persino aumentati. 

- Avevano giurato che avrebbero cancellato il canone Rai. L’hanno portato da 70 a 90 euro. 

- Avevano sbandierato il famoso blocco navale. Adesso evitano persino di nominarlo. 


Ecco: se questa è la lista dei risultati da rivendicare con fierezza, viene davvero da chiedersi con quale faccia ci si possa presentare agli elettori dicendo “lo avevamo promesso, lo abbiamo fatto”. 
Forse era meglio fermarsi alla prima parte della frase.

 ——- Era maggio. 

E questa perla entra di diritto nella collezione 2025 perché raramente si era visto un governo rivendicare con tanto orgoglio l’esatto contrario di ciò che aveva promesso. 
Un capolavoro di coerenza al contrario: prometti A, fai B, peggiori C e poi ti presenti dicendo “missione compiuta”. 

Giù il cappello.

... Franca Viola ...

Oggi, nel giorno di Santo Stefano, abbiamo il dovere di ricordare questa donna straordinaria che di nome fa Franca Viola. Franca oggi ha 78 anni. Ne aveva 17 il 26 dicembre del 1965, quando il suo ex fidanzato Filippo Melodia, noto malavitoso e nipote di un capoclan locale, dopo una lunga serie di minacce e intimidazioni, fece irruzione nella sua casa di Alcamo insieme a 13 giovani armati, che devastarono l'appartamento, pestarono a sangue la madre e rapirono Franca e il fratellino Mariano, che si era aggrappato alle gambe della sorella senza mollarla più. Il fratello lo lasciarono poche ore dopo. Franca no. Franca trascorrerà i successivi sette giorni segregata in un casolare di campagna e, in seguito, in casa della sorella di Melodia. Infine, dopo una settimana trascorsa quasi sempre a letto, a digiuno, in stato di semi-incoscienza, insultata, saccheggiata, umiliata, fu violentata dall'ex fidanzato. Quando, il 2 gennaio, fu rintracciata e liberata dalla polizia, Melodia dava per scontato che tutte le accuse sarebbero crollate con quello che allora era considerato la norma: il "matrimonio riparatore". Ed è qui che una storia drammaticamente comune a quella di centinaia di donne assume una traiettoria che cambierà la storia di Franca e quella di un Paese intero. Franca rifiuta di sposarsi, sceglie di dichiararsi "svergognata" davanti a un'opinione pubblica bigotta e sbigottita: non era mai accaduto prima di allora. Franca ha contro tutto e tutti: lo Stato italiano, la mafia, una società patriarcale e arcaica che la considera un incidente di percorso. Accanto a lei ha solo una persona: il padre Bernardo, che dal primo istante non l'ha mai abbandonata e si è costituito parte civile al processo, a costo anche del proprio lavoro. Ed è proprio durante quello storico processo che Franca Viola pronuncia queste parole che oggi riecheggiano ancora fortissimo, ma che allora, nell'Italia e nella Sicilia degli anni '60, suonavano semplicemente blasfeme. E, per questo, potentissime. "Io non sono proprietà di nessuno” disse. “Nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto. L'onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. Dopo mesi di fango, insulti, minacce, intimidazioni di ogni genere, Melodia e i suoi complici vengono condannati a 11 anni di carcere. Franca ha vinto, sposa un altro uomo, si riappropria della propria vita, ma dovremo attendere altri 15 anni - il 1981 - perché il matrimonio riparatore e il delitto d'onore - grazie anche e soprattutto al suo coraggio e alla sua tenacia - spariscano dal codice penale. Ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, quando Franca incontra per strada alcuni dei suoi carnefici, chinano il capo alla vista di quella donna, incapaci di sostenerne lo sguardo, la dignità incrollabile. Mentre parliamo di violenza sulle donne, abusi, discriminazioni di genere, di patriarcato malato e maschilismo tossico, questa storia è ancora lì a ricordarci che i diritti che crediamo scontati sono stati conquistati un pezzo per volta, un passo dopo l'altro, con fatica, sacrifici e sofferenze inimmaginabili da parte di donne come Franca Viola. 
 Una grande italiana. 

Lorenzo Tosa.

giovedì 25 dicembre 2025

... ancora sul Natale! ...

"Siamo arrivati all'insopportabile Natale. Non ho niente da aggiungere a quanto dicevo un anno fa, qui, contro questa festa stupida e irreligiosa. Tanti auguri ai fabbricanti di regali pagani! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali! Tanti auguri a chi morirà di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà o accoltellerà chi abbia osato sorpassarlo o abbia osato dare una botta sul didietro della sua santa Seicento! Tanti auguri a chi crederà sul serio che l'orgasmo che I' agiterà - l'ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore - sia segno di festa e di gioia! Gli auguri veri voglio farli a quelli che sono in carcere, qualunque cosa abbiano fatto (eccettuati i soliti fascisti, quei pochi che ci sono); è vero che ci sono in libertà tanti disgraziati cioè tanti che hanno bisogno di auguri veri tutto l'anno (tutti noi, in fondo, perché siamo proprio delle povere creature brancolanti, con tutta la nostra sicurezza e il nostro sorriso presuntuoso). Ma scelgo i carcerati per ragioni polemiche, oltre che per una certa simpatia naturale dovuta al fatto che, sapendolo o non sapendolo, volendolo o non volendolo, essi restano gli unici veri contestatori della società. Sono tutti appartenenti alla classe dominata, e i loro giudici sono tutti appartenenti alla classe dominante." 

Pier Paolo #Pasolini 

 Tanti auguri!, 1970, Da "Il caos" sul "Tempo" 1970 in "Saggi sulla politica e sulla società", di P.P. Pasolini, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Mondadori, Milano, 1999, p.1272. 

 Pier Paolo Pasolini sul set del film 'Teorema'. Milano, Marzo (1968) © Mondadori Portfolio/

... falsità? ...

I NEGOZIATI DI PUTIN SONO SEMPRE STATE FALSI 

Vi ha solo preso in giro, e l'ha fatto per 4 lunghissimi anni. 

by Wallace. 

(sì, so di avere già scritto un post simile poco tempo fa.. Ma è per i miei nuovi lettori. Abbiate pazienza, ce n'è davvero bisogno...) 
25/12/25 

Nel 2022, Putin decise di conquistare l'Ucraina, ma aveva un problema: non voleva subire una condanna unanime da parte del mondo intero. Non voleva che la Russia facesse la fine della Corea del Nord, e fosse praticamente bandita da tutto il resto del mondo. Il pericolo era molto reale, e molto serio. Questo l'ha costretto in sostanza a fare ciò che, da ex agente del KGB, Putin sa fare meglio in assoluto, ovvero: fare una cosa (scatenare una guerra da un milione di morti) e dirne un'altra... Ed è esattamente così che ci siamo trovati il dittatore guerrafondaio (5 guerre e 4 interventi militari in 20 anni: praticamente uno nuovo ogni due)... Che si riempie costantemente la bocca con la parola 'pace'. Putin s'è inventato infatti il concetto di 'falso negoziato di pace', che significa 'comportarsi' come se volessi negoziare... Senza mai negoziare su un bel niente. Ma come si frega, in concreto, il mondo intero coi falsi negoziati? Si frega con lo stesso identico meccanismo della disinformazione, ovvero fregarti sul TECNICO. "Se tu NON sai una cosa, allora IO posso raccontarti quello che voglio, su quella cosa". Il primo principio, quindi, è fare richieste irricevibili MA sufficientemente tecniche... Che il grande pubblico non abbia le conoscenze necessarie a sapere perché in realtà sono assurde. Qualche esempio concreto: 1)-> La Russia pretende il riconoscimento legale della Crimea -> perché il grande pubblico IGNORA che nessun paese al mondo potrà mai accettare tale riconoscimento legale, e non mi riferisco solo l'Ucraina: il riconoscimento legale sarebbe un problema per il mondo INTERO, non per l'Ucraina... E vi spiego perché. E' come se un ladro d'auto, poco dopo aver rubato l'auto, andasse a casa del proprietario a pretendere il passaggio di proprietà, magari a randellate (i bombardamenti alle centrali elettriche, nel nostro caso). E' come se un ladro chiedesse al derubato - a suon di mazzate sulla testa - di accettare 'lo stato delle cose' (espressione, non a caso, tanto cara a Putin, Orsetti e Travagli vari). E' come se Putin violentasse una ragazzina, e poi pretendesse a schiaffi, a pugni e a calci il ""riconoscimento"" che era stato un rapporto consensuale, una 'conquista' del suo incredibile fascino. Voi volete vivere in un mondo come questo? Io no. Ed è esattamente per questo che Putin deve morire. 2) -> Putin chiede nuove elezioni in Ucraina -> e lo fa perché il grande pubblico (tranne la gente di cultura) IGNORA che nessuna democrazia al mondo ha mai tenuto elezioni in guerra, per ovvi motivi, che però non sono per nulla ovvi a un sacco di gente che li ignora (vogliamo che i seggi vengano bombardati? Vogliamo mesi di campagna elettorale e di pausa di governo, mentre al fronte si lotta per sopravvivere? Per cortesia...). "Ecco! Zelensky non accetta nemmeno di fare le elezioni! Che vergogna!" 3) -> La Russia pretende la fine dell' 'espansione' della NATO -> ...Perché il grande pubblico ignora cosa sia veramente la NATO. Per esempio, ignora che è impossibile che la NATO si 'espanda'... Per il semplice fatto che la NATO non ce li ha nemmeno, dei confini. Avete mai visto dei cartelli con scritto DOGANA DELLA NATO? Avete mai visto dei soldati con la stella NATO chiedervi i documenti, prima di salire su un aereo? La risposta è no, perché la NATO non è nulla di tutto questo. La NATO è una ALLEANZA. E' una alleanza di paesi AMICI fra di loro, e non decide Putin, quali nazioni possano allearsi fra loro, e quali no. Questi sono solo i primi tre esempi che mi vengono in mente, dei FALSI negoziati di Putin, ma ce ne sono tantissimi altri. Ricapitolando: Putin non ha mai avuto alcuna intenzione di negoziare NULLA, e ha messo in piedi questa farsa dei negoziati solo per far credere il contrario al mondo intero. Il suo ragionamento, in realtà, è semplicissimo: "Organizzerò dei falsi negoziati per mascherare molto abilmente che in realtà sono un pazzo guerrafondaio" E funziona. Ieri ho visto un video della sette, dove una presentatrice ignorante accusava Zelensky di non aver 'voluto' accettare nessuna di queste cose... Mentre il povero Emanuele Parsi cercava di spiegarle che Puitn non ha mai voluto negoziare niente. Al posto suo, avrei detto in faccia alla conduttrice che se, nel 2025, non ti sei ancora accorta che i negoziati di pace della Russia sono solo una gigantesca presa per il culo... Forse hai sbagliato mestiere.

... NATALE ...





MA QUESTO, CHE NATALE DEL CAVOLO E’? MA IN QUESTO NATALE COSA C’E’ DA FESTEGGIARE? 


Non capisco proprio perché dovrei festeggiare questo Natale 2025. Come posso festeggiare se in questo mondo ci sono milioni di bambini che soffrono, che muoiono di fame, di freddo, di stenti. Ma cosa devo festeggiare se ci sono guerre terribili, in ogni angolo del mondo che recano devastazioni, distruzioni, morte e sofferenza infinita. E tutto questo accade non per colpa di catastrofi od eventi imprevedibili, NO! incredibile, tutto questo scempio accade per per mano dell’uomo, o meglio della belva umana che non si sazia mai. Incredibile, anche, che noi uomini di buona volontà, che ripudiano la guerra e che siamo la stragrande maggioranza, dobbiamo obbedire agli ordini di 4 politici stolti ed arrivisti al soldo di 4 potenti diabolici che sono così ricchi e insoddisfatti della loro miserabile vita, che si divertono a devastare, distruggere ed ad umiliare le vite degli altri. Scusatemi ma sono talmente incazzato che ho bisogno di trascorrere questa notte di Natale da solo, in profonda meditazione, pregando per tutte le persone che stanno soffrendo sperando di mandare a loro un pò di speranza. Quello che provo in questo momento è rabbia, si la rabbia dell’impotenza. Vedere tutto questo scempio e non potere fare niente. Farò come il colibrì che nel suo piccolo cerca di spegnere l’incendio ed a mezzanotte andrò sul mio balcone, in mezzo alla poggia battente ad urlare a squarcia gola: 

“SVEGLIATEVI, CAZZO, SVEGLIATEVI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”

Gli auguri ve li farò in un altro Natale quando il buon senso e l’umanità torneranno e potremo finalmente festeggiare un mondo migliore.

mercoledì 24 dicembre 2025

... un po' di notizie ...

UN PO' DI NOTIZIE CHE HO LETTO SULLA TERZA GUERRA MONDIALE IBRIDA, 

by Wallace Lee– udpate del 22/12/2025 

LA RUSSIA E' FINITA 

Mai, come in questo dicembre 2025 ho visto la stampa mondiale dare enorme risalto a vaccate colossali (come i negoziati di 'pace' Russi) e sorvolare invece sulle uniche cose che contavano davvero. Cominciamo. 1) Nel silenzio dei giornali, Putin ha lanciato il suo primo assalto meccanizzato da mesi per riprendere/prendere 'veramente' Kupyansk (che aveva GIA' dichiarato 'conquistata'). L'assalto s'è trasformato in una colonna di morte e distruzione; erano MESI, che la Russia risparmiava carri per potersi permettere un attacco del genere... E ha fallito malissimo. 2) Nel silenzio dei giornali, a parte questo rarissimo caso di attacco meccanizzato, la Russia è ormai transitata alle 'infiltrazioni': mandare letteralmente uno o due soldati a piedi, da soli, a 'passare' il fronte sperando che non se ne accorga nessuno. A volte sono più, a volte di meno, a volte indossano addirittura abiti civili (che è un crimine di guerra) e la nuova strategia consiste nel costringere gli Ucraini a stanarli a uno a uno. In altre parole, la Russia sta cominciando a combattere come Hamas. 2) Nel silenzio dei giornali, pare che per la prima volta un MIG ucraino abbia sfruttato un varco nello spazio aereo Russo, e sganciato una bomba da 200 kg su un bersaglio militare DENTRO la Russia (e non mi pare sia scoppiata nessuna guerra termonucleare globale, per questo... O forse me la sono persa?). Perché lo ritengo credibile, o almeno realistico al punto da volervene parlare? Perché è ormai evidente DA ANNI, come la Russia NON abbia il controllo aereo del fronte (altrimenti ne vedrei i risultati militari inequivocabili... Roba da nerd). Perché sarebbe importante? Perché l'Ucraina, fino ad ora, aveva sempre bombardato la Russia (regolarmente, tra l'altro) 'solo' con droni e missili. Il fatto che un vecchio Mig Ucraino (con mille-mila chilometri sul motore, come tutti gli aerei Ucraini) sia andato a fare letteralmente quello che voleva, dentro casa di Putin... significa che i Russi sono talmente a corto di difese anti aeree, che stanno SACRIFICANDO la Russia, pur di riuscire a TENERE A BADA il fronte Ucraino. Letteralmente: per tenerlo fermo. Evitare il 'contropiede', come direbbe qualcuno in gergo calcistico... Cosa che comunque, al di là che il singolo episodio venga confermato o meno, è perfettamente coerente col quadro generale di questa guerra. Sembra incredibile? E perché? Nel 2024 gli Ucraini si presero un pezzo di Russia dentro il Kursk, e contro ogni previsione se lo tennero per ben otto mesi, distogliendo preziosissime forze Russe dall'invasione. Il problema è che non sapete come gli Ucraini ci riuscirono, né PERCHE' ci riuscirono... Io invece lo sì. E sto cercando di spiegarvelo da mesi. 3) Nel silenzio dei giornali, gli Ucraini hanno riaperto la contesa (fatto tornare 'grey zone') di tutta Kupyansk, smentendo brutalmente la narrativa di Putin di fronte al mondo intero... Tranne ovviamente in Italia, dove le vittorie Ucraine vengono regolarmente sorvolate dai nostri giornarli, per non 'turbare' il pubblico con la 'brutalità' dell'autodifesa Ucraina. Piuttosto, meglio parlare dell'ennesimo drone Russo su un pericolosissimo centro commerciale Ucraino. Ma certo. 4) In USA, il parlamento ha rivisto la possibilità del presidente di ritirare le forze armate USA dalle basi all'estero (Italia inclusa), senza chiedere il permesso al parlamento DOPO avere scritto un documento sulle conseguenze del ritiro eventuale SUGLI ALLEATI degli USA. Vuoi chiudere le basi Americane in Italia? Okay, ma prima ci spiegherai l'effetto che questo avrà sui nostri alleati rispetto alle minacce attuali, e POI voteremo in parlamento se, eventualmente, bloccarti. Detto questo, mi dispiace tanto per Orsetti e Travagli vari, ma la NATO non si scioglierà. Il motivo per cui gli Europei ci sono andati sempre 'leggerissimi' con Trump e le sue scandalose affiliazioni Putiniane (Bannon, Witkoff, Vance, Gabbard e tantissimi altri), è banalissimo: Trump, fra tre anni, non ci sarà più, o forse addirittura prima (Epstein files, impeachment, ecc). L'europa non voleva perdere gli USA, quindi ha inscenato la vecchia commedia del poliziotto buono e cattivo, in modo da tenere a bada gli states senza perderli, e sta funzionando. Nel silenzio dei giornali, questi ultimi negoziati di pace fra Trump e Putin sono diventati un fiasco interno per Trump, e una umiliazione mondiale per Putin. Ormai la fine sta cominciando a diventare sempre più chiara: l'occidente non perderà gli USA. Ne perderà la guida militare, ma solo quella... Il che, potrebbe anche essere un bene. 5) Infine, tramite il meccanismo dei prestiti usando gli assett Russi come garanzia, l'Europa ha appena garantito la sopravvivenza economica dell'Ucraina ben oltre le possibilità attuali della Russia. Tradotto: non so ancora esattamente quando, ma la Russia fallirà mentre sarà ancora lì, a combattere per qualche metro di Donbass in più, invece che in meno. Ma soprattutto... Vi ricordo che nei libri di storia le nazioni INVASE combattono BENISSIMO anche in default (vedi Vietnam, Somalia, Afghanistan, eccetera). Per l'Ucraina, NON andare in default è ovviamente MEGLIO, ma non è indispensabile. Lo stesso non vale invece per la Russia. Questo perché GLI INVASORI devono attrezzarsi, spostarsi e letteralmente sopravvivere all'estero... Mentre potrebbero benissimo farne a meno. Questa è la ragione per cui: A) la Russia per es. sta spendendo 10 volte il carburante speso dalle difese Ucraine, sia in cielo che a terra B) i Russi subiscono spese mostruose di uomini, mezzi e materiali per rendere difendibile quello che conquistano... Mentre invece gli Ucraini lo trovano già costruito, magari trent'anni fa. IN CONCLUSIONE Quando Hitler perse materialmente la guerra, già a Stalingrado... Andò comunque avanti 'inutilmente' (a guerra già persa) per almeno un anno (anche di più, secondo alcuni analisti). Perché? Perché semplicemente SPERAVA che i suoi nemici ritenessero TROPPO COSTOSO arrivare fino a Berlino, e si fermassero prima per amor di [pace, vite umane perdute, ecc]. Hitler sapeva di non essere in grado di difendere Berlino, e dapeva che avrebbe perso, tuttavia sperava che GLI ALTRI non avessero semplicemente più voglia di 'spendere' quanto c'era da spendere. La sua strategia si spostò quindi dal 'vincere' all' alzare i costi per l'avversario il più possibile, e nient'altro'. Putin adesso si trova in questa fase, e su questo sono d'accordo la maggior parte degli analisti seri. Il vostro Wallace qui presente, invece, concorda con qualche sfumatura. Per me, Putin non ha MAI avuto nessuna possibilità militare di vincere questa guerra. Per me, Putin ha sempre avuto un solo piano: fare in modo che qualcun altro gliela assegnasse a tavolino. ...Per ragioni che esistevano solo nella sua testa.

... GORGO NERO!! ...

𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐚𝐧𝐠𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 

Il buongiorno di Giulio Cavalli 


“Disperato gesto di un disoccupato. Si brucia vivo padre di cinque figli”.

Una lezione di semantica applicata all’informazione. Ma mi pare evidente che la parola “disperato” è gonfia di valori polemici. Se poi me la unisce alla parola “disoccupato”, beh allora ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione, ma compiuta la quale tu prendi questo povero uomo di lettore e gli sbatti in faccia cinque orfani e un cadavere carbonizzato. No, dico, cosa vogliamo farne di questo povero uomo di lettore? Un nevrotico? Che dia fuoco a lui, al giornale, a tutto quanto? La scena qui sopra è del film “Sbatti il morto in prima pagina”, diretto da Marco Bellocchio, uscito nel 1972. Questo povero uomo di lettore ieri è stato coperto da titoli che hanno raccontato come Greta Thunberg sia stata arrestata a Londra “durante una manifestazione pro-Pal”. È il titolo perfetto. C’è l’evocazione di sedicenti manifestazioni con il retrogusto di disordini e devastazioni e c’è la faccia di Thunberg che solletica i mostri da tastiera. Tutto a puntino. Peccato che Thunberg fosse semplicemente seduta sul marciapiede tenendo un cartello in mano: “I support the Palestine Action prisoners. I oppose genocide” (“Sostengo i prigionieri di Palestine Action. Mi oppongo al genocidio”). La polizia è intervenuta appellandosi al Terrorism Act britannico che ha messo fuori legge il gruppo Palestine Action. L’arresto per opinione pericolosa è solo l’ultimo atto di un gorgo di autoritarismo repressivo che soffia sull’Europa. Qualcuno l’ha introiettato, il genocidio.

... Vigilia di Natale ...

Buon Natale a chi si sente solo, a chi non vuole disturbare, a chi in punta di piedi passa anche 'sto Natale. Buon Natale a chi prende tutto alla lettera, a chi non ride mai, a chi la vita la vive col freno a mano tirato perché la prima volta che è uscito dal garage ha quasi sbandato. Buon Natale a chi per farsi sentire, pure quest’anno ha dovuto morire. Buon Natale a chi ha fatto cose oscene, e adesso deve inventarsi un nuovo sistema per volersi ancora bene. Buon Natale a chi, per la prima volta, si è detto una verità, e ora gli tocca fare i conti con la realtà. Buon Natale a chi si droga spesso, a chi lo fa anche se dice di aver smesso. Buon Natale a chi sta simpatico a tutti quanti dopo poche ore, buon Natale a chi per tutta la vita porta rancore. Buon Natale a chi si masturba volentieri, però sui ricordi, sugli ieri. Buon Natale a chi ha aperto una bolletta del gas spaventosa e pensa, eppure c’ho sempre freddo, com’è possibile 'sta cosa? Buon Natale a mamma che non può esser fragile neanche due settimane, altrimenti qua va tutto a puttane. Buon Natale a papà che una volta l’anno un sentimento lo vorrebbe condividere e tu riesci a dire solo: no cioè, guarda sto video, fa troppo ridere. Buon Natale a chi riceve gli auguri dal proprio commercialista, a chi è uscito di pista, a chi, in fila alla posta, ha avuto l’intuizione della vita, poi qualcuno ha attaccato bottone e quella è svanita. Auguri a chi vive in 30 metri quadrati e pensa: me li sono proprio guadagnati. Auguri a chi ha sterminato e se l’è dimenticato, a chi gli viene sempre detto che è fortunato. Auguri a chi fa le peggio cose e si riesce a perdonare, ma poi scoppia a piangere perché perde un interregionale. Auguri a chi ha ricevuto il regalo sbagliato, a chi non gli è ancora arrivato, a chi era convinto che bastasse il pensiero e, con stupore, ha scoperto che il pensiero è bastato. Auguri a chi ama i canditi, ma si vergogna di dirlo. A chi, davanti al pandoro, vorrebbe solo gridarlo. Auguri a chi crede a un aldilà o un altrove e auguri a chi ha deciso che questa vita è la Prima, non sono le prove. Auguri a chi ha sempre mentito e adesso, quando si trova a dire la verità si sente di aver fallito. Auguri a chi l’ha fatta franca accettando un posto in banca e ogni mattina si chiede il resto come sarà, anche se sospetta che potrebbe essere una sua responsabilità. Auguri a chi c’è ricascato, a chi si è innamorato di qualcuno con gli occhi grandi e i denti perfetti, che se l’è già dimenticato. Auguri a chi fa l’albero nazista, alto, perfetto e slanciato e auguri a chi il suo è solo un triste aggeggio accasciato. Auguri a chi ha fatto tutto bene e poi proprio nel finale ha svaccato, e adesso come il Trono di Spade pensa d’essere l’ultima brutta stagione di uno sceneggiato. Auguri a chi gli stanno un po’ tutti sul cazzo ma, senza imbarazzo, alla Vigilia ha detto a ciascuno “anche a te e famiglia”. Auguri a chi si mangia tutto in un sol boccone e a chi chiede scusa per ogni minima ambizione. Auguri a chi è riuscito ad andare avanti, e auguri a chi è ancora lì a combattere per tutti quanti. Auguri a chi dice che per riuscire nella vita bisogna sbagliare, e a chi non si può permettere il lusso di rischiare. Auguri a chi preferisce aspettare, un altro giro, un altro anno, un’altra età, tanto mica scappa la felicità. Auguri a chi odia il Natale ma nonostante tutto lo ha sempre festeggiato, perché tanto ha capito che è solo il compleanno di un altro disadattato.

martedì 23 dicembre 2025

... sotto attacco!! ...

La democrazia è sotto attacco delle destre (e del capitalismo), per difenderla la sinistra deve farsi più agguerrita

 Nadia Urbinati striscia Rossa 22/12/25 

Le nostre democrazie sono in affanno, non da oggi, ma oggi, con un’intensità preoccupante. Il rapporto su “Gli Italiani e lo Stato”, curato da Ilvo Diamanti per l’Università di Urbino e pubblicato da Repubblica (leggi qui), ce lo conferma. E ci ricorda che la democrazia non si regge solo sulle istituzioni politiche, anche se è innanzitutto un sistema politico. Tuttavia, per essere una forma di governo e per persistere come tale, la democrazia richiede un tessuto economico e sociale capace di rendere attuabile ciò che i suoi principi promettono: un’eguale distribuzione del potere di partecipare alle decisioni e di incidere sulle decisioni. Essere singoli elettori – una testa/un voto – è la condizione dell’eguaglianza politica, ma lo è a condizione che i cittadini non restino isolati, che facciano sentire le loro richieste e che esercitino il loro potere. L’isolamento sociale fa sentire il voto individuale come poca cosa, una perdita di tempo. L’astensione elettorale è indice di impotenza. Il diritto di voto non è più considerato potente da molti, da troppi. Il sistema monopolistico globale condiziona le istituzioni democratiche La scontentezza dei cittadini democratici va di pari passo con un fatto che numerosi studi dimostrano da qualche anno: l’erosione della solidarietà e delle forme associative è connessa alla trasformazione economica, per cui oggi gli operai organizzati nelle industrie non sono più la base portante dell’economia e della società (negli Stati Uniti gli operai sindacalizzati, ovvero impiegati nell’industria, sono il 7% della popolazione occupata). Al loro posto, abbiamo un esercito di “partite IVA” – ciascun lavorante sta per sé: concorrenza tra poveri per un pugno di soldi. La scontentezza è la registrazione del declino del capitalismo industriale. Sulla democrazia pesa un ordine delle relazioni economiche e sociali che dipende poco dalla democrazia e molto dal capitalismo. Il fatto sorprendente è che la critica si concentra sulla democrazia, lasciando in ombra la responsabilità del sistema capitalistico. All’origine della crescente reazione contro l’ordine democratico (il sondaggio di Repubblica mostra una fascia non piccola di cittadini che credono che dal fascismo possa venire la soluzione ai problemi non risolti dalla democrazia) c’è la trasformazione del capitalismo, un processo lungo che dalla crisi del 2008 ha subito un’accelerazione sorprendente verso un sistema monopolistico globale. Un capitalismo sradicato dalle società (scorporato dai processi produttivi dei paesi occidentali) e che ha come effetto la dissoluzione di quel patrimonio associativo, sociale e politico che ha governato la relazione tra le classi, in un rapporto di forze che ha tenuto il potere nell’alveo costituzionale perché e nella misura in cui ha tenuto in gioco i protagonisti sociali: cittadini-lavoratori e cittadini-industriali. Quel mondo produttivo incorporato è decaduto progressivamente allo sviluppo (rapidissimo) del capitalismo tecno-finanziario, che ha un’identità globale e monopolistica. Il coraggio di proporre forti riforme economiche e sociali È indubbio che le disfunzioni delle istituzioni democratiche debbano interessarci, soprattutto perché l’ordine economico è il loro nemico e perché la fine della democrazia corrisponderebbe a una società non più efficiente, ma interessata esclusivamente al benessere di una parte minoritaria, lasciando gli altri nella condizione di indigenza e, prevedibilmente, soggetti alla repressione. L’assalto all’eguaglianza in tutti i paesi democratici comporta questo. I segni della pulsione autoritaria sono palpabili, in Italia e non solo. Si tratta di una prospettiva – quella di uno Stato al servizio di una parte – che è facilitata dalla potenza tecno-finanziaria di una nuova oligarchia che, per la prima volta da quando la democrazia si è imposta, rivendica un ruolo politico diretto, contesta i limiti costituzionali imposti agli esecutivi e l’indipendenza di alcuni istituti sui quali si è stabilizzata la democrazia, come le banche centrali e le corti di giustizia. L’ideologia autoritaria miete consensi tra i molti diseredati e una classe media in affanno che teme la rovina del proprio tenore di vita, convincendoli che il problema sta nella democrazia. Come Curtis Yarvin, l’intellettuale degli oligarchi americani, va dicendo da quale anno: meglio essere governati da competenti oligarchi che da politici eletti. È quindi un ordine sociale ed economico in veloce trasformazione che sta sovvertendo quelle che sembravano acquisizioni indiscusse, come il valore del suffragio universale, la forma elettorale e partitica della partecipazione, la divisione dei poteri e, alla base di tutto, il principio di maggioranza e opposizione che è preposto a regolare il limite (temporale e politico) del potere esercitato dalla maggioranza. Che fare? Dovremmo porci insistentemente questa domanda. E per cominciare, dovremmo riflettere almeno su due questioni: a) le destre e i sostenitori della soluzione antidemocratica sono agguerriti, hanno un’ideologia, sono mobilitati a diffonderla; e b) gli altri, coloro che si oppongono alla destra, sono timidi e credono che le istituzioni democratiche abbiano la forza da sole di contenere la voglia di potere assoluto che le destre hanno. Chi difende la democrazia deve farsi altrettanto agguerrito, deve sfoderare con determinazione un’idea forte che insista sul valore del potere della cittadinanza, per evitare di diventare servi dei potenti e oggetto di repressione; deve avere il coraggio di proporre riforme sociali e fiscali che mirino a distribuire i costi del vivere sociali secondo il principio della progressione, proprio come dice la nostra Costituzione. La democrazia si deve difendere con le forze che la politica offre: le idee, l’unione e l’organizzazione.

... Mannaggia Macron!! ...

Macron, mannaggia alla miseria. Macron! 

Tra tutti gli imbecilli europei, quello considerato uno dei capofila degli imbecilli ha avuto il guizzo di dire: andiamo a parlare con Putin. Se ci pensate bene, è qualcosa che fa salire il sangue al cervello. Semplicemente perché, se in Unione Europea dovessimo scegliere un Paese che possa fare da collante, più di chiunque altro, tra Mosca e Bruxelles, quel Paese avrebbe potuto essere l'Italia. Ma noi abbiamo al governo un personaggio che parla di credibilità internazionale ed è totalmente incapace, all'opposizione il maggior partito che chiede più guerra e al Quirinale un Presidente della Repubblica che ha inaugurato un nuovo sport: tiro al bersaglio al Cremlino. In ogni caso cade, per l'ennesima volta, la narrazione del "Putin non vuole parlare". Macron non ha fatto in tempo ad aprire bocca e chiedere udienza alla Russia che subito è stata accolta. E non è un segno di debolezza da parte di Mosca, come vorrebbero far passare i giornaloni, bensì è un segno di forza enorme. Anche perché, a cagarsi addosso, in questa specifica occasione è Macron, visto il riarmo spropositato della Germania. Com'è che sia, Macron, se riesce a instaurare un dialogo serio col Cremlino, la fa sotto il naso a coloro che si sentono statisti. E farsela fare sotto il naso da Macron non è un bel biglietto da visita da consegnare alla storia. Soprattutto per chi oggi in Italia ricopre ruoli di vertice. 

Giuseppe Salamone

... Putin ha fallito? ...

IL FALLIMENTO DI PUTIN. 

C’è ancora chi continua a capovolgere fatti e logica sulla guerra in Ucraina, come se una trattativa di pace dovesse partire dal presupposto, falso, che l’Ucraina abbia perso la guerra e che, come accade sempre a chi perde, debba essere lei a pagare il conto. Mettiamo da parte, per un momento, le considerazioni etiche, chi ha aggredito e chi è stato aggredito, chi combatte per difendere la propria terra e chi l’ha invasa. Distinzioni tra giusto e ingiusto che, per qualcuno, sembrano fastidiosi dettagli. Con la vecchia tecnica di attribuire agli altri parole mai dette, gli amici di Putin ripetono: “gli ucraini avevano detto che potevano vincere contro la Russia, ma non è successo. Quindi si arrendano”. Peccato che il ragionamento sia sbagliato alla radice. In una guerra come questa la vittoria non consiste solo nel conquistare l’altro. Vince anche chi riesce a impedire all’aggressore di raggiungere i suoi obiettivi. Per Putin la vittoria consiste, come ha detto più volte, nel “conseguire tutti i nostri obiettivi”. Tradotto, occupare tutta l’Ucraina e insediare a Kyiv un governo fantoccio, completamente sottomesso a Mosca, persino più di quello bielorusso. La vittoria ucraina, invece, è tutt’altra cosa, vuol dire resistere, far fallire quel progetto, mantenere l’indipendenza, entrare nell’Unione Europea con diritti e doveri e ottenere vere garanzie internazionali di sicurezza. È per questo che Putin, pur impantanato da mesi su una linea del fronte che non avanza, preferisce continuare a bruciare uomini e risorse piuttosto che sedersi davvero a un tavolo di pace. Perché una trattativa seria costituirebbe già in partenza l’ammissione del suo fallimento e il riconoscimento di una parte decisiva della vittoria dell’Ucraina. Perché le guerre sono due, quella russa, di conquista, e quella ucraina, di resistenza. E vanno giudicate su piani diversi. Non è l’Ucraina che deve dimostrare di poter vincere militarmente. Come in un processo garantista, dove non è l’innocente che deve dimostrare di esserlo, è la Russia che ha aggredito che deve provare di poter raggiungere “tutti i suoi obiettivi”. L’Ucraina, in quanto paese aggredito, deve solo dimostrare di saper resistere finché Mosca capirà di non poter vincere, di non poter conquistare tutto, di non poter conseguire “tutti i suoi obbiettivi” e, dissanguata, sarà costretta a trattare sul serio. I fatti, oggi, parlano chiaro. La Russia doveva occupare l’Ucraina in pochi giorni: non ci è riuscita. Doveva prendere tutto il Donbass: non ci è riuscita. Doveva sostituire Zelensky con un fantoccio: fallito. Doveva isolare l’Ucraina: oggi Kyiv è più vicina all’Europa e più sostenuta di quattro anni fa. Doveva ricostruire la sua zona d’influenza post-sovietica: ha ottenuto l’effetto opposto, spingendo Svezia e Finlandia dentro la NATO. Di certo non si può dire che la guerra stia andando bene per Putin. Una frustrazione che si traduce ogni giorno nel massacro di civili ucraini. Purtroppo l’inspiegata cedevolezza di Trump verso Putin ha prolungato l’illusione del criminale allungando la guerra. Altro che Nobel per la Pace! Anche l’insolenza arrogante contro l’Europa rivela la comune stizza dei due contro chi intralcia il loro modello di business. Per finanziare la guerra, Mosca sta svendendo se stessa al mondo. E non a caso qualcuno ha già parafrasato il saggio di Amalrik del 1970 chiedendosi: “Sopravviverà la Russia di Putin fino al 2027?”. Nel frattempo c’è anche un effetto collaterale inatteso per il Cremlino, un’Unione Europea più unita. Ventiquattro paesi su 27 hanno adottato la procedura della cooperazione rafforzata, aprendo la strada al debito comune europeo, finora osteggiato dalla Germania e dai cosiddetti “Paesi frugali”, per sostenere l’Ucraina. In pochi giorni l'UE ha abbattuto il tabù del debito comune e superata l'insidia dell'unanimità, due obbiettivi federalisti inseguiti da anni. Un passo che, al di là della guerra, apre a investimenti comuni, come da tempo chiedevano Italia e Francia, non solo nella difesa. Gli asset russi vengono definitivamente congelati e finalizzati al risarcimento dei danni provocati all’Ucraina alla quale l’UE, assumendosene la responsabilità in prima persona come chiedeva anche Trump, garantisce così due anni di resistenza. Che speriamo non servano per la guerra ma per concludere prima la pace. Forse i pacifisti amici di Putin, invece di chiedere la capitolazione dell’Ucraina, potrebbero impegnarsi a convincere Putin a rinunciare alla guerra e sedersi davvero a un tavolo di trattative. Non l’hanno mai fatto, ma sarebbero di certo più utili alla pace. Altrimenti resta una domanda: qual è, davvero, la loro causa? 

 Umberto Mosso.