Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Arrivano le scuse. Arrivano per iscritto, su carta, dal carcere. Carmelo Cinturrino affida al suo avvocato una lettera: «Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciรฒ che ho fatto… Perdonatemi, pagherรฒ per il mio errore».
La parola scelta รจ “errore”.
๐๐ซ๐ซ๐จ๐ซ๐ ๐ฌ๐๐ซ๐๐๐๐ ๐ฎ๐ง ๐ฏ๐๐ซ๐๐๐ฅ๐ ๐๐จ๐ฆ๐ฉ๐ข๐ฅ๐๐ญ๐จ ๐ฆ๐๐ฅ๐, ๐ฎ๐ง๐ ๐ฉ๐ซ๐จ๐๐๐๐ฎ๐ซ๐ ๐ฌ๐๐ฅ๐ญ๐๐ญ๐, ๐ฎ๐ง๐ ๐ฏ๐๐ฅ๐ฎ๐ญ๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐๐ซ๐๐ญ๐ญ๐จ๐ฅ๐จ๐ฌ๐. ๐๐ฎ๐ข ๐’๐̀ ๐ฎ๐ง ๐ฎ๐จ๐ฆ๐จ ๐๐จ๐ฅ๐ฉ๐ข๐ญ๐จ ๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ญ๐๐ฌ๐ญ๐ ๐ฆ๐๐ง๐ญ๐ซ๐ ๐ฌ๐๐๐ฉ๐ฉ๐, una pistola finta fatta portare da un collega e posata accanto al corpo per costruire la scena della legittima difesa, circostanza che l’indagine considera falsa. E infatti la famiglia di Abderrahim Mansouri risponde senza giri: «Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non รจ un errore».
Nella lettera Cinturrino parla di paura, rivendica encomi, si definisce servitore dello Stato. La famiglia replica che, se ha un briciolo di coscienza, deve confessare «tutto il male» e chiarire il ruolo dei complici. In mezzo restano i tentativi di depistaggio contestati, i colleghi indagati per favoreggiamento e omissione, un commissariato sotto la lente della Procura.
Si รจ scusato l’assassino primo del ministro Salvini, dei parlamentari meloniani, dei giornalisti con la bava alla bocca e dei leghisti infoiati. Quelli, no.
Ma un agente dello Stato non chiede indulgenza pubblica. Un uomo di Stato denuncia, racconta, consegna ai magistrati ogni dettaglio, anche quello che lo riguarda. Le scuse appartengono alla sfera privata. La veritร รจ un atto pubblico.
I familiari lo dicono con chiazza: se davvero c’รจ coscienza, servono confessioni piene, nomi, responsabilitร . Il resto รจ carta. E la carta, quando si parla di un proiettile alla testa e di una scena manipolata, pesa meno dei fatti.

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