giovedì 19 febbraio 2026

... gentaglia!! ...

𝐌𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐬ì? 


il buongiorno di Giulio Cavalli 


 Sergio Mattarella entra a Palazzo Bachelet alle 9.50, presiede la seduta ordinaria del Consiglio superiore della magistratura e pronuncia poche frasi che pesano come una censura istituzionale. In undici anni al Quirinale una scena del genere non si era mai vista: «mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm» e di ribadire «il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni». Il riferimento alle parole del ministro della Giustizia è evidente. Carlo Nordio aveva parlato di «metodi para-mafiosi» attribuiti all’organo di autogoverno. Il capo dello Stato risponde senza nominarlo e ricorda che il Csm «rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale». È un richiamo pubblico, formale, scolpito nel luogo in cui la Costituzione assegna al presidente della Repubblica la presidenza di diritto del Consiglio. Qualche ora dopo, Nordio cambia tono. «Apprezziamo e condividiamo totalmente l’esortazione del presidente della Repubblica» dichiara, assicurando che «mi adeguerò». Giorgia Meloni invece insiste con gli attacchi ai magistrati. Il punto, però, non riguarda soltanto un eccesso verbale. Riguarda il contesto in cui si colloca una riforma costituzionale che incide sugli equilibri tra i poteri. Se il presidente della Repubblica avverte la necessità di intervenire in modo così diretto per ricordare il rispetto tra istituzioni, significa che il livello dello scontro ha superato la soglia di guardia. Affidare una modifica della Carta a un esecutivo che costringe il garante della Costituzione a un richiamo pubblico rappresenta un azzardo politico e istituzionale. 
La fotografia è già completa.

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