
C’è un’aria strana, un’aria di sventura che perseguita il Potere. Avete notato? Non è sfortuna, no.. è una specie di accanimento terapeutico del destino. È il karma che ha deciso di dare un appuntamento collettivo a questa destra che fa la gara a chi fa la figuraccia più grossa, scatenando l'ilarità di chi ancora ha il coraggio di stare a guardare.
C’è la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, che smette i panni istituzionali per farsi agente teatrale: lancia un appello video, si accalora, chiede a Conti il risarcimento per il comico Pucci. Perché si sa, le priorità della nazione oggi si risolvono così: tra un videomessaggio social e la difesa dello sketch. Ma è solo l'inizio.
Perché poi arriva la realtà, quella che non risponde ai comandi. C’è il caso di Rogoredo, dove il destino - quel gran bastardo - fa confessare il poliziotto e sbriciola la narrazione dell'eroismo da copertina su cui la premier e il suo vice avevano giurato "senza se e senza ma". E mentre loro cantano l'inno dell'ordine, ecco che spuntano altri ventuno eroi, indagati per aver confuso la difesa della patria con uno shopping compulsivo alla Coin.
Ma loro odiano le intercettazioni, lo sapete? Perché la verità registrata è un fastidio, è un rumore di fondo che rovina la propaganda. C’è un ministro Nordio che spara assurdità con la sicurezza di un filosofo del diritto, finché la Lega - proprio la Lega! - non lo strattona per la giacca dicendo: "Taci, che fai solo danni!".. praticamente figuraccia di Nordio e dell'esponente leghista. E il Presidente della Repubblica deve correre al CSM a chiedere il rispetto, come si chiede un po' di silenzio in un condominio troppo rumoroso.
E mentre si giocano il tutto per tutto con una riforma che vorrebbe fare un lifting alla Costituzione per renderla più "comoda", i sondaggi gli dicono che il "NO" corre e i giovani rispondono con un "NO" che sembra un muro di cemento.
Ma il tocco di classe, la sberla morale del destino, arriva sul palco di Sanremo. La serata della "Repupplica" con due P, la gaffe perfetta per un'estetica del refuso. E lì compare lei, Gianna Pratesi. Centocinque anni di lucidità contro un secolo di amnesie. Ti guarda e ti dice, con quella semplicità che fa tremare i palazzi: "Noi eravamo di sinistra. Abbiamo votato Repubblica". E poi, con quel gesto della mano che cancella decenni di retorica, fa un bel "ciao ciao" ai fascisti. Dalla platea una ovazione!
Capite? Non è politica. È il bagnato su cui piove. È il karma che ti restituisce gli scontrini. È la storia che, quando provi a chiuderla in un cassetto, scappa fuori da un televisore a colori e ti fa la linguaccia.
E' proprio il caso di dirlo: Piove, governo ladro!
Mauro David.
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